ordine dei giornalisti

Disordine dei giornalisti
Pubblicato il 4 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Dis_Ordine dei Giornalisti

Renato Farina, sospeso in seguito alla sco­perta del suo arruo­la­mento nel Sismi con nome “Betulla”, è stato riam­messo nell’Ordine dei Giornalisti.

Disordine dei giornalisti

Importanza caratteristiche notizie
Pubblicato il 11 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Sovvertire l’Ordine [dei Giornalisti]

In occa­sione dei 50 anni della legge isti­tu­tiva dell’ Ordine dei Gior­na­li­sti la scorsa set­ti­mana sono stati pre­sen­tati i risul­tati della la ricerca “I gior­na­li­sti ita­liani, l’etica pro­fes­sio­nale e l’informazione on line” [via].

L’indagine è stata rea­liz­zata tra il 7 e il 19 gen­naio 2013 tra­mite 1.681 inter­vi­ste on line som­mi­ni­strate a un cam­pione di gior­na­li­sti ita­liani: per il 57,9% pro­fes­sio­ni­sti, per il 35,3% pub­bli­ci­sti, per il 6,8% pra­ti­canti o altro.

Lo stu­dio si divide in due parti: la prima riguar­dante l’etica e la deon­to­lo­gia pro­fes­sio­nali, la seconda foca­liz­zata sull’informazione via Inter­net e sulle sue con­se­guenze sul mondo dei media e della pro­fes­sione. Sul sito dell’ODG sono libe­ra­mente sca­ri­ca­bili sia la sin­tesi dei risul­tati che gli oltre 130 gra­fici di det­ta­glio, come sem­pre, se riu­scite a rita­gliarvi mezz’ora di tempo con­si­glio di leg­gere i secondi che con­sen­tono di approfondire.

Per quanto riguarda l’etica e la deon­to­lo­gia pro­fes­sio­nale dei gior­na­li­sti dei sedici com­por­ta­menti ana­liz­zati nes­suno è pre­sente in misura rile­vante secondo la mag­gio­ranza dei gior­na­li­sti: anzi, in 15 casi su 16 non si rag­giunge il 29% e in 11 casi addi­rit­tura il 19%. Dun­que, a parere di gran parte della cate­go­ria in Ita­lia il lavoro gior­na­li­stico non è messo in grado di rispet­tare ade­guati stan­dard etico-deontologici. Lo con­ferma la valu­ta­zione dell’etica rela­ti­va­mente ai diversi media – espressa tra­mite voto da 1/minimo a 10/massimo – secondo la quale solo la radio ottiene un voto medio di suf­fi­cienza [6.2] men­tre i perio­dici spe­cia­liz­zati arri­vano a 5.7, i quo­ti­diani a 5.4, Inter­net a 5.3, i perio­dici non spe­cia­liz­zati a 5.1, la tele­vi­sione pub­blica a 4.8, la tele­vi­sione pri­vata a 4.1.

Col­pi­sce la dif­fe­renza, in molti casi dav­vero signi­fi­ca­tiva, tra le per­sone, i let­tori, ed i gior­na­li­sti rela­ti­va­mente a quali siano le azioni neces­sa­rie per accre­scere l’etica. Come mostra la tavola di sin­tesi sot­to­stante l’opinione di cosa sia neces­sa­rio fare è dav­vero molto diversa. Un pos­si­bile indi­ca­tore della attuale distanza tra pub­blico, tra “clienti” [i let­tori] ed “i for­ni­tori” [i giornalisti].

Miglioramenti Etica Giornalismo

Una distanza che si aggrava pesan­te­mente per quanto riguarda l’importanza delle diverse carat­te­ri­sti­che dell’informazione, delle noti­zie. Da parte dei gior­na­li­sti viene attri­buita una forte rile­vanza alla como­dità di frui­zione delle noti­zie, con il 76,2% dei rispon­denti che ritiene molto o abba­stanza impor­tante che le noti­zie siano facili da tro­vare, veloci da tro­vare e comode da leg­gere e, per con­tra­sto, nel 51,8%   dei casi ritiene che sia poco o per niente impor­tante che siano vere, veri­fi­cate, serie ed affi­da­bili, aspetto quest’ultimo che, giu­sta­mente, è invece rile­vante per il 75,7% della popolazione.

Anche su livello di appro­fon­di­mento delle noti­zie, sulla loro affi­da­bi­lità e, signi­fi­ca­ti­va­mente, sul rispetto della dignità delle per­sone la diver­genza di opi­nioni non è tra­scu­ra­bile come illu­stra una delle due tabelle di sin­tesi dei risul­tati sul tema ripor­tata qui sotto. La tavola sinot­tica degli indici — slide 55 — mostra come solo per il 12,3% dei gior­na­li­sti sia molto impor­tante l’utilità dell’informazione for­nita; per­cen­tuale che scende al 10,8% per quanto riguarda l’approfondimento. Sono tutti aspetti peri­co­lo­sa­mente pre­oc­cu­panti, credo dav­vero, sulla deriva dei pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione.

Importanza caratteristiche notizie

Sono aspetti che ven­gono con­fer­mati nell’analisi del pro­filo d’immagine dei diversi media. In par­ti­co­lare per quanto riguarda Inter­net e l’informazione online, giu­di­cata molto o abba­stanza in cre­scita dal 95% dei rispon­denti, emerge forte con­cen­tra­zione sul con­te­ni­tore e sul modo di por­gere e scarsa impor­tanza del con­te­nuto. Non sor­prende che dun­que, di riflesso, solo il 37,1% del cam­pione ritenga che nei pros­simi cin­que anni sem­pre più ita­liani saranno dispo­sti a pagare per avere su Inter­net noti­zie e com­menti di qua­lità o comun­que da da loro desi­de­rati — vd slide 122 -.

Distanza che è con­fer­mata dal pro­filo ideale dei diversi media che era emerso dall’indagine “Ping pong tra carta e rete”, rea­liz­zata sem­pre da Astra Ricer­che, a metà otto­bre 2012.

E’ dav­vero neces­sa­rio sov­ver­tire, urgen­te­mente, l’ordine [dei giornalisti].

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Pubblicato il 6 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Terremoto delle Notizie

I due ter­re­moti, per par­lare delle scosse prin­ci­pali del 20 e 29 mag­gio, che hanno scosso l’Emilia e coin­volto emo­ti­va­mente l’Italia intera, hanno avuto una gran­dis­simi coper­tura media­tica sia dalle fonti tra­di­zio­nali, gior­nali e tele­vi­sioni, che in Rete con Twit­ter sem­pre più mezzo di dif­fu­sione di noti­zie anche nel nostro paese.

Su entrambi i fronti non sono man­cate le pole­mi­che e gli errori, con da un lato il richiamo dell’ordine dei Gior­na­li­sti ad evi­tare allar­mi­smo nella rin­corsa allo scoop ad ogni costo da parte dei pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione e la bufala della RAI, e dall’altro lato l’ingorgo di Twit­ter che ha creato la neces­sità di scri­vere un deca­logo sul suo uti­lizzo negli eventi di crisi anche a causa di spe­cu­la­zioni tanto dan­nose quanto inu­tili che sono state create da alcune imprese.

Sono aspetti dei quali ho avuto modo di par­lare più volte nel tempo, anche di recente. Se cer­ta­mente la tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità, pre­fe­ri­sco guar­dare al lato posi­tivo, alla soli­da­rietà, ai volon­tari digi­tali [e ovvia­mente a quelli sul campo] ed agli esempi vir­tuosi di col­la­bo­ra­zione che si sono sviluppati.

E’ indub­bio che vi siamo ancora degli anelli man­canti per sfrut­tare al meglio le poten­zia­lità infor­ma­tive e di col­la­bo­ra­zione, ma se  la “con­tent cura­tion” è la sfida da vin­cere sui social net­work, come giu­sta­mente scrive Serena Danna nel suo arti­colo sul tema, esi­stono gli stru­menti per farlo, forse il pro­blema è di cono­scerli e saperli utilizzare.

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Sarà inte­res­sante cono­scere, quando saranno dispo­ni­bili, i dati Audi­web con gli accessi durante il mese di mag­gio ai siti d’informazion e online e i dati ADS sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani in edi­cola, anche se da una mia inda­gine pare che per le ven­dite dei quo­ti­diani il ter­re­moto ha avuto un impatto scarso o nullo. Ele­mento che, se con­fer­mato, fa riflet­tere sul posi­zio­na­mento dei gior­nali gene­ra­li­sti nell’attuale eco­si­stema dell’informazione.

Come nel caso dell’attentato di Brin­disi, sono state  ana­liz­zate in det­ta­glio le con­di­vi­sioni delle 30 testate moni­to­rate da UAC Meter in rife­ri­mento al ter­re­moto [che non smette].

I risul­tati evi­den­ziano, come già emer­geva dal gra­fico sopra ripor­tato rela­tivo solo a Twit­ter,  che la seconda scossa del 29 mag­gio ha otte­nuto un numero di con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus, di gran lunga supe­riore a quella pre­ce­dente del 20.

Com­ples­si­va­mente, nel per­diodo com­preso tra il 20 mag­gio ed il 03 giu­gno, sono state circa 350mila [347,743] le con­di­vi­sioni di arti­coli sulla notizia.

Oltre ai tre “soliti noti”: «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» ed «Il Fatto Quo­ti­diano», emerge l’ «Ansa», fonte d’informazione che ottiene il mag­gior numero di arti­coli con­di­visi [183] con­fer­mando il valore attri­buito alla tem­pe­sti­vità dell’informazione in que­sti casi, anche se il pri­mato del totale con­di­vi­sioni resta a «La Repub­blica» con 64,872 men­tion totali.

Anche «TGcom24» ha ben 157 arti­coli con­di­visi con un arti­colo: “Sisma le ban­che fanno cassa sulle disgra­zie. Com­mis­sioni sui boni­fici di soli­da­rietà” che da solo ottiene oltre 7mila con­di­vi­sioni. Rispunta la voca­zione social [in par­ti­co­lare su Face­book — vd 12 & 3] di «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal di recente entrata nel gruppo Ban­zai, che ha 83 arti­coli con­di­visi per un totale di più di 15mila mention.

La quota delle prime sei testate sopra men­zio­nate arriva al 63%. I  tre “soliti noti”, così come li ho con­ven­zio­nal­mente defi­niti, pesano il 43,3%.

L’informazione in Rete con­ti­nua a mostrare una mag­gior con­cen­tra­zione rispetto a quella omo­loga su carta anche sui social media, è un aspetto non tra­scu­ra­bile sia in ter­mini di pro­spet­tive di busi­ness che a livello di moni­to­rag­gio della plu­ra­lità informativa.

Anche que­sta volta, clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

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Pubblicato il 2 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Analisi della Diffusione Sociale sull’Attentato a Brindisi

Sono tra­scorse esat­ta­mente due set­ti­mane dal giorno dell’attentato a Brin­disi e, pur­troppo, nono­stante le riprese delle tele­ca­mere di sicu­rezza l’attentatore non è stato ancora con­se­gnato alla giustizia.

La noti­zia della bomba davanti alla scuola è stata una gior­nata buia dell’informazione ita­liana per il trat­ta­mento effet­tuato da quasi tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali come testi­mo­nia sia il richiamo del garante della pri­vacy che quello del Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti, che recen­te­mente ha avviato tre pro­ce­di­menti disci­pli­nari sulla questione.

Una que­stione non sol­tanto etica ma di respon­sa­bi­lità sociale frutto della ricerca dello scoop ad ogni costo che, ahimè, si sta ripe­tendo anche in occa­sione del ter­re­moto che ha col­pito l’Emilia e la pro­vin­cia in cui risiedo.

Con l’amico Gia­como Fusina, tito­lare di Human High­way, società di ricer­che che ha svi­lup­pato UAC Meter, stru­mento di moni­to­rag­gio della social popu­la­rity delle noti­zie  e delle fonti d’informazione, abbiamo deciso di con­cen­trare l’analisi sull’attentato del capo­luogo pugliese per veri­fi­care l’impatto del tra­gico fatto.

L’ela­bo­ra­zione, basata sui dati rac­colti da UAC meter dal 19 al 27 mag­gio, mostra lo svi­luppo tem­po­rale delle con­di­vi­sioni, la pro­gres­sione per giorno e ora del numero com­ples­sivo di con­di­vi­sioni degli arti­coli pro­dotti sul tema.

Com­ples­si­va­mente su Face­book, Twit­ter e [per quel che vale] Goo­gle Plus, vi sono state 200mila con­di­vi­sioni della noti­zia. Le tre fonti mag­gior­mente citate sono state, in ordine di numero di men­tion, «La Repub­blica» con 98 arti­coli citati, «Il Cor­riere della Sera» con 66 ed «Il Fatto Quo­ti­diano» con 49.

Le tre testate da sole pesano il 65% del totale delle con­di­vi­sioni di arti­coli sulla noti­zia. L’articolo che ha avuto la mag­gior par­te­ci­pa­zione sociale, di «La Repub­blica», ha otte­nuto 66.168 condivisioni.

Clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

Ben­ve­nuti nell’era della distri­bu­zione sociale dei mezzi di massa.

A mar­gine, sem­pre in tema di con­di­vi­sioni, si segnala quanto pub­bli­cato da Nie­man Lab rela­ti­va­mente al peso, al valore dei “bot­toni” di Twit­ter all’interno dei siti d’informazione.