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Pubblicato il 7 gennaio 2015 by Andrea Nelson Mauro

La vera storia di Soldipubblici.gov.it

Il Governo Renzi ha pub­bli­cato il nuovo sito Soldipubblici.gov.it. L’iniziativa è stata lan­ciata in diretta tv dal pre­mier Mat­teo Renzi inter­vi­stato a Che­Tem­po­CheFa: cia­scuno di noi può cer­care sul sito quanto spende la Pub­blica ammi­ni­stra­zione e per cosa, pur essendo par­tito un po’ zop­pi­cante dopo la mezza gaffe di Renzi che si era fatto “rubare” il domi­nio (sem­pre in diretta tv). In sostanza il sito mostra i dati di SIOPE, un grande data­base creato sotto l’egida della Ragio­ne­ria dello Stato, con l’obiettivo di monitorare/catalogare/uniformare le voci di spesa della Pub­blica Amministrazione.

I retro­scena…

Entrambi gli aspetti sono stati svi­sce­rati su Spa­ghetti Open Data — comu­nità della quale fac­cio parte — da Alberto Cot­tica e Gio­vanni Men­duni, pre­va­len­te­mente in que­ste tre discus­sioni (prima, seconda e terza). In estrema sin­tesi (ma per com­ple­tezza con­si­glio di leg­gere le varie discus­sioni qui lin­kate), Renzi chiede a Ric­cardo Luna (che è anche Digi­tal Cham­pion) di emu­lare l’esperienza già fatta con Ope­nExpo. Ope­nExpo è pro­mosso però da Wiki­ta­lia, asso­cia­zione della quale Luna è pre­si­dente. Luna risponde: «Va bene, ma non coin­vol­giamo Wiki­ta­lia», vero­si­mil­mente per scon­giu­rare il poten­ziale con­flitto di inte­ressi. Nasce così il pro­getto Sol­di­pub­blici, rea­liz­zato da Agen­zia per l’Italia Digi­tale (AGID) e in col­la­bo­ra­zione con Banca d’Italia e Siope (ne parla anche Ales­san­dra Pog­giani, a capo di Agid, in un’intervista su Europa Quo­ti­diano)

… e il Making Of

Il team di Ope­nExpo viene coin­volto per fare Soldipubblici.gov.it e il sito nasce più o meno uffi­cial­mente il 21 dicem­bre 2014. Se ne occupa Gio­vanni Men­duni(a lui si deve il titolo di que­sto post), che coor­dina i lavori e su Spa­ghetti Open Data spiega i det­ta­gli (inse­ri­sco i punti a mio giu­di­zio salienti, l’elenco com­pleto è qui):


1. SIOPE viene messo in piedi 8 anni fa come tool interno della RGS per il con­trollo della cassa. Dati chiusi, dati degli enti locali, niente dati delle ammi­ni­stra­zioni cen­trali, che si con­trol­lano già e diret­ta­mente senza biso­gno di una piat­ta­forma uni­ta­ria. Men­tre gli altri no.

4. Il cri­te­rio è di “aggior­na­mento con­ti­nuo” per cui i dati oscil­lano per le ret­ti­fi­che che arri­vano in maniera abba­stanza fre­quente dagli enti peri­fe­rici.

6. il buon Del­rio, a luglio 2014 e con un colpo di mano, rie­sce a imporre l’apertura dei dati di SIOPE, pro­vo­cando più di qual­che mal di pan­cia (così mi dicono) nella ragio­ne­ria. Non così per la Banca di Ita­lia dove (per quello che ho visto) la cul­tura è diversa e più ope­ra­tiva e aperta. E’ que­sta la base di soldipubblici.gov.it che, secondo noi che lo abbiamo pen­sato, non è un colpo di tea­tro, la genia­lata del momento, il tweet del giorno, ma lo step di un per­corso fati­coso, duro e ordi­nato sullo spa­zio di almeno due anni.

12. … si sta lavo­rando con eco­no­mi­sti, sta­ti­stici e dipar­ti­menti uni­ver­si­tari per capire cosa ha senso e cosa non ha senso com­pa­rare. Per non dire (scu­sate l’inglesismo) caz­zate. Cosa invece estre­ma­mente sem­plice in que­sti casi.

Vale la pena leg­gere tutto l’interverno di Men­duni e anche l’integrazione con repli­che ad alcune domande.

Ma i dati sono cor­retti oppure no?

“La seconda che hai detto”, com­men­te­rebbe Quelo. Sull’attendibilità di que­sti dati ci sono varie per­ples­sità (nel mio pic­colo, è que­sto il motivo per il quale per­so­nal­mente non li ho ancora utilizzati).

  • Innan­zi­tutto sono par­ziali: man­cano appunto i dati sui Ministeri
  • Non è detto che siano cor­retti, anzi tutt’altro. Men­duni stesso dice: «Il cri­te­rio è di “aggior­na­mento con­ti­nuo” per cui i dati oscil­lano per le ret­ti­fi­che che arri­vano in maniera abba­stanza fre­quente dagli enti peri­fe­rici». A me basta que­sta frase per girare al largo :)
  • Vit­to­rio Alvino di Open­Po­lis su Spa­ghetti Open­Data scrive: «Intanto volevo segna­lare il cal­colo equi­voco pro­po­sto in home page: € 23.672.215.931,08 Sono tutti i paga­menti di regioni, comuni e pro­vince rife­riti a novem­bre 2014. € 6.967.005.874,69 € 116,36 PRO CAPITE
    Sono i paga­menti di tutte le regioni rife­riti a novem­bre 2014. € 6.089.194.897,33, € 101,70 PRO CAPITE Sono i paga­menti di tutti i comuni rife­riti a novem­bre 2014. Per cui se uno fa la dif­fe­renza ne deduce che: € 10.616.015.159,06 Sono i paga­menti di tutti le pro­vince rife­riti a novem­bre 2014. Ma mi pare che così non sia e che invece il totale includa anche la sanità o sbaglio?…».
  • I dati non sono gra­nu­lari, e cito una discus­sione sul wall di Andrea Ian­nuzzi, che giu­sta­mente fa notare come il pro­getto non supera la cosi­detta “Prova sirin­ghe” (qui il thread)
  • Con­clu­sioni

    La Pub­blica Ammi­ni­stra­zione è affetta da sma­nia di per­fe­zione procedurale/burocratica: il pro­getto Sol­di­pub­blici rompe un po’ que­sto schema, andando online pur non essendo di fatto completo
    Esi­ste oggi un “ponte” tra civi­smo e Governo: è rap­pre­sen­tato da Ric­cardo Luna e l’associazione Wiki­ta­lia: è un per­corso che può essere cri­ti­cato, ma rap­pre­senta comun­que un’opportunità di inno­va­zione nella PA.
    Siamo comun­que anni luce avanti rispetto anche solo al pas­sato recente: per quanto cri­ti­ca­bile, il per­corso di aper­tura delle infor­ma­zioni è comin­ciato ed è già un mezzo mira­colo che in Ita­lia a livello gover­na­tivo esi­sta una qual­che sen­si­bi­lità sul tema.
    Sul sito è stata pub­bli­cata una Faq (qual­che giorno dopo la pub­bli­ca­zione) per spie­gare meglio i dati e le moda­lità di con­sul­ta­zione. La tro­vate qui
    Sia Sol­di­pub­blici sia Ope­nExpo sono pro­getti rea­liz­zati gra­tui­ta­mente a detta dei loro rispet­tivi autori (per Sol­di­pub­blici è stato pub­bli­cato nei giorni suc­ces­sivi un disclai­mer in cui si parla di circa 45mila Euro spesi per col­la­bo­ra­zioni esterne) soldipubbliciquantochiecosa: è nor­male che un Governo basi la pro­pria azione/comunicazione sulla tra­spa­renza su pro­getti di volon­ta­riato? Sicu­ra­mente è assurdo che pro­getti come que­sti ven­gano costruiti gra­tis per la Pub­blica Ammi­ni­stra­zione (anche l’incarico di Luna come Digi­tal Cham­pion è senza sti­pen­dio).
    L’uomo della strada, il cit­ta­dino — ma anche l’addetto ai lavori — che non legge le discus­sioni su Spa­ghetti Open Data (e a que­sto punto anche Data­me­dia­hub) dove trova tutte que­ste infor­ma­zioni di det­ta­glio sul pro­getto? Que­sto è un (pic­colo?) fail di comunicazione.
    Il sito Sol­di­pub­blici con­tiene i dati sulle ammi­ni­stra­zioni locali (Regioni, Pro­vince, Comuni) ma non sui Mini­steri: biso­gnava comin­ciare da qual­che parte, si dirà, ma siamo sicuri che non inclu­dere dall’inizio i dati dei Mini­steri sia stata una scelta giu­sta? Per me no (e su que­sto cito un post di Leo­nardo Nesti)
    Quali sono i pros­simi step? Se il pro­getto è un work in pro­gress (a mio giu­di­zio, cosa buona e giu­sta) sarebbe però il caso di spie­gare quali saranno i pas­saggi suc­ces­sivi, cosa verrò imple­men­tato, quando e per­ché, magari inclu­dendo un luogo di discussione/suggerimento per even­tuali inte­res­sati che vogliono contribuire.

    L’immagine di coper­tina di que­sto post è di Mas­simo Gen­tile, il visio­na­rio illu­stra­tore del gruppo di lavoro di Data­me­dia­hub :)

    Pubblicato il 27 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

    Data Journalism & Trasparenza dei Partiti

    I dati sono un bene pub­blico, sia, come spiega Enrico Graz­zini, nell’ inter­pre­ta­zione che ne danno gli eco­no­mi­sti di “com­mon”, di una risorsa con­di­visa che dovrebbe essere gestita dalla comu­nità di rife­ri­mento,  che nella ver­sione for­nita dai giu­ri­sti [soprat­tutto in Ita­lia] per i quali il bene comune è invece un diritto universale.

    Da entrambe le pro­spet­tive dun­que, il data jour­na­lism rap­pre­senta ele­mento di grande rile­vanza per la società e pro­cesso di nar­ra­zione gior­na­li­stica della realtà, meto­do­lo­gia di lavoro che guarda alla cul­tura open e ai valori sui quali que­sta si pog­gia – tra­spa­renza, col­la­bo­ra­zione e par­te­ci­pa­zione – per ricon­qui­stare cre­di­bi­lità e fidu­cia da parte dei lettori.

    Dopo i recenti scan­dali che hanno coin­volto Luigi Lusi e Fran­ce­sco Bel­sito con il Par­la­mento che obtorto collo discute sui rim­borsi elet­to­rali, la segna­la­zione di Mauro Munafò mi ha par­ti­co­lar­mente interessato.

    [tweet https://twitter.com/mauromunafo/status/206002947384025089 align=‘center’ lang=‘it’]

    Il gior­na­li­sta ha rea­liz­zato per «l’Espresso» l’inchiesta “Par­titi Tra­spa­renti”, for­nendo sia i docu­menti ori­gi­nali della gestione dei prin­ci­pali movi­menti, docu­menti che nella mag­gior parte dei casi non è pos­si­bile leg­gere nep­pure nei por­tali dei par­titi stessi, che rie­la­bo­rando i dati prin­ci­pali di entrate, spese e dona­zioni per rea­liz­zare tabelle e info­gra­fi­che attra­verso le quali con­fron­tare i conti delle for­ma­zioni poli­ti­che prin­ci­pali, ren­dendo dispo­ni­bili tutti gli ele­menti fati­co­sa­mente rac­colti in open data.

    Un lavoro dav­vero di grande attua­lità ed inte­resse che mi ha spinto ad appro­fon­dire ulte­rior­mente con una inter­vi­sta a Mauro Munafò su moti­va­zioni e det­ta­gli di quanto svolto. Qui di seguito il testo.

    D: Per prima cosa, oltre a quello che è scritto nel sito, mi pia­ce­rebbe capire come è stato fatto il lavoro.

    R: Il come è piut­to­sto sem­plice: ho preso i pdf dei bilanci dei par­titi pub­bli­cati dal sup­ple­mento di otto­bre della Gaz­zetta Uffi­ciale. Pdf che non sono più dispo­ni­bili gra­tui­ta­mente per­ché la con­sul­ta­zione gra­tuita della GU online dura solo 60 giorni. Una volta tro­vati i pdf, manual­mente ho ricom­pi­lato dei file Excel dei conti eco­no­mici dei prin­ci­pali 7 par­titi. Da que­sti ho poi gene­rato i gra­fici uti­liz­zando Tableau Soft­ware e Goo­gle Chart. E su Goo­gle doc ho rila­sciato gli open data dei conti eco­no­mici dei par­titi, men­tre sul sito si pos­sono sca­ri­care anche i pdf ori­gi­nali [dove ci sono i ren­di­conti e le note, molto impor­tanti da leg­gere e che in parte sono state incluse nelle pagine]

    D: Quali le moti­va­zioni, per­chè hai deciso di fare que­sta indagine.

    R: Il per­ché è sem­plice: si parla tanto di tra­spa­renza dei par­titi e nella mag­gior parte dei casi non ci sono nep­pure i bilanci sui siti. Ho voluto costruire un sistema che per­met­tesse almeno una prima con­sul­ta­zione di dati tanto impor­tanti. Per sca­vare più a fondo ser­vi­ranno delle nuove leggi che sono al momento in discus­sione. Diciamo che que­sto è un primo passo che vuole anche mostrare ai par­titi che i pdf da soli non ser­vono a molto.

    In pas­sato ho creato altri pro­getti [puoi vederli su  http://www.lamacchinadelfungo.com/], e mi inte­resso molto al tema del data­jour­na­lism. Al momento lavoro per «L’Espresso» e sono riu­scito a coniu­gare in que­sta cir­co­stanza la mia pas­sione per l’opendata e l’interesse infor­ma­tivo della testata per cui lavoro.

    D: Quanto tempo ti ha richie­sto por­tare a com­pi­mento il pro­getto? L’hai fatto tu da solo o in col­la­bo­ra­zione con qual­cun altro?

    R: Circa una set­ti­mana di lavoro in soli­ta­ria. Fatta sia di ricom­pi­la­zioni, sia di ricerca dei docu­menti, sia di rea­liz­za­zione delle info­gra­fi­che varie e dei testi. Il Visual Desk del gruppo L’Espresso invece è stato fon­da­men­tale nella rea­liz­za­zione di un mini­sito ad hoc per il progetto.

    D: Quanto sono affidabili/veritieri i bilanci pub­bli­cati secondo te?

    R: Bella domanda e rispo­sta dif­fi­ci­lis­sima. I pro­blemi sono di vario tipo. Innan­zi­tutto anche se i bilanci fos­sero cor­retti, le note a cor­redo for­ni­scono spesso un det­ta­glio non suf­fi­ciente delle voci di spesa: dire che si spen­dono 10 milioni in “oneri vari” che cosa vuol dire? Ser­vi­reb­bero dei reso­conti più det­ta­gliati e spesso i bilanci non lo for­ni­scono o lo for­ni­scono in modi differenti.

    Altro pro­blema: ogni par­tito com­pila il bilan­cio a modo suo e ti fac­cio un esem­pio. I famosi rim­borsi elet­to­rali pre­ve­dono una rata che ogni anno viene ver­sata ai par­titi. Il pro­blema è che alcuni par­titi met­tono tutta la quota [fatta di 5 rate] nel conto annuale, men­tre altri met­tono solo una sin­gola rata. Potrei elen­carti decine di casi di man­cata tra­spa­renza, legati spesso al pro­blema che i par­titi ita­liani hanno vita bre­vis­sima: Pdl e Pd non esi­ste­vano nep­pure qual­che anno fa e quindi i loro bilanci a volte pre­sen­tano man­canze o debiti col­le­gati ai par­titi fon­da­tori. Il pdl nel 2010 ad esem­pio pagava pochis­simo di sti­pendi per­ché pro­ba­bil­mente il per­so­nale era ancora con­trat­tua­liz­zato da Forza Italia.

    Sulla cor­ret­tezza “legale” dei bilanci credo che la magi­stra­tura abbia detto molto. Il pro­blema è che que­sti bilanci pos­sono essere com­pi­lati in maniera tal­mente gene­rica che tro­vare delle maga­gne leg­gen­doli è molto complicato.

    Detto ciò, anche que­sti bilanci pre­sen­tano ton­nel­late di dati che nes­suno cono­sce e che quindi è già un signi­fi­ca­tivo passo avanti con­di­vi­dere con i lettori.

    Al di là dei det­ta­gli, con­sul­ta­bili sul mini­sito rea­liz­zato ad hoc, emer­gono fon­da­men­tal­mente due aspetti.

    La tra­spa­renza dei par­titi dovrebbe essere IL tema domi­nante del dibat­tito in corso sulle ipo­tesi di revi­sione dei finan­zia­menti e non argo­mento acces­so­rio poi­chè, come dimo­stra l’indagine e gli appro­fon­di­menti for­niti dall’intervista, ad oggi, al di là delle dichia­ra­zioni di cir­co­stanza, ben poco, o nulla, viene fatto su que­sto fronte.

    Il futuro, anche nel gior­na­li­smo, è di chi non ha paura di spor­carsi le mani. Gra­zie a Mauro Munafò per averlo fatto.

    Pubblicato il 19 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

    Dove Vanno i Nostri Euro

    Data­blog, spa­zio del Guar­dian dedi­cato al data jour­na­lism, la cui meto­do­lo­gia di lavoro costi­tui­sce un punto di rife­ri­mento, riprende sta­mani il lavoro svolto da Open Spen­ding sulla distri­bu­zione della spesa pub­blica in Italia.

    Gra­fica inte­rat­tiva ed una serie sto­rica di dati degli ultimi 12 anni per sapere dove vanno i nostri euro.

    Update: Cor­ret­ta­mente, su Frien­d­Feed, l’amico Gaspar Tor­riero segnala che dalle voci manca  la spesa per il ser­vi­zio del debito pub­blico, che rap­pre­senta più del 40% della spesa totale.

    A mar­gine, si segnala l’importante lavoro svolto da Gigi Cogo, insieme ad un gruppo di pro­fes­sio­ni­sti ed amici, in prima linea nella bat­ta­glia per l’open data nella pub­blica amministrazione.

    Pubblicato il 3 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

    Regali d’Autore

    Undici libri, 11 e-books, pub­bli­cati sotto licenza Crea­tive Com­mons gra­tui­ta­mente sca­ri­ca­bili dal sito di OWNI.fr .

    I temi pro­po­sti sono tutti di gran­dis­sima attualità.

    Si va dalla ricerca sociale su Face­book e Twit­ter al Data Jour­na­lism pas­sando per la “Contro-Storia” di Inter­net e  l’ Open Data.

    Imper­di­bili!