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Profilo d'Immagine della Stampa
Posted on 12 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro del Giornalismo in Italia

Ho partecipato ieri al convegno sul futuro del giornalismo nel nostro Paese: “Ping pong tra carta e rete”.

Nel corso dell’incontro, organizzato dall’ODG Lombardia, dopo l’introduzione di Letizia Gonzales, Presidente Ordine dei giornalisti della Lombardia, sono stati presentati i risultati di una ricerca di Enrico Finzi-AstraRicerche su gli internauti italiani e le news, L’indagine è stata realizzata tramite 816 interviste on line somministrate con il metodo CAWI [Computer Aided Web Interviewing] a un campione della popolazione italiana 15-55enne accedente a Internet, rappresentativo di un universo di circa 20.3 milioni di persone.

Pur trattandosi dunque di un campione parziale poichè non tiene in considerazione altre fasce d’età che hanno un loro peso e, soprattutto, non analizza “l’altra metà del cielo”, il 50% circa degli italiani che non accedono ad Internet, i risultati emergenti ed il commento dell’istrionico Finzi sono comunque d’interesse.

Altrettanto interessanti alcuni degli spunti emersi dal dibattito, moderato da Raffaella Calandra, inviata di Radio 24 Vice direttrice del Master Ifg/Scuola di giornalismo Walter Tobagi, che è seguito alla presentazione dei risultati della ricerca a cui hanno partecipato Giulio Anselmi, Presidente FIEG, Mario Giordano, Direttore di TgCom, Claudio Giua, Direttore sviluppo e innovazione Gruppo L’espresso/Repubblica, , Danda Santini, Direttrice di «Elle», Barbara Stefanelli, Vice Direttore «Corriere della Sera» e Eric Sylvers, corrispondente da Milano del «Financial Times».

Nella presentazione dei risultati della ricerca, turbati parzialmente da alcuni lunghi minuti di black out, Finzi esordisce citando il forte incremento di persone che accedono alla Rete rispetto ai dati emergenti dalla stessa ricerca effettuata nel 2009. Un  fatto più che noto che però, spiega, di fatto “annacqua” l’audience in termini di cultura di valore dell’informazione.

Sempre  in riferimento alla precedente edizione emerge una dieta mediatica più povera, cresce l’utilizzo dei media, e di Internet in particolare, ma diminuisce la multimedialità, si osserva una certa diminuzione del numero delle fonti utilizzate da chi accede alla Rete anche se il modello prevalente è “e e” e non “aut aut”, i nuovi mezzi si affiancano ai vecchi, in buona parte, non li sostituiscono.

Un ulteriore elemento rilevante che emerge dai risultati della ricerca è relativo al basso grado di fidelizzazione con la ricerca di informazioni, e dunque l’accesso, effettuata prevalentemente attraverso i motori di ricerca. Si conferma lo strapotere delle versioni online dei quotidiani tradizionali rispetto ai pure players all digital [51,1% versus 33,1%] e la forte influenza dei social network [43%] con 9 milioni di persone che ricavano informazione dai contatti al loro interno.

Problemi sia per la carta stampata che non offre quello che la gente vuole, si attenderebbe, che per l’informazione online che soffre di carenza di affidabilità, di autorevolezza. Le maggiori problematiche però riguardano la televisione che non ha elementi di leadership, inadeguata, in particolare, per quanto riguarda la qualità dei testi e dell’insufficiente documentazione.

In generale, esaminando i trends 2009-2012 dei profili d’immagine dei tre macro-media, si nota che essi sono peggiorati nell’ultimo triennio: pressoché sempre per la televisione e per Internet [l’unica eccezione in quest’ultimo caso riguarda la sua lievemente maggior capacità di esprimere e raccontare le realtà locali], con veri e propri tracolli – per il solo comparto radio-televisivo – per quel che attiene all’indipendenza, all’assenza di esagerazione, alla serietà affidabile, alla competenza/professionalità, all’autorevolezza dei commenti qualificati, alla pluralità di voci e tesi a confronto, alla vivacità e all’aggressività, alla qualità e all’efficacia delle immagini.

La stampa presenta trends contraddittori: forti peggioramenti si registrano per le news divertenti e simpatiche, vivaci e aggressive, senza esagerazioni, reperibili in ogni momento, senza censure o manipolazioni, precise e documentate, ben scritte, facili da archiviare, con belle immagini efficaci, ampie e approfondite, indipendenti da qualunque potere, facili da trovare, competenti e professionali. Ma è vero anche che essa guadagna molti punti se si fa riferimento alla chiarezza e alla comprensibilità e specialmente alla possibilità di trovare testate coerenti con le proprie convinzioni.

E’ circa il 42% delle persone a dare un giudizio positivo dell’informazione in Rete, favore per Internet quale source of information  legato anzitutto all’esistenza di alcuni siti/blog/communities ove si può trovare un’informazione seria e affidabile [36%], all’impegno dei giornalisti [che garantiscono professionalità e rispetto della deontologia], meno spesso al citizen journalism, considerato più indipendente e spesso miglior ‘diretto testimone’ di altre fonti. Una scure sul valore dato nel complesso alle edizioni online dei giornali.

Il profilo d’immagine ideale delle informazioni/notizie e quello dei mezzi

Confermate le difficoltà sulla propensione delle persone a pagare per l’informazione online con una proiezione nel breve-medio periodo del 15% delle persone pari a 3 milioni di italiani, contro i 4,5 milioni di copie giornaliere vendute in edicola nel complesso, disponibili a pagare alcuni centesimi di euro per avere informazioni/ notizie e/o commenti e/o documentazione d’archivio di qualità.

Situazione ulteriormente aggravata dal gap tra i ricavi dalla pubblicità online e quella sulla versione cartacea che, secondo quanto racconta Vice Direttore del «Corriere della Sera»per il suo giornale si attesta , mediamente, in un rapporto di 1:7.

Insomma, l’offerta dei media e del giornalismo appare nel complesso non soddisfacente, debole sia per nei confronti delle persone che degli investitori pubblicitari evidenziando quanto sia ancora lungo e difficile il percorso da compiere. Interessante in tal senso il suggerimento conclusivo di Finzi di istituire una sorta di “bollino di garanzia dell’informazione” con un nuovo ruolo dell’Ordine dei Giornalisti che dovrebbe trasformarsi in istituto di qualità dell’informazione, essere “il colino a buchi stretti” su etica e qualità del giornalismo italiano.

Posted on 7 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Il Giudizio sull’Etica dei Media in Italia

Si è tenuto ieri a Milano un convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia su «il futuro del giornalismo: etica e professione».

Nell’ambito dell’incontro sono stati presentati i risultati di tre indagini demoscopiche sull’etica del giornalismo effettuate intorno a giugno di quest’anno.

La sintesi delle evidenze emergenti sul tema è raccolta dal grafico sottostante pubblicato da «Affari Italiani».

Ad esclusione della Rete, unico media promosso dai partecipanti al sondaggio, emerge con chiarezza un giudizio negativo relativamente all’eticità di mezzi ed attori dell’informazione e della comunicazione italiana. Ad essere clamorosamente bocciati sono la televisione, le imprese che investono in pubblicità e chi  per lavoro [pubblicitari e addetti alle pr] le assiste, ma anche giornali e giornalisti ottengono un  giudizio negativo.

Letizia Gonzales, Presidente dell’ODG della Lombardia, nel suo discorso ha evidenziato la responsabilità degli editori in termini di condizionamenti legati alla necessità di vendere e di cattiva organizzazione del lavoro. Considerazioni alle quali ha fatto da contraltare il Direttore del Sole24Ore che ha ricordato come “l’etica nel giornalismo passa anche dalla capacità di ciascuno di essere professionista corretto e dalla consapevolezza che per migliorare il proprio giornale occorre studiare e specializzarsi e dunque migliorare se stessi”.

Wikipedia, che ha riaperto dopo la serrata di protesta contro la “legge bavaglio”, spiega che il termine etica [dal greco antico εθος (o ήθος), èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”] è un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati.

E’ straordinario come gli addetti ai lavori, pare, si accorgano solo ora di quello che i lettori, le persone manifestano apertamente ormai da tempo.  Non resta che augurarsi che siano i benefici effetti della crisi a portare non solo consapevolezza ma anche una reazione di fronte ad un problema che è cruciale per il futuro dell’informazione.

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