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jesus community organizer
Posted on 20 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

I Giornalisti Come Community Organizers

28esima, e penul­tima, pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” per 2014/15. Viene affron­tato il cam­bia­mento di ruolo richie­sto ai gior­na­li­sti in base alle evo­lu­zioni dell’ecosistema dell’informazione par­lando di i gior­na­li­sti come com­mu­nity organizers.

Jesus Community

Le assump­tion di base del ragio­na­mento si arti­co­lano par­tendo dall’idea che, final­mente, i let­tori sono la parte più impor­tante, anche sotto il pro­filo dei ricavi che gene­rano, come dimo­strano i dati del NYTi­mes in cui le reve­nues dalle ven­dite di copie [car­ta­cee e digi­tali] supe­rano quella da advertising.

Le noti­zie sono sem­pre più una com­mo­dity, un bene indif­fe­ren­ziato di scarso valore. Per que­sto il ruolo dei gior­na­li­sti deve evol­versi. Non più sem­pli­ce­mente ripor­tare la noti­zia, dispo­ni­bile in Rete, su Twit­ter, gra­tui­ta­mente, ma dare forma e senso all’informazione rac­co­gliendo da tutte le fonti, com­preso i let­tori, le per­sone, armo­niz­zando il contenuto.

Un  cam­bio di ruolo che non richiede solo com­pe­tenze tech [neces­sa­rie anche quelle, ovvia­mente], ma pre­sup­pone un cam­bio di paradigma.

jesus community organizer

Viene citato, oltre al Guar­dian, il caso “Mia Oli­via” come esem­pio vir­tuoso con la sua piat­ta­forma di co-creazione sulla quale let­tori e gior­na­li­sti col­la­bo­rano per pro­durre arti­coli in un pro­cesso sequen­ziato e siste­ma­tico, ma aperto. I let­tori e gior­na­li­sti pro­du­cono sto­rie, arti­coli insieme ed il pro­dotto finale viene pub­bli­cato nella ver­sione car­ta­cea della rivi­sta o sul sito web.

Si ripren­dono i con­cetti espressi da Jeff Jar­vis al riguardo espressi nel suo ultimo libro e ripresi durante il recente Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Tutto que­sto non signi­fica negare ruolo e valore del gior­na­li­smo e della pro­fes­sioni gior­na­li­stica, dei gior­na­li­sti, ma al con­tra­rio valo­riz­zarlo ade­gua­ta­mente a fronte del pro­fondo cam­bia­mento di scenario.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che per l’ultima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” , onda mar­tedì 26 mag­gio alle 13 [che si può ascol­tare anche in strea­ming] è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

Notizie che non lo erano Sofri
Posted on 13 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Notizie che NON lo Erano

27esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a noti­zie false e vere bufale attra­verso la recen­sione del libro di recen­tis­sima uscita “Noti­zie che non lo erano”.

Il libro, scritto da Luca Sofri, prende il titolo dalla rubrica che ormai da anni il diret­tore de Il Post dedica ad un tema che è per­niante per gior­nali e gior­na­li­smo. In cin­que capi­toli, che par­tono da come e per­ché si gene­rano le noti­zie false per con­clu­dersi con come se ne esce, nel libro  oltre a rive­lare i pic­coli e grandi mec­ca­ni­smi del gior­na­li­smo, il let­tore è invi­tato a riflet­tere sullo stato della nostra infor­ma­zione e a costruirsi una bus­sola per distin­guere il vero dal falso.

Viene affron­tato il tema cru­ciale della rapi­dità ver­sus l’accuratezza con una ric­chezza di esempi sia inter­na­zio­nali che nazio­nali quali il caso del Ceni­spes, Cen­tro Ita­liano di Studi Poli­tici Sociali ed Eco­no­mici, del quale non vi è asso­lu­ta­mente trac­cia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quo­ti­diani come fonte sulle spese degli ita­liani per San Valen­tino ed in diverse altre sedi­centi ricer­che sui com­por­ta­menti della popolazione.

Notizie che non lo erano Sofri

Illu­mi­nante sullo stato gene­rale dell’editoria la cita­zione di un pas­sag­gio di un arti­colo di Michele Serra su Repub­blica nel set­tem­bre 2012, che all’epoca scri­veva: “Non è la gente che fab­brica le noti­zie, sono i media. Anche il più scal­ci­nato dei ban­ca­rel­lai ha facoltà di deci­dere quali merci esporre. I media sono gli unici com­mer­cianti che danno sem­pre al cliente la colpa della loro merce avariata”.

Inci­pit che offre più di uno spunto di rifles­sione anche sulla annosa que­stione rela­ti­va­mente alla quale da anni si pro­clama che il gior­na­li­smo di qua­lità costa e va pagato.

Ele­mento sul quale si chiude il libro con: “Il plu­ra­li­smo che serve non è quello per cui accanto a mol­tis­sima infor­ma­zione sciatta, irri­le­vante ed ego­cen­trica ci sia anche un’offerta dif­fe­rente, in cui allar­mi­smo, tito­li­smo e ricerca di un posto in clas­si­fica non siano i cri­teri prio­ri­tari con cui rivol­gersi ai lettori”.

Insomma, il libro vale asso­lu­ta­mente sia il tempo della let­tura che l’esborso eco­no­mico. Da leggere.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno ed è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

Human Highway
Posted on 16 marzo 2015 by Giacomo Fusina

Open Data: i vincitori del concorso

Lo scorso 17 feb­braio, Data­Me­dia­Hub e Human High­way hanno indetto un con­corso infor­male sull’analisi dei dati pro­dotti da UAC Meter nel mese di gen­naio 2015. Il data­set è stato reso dispo­ni­bile sul sito di Human High­way ed è stato sca­ri­cato 81 volte fino al 7 marzo, giorno di chiu­sura del con­corso. I dati in esso con­te­nuti si rife­ri­scono a oltre 80mila arti­coli com­parsi su 73 testate d’informazione online e per ogni arti­colo pre­sen­tano URL, titolo e tag, data di pub­bli­ca­zione e numero di con­di­vi­sioni su quat­tro social net­work (Face­book, Twit­ter, Goo­gle Plus e LinkedIn).

Il lavoro più inte­res­sante è stato pro­dotto da Ste­fano Perna e da Pier­luigi Vitale di Data Fac­tory: il loro wid­get — pro­dotto con Tableau — si basa sull’idea della social sphere e mette in evi­denza tutte le dimen­sioni pre­senti nel data­set, evi­den­ziando in modo effi­cace gli arti­coli con il mag­gior numero di con­di­vi­sioni. Inol­tre, l’interattività del wid­get con­sente di indi­vi­duare alcuni seg­menti di noti­zie fil­trando i risul­tati per parola chiave, testata, data di pub­bli­ca­zione, social net­work e sin­golo articolo.

Si nota, tut­ta­via, un po’ ridon­danza tra il ruolo social sphere com­ples­siva e quelle dei sin­goli social e non è facile rico­no­scere molti degli ele­menti nelle sfere a causa della loro dimen­sione con­te­nuta. Un note­vole miglio­ra­mento dell’analisi sarebbe pos­si­bile se gli arti­coli fos­sero clas­si­fi­cati in base al tema trat­tato, un arric­chi­mento dei dati che Human High­way sta pro­get­tando di intro­durre nelle pros­sime settimane.

Abbiamo chie­sto a Ste­fano e Pier­luigi di rac­con­tarci l’approccio con il quale hanno pro­dotto il loro lavoro con tre domande.

[1] Quanto tempo avete impie­gato per svi­lup­pare il wid­get e quali dif­fi­coltà avete incon­trato?
Il tempo impie­gato nella pro­du­zione della visua­liz­za­zione è stato rela­ti­va­mente breve. Un paio di mat­ti­nate intense.
La dif­fi­coltà mag­giore non è stata di tipo tec­nico ma idea­tivo: tro­vare la forma visuale più adatta a sem­pli­fi­care l’accesso  e l’esplorazione di un numero così ele­vato di dati pur rispet­tan­done la com­ples­sità e la pro­fon­dità. Il ten­ta­tivo era quello di pro­durre un out­put che risul­tasse allo stesso tempo leg­gi­bile, esplo­ra­bile ed anche accat­ti­vante e che inol­tre lasciasse al frui­tore un’ampia gamma di per­corsi di lettura.

[2] Il risul­tato finale di un lavoro di que­sto tipo è frutto di un’idea ini­ziale o emerge man mano che metti “la testa e le mani” sui dati?
In que­sto caso spe­ci­fico hanno fun­zio­nato entrambi gli approcci. Da un lato que­sta visua­liz­za­zione con­tiene un’idea di design dei dati su cui era­vamo già al lavoro, una moda­lità in grado di rispec­chiare visi­va­mente la con­ce­zione dei social media come eco­si­stemi. Dall’altro, lavo­rando con­cre­ta­mente sui dati e ini­ziando a pren­derci con­fi­denza, la forma ha ini­ziato a emer­gere attra­verso una serie di ite­ra­zioni. Diciamo che si è trat­tato di una sin­tesi tra le due moda­lità: un’idea/guida visiva e una tipo­lo­gia di dati che si pre­sta­vano par­ti­co­lar­mente bene per far emer­gere forme di quel tipo.

[3] Su quali temi e quali dati vi pia­ce­rebbe lavo­rare?
Lavo­riamo quo­ti­dia­na­mente su tutto quanto è pos­si­bile estrarre dai social media e dal Web in gene­rale. E’ un’inesauribile fonte di ispi­ra­zione e di spunti di ricerca. Senza esclu­dere l’universo dischiuso dagli Open­Data, un vero e pro­prio big bang. Da appas­sio­nati ana­li­sti e desi­gner dei dati, ci piace acco­gliere nuove sfide che ci con­sen­tano di “car­to­gra­fare” la complessità.

Maltempo Audiweb
Posted on 11 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Il Maltempo dei Media

16esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata alla coper­tura ed al trat­ta­mento infor­ma­tivo da parte dei media del mal­tempo dei giorni scorsi.

Come ormai d’abitudine quando si veri­fi­cano feno­meni meteo­ro­lo­gici di una certa  rile­vanza anche in que­sta occa­sione i main­stream media, a comin­ciare dalla tele­vi­sione, si affi­dano in larga parte agli user gene­ra­ted con­tent ed alla piat­ta­forma di video-citizen jour­na­lism: You­Re­por­ter, per i fil­mati e le imma­gini su nevi­cate, mareg­giate e vento che hanno fla­gel­lato il nostro paese.

Visto che ormai que­sta pra­tica è con­sue­tu­dine sono due gli aspetti che è oppor­tuno con­si­de­rare. Da un lato si impone una rifles­sione su come rico­no­scere alle per­sone i bene­fici, in ter­mini sia di saving che di ricavi, gene­rati dai con­te­nuti pro­dotti. Dall’altro lato impos­si­bile non rile­vare come la logica sia sem­pre “top-down” con video ed imma­gini pre­le­vati tout court dalla Rete senza un flusso orga­niz­zato, senza una rela­zione tra le reda­zioni e coloro che pro­du­cono que­sti contenuti.

Rela­ti­va­mente mode­sta nel com­plesso l’attenzione nei con­fronti del feno­meno, se si esclu­dono le foto su Insta­gram che però non ha la pene­tra­zione di altri social nel nostro Paese, con circa 35mila tweet dedi­cati con l’account @WebcamForSki in testa per numero di tweet e @3BMeteo al ver­tice per reach.

 Big Snow

Per quanto riguarda i quo­ti­diani si evi­den­zia una netta frat­tura tra nazio­nali, che hanno dedi­cato le prime pagine ad altri temi legati alla poli­tica ed agli esteri, e locali che invece si sono con­cen­trati sul meteo.

Al di là delle dif­fe­renze emerge però come vi sia stato pre­va­len­te­mente un trat­ta­mento descrit­tivo limi­tan­dosi a ripor­tare le noti­zie. Non ci sono stati appro­fon­di­menti sul per­chè, con feno­meni ben distanti dal tanto annun­ciato “big snow”, le per­sone abbiano dovuto subire disagi di note­vole por­tata, su cause e respon­sa­bi­lità. Trat­ta­mento descrit­tivo che rende l’informazione una com­mo­dity, un bene indif­fe­ren­ziato di scarso valore.

Non sono stati creati degli spazi di aggre­ga­zione sui social ed all’interno dei siti web delle testate dove le per­sone potes­sero acqui­sire e scam­biarsi infor­ma­zioni sulla por­tata degli eventi, su quali atten­zioni e cau­tele avere nella vita quo­ti­diana e su come risol­vere i pro­blemi a comin­ciare dalla man­canza di elet­tri­cità [e dun­que di riscal­da­mento] che in alcune zone ancora per­si­ste. Un’opportunità spre­cata ancora una volta.

Oppor­tu­nità spre­cata anche sotto il pro­filo pret­ta­mente spe­cu­la­tivo di atten­zione e mone­tiz­za­zione del feno­meno che, come mostrano i dati Audi­web sotto ripor­tati, evi­den­ziano non esservi stati incre­menti di traf­fico, anzi, in quei giorni.

Maltempo Audiweb

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema.

“In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. È pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Uso Rete & PC
Posted on 29 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Digital Divide

Nella set­ti­mana prima di Natale è stata pub­bli­cata l’indagine Istat su “I cit­ta­dini e le nuove tec­no­lo­gie”, rap­porto annuale sulla rela­zione tra gli ita­liani e la tecnologia.

Dopo i dati Euro­stat sull’utilizzo di Inter­net nella UE28 e quelli del 48° rap­porto del Cen­sis rela­tivi a quanti ita­liani non hanno mai usato un com­pu­ter, l’indagine Istat con­sente di com­ple­tare il pano­rama sulla situa­zione attuale del rap­porto, e dell’utilizzo, di quelle che pare restino ancora per molti nuove tecnologie.

L’inda­gine Istat si com­pone di oltre 40 tavole, libe­ra­mente consultabili/scaricabili, che for­ni­scono una mole di dati dav­vero rile­vante. Come d’abitudine, vi invito a leg­gerle tutte con atten­zione al di là della mia per­so­na­lis­sima sintesi.

Si osserva un forte diva­rio tec­no­lo­gico, da ricon­durre a fat­tori di tipo gene­ra­zio­nali, cul­tu­rali ed eco­no­mici. A tal pro­po­sito, la mag­gior parte delle fami­glie che non dispon­gono di un accesso ad Inter­net da casa indica la man­canza di com­pe­tenze come prin­ci­pale motivo del non uti­lizzo della rete [55,1%]. Una per­cen­tuale signi­fi­ca­tiva [24,3%] non con­si­dera Inter­net uno stru­mento utile e inte­res­sante. Resi­duale è invece la quota di fami­glie che indi­cano tra le moti­va­zioni la man­canza di dispo­ni­bi­lità di una con­nes­sione a banda larga [1,4%].

Il gra­fico sot­to­stante rias­sume l’incidenza per­cen­tuale per regione, per area e per ami­piezza del cen­tro di resi­denza, di coloro che non uti­liz­zano la Rete e delle prin­ci­pali moti­va­zioni al non uso.

Il digi­tal divide è cul­tu­rale e non tec­no­lo­gico. Al netto del fat­tore età, che con­di­ziona for­te­mente l’utilizzo del web, la pre­senza in fami­glia di geni­tori che uti­liz­zano Inter­net favo­ri­sce tale com­por­ta­mento nei figli. Infatti, nelle fami­glie in cui entrambi i geni­tori navi­gano su Inter­net, la per­cen­tuale di figli tra gli 11 e 14 anni che non usano il web si asse­sta al 6,7%, men­tre nel caso in cui entrambi i geni­tori non navi­gano su Inter­net, la quota sale addi­rit­tura al 40,1%.

Se la quota di coloro che uti­liz­zano un per­so­nal com­pu­ter e la Rete è net­ta­mente mag­giore tra coloro che sono occu­pati è però da evi­den­ziare come l’utilizzo quo­ti­diano sia appan­nag­gio di poco più della metà della popolazione.

Col­pi­sce che oltre un terzo di coloro che sono in cerca di occu­pa­zione non usino PC e Inter­net. Ele­mento che cer­ta­mente, a parità di con­di­zione, non favorisce.

Con­si­de­rando il ruolo che le tec­no­lo­gie ICT hanno assunto nello svi­luppo della società e dell’economia, va evi­den­ziato che il dato rile­vato sulla capa­cità di uti­lizzo del com­pu­ter non è cer­ta­mente con­for­tante.  Sono poco più della metà coloro capaci di con­net­tere e instal­lare peri­fe­ri­che [57,3%] o ado­pe­rare for­mule arit­me­ti­che di base di un foglio elet­tro­nico [52,2%]. Infine, si atte­sta al 49,2% la per­cen­tuale di chi sa com­pri­mere un file e al 37,4% quella di chi sa pre­pa­rare pre­sen­ta­zioni con spe­ci­fici soft­ware. Skill che cer­ta­mente non si pos­sono con­si­de­rare avan­zati e che indi­cano quanto basso sia il livello di alfa­be­tiz­za­zione infor­ma­tica anche tra coloro che usano PC e Rte.

Il digi­tal divide è un far­dello pesan­tis­simo per l’Italia, che la sua riso­lu­zione venga affi­data ad un docu­mento pro­gram­ma­tico 2014 — 2020, pub­bli­cato alla fine del primo anno di teo­rica imple­men­ta­zione e che mostra tutta la far­ra­gi­no­sità, l’inconsistenza effet­tiva di visone ed azione per inci­dere sul pro­blema,  soste­nuto da un mani­polo di volon­te­rosi non retri­buiti allo scopo e senza un bud­get a dispo­si­zione non può che essere ulte­riore ele­mento di pre­oc­cu­pa­zione. Ad maiora…

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