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Maltempo Audiweb
Pubblicato il 11 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Il Maltempo dei Media

16esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata alla coper­tura ed al trat­ta­mento infor­ma­tivo da parte dei media del mal­tempo dei giorni scorsi.

Come ormai d’abitudine quando si veri­fi­cano feno­meni meteo­ro­lo­gici di una certa  rile­vanza anche in que­sta occa­sione i main­stream media, a comin­ciare dalla tele­vi­sione, si affi­dano in larga parte agli user gene­ra­ted con­tent ed alla piat­ta­forma di video-citizen jour­na­lism: You­Re­por­ter, per i fil­mati e le imma­gini su nevi­cate, mareg­giate e vento che hanno fla­gel­lato il nostro paese.

Visto che ormai que­sta pra­tica è con­sue­tu­dine sono due gli aspetti che è oppor­tuno con­si­de­rare. Da un lato si impone una rifles­sione su come rico­no­scere alle per­sone i bene­fici, in ter­mini sia di saving che di ricavi, gene­rati dai con­te­nuti pro­dotti. Dall’altro lato impos­si­bile non rile­vare come la logica sia sem­pre “top-down” con video ed imma­gini pre­le­vati tout court dalla Rete senza un flusso orga­niz­zato, senza una rela­zione tra le reda­zioni e coloro che pro­du­cono que­sti contenuti.

Rela­ti­va­mente mode­sta nel com­plesso l’attenzione nei con­fronti del feno­meno, se si esclu­dono le foto su Insta­gram che però non ha la pene­tra­zione di altri social nel nostro Paese, con circa 35mila tweet dedi­cati con l’account @WebcamForSki in testa per numero di tweet e @3BMeteo al ver­tice per reach.

 Big Snow

Per quanto riguarda i quo­ti­diani si evi­den­zia una netta frat­tura tra nazio­nali, che hanno dedi­cato le prime pagine ad altri temi legati alla poli­tica ed agli esteri, e locali che invece si sono con­cen­trati sul meteo.

Al di là delle dif­fe­renze emerge però come vi sia stato pre­va­len­te­mente un trat­ta­mento descrit­tivo limi­tan­dosi a ripor­tare le noti­zie. Non ci sono stati appro­fon­di­menti sul per­chè, con feno­meni ben distanti dal tanto annun­ciato “big snow”, le per­sone abbiano dovuto subire disagi di note­vole por­tata, su cause e respon­sa­bi­lità. Trat­ta­mento descrit­tivo che rende l’informazione una com­mo­dity, un bene indif­fe­ren­ziato di scarso valore.

Non sono stati creati degli spazi di aggre­ga­zione sui social ed all’interno dei siti web delle testate dove le per­sone potes­sero acqui­sire e scam­biarsi infor­ma­zioni sulla por­tata degli eventi, su quali atten­zioni e cau­tele avere nella vita quo­ti­diana e su come risol­vere i pro­blemi a comin­ciare dalla man­canza di elet­tri­cità [e dun­que di riscal­da­mento] che in alcune zone ancora per­si­ste. Un’opportunità spre­cata ancora una volta.

Oppor­tu­nità spre­cata anche sotto il pro­filo pret­ta­mente spe­cu­la­tivo di atten­zione e mone­tiz­za­zione del feno­meno che, come mostrano i dati Audi­web sotto ripor­tati, evi­den­ziano non esservi stati incre­menti di traf­fico, anzi, in quei giorni.

Maltempo Audiweb

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema.

“In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. È pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Uso Rete & PC
Pubblicato il 29 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Digital Divide

Nella set­ti­mana prima di Natale è stata pub­bli­cata l’indagine Istat su “I cit­ta­dini e le nuove tec­no­lo­gie”, rap­porto annuale sulla rela­zione tra gli ita­liani e la tecnologia.

Dopo i dati Euro­stat sull’utilizzo di Inter­net nella UE28 e quelli del 48° rap­porto del Cen­sis rela­tivi a quanti ita­liani non hanno mai usato un com­pu­ter, l’indagine Istat con­sente di com­ple­tare il pano­rama sulla situa­zione attuale del rap­porto, e dell’utilizzo, di quelle che pare restino ancora per molti nuove tecnologie.

L’inda­gine Istat si com­pone di oltre 40 tavole, libe­ra­mente consultabili/scaricabili, che for­ni­scono una mole di dati dav­vero rile­vante. Come d’abitudine, vi invito a leg­gerle tutte con atten­zione al di là della mia per­so­na­lis­sima sintesi.

Si osserva un forte diva­rio tec­no­lo­gico, da ricon­durre a fat­tori di tipo gene­ra­zio­nali, cul­tu­rali ed eco­no­mici. A tal pro­po­sito, la mag­gior parte delle fami­glie che non dispon­gono di un accesso ad Inter­net da casa indica la man­canza di com­pe­tenze come prin­ci­pale motivo del non uti­lizzo della rete [55,1%]. Una per­cen­tuale signi­fi­ca­tiva [24,3%] non con­si­dera Inter­net uno stru­mento utile e inte­res­sante. Resi­duale è invece la quota di fami­glie che indi­cano tra le moti­va­zioni la man­canza di dispo­ni­bi­lità di una con­nes­sione a banda larga [1,4%].

Il gra­fico sot­to­stante rias­sume l’incidenza per­cen­tuale per regione, per area e per ami­piezza del cen­tro di resi­denza, di coloro che non uti­liz­zano la Rete e delle prin­ci­pali moti­va­zioni al non uso.

Il digi­tal divide è cul­tu­rale e non tec­no­lo­gico. Al netto del fat­tore età, che con­di­ziona for­te­mente l’utilizzo del web, la pre­senza in fami­glia di geni­tori che uti­liz­zano Inter­net favo­ri­sce tale com­por­ta­mento nei figli. Infatti, nelle fami­glie in cui entrambi i geni­tori navi­gano su Inter­net, la per­cen­tuale di figli tra gli 11 e 14 anni che non usano il web si asse­sta al 6,7%, men­tre nel caso in cui entrambi i geni­tori non navi­gano su Inter­net, la quota sale addi­rit­tura al 40,1%.

Se la quota di coloro che uti­liz­zano un per­so­nal com­pu­ter e la Rete è net­ta­mente mag­giore tra coloro che sono occu­pati è però da evi­den­ziare come l’utilizzo quo­ti­diano sia appan­nag­gio di poco più della metà della popolazione.

Col­pi­sce che oltre un terzo di coloro che sono in cerca di occu­pa­zione non usino PC e Inter­net. Ele­mento che cer­ta­mente, a parità di con­di­zione, non favorisce.

Con­si­de­rando il ruolo che le tec­no­lo­gie ICT hanno assunto nello svi­luppo della società e dell’economia, va evi­den­ziato che il dato rile­vato sulla capa­cità di uti­lizzo del com­pu­ter non è cer­ta­mente con­for­tante.  Sono poco più della metà coloro capaci di con­net­tere e instal­lare peri­fe­ri­che [57,3%] o ado­pe­rare for­mule arit­me­ti­che di base di un foglio elet­tro­nico [52,2%]. Infine, si atte­sta al 49,2% la per­cen­tuale di chi sa com­pri­mere un file e al 37,4% quella di chi sa pre­pa­rare pre­sen­ta­zioni con spe­ci­fici soft­ware. Skill che cer­ta­mente non si pos­sono con­si­de­rare avan­zati e che indi­cano quanto basso sia il livello di alfa­be­tiz­za­zione infor­ma­tica anche tra coloro che usano PC e Rte.

Il digi­tal divide è un far­dello pesan­tis­simo per l’Italia, che la sua riso­lu­zione venga affi­data ad un docu­mento pro­gram­ma­tico 2014 — 2020, pub­bli­cato alla fine del primo anno di teo­rica imple­men­ta­zione e che mostra tutta la far­ra­gi­no­sità, l’inconsistenza effet­tiva di visone ed azione per inci­dere sul pro­blema,  soste­nuto da un mani­polo di volon­te­rosi non retri­buiti allo scopo e senza un bud­get a dispo­si­zione non può che essere ulte­riore ele­mento di pre­oc­cu­pa­zione. Ad maiora…

NON users Internet EU28
Pubblicato il 18 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Idraulico Polacco

Euro­stat ha dif­fuso i dati sull’utilizzo di Inter­net nella UE28 aggior­nati al 2014 con il con­fronto rispetto al 2006.

La media delle 28 nazioni di chi non ha mai uti­liz­zato Inter­net in vita sua si atte­sta al 18% [era 43% nel 2006]. L’Italia si col­loca al 24esima su 28, davanti sola­mente a Gre­cia, Roma­nia e BUl­ga­ria, con il 32% delle per­sone che non hai mai usato la Rete. Quasi il dop­pio della media UE.

La situa­zione, con buona pace per i cosid­detti nativi digi­tali, migliora di poco ana­liz­zando il det­ta­glio per fasce d’età. Infatti siamo 21esimi su 28 anche per le per­sone tra i 16 ed i 24 anni.

Il gra­fico sot­to­stante [pas­sando il mouse] for­ni­sce i dati per cia­scuna nazione.

Ana­liz­zando il report 2014 rela­tivo agli avan­za­menti rispetto agli obiet­tivi dell’agenda digi­tale rela­tivo all’inclusione digi­tale di cia­scuna nazione della UE ed agli skills della popo­la­zione in tale ambito, restiamo in 24esima posi­zione con il 60% delle per­sone che non ha com­pe­tenze digi­tali o le ha estre­ma­mente ridotte, basiche.

Anche tra le per­sone occu­pate, tra coloro che hanno un impiego, miglio­riamo [si fa per dire, eh!] di una sola posi­zione col­lo­can­doci 23esimi su 28, con il 50% delle per­sone che non ha com­pe­tenze digi­tali o le ha estre­ma­mente ridotte, basiche.

L’idraulico polacco, spau­rac­chio dei fran­cesi circa un decen­nio fa, sim­bolo della mano­do­pera poco qua­li­fi­cata e scar­sa­mente tute­lata che si svende sul mer­cato, siamo noi…

Digital Skills per Nazione

Analfabeti Digitali
Pubblicato il 6 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Analfabeti Digitali

È stato pub­bli­cato ieri il 48° Rap­porto sulla situa­zione sociale del Paese/2014 del Censis.

Come per ogni edi­zione vi è un capi­tolo spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato a comu­ni­ca­zione e media. Al suo interno, tra le diverse infor­ma­zioni dispo­ni­bili, vi sono i dati rela­tivi allle per­sone di età tra i 16 ed i 74 anni che non hanno mai uti­liz­zato un PC.

Il det­ta­glio per regione arriva sino ad un picco del 48% di “anal­fa­beti digi­tali” ma anche nel caso migliore oltre un quinto della popo­la­zione non ha mai fatto uso di un com­pu­ter. Dato che si aggrava con­si­de­rando che è com­presa anche una fetta di quelli che ven­gono comu­ne­mente chia­mati nativi digitali.

Il Paese reale…

Capturar
Pubblicato il 20 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

L’industria dei Media Ottiene il Proprio Spazio dei Nomi Internet

Radix ha lan­ciato i domini web .press per l’industria dei mezzi di infor­ma­zione ren­den­doli dispo­ni­bili pub­bli­ca­mente dal 17 otto­bre scorso. Orga­niz­za­zioni e pro­fes­sio­ni­sti del set­tore hanno ora la pos­si­bi­lità di acqui­sire indi­rizzi web con­te­stuali e signi­fi­ca­tivi come http://www.yourbrand.press al posto del non-specifico http://www.yourbrand.com o .it, nel caso del nostro paese, che sono in cir­co­la­zione attualmente.

Il lan­cio dei domini .press da parte di Radix, è parte del nuovo pro­gramma gTLD [gene­ric Top Level Domain] avviata da ICANN [Inter­net Cor­po­ra­tion of Assi­gned Names & Num­bers] per intro­durre esten­sioni di domi­nio spe­ci­fici come .Shop, .doc­tor, .tech e .press nel sistema di nomi Inter­net. Que­sto pro­gramma è il più grande cam­bia­mento per il sistema di deno­mi­na­zione nella sto­ria di Inter­net e mira a creare una mag­giore libertà di scelta nella sele­zione di nomi a dominio.

Secondo San­deep Ram­chan­dani, Respon­sa­bile Busi­ness presso Radix, “I domini .press sono stati intro­dotti con una visione per por­tare forti iden­tità online per i gior­na­li­sti, testate gior­na­li­sti­che e siti di pub­bli­che rela­zioni azien­dali. Un domi­nio .press breve e memo­ra­bile è per­fetto per coloro che cre­dono nel futuro digi­tale delle noti­zie main­stream e PR. ”

Toc­cherà regi­strare DataMediaHub.press, pare.

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