notizie

Uccellino NON Vola Più
Posted on 10 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Twitter e le Notizie in Italia

DataMediaHub è stata coinvolta in un caso di diffusione delle notizie da parte dei quotidiani del nostro Paese che si ritiene istruttivo, diciamo, riepilogare.

In data 29 Luglio, in occasione dei, deludenti, risultati della semestrale 2015 di Twitter, viene pubblicato in questi spazi un articolo su i problemi della piattaforma di microblogging da 140 caratteri con un’analisi relativa non solo alla scarsa crescita di utenti ma anche su la scarsa rilevanza degli annunci pubblicitari e la grande differenza tra le visualizzazioni teoriche, le opportunity to be seen, e quelle invece reali ed allo scarso, o nullo, tasso di interazione.

Articolo che viene ripreso il 6 Agosto da il Sole24Ore, citando DataMediaHub ed il sottoscritto, che titola: Twitter in crisi nera / «Pubblicità irrilevante, reach effettiva bassa» relativamente al quale ho avuto modo il giorno successivo di esprimere la mia opinione.

L’articolo del quotidiano di Confindustria viene ripreso, in maniera ai limiti della correttezza a mio avviso, due giorni dopo da L’Huffington Post e contemporaneamente, con maggior correttezza, inserendo banalmente i link alle fonti originali [questi spazi e l’articolo del Sole], da Blogo che a sua volta viene invece brutalmente scopiazzato da un sedicente sito d’informazione che ne copia e incolla integralmente i contenuti.

Si arriva infine a ieri 09 Agosto con il Fatto Quotidiano che a pagina 13 della propria edizione cartacea che rielabora parzialmente i contenuti originari per proporli ai propri lettori.

Giudicate voi. Comment is free…

Uccellino NON Vola Più

jesus community organizer
Posted on 20 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

I Giornalisti Come Community Organizers

28esima, e penultima, pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” per 2014/15. Viene affrontato il cambiamento di ruolo richiesto ai giornalisti in base alle evoluzioni dell’ecosistema dell’informazione parlando di i giornalisti come community organizers.

Jesus Community

Le assumption di base del ragionamento si articolano partendo dall’idea che, finalmente, i lettori sono la parte più importante, anche sotto il profilo dei ricavi che generano, come dimostrano i dati del NYTimes in cui le revenues dalle vendite di copie [cartacee e digitali] superano quella da advertising.

Le notizie sono sempre più una commodity, un bene indifferenziato di scarso valore. Per questo il ruolo dei giornalisti deve evolversi. Non più semplicemente riportare la notizia, disponibile in Rete, su Twitter, gratuitamente, ma dare forma e senso all’informazione raccogliendo da tutte le fonti, compreso i lettori, le persone, armonizzando il contenuto.

Un  cambio di ruolo che non richiede solo competenze tech [necessarie anche quelle, ovviamente], ma presuppone un cambio di paradigma.

jesus community organizer

Viene citato, oltre al Guardian, il caso “Mia Olivia” come esempio virtuoso con la sua piat­ta­forma di co-creazione sulla quale let­tori e gior­na­li­sti col­la­bo­rano per pro­durre arti­coli in un pro­cesso sequen­ziato e siste­ma­tico, ma aperto. I let­tori e gior­na­li­sti pro­du­cono sto­rie, arti­coli insieme ed il pro­dotto finale viene pub­bli­cato nella ver­sione car­ta­cea della rivi­sta o sul sito web.

Si riprendono i concetti espressi da Jeff Jarvis al riguardo espressi nel suo ultimo libro e ripresi durante il recente Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Tutto questo non significa negare ruolo e valore del giornalismo e della professioni giornalistica, dei giornalisti, ma al contrario valorizzarlo adeguatamente a fronte del profondo cambiamento di scenario.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che per l’ultima puntata di “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” , onda martedì 26 maggio alle 13 [che si può ascoltare anche in streaming] è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

Notizie che non lo erano Sofri
Posted on 13 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Notizie che NON lo Erano

27esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a notizie false e vere bufale attraverso la recensione del libro di recentissima uscita “Notizie che non lo erano”.

Il libro, scritto da Luca Sofri, prende il titolo dalla rubrica che ormai da anni il direttore de Il Post dedica ad un tema che è perniante per giornali e giornalismo. In cinque capitoli, che partono da come e perché si generano le notizie false per concludersi con come se ne esce, nel libro  oltre a rivelare i piccoli e grandi meccanismi del giornalismo, il lettore è invitato a riflettere sullo stato della nostra informazione e a costruirsi una bussola per distinguere il vero dal falso.

Viene affrontato il tema cruciale della rapidità versus l’accuratezza con una ricchezza di esempi sia internazionali che nazionali quali il caso del Cenispes, Centro Italiano di Studi Politici Sociali ed Economici, del quale non vi è assolutamente traccia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quotidiani come fonte sulle spese degli italiani per San Valentino ed in diverse altre sedicenti ricerche sui comportamenti della popolazione.

Notizie che non lo erano Sofri

Illuminante sullo stato generale dell’editoria la citazione di un passaggio di un articolo di Michele Serra su Repubblica nel settembre 2012, che all’epoca scriveva: “Non è la gente che fabbrica le notizie, sono i media. Anche il più scalcinato dei bancarellai ha facoltà di decidere quali merci esporre. I media sono gli unici commercianti che danno sempre al cliente la colpa della loro merce avariata”.

Incipit che offre più di uno spunto di riflessione anche sulla annosa questione relativamente alla quale da anni si proclama che il giornalismo di qualità costa e va pagato.

Elemento sul quale si chiude il libro con: “Il pluralismo che serve non è quello per cui accanto a moltissima informazione sciatta, irrilevante ed egocentrica ci sia anche un’offerta differente, in cui allarmismo, titolismo e ricerca di un posto in classifica non siano i criteri prioritari con cui rivolgersi ai lettori”.

Insomma, il libro vale assolutamente sia il tempo della lettura che l’esborso economico. Da leggere.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno ed è ancora possibile offrire suggerimenti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

Human Highway
Posted on 16 marzo 2015 by Giacomo Fusina

Open Data: i vincitori del concorso

Lo scorso 17 febbraio, DataMediaHub e Human Highway hanno indetto un concorso informale sull’analisi dei dati prodotti da UAC Meter nel mese di gennaio 2015. Il dataset è stato reso disponibile sul sito di Human Highway ed è stato scaricato 81 volte fino al 7 marzo, giorno di chiusura del concorso. I dati in esso contenuti si riferiscono a oltre 80mila articoli comparsi su 73 testate d’informazione online e per ogni articolo presentano URL, titolo e tag, data di pubblicazione e numero di condivisioni su quattro social network (Facebook, Twitter, Google Plus e LinkedIn).

Il lavoro più interessante è stato prodotto da Stefano Perna e da Pierluigi Vitale di Data Factory: il loro widget – prodotto con Tableau – si basa sull’idea della social sphere e mette in evidenza tutte le dimensioni presenti nel dataset, evidenziando in modo efficace gli articoli con il maggior numero di condivisioni. Inoltre, l’interattività del widget consente di individuare alcuni segmenti di notizie filtrando i risultati per parola chiave, testata, data di pubblicazione, social network e singolo articolo.

Si nota, tuttavia, un po’ ridondanza tra il ruolo social sphere complessiva e quelle dei singoli social e non è facile riconoscere molti degli elementi nelle sfere a causa della loro dimensione contenuta. Un notevole miglioramento dell’analisi sarebbe possibile se gli articoli fossero classificati in base al tema trattato, un arricchimento dei dati che Human Highway sta progettando di introdurre nelle prossime settimane.

Abbiamo chiesto a Stefano e Pierluigi di raccontarci l’approccio con il quale hanno prodotto il loro lavoro con tre domande.

[1] Quanto tempo avete impiegato per sviluppare il widget e quali difficoltà avete incontrato?
Il tempo impiegato nella produzione della visualizzazione è stato relativamente breve. Un paio di mattinate intense.
La difficoltà maggiore non è stata di tipo tecnico ma ideativo: trovare la forma visuale più adatta a semplificare l’accesso  e l’esplorazione di un numero così elevato di dati pur rispettandone la complessità e la profondità. Il tentativo era quello di produrre un output che risultasse allo stesso tempo leggibile, esplorabile ed anche accattivante e che inoltre lasciasse al fruitore un’ampia gamma di percorsi di lettura.

[2] Il risultato finale di un lavoro di questo tipo è frutto di un’idea iniziale o emerge man mano che metti “la testa e le mani” sui dati?
In questo caso specifico hanno funzionato entrambi gli approcci. Da un lato questa visualizzazione contiene un’idea di design dei dati su cui eravamo già al lavoro, una modalità in grado di rispecchiare visivamente la concezione dei social media come ecosistemi. Dall’altro, lavorando concretamente sui dati e iniziando a prenderci confidenza, la forma ha iniziato a emergere attraverso una serie di iterazioni. Diciamo che si è trattato di una sintesi tra le due modalità: un’idea/guida visiva e una tipologia di dati che si prestavano particolarmente bene per far emergere forme di quel tipo.

[3] Su quali temi e quali dati vi piacerebbe lavorare?
Lavoriamo quotidianamente su tutto quanto è possibile estrarre dai social media e dal Web in generale. E’ un’inesauribile fonte di ispirazione e di spunti di ricerca. Senza escludere l’universo dischiuso dagli OpenData, un vero e proprio big bang. Da appassionati analisti e designer dei dati, ci piace accogliere nuove sfide che ci consentano di “cartografare” la complessità.

Maltempo Audiweb
Posted on 11 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Il Maltempo dei Media

16esima puntata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twitter” dedicata alla copertura ed al trattamento informativo da parte dei media del maltempo dei giorni scorsi.

Come ormai d’abitudine quando si verificano fenomeni meteorologici di una certa  rilevanza anche in questa occasione i mainstream media, a cominciare dalla televisione, si affidano in larga parte agli user generated content ed alla piattaforma di video-citizen journalism: YouReporter, per i filmati e le immagini su nevicate, mareggiate e vento che hanno flagellato il nostro paese.

Visto che ormai questa pratica è consuetudine sono due gli aspetti che è opportuno considerare. Da un lato si impone una riflessione su come riconoscere alle persone i benefici, in termini sia di saving che di ricavi, generati dai contenuti prodotti. Dall’altro lato impossibile non rilevare come la logica sia sempre “top-down” con video ed immagini prelevati tout court dalla Rete senza un flusso organizzato, senza una relazione tra le redazioni e coloro che producono questi contenuti.

Relativamente modesta nel complesso l’attenzione nei confronti del fenomeno, se si escludono le foto su Instagram che però non ha la penetrazione di altri social nel nostro Paese, con circa 35mila tweet dedicati con l’account @WebcamForSki in testa per numero di tweet e @3BMeteo al vertice per reach.

 Big Snow

Per quanto riguarda i quotidiani si evidenzia una netta frattura tra nazionali, che hanno dedicato le prime pagine ad altri temi legati alla politica ed agli esteri, e locali che invece si sono concentrati sul meteo.

Al di là delle differenze emerge però come vi sia stato prevalentemente un trattamento descrittivo limitandosi a riportare le notizie. Non ci sono stati approfondimenti sul perchè, con fenomeni ben distanti dal tanto annunciato “big snow”, le persone abbiano dovuto subire disagi di notevole portata, su cause e responsabilità. Trattamento descrittivo che rende l’informazione una commodity, un bene indifferenziato di scarso valore.

Non sono stati creati degli spazi di aggregazione sui social ed all’interno dei siti web delle testate dove le persone potessero acquisire e scambiarsi informazioni sulla portata degli eventi, su quali attenzioni e cautele avere nella vita quotidiana e su come risolvere i problemi a cominciare dalla mancanza di elettricità [e dunque di riscaldamento] che in alcune zone ancora persiste. Un’opportunità sprecata ancora una volta.

Opportunità sprecata anche sotto il profilo prettamente speculativo di attenzione e monetizzazione del fenomeno che, come mostrano i dati Audiweb sotto riportati, evidenziano non esservi stati incrementi di traffico, anzi, in quei giorni.

Maltempo Audiweb

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema.

“In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. È pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

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