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Pubblicato il 12 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edi­zione solo digi­tale di «New­sweek» dopo la deci­sione di abban­do­nare la ver­sione cartacea.

Il set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense per l’esordio sce­glie di dedi­care la sto­ria di coper­tina alle esplo­ra­zioni sot­to­ma­rine e titola “Have we hit the bot­tom” come mostra l’immagine sottoriportata.

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Nel ten­ta­tivo di dimo­strare tutta la dedi­zione, l’impegno e la capa­cità di uti­lizzo dei for­mati digi­tali il set­ti­ma­nale rende la coper­tina ani­mata. Quando infatti gli abbo­nati alla ver­sione per tablet sca­ri­cano l’edizione di que­sta set­ti­mana si apre un’animazione di circa quat­tro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sot­to­ma­rine in movi­mento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia per­plessi non essendo esat­ta­mente una “sto­ria da urlo”, ancor più dub­bioso il valore dell’animazione sia per la rea­liz­za­zione che non pare dav­vero di qua­lità straor­di­na­ria che, soprat­tutto, per­chè forse non è que­sto il tipo di carat­te­ri­sti­che che il let­tore cerca nel for­mato digi­tale come con­fer­me­rebbe la scelta di «The Eco­no­mist» e i dati di una ricerca recen­te­mente pub­bli­cata da PEW.

A que­sto si aggiunga che in realtà tali pro­po­ste non sono esclu­siva del digi­tale ed anzi pos­sono essere per­fet­ta­mente rea­liz­zate anche nella ver­sione car­ta­cea come dimo­stra Aura­sma al CES in corso in que­sti giorni a Las Vegas, per tor­nare ad una pro­po­sta di cui ho par­lato spesso in que­sti spazi.

A «New­sweek» sono le scelte edi­to­riali ad avere toc­cato il fondo a mio avviso.

Riassunto Vendite Giornali Digitali 2011 e Primo trim 2012
Pubblicato il 19 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

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Per una strana coin­ci­denza nello stesso giorno in cui il  «The Guar­dian» smen­ti­sce cate­go­ri­ca­mente le illa­zioni secondo le quali sarebbe pros­simo a diven­tare testata solo digi­tale,  «New­sweek» uffi­cia­lizza invece la ces­sa­zione dell’edizione car­ta­cea con la fine del 2012 [da leg­gere anche la nota interna allo staff del set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense sulla que­stione da parte di Tina Brown].

Sem­pre nello stesso giorno, il sot­to­scritto, ospi­tato da «Wired», soste­neva che i gior­nali hanno ancora biso­gno della carta, tra­sfor­mando, appa­ren­te­mente, le strane coin­ci­denze in destino bef­fardo. Arti­colo i cui con­te­nuti hanno avuto inter­pre­ta­zioni cor­rette e meno corrette.

La deci­sione del maga­zine sta­tu­ni­tense, che peral­tro non sor­prende, ha riac­cesso ine­vi­ta­bil­mente il dibat­tito, per usare una ter­mi­no­lo­gia in voga, tra rot­ta­ma­tori, coloro che vedono come ine­lut­ta­bile la ces­sa­zione delle ver­sioni tra­di­zio­nali di testate quo­ti­diane e perio­di­che, e rifor­ma­tori, coloro che riten­gono, come il mio caso, che la sfida da vin­cere sia quella della con­ver­genza, dell’integrazione, asse­gnando a cia­scun mezzo, carta inclusa, il suo ruolo e signi­fi­cato sia sotto il pro­filo dei con­te­nuti che di con­tri­bu­zione ai ricavi delle testate.

Juan Varela, che citavo anche un paio di giorni fa, ha rea­liz­zato un rias­sunto delle ven­dite di alcune delle prin­ci­pali testate a livello inter­na­zio­nale aggior­nata al primo tri­me­stre 2012. Una sin­tesi dello stato di imple­men­ta­zione dei pay­wall e di altri modelli di ven­dita per quanto riguarda le edi­zioni online/digitali.

Spic­cano le testate di infor­ma­zione eco­no­mica – finan­zia­ria, le uni­che ad avere un inci­denza della ver­sione digi­tale supe­riore al 30% del totale.

In molti casi pare essere pre­va­lente un modello “misto” con la ven­dita abbi­nata di carta+digitale. Un det­ta­glio non tra­scu­ra­bile nell’interpretazione del signi­fi­cato dei dati. Numeri che con­fron­tati alla situa­zione attuale di «New­sweek», che secondo quanto riporta il «The Wall Street Jour­nal», conta 27mila abbo­na­menti alla ver­sione digi­tale con­tro 1,37 milioni di abbo­na­menti per l’edizione car­ta­cea fanno appa­rire la scelta se non scel­le­rata sicu­ra­mente azzardata.

Ad oggi, come ricor­davo nel pre­ci­tato arti­colo di un paio di giorni fa, per il digi­tale, quasi, nes­suno ha un modello di busi­ness defi­nito, nes­suno ha ancora una rispo­sta certa sulla gestione soste­ni­bile di tran­si­zione, par­ziale o totale, da carta a digi­tale. I casi sin qui dimo­strano che spesso il pas­sag­gio è una fuga più che una scelta che ha por­tato al suc­cesso. Fuga che par­rebbe con­fer­mata dalle parole di Baba Shetty, CEO di «New­sweek», che in un’intervista rila­sciata ieri afferma che l’abbandono dalla carta stam­pata “li libera” e che il modello di busi­ness per il 2013 si basa fon­da­men­tal­mente su una cre­scita espo­nen­ziale degli abbo­na­menti alla ver­sione online/digitale.

No com­ment!

Al momento della pub­bli­ca­zione di que­sto arti­colo ne par­lano: WWD Media Head­li­nes, Gaw­ker, newsweek.tumblr.com, Jon Slat­tery, CNNMoney.com, Eco­no­mist, Poli­tico, Capi­tal New York, Fish­bo­wlNY, Busi­ness Insi­der, Quartz, TUAW, @gabrielsnyder, @mlcalderone, @jeffjarvis, @felixsalmon, JIMROMENESKO.COM, @ledbetreuters, Los Ange­les Times, Media Nation, Reu­ters, @jbflint, The Huf­fing­ton Post, Mar­ke­ting­Vox News & Trends, @sdkstl, @ryanbeckwith, @joshgreenman, The Atlan­tic Online, Wall Street Jour­nal, For­bes, @erichippeau, Daily Down­load, @editorialiste, Asso­cia­tions Now, @bronwen, Reu­ters, Poyn­ter, @edmundlee, @rajunarisetti, @obsoletedogma, @thedailybeast, Digi­day, Masha­ble!, Engad­get, Guar­dian, TVNew­ser, Fish­bo­wlDC, Folio, Bloom­berg, The Atlan­tic Wire, @jenny8lee, UPROXX, CJR, New York Maga­zine, Digi­tal Media Wire, Cana­dian Maga­zi­nes, @dylanbyers, CNET, Mediaite, The Week, The Awl, The Daily Cal­ler, Gal­ley­Cat, The Verge, Gotha­mist, Web­Pro­News, Media­Post, Vanity Fair, Social­Ti­mes, Deadline.com, Tampa Bay Times, Journalism.co.uk, Tech­Crunch, @thetinabeast, @johnbowman, @meenasaurus, @sirharryevans, @ditzkoff, @jerometaylor, New York Post, Tal­king Points Memo, @thatdanstewart, msnbc.com, USA Today, Pocket-lint, Agence France Presse, Noted, Guar­dian, All­ThingsD, Reco­ve­ring Jour­na­list, NYTi­mes, yelvington.com, pai­d­Con­tent, Vanity Fair, Free Press, Erik Wem­ple, LA Obser­ved, For­bes, eMe­dia Vitals, … e anche un arti­colo pub­bli­cato su The Eco­no­mist a giu­gno 2012.

Pubblicato il 23 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

L’Albero della Vita

Il set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense New­sweek ha reso dispo­ni­bile recen­te­mente un’applicazione web based che con­sente di creare l’albero della pro­pria vita lavorativa.

Career Tree per­mette di visua­liz­zare la sin­tesi del pro­prio per­corso for­ma­tivo e lavo­ra­tivo uti­liz­zando il pro­prio pro­filo su lin­ke­din o, in alter­na­tiva, pro­durre la ver­sione pre­fe­rita autonomamente.

La rea­liz­za­zione, che può essere con­di­visa su Face­book e Twit­ter e con coloro che hanno un iti­nere simile, ad ogni varia­zione verrà modi­fi­cata ed aggior­nata ampliando le ramificazioni.

Con­ferma di come la rete renda ogni aspetto della per­sona sem­pre più sociale non­chè ausi­lio ai fret­to­losi head hunters.

- Pro­filo Pro­fes­sio­nale Pier Luca San­toro — Clicca per Ingrandire —

Pubblicato il 8 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Biz Model

Secondo quanto riporta New­sweek, James Tyree, Chief Exe­cu­tive del fondo di inve­sti­menti che ha recen­te­mente por­tato a ter­mine il buy­out del Chi­cago Sun-Times, ritiene che i quo­ti­diani in ver­sione car­ta­cea avreb­bero un futuro cir­co­scritto ai pros­simi 5 – 10 anni al ter­mine dei quali saranno ine­vi­ta­bil­mente fuori dal mer­cato sop­pian­tati da for­mati digitali.

Al con­tempo, dopo aver preso atto del declino degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, Tyree dichiara che il quo­ti­diano di Chi­cago non ha in pro­gramma di far pagare i let­tori per acce­dere ai con­te­nuti on line, poi­chè in tal caso si assi­ste­rebbe ad una migra­zione in massa dell’utenza verso la concorrenza.

Per l’ennesima volta non è chiaro su quali modelli di busi­ness deb­bano dun­que basarsi gli edi­tori con­dan­nati appa­ren­te­mente dall’ ine­vi­ta­bile avvento del digi­tale e, al tempo stesso, dalla impos­si­bi­lità di otte­nerne dei ricavi. Con­ti­nua, pare, ad essere vero tutto ed il con­tra­rio di tutto.

Quel che sem­bra certo è che fin­chè il mondo della finanza con­ti­nuerà ad inte­res­sarsi all’ edi­to­ria costi­tuirà una parte non tra­scu­ra­bile dei suoi pro­blemi. In Ita­lia esi­stono nume­rose evi­denze al riguardo.