Newspaper Association of America

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Pubblicato il 12 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Nuovo Avanza, Lentamente

La NAA, New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica, ha dif­fuso la com­po­si­zione dei ricavi per i quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi nel 2012 ed il con­fronto con l’anno precedente.

Nel mix i ricavi da digi­tal adv pas­sano dal 10 all’11% e le “new” reve­nue, quelle nuove fonti di red­dito che si com­pon­gono da:  agen­zia digi­tale e di mar­ke­ting, e-commerce e tran­sa­zioni, eventi di mar­ke­ting ed altro, cre­scono dal 7 all’8%.

All’interno dell’ 8% in nuove fonti di red­dito, le entrate dalla con­su­lenza come agen­zia digi­tale per le imprese locali sono cre­sciute del 91%, il fat­tu­rato da e-commerce è cre­sciuto del 20% e le entrate pub­bli­ci­ta­rie da mobile, che comun­que rap­pre­sen­tano meno dell’1% del totale, sono addi­rit­tura rad­dop­piate [+100%].

Tassi di cre­scita molto rile­vanti che però spo­stano poco gli equi­li­bri come dimo­stra l’incremento di un solo punto per­cen­tuale in ter­mini di inci­denza sul mix com­ples­sivo dei ricavi sia per quest’area di new busi­ness che per la pub­bli­cità digitale.

Il nuovo avanza, lentamente.

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Post scrip­tum: Secondo quanto riporta Poyn­ter, potreb­bero essere que­ste le ultime cifre ad essere dif­fuse per­chè par­rebbe che la NAA abbia deciso di ces­sare la pub­bli­ca­zione dei dati poi­chè com­ples­si­va­mente ecces­si­va­mente nega­tivi. No comment.

Newspaper adv revenues print and online
Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

Pubblicato il 15 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Le 3C dell’Editoria statunitense

Se da un lato un pool dei mag­giori edi­tori di rivi­ste costi­tuito da cin­que tra i big players del mer­cato edi­to­riale sta­tu­ni­tense inve­ste per magni­fi­care il ruolo e le valenze della carta stam­pata rispetto al web, dall’altro lato, la New­spa­pers Asso­cia­tion of Ame­rica rema in dire­zione opposta.

E’ on air dalla fine di marzo, infatti, una cam­pa­gna isti­tu­zio­nale che, ripren­dendo i risul­tati dello stu­dio con­dotto da com­Score & Niel­sen, è cen­trata sull’importanza dei siti web dei quotidiani.

L’evidente stato di con­fu­sione in cui versa l’industria dell’editoria [anche negli USA] è tutta rias­sunta in que­sta con­trad­di­zione, con mes­saggi con­trap­po­sti inviati a utenti e inve­sti­tori pubblicitari.

Pare dav­vero che le 3C pro­po­ste da Bar­dazzi e Gaggi siano ancora al di là dal venire, sosti­tuite, ahimè, attual­mente da: Con­fu­sione, Con­trad­di­zione e Credulità.

Incre­di­bil­mente sarebbe tutto rias­sunto nel pay off dell’annuncio: “New­spa­per Media. A desti­na­tion not a distraction”.

Appunto!

Pubblicato il 29 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Paradossi editoriali

La New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica, asso­cia­zione che riu­ni­sce gli edi­tori dei quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi, secondo quanto ripor­tato, ces­serà la pub­bli­ca­zione dell’edizione car­ta­cea di Pres­stime per pas­sare alla sola ver­sione on line.

La scelta di chiu­dere il maga­zine men­sile, nato nel 1969, è ovvia­mente det­tata da ragioni eco­no­mi­che e dovrebbe con­sen­tire all’associazione un saving di circa 500mila US dol­lars all’anno.

La deci­sione rap­pre­senta il para­dos­sale, enne­simo, segno dei tempi e l’amara con­ferma delle con­di­zioni in cui versa a livello inter­na­zio­nale l’editoria.

Crack Editoria