news of the world

Pubblicato il 31 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Grazie & Addio

Al “thank you and good­bye” dell’ultimo numero del «News of the World» di Mur­doch, tra­volto dallo scan­dalo delle inter­cet­ta­zioni, ne segue ora uno meno cele­bre ma non per que­sto, a mio avviso, meno significativo.

Il «Seat­tle Post Globe», gior­nale solo digi­tale nato dalle ceneri, dalla chiu­sura, della ver­sione car­ta­cea del «Seat­tle Post Intel­li­gen­cer» cessa le pubblicazioni.

Ne dà annun­cio Sally Deneen, co-fondatore del quo­ti­diano online, che, dopo aver rias­sunto il lavoro svolto in que­sti due anni, in una riga ne rias­sume le ragioni:

Dona­tions have fal­len off. Ads have gene­ra­ted no mea­ning­ful reve­nue — ever.

Se non è oppor­tuno gioire di aver azzec­cato la pre­vi­sione,  è cer­ta­mente con­si­gliato com­pren­derne l’insegnamento.

Il futuro dei gior­nali si fonda sulla con­ver­genza, sulla com­ple­men­ta­rietà e sulla capa­cità di dare senso e ruolo a cia­scuna ver­sione; la carta rin­forza l’online e vice­versa, non c’è con­trap­po­si­zione bensì integrazione.

Pubblicato il 8 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Mi Interessa il Secondo Paragrafo

Lo scan­dalo delle inter­cet­ta­zioni dei tele­foni delle vit­time di delitti da parte di gior­na­li­sti e la deci­sione di chiu­dere “News of the World” stanno scuo­tendo il mondo del giornalismo.

The Guar­dian vi ha dedi­cato un appo­sito spa­zio con aggior­na­menti in tempo reale al quale fanno rife­ri­mento, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, la mag­gior parte dei prin­ci­pali organi d’informazione del mondo. La pagina di Face­book del quo­ti­diano inglese [che conta più di 87mila fans] è colma di com­menti, tutti da leg­gere, sul fatto.

Nel Regno Unito esi­ste una netta distin­zione tra la stampa seria e quella sen­sa­zio­na­li­sta, i tabloid, cosa che non avviene nella mag­gior parte dei casi nelle altre nazioni, Ita­lia inclusa, dove invece la distin­zione è pre­va­len­te­mente in ter­mini di rife­ri­mento ter­ri­to­riale con una divi­sione basata su stampa nazio­nale e locale.

Nello spez­zone di “Front Page”, film cult da vedere e rive­dere per chi si inte­ressa di gior­na­li­smo, ripro­po­sto nel video, Wal­ter Mat­thau dice a Jack Lem­mon [1.14″] “chi dia­volo vuoi che legga il secondo para­grafo?”.   Dichia­ra­zione di effi­ca­cia gior­na­li­stica ma anche di disprezzo nei con­fronti dell’approfondimento della noti­zia pro­prio di un’informazione degna di que­sto nome.

Quello che è avve­nuto con “The News of the World” è un avver­ti­mento che non deve rima­nere ina­scol­tato sui limiti che è neces­sa­rio adot­tare nella lotta per atti­rare audience che genera un gior­na­li­smo falso, esa­spe­rato, più vicino all’intrattenimento, al gos­sip, che all’informazione.

Di que­sto sono respon­sa­bili tanto coloro che lavo­rano nei gior­nali quanto i let­tori che forse da troppo tempo hanno rinun­ciato ad avere un’informazione seria ed equilibrata.

Se la stampa, ed i quo­ti­diani in par­ti­co­lare, sono un ele­mento impre­scin­di­bile per una demo­cra­zia moderna, come viene spesso viene affer­mato, è ora che tor­nino al ruolo di “cane da guar­dia”, abban­do­nando spet­ta­co­la­riz­za­zioni ed esa­spe­ra­zioni fini solo a se stesse [ri]conquistando il loro ruolo di organi d’informazione al ser­vi­zio del let­tore, del cittadino.

Mi inte­ressa il secondo paragrafo.

Update: Pare che anche Luca De Biase sia d’accordo.