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1-Word-of-Mouth-Is-the-Most-Common-Way-People-Get-News-From-Friends-and-Family
Pubblicato il 19 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

The State of the News Media 2013

E’ stato pub­bli­cato ieri “State of the News Media 2013″ rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sullo stato dei media, dalla tele­vi­sione alla stampa pas­sando ovvia­mente per il web e social media, negli Stati Uniti, giunto alla sua decima edizione.

L’edizione di quest’anno si basa in parte su 2009 inter­vi­ste tele­fo­ni­che ad adulti over 18, con affi­da­bi­lità del cam­pione che può avere oscil­la­zioni dell 2,5%  in fun­zione della nume­ro­sità che infi­cia sul valore sta­ti­stico, e in parte sull’aggregazione dei dati e delle evi­denze di ricer­che svolte nel corso del 2012 da PEW stessa e da altri isti­tuti di ricerca e fonti diverse.

La ricerca è dav­vero estre­ma­mente ampia e, per coloro che sono inte­res­sati a que­ste tema­ti­che, è un must la let­tura com­pleta delle diverse aree, dei diversi media che lo stu­dio ana­lizza. Per sin­tesi e foca­liz­za­zione ho con­cen­trato la mia ana­lisi alla parte rela­tiva ai quo­ti­diani, alla stampa ed al digitale.

In larga parte si con­fer­mano fon­da­men­tal­mente fatti già ampia­mente noti ed evi­denze già emerse da altre ricer­che sul tema.

La ricerca nel com­plesso evi­den­zia come l’approccio pre­va­lente alla quan­tità rispetto alla qua­lità dell’informazione sia per­dente. Il taglio dei costi, lo snel­li­mento delle reda­zioni impli­cano una com­ples­siva ridu­zione della qua­lità dell’informazione e le per­sone lo per­ce­pi­scono. Il 65% del cam­pione afferma di aver abban­do­nato una o più fonti d’informazione per­chè non più fun­zio­nale ai pro­pri biso­gni. Nel 48% dei casi le per­sone affer­mano di per­ce­pire una minor com­ple­tezza infor­ma­tiva rispetto al passato.

Ancora una volta il pas­sa­pa­rola da fami­liari e cono­scenti, amici, è il vei­colo d’informazione più rile­vante, il modo attra­verso il quale le per­sone rice­vono infor­ma­zioni [e noti­zie]. I social media sono la seconda fonte attra­verso la quale le per­sone acqui­si­scono infor­ma­zioni. Infor­ma­zioni che poi nel 77% dei casi ven­gono appro­fon­dite spesso o abba­stanza spesso.

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Social media il cui ruolo è in costante espan­sione con il 19% degli ame­ri­cani che afferma di aver visto una noti­zia o il titolo di una noti­zia il giorno prima attra­verso di que­sti [era il 9% nel 2010]. Twit­ter sep­pure abbia una minor pene­tra­zione rispetto a Face­book si con­ferma essere la fonte alla quale le per­sone attin­gono per le “brea­king news”.

Social media e cre­scente uti­lizzo della Rete in mobi­lità accre­scono la pres­sione sulle fonti d’informazione e mol­ti­pli­cano le sfide da affron­tare in quest’ambito.

Se da un lato il numero di per­sone che acqui­si­scono infor­ma­zioni online e dal digi­tale è in costante cre­scita ed è ormai la seconda fonte d’informazione dopo la tele­vi­sione, dall’altro lato resta il ben noto pro­blema dei ricavi in un mer­cato for­te­mente con­cen­trato nelle mani di pochi players che con­ti­nuano a domi­nare pre­po­ten­te­mente lasciando poco spa­zio all’industria dell’informazione. Per dirla in una bat­tuta, il futuro è qui adesso ma non è equa­mente distribuito.

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I gior­nali ini­ziano len­ta­mente a sta­bi­liz­zarsi ed i dati del 2012 final­mente con­ten­gono ele­menti di posi­ti­vità, sep­pur ancora deci­sa­mente moderata.

In  par­ti­co­lare sono le ven­dite dei gior­nali ad dare adito ad un cauto otti­mi­smo e spesso il pay­wall, come evi­den­ziato e richia­mato più volte in que­sti spazi, sono fun­zio­nali per aumen­tare le ven­dite della ver­sione cartacea.

Ben diverso il pano­rama dei ricavi pub­bli­ci­tari che nel digitale/online com­ples­si­va­mente sono cre­sciti “solo” del 3% nel 2012. Una ten­denza troppo mode­sta per com­pen­sare  le per­dite [-7,7%] del car­ta­ceo. Per quanto riguarda l’online la con­ti­nua discesa dei prezzi è ulte­riore ele­mento di pre­oc­cu­pa­zione ed evi­denza di come sia neces­sa­rio tro­vare altre fonti di ricavo, modelli di busi­ness dif­fe­renti dal pas­sato per i gior­nali e l’industria dell’informazione.

Nel com­plesso la dire­zione è verso i “new” media ma gli “old” media sono ancora molto pre­senti e rile­vanti, ben distanti dalla morte troppe volte annun­ciata [pour cause?].

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Molto simile a quella dei gior­nali la situa­zione dei perio­dici set­ti­ma­nali e men­sili. Ven­dite del car­ta­ceo e ricavi pub­bli­ci­tari in calo con il digi­tale che cre­sce ma ha un peso dav­vero mode­sto e non com­pensa le per­dite. Una ten­denza che non pare avere muta­menti signi­fi­ca­tivi nel medio ter­mine come mostra il gra­fico di sin­tesi sottostante.

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“State of the News Media 2013″ è pro­ba­bil­mente la più esau­stiva ed accu­rata foto­gra­fia della situa­zione dei media negli USA. Va però ricor­dato come la realtà sta­tu­ni­tense sia spesso distante da quella nostrana e come in molti casi i feno­meni che si veri­fi­cano oltreo­ceano non neces­sa­ria­mente abbiano luogo a distanza di tempo nel nostro Paese. Come tutte le foto­gra­fie è un’instantanea di un momento, utile a fis­sare idee e con­cetti ma da ela­bo­rare affin­chè possa essere fonte di ispi­ra­zione. La foto­gra­fia fon­da­men­tal­mente la cono­sce­vamo già a pre­scin­dere dal con­tri­buto del rap­porto comun­que pre­zioso, il film, per con­ti­nuare nella meta­fora, dob­biamo costruir­celo noi, cia­scuno per la pro­pria spe­ci­fica realtà.

L’infografica sotto ripor­tata rias­sume altri ele­menti del rap­porto, che come sem­pre torno ad invi­tare a leg­gere inte­gral­mente, che non sono stati toc­cati dalla mia per­so­na­lis­sima sin­tesi e deco­di­fica delle infor­ma­zioni rese disponibili.

Altre sin­tesi e let­ture dei dati del rap­porto sono ovvia­mente ampia­mente dispo­ni­bili. Tra le tante con­si­glio quella del NYTi­mes che si con­cen­tra sulle ten­denze delle tele­vi­sioni locali, di Poyn­ter che appro­fon­di­sce lo sbi­lan­cia­mento tra qua­lità e quan­tità dell’informazione citato in aper­tura e Mat­tew Ingram su Paid Con­tent che parla di luci ed ombre all’orizzonte.

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Online vs Offline
Pubblicato il 7 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Multimediale & Multitasking

Giu­seppe Gra­nieri, in un arti­colo pub­bli­cato su «La Stampa» all’inizio di que­sto mese che ana­lizza la situa­zione attuale e le pos­si­bili ten­denze della tran­si­zione dalla carta al digi­tale, apre ripor­tando una frase di Earl Wil­kin­son: “Noi in qual­che modo siamo osses­sio­nati dall’idea della carta oppo­sta al digi­tale”; tesi che il sot­to­scritto sostiene da anni aven­done par­lato a più riprese sin dal 2009.

Sul tema KPMG, nota società inter­na­zio­nale di con­su­lenza, ha pub­bli­cato l’estratto di una ricerca che ha rac­colto  le abi­tu­dini di con­sumo dei diversi media in 9 diverse nazioni. Il rap­porto evi­den­zia come  vi sia un insa­zia­bile appe­tito per i media in gene­rale da parte delle per­sone e come nel com­plesso i “new media”, il digi­tale, non abbiano sosti­tuito gli “old media” ma si siano affian­cati sia in ter­mini di tempo, che di con­se­guenza cre­sce come emerge da nume­rose altre ricer­che sul tema, che in ter­mini di atti­vità,  gene­rando quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di multitasking.

I dati emer­genti dallo stu­dio sug­ge­ri­scono che, men­tre vi sono buone ragioni per esa­mi­nare l’aumento dei media digi­tali e sociali, la grande popo­la­rità e la por­tata dei media tra­di­zio­nali non deve essere trascurato.

Sono cin­que i punti che le con­clu­sioni del rap­porto evi­den­ziano come aspetti prio­ri­tari sui quali intervenire:

  • Capire il con­su­ma­tore. Le aziende il più volte non rie­scono a gene­rare ricavi suf­fi­cienti dal con­te­nuto che for­ni­scono per­ché non offrono l’esperienza mul­ti­me­diale che i con­su­ma­tori stanno cercando.
  • Creare un nuovo modello pub­bli­ci­ta­rio. I media tra­di­zio­nali, imprese quali gli edi­tori di rivi­ste di fascia alta, non pos­sono più rima­nere come sem­plici inter­me­diari come avviene attual­mente ma devono for­nire agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari le metri­che del let­tore che faci­li­tino una rela­zione  uno-a-uno.
  • “Abbrac­ciare” il nuovo mondo.  Le aziende dei media tra­di­zio­nali hanno neces­sità di con­ti­nuare ad abbrac­ciare digi­tale ed evol­vere i pro­pri modelli di busi­ness per garan­tire il man­te­ni­mento delle loro posi­zioni di forza come newsbrand.
  • Ingag­giare i digi­tal multi-tasker. Asso­cian­dosi con le aziende tec­no­lo­gi­che in grado di tra­sfor­mare l’esperienza del ‘secondo schermo’ per arric­chire l’esperienza sia di con­su­ma­tori che inser­zio­ni­sti, com­bi­nando la por­tata del con­te­nuto tra­smesso con l’interattività online.
  • Tro­vare nuovi sistemi ed inno­vare per ren­dere l’online di valore come l’offline.

David Elms, Head of Media KPMG UK, spiega che: “ Non si tratta di svi­lup­pare una stra­te­gia azien­dale digi­tale  ma di svi­lup­pare una stra­te­gia di con­te­nuti che si esten­dono a tutti i media ed ai canali digitali”.

L’infografica di sin­tesi dei risul­tati sulle atti­vità mag­gior­mente effet­tuate nell’ultimo mese, sia online che offline, mostra come attual­mente nella stra­grande mag­gio­ranza delle nazioni esa­mi­nate la let­tura di un quo­ti­diano tra­di­zio­nale supera quella del cor­ri­spon­dente online.

La strada è fatta di con­ver­genza e cross­me­dia­lità. Il futuro è ibrido.

Online vs Offline

“Bonus track”: Non but­tate via il bam­bino con l’acqua sporca — “Don’t Throw the New­spa­per Out With the Bath­wa­ter: Print Media and Gene­ra­tion Y” — da leg­gere.

Pubblicato il 11 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Newsgames [e censura]

I new­sga­mes e gli edi­to­rial games asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat, che con­senta di coin­vol­gere l’utenza in un modo attual­mente ini­bito dalle tec­ni­che clas­si­che finora uti­liz­zate. Il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e aumenta la per­ma­nenza, il tempo sul sito del quo­ti­diano online qua­lora fosse allo­cato in tale spa­zio al pari di altri for­mati mul­ti­me­diali di dif­fu­sione delle notizie.

Lon­tani dall’essere impe­ne­tra­bili come sono spesso tutt’oggi i quo­ti­diani, attra­verso il gioco si pos­sono dise­gnare espe­rienze “friendly user” acces­si­bili a tutte le fasce d’età uti­liz­zando il tipo adatto all’utenza ed all’informazione da tra­smet­tere. Sono moda­lità che hanno già tro­vato ampio impiego in altri set­tori per i quali l’efficacia è stata ampia­mente dimostrata.

Nati come media da uti­liz­zare “one shot” per avve­ni­menti di por­tata pla­ne­ta­ria, attual­mente pre­sen­tano limi­ta­zioni legate a costi e tempi di svi­luppo rispetto ai quali sono stati creati spe­ci­fici pro­getti di ricerca che con­sen­tano di sor­pas­sare que­sti ostacoli.

Game the News è un por­tale inte­ra­mente dedi­cato, come dice il nome stesso, ai gio­chi come media per tra­sfe­rire infor­ma­zioni, noti­zie, siano esse rela­tive a temi eco­no­mici, scien­ti­fici o socio-politici che recen­te­mente ha creato End­game Syria  esplo­ra­zione inte­rat­tiva della guerra civile in corso, che mette il gio­ca­tore, le per­sone in grado di fare le scelte per vin­cere la pace e la guerra.

End­game Syria è una libera esplo­ra­zione inte­rat­tiva degli avve­ni­menti in corso in Siria oggi. Si tratta di una notizia-gioco, una simu­la­zione che uti­lizza l’interattività con­sen­tendo di esplo­rare un mondo vero e pro­prio legato a que­sti tra­gici eventi che la nazione sta vivendo.

Svi­lup­pato in circa due set­ti­mane, il gioco per­mette agli utenti di esplo­rare le pos­si­bi­lità di cui dispon­gono i ribelli siriani simu­lando il con­flitto al suo finale [di par­tita]. Ogni scelta che l’utente fa ha delle con­se­guenze: i tipi di unità mili­tari che può distri­buire, i per­corsi poli­tici che si sce­glie di adot­tare. Non solo ogni scelta impatta la situa­zione attuale, ma le scelte pos­sono inci­dere sull’esito finale. Gli utenti pos­sono gio­care e ripro­durre gli eventi per vedere come scelte diverse sul ter­reno potreb­bero por­tare a risul­tati diversi.

End­game Syria può essere gio­cato diret­ta­mente nella sua ver­sione html in rete e sono state rea­liz­zate anche le ver­sioni per smart­pho­nes e tablet sia android che iOS ma pur­troppo la ver­sione per gli uti­liz­za­tori di un device Apple non è dispo­ni­bile poi­chè l’azienda di Cuper­tino, secondo quanto riporta «The Guar­dian», non ha “appro­vato ” il gioco per i suoi con­te­nuti poli­tici. Una cat­tiva pra­tica che non è una novità per l’azienda in que­stione che già in pas­sato aveva adot­tato simili com­por­ta­menti di cen­sura dav­vero deprecabili.

Endgame Syria

Update del 12.01: Gra­zie alla segna­la­zione di Arianna Cic­cone sco­pro che poche ore dopo la pub­bli­ca­zione di que­sto arti­colo sul «The Guar­dian» pro­pone “News as games: immo­ral or the future of inte­rac­tive jour­na­lism?” tema e con­clu­sioni molto vicine, deci­sa­mente in sin­to­nia con quanto affer­mato dal sot­to­scritto in que­sti spazi con l’ultimo para­grafo che con­clude: “Fun­da­men­tally, new­ga­mes repre­sent a means of sha­ring infor­ma­tion via a for­mat that huge num­bers of peo­ple are enga­ged with; it is not unwise and fri­vo­lous to explore those pos­si­bi­li­ties, it seems unwise and fri­vo­lous not to”, come appunto viene detto nel primo para­grafo di que­sto articolo.

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Pubblicato il 21 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Online Storytelling e Long Form Journalism

Molto spesso si afferma che la let­tura online è veloce e che dun­que gli arti­coli devono neces­sa­ria­mente essere brevi. Affer­ma­zione che pro­ba­bil­mente nasce da una con­fu­sione che non è solo di lin­guag­gio tra veloce e distratta, tra disin­te­res­sata [nel senso di non inte­res­sata, non inte­res­sante] e coinvolta.

«The New York Times» [di]mostra invece cosa è pos­si­bile fare per ren­dere più coin­vol­gente l’esperienza di let­tura online.

E’ online da ieri “Snow Fall”, sto­ria di una ter­ri­bile valanga sulle Cascade Moun­tains vicino a Washing­ton che a tutta pagina, con un lay­out essen­ziale e pulito gra­fi­ca­mente, fonde testo, imma­gini, video, mappe inte­rat­tive ed altri ele­menti gra­fici che si rin­no­vano men­tre si pro­cede nella let­tura ren­den­dola un’esperienza dav­vero coin­vol­gente e con­sen­tendo alle per­sone di appro­fon­dire, se desi­de­rato, rispetto a quanto ripor­tato nel testo.

Approc­cio repli­cato con­cet­tual­mente, sep­pure con una minor puli­zia gra­fica, nell’articolo, gran pezzo di gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo, su come Wall Mart abbia effet­tuato pra­ti­che scor­rette e cor­rotto per entrare con i pro­pri punti ven­dita in Messico.

Arti­coli  che in entrambi i casi vanno ben oltre le 10mila bat­tute la cui rea­liz­za­zione, sia sotto il pro­filo di uti­lizzo delle tec­no­lo­gie dispo­ni­bile che per quanto riguarda la filo­so­fia, l’approccio con­cet­tuale, ven­gono spie­gate da Steve Due­nes, Gra­phics Direc­tor, e Andrew Kue­ne­man, Digi­tal Design, che hanno lavo­rato ad entrambi i pro­getti, in una loro inter­vi­sta con­cessa al «The Atlantic».

Snow Fall

Moda­lità che sta­rebbe per appro­dare anche in Ita­lia secondo quanto riporta «Ita­lia Oggi» che rac­conta dell’uscita ormai pros­sima di Marco Alfieri, firma eco­no­mia di «La Stampa» dal quo­ti­diano pie­mon­tese che lo por­te­rebbe a «Lin­kie­sta» a gui­dare, appunto, una nuova ini­zia­tiva, che dovrebbe chia­marsi “Lin­k­book”, che a regime dovrebbe edi­tare tra le 3 e le 4 inchie­ste set­ti­ma­nali con appro­fon­di­menti su temi diversi cia­scuno della lun­ghezza di 20 — 30mila bat­tute al cui interno saranno pre­senti con­tri­buti video e un per­corso inte­rat­tivo di informazione.

L’immagine sot­to­stante mostra la dif­fe­renza tra un arti­colo “nor­male” e quanto rea­liz­zato dal NYTi­mes con “Snow Fall”

Il pro­blema non è che le per­sone sono distratte, il pro­blema è che evi­den­te­mente la mag­gio­ranza dei gior­nali non è in grado di inte­res­sarle, di coinvolgerle.

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Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, se vole­ste appro­fon­dire ulte­rior­mente, ne scri­vono anche The Eco­no­mist, Poyn­ter, Fish­bo­wlNY e Gaw­ker

Live Blogging Engagement
Pubblicato il 26 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Live Blogging: Content Curation & Coinvolgimento del Lettore

Una ricerca svolta del dipar­ti­mento di gior­na­li­smo della City Uni­ver­sity of Lon­don, che ha ana­liz­zato la pro­du­zione, la forma e il con­te­nuto di 146 live­blogs pub­bli­cati tra l’aprile 2011 e il giu­gno 2011 sul sito del «The Guar­dian», mostra che  tempi di let­tura dei live blogs hanno pre­sta­zioni deci­sa­mente supe­riori rispetto ai clas­sici ele­menti sta­tici quali una foto gal­lery o un arti­colo, con minuti spesi in pagina di gran lunga mag­giori rispetto alle altre due cate­go­rie, più tra­di­zio­nali, prese in considerazione.

Le impli­ca­zioni sono sia gior­na­li­sti­che che economiche.

Ne parlo quest’oggi nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory. Buona lettura.

Da leg­gere, sem­pre basati, anche, sui risul­tati dello stu­dio, “Rea­ders like it live and the beau­ti­fi­ca­tion of news” pub­bli­cato sul sito di Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2013 e “Why live­blogs out­per­form other online news for­mats by up to 300%” pub­bli­cato da Jour­na­lism UK.

Condivisioni Quotidiani Online Twitter
Pubblicato il 24 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Condivisioni Quotidiane

«Un paese più infor­mato è un paese più demo­cra­tico» è una piat­ta­forma, creata da Cemit DS, in cui si tro­vano aggre­gati tutti i tweet ita­liani con­te­nenti il link ad uno dei prin­ci­pali quo­ti­diani online.

Il lay­out mette in evi­denza una rap­pre­sen­ta­zione gra­fica del numero di con­di­vi­sioni di ogni quo­ti­diano, negli ultimi sette giorni e in totale. Il gra­fico rap­pre­senta visi­va­mente quale dei quo­ti­diani è più con­di­viso. Nella colonna a sini­stra è invece pos­si­bile visua­liz­zare le con­di­vi­sioni  del sin­golo quo­ti­diano evi­den­ziando chi ha con­di­viso cosa su Twit­ter.  Sele­zio­nando il sin­golo quo­ti­diano è inol­tre pos­si­bile vedere chi ha con­di­viso cosa su Twitter.

Viene  visua­liz­zata l’analisi degli ultimi 7 giorni e totale [dal 21/10, giorno in cui è ini­ziata la rile­va­zione], opzione che è pos­si­bile sele­zio­nare dalle lin­guette in alto. Dalle lin­guette in basso invece si pos­sono sele­zio­nare due varia­bili: il numero di utenti a tweet­tare e il numero di tweet totali, la dif­fe­renza in que­sto caso è rap­pre­sen­tata dal numero di utenti unici e quellli, invece, che fanno più di un tweet.

Ini­zia­tiva utile e inte­res­sante, anche per i pre­sup­po­sti su cui si fonda di pro­muo­vere l’informazione come stru­mento di una demo­cra­zia sana, argo­mento “caldo” di que­sti giorni. Bravi.

DH Le Sports
Pubblicato il 8 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Soluzioni all’Obsolescenza della Carta

Tutti i gior­nali ita­liani ieri sono usciti con una prima pagina che era vec­chia, obso­leta. Men­tre in Rete, ma anche in tele­vi­sione ed alla radio, la vit­to­ria di Obama era ormai noti­zia nota, i quo­ti­diani del nostro Paese usci­vano con titoli incerti sul risul­tato delle pre­si­den­ziali sta­tu­ni­tensi. Ne parla Marco Pra­tel­lesi che sin­te­tizza otti­ma­mente la situ­zione in “Obama, la stampa, la rete e un sistema che invec­chia senza cambiare”.

Situa­zione che si è veri­fi­cata in tutta Europa poi­chè la dif­fe­renza di fuso ora­rio non ha con­sen­tito di uscire con quella che indub­bia­mente era LA noti­zia del giorno. In realtà, spul­ciando tra le diverse testate euro­pee si sco­pre che alcuni quo­ti­diani sono riu­sciti ad arri­vare ai loro let­tori con un gior­nale che fosse aggior­nato. E’ il caso del «The Guar­dian» che citavo ieri ma anche, per restare in Gran Bre­ta­gna, del «The Times» ai quali si aggiun­gono il tede­sco «Bild», l’olandese «Het Parol», il belga — in lin­gua fiam­minga — «DM Mor­gen», lo spa­gnolo «La Van­guar­dia» e la bril­lante prima pagina dello sviz­zero — in lin­gua tede­sca «Aar­gauer Zei­tung» [di]mostrando che con un’adeguata orga­niz­za­zione delle reda­zioni è pos­si­bile, a parità di con­di­zione per quanto riguarda la filiera distri­bu­tiva, arri­vare in edi­cola con un pro­dotto fre­sco, aggiornato.

 

                                                                                                                                  Un’organizzazione, una strut­tura orga­niz­za­tiva azien­dale deve essere adat­tata, adatta, al mer­cato in cui l’impresa opera, si tratta di un fatto noto che le dif­fe­renze tra i 7 quo­ti­diani euro­pei suc­ci­tati ed “il resto del mondo” evi­den­zia con chiarezza.

Una solu­zione com­ple­men­tare arriva dall’esempio del quo­ti­diano spor­tivo belga «DH Le Sports».  Il quo­ti­diano fran­co­fono ha infatti adot­tato una bril­lante solu­zione: quella di uti­liz­zare un QR code che col­lo­cato in prima pagina sul viso del can­di­dato for­niva al let­tore la pos­si­bi­lità di cono­scere in tempo reale il vin­ci­tore delle elezioni.

Se sin ora l’utilizzo degli “action code” era stato pre­va­len­te­mente in ambito pub­bli­ci­ta­rio, il caso del gior­nale belga con­ferma come que­sti pos­sano essere uti­liz­zati in ambito gior­na­li­stico offrendo sia la pos­si­bi­lità di mostrare con­te­nuti aggiun­tivi che sulla carta non tro­vano spa­zio che, come in quest’occasione, per offrire alle per­sone un’esperienza di let­tura ed una velo­cità di aggior­na­mento che la carta di per se stessa non è in grado di offrire.

Il futuro della carta è ibrido.

Numero condivisioni Articoli HuffPostItalia
Pubblicato il 6 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Gli [In]Successi dell’Huffington Post

Pare che anche le “mac­chine da guerra” tal­volta si incep­pino. E’ que­sto il caso dell’Huffington Post nell’ultimo mese che qual­cuno ha pron­ta­mente ribat­tez­zato iro­ni­ca­mente Huf­fing­ton Flop. Pro­ce­diamo con ordine.

Nella mia colonna set­ti­ma­nale per l’Osservatorio euro­peo di gior­na­li­smo, par­tendo da un’analisi [*] dell’amplificazione sociale pro­dotta dagli utenti, dalle per­sone, attra­verso i social net­work degli arti­coli pub­bli­cati tra il 25 set­tem­bre [giorno del lan­cio] ed il 25 otto­bre dal quo­ti­diano online diretto da Lucia Annun­ziata, incro­ciando altri dati, provo ad ana­liz­zare l’andamento di L’Huffington Post Ita­lia un mese dopo. Emerge, lo anti­cipo, uno sboom di enga­ge­ment e cir­cu­la­tion che, nono­stante un mese sia un periodo ridotto per valu­tare il suc­cesso, o meno, di un’iniziativa, cer­ta­mente non pare in linea con gli ambi­ziosi obiet­tivi dichia­rati al lancio.

Se per caso non siete tra coloro che hanno già letto ieri l’articolo [#] lo tro­vate QUI.

Sem­pre un mese fa Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato una piat­ta­forma di user gene­ra­ted repor­ting. Fir­sthand, que­sto il nome dato all’iniziativa di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, dovrebbe favo­rire l’engagement delle diverse comu­nità a livello locale con­sen­tendo loro di con­di­vi­dere idee ed imma­gini sulla prpria realtà.

Secondo quanto dichia­rato da Peter Good­man, busi­ness edi­tor dell’ Huf­fing­ton Post, Fir­sthand dovrebbe per­met­tere di cono­scere noti­zie, infor­ma­zioni sulle diverse realtà locali che altri­menti non emer­ge­reb­bero, uti­liz­zando le comu­nità per inte­grare il lavoro gior­na­li­stico della testata. Come nella “filo­so­fia” azien­dale, pur non trat­tan­dosi di opi­nioni ma di noti­zie, ugual­mente non è pre­vi­sta l’ipotesi di com­pen­sare, almeno in parte, il lavoro svolto con sistemi di reve­nue sharing.

L’abuso della parola com­mu­nity vor­rebbe alleg­ge­rire la subor­di­na­zione delle audience e la pri­ma­zia delle for­mule reda­zio­nali adot­tate, copia con­forme dei modelli gerar­chici delle aziende patro­ci­na­trici, un trucco troppo evi­dente per con­vin­cere sugli obiet­tivi dichia­rati, ed infatti ad oggi sono sola­mente 24 le sto­rie pub­bli­cate e il livello di par­te­ci­pa­zione, almeno vedendo la scar­sità di com­menti alle, poche, sto­rie cari­cate sulla piat­ta­forma, è dav­vero ai minimi livelli.

Infine, sem­pre Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana l’applicazione di Huf­f­Post Live, strea­ming video net­work attivo da ago­sto di quest’anno. Subito dopo due ex dell’Huffington Post, Ken Lerer and Eric Hip­peau, hanno lan­ciato Now­This News, appli­ca­zione con­cor­rente che però pare avere un numero di opzioni e carat­te­ri­sti­che deci­sa­mente più inte­res­santi che, a parità di con­di­zione, dovreb­bero con­sen­tire un mag­gior suc­cesso rispetto a quella rea­liz­zata dalla coraz­zata capi­ta­nata da Arianna Huffington.

Se, come recita il detto, non c’è il due senza il tre sarebbe dav­vero un periodo di insuc­cessi per la media com­pany staunitense.

[*] I dati ana­li­tici delle con­di­vi­sioni gior­na­liere di Huf­f­Post Ita­lia sono dispo­ni­bili su richiesta.

[#] L’articolo è stato “ripreso” da Affari Ita­liani — QUI — in maniera che mi pare poco cor­retta poichè:

a) Non è stata chie­sta auto­riz­za­zione nè al sot­to­scritto nè a EJO

b) Sono stati rimossi i link — che sono parte dell’articolo e ne danno senso

c) E’ stato cam­biato il titolo  [update: nel silen­zio è stato messo il titolo ori­gi­nale, ora]

d) Sono state rimosse le imma­gini — che, come al punto b, non sono deco­ra­tive ma aiu­tano il let­tore a comprendere

e) L’articolo è stato ripreso integralmente.

Pubblicato il 29 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro è Ibrido

Mutuando l’idea, il con­cetto, da quello auto­mo­bi­li­stico di vei­coli a pro­pul­sione ibrida, dun­que con due sistemi di spinta com­ple­men­tari, ho deciso di tito­lare il mio inter­vento di domani 30 otto­bre al con­ve­gno dell’ANES, Asso­cia­zione Nazio­nale Edi­to­ria Perio­dica Spe­cia­liz­zata, “Il Futuro è Ibrido”.

Inter­vento nel quale par­lerò delle oppor­tu­nità offerte dalla con­ver­genza e dalla cross­me­dia­lità anche attra­verso esempi con­creti di come l’utilizzo dei QR codes, che mi è pia­ciuto defi­nire “action codes”, della realtà aumen­tata, e di altre solu­zioni pos­sano creare valore aggiunto per le pub­bli­ca­zioni cartacee.

Tenendo conto che, come sem­pre avviene, sono un punto di appog­gio al ragio­na­mento, qui sotto tro­vate le slide.

Sem­pre in tema, si con­si­glia la let­tura di “The World Is Not Enough: Goo­gle and the Future of Aug­men­ted Reality”

Interruption
Pubblicato il 21 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

In Memoria della Pubblicità

Durante la prima set­ti­mana di que­sto mese si è tenuta a New York la Adver­ti­sing Week, 5 gior­nate con 200 eventi per discu­tere, con­fron­tarsi sulle ten­denze del mar­ke­ting e della comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Nella prima gior­nata una ses­sione è stata dedi­cata al fune­rale della pub­bli­cità. Pren­de­tevi in que­sta dome­nica autun­nale mezz’ora di tempo per vedere il video di “In Memory of Adver­ti­sing”, pro­vo­ca­zione con tanto di coro gospel del chief com­mer­cial offi­cer di JWT Nord Ame­rica che in maniera tanto pun­gente quanto effi­cace spiega per­chè la pub­bli­cità — tra­di­zio­nale — è morta.

Gene­rale scarsa capa­cità di coin­vol­gi­mento con lin­guaggi e moda­lità di por­gere arcaici, anche per quanto riguarda l’advertising online, che non si sono ancora adat­tati ed evo­luti alla comu­ni­ca­zione digi­tale quale, ad esem­pio, l’imperversare di  ban­ner sem­pre più inva­sivi che sono la mera tra­spo­si­zione digi­tale di vec­chi schemi di comu­ni­ca­zione che, appunto, sono morti.

Alla visione del video sug­ge­ri­sco di abbi­nare la lezione di Alberto Abruz­zese, pro­fes­sore ordi­na­rio di socio­lo­gia dei pro­cessi cul­tu­rali e comu­ni­ca­tivi e diret­tore dell‘istituto di comu­ni­ca­zione presso l‘Università IULM di Milano, su nuovi media e nuovi linguaggi.

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