natale

Pubblicato il 25 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Jesus Christ Superstar

“Jesus Christ Super­star”, film pro­dotto nel 1973, tratto dall’ opera musi­cale andata in scena per la prima volta a Broad­way nel 1971, rac­conta gli ultimi 6 giorni di vita di Gesù Cri­sto nella maniera più anti­con­ven­zio­nale, ma forse anche più rea­li­stica, con cui possa essere narrata.

Il film ha otte­nuto nume­rosi rico­no­sci­menti inter­na­zio­nali sia per il girato che per la musica ed ancora oggi, ad oltre 40 anni dalla prima rap­pre­sen­ta­zione tea­trale, con­ti­nua ad andare in scena a testi­mo­nianza del suo suc­cesso e della sua attualità.

La ver­sione inte­grale del film è stata cari­cata su You­Tube meno di 4 mesi fa e, in que­sti giorni in cui le tele­vi­sioni tra­smet­tono la decima replica di “Una pol­trona per due” [et simi­lia], tra­scor­rere circa un’ora e mezza per [ri]vederlo è secondo me un’opzione molto inte­res­sante, con rap­pre­sen­ta­zioni di Maria Mad­da­lena e di Giuda dav­vero straor­di­na­rie ed una musica che ha fatto la sto­ria del rock.

Auguri e Buon Natale!

Christmas Life
Pubblicato il 23 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale 2012

San­dro, l’amico al quale avevo già dedi­cato il rac­conto di Natale nel 2011, era andato dal den­ti­sta, una pic­cola caria e soprat­tutto una spe­cie di bolla che sen­tiva in fondo al palato con la lin­gua e che, quando qual­che volta si con­ce­deva “un’ammazzacaffè” dopo cena, gli bruciava.

Erano già un paio di mesi che ce l’aveva, lui con i medici non andava tanto d’accordo, ma adesso aveva deciso di farsi vedere. Segui­rono un paio di mesi di ana­lisi, di visite spe­cia­li­sti­che e di den­ti­sti, tre, che dice­vano la loro, spesso diversa. L’ultimo den­ti­sta al quale si rivolse, “un pro­fes­so­rone” con pub­bli­ca­zioni scien­ti­fi­che e lavori sta­tu­ni­tensi appena lo vide lo mandò di corsa al labo­ra­to­rio di ana­lisi dell’università con la quale col­la­bo­rava a fare un biop­sia. “Non sarà niente sicu­ra­mente, alla sua età è molto dif­fi­cile che…, non si pre­oc­cupi è solo per sicu­rezza” disse il pro­fes­sore a Sandro.

Pas­sa­rono due lun­ghe set­ti­mane di attesa e arri­va­rono, final­mente, i risul­tati dell’esame. Il pri­ma­rio del reparto volle con­se­gnar­glieli per­so­nal­mente. Arrivò con al seguito uno stuolo di medici e pra­ti­canti, come spesso accade, lo sguardo sfug­gente e gli disse: “è quello che ave­vamo detto”, “cioè?” replicò San­dro, lo sguardo si abbassò e pro­nun­ciò solo poche parole, quelle che nes­suno vor­rebbe mai sen­tirsi dire, “è un tumore, biso­gna ope­rare il prima possibile”.

San­dro, sguardo da duro, da uno che nella vita ne ha viste tante, ma cuore tenero, volle sapere tutto sul tipo di inter­vento, la durata, le pro­ba­bi­lità di sal­vezza e mille cose ancora. Il pro­fes­sore si man­te­neva distante da lui accer­chiato dagli altri camici bian­chi, gli disse che erano neces­sari altri esami ma che orien­ta­ti­va­mente l’intervento sarebbe durato almeno 8 ore e che però era riso­lu­tivo; al 90%. San­dro guardò Carla, la moglie, che per l’occasione l’aveva accom­pa­gnato, si girò verso il pro­fes­sore e disse: “va bene operiamo”.

Dopo una decina di giorni fu chia­mato dalla segre­te­ria dell’ospedale, “si pre­senti a digiuno gio­vedì pros­simo, dob­biamo farle gli esami di pre rico­vero e farla par­lare con l’anestesista”. Lo sguardo sfug­gente ancora una volta del pri­ma­rio che avrebbe dovuto ope­rarlo e l’approssimazione dell’anestesista lo con­vin­sero che no, non era con quelle per­sone, in quella strut­tura, che voleva gio­carsi la vita e gra­zie ad ami­ci­zie [si sa come fun­ziona, ahimè, in Ita­lia] riu­scì ad otte­nere una visita allo IEO [*], la miglior strut­tura in Ita­lia per que­sto tipo di patologie.

Fu così che in capo a un mese, dopo altri esami ed appro­fon­di­menti, lo con­tat­ta­rono “si pre­senti il 9 gen­naio qui da noi a Milano, il 10 mat­tina sarà ope­rato” gli dissero.

E’ ini­ziato così il 2012 di San­dro, entrato in sala ope­ra­to­ria il 10 mat­tina ed uscito l’11 dopo 12 ore di inter­vento e 10 in tera­pia inten­siva in osser­va­zione e un altro inter­vento di altre 4 ore l’11 notte per delle com­pli­ca­zioni post ope­ra­to­rie. Doveva stare un paio di set­ti­mane in ospe­dale ma vi rimase invece per circa un mese, altre com­pli­ca­zioni pro­prio la mat­tina del giorno in cui doveva essere dimesso, da solo tranne qual­che visita di amici, poi­ché lui non abi­tava a Milano e la moglie dopo i primi giorni era rien­trata a casa a curare la loro figlia di soli tre anni.

La gioia del ritorno casa fu minata dalle dif­fi­coltà post ope­ra­to­rie. Ancora non riu­sciva a man­giare se non qual­che pap­pina, gli omo­ge­neiz­zati che si danno per lo svez­za­mento ai bimbi, fati­cava a deglu­tire ed anche la par­lata non era fluida. Tutto que­sto lo ren­deva molto teso, ner­voso mi disse quando andai a tro­varlo pochi giorni dopo. Lui era un uomo d’azione, sem­pre in movi­mento, quando andò dalla logo­pe­di­sta per miglio­rare sia l’alimentazione che il ver­bale la prima cosa che le disse fu che entro due mesi doveva par­te­ci­pare come rela­tore ad un con­ve­gno che non voleva per­dersi per nes­suna ragione al mondo, dove­vano met­terlo in con­di­zione di par­lare bene per allora. “Io a quel con­ve­gno ci vado anche sui gomiti” fu una delle prime cose che mi rac­contò durante il nostro incontro.

Strin­gendo i denti come era nel suo carat­tere San­dro par­te­cipò a tutti e cin­que i giorni della mani­fe­sta­zione e i suoi inter­venti furono apprez­zati dai par­te­ci­panti ma San­dro, che appas­sio­nato del suo lavoro ne aveva sem­pre fatto la prio­rità asso­luta nella vita, que­sta volta non era con­tento. Sua moglie Carla all’ultimo momento non aveva voluto venire, nono­stante lui l’avesse sol­le­ci­tata più volte in tal senso, accam­pando motivi che a lui pare­vano banali, delle giu­sti­fi­ca­zioni più che delle reali moti­va­zioni; c’era qual­cosa che non andava, se lo sentiva.

Lo chia­mai il 20 mag­gio sera, nella zona dove abi­tava c’era stato il ter­re­moto e volevo assi­cu­rami che lui e la sua fami­glia stes­sero bene, che la sua casa non avesse subito danni. Mi rispose quando pre­oc­cu­pato stavo per riat­tac­care dopo tanti squilli a vuoto. “Sai Pier Luca, non avevo voglia di rispon­dere, non te la pren­dere non ce l’ho con te ovvia­mente, ma, dav­vero, non ho voglia di par­lare con nes­suno oggi” furono le sue prime parole. Gli chiesi se la casa avesse avuto gravi danni, se lui, sua moglie e sua figlia stes­sero bene ancor più pre­oc­cu­pato dalla sua rispo­sta. “No alla casa non è suc­cesso nulla e stiamo tutti bene di salute gra­zie, ma da sta­mat­tina dopo una furiosa liti­gata sono andato via di casa, Carla mi ha detto di fare le vali­gie e di lasciarla in pace. Quando ti si dice così non puoi far altro che togliere il disturbo” mi disse con la voce rotta dai sin­ghiozzi del pianto.

Lui amava tan­tis­simo sua moglie, quando me ne par­lava nei nostri incon­tri gli bril­la­vano gli occhi tutte le volte che la nomi­nava era evi­dente a chiun­que che lei fosse molto impor­tante per lui che 7 anni prima si era tra­sfe­rito nella zona di resi­denza della moglie pro­prio per andare a vivere insieme.

Da allora, nono­stante San­dro abbia ten­tato di ricu­cire la rela­zione, non c’è stato un seguito posi­tivo e, dopo le con­suete pra­ti­che legali, lui ha scelto di allon­ta­narsi dalla loca­lità dove vive­vano insieme, anche se non troppo per stare, almeno, vicino a sua figlia, per pro­vare a dimen­ti­care, a rimuo­vere gra­zie alla distanza quel che ha nel cuore stra­ziato dal dolore della separazione.

Per for­tuna la malat­tia ormai è alle spalle, curata con suc­cesso, pare, ed anche il lavoro gli “gira bene” e lo tiene impe­gnato, una cosa impor­tante, ma quando ci vediamo [ora che è solo capita più spesso] non posso fare a meno di notare come sia cupo, quanto sia sva­nito il sor­riso sul suo volto che invece prima, anche nei giorni duri del can­cro, era gio­ioso, con quel suo fare che sino a pochi mesi fa si carat­te­riz­zava per avere sem­pre una bat­tuta scher­zosa che a mi strap­pava sem­pre un sor­riso se non una risata.

Una sto­ria, ahimè tri­ste, che ho voluto rac­con­tare, uscendo dai temi nor­mal­mente trat­tati in que­sti spazi, per nar­rare, per ricor­dare a quanti troppo spesso lo dimen­ti­cano, quanto sia impor­tante nella vita di tutti noi l’amore e quanto impor­tante sia altret­tanto non dimen­ti­car­sene mai nep­pure nei momenti in cui ci fac­ciamo sopraf­fare da altri eventi, da cose che in quel deter­mi­nato momento ci appa­iono più rile­vanti, altri­menti, prima o poi ci tro­ve­remo nella situa­zione di pentircene.

Tene­telo, tenia­molo a mente, anche, in que­sti giorni che tra­di­zio­nal­mente sono dedi­cati alla fami­glia, qua­lun­que essa sia dal mio punto di vista, di fatto, tra­di­zio­nale o di per­sone dello stesso sesso che si vogliono bene.

Un abbrac­cio sin­cero a voi e ai vostri cari, con l’augurio di un buon Natale pieno d’amore. Davvero.

Christmas Life

[*] San­dro, al quale per cor­ret­tezza ho fatto leg­gere in ante­prima que­sto rac­conto nono­stante venga uti­liz­zato uno pseu­do­nimo, mi ricorda che è pos­si­bile fare acqui­sti o dona­zioni allo IEO, io l’ho fatto. Anche que­sto è Natale; auguri ancora.

Pubblicato il 24 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale

Una saletta affit­tata in un luxury bou­ti­que hotel, un 4 stelle stelle dav­vero unico nel suo genere, un po’ fuori mano ma con carat­te­ri­sti­che da lasciare di stucco anche chi, per pia­cere e per dovere, di alber­ghi ne ha visti dav­vero tanti nella sua vita.

San­dro [nome di fan­ta­sia], più di 20 anni pas­sati tra scri­va­nia e mar­cia­piede nelle file del mar­ke­ting e delle ven­dite, vi era arri­vato dopo essere stato con­tat­tato via Lin­ke­din. Una sua amica, una per­sona con la quale era in con­tatto da diverso tempo, lavo­rava già da un annetto in una web agency ed ora cer­ca­vano un diret­tore commerciale.

L’ambiente era quasi sur­reale, molto hi tech, gla­ciale. Più che in un hotel sem­brava di essere nel  caveau di una banca o forse in una di quelle stanze a tem­pe­ra­tura con­tral­lata dove ven­gono custo­diti i ser­ver. Un posto dav­vero strano, San­dro si guar­dava intorno smar­rito, incerto, osser­vava l’ambiente con un sen­ti­mento misto tra mera­vi­glia e repulsione.

Nella saletta che dava nell’ampio e lumi­noso ingresso dell’albergo c’era una cop­pia, un uomo ed una donna, giovani.

“Buon­giorno e ben arri­vato. Gra­zie di essere venuto. Si acco­modi, prego” disse lei. San­dro prese posto, l’uomo, “un ragaz­zotto” di quelli che sotto gli abiti fir­mati all’ultima moda cer­cano di nascon­dere le pro­prie ori­gini, alla sua destra, di fronte lei, la donna, tipo fine, forse con troppi gio­ielli addosso, dai tratti del viso tra­diva una certa rigi­dità avreb­bero detto gli esperti di fisiognomica.

“Siamo una start up, fon­data un anno fa,vogliamo fare le cose per bene.  Il primo anno è andato bene e siamo già a pareg­gio di bilan­cio, sà siamo una SPA”, ci tenne a sot­to­li­neare subito l’uomo. “Abbiamo 11 agenti e sin ora me ne sono occu­pato io”, con­ti­nuò, “ma ora vogliamo espan­derci, arri­vare a coprire tutta Ita­lia e per que­sto cer­chiamo un diret­tore com­mer­ciale, una per­sona di espe­rienza che abbia il pre­si­dio di quest’area dell’azienda, così potrò, final­mente fare l’Amministratore Dele­gato a tempo pieno” con­cluse, non senza far tra­spa­rire il pro­prio orgo­glio men­tre ne parlava.

A quell’incontro, come suc­cede sem­pre in que­sti casi, ne segui­rono altri e, alla fine, San­dro, nono­stante un penoso mer­can­teg­gia­mento sulle con­di­zioni eco­no­mi­che, decise di accet­tare.  Si a lui, anche se non era più gio­va­nis­simo, le sfide pia­ce­vano ancora, gli pia­ceva l’idea di met­tersi in gioco e dare il suo con­tri­buto alla riu­scita di un pro­getto impren­di­to­riale, al rag­giun­gi­mento di un successo.

Basta­rono pochi giorni di lavoro per capire che i numeri citati in fase di col­lo­quio erano distanti dalla realtà e meno di un paio di mesi per sta­bi­lire che il per­corso e gli obiet­tivi erano da rive­dere, da ride­fi­nire sia in  ter­mini di curva di svi­luppo che a livello di approc­cio strategico.

San­dro, com’era abi­tuato a fare da sem­pre nel suo lavoro, al ter­mine del terzo mese scrisse un docu­mento di ana­lisi. Una foto­gra­fia della situa­zione del primo tri­me­stre, pro­blemi, dif­fi­coltà e, ovvia­mente, pro­po­ste di solu­zione. Lo rilesse un paio di volte, smussò qual­che eccesso cer­cando di ammor­bi­dire se non la sostanza almeno la forma e lo mandò per mail all’Amministratore Dele­gato e, per cono­scenza, alla Respon­sa­bile Ammi­ni­stra­tiva, la donna, part­ner con una quota di mino­ranza della società. “Vi prego di con­si­de­rare il docu­mento alle­gato una base di discus­sione, ele­mento di con­fronto fat­tivo che spero di avere al più pre­sto”  c’era scritto in calce alla mail come accompagnamento.

Il con­fronto, per così dire, avvenne solo a distanza di oltre 40 giorni nella sala cola­zioni di un albergo romano dove si erano recati per fare delle sele­zioni di agenti per la zona. San­dro par­lava e lui, il ragazzotto-ceo-salumiere, annuiva men­tre tutta la sua atten­zione era dedi­cata all’inizializzazione del nuovo iPhone.

Dopo quell’incontro le rela­zioni ine­vi­ta­bil­mente si affie­vo­li­rono, San­dro, pur con riserve sem­pre mag­giori, con­ti­nuava nel suo lavoro per quanto pos­si­bile ma le tele­fo­nate da gior­na­liere si fecero prima set­ti­ma­nali e poi ces­sa­rono per addi­rit­tura due set­ti­mane consecutive.

Dopo un periodo così lungo di silen­zio San­dro decise di met­tere da parte l’orgoglio e di chia­mare lui, la situa­zione andava sbloc­cata. Si c’era un incon­tro fis­sato già a fine mese ma era pas­sato così tanto tempo che… e poi voleva sapere che ne era stato del suo com­penso, in ritardo, anche, que­sta volta. Il tele­fono squil­lava a vuoto, lui, il CEO, era sem­pre così occu­pato, anche se non aveva mai capito a fare  cosa  San­dro ci si era abi­tuato. Mandò l’ennesima e-mail.

Gli fu rispo­sto, in buona sostanza, che i rap­porti erano inter­rotti, che non lavo­rava più per quella società e che non sarebbe stato pagato.

Sono pas­sati circa 6 mesi da allora e l’avvocato l’ha infor­mato ieri che il suo omo­logo della con­tro­parte, della società in que­stione, dice che non hanno i soldi per pagare, che biso­gna avere pazienza ancora un po’, che paghe­ranno [il 30% del dovuto] appena pos­sono.  San­dro ha detto al suo avvo­cato di non aspet­tare più e di pro­ce­dere legal­mente per il recu­pero nelle oppor­tuni sedi del totale della somma spe­rando che i tempi della giu­sti­zia non siano ecces­si­va­mente dila­tati, in que­ste cose non si sà mai quando e come  va a finire.

Una sto­ria che ho voluto rac­con­tare, uscendo da i temi nor­mal­mente trat­tati in que­sti spazi, per nar­rare come spesso fun­zio­nano le cose in que­sto Paese, nazione dei doveri e dei diritti sulla carta in cui il furbo sfrutta le pie­ghe dell’inefficienza sta­tale per pre­va­ri­care il pros­simo. Sono cose che, ahimè, suc­ce­dono molto più spesso di quanto si pensi.

Una buona coscienza è un Natale per­pe­tuo — Ben­ja­min Frank­lin. Buon Natale a voi tutti tranne a chi è senza coscienza.

Pubblicato il 24 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Auguri Allargati

Ci si accinge a gustarsi 72 ore di libertà vigi­lata delle quali si avverte dav­vero il bisogno.

Sarà il mio un natale “allar­gato”, almeno in ter­mini fami­liari, poi­ché fac­cio parte di quella nutrita schiera di per­sone che vive in una fami­glia non tra­di­zio­nale con­di­vi­dendo con com­pa­gna attuale, figlia ed uno dei due nati dalla pre­ce­dente espe­rienza lo stesso tetto.

Sono certo che sarà un natale bel­lis­simo per l’amore che vedo e vivo tutti i giorni in quella che, in barba a legi­sla­zioni pre­i­sto­ri­che, è un nucleo fami­liare che si sostiene reci­pro­ca­mente e dona costan­te­mente affetto “against all odds”.

Auguri allar­gati a tutti voi che vivete una situa­zione simi­lare alla mia, trat­ta­tati da cit­ta­dini di serie B, in attesa di vedere rispet­tati i vostri [i nostri] diritti gode­tevi la gioia di veri­fi­care, anche in que­sti giorni di festi­vità tra­di­zio­nal­mente legati alla fami­glia, come amore e dono non si pos­sano san­cire per decreto.

Auguri allar­gati a tutti i miei amici di fede [vorrà dire quello frien­d­feed, imma­gino], ai vec­chi amici ritro­vati ed ai nuovi cono­sciuti in que­sto 2009. Auguri allar­gati a tutti coloro che pas­sando hanno lasciato un com­mento, a quelli che non l’hanno lasciato ma sì pen­sato ed anche a chi ha “lur­kato”.

Può darsi che con l’amico Gian­luca si rie­sca a fare una sor­presa di quelle che non capi­tano tutti i giorni in que­ste festi­vità, stay tuned.

Buon Natale!