motivazione contributors

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Metterci la Faccia

Le aziende che uti­liz­zano i social media ci “met­tono la faccia”e quelle che fanno comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nale no?

Que­sta la domanda che ad ini­zio set­ti­mana ho pro­vo­ca­to­ria­mente lan­ciato [ora posso con­fes­sarlo] per con­fron­tarmi su quale fosse l’essenza della pre­senza delle imprese sui social media. Tema che ‚dif­fuso in un social net­work fre­quen­tato da molte per­sone che lavo­rano all’interno di quest’area della comu­ni­ca­zione, ha otte­nuto ade­sione e riscontro.

L’estrema sin­tesi dell’elemento qua­li­fi­cante che è emerso dal dibat­tito è rias­su­mi­bile in: “starci non signi­fica esserci”.

Nelle parole di Gio­vanni Arata, ”«met­terci la fac­cia» sta per: rac­con­tarti per come sei e non per come si vede in tv [e quindi] incas­sare con un sor­riso le cri­ti­che quando col­gono il segno. ma soprat­tutto, ascol­tare in maniera meto­dica ogni pos­si­bile domanda e rispon­dere ad ognuna. in inglese sarebbe essere «accoun­ta­ble», da noi la parola non esi­ste e forse non è un caso.”

Ripresa dal sot­to­scritto, al fine di «con­durre» la discus­sione, con: “la gente, l’utenza di inter­net apprezza la pre­senza di un’impresa su twitter…etc a patto che diano rispo­ste in tempi brevi, interagiscano..etc. Quello è starci — met­ten­doci la fac­cia — invece di esserci e non rispon­dere o, peg­gio, rispon­dere solo a complimenti.”

E’ esat­ta­mente quello che emerge dai dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter, secondo i quali gli ele­menti qua­li­fi­canti sulla cui base l’utenza discri­mina l’affidabilità e con­cede fidu­cia sono un’apertura al dia­logo sia in caso di com­menti nega­tivi che posi­tivi e la reat­ti­vità, la capa­cità di rispo­sta, dello “spon­sor” [dell’impresa] o dell’autore.

L’utilizzo in chiave cor­po­rate dei social media non è neces­sa­ria­mente esclu­si­va­mente in ter­mini di con­ver­sa­zione, ma cer­ta­mente la comu­ni­ca­zione attiva, fatta di di emis­sione di mes­saggi ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, costi­tui­sce una discri­mi­nante essen­ziale tra esserci e starci.

Già il pub­bli­ci­ta­rio fran­cese Mar­cel Bleustein-Blanchet ricor­dava che la comu­ni­ca­zione è come l’amore: biso­gna essere in due e lo stu­pro non paga.

Non vi è dub­bio che gua­da­gnarsi la fidu­cia dell’utenza sia di gran lunga più fati­coso rispetto a com­prarla, ma non riu­scire a farlo non sarà ancora a lungo un’opzione per le imprese che hanno a cuore il loro futuro, qua­lun­que sia il settore-mercato in cui operano.

Pubblicato il 14 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Semi per un Corretto Sviluppo del Crowdsourcing [in ambito giornalistico]

Aol a fine 2009 ha lan­ciato [in ver­sione beta] Aol Seeds, por­tale di aggre­ga­zione dei con­te­nuti rea­liz­zati da gior­na­li­sti, scrit­tori e foto­grafi sia pro­fes­sio­ni­sti che amatoriali.

L’idea sem­bra avere un poten­ziale inte­res­sante a mio parere, e potrebbe rap­pre­sen­tare una base impor­tante di rife­ri­mento per chi in futuro volesse svi­lup­pare ini­zia­tive simili.

Aol mette a dispo­si­zione il pro­prio net­work di siti web, attual­mente circa un cen­ti­naio, dedi­cati all’informazione ed i for­ni­tori di con­te­nuti otten­gono livelli diversi di remu­ne­ra­zione in fun­zione dell’esclusività con­cessa. Sul blog dedi­cato all’iniziativa ven­gono for­niti sug­ge­ri­menti sugli argo­menti da svi­lup­pare ed è stata rea­liz­zata un’area di sup­porto per aiu­tare gli ade­renti al net­work che merita asso­lu­ta­mente una visita appro­fon­dita, a prescindere.

Va segna­lato, inol­tre, che Aol ha invi­tato i pro­pri free­lan­cer nei giorni scorsi a rispon­dere ad un son­dag­gio teso ad iden­ti­fi­care l’impatto di alcune carat­te­ri­sti­che recen­te­mente introdotte.

Busi­ness Insi­der ha pub­bli­cato gli screen­shot del que­stio­na­rio foca­liz­zando la pro­pria atten­zione sul pos­si­bile outsour­cing dell’area rela­tiva alla veri­fica delle fonti [fact chec­king] men­tre in realtà è di gran lunga più inte­res­sante l’aspetto rela­tivo alla psi­co­lo­gia dei for­ni­tori di con­te­nuti sia per quanto riguarda l’argomento spe­ci­fico che, più in gene­rale, rela­ti­va­mente all’eco­si­stema delle noti­zie ed alle leve di con­tri­bu­zione da parte di non professionisti.

Se fino ad oggi il cro­wd­sour­cing, anche in ambito gior­na­li­stico, di fatto, ha rap­pre­sen­tato pre­va­len­te­mente un pro­cesso di espro­pria­zione sociale dei con­te­nuti espressi, il sor­gere di ini­zia­tive spe­ri­men­tali tese all’identificazione dei fat­tori di moti­va­zione dei con­tri­bu­tors ed al loro rico­no­sci­mento anche in chiave mone­ta­ria, non può che essere accolto favorevolmente.

Spe­riamo che anche gra­zie a que­sto seme ger­mo­gli la media­sfera che noi tutti da tempo auspi­chiamo in oppo­si­zione a sce­nari a tinte fosche.