mobile

Circa-Investor-Deck.001-1024x378
Pubblicato il 23 luglio 2014 by Lelio Simi

Scrivere news per il mobile

Il mobile è il nuovo oriz­zonte, il nuovo ambiente nel quale tutti dovranno misu­rarsi in futuro, anche ovvia­mente il mondo dell’informazione. Resta però da vedere il reale impatto che tablet e smat­phone avranno per le testate gior­na­li­sti­che nei pros­simi tempi (cioè da domani in poi). Sì per­ché se è vero che le per­sone che uti­liz­zano un qual­che tipo di device sono in con­ti­nuo aumento, è ancora tutto da dimo­strare che il con­sumo di news da mobile cre­scerà nella stessa misura (sull’argomento abbiamo pub­bli­cato diversi arti­coli in par­ti­co­lare: L’informazione da Mobile in Ita­lia e La noti­zia è immo­bile).

Una cosa dovrebbe essere abba­stanza chiara: non basterà agli edi­tori offrire infor­ma­zione sulle nuove piat­ta­forme nella stesso iden­tico modo che sul web, insomma non basterà esserci per­ché tutti ci sono, anche  se con una app ben dise­gnata. Biso­gna fin da subito met­tere in conto nuovi pro­cessi pro­dut­tivi per­ché a cam­biare saranno moda­lità e tempi di lavorazione.

Ad esem­pio cosa vuol dire scri­vere una news per il mobile? Ok prima carat­te­ri­stica fon­da­men­tale: la bre­vità. Ma cosa vuol dire essere brevi?, sem­pli­ce­mente sin­te­tiz­zare un arti­colo pen­sato per il desktop?

Qual­che sug­ge­ri­mento inte­res­sante viene da Circa la star­tup edi­to­riale che ha lan­ciato una app spe­cia­liz­zata in brea­king news (ne ho par­lato un po’ di tempo fa in que­sto arti­colo: Circa e le nuove idee per l’informazione “mobile first”). Le sto­rie in Circa non ven­gono rac­con­tate con la forma del clas­sico arti­colo ma attra­verso sin­goli ele­menti (fatti, chart, cita­zoni, mappe ecce­tera) pub­bli­cati sepa­ra­ta­mente ma aggre­gati nel tempo, ad ogni nuovo aggior­na­mento, come lo stream di un social net­work tipo Face­book o Twit­ter. Un unico flusso per ogni sin­gola sto­ria, il tutto teo­ri­ca­mente molto più leg­gi­bile per le moda­lità e i ritmi di let­tura dei pic­coli schermi.

David Cohn fon­da­tore di Circa ha scritto un paio di post pub­bli­cati sul cor­po­rate blog della star­tup At Circa We Write Sto­ries, Not Sum­ma­ries, nei quali, come si può facil­mente intuire dal titolo, per spie­gare una parte impor­tante della filo­so­fia del lavoro svolto separa net­ta­mente i con­cetti di cura dei con­te­nuti da quello di sem­plice sin­tesi dei contenuti.

Scrivo “cura dei con­te­nuti” per­ché quello che a Circa chia­mano “ato­mi­za­tion” è in realtà rie­la­bo­rare gli ele­menti di una sto­ria, di un’articolo, rimon­tarli e riscri­verli per adat­tarli al nuovo con­te­sto: in poche parole con­tent cura­tion, appunto. Nell’articolo leg­giamo qulal­che idea che ha valore appun­tarsi e per que­sto ho sin­te­tiz­zato e tradotto:

«Essere breve è un effetto col­la­te­rale della nostra mis­sione, non la mis­sione stessa. Le sin­tesi sono ottime — ma non pos­sono farvi rima­nere in con­tatto nel tempo con le sto­rie che vi interessano».

«Per­ché non basta scri­vere un rias­sunto di ogni arti­colo di noti­zie? Per­ché sarebbe comun­que carente, comun­que privo di qual­che qua­lità o ele­mento necessario».

«Le sin­tesi non sono vive. Sono sta­ti­che e riflet­tono solo il rias­sunto dell’articolo, due buoni rias­sunti su Hur­ri­cane Sandy pro­ba­bil­mente si ripetono».

«Spesso sono i det­ta­gli in un arti­colo o la sfu­ma­tura tra diverse fonti che ren­dono viva una sto­ria. Que­sto è come un let­tore deve essere infor­mato. Que­sto è come un nar­ra­tore crea un’esperienza… Impa­rare a cono­scere il mondo non deve essere un lavoro di rou­tine. Deve essere un’esperienza».

Circa-Investor-Deck.001-1024x378

Insomma la cosa inte­res­sante che ci dice Circa è che le sto­rie su mobile hanno biso­gno di una ri-scrittura com­pleta, e che que­sta scrit­tura deve saper coniu­gare la bre­vità alla com­ple­tezza e la con­te­stua­liz­za­zione. L’alternativa è scri­vere sem­pli­ce­mente una ver­sione ridotta dell’articolo già scritto per il web. Ovvero fare gli stessi errori com­piuti nel pas­sag­gio tra carta e web.

Time Space
Pubblicato il 3 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Incubatori

Il «The New York Times» ha annun­ciato pochi giorni fa la crea­zione di Time­Space incu­ba­tore per start-up nel mondo dei media.

Chi ha un’idea o un’impresa nascente nell’ambito dei media e della mul­ti­me­dia­lità, mobile, social, video, tec­no­lo­gia pub­bli­ci­ta­ria, ana­lisi, e-commerce o altro, avrà la pos­si­bi­lità di tra­scor­rere quat­tro mesi negli uffici del quar­tier gene­rale del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense lavo­rando a con­tatto con chi si occupa di digi­tale all’interno del gior­nale, mostrando loro la demo di pro­dotto ed impa­rando da quella che la Diret­trice, Jill Abram­son, ha deciso debba essere la miglior reda­zione digi­tale del pianeta

Il per­chè lo spie­gano senza mezzi ter­mini nello spa­zio dedi­cato al pro­getto: “Il New York Times, ed i media in gene­rale, sono nel bel mezzo di cam­bia­menti senza pre­ce­denti. Il nostro obiet­tivo cen­trale rimane quella di miglio­rare la società, creando, rac­co­gliendo e distri­buendo noti­zie di alta qua­lità e di infor­ma­zione. Vogliamo spin­gere noi stessi e spin­gere gli altri a tro­vare il modo migliore per farlo, e siamo con­vinti che Time­Space può essere una parte di que­sto processo”.

Si tratta insomma di un’iniziativa che apporta bene­fici ad entrambi, con il gior­nale che potrà rac­co­gliere e valu­tare idee fre­sche e inno­va­tive ed i neo impren­di­tori che potranno cer­ta­mente avere un ritorno posi­tivo dal con­tatto pro­fes­sio­nale con l’expertise di uno dei più impor­tanti quo­ti­diani al mondo che magari potrebbe deci­dere anche di par­te­ci­pare finan­zia­ria­mente alla loro proposta.

Una moda­lità attra­verso la quale, final­mente, il cro­wd­sour­cing non è più un pro­cesso top down che apporta bene­fici a solo una delle parti, l’impresa. Un’idea che visti i tempi fareb­bero bene ad imi­tare anche i gior­nali italiani.

Time Space

Idea che, oltre alla mode­sta opi­nione del sot­to­scritto, viene spo­sata anche da Anthony De Rosa, Social Media Edi­tor per Reu­ters, che infatti la sug­ge­ri­sce, in poco più di tre minuti, nella video inter­vi­sta sottostante.

Pubblicato il 6 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

La Guerra del Sofà

A par­tire dalla seconda metà del ‘900 il numero di ore tra­scorse davanti al tele­vi­sore dalla popo­la­zione mon­diale è aumen­tato ogni anno, fino a rag­giun­gere il tri­lione. Nel 2009 per la prima volta la cre­scita si è inter­rotta e si è regi­strato un decre­mento per opera delle gene­ra­zioni più gio­vani, che hanno ridotto il tempo tra­scorso in modo pas­sivo a guar­dare quello che scorre sullo schermo e sono pas­sate ai nuovi media interattivi.

Ora, da un lato si assi­ste a moda­lità diverse di guar­dare la tele­vi­sione, come il sistema di rile­va­zione exten­ded screen, che pre­sto verrà intro­dotto anche in Ita­lia da Audi­tel testi­mo­nia,  men­tre dall’altro lato, la visione della tele­vi­sone diviene abbi­nata ad un secondo schermo, sia esso un tablet o uno smart­phone, sul quale ven­gono svolte atti­vità com­ple­men­tari alla visione del pro­gramma, dando luogo a quella che viene defi­nita social TV, o, sem­pre più spesso, ad atti­vità alter­na­tive a quanto in pro­gram­ma­zione, il cosid­detto multitasking.

Se nel caso della social TV que­sto apre oppor­tu­nità di ampli­fi­ca­zione dell’audience e di rela­zione ed inte­ra­zione avan­zata con le per­sone attra­verso le reti sociali, le atti­vità alter­na­tive, il mul­ti­ta­sking amplia lo sce­na­rio in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» defi­ni­sce “the sofa war”, la guerra che è tra­sver­sale a tutti i media. Fat­tori che anche il rap­porto “Adspend Fore­cast” di Zenith Opti­me­dia con­ferma ulte­rior­mente spin­gen­domi a par­lare di comu­ni­ca­zione “schermo centrica”.

L’analisi pub­bli­cata da Niel­sen ieri sull’utilizzo di tablet e smart­pho­nes durante la visione della tele­vi­sione ne con­ferma la por­tata anche per quanto riguarda il nostro Paese. Sulla base dei dati ripor­tati,  il 62% dei pos­ses­sori di tablet almeno più volte al mese [29% almeno una volta al giorno] svolge un’altra atti­vità men­tre, teo­ri­ca­mente, guarda la TV, per­cen­tuale che cala di poco, pas­sando al 58% per quanto riguarda coloro che pos­sie­dono uno smartphone.

Si tratta di una varietà di atti­vità che ven­gono svolte sia durante i break pub­bli­ci­tari, minando ulte­rior­mente l’efficacia degli spot, o ren­den­doli più costosi a parità di effi­ca­cia, e dun­que meno effi­cienti, sia durante la visione dei pro­grammi, gene­rando nuove moda­lità di frui­zione dell’informazione, sia essa diret­ta­mente atti­nente ai con­te­nuti del pro­gramma e/o dei prodotti-marchi citati.

Oltre ad una que­stione di atten­zione e del suo valore, pone sem­pre più con­cre­ta­mente la pos­si­bi­lità di uno spo­sta­mento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su mobile che potrebbe ulte­rior­mente depri­mere la situa­zione attuale, a dir poco tra­bal­lante.

Per quando attiene diret­ta­mente la tele­vi­sione, la rivo­lu­zione digi­tale scar­dina prin­cipi ed accordi esi­stenti tra pro­prie­tari dei diritti tele­vi­sivi e “riven­di­tori” basati su ter­mini van­tag­giosi per entrambi tra­sfor­mando lo sce­na­rio in una guerra di tutti con­tro tutti. Sce­na­rio che nel nuovo mondo cross mediale e mul­ti­piat­ta­forma si amplia ed ampli­fica ulteriormente.

La guerra del sofà è ini­ziata davvero.

Pubblicato il 16 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

La Battaglia per la Network Economy

Oggi, più che in qua­lun­que altro momento nella sto­ria del web, le grandi cor­po­ra­tion inter­na­zio­nali si scon­trano per con­so­li­dare il loro potere ed assu­mere i punti chiave di con­trollo.

La Mappa rea­liz­zata ne illu­stra egre­gia­mente i diversi ter­reni di scon­tro, offrendo inte­res­santi appro­fon­di­menti gra­zie all’interattività, in una sorta di risiko mul­ti­me­diale che attra­versa ogni ambito ed aspetto del web 2.0, dai social net­work all’ e — com­merce , pas­sando per la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e le infrastrutture.

Spet­ta­co­lare e piena di spunti di riflessione.

- clicca per acce­dere alla mappa interattiva —

Pubblicato il 31 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Come Produrre Notizie “Smart” per il Telefonino

A mar­gine dell’articolo pub­bli­cato ieri rela­ti­va­mente alla “boc­cia­tura” dei siti web per mobile dei quo­ti­diani e delle appli­ca­zioni per smart­pho­nes rea­liz­zate allo scopo, nei com­menti su frien­d­feed, si è mesco­lato stu­pore rispetto ad una ina­de­gua­tezza che pare scon­tata per chi vive la rete con inten­sità e frequenza.

Nella stessa gior­nata, l’eccellente Mon­day Note, ha toc­cato lo stesso argo­mento arric­chen­dolo da una pro­spet­tiva diversa e con­tri­buendo a com­pren­dere l’ovvio, quello che, come spesso avviene, si ha din­nanzi eppure non si vede.

Nell’arti­colo ven­gono por­tati avanti due pos­si­bili spie­ga­zioni sulla realtà delle appli­ca­zioni per le noti­zie su smartphones.

La prima è che non saranno mai “ric­che” come quelle per l’accesso ai con­te­nuti da pc poi­ché rispondo ad un biso­gno diverso. Fré­dé­ric Fil­loux sostiene che la let­tura da tele­fo­nino risponde ad una esi­genza molto più vicina a quella della let­tura tra­di­zio­nale su carta, senza le “distra­zioni” che l’ipertesto, con rimandi ed appro­fon­di­menti esterni, genera. Nella sua visione il web avrebbe una fun­zione sociale men­tre il tele­fo­nino sarebbe più orien­tato alla let­tura in quanto tale.

Fil­loux, inol­tre, sostiene che la sem­pli­cità delle appli­ca­zioni deri­ve­rebbe dall’essere frutto del lavoro di tec­nici e che un miglio­ra­mento in tal senso si può otte­nere sola­mente nel momento in cui saranno invece i gior­na­li­sti e l’area della reda­zione [che dovrà svi­lup­pare com­pe­tenze in tal senso] a dedi­carsi a quest’ambito.

Sono con­si­de­ra­zioni che, da un lato, con­fer­mano la com­ple­men­ta­rietà dei diversi mezzi e, dall’altro lato, rap­pre­sen­tano una sfida che anche nella mia espe­rienza rap­pre­senta molto spesso una dif­fi­coltà ogget­tiva allo svi­luppo, all’innovazione, all’interno delle imprese: la dif­fi­coltà reci­proca di comu­ni­ca­zione tra reparti, fun­zioni, azien­dali, con par­ti­co­lare rife­ri­mento al con­flit­tuale rap­porto tra tec­nici che svi­lup­pano un pro­dotto [in que­sto caso le app per tele­fo­nini di ultima gene­ra­zione] e chi poi vei­cola, valo­rizza, que­sto lavoro presso l’utenza finale.

La sfida su que­sto fronte, in ambito edi­to­riale come negli altri set­tori, è aperta da sempre.

Pubblicato il 30 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Notizie Poco “Smart” sul Telefonino

Mas­simo Man­tel­lini riprende i dati Nie­le­sen & com­Score sulla pene­tra­zione degli “smat­pho­nes” che mostrano come l’Italia sia la nazione come la mag­gior pene­tra­zione di que­sto tipo di sup­porti. Nono­stante la lea­der­ship in quest’ambito parla di para­dosso cel­lu­lare espri­mendo dubbi sulla posi­ti­vità di que­sti dati, che in que­sto spa­zio, con spe­ci­fico rife­ri­mento alla let­ture di noti­zie, sono stati segna­lati più volte.

L’Università del Colo­rado ha pub­bli­cato recen­te­mente i risul­tati di una ricerca pro­prio in rife­ri­mento alla let­tura delle noti­zie da cel­lu­lare ed alle appli­ca­zioni rea­liz­zate da diversi giornali..

Colorado’s Digi­tal Media Test Kit­chen, que­sto il titolo della desk research con­dotta nel mag­gio 2010, ha valu­tato e com­pa­rato le appli­ca­zioni ed i siti web per mobile di nume­rosi quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi ed inglesi quali quelli di: CNN, USA Today, the New York Times, Asso­cia­ted Press, MSNBC, The Guar­dian, Poli­tico, The Huf­fing­ton Post e molti altri ancora.

- clicca per ingrandire —

Il risul­tato è dav­vero senza appello. Basso livello di inte­rat­ti­vità e scarsa pro­pen­sione all’innovazione è il giu­di­zio com­ples­sivo che emerge dai risul­tati della ricerca che giu­dica quanto rea­liz­zato sin ora estre­ma­mente basico, poi­ché non inco­rag­gia inte­rat­ti­vità, per­so­na­liz­za­zione nè crea­ti­vità da parte degli edi­tori esaminati.

Le rac­co­man­da­zioni con­clu­sive del rap­porto, sug­ge­ri­scono tre punti fondamentali:

  • Miglio­rare l’interattività
  • Creare nuovi con­te­nuti esclu­sivi per le noti­zie in mobilità
  • Richie­dere e faci­li­tare la par­te­ci­pa­zione ed i con­tri­buti dell’utenza.

Sono aspetti che con il pas­sare del tempo diven­gono sem­pre più cru­ciali.

Pubblicato il 24 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Realtà Aumentata & Convergenza Editoriale

La realtà aumen­tata è la sovrap­po­si­zione di livelli infor­ma­tivi [ele­menti vir­tuali e mul­ti­me­diali, dati geo­lo­ca­liz­zati, ecc.] all’esperienza reale di tutti i giorni.

Il Süd­deu­tsche Zei­tung Maga­zin diventa la prima pub­bli­ca­zione edi­to­riale di massa a sfrut­tare la realtà aumentata.

Come mostra il video,  con l’utilizzo di uno smart­phone [ed un’applicazione dedi­cata libe­ra­mente sca­ri­ca­bile] la rivi­sta di carta “si anima” dando vita ad un’arricchimento di infor­ma­zioni e di sen­sa­zioni  dav­vero straordinario.

Tra tutte le pro­po­ste sin ora spe­ri­men­tate mi pare asso­lu­ta­mente la più con­vin­cente ed inte­res­sante sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Il primo pila­stro per il pro­cesso di con­ver­genza dell’editoria è stato pian­tato, non ho dubbi.

Pubblicato il 17 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

El Pais Plus

Dalla scorsa set­ti­mana è dispo­ni­bile il ser­vi­zio per cel­lu­lari e smart­pho­nes El Pais Plus, che con­sente di avere oltre alle prin­ci­pali noti­zie della gior­nata anche con­te­nuti esclu­sivi resi dispo­ni­bili ad hoc per i sot­to­scrit­tori di que­sta proposta.

Ini­zial­mente solo i clienti Voda­fone potranno usu­fruirne men­tre suc­ces­si­va­mente anche gli altri ope­ra­tori tele­fo­nici saranno abi­li­tati. Per il primo mese sarà pos­si­bile effet­tuare una prova gra­tuita ed in seguito verrà richie­sto un paga­mento di 1,5 € alla settimana.

Il modello di busi­ness si avvi­cina molto a quello al quale sta­rebbe pen­sando da tempo anche il quo­ti­diano anglo­sas­sone Guar­dian che pare stia valu­tando, appunto, la crea­zione di un club, di uno spa­zio esclu­sivo a paga­mento, per i pro­prio let­tori dove offrire con­te­nuti pre­mium attual­mente non meglio specificati.

Valuto posi­ti­va­mente l’idea per la scelta di vei­co­lare con­te­nuti a paga­mento sul tele­fono che mi pare la scelta più inte­res­sante e di mag­gior pro­spet­tiva sia per pra­ti­cità che diffusione.

Non si può che apprez­zare, infine, la coe­renza del quo­ti­diano in que­stione che dichiara di aver reso dispo­ni­bile que­sto ser­vi­zio: “Fiel a la filo­so­fía de lle­gar a los ciu­da­da­nos a tra­vés de todo tipo de for­ma­tos y dispo­si­ti­vos” [*]. Filo­so­fia che con­ferma come la carta non sia più la piat­ta­forma di distri­bu­zione esclu­siva di una utenza che usa il web sia fisso che mobile per l’informazione di base e che, se inte­grata in un per­corso di svi­luppo stra­te­gico dell’impresa edi­to­riale, sem­bre­rebbe di pro­spet­tiva.

[*] Come sem­pre, se avete biso­gno della tra­du­zione chie­dete e vi sarà dato.