mobile advertising

Tariffe CPM Diversi Media
Pubblicato il 14 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Houston Abbiamo un Problema

La frase “Hou­ston, abbiamo un pro­blema” pro­nun­ciata da Joe Ker­win che annun­ciava l’imminente disa­stro dell’Apollo 13 è scol­pita nella sto­ria dell’uomo ed quella che mi è apparsa più cal­zante per rias­su­mere il meteo­rite mobile in arrivo sui già pre­cari conti dell’industria dell’informazione.

Già Cory Berg­man recen­te­mente avver­tiva che l’effetto della cre­scente  let­tura delle noti­zie in mobi­lità da smart­phone e tablet avrà un  effetto dirom­pente para­go­na­bile a quello che Inter­net ha avuto dieci anni fa met­tendo ulte­rior­mente sotto pres­sione i ricavi delle imprese edi­to­riali, affermando:

As audien­ces shift, the indu­stry will be faced with more reve­nue pres­sure unless news orga­ni­za­tions can create new mobile reve­nue streams to com­pen­sate. In many ways, this is simi­lar to the shift from print to the Web. Just por­ting one busi­ness model to the other isn’t the solu­tion. Tra­di­tio­nal display adver­ti­sing on mobile devi­ces makes up a very small, decli­ning frac­tion of total revenue.

Ora il «The Finan­cial Times» riprende i dati di Magna­Glo­bal ed eMar­ke­ter per illu­strare, attua­liz­zando la situa­zione, quanto già emer­geva dalla pre­sen­ta­zione di metà 2012 di Mary Mee­ker che già mostra­vano come i CPM pagati per il mobile fos­sero 5 volte infe­riori a quelli da desk­top, da PC.

Secondo quanto pub­bli­cato un paio di giorni fa infatti, se i prezzi medi per CPM da PC si atte­stano attual­mente intorno a 4.42$ quelli da smart­phone si col­lo­cano a 1.31 $ abbat­tendo ulte­rior­mente il rap­porto di 1:10 tra quo­ti­diani car­ta­cei e online come mostra il gra­fico di sintesi

Tariffe CPM Diversi Media

E’ l’ennesima evi­denza, se neces­sa­ria, che il bino­mio vendite-pubblicità nel com­plesso non può più essere con­si­de­rato un modello di busi­ness con delle prospettive.

In spe­ci­fico rife­ri­mento alla crea­zione di ricavi dalla let­tura in mobi­lità, sia per gior­nali che rivi­ste, la solu­zione che in pro­spet­tiva appare più inte­res­sante mi sem­bra quella di ren­dere quo­ti­diani e perio­dici diret­ta­mente “shop­pa­ble”, di inte­grare attra­verso appli­ca­zioni di realtà aumen­tata la pos­si­bi­lità di effet­tuare degli acqui­sti diret­ta­mente dai, sui, giornali.

Opzione che, come segna­lavo nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, ini­zia ad essere eser­ci­tata da diverse testate sia a livello inter­na­zio­nale che in Ita­lia, con  «Gla­mour», ad esem­pio,  che da qual­che mese  ha lan­ciato Gla­mour Per­so­nal Shop­per appli­ca­zione per smart­phone che, anche in que­sto caso, inte­gra con­te­nuti edi­to­riali e pos­si­bi­lità di fare shop­ping online.

Meglio ini­ziare a spe­ri­men­tare, a testarne le opzioni pos­si­bili e l’efficacia, o meno, prima di tro­varsi davanti all’ennesimo pro­blema, all’ultima emergenza.

Mobile ADV ECOSYSTEM

Top 5 Imprese per Raccolta Pubblicitaria Online
Pubblicato il 20 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Global Digital Media Trendbook 2012

World New­sme­dia Research Group, asso­cia­zione mon­diale no pro­fit di ricerca stra­te­gica sui media, con il sup­porto dell’ Euro­pean Publi­shers Coun­cil, della FIPP e di Vislink,  ha rila­sciato pochi giorni fa “The Glo­bal Digi­tal Media Trend­book 2012″, ricerca giunta alla set­tima edi­zione sulle ten­denze, le evo­lu­zioni dei digi­tal media a livello globale.

Il rap­porto con­clu­sivo può essere acqui­stato a 300 € men­tre la sin­tesi dei risul­tati prin­ci­pali è dispo­ni­bile gra­tui­ta­mente facen­done richie­sta per mail.

Al di là di ten­denze già note, a comin­ciare dal calo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su quo­ti­diani e perio­dici e della forte cre­scita dell’advertising online, della quale però l’industria dell’informazione bene­fi­cia solo in minima parte, si evi­den­zia una for­tis­sima con­cen­tra­zione, ancora una volta, del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio con 10 nazioni, tra le quali sep­pur all’ultimo posto figura anche l’Italia, che rap­pre­sen­tano il 72,7% di tutti gli inve­sti­menti in adver­ti­sing ed il resto del mondo a solo il 27,3%.

Altret­tanta con­cen­tra­zione per l’advertising online [search inclusa], come già emer­geva dal rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism: “State of the News Media 2012″, con le prime 5 aziende che rac­col­gono ben il 67,7% del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online tra le quali Goo­gle pesa da solo ben il 40,6%. Valori in gioco che spie­gano sia la guerra degli edi­tori con­tro l’azienda di Moun­tain View che una parte delle dif­fi­coltà a otte­nere ricavi signi­fi­ca­tivi dal Web per l’industria dell’informazione.

Minore la con­cen­tra­zione nella sola cate­go­ria display dove i primi 5 pesano il 47,4% del totale con Face­book e Goo­gle che deten­gono rispet­ti­va­mente il 14% ed il 13,8%.

In Europa nel 2011 i video pesa­vano il 44% del totale della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online, i social net­work il 37% e il mobile il 18%. Secondo quanto pub­bli­cato nel rap­porto gli inve­sti­menti sul mobile dovrebbe cre­scere in maniera espo­nen­ziale rag­giun­gendo nel 2015 una quota del 29%, cre­scita quasi tutta a sca­pito dei social net­work. Non a caso Face­book ha comin­ciato a risa­lire in borsa dopo aver annun­ciato di aver ini­ziato a testare una sua piat­ta­forma per la pub­bli­cità su mobile.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente l’Italia il valore dei ser­vizi acqui­stati da mobile dovrebbe cre­scere dai 160 milioni di dol­lari del 2011 ai 681 del 2015; una pre­vi­sione forse ecces­si­va­mente otti­mi­stica visto che, come evi­den­zia il rap­porto stesso, siamo il Paese che, dopo la Spa­gna, ha il minor livello di down­loads delle app per tablet e smart­pho­nes sia a paga­mento che gra­tuite. Ipo­tesi che par­rebbe con­fer­mata anche dall’incidenza di solo il 34% dei pos­ses­sori di smart­pho­nes che in Ita­lia acce­dono ad Inter­net quo­ti­dia­na­mente da que­sto mezzo, da que­sto device.

Infine, nelle 25 nazioni prese in esame dalla ricerca le atti­vità più comu­ne­mente svolte online sem­brano essere la visione di video, l’utilizzo di posta elet­tro­nica e l’acquisto di pro­dotti, un’attività quest’ultima che, sep­pure in forte svi­luppo, non riguarda certo l’Italia. Gli aggre­ga­tori, anche se il dato non è recen­tis­simo, sono ancora appan­nag­gio di una ristretta fascia di utenti.