micropagamenti

Pubblicato il 4 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Micropagamenti e Deperibilità della Notizia

Quando ho ini­ziato a pren­dermi cura di que­sta zona tem­po­ra­nea­mente auto­noma, che con­ven­zio­nal­mente chia­miamo blog, una delle ipo­tesi che andava per la mag­giore era legata all’idea che attra­verso un sistema di micro­pa­ga­menti simile a quello di iTu­nes si sarebbe riu­scito ad otte­nere il paga­mento delle notizie.

E’ tra­scorso poco più di un anno da allora e mi pare che l’ipotesi di lavoro sia deci­sa­mente meno quotata.

Il motivo è sem­plice: le noti­zie sono un bene depe­ri­bile non sono come una can­zone, un brano, da sca­ri­care da iTu­nes per goderne più volte anche a distanza di tempo.

Update: Pur non risol­vendo il pro­blema di fondo legato ai con­te­nuti, que­sta pare una solu­zione deci­sa­mente più interessante.

Pubblicato il 7 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Dall’est Arrivano I Quotidiani Animati — Filtr

Sto­rie rac­con­tate come in video­gio­chi di qua­lità e assem­blate in poche ore.

Clic­cando sull’immagine è pos­si­bile, se d’interesse, pro­se­guire la lettura.

Pubblicato il 26 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

iTunes model per gli editori

Gli edi­tori sta­tu­ni­tensi Time inc, Conde Nast e Hearst, secondo le indi­scre­zioni rac­colte dal New York Times, si sareb­bero con­sor­ziati, for­mando una società ad hoc con quote pari­ta­rie, per lan­ciare una edi­cola virtuale.

Il quo­ti­diano d’oltreoceano, citando fonti “bene infor­mate sui fatti”, riporta che il con­sor­zio di edi­tori dovrebbe rea­liz­zare un sistema, un soft­ware, per la visione degli arti­coli delle rivi­ste sui diversi sup­porti digi­tali quali smart­pho­nes ed e– reader.

L’edicola vir­tuale è stata ribat­tez­zata l’iTunes dell’informazione, si trat­te­rebbe di un mar­ket­place per i sin­goli con­te­nuti sul quale gli edi­tori dovreb­bero avere piena gestione e con­trollo dei con­te­nuti come il ser­vi­zio per sca­ri­care le can­zoni. L’Observer riporta che con que­sto sistema sarebbe pos­si­bile acqui­stare anche le edi­zioni cartacee.

Che la mobi­lità possa essere il vei­colo per riu­scire ad otte­nere il paga­mento delle noti­zie digi­tali è l’ ipo­tesi che attual­mente par­rebbe più plau­si­bile. Un primo ten­ta­tivo è stato effet­tuato all’inizio di que­sto mese pro­prio da una delle case edi­trici che par­te­ci­pe­rebbe alla joint ven­ture che ha reso dispo­ni­bile per iPhone l’edizione inte­grale di GQ a 2,99 dol­lari. E’ evi­dente come il con­sor­zio nascente rap­pre­senti, sotto que­sto pro­filo, l’evidenza del timore degli edi­tori di un per­corso indi­vi­duale a rischio di fallimento.

Credo che que­sto, come altri, siano ten­ta­tivi, espe­ri­menti, dove­rosi che con­sen­ti­ranno di com­pren­dere meglio le effet­tive dispo­ni­bi­lità e rea­zioni dei let­tori, ma non penso che siano ini­zia­tive di svi­luppo e riqua­li­fi­ca­zione effettiva.

Sono molto scet­tico sulle effet­tive pos­si­bi­lità di suc­cesso di que­sta ini­zia­tiva essendo asso­lu­ta­mente con­corde con quanto afferma l’ottimo Marco Bardazzi.

Pubblicato il 25 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Negroponte e la convergenza editoriale

Nicho­las Negro­ponte, il docente al Mit poi dive­nuto famoso come uno dei mas­simi guru della New Eco­nomy, ela­borò quel prin­ci­pio che dal suo nome è stato poi defi­nito del Negro­ponte switch: il “Com­mu­ta­tore di Negro­ponte”. Era la prima delle due “leggi” for­mu­late nel volume Essere digi­tali, e pre­ve­deva: “Ciò che si distri­bui­sce oggi per via aerea si farà in futuro per filo, e vice­versa”. Andava assieme a una Seconda Legge: “La società andrà sem­pre più abban­do­nando il sostrato mate­riale su cui si basa l’economia, e gli atomi saranno sosti­tuiti dai bit”. Con­se­guenza della Prima Legge: il tele­fo­nino al posto del tele­fono; la tv via cavo al posto di quella via etere. Con­se­guenza della Seconda Legge: i bit imma­te­riali su cui tra­smet­tere un gior­nale in rete, piut­to­sto che gli atomi pesanti su cui è stam­pata la carta del gior­nale tradizionale.

Anche in campo auto­mo­bi­li­stico, il supe­ra­mento della crisi va nel pas­sag­gio dal motore tra­di­zio­nale a quello ibrido: solu­zione per favo­rire la quale Obama ha favo­rito l’avvicinamento tra lo know-how di Fiat e Chry­sler. Men­tre nel gior­na­li­smo, la rispo­sta ai pro­blemi del modello tra­di­zio­nale di sola carta stam­pata non è tanto nel pas­sare al solo Inter­net, ma nella sem­pre mag­gior arti­co­la­zione dei con­te­nuti e dei media. Un gior­nale non più uno ma bino, trino e, se pos­si­bile, quat­trino; e che fac­cia quattrini.

L’estratto soprar­ri­fe­rito dei pas­saggi, a mio parere, salienti di un arti­colo redatto rela­ti­va­mente di recente da Mau­ri­zio Ste­fa­nini, sin­te­tizza otti­ma­mente, da un lato, quanto soste­nevo e, dall’altro, le indi­ca­zioni che emer­gono dalla dif­fu­sione [sta quasi diven­tando “una saga”] di un’altra parte della ricerca di cui, tra gli altri, stiamo par­lando ormai da tre giorni in que­sti spazi.

Secondo quanto reso noto oggi, infatti, abbi­nando il paga­mento delle noti­zie on line all’abbonamento della ver­sione car­ta­cea di un quo­ti­diano la per­cen­tuale che si dichia­rano inte­res­sati, e dun­que dispo­ni­bili a pagare, sale dal 5% al 48% come illu­strato dal gra­fico di sin­tesi sotto riportato.

Convergenza editoriale

Evi­denze e segnali sul pro­cesso di con­ver­genza edi­to­riale erano già stati rac­colti con rife­ri­mento al caso del Seat­tle Post Intel­li­gen­cer che sem­brava dimo­strare come web e carta non fos­sero alter­na­tivi bensì com­ple­men­tari. Ipo­tesi che l’indagine pub­bli­cata dal Guar­dian avvalla e conferma.

La con­ver­genza tra media è un pro­cesso dif­fi­cile ma neces­sa­rio che com­porta, come tutti i pro­cessi inno­va­tivi, rischi ed errori ma sem­bra dav­vero l’unica per­se­gui­bile allo stato attuale. Rimosse le illu­sioni di bari­sti e mura­tori diviene neces­sa­rio, evi­den­te­mente, dare seguito ed ope­ra­ti­vità al processo.

Pubblicato il 25 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

The maximum amount [and the most probable conclusion?]

Il Guar­dian con­ti­nua, giorno dopo giorno, a dif­fon­dere i risul­tati della ricerca, svolta da Har­ris Inte­rac­tive & Paid Con­tent, sull’ atteg­gia­mento e la pro­pen­sione alla spesa da parte degli utenti, dei let­tori, rela­ti­va­mente alle noti­zie on line.

Sta­bi­lito che circa il 5% dei let­tori sono dispo­ni­bili con­cet­tual­mente al paga­mento delle noti­zie on line e che i micro­pa­ga­menti sono un’opzione asso­lu­ta­mente tra­scu­ra­bile, le evi­denze dif­fuse ieri riguar­dano un a que­stione altret­tanto cru­ciale: quanto sareb­bero dispo­sti a pagare — even­tual­mente – gli utenti all’anno per l’abbonamento alle noti­zie on line di un quotidiano?

La rispo­sta ten­den­ziale è, anche in que­sto caso, inequivocabile:

  • Per l’abbonamento annuale 10 Uk Pounds [circa 11 €] sono la cifra orien­ta­tiva indicata

  • 25 penny [circa 0,30 €] è la dispo­ni­bi­lità gior­na­liera indicata

  • Da un minimo di 1 penny ad un mas­simo di 2 é, infine, quando indi­cato dal cam­pione inter­vi­stato per il sin­golo articolo.

Il valore rico­no­sciuto si aggira dun­que intorno al 6% di quanto paga/pagherebbe in un anno il nor­male let­tore dell’edizione car­ta­cea. Ricor­dan­dosi che, comun­que, gli stessi hanno affer­mato con chia­rezza che fon­da­men­tal­mente non vogliono pagare.

annual subscrition fee news on line

I dati grezzi dai quali sono state estratte le ela­bo­ra­zioni ripor­tate sono dispo­ni­bili, se d’interesse, QUI.

Anche in que­sto caso, sem­bra che abbia avuto – per­lo­meno – for­tuna con la cifra indi­cata quale dispo­ni­bi­lità gior­na­liera nella simu­la­zione effet­tuata, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, tempo fa rispetto ad un quo­ti­diano italiano.

Incro­ciando i dati emer­genti dalla ricerca con le spe­ci­fi­che carat­te­ri­sti­che del mer­cato ita­liano, sia in ter­mini di pene­tra­zione di inter­net che di ana­lisi delle dina­mi­che più recenti, par­rebbe pos­si­bile con­clu­dere dun­que che il ruolo dell’on line sia deci­sa­mente mar­gi­nale in ter­mini di red­di­ti­vità oltre che attuale anche potenziale.

Ad oggi il ruolo di inter­net nel nostro paese appare estre­ma­mente rile­vante in ter­mini di aggre­ga­zione e dif­fu­sione di con­te­nuti e di asso­luta impor­tanza per la costru­zione di rela­zioni che però tro­vano una loro dimen­sione eco­no­mica quasi esclu­si­va­mente off line. Que­sto è evi­den­te­mente ancor più vero per gruppi di utenti, indi­vi­dui, “evo­luti” quali sono senza dub­bio anche i let­tori di quo­ti­diani nel suo insieme.

Il futuro dei gior­nali, sotto il pro­filo com­mer­ciale, passa e con­ti­nuerà a pas­sare ine­qui­vo­ca­bil­mente per l’attuale rete di distri­bu­zione [le edi­cole] è un dato di fatto.

Pubblicato il 23 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

La conferma 2nd edition

Dopo aver rive­lato ieri i risul­tati del son­dag­gio effet­tuato che atte­stava intorno al 5% la per­cen­tuale di coloro dispo­sti al paga­mento delle noti­zie on line, quest’oggi il “Guar­dian” pub­blica i risul­tati rispetto ad un altro tema di attua­lità: i micro­pa­ga­menti.

Ho avuto modo rela­ti­va­mente di recente di espri­mere la mia opi­nione, anche, su que­sto tema che è spesso stato pre­sen­tato come il cavallo di troia per far pagare i con­te­nuti on line. In par­ti­co­lare dicevo che: “Per­so­nal­mente, come credo sia emerso tra le righe di quanto sin ora pro­po­sto, non credo asso­lu­ta­mente all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti a par­tire dal valore uni­ta­rio della tran­sa­zione che rende futile per cia­scun sog­getto coin­volto il valore della stessa a meno di rea­liz­zare volumi di ven­dita asso­lu­ta­mente irrea­li­stici da qui ai pros­simi cin­que anni almeno.

Per oltre la metà dei rispon­denti al son­dag­gio [55%], i micro­pa­ga­menti non sono un sistema ade­guato o gra­dito ed un ulte­riore 26% pre­fe­ri­rebbe pagare – se del caso – una quota giornaliera.

Solo circa un quinto dei rispon­denti vor­reb­bero pagare per arti­colo, rele­gando dun­que i micro­pa­ga­menti come una scelta non gra­dita o, comun­que, minoritaria.

Ovvia­mente le ricer­che vanno lette ed inter­pre­tate ma credo non vi sia dub­bio su quale sia la ten­denza gene­rale. Un’altra delle ipo­tesi fuori luogo sul futuro dell’editoria è stata rimossa, potremo final­mente così con­cen­trarci sul lavoro serio da farsi.

micropagamenti

Pubblicato il 10 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Salvagenti ed Illusioni

La noti­zia del giorno par­rebbe essere la pro­po­sta di Goo­gle effet­tuata alla New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica rela­ti­va­mente ad un sistema di micro­pa­ga­menti che con­sen­ti­rebbe agli edi­tori sta­tu­ni­tensi di gior­nali far pagare parte dei con­te­nuti resi dispo­ni­bili on line.

Sarò lapi­da­rio al riguardo.

  • Fon­da­men­tal­mente, al di là dell’interesse gene­rale cul­tu­rale, la cosa non ci riguarda. Per il solo fatto di essere scritti in inglese i quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi pos­sono con­tare su un audience poten­ziale [ed effet­tiva] alla quale i gior­nali ita­liani non potranno arri­vare nean­che quando tra vent’anni i bam­bini rice­ve­ranno un net book in regalo com­preso nell’iscrizione all’asilo.

  • L’idea di creare delle bar­riere [pay­wall] per qual­cosa che è nato in forma gra­tuita è rischiosa in ter­mini di rea­zione e rela­zione on il pub­blico di rife­ri­mento, inop­por­tuna rispetto alle poten­zia­lità che esi­stono in altra forma, com­ples­si­va­mente inin­fluente rispetto agli introiti com­ples­sivi degli edi­tori per i quali rap­pre­sen­te­rebbe solo una mode­sta inte­gra­zione nella migliore delle ipotesi.

  • In ter­mini di busi­ness model si con­ti­nua a cer­care di mas­si­miz­zare e con­ci­liare aspetti che pro­ba­bil­mente devono essere atten­ta­mente ricon­si­de­rati e rivi­si­tati. Se il pro­dotto viene rea­liz­zato per ser­vire agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari per­chè i let­tori dovreb­bero pagare?

  • Oltre alla pro­po­sta di Goo­gle esi­stono nume­rose altre ipo­tesi di lavoro che la NAA sta vagliando. Mi riservo di leg­gerle con calma ed even­tual­mente tor­nare sull’argomento prossimamente.

Salvagente

Il sal­va­gente dell’editoria NON si chiama paga­mento delle noti­zie on line.

Pubblicato il 26 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Commenti ed indicazioni per il futuro dell’editoria

Nel corso della set­ti­mana ho pro­vato a for­nire il mio con­tri­buto rela­ti­va­mente al futuro dei gior­nali e dell’editoria più in gene­rale, ponendo l’accento in par­ti­co­lare su due argo­menti di attua­lità quali il twitter-giornalismo ed il paga­mento delle noti­zie on line.

Rela­ti­va­mente al secondo tema pro­po­sto, inte­res­sante e con­di­vi­si­bile il com­mento di Gaspar Tor­riero che sin­te­tizza le ulte­riori pos­si­bili “deri­vate” argo­men­tando che: Credo che da quei sei milioni e rotti rica­vati dalla ven­dita dei con­te­nuti online al 10% dei visi­ta­tori, occorra sot­trarre il man­cato gua­da­gno per l’altro 90% che non si becca più la pub­bli­cità. Meno facil­mente quan­ti­fi­ca­bile ma altret­tanto impor­tante è la per­dita di rile­vanza nelle ricer­che su Google.

L’articolo pub­bli­cato mer­co­ledì sul “Cor­sera” con­sente di ripren­dere ed ampliare il discorso.

Mas­simo Gaggi in “La rivo­lu­zione di Twit­ter manda in affanno i media” par­tendo dall’ hype del momento, parla di come le reti sociali impon­gano una ride­fi­ni­zione del gior­na­li­smo sia in ter­mini di skills richie­sti ai gior­na­li­sti, che di atten­di­bi­lità delle fonti.

Più che il pezzo stesso – senza nulla togliere al dili­gente gior­na­li­sta — sono i com­menti che sono di vero interesse.

La foto­gra­fia che trac­ciano sullo stato del gior­na­li­smo e sul futuro dei gior­nali è dav­vero pun­tuale. Credo che valga dav­vero la pena di ripren­derne la mag­gior parte per poter – al pari di una ricerca qua­li­ta­tiva – com­pren­dere desi­de­rata dei let­tori di quo­ti­diani e aree di miglio­ra­mento per l’editoria nostrana. Per sem­pli­cità di let­tura ho evi­den­ziato i pas­saggi che mi appa­iono più interessanti.

  • Il pro­blema e’ l’ignoranza tec­no­lo­gica di molti gior­na­li­sti. Fin­che’ non ci sara’ un ricam­bio gene­ra­zio­nale i media inse­gui­ranno. Oggi e’ twit­ter domani saranno altre tec­no­lo­gie che sono gia’ qui ma sco­no­sciute ai molti. Twit­ter e’ nato nel 2006 ed io lo uso da allora, pos­si­bile che i gior­nali lo sco­prano solo adesso? Ci vogliono gior­na­li­sti com­pe­tenti o i gior­nali mori­ranno, e’ inu­tile par­lare di gior­nali a paga­mento quando ci sono altre opzioni, l’informazione deve essere gra­tuita, cer­cate altri modi per far soldi. Non illu­de­tevi, gli utenti di inter­net abban­do­ne­ranno imme­dia­ta­mente tec­no­lo­gie non gra­tuite. Vedrete che l’idea di Mur­doch per i gior­nali a paga­mento fal­lira’. Fra­Dol­cino

  • Se voglio la noti­zia nuda e cruda in tempo reale vado su inter­net, se voglio appro­fon­dirla il giorno dopo com­pro il quo­ti­diano (oppure –meglio– pago per un accesso pre­mium ad inter­net). Ovvio che se l’approfondimento non appro­fon­di­sce mi irrito (leg­gasi non pago). Iuruiuri

  • Come al solito ci si con­cen­tra sul mezzo mai sul con­te­nuto. Twit­ter è sicu­ra­mente uno stru­mento rivo­lu­zio­na­rio per la sua sem­pli­cità e per il legame che sta­bi­li­sce tra chi scrive e chi legge ma non è que­sto a man­dare in crisi gli edi­tori. La loro crisi nasce dalla man­canza di gene­rare con­te­nuti inte­res­santi per i let­tori. Sen­tire dalla viva voce di chi è nella noti­zia più di chi fa da inter­me­dia­rio è la sfida degli edi­tori. Forse il pub­blico gio­vane non vuole più inter­me­diari, non si fida o peg­gio non ci sono. I gior­nali, i tele­gior­nali sono un copia e incolla di noti­zie di agen­zie. I vec­chi media sono diven­tati aggre­ga­tori di feed. Per rac­con­tare le cose biso­gna scen­dere in strada tra la gente. Lettore_727580

  • Al gior­na­li­smo tra­di­zio­nale sono richie­ste delle carat­te­ri­sti­che dif­fe­renti rispetto a un mes­sag­gio di 180 carat­teri. Ormai non com­pro o leggo un gior­nale per avere noti­zie dell’ultimo minuto ma per­ché mi aspetto che una reda­zione con espe­rienza nel gior­na­li­smo mi for­ni­sca pezzi arti­co­lati (pren­den­dosi tempo per veri­fi­care le fonti, non facendo il copia-e-incolla da Wiki­pe­dia), appro­fon­di­menti, inchie­ste di un certo livello. Secondo me cer­care di scim­miot­tare que­sti nuovi media farà solo peg­gio­rare le con­di­zione in cui si trova oggi la stampa. Batra­cos

  • Con i Nuovi Media i Vec­chi Gior­nali e Gior­na­li­sti potreb­bero ini­ziare a dirci la Verità sui fatti e non a nascon­derli come è sem­pre stato fatto. I Vec­chi gior­nali non sono più cre­di­bili ne tanto meno I Vec­chi gior­na­li­sti. Con i Nuovi Media si rischia un po di con­fu­sione ma qual­che pez­zet­tino di Verità Vera da qual­che parte si trova. Quindi Ini­ziate a dire la Verità e bat­te­rete il Citi­zen Jou­na­lism. “Que­sta è la Stampa, Bel­lezza !” disse Hum­prey Bogart nel film “L’ultima minac­cia”. Andate a rive­der­vlo è sulle reti P2P. MisterMister

  • È chiaro che le due cose deb­bano essere inte­grate. Un mes­sag­gino da 140 carat­teri è poco più di un avviso. Ad un gior­nale ‘decente’ si richiede di ana­liz­zare le fonti, ampliarle, spie­garle, ana­liz­zarle, appro­fon­dirle. Le due cose non sono neces­sa­ria­mente in oppo­si­zione. Max Paine

  • Mi sem­bra che si stia para­go­nando cose com­ple­ta­mente diverse tra loro. Un mes­sag­gio da 140 carat­teri non è una noti­zia, è un’avviso. “Un’ansa”. Non vuol dire essere infor­mati, vuol dire accon­ten­tarsi. Se un ragaz­zino con il cel­lu­lare riprende la morte in diretta di una donna è per­chè ha avuto for­tuna. Ed ha fre­gato un bel po’ di soldi a qual­che repor­ter di car­riera, che giu­sta­mente si sente messo in peri­colo (mone­ta­rio) dalle mini-tecnologie. Poi il pro­blema dell’attendibilità della noti­zia viene rele­gato in un tra­fi­letto in fondo al’articolo. Ci credo che que­sto gior­na­li­sta ha paura di Twit­ter. Per Fra­Dol­cino: la ten­denza va nella dire­zione oppo­sta; la gente pagherà sem­pre per ciò che gli inte­ressa. Ale081

open your eyes

I com­menti sopra ripor­tati for­ni­scono chiare indi­ca­zioni su quali siano i temi e le aree di miglio­ra­mento che i let­tori si atten­dono per con­ti­nuare a for­nire loro un [buon] motivo per acqui­stare infor­ma­zione degna di que­sto nome.

Il cosid­detto web 2.0 è fatto di inte­ra­zione che, come noto, in ter­mini di comu­ni­ca­zione è fatta di ero­ga­zione ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, di scam­bio. [#]

Gli ele­menti che i mezzi di comu­ni­ca­zione digi­tale for­ni­scono quo­ti­dia­na­mente sono chiari e pun­tuali sulla dire­zione che il pub­blico di rife­ri­mento, i let­tori, si attende. E’ ora che edi­tori e addetti ai lavori ascol­tino. Adesso o mai più.

[#] Quasi due anni fa scrissi un arti­colo dal titolo “Que­sto blog non è mio” magari pros­si­ma­mente lo ripro­porrò vista la morte digi­tale degli archivi che mi ospi­ta­vano al tempo.

Pubblicato il 19 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Pacchettizzato

La linea defi­nita recen­te­mente dallo “squalo”, come noto, san­ci­rebbe la fine dei con­te­nuti gra­tuiti per le edi­zioni on line dei quotidiani.

Il primo pen­siero in tal senso corre ai micro­pa­ga­menti ed addi­rit­tura a spac­chet­tare [dio mio che ter­mine rivol­tante] i con­te­nuti dei quo­ti­diani ren­dendo frui­bili a paga­mento i sin­goli articoli.

Per­so­nal­mente, come credo sia emerso tra le righe di quanto sin ora pro­po­sto, non credo asso­lu­ta­mente all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti a par­tire dal valore uni­ta­rio della tran­sa­zione che rende futile per cia­scun sog­getto coin­volto il valore della stessa a meno di rea­liz­zare volumi di ven­dita asso­lu­ta­mente irrea­li­stici da qui ai pros­simi cin­que anni almeno.

Una stima del valore della tran­sa­zione viene effet­tuata pro­prio all’interno degli spazi di uno dei quo­ti­diani on line che entro l’anno in corso dovrebbe pas­sare, appunto, a paga­mento: “How much would you pay to read this page? At about 2,000 of the 50,000 or so words in the prin­ted ver­sion of the Finan­cial Times, it should in theory be worth about 4 per cent of the newspaper’s cover price – 10 US cents, 17½ euro cents or 8p”.

Financial Times Payments

Valore Micro­pa­ga­menti Quotidiani

I micro­pa­ga­menti sono l’ennesimo, com­pren­si­bile ma non con­di­vi­si­bile, sban­da­mento di un com­parto in cerca di una ride­fi­ni­zione del pro­prio modello di busi­ness. Come è stato sot­to­li­neato da più parti c’è la sen­sa­zione che molti stiano spe­ri­men­tando o inten­dano farlo, strade di ritorno al pas­sato, senza avere il corag­gio di cre­dere pie­na­mente nel futuro.

It is not the stron­gest of the spe­cies that sur­vive, nor the most intel­li­gent, but the one most respon­sive to change”. — Char­les Dar­win -

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