micropagamenti

Pubblicato il 4 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Micropagamenti e Deperibilità della Notizia

Quando ho ini­ziato a pren­dermi cura di que­sta zona tem­po­ra­nea­mente auto­noma, che con­ven­zio­nal­mente chia­miamo blog, una delle ipo­tesi che andava per la mag­giore era legata all’idea che attra­verso un sistema di micro­pa­ga­menti simile a quello di iTu­nes si sarebbe riu­scito ad otte­nere il paga­mento delle notizie.

E’ tra­scorso poco più di un anno da allora e mi pare che l’ipotesi di lavoro sia deci­sa­mente meno quotata.

Il motivo è sem­plice: le noti­zie sono un bene depe­ri­bile non sono come una can­zone, un brano, da sca­ri­care da iTu­nes per goderne più volte anche a distanza di tempo.

Update: Pur non risol­vendo il pro­blema di fondo legato ai con­te­nuti, que­sta pare una solu­zione deci­sa­mente più interessante.

Pubblicato il 7 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Dall’est Arrivano I Quotidiani Animati — Filtr

Sto­rie rac­con­tate come in video­gio­chi di qua­lità e assem­blate in poche ore.

Clic­cando sull’immagine è pos­si­bile, se d’interesse, pro­se­guire la lettura.

Pubblicato il 26 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

iTunes model per gli editori

Gli edi­tori sta­tu­ni­tensi Time inc, Conde Nast e Hearst, secondo le indi­scre­zioni rac­colte dal New York Times, si sareb­bero con­sor­ziati, for­mando una società ad hoc con quote pari­ta­rie, per lan­ciare una edi­cola virtuale.

Il quo­ti­diano d’oltreoceano, citando fonti “bene infor­mate sui fatti”, riporta che il con­sor­zio di edi­tori dovrebbe rea­liz­zare un sistema, un soft­ware, per la visione degli arti­coli delle rivi­ste sui diversi sup­porti digi­tali quali smart­pho­nes ed e– reader.

L’edicola vir­tuale è stata ribat­tez­zata l’iTunes dell’informazione, si trat­te­rebbe di un mar­ket­place per i sin­goli con­te­nuti sul quale gli edi­tori dovreb­bero avere piena gestione e con­trollo dei con­te­nuti come il ser­vi­zio per sca­ri­care le can­zoni. L’Observer riporta che con que­sto sistema sarebbe pos­si­bile acqui­stare anche le edi­zioni cartacee.

Che la mobi­lità possa essere il vei­colo per riu­scire ad otte­nere il paga­mento delle noti­zie digi­tali è l’ ipo­tesi che attual­mente par­rebbe più plau­si­bile. Un primo ten­ta­tivo è stato effet­tuato all’inizio di que­sto mese pro­prio da una delle case edi­trici che par­te­ci­pe­rebbe alla joint ven­ture che ha reso dispo­ni­bile per iPhone l’edizione inte­grale di GQ a 2,99 dol­lari. E’ evi­dente come il con­sor­zio nascente rap­pre­senti, sotto que­sto pro­filo, l’evidenza del timore degli edi­tori di un per­corso indi­vi­duale a rischio di fallimento.

Credo che que­sto, come altri, siano ten­ta­tivi, espe­ri­menti, dove­rosi che con­sen­ti­ranno di com­pren­dere meglio le effet­tive dispo­ni­bi­lità e rea­zioni dei let­tori, ma non penso che siano ini­zia­tive di svi­luppo e riqua­li­fi­ca­zione effettiva.

Sono molto scet­tico sulle effet­tive pos­si­bi­lità di suc­cesso di que­sta ini­zia­tiva essendo asso­lu­ta­mente con­corde con quanto afferma l’ottimo Marco Bardazzi.

Pubblicato il 25 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Negroponte e la convergenza editoriale

Nicho­las Negro­ponte, il docente al Mit poi dive­nuto famoso come uno dei mas­simi guru della New Eco­nomy, ela­borò quel prin­ci­pio che dal suo nome è stato poi defi­nito del Negro­ponte switch: il “Com­mu­ta­tore di Negro­ponte”. Era la prima delle due “leggi” for­mu­late nel volume Essere digi­tali, e pre­ve­deva: “Ciò che si distri­bui­sce oggi per via aerea si farà in futuro per filo, e vice­versa”. Andava assieme a una Seconda Legge: “La società andrà sem­pre più abban­do­nando il sostrato mate­riale su cui si basa l’economia, e gli atomi saranno sosti­tuiti dai bit”. Con­se­guenza della Prima Legge: il tele­fo­nino al posto del tele­fono; la tv via cavo al posto di quella via etere. Con­se­guenza della Seconda Legge: i bit imma­te­riali su cui tra­smet­tere un gior­nale in rete, piut­to­sto che gli atomi pesanti su cui è stam­pata la carta del gior­nale tradizionale.

Anche in campo auto­mo­bi­li­stico, il supe­ra­mento della crisi va nel pas­sag­gio dal motore tra­di­zio­nale a quello ibrido: solu­zione per favo­rire la quale Obama ha favo­rito l’avvicinamento tra lo know-how di Fiat e Chry­sler. Men­tre nel gior­na­li­smo, la rispo­sta ai pro­blemi del modello tra­di­zio­nale di sola carta stam­pata non è tanto nel pas­sare al solo Inter­net, ma nella sem­pre mag­gior arti­co­la­zione dei con­te­nuti e dei media. Un gior­nale non più uno ma bino, trino e, se pos­si­bile, quat­trino; e che fac­cia quattrini.

L’estratto soprar­ri­fe­rito dei pas­saggi, a mio parere, salienti di un arti­colo redatto rela­ti­va­mente di recente da Mau­ri­zio Ste­fa­nini, sin­te­tizza otti­ma­mente, da un lato, quanto soste­nevo e, dall’altro, le indi­ca­zioni che emer­gono dalla dif­fu­sione [sta quasi diven­tando “una saga”] di un’altra parte della ricerca di cui, tra gli altri, stiamo par­lando ormai da tre giorni in que­sti spazi.

Secondo quanto reso noto oggi, infatti, abbi­nando il paga­mento delle noti­zie on line all’abbonamento della ver­sione car­ta­cea di un quo­ti­diano la per­cen­tuale che si dichia­rano inte­res­sati, e dun­que dispo­ni­bili a pagare, sale dal 5% al 48% come illu­strato dal gra­fico di sin­tesi sotto riportato.

Convergenza editoriale

Evi­denze e segnali sul pro­cesso di con­ver­genza edi­to­riale erano già stati rac­colti con rife­ri­mento al caso del Seat­tle Post Intel­li­gen­cer che sem­brava dimo­strare come web e carta non fos­sero alter­na­tivi bensì com­ple­men­tari. Ipo­tesi che l’indagine pub­bli­cata dal Guar­dian avvalla e conferma.

La con­ver­genza tra media è un pro­cesso dif­fi­cile ma neces­sa­rio che com­porta, come tutti i pro­cessi inno­va­tivi, rischi ed errori ma sem­bra dav­vero l’unica per­se­gui­bile allo stato attuale. Rimosse le illu­sioni di bari­sti e mura­tori diviene neces­sa­rio, evi­den­te­mente, dare seguito ed ope­ra­ti­vità al processo.

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