metriche

Maynard Owen Williams
Posted on 29 maggio 2014 by Lelio Simi

Traffico versus Comunità

«Testate online cosa state facendo, inseguite ancora solo il traffico o state pensando seriamente a sviluppare comunità? Se sono sono solo i numeri che state cercando posso dirvi che i giorni della valutazione di un sito unicamente dalla quantità di traffico fine a se stesso sono finiti». Sintetizzo così, un po’ brutalmente, News websites: Are you building traffic or community un articolo recente del giornalista John Robinson, una vita (professionale) spesa nelle testate locali americane e oggi animatore di un proprio blog “Media disrupted” che è nei miei favoriti da tempo.

Ovviamente ridurre tutto a una questione “traffico vs comunità” è una forzatura. Però serve a mettere in evidenza una questione che ci sta particolarmente a cuore: la condizione che oggi permette a un sito di informazione locale di sopravvivere per lungo tempo è di essere una testata online profondamente coinvolta con la propria comunità e che con questa comunità sia capace di lavorare e crescere assieme. Sì lo so, la quantità delle pageview, dei “mi piace”, dei click sui “display advertising” è ancora vincente nelle logiche di investimento sulla qualità delle relazioni che concretamente quelle pageview, quei “mi piace” dovrebbero generare.

Ma è probabile che, come sostiene Robinson, anche gli investitori pubblicitari stiano sempre più capendo che la quantità fine a se stessa non porti molto lontano e che oggi servono nuove metriche per misurare il valore dei contenuti (sarebbe davvero molto bello pensare che questo avvenga anche qui da noi in Italia). Questo è un argomento sul quale, nel nostro piccolo, abbiamo parlato spesso e a questo proposito faccio solo due segnalazioni: un mio articolo Media Volontari e vecchie metriche e uno (tra i tanti dedicati a questo tema) di Pier Luca Santoro Il Tempo delle Metriche.

Il problema è che la quantità è un parametro da sempre più facile da misurare che non la qualità, ed è più semplice da perseguire nell’immediato spingendo fino all’esasperazione su determinati temi e utilizzando mezzucci vari. L’interazione con la comunità invece richiede tempo, risorse, competenze specifiche e un lavoro a lungo termine.

Ma se il valore di un giornale online locale sta nella comunità (nelle interazioni, nelle conversazioni generate con essa) quali sono le azioni che concretamente una redazione può/deve attuare? John Robinson ha qualche idea in proposito.

Per carità niente di trascendentale o di assolutamente nuovo: molto buon senso e alcuni suggerimenti che possono essere un’ottima base per generare (almeno spero) una discussione. Certo, John parte ovviamente dalla realtà dei giornali locali americani, ma quasi tutto può essere letto e utilizzato anche qui da noi. Segnalo solo alcune delle idee proposte da Robinson (che ho tradotto e alle quali ho aggiunto qualcosa di mio) perché su questo tema vorrei tornare con qualche riflessione più approfondita e articolata. Nel frattempo ecco:

#1 Concentratevi sulle storie che contano, storie che danno soluzioni ai problemi della gente, storie che fanno capire quali lavori devono essere fatti, storie che parlano dei diritti e dei torti. Sappiate collegare gli eventi nazionali concretamente con la realtà locale. Non perdete tempo con il gossip, date alla gente una ragione per venire direttamente sul vostro sito.

#2 Create wiki o altri strumenti online che permettano ai lettori di segnalare le loro notizie. In particolare durante eventi che colpiscono l’intera comunità sappiate fare davvero bene, oltre che al tradizionale lavoro di cronaca sul campo, anche la cura dei contenuti generati dagli utenti. Facciamo in modo che le persone si sentano invitate a condividere contenuti con noi, a partecipare al nostro lavoro (e noi dimostriamo che siamo interessati al loro contributo con continuità non solo nel momento in cui abbiamo urgenza di servircene).

#3 Migliorate la vostra attività, l’interazione e il vostro “appeal” sui vostri profili social: troppo spesso nei profili ufficiali delle testate viene messo un link ad un articolo e niente più che un semplice titolo (con l’aggiunta al massimo di un, spesso inutile, “cosa ne pensate?”). L’utilizzo dei social per promuovere i contenuti deve avere come obiettivo quello di generare relazioni intorno ai quei contenuti. Dimostrate che è quello che realmente vi interessa e non trasformate i vostri profili semplicemente in una “discarica di link”.

#4 Conoscete e rappresentate meglio la vostra comunità. Qual è, ad esempio, la sua composizione sociale? Il giornale la rappresenta adeguatamente dando il giusto peso ad ognuna delle sue diverse componenti? La finalità di un giornale dovrebbe essere quella di raccontare la sua complessità non quella di dare voce solo ad alcune parti di essa (e sempre alle stesse).

Continuiamo insieme questa lista? Aspettiamo idee e suggerimenti.

Papers

Gazzetta.it
Posted on 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pubblicati la scorsa settimana relativamente al restyling del sito web de «il Corriere della Sera» hanno acceso un dibattito interessante sulla questione. Oltre ai numerosissimi interventi, commenti sui diversi social si sono espressi al riguardo Massimo Mantellini che ha approfondito la tesi di chi, compreso il sottoscritto, non ha apprezzato il restyling, e Simone Tolomelli [Aka @sasakifujika] che invece imputa i numeri emergenti a fattori legati ad altri aspetti tecnici relativi alle metodologie attuali di rilevazione di Audiweb.

Ho pensato avesse senso approfondire e sono andato a recuperare e rielaborare i dati Audiweb relativi a Gazzetta.it, sempre della famiglia RCS, per verificare gli effetti del restyling avvenuto a fine gennaio di quest’anno.

Come mostra la tabella sottostante, nel mese successivo al restyling si assiste ad un calo del 22% delle pagine viste [contro il – 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato disponibile, si registra addirittura una crescita seppure i numeri restino comunque inferiori rispetto al gennaio; mese per il quale vale la pena di rilevare la fortissima crescita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digital audience” annunciata a novembre 2013 e calendarizzata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la crescita della fruizione di internet da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altrettanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assisterà ad un  recupero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evidentemente la scelta editoriale non è stata esattamente centrata altrimenti non si assisterebbe alla attuale retromarcia con il ritorno a blocchi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle difficoltà di Audiweb [e delle relative turbative che generano per il mercato, eh!] se la crescita nell’utilizzo della Rete in mobilità porta ad un minor numero di pagine risulta evidente come queste non possano più essere la metrica di riferimento pena l’ulteriore riduzione dei già esigui ricavi.

I parametri di valutazione devono essere altri e su questo agenzie, centri media e editori devono lavorare in tempi stretti. Al Festival del Giornalismo  recentemente conclusosi abbiamo provato a fornire un ulteriore contributo sul tema.  Indugiare ancora una volta sulla questione potrebbe rivelarsi fatale.

whore clicks

IJF14 Pass
Posted on 28 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

DataMediaHub Verso #IJF14

Ha inizio stasera con la pre-emption dedicata allo scontro tra media e potere l’edizione del 2014 del Festival Internazionale del Giornalismo. Edizione fortemente voluta come hanno dimostrato i risultati del crowdfunding, arrivato addirittura a superare l’obiettivo prefissato, grazie a 712 donatori e 32 gold donors.

Il programma definitivo è online da qualche giorno e certamente tutti coloro che sono interessati a vario titolo a media ed informazione resteranno piacevolmente sorpresi dalla ricchezza di contenuti della cinque giorni perugina –  dal 30/4 al 4/5 – con keynote speech, panel discussion, workshop e molto altro ancora.

Per quanto riguarda direttamente i componenti di DataMediaHub saranno cinque giornate davvero fitte di appuntamenti.

Anche quest’anno per tutta la durata del festival scriverò sul sito web dell’International Journalism Festival gli articoli di sintesi e decodifica dei risultati del gruppo di lavoro dedicato al monitoraggio delle conversazioni che riguardano #ijf14 sui diversi social.

Per il terzo anno consecutivo, quo­ti­dia­na­mente effet­tue­remo, dopo la veri­fica, il fil­trag­gio delle infor­ma­zioni, il rac­conto del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo visto con gli occhi dei par­te­ci­panti. Saranno rea­liz­zate diverse forme di sin­tesi gra­fica come le mappe di social net­work ana­ly­sis ma anche le tag cloud e word cloud. Oltre ai “top tweet”, ai tweet piu rit­wit­tati, saranno for­niti in tempo reale e attra­verso una sin­tesi gior­na­liera dispo­ni­bile sul sito web uffi­ciale della mani­fe­sta­zione, alcuni dati sta­ti­stici come le per­sone più popo­lari, imma­gini e video più dif­fusi, più con­di­visi, e sele­zio­nati, con quello che abbiamo chia­mato “edi­tor picks”, le men­tion, le affer­ma­zioni che meglio rac­con­tano la manifestazione.

La Mappa delle Interazioni di ijf13

ijf13

Il pomeriggio della prima giornata terrò un mini-seminario, un workshop dedicato all’applicazione della gamification in ambito editoriale. Con “La gamification è una cosa seria, anche per le news”, proverò a fornire il mio contributo alla creazione di una cultura di base sul tema, parlando dell’applicazione delle tecniche di gioco a contesti non ludici con esempi concreti delle possibili applicazioni in campo editoriale.

Il giorno successivo, il 1 maggio, sarà la volta del panel dedicato alla data visualization. Farò da moderatore nel confronto su “Data visualization: i dati si fanno belli e diventano informazione”  in cui si discuterà della trasformazione dei dati in informazione strategica  per il giornalismo e per le aziende. La ragion d’essere di DataMediaHub.

Il 2 maggio si passa alla realizzazione di contenuti con l’hackathon in cui sei gruppi di lavoro, coordinati da altrettanti mentor tra cui due dei co-fondatori di DataMediahub, si dedicheranno per tutta la giornata a temi distinti: sanità, economia, sport, politica, ricerca e sviluppo. L’evento, il cui hashtag ufficiale è #hackijf14, vedrà il supporto del quotidiano “La Stampa” con la propria web car – che sarà presente ed attiva nel corso di tutta la manifestazione – ed il live blogging della giornata. I risultati verranno presentati il giorno successivo ed i migliori lavori saranno pubblicati, anche, nell’area Medialab del sito del quotidiano con il quale collaboro come social media editor.

Sempre il 2 maggio modero un panel dedicato alla metriche ed al loro impatto per il futuro del giornalismo, e dei giornali, nell’era digitale. Il confronto vedrà la partecipazione di esperti internazionali del calibro di Tony Haile, CEO Chartbeat, Steffen Konrath, fondatore Liquid Newsroom, e Andrea Iannuzzi, direttore dell’AGL, l’Agenzia Giornali Locali del Gruppo Editoriale L’Espresso. Tema che mi è particolarmente caro da tempo poichè, come altri, ritengo che sia necessario andare oltre le pagine viste per evitare i click whores che fanno affondare il giornalismo digitale e per recuperare redditività per i quotidiani online.

La mattina del giorno successivo, il 3 maggio, sarò a fare colazione con Good Morning Italia, progetto è nato a gennaio 2013 e che da allora, ogni mattina, “dà la sveglia” a migliaia di abbonati con uno sguardo informato e una sintesi dei fatti da tenere in considerazione.

Per l’ultima giornata del festival, il 4 maggio, è la volta di un’interessante case study. Un altro dei membri di DataMediaHub intervista Daniel Ha, co-fondatore e CEO di Disqus, company che raccoglie 200 milioni di commentatori e un miliardo e duecento milioni di visite uniche.

Ci vediamo lì

IJF14 Pass

Posted on 23 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Indice di Trasparenza

Tutti gli addetti ai lavori sanno come le interviste siano diventate la rappresentazione fattuale più evidente del servilismo al potente intervistato dal giornalista di turno. Le domande vengono concordate preventivamente e non esistono deroghe o concessioni, chi sgarra è, alternativamente, querelato o espulso di fatto dal circuito professionale di riferimento.

In considerazione sia di questo aspetto di degrado nella professione del giornalista, sia stimolato dall’indice creato recentemente da Ramon Lobo che ha sviluppato una metrica per stabilire quanto un quotidiano possa essere annoiante, ho ritenuto possa essere una “provocazione” complementare e, mi auguro, stimolante la creazione di un indice di trasparenza da utilizzarsi per la valutazione dei quotidiani generalisti nazionali.

Se su questo aspetto vi viene in mente una idea, un indicatore, migliore lo spazio dei commenti è a vostra disposizione ancora una volta.

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