Posted on 1 febbraio 2013 by

I Media Spagnoli Scommettono sul Gioco

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Il crollo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nella mag­gior parte delle nazioni del sud Europa, Ita­lia com­presa,  uni­ta­mente al forte calo delle ven­dite per quanto riguarda la carta stam­pata, richie­dono la ricerca di nuove forme di ricavo, l’abbandono del tra­di­zio­nale bino­mio basato su ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che non basta più.

Se molti nei mesi scorsi hanno ini­ziato a spe­ri­men­tare, attra­verso appli­ca­zioni di realtà aumen­tata, la pos­si­bi­lità di effet­tuare degli acqui­sti diret­ta­mente dai, sui, gior­nali come fonte sup­ple­men­tare di gua­da­gno, in Spa­gna alcuni media su but­tano sul gaming online, sulle scommesse.

Antena 3, gruppo radio-televisivo di rile­vanza nazio­nale, Media­set España, con­trol­lata dalla nostrana Media­set e da Prisa, il gruppo edi­to­riale che tra gli altri detiene «El Pais», e Uni­dad Edi­to­rial, gruppo edi­to­riale che è di pro­prietà di RCS e che è causa di grandi pro­blemi per l’editore di via Sol­fe­rino, a giungo dell’anno scorso hanno otte­nuto le neces­sa­rie licenze da parte dello Stato Spa­gnolo per ope­rare nel set­tore delle scom­messe online.

A fine 2012 «Marca», il prin­ci­pale quo­ti­diano spor­tivo spa­gnolo, di pro­prietà appunto di Uni­dad Edi­to­rial, ha annun­ciato la nascita di Marca Apue­stas sito web di scom­messe sportive.

Marca Apuestas

Accordo che il diret­tore gene­rale del gior­nale spor­tivo, Nicola Spe­roni, ha defi­nito un impor­tante passo per il futuro digi­tale del quo­ti­diano e Uni­dad Edi­to­rial da tempo orga­nizza delle con­fe­renze sulle oppor­tu­nità dell’ e-commerce e dell’ m-commerce.

Nei giorni scorsi è par­tita la cam­pa­gna di pro­mo­zione di Marca Apue­stas con un video col­lo­cato su You­Tube, pre­am­bolo sicu­ra­mente di una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria che coin­vol­gerà altri media.

Che il gaming online sia un seg­mento in for­tis­sima espan­sione e che possa gene­rare ricavi inte­res­santi è fuori discus­sione, credo, ma resto per­plesso sulle rica­dute sull’immagine dei media che sce­glies­sero di seguire que­sta strada. Molto meglio valo­riz­zare i new­sbrand in un altro modo a mio avviso.

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