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SmashFuse
Posted on 25 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Social Search

Tra gli stru­menti di moni­to­rag­gio degli user-generated con­tent i più noti sono Social Men­tion e Topsy.

Ovvia­mente esi­stono tool a paga­mento che garan­ti­scono una pro­fon­dità ed un’accuratezza dei risul­tati di gran lunga supe­riore a quelli gra­tuiti e con Com­mu­ni­ca­tion Factor[Y] stiamo strin­gendo in que­sti giorni un accordo con un impor­tante player inter­na­zio­nale per por­tare in Ita­lia uno stru­mento di data cap­ture per l’analisi delle con­ver­sa­zioni online.

In attesa di quel giorno [a breve, stay tuned], 3 stru­menti, gra­tuiti, meno noti ma asso­lu­ta­mente inte­res­santi per un primo screening.

Social Sear­cher — A mio avviso il più inte­res­sante dei tre. Con­sente di moni­to­rare in tempo reale con­te­nuti in Rete e sui social for­nendo i risul­tati rela­tivi ai 10 social più dif­fusi. Social Sear­cher è stato recen­te­mente aggior­nato ed ora offre anche la pos­si­bi­lità di effet­tuare anche una serie di ricer­che avan­zate, più det­ta­gliate, ed esi­stono anche i plug-in per i diversi browser.

Oltre al rie­pi­logo gene­rale dei risul­tati della ricerca, Social Sear­cher for­ni­sce il det­ta­glio dei post sud­di­visi per sen­ti­ment [nega­tivo, posi­tivo, neu­tro], la pos­si­bi­lità di sele­zio­nare la lin­gua [ita­liano incluso], il det­ta­glio degli utenti sud­di­viso per fonte, i link alle con­ver­sa­zioni, alle men­tion, le key­words cor­re­late e il ran­king per popo­la­rità. È inol­tre pos­si­bile espor­tare i dati. Il tutto senza la neces­sità di loggarsi.

social_searcher

Sma­sh­Fuse - Altro motore di ricerca in tempo reale che per­mette di rag­grup­pare in un’unica pagina i con­te­nuti pro­ve­nienti dalle piat­ta­forme social del Web.

Stru­mento sicu­ra­mente inte­res­sante e di buone poten­zia­lità che per­mette di avere in pochi secondi, e in modo gra­tuito, una pano­ra­mica gene­rale dei con­te­nuti che cir­co­lano in Rete rela­ti­va­mente a un deter­mi­nato argo­mento, per­so­nag­gio o brand, sin­te­tiz­zan­dole in una social dashboard.

SmashFuse

Social­Search - Offre la pos­si­bi­lità di fare una ricerca gene­rale in rete e/o di ana­liz­zare il det­ta­glio rela­ti­va­mente a Twit­ter, Insta­gram e You­Tube. Buona l’immediatezza e la sem­pli­cità di let­tura dei risultati.

Stru­mento che non sem­bra in grado di sosti­tuire, per pro­fon­dità e ric­chezza inter­pre­ta­tiva, il valore aggiunto dei due pre­ce­denti ma che può essere uti­liz­zato ad inte­gra­zione e/o come tool di con­trollo rela­ti­va­mente ai risul­tati otte­nuti con i pre­ce­denti due per vali­darli, o meno. Regola da appli­carsi comun­que quando si uti­liz­zano tool gratuiti.

Buon lavoro.

SocialSearch

Offline
Posted on 21 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Andrea Spinosi Picotti

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • HR Enga­ge­ment & Inter­nal Com­mu­ni­ca­tion - Geox cerca respon­sa­bile coin­vol­gi­mento risorse umane e comu­ni­ca­zione interna. Anche se non vi inte­ressa la posi­zione lavo­ra­tiva leg­gete la descri­zione delle atti­vità che andrà a svol­gere la figura pro­fes­sio­nale ricercata.
  • Vanity Fair — Ber­lu­sconi sbarca su Insta­gram tra Dudù, la Pascale e Forza Ita­lia. Più di 100 foto cari­cate in 2 giorni solo elogi per l’ex cava­liere e nes­suna imma­gine ha com­menti nega­tivi, non sarà che chi gesti­sce la pagina li elimina?
  • Ana­lisi dei Tempi di Parola - La share of voice dei diversi par­titi e sog­getti poli­tici nei TG nazio­nali dal 19 aprile al 15 maggio.
  • #Cam­biail­Gior­na­li­smo - La regi­stra­zione inte­grale del con­ve­gno “L’Italia cam­bia. Cam­bia il gior­na­li­smo” orga­niz­zato dall’Ufficio Stampa della Camera dei depu­tati in col­la­bo­ra­zione con l’Associazione stampa par­la­men­tare e l’Ordine dei gior­na­li­sti del Lazio.
  • Ana­ly­tics — Come usare Face­book insight e Goo­gle ana­ly­tics insieme per misu­rare il traf­fico gene­rato dai pro­pri fan.
  • Misu­rate il vostro Karma — Misu­rate la vostra repu­ta­zione con Karma, tipo Klout ma meglio, forse.
  • Ad Bloc­king — L’uso di Adblock è in con­ti­nua cre­scita ed a metà 2014 il 4.9% degli utenti di Inter­net [ma in Spa­gna erano il 13.9% e in Polo­nia addi­rit­tura più del 28%]  uti­liz­zava que­sto tool. Adesso arriva anche la ver­sione per mobile.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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jesus community organizer
Posted on 20 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

I Giornalisti Come Community Organizers

28esima, e penul­tima, pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” per 2014/15. Viene affron­tato il cam­bia­mento di ruolo richie­sto ai gior­na­li­sti in base alle evo­lu­zioni dell’ecosistema dell’informazione par­lando di i gior­na­li­sti come com­mu­nity organizers.

Jesus Community

Le assump­tion di base del ragio­na­mento si arti­co­lano par­tendo dall’idea che, final­mente, i let­tori sono la parte più impor­tante, anche sotto il pro­filo dei ricavi che gene­rano, come dimo­strano i dati del NYTi­mes in cui le reve­nues dalle ven­dite di copie [car­ta­cee e digi­tali] supe­rano quella da advertising.

Le noti­zie sono sem­pre più una com­mo­dity, un bene indif­fe­ren­ziato di scarso valore. Per que­sto il ruolo dei gior­na­li­sti deve evol­versi. Non più sem­pli­ce­mente ripor­tare la noti­zia, dispo­ni­bile in Rete, su Twit­ter, gra­tui­ta­mente, ma dare forma e senso all’informazione rac­co­gliendo da tutte le fonti, com­preso i let­tori, le per­sone, armo­niz­zando il contenuto.

Un  cam­bio di ruolo che non richiede solo com­pe­tenze tech [neces­sa­rie anche quelle, ovvia­mente], ma pre­sup­pone un cam­bio di paradigma.

jesus community organizer

Viene citato, oltre al Guar­dian, il caso “Mia Oli­via” come esem­pio vir­tuoso con la sua piat­ta­forma di co-creazione sulla quale let­tori e gior­na­li­sti col­la­bo­rano per pro­durre arti­coli in un pro­cesso sequen­ziato e siste­ma­tico, ma aperto. I let­tori e gior­na­li­sti pro­du­cono sto­rie, arti­coli insieme ed il pro­dotto finale viene pub­bli­cato nella ver­sione car­ta­cea della rivi­sta o sul sito web.

Si ripren­dono i con­cetti espressi da Jeff Jar­vis al riguardo espressi nel suo ultimo libro e ripresi durante il recente Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Tutto que­sto non signi­fica negare ruolo e valore del gior­na­li­smo e della pro­fes­sioni gior­na­li­stica, dei gior­na­li­sti, ma al con­tra­rio valo­riz­zarlo ade­gua­ta­mente a fronte del pro­fondo cam­bia­mento di scenario.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che per l’ultima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” , onda mar­tedì 26 mag­gio alle 13 [che si può ascol­tare anche in strea­ming] è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

Mktg Data
Posted on 20 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Andrea Spinosi Picotti

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Multi-tasking & Multi-screening — Una ricerca di Micro­soft evi­den­zia un gap gene­ra­zio­nale con i gio­vani in grado di gestire in ter­mini di atten­zione più schermi con­tem­po­ra­nea­mente con­tra­ria­mente agli over 45.
  • Edi­to­ria & Social Mes­san­ging Apps — Come il NYTi­mes usa Sna­p­chat e lezioni, case histo­ries, su l’uso di WhatsApp
  • Pri­vati della Pri­vacy? — Una guida com­pleta, con con­si­gli e tool, per man­te­nere la vostra pri­vacy in Rete.
  • Video Adver­ti­sing — Il seg­mento della pub­bli­cità all’interno dei video pare essere quello più pro­met­tente in ter­mini di pro­spet­tive, ma quanti guar­dano gli ads fino alla fine? I dati per nazione, Ita­lia inclusa.
  • Twit­ter & Goo­gleDecolla, per ora solo negli USA, l’accordo tra la piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri ed il gigante di Moun­tain View per l’integrazione dei con­te­nuti in  tempo reale nella search.
  • Meno click, più tele­fo­nate — Da un’analisi su 32 milioni di tele­fo­nate emerge che le per­sone, da mobile, dopo aver tro­vato quel che cer­ca­vano sui motori telefonano.
  • Adver­ti­sing Online — Ricorda com­Score che non è rea­li­stico spe­rare di otte­nere il 100% di visua­liz­za­zioni ed ero­ga­zioni “in-target”, e ciò sulla base di sva­riate ragioni legate a limi­ta­zioni sul piano tec­no­lo­gico, dispo­ni­bi­lità dei dati e com­por­ta­mento dell’utente finale. I dati per nazione, Ita­lia inclusa, sulle impres­sion in target.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Mktg Data

Repubblica Paywall
Posted on 19 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Lelio Simi

Il Metered Paywall de la Repubblica

Il gruppo Espresso — Repub­blica si appre­ste­rebbe ad imple­men­tare il mete­red pay­wall per la coraz­zata digi­tale della media com­pany: Repubblica.it.

Secondo quanto ripor­tato nella pre­sen­ta­zione dei risul­tati e delle stra­te­gie del gruppo, nel 2015 Repubblica.it ren­de­rebbe dispo­ni­bili online il 100% dei con­te­nuti pub­bli­cati nella ver­sione car­ta­cea con­tro l’attuale 10% pro­teg­gendo que­sti con­te­nuti die­tro un “soft mete­red pay­wall” che con­sen­ti­rebbe la let­tura di 20 arti­coli al mese pas­sati i quali scat­te­rebbe il pagamento.

Repubblica Paywall

La ricerca di una moda­lità per valo­riz­zare, per mone­tiz­zare al di là della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, è ovvia­mente una costante per tutti gli edi­tori. Circa l’ipotesi di adot­tare un un “soft mete­red pay­wall” per Repubblica.it tre con­si­de­ra­zioni in estrema sintesi:

  1. Anche testate che adot­tano un “hard pay­wall”, un pay­wall che pro­tegge tutti i con­te­nuti pre­senti online, o un mete­red pay­wall con soglie molto basse, con un numero di arti­coli gra­tuiti estre­ma­mente ridotto, come nel caso del Finan­cial Times, la per­mea­bi­lità è comun­que garan­tita a chi arriva da social e da search per scon­giu­rare un’eccessiva fles­sione degli accessi e dun­que della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Sap­piamo inol­tre che per gli utenti con un minimo di exper­tise nell’utilizzo della Rete non è dif­fi­cile aggi­rare i mete­red pay­wall, ad esem­pio disa­bi­li­tando i cookies.
  2. Anche Corriere.it, l’altro prin­ci­pale quo­ti­diano online del nostro Paese, da tempo aveva annun­ciato a più riprese che sarebbe andato a paga­mento nel 2015, cosa che sin ora non è avve­nuta. Anche la Stampa, poco più di un anno fa, ha lan­ciato Pre­mium, offerta per fruire online, a paga­mento, dei con­te­nuti inte­grali del gior­nale car­ta­ceo. Dalle infor­ma­zioni dispo­ni­bili non pare che l’iniziativa abbia otte­nuto successo.
  3. A livello inter­na­zio­nale, come emerge dai dati pub­bli­cati in que­sti giorni dalla Inter­na­tio­nal News Media Asso­cia­tion, l’enfasi sui pay­wall sta sce­mando per con­cen­trarsi su altri pos­si­bili fonti di ricavo.

Pro­varci è dove­roso ma le pos­si­bi­lità di suc­cesso sono di fatto estre­ma­mente ridotte come mostra con chia­rezza il gra­fico sot­to­stante che evi­den­zia quanto ridotti siano ancora oggi i ricavi del digitale/online sia per quanto riguarda l’advertising che ancor più, se pos­si­bile, per il paga­mento dei con­te­nuti. Ci sarà un per­ché, immagino…

Repubblica Digital Vs Online

 

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