media

Pluralismo
Pubblicato il 21 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Rete Democraticizza l’Informazione?

Set­tima pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata a se e come la Rete demo­cra­ti­cizza l’informazione.

Si parla della pas­sag­gio dalla con­tro­di­pen­denza delle sub­cul­ture techno-rave e cyber­punk e della nascita delle TAZ, le zone tem­po­ra­nea­mente auto­nome che elu­dono le nor­mali strut­ture di con­trollo sociale, all’attuale dipen­denza dif­fusa sia in ter­mini di for­mat che di sud­di­tanza psi­co­lo­gica nei con­fronti dei main­stream media, trac­ciando un paral­lelo con il mondo della moda, per con­clu­dere con l’auspicio che sia una fase di tran­si­zione verso l’indipendenza.

Viene dato, con il sup­porto dei numeri del caso, un pano­rama dell’oligopolio che regna nell’informazione in Rete nel nostro Paese, con­clu­dendo su tec­no­lo­gia ver­sus cultura.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Pluralismo

Ad inte­gra­zione il pod­cast del pun­tata della tra­smis­sione di dome­nica scorsa, 16 novem­bre,  “Presi per il Web” dedi­cata all’editoria digi­tale e alle sue impli­ca­zioni con il Diret­tore Gene­rale della Fieg, Fabri­zio Carotti, Anto­nio Ros­sano, gior­na­li­sta e docente al master in Web Mobile e Social Mar­ke­ting presso l’Università Fede­rico II di Napoli, alla quale ho partecipato.

Radio Radicale

Sprout-Index-Q2-2014-Infographic2
Pubblicato il 18 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Media & [Un]Social Media Marketing

Capita che torni da una tre giorni sulle evo­lu­zioni del gior­na­li­smo digi­tale in cui si dileg­gia, su quanto avan­zato sia lo stato dell’informazione online nel nostro Paese, per avere la con­ferma che in realtà la situa­zione è di un’arretratezza sbalorditiva.

Con­ferma rice­vuta in ante­prima in diretta quando il tweet di una par­te­ci­pante al mio work­shop sul social media mar­ke­ting per i gior­nali, rice­veva [da parte di un altro gior­na­li­sta] la rispo­sta sotto ripor­tata che [di]mostra quale sia il pano­rama attuale.

Tweet SMEditor

Secondo uno stu­dio pub­bli­cato recen­te­mente da Sprout Social, in media sola­mente a una su sei inte­ra­zioni sui social viene for­nita una rispo­sta. Di tutti i set­tori presi in  con­si­de­ra­zione il peg­giore, manco a dirlo, è pro­prio quello dei media dove ogni 10 domande poste, ogni 10 inte­ra­zioni, solo una ottiene un riscontro.

Sprout-Index-Q2-2014-Infographic2

Se qual­che volta avete pro­vato ad inte­ra­gire con l’account social di qual­cuna delle testate del nostro Paese pro­ba­bil­mente non sarete sor­presi dei risul­tati dello studio.

Un capi­tale sociale, ed eco­no­mico, che viene dila­pi­dato pre­su­mendo che i social siano solo fun­zio­nali ad atti­rare traf­fico ai siti web delle testate. Come spiega a chiare let­tere Sarah Mar­shall, social media edi­tor del Wall Street Jour­nal, valu­tare i social [ed il lavoro di chi li col­tiva, li ali­menta] sola­mente in base al traf­fico gene­rato è un errore capi­tale. Non a caso al neo social media edi­tor di Press Asso­cia­tion è stato affi­dato il com­pito di “met­tere i social media al cen­tro della redazione”.

L’insostenibile [un]social media mar­ke­ting dei media ha sem­pre meno un senso com­piuto, comun­que la si guardi.

Di seguito l’infografica com­pleta dei risul­tati della desk research di Sprout Social.

The Social Busi­ness: Highlights from the Sprout Social Index” by Sprout Social

The Social Business: Highlights from the Sprout Social Index

Pagine Viste Agosto 14
Pubblicato il 12 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Morte delle Pagine Viste da Mobile

Chiu­diamo l’analisi della total digi­tal audience nel mese di ago­sto secondo Audi­web con i dati delle pagine viste per le prime 10 testate d’informazione online.

Nella grande mag­gio­ranza dei casi le pagine viste, quelle che gene­rano la mag­gio­ranza dei ricavi pub­bli­ci­tari per le testate online, da mobile sono la metà, se non addi­rit­tura un terzo, di quelle da PC.

La ten­denza ad una frui­zione cre­scente in mobi­lità di Inter­net è dun­que l’ennesimo pro­blema per  i già tra­bal­lanti conti dell’editoria. 

Se misu­rare le pagine viste è sciocco, lo è ancor di più pagarle, spie­gano su Con­ten­tly, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Le pagine viste [e i click] sono morte, ancor più da mobile.

Bonus track: Da leg­gere —> Sto­ries not ‘clicks’: new online maga­zine won’t moni­tor web traf­fic, say founders

Traffico da Search News Italia
Pubblicato il 11 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto Costa la Guerra tra FIEG e Google News

Torna incan­de­scente il dibat­tito sul dif­fi­cile rap­porto tra l’editoria nostrana ed il colosso di Moun­tain View.

Costa, neo pre­si­dente della FIEG, entra a gamba tesa con­tro Google a par­tire dal suo inter­vento alla pre­sen­ta­zione del  libro “Infor­ma­zione: istru­zioni per l’uso” di Ruben Raz­zante [vedi video sot­to­stante] per poi rad­driz­zare par­zial­mente il tiro con l’intervista a Il Sole24Ore di domenica.

Obie­zioni pron­ta­mente rispe­dite al mit­tente da Goo­gle che ha ricor­dato che “invia ogni mese 10 miliardi di clic agli edi­tori di tutto il mondo e che rice­viamo di gran lunga più richie­ste di essere inclusi in Goo­gle News che non di essere esclusi”. L’intervento di Mad­hav Chin­nappa, numero uno dell’International News Part­ner­ships di Goo­gle, durante il semi­nar dell’Accademia Ita­liana del Codice di Inter­net rias­sume la posi­zione uffi­ciale sulla questione.

In que­sti giorni, sulla que­stione sono emerse posi­zioni da parte di diversi auto­re­voli per­so­naggi della Rete che hanno sot­to­li­neato l’assurdità delle posi­zioni di Costa [che essendo Pre­si­dente di un’associazione non farà tutto pro­prio di testa sua, eh!]. Le più inte­res­santi, a mio avviso, sono quelle pub­bli­cate da due avvo­cati spe­cia­liz­zati in diritto appli­cato ad inter­net e alle nuove tec­no­lo­gie di comu­ni­ca­zione che in entrambi i casi denun­ciano l’insensatezza eco­no­mica delle riven­di­ca­zioni degli edi­tori.

Per entrare nel merito del dibat­tito, basan­domi sem­pre sul detto “in god we trust all others bring data”, fun­da­men­tal per Data­Me­dia­Hub, ho veri­fi­cato la quota di traf­fico da search, quindi essen­zial­mente da Goo­gle, negli ultimi tre mesi verso i prin­ci­pali siti d’informazione del nostro Paese.

Ne esce un pano­rama abba­stanza varie­gato con per­cen­tuali che oscil­lano da poco più del 6% fino al 78%. Media­mente comun­que si tratta di una quota di traf­fico con un peso tra un quinto ed un quarto del totale; un’incidenza sicu­ra­mente non tra­scu­ra­bile alla quale è dif­fi­cile imma­gi­nare che le diverse testate vogliano rinunciare.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è.

É pro­prio Ruben Raz­zante, pro­fes­sore di Diritto dell’informazione all’Università Cat­to­lica di Milano e alla Lumsa di Roma, a descri­vere con pun­tua­lità la situa­zione in un’intervista con­cessa qual­che giorno prima della pre­sen­ta­zione insieme a Costa del suo libro in cui afferma che:

Sem­pli­fi­cando al mas­simo, posso dire che assi­stiamo a tre feno­meni: il boom dei social net­work, la posi­zione domi­nante di Goo­gle e la man­canza di un modello di busi­ness per gli edi­tori online. Par­tendo da quest’ultimo punto rilevo che molti edi­tori, anzi­ché offrire ai cro­ni­sti degli stru­menti di inno­va­zione tec­no­lo­gica, in maniera miope hanno mar­gi­na­liz­zato il lavoro gior­na­li­stico facen­dolo svol­gere a figure che gior­na­li­sti­che non sono affatto e che si limi­tano a fare un pedis­se­quo copia/incolla di testi repe­riti qua e là senza un vaglio accurato.

Che le reda­zioni web dei gior­nali ita­liani siano ad oggi ancora un’appendice di quelle desti­nate alla carta, sot­to­po­ste spesso a ritmi lavo­ra­tivi che effet­ti­va­mente, al di là delle scelte edi­to­riali, rischiano di minare la qua­lità è un dato di fatto. É un dato di fatto, altret­tanto, che nei casi in cui edi­tori e Goo­gle si sono alleati [penso al caso de “La Stampa”] vi sia stato un bene­fi­cio reci­proco e che il colosso di Moun­tain View pos­segga un know how tec­no­lo­gico che sarebbe pre­zioso per le nostre redazioni.

Come scri­veva Her­man Hesse se temiamo qual­cuno, rico­no­sciamo a costui un potere su di noi. Il pro­blema non sono i con­te­nuti su Goo­gle News, che anzi apporta un bene­fi­cio in ter­mini di traf­fico agli edi­tori, ma il cre­scente imporsi del pro­gram­ma­tic adver­ti­sing le cui piat­ta­forme tagliano fuori gli edi­tori e le loro con­ces­sio­na­rie che in pro­spet­tiva vedono così ridursi ulte­rior­mente i già mode­sti ricavi pub­bli­ci­tari dall’online. Lo ha spie­gato con suf­fi­ciente chia­rezza il diret­tore gene­rale della Divi­sione Digi­tale del gruppo Espresso-Repubblica in una recente audi­zione alla Camera [dal minuto 23 del video]. 

Cam­biano, sem­pre più rapi­da­mente, gli sce­nari di rife­ri­mento ed i com­pe­ti­tor degli edi­tori. Non è facendo la santa cro­ciata con­tro Goo­gle News, come con­ferma anche il die­tro­front di Axel Sprin­ger, che si risol­vono i pro­blemi e nep­pure si miglio­rano le pro­spet­tive del com­parto editoriale. 

Efficienza

News Online
Pubblicato il 7 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Panorama dell’Informazione Online in Italia

Quinta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata ad una pano­ra­mica dell’informazione online nel nostro Paese.

Durante la chiac­chie­rata con la gior­na­li­sta e video­ma­ker Fran­ce­sca Cle­men­toni si tenta di for­nire una defi­ni­zione di cosa sia infor­ma­zione e di quali pos­sano essere gli attri­buti per defi­nirne la qua­lità. La pun­tata pro­se­gue par­lando di dati e di quali siano i para­me­tri signi­fi­ca­tivi, di valore, per l’informazione online, con­clu­dendo sul valore dei news brands e inno­va­zione di prodotto.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

News Online

Mar­tedì pros­simo, 12.11.2014, si par­lerà di “Open Jour­na­lism e Citi­zen Jour­na­lism”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

Le curve mostrano la frequenza di tweet con hashtag #Ebola e la produzione di articoli sul tema di Ebola sulle principali testate online italiane (valori normalizzati a 100)
Pubblicato il 31 ottobre 2014 by Giacomo Fusina

Le armoniche di Ebola

Sono pas­sati otto anni dalla cele­bre prima pagina di Time. L’uomo dell’anno del 2006 sei stato tu: tu al cen­tro della Rete e la Rete al cen­tro del mondo. Allora ini­ziava a sof­fiare il vento dei social ma i social che cono­sciamo oggi non esi­ste­vano ancora (Face­book, per dire, nel 2006 aveva solo 12 milioni di utenti e Twit­ter era appena nato). L’intuizione all’origine della prima pagina di Time sug­ge­riva che ogni per­sona con­nessa stesse diven­tando un gene­ra­tore di con­te­nuto e che la Rete sarebbe stata pre­sto per­vasa di opi­nioni, crea­zioni, rating, arti­coli, imma­gini e video dei pro­pri utenti.

Oggi sap­piamo che una quota con­si­stente degli UGC è di tipo per­so­nale, spesso non acces­si­bile al pub­blico, tal­volta istan­ta­nea e vola­tile. E anche la parte pub­blica è di scarso inte­resse per chi non ha rela­zioni con il sog­getto che la pro­duce. Abbon­dano fidan­zati e gat­tini, sel­fie e vestiti, feste e vacanze ma è dif­fi­cile chia­mare “con­te­nuti” que­sto ammasso disor­di­nato di ego­fa­nìa*.

Quello che abbiamo visto nascere in que­sti otto anni non è la prassi dello UGC ma dello UAC, non la Gene­ra­zione dei con­te­nuti ma l’Amplificazione dei con­te­nuti pro­dotti e river­sati in Rete da parte degli utenti. Coloro che gene­rano con­te­nuti rile­vanti per un qual­che pub­blico sono meno dell’1% del totale degli utenti: lo You di Time non era per tutti, era per pochi. Per tutti, invece, è la pos­si­bi­lità di con­di­vi­dere, apprez­zare e segna­lare i con­te­nuti digi­tali di attua­lità e d’intrattenimento.

Gli utenti in Rete for­mano la cassa di riso­nanza dei con­te­nuti pro­dotti da una pic­cola parte di gene­ra­tori. La Rete vibra con loro e ne esalta alcune armo­ni­che, pro­prio come avviene a uno stru­mento musi­cale acustico.

Pren­diamo il caso di Ebola.
Dal primo ago­sto al 17 otto­bre 2014 sono stati pro­dotti oltre 1.000 arti­coli sul tema sulle prin­ci­pali testate online ita­liane. Gli stessi arti­coli sono stati con­di­visi su Face­book (in gran parte), Twit­ter e Goo­gle Plus 550mila volte nello stesso periodo. Circa 500 con­di­vi­sioni per arti­colo, un dato alli­neato alla media del momento.

Negli stessi giorni Twi­tLine ha rile­vato 66mila Tweet con­te­nenti l’hashtag #Ebola con una fre­quenza media di 3,9 pas­saggi quo­ti­diani nelle time­line degli utenti Ita­liani di Twitter.

Infine, il trend del numero di ricer­che di “Ebola” in Goo­gle News con­sente di stu­diare la curva di atten­zione dedi­cata al tema.

Que­sto sli­de­show richiede JavaScript.

Ebbene, tutte e tre le “casse di riso­nanza” danno la stessa rap­pre­sen­ta­zione del feno­meno. La cor­re­la­zione tra le curve è deci­sa­mente ele­vata, sem­pre com­presa tra 0,7 e 0,87, come si nota anche a occhio dai gra­fici inse­riti qui sopra. La Rete risuona allo stesso modo e le sue armo­ni­che segna­lano la sen­si­bi­lità del mondo sui temi di attualità.

Tal­volta gli arti­coli sulle testate sono “sovra-prodotti” rispetto all’attenzione che rac­col­gono (i pic­chi della curva gri­gia del 9 e del 19 set­tem­bre). Altre volte l’amplificazione degli utenti anti­cipa la rispo­sta delle testate: i pic­chi di Goo­gle News e di Twi­tLine del 9 otto­bre pre­ce­dono la mas­sic­cia pro­du­zione di arti­coli nei giorni successivi.

(*) mani­fe­sta­zione dell’io pro­dotta dalle tracce lasciate in Rete (neo­lo­gi­smo di Human Highway) 

——————————-

Twi­tLine: lo stru­mento uti­liz­zato da Human High­way per ana­liz­zare il Twit­ter infor­ma­tion stream ita­liano. Gra­zie a Twi­tLine è pos­si­bile misu­rare la reach & fre­quency di hash­tag, men­tions, link e account su Twit­ter, uni­ta­mente al coin­vol­gi­mento svi­lup­pato (ret­weet, favo­rite). Mag­giori info su Twi­tLine sono dispo­ni­bili su Sli­de­share.

UAC Meter: lo stru­mento di Human High­way per misu­rare i volumi dell’amplificazione sociale pro­dotta in Rete su deter­mi­nati argo­menti di attua­lità. Il meter di UAC ana­lizza gli arti­coli pre­senti su oltre 40 testate online ita­liane e indi­vi­dua per cia­scuno di essi il numero di con­di­vi­sioni pro­dotte su face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus.

Goo­gle Trends: i dati qui pre­sen­tati sono stati pre­le­vati da Goo­gle Trends (limi­ta­ta­mente a Goo­gle News) nel periodo com­preso tra il 1 ago­sto e il 17 otto­bre 2014.

PA & Social
Pubblicato il 30 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto è Social la PA, Paraponzi Ponzi Pà!

Quarta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata alla Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i social.

In una nazione quale l’Italia con un  digi­tal divide signi­fi­ca­tivo rispetto agli altri Paesi della UE ten­den­zial­mente era dif­fi­cile, ahimè, poter dire qual­cosa di posi­tivo sul tema.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Qui di seguito i prin­ci­pali mate­riali citati nel corso della trasmissione.

Il vade­me­cum pub­blica ammi­ni­stra­zione e social media rea­liz­zato da For­mez PA a dicem­bre 2011 e pro­mosso da Filippo Patroni Griffi, Mini­stro Pub­blica Ammi­ni­stra­zione e Sem­pli­fi­ca­zione del Governo Monti.

 

La ricerca dell’Università di Modena e Reg­gio Emi­lia su uti­lizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimensioni

Comuni 2.0: l’utilizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimen­sioni by Dario Sal­velli

Info­gra­fica di sin­tesi dei risul­tati dell’indagine svolta dal Polimi su un cam­pione di 366 comuni nei primi mesi del 2014 su eGo­vern­ment ed uti­lizzo dei social

Agenda Digitale

I risul­tati di una ricerca di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione, effet­tuata da Forum PA, su la pre­senza degli enti pub­blici sui social net­work, su Twit­ter e nella Rete. La social media policy [final­mente!] della Camera dei depu­tati con ter­mini e con­di­zioni di uti­lizzo dei social network.

Bonus track, infine, uno dei tre brani, scelto non casual­mente, andati in onda durante la tra­smis­sione per “spez­zare” il parlato.

Mar­tedì pros­simo, 04.11.2014, si par­lerà di “Tac­chi, dati e dat­teri. Il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

DAUS Facebook
Pubblicato il 29 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto Facebook in 19 Grafici

Sono stati pre­sen­tati ieri i risul­tati economico-finanziari di Face­book rela­tivi al terzo tri­me­stre di quest’anno.

Oltre ai dati di bilan­cio sono stati dif­fusi anche i numeri sull’utilizzo del social net­work più popo­loso del mondo. Nella pre­sen­ta­zione sot­to­stante, per como­dità di let­tura, ho ripreso le slide pub­bli­cate da Face­book al riguardo.

Gli utenti attivi gior­nal­mente cre­scono del 18.6% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 e la quota di coloro che usano quo­ti­dia­na­mente Face­book passa dal 61 al 64% degli utenti mensili.

Incre­mento del 38.6% degli utenti gior­na­lieri da mobile che ora sono 703 milioni [81% del totale]. Coloro che uti­liz­zano Face­book solo da mobile sono 406 milioni, il 30% degli utenti men­sili. Men­tre gli utenti men­sili sono 1,35 miliardi di per­sone [+18% vs terzo trim. 2013]. UNa parte cospi­cua dell’espansione è dovuta alla cre­scita di iscritti in Asia ma anche in USA ed Europa con­ti­nua il trend più che positivo.

I ricavi cre­scono del 58% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 anche se i mar­gini si ridu­cono a causa degli inve­sti­menti delle acquisizioni.

L’ARPU [Ave­rage Reve­nue per User] è signi­fi­ca­ti­va­mente più ele­vata — circa il tri­plo — per gli USA rispetto all’Europa. Deci­sa­mente più ridotta per Asia e resto del mondo.

Growth
Pubblicato il 28 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

La Creazione di Valore Aggiunto per l’Industria dell’Informazione

Non più tardi di ieri, a con­clu­sione della sin­tesi dell’ana­lisi di Medio­banca sui bilanci dei 7 mag­giori gruppi edi­to­riali del nostro Paese, tra gli ele­menti che citavo, par­lavo della neces­sità di un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.

Sem­pre ieri il Finan­cial Times ha annun­ciato il lan­cio di  FirstFT, nuovo pro­dotto edi­to­riale del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario che il new head of aggre­ga­tion  del gior­nale [figura pro­fes­sio­nale che al pari di molte altre non  mi pare attual­mente pre­sente nelle reda­zioni dei nostri gior­nali] descrive così:

In an age of infor­ma­tion over­load where rea­ders are shy­ing away from the per­pe­tual social media stream, tru­sted edi­to­rial judg­ment and aggre­ga­tion is an increa­sin­gly valua­ble con­ve­nience for busy rea­ders. FirstFT is care­fully craf­ted, ana­ly­sed and illu­stra­ted by our world-class jour­na­lists and pro­vi­des a new way for rea­ders to get the FT’s take on the essen­tial news of the day.

Allo stesso tempo, Blendle, iTu­nes del gior­na­li­smo che pro­pone la ven­dita di sin­goli arti­coli  a prezzi varia­bili tra tra € 0,10 e € 0,80 al pezzo, annun­ciava di aver rice­vuto la non tra­scu­ra­bile somma di 3.8 milioni di dol­lari da The New York Times Com­pany e da Axel Sprin­ger per favo­rire l’espansione di que­sta start-up Olan­dese in tutta Europa.

Anche nel nostro Paese è recente il pas­sag­gio a paga­mento di Good Mor­ning Ita­lia, ser­vi­zio di accu­rata sele­zione delle noti­zie nazio­nali ed inter­na­zio­nali tanto apprez­zatonato da gior­na­li­sti impie­gati nelle reda­zioni di diverse testate che evi­den­te­mente hanno avuto poco spa­zio e ascolto “costrin­gen­doli” ad un’iniziativa auto­noma al di fuori del loro prin­ci­pale ambito lavorativo.

Win Win

Da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*], piat­ta­forma che offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­tori, la pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

La crea­zione di valore aggiunto per l’industria dell’informazione passa, anche, dalla sot­tra­zione, dal non imporre con­te­nuti che non inte­res­sano, dal sele­zio­nare per il let­tore quel che è è rile­vante per lui e sola­mente per lui e per il quale dun­que cre­scerà la pro­pen­sione a pagare per la fruizione.

Growth

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto ha ope­rato come con­su­lente, anche, per Etalia.

newsbusinessmodels
Pubblicato il 24 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Come Sopravvivere alla Crisi della Carta Stampata

Terza pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al dilemma del pri­gio­niero ed a come soprav­vi­vere alla crisi della carta stam­pata, ovvero a quali nuovi modelli di busi­ness è pos­si­bile per­se­guire per sup­plire al calo di ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della carta stam­pata ai quali l’online, allo stato attuale delle cose, non rie­sce a sopperire.

newsbusinessmodels

Durante la tra­smis­sione, tra buona musica e la spie­ga­zione di per­chè credo che il dilemma del pri­gio­niero sia un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digi­tale, provo ad indi­care alcune pos­si­bili strade per il recu­pero dei ricavi in ambito digitale.

In par­ti­co­lare si parla di:

  • Shop­pa­ble
  • Mem­ber­ship
  • Rever­sed Paywall
  • Altre pos­si­bi­lità esistenti

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Mar­tedi pros­simo, 28.10.2014, si parla di Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i socialSi ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

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