Posted on 12 gennaio 2011 by

Il Documentario è un [Video]Gioco

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I quo­ti­diani di ieri ripor­tano che, in caso di estra­di­zione negli USA, Julian Assange  potrebbe essere con­dan­nato a morte o venire recluso in quello che è sino­nimo di cen­tro degli orrori, Guantanamo.

Il campo di pri­gio­nia di mas­sima sicu­rezza sta­tu­ni­tense è sola­mente il più [tri­ste­mente] cele­bre dei cen­tri di deten­zione nei quali si con­su­mano quo­ti­dia­na­mente drammi, orrori e abusi.

Negli ultimi anni, non casual­mente in con­tem­po­ra­nea con quello della base sta­tu­ni­tense cubana, sono stati costruiti nume­rosi cen­tri desti­nati agli immi­grati clan­de­stini. Nati sotto i nomi di fan­ta­sia più stra­va­ganti, che vanno da cen­tro di acco­glienza tem­po­ra­nea al più rea­li­stico cen­tro di deten­zione, sono luo­ghi di degrado dei quali l’umanità intera dovrebbe pro­vare almeno disa­gio se non vergogna.

Non è facile per i gior­na­li­sti appro­fon­dire le inda­gini nel mondo dei cen­tri di deten­zione per immi­grati clan­de­stini. Pos­sono otte­nere inter­vi­ste con ex dete­nuti, rac­co­gliere prove e numeri di rife­ri­mento incro­ciati, ma molto spesso non rie­scono ad acce­dere nei locali in que­stione, a ren­dere pub­blico il vis­suto dei dete­nuti. Il metodo più tra­di­zio­nale  uti­liz­zato è quello della “tele­ca­mera nasco­sta”  o alter­na­tive più dra­sti­che come fu nel cele­bre caso del repor­tage di Fabri­zio Gatti.

Que­sto è l’obiettivo per­se­guito da Home­land Guan­ta­namo [Guan­ta­na­mos Patria il titolo ori­gi­nale] , anche se que­sto pro­getto non è stato svi­lup­pato da gior­na­li­sti, ma da Break­th­rough, una  ONG in difesa dei diritti dell’uomo.

Nel gioco si è  nei panni di un gior­na­li­sta che accetta un’offerta di lavoro al fine di entrare nel cen­tro di deten­zione Eli­za­beth e, quindi, inda­gare sulla morte di Bou­ba­car Bah.

Gui­dati da un dete­nuto a cono­scenza del tuo arrivo,ci si muove libe­ra­mente nel cen­tro, “rico­struito” vir­tual­mente per l’occasione. Si docu­men­tano così molte infor­ma­zioni sulle ter­ri­bili con­di­zioni di deten­zione, e sulle pres­sioni  ed ingiu­sti­zie alle quali ven­gono quo­ti­dia­na­mente sot­to­po­sti gli immigrati.

Si dimo­stra che è dav­vero pos­si­bile costruire una rap­pre­sen­ta­zione vir­tuale di un luogo in cui i gior­na­li­sti non pos­sono acce­dere. Con le inter­vi­ste video, durante il gioco, si può vedere, in spac­cati, imma­gini “rubate”, tour della tele­ca­mera nasco­sta all’interno del cen­tro. Si esplo­rano attra­verso que­sto modello, det­ta­gli con­creti, come la vici­nanza della sala da pranzo con ser­vizi igie­nici, man­canza di pri­vacy nelle docce, o le celle angu­ste, con il risul­tato evi­dente di riu­scire ad infor­mare il let­tore [il gio­ca­tore] in modo tangibile.

Un pezzo d’autore, da imi­tare, che dimo­stra la pro­fon­dità della capa­cità dei video­gio­chi, dei new­sga­mes, come ele­mento di nar­ra­zione ed appro­fon­di­mento della notizia.

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