media e giornalismi

Corsera Hot
Pubblicato il 19 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalisti che non Riescono a Scopare

Per chi non lo sapesse, su Face­book c’è il gruppo “Gior­na­li­sti che non rie­scono a sco­pare” la cui mis­sion è quella di porre in evi­denza il meglio del peg­gio del gior­na­li­smo digi­tale, ovvero del come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online vada ben oltre il gos­sip per appro­dare ad espli­citi ammic­ca­menti ses­suali pur di acchiap­pare quale click.

In maniera del tutto casuale sono andato a guar­dare alcune delle “noti­zie” ripor­tate da testate online di genere ed orien­ta­mento poli­tico vario nelle ultime 24 ore. Il cam­pio­na­rio è dav­vero varie­gato e sor­passa anche gli espli­citi rife­ri­menti del pre­ci­tato gruppo su Facebook.

Rai­News, fonte pub­blica ed isti­tu­zio­nale dell’informazione nostrana, ci deli­zia [si fa per dire] con una foto­gal­lery di ben 81 scatti su «Kim Kar­da­shian in un tubino latex rosa mostra il suo “vero” lato B», noti­zia fon­da­men­tale alla quale risponde La Gaz­zetta dello Sport con «Kim Kar­da­shian? E’ out. Ecco le foto di Lara Stone: nuda, moz­za­fiato, e senza Pho­to­shop», infor­ma­zione evi­den­te­mente impre­scin­di­bile per gli appas­sio­nati di sport let­tori del più impor­tante quo­ti­diano del nostro Paese per readership.

Huf­fing­ton­Post Ita­lia, testata che quando aprì pro­mise solen­ne­mente per voce della sua diret­trice che non avrebbe ceduto ai “boxini mor­bosi”, ci parla dei «bene­fici del sesso sulla salute», degli «80 milioni di motivi per cui baciare alla fran­cese è fon­da­men­tale» e, per non farci man­care nes­sun det­ta­glio, di «10 curio­sità sul sesso tra ani­mali che non vedrai nei docu­men­tari», tutti ovvia­mente nella colonna destra del gior­nale in que­stione, quella dei “più clic­cati” al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Anche a destra perle di gior­na­li­smo digi­tale con Libero che mostra «Bionda e in lin­ge­rie: Sara Tom­masi fa impaz­zire il web, guar­date il suo sel­fie hot», ed Il Gior­nale che pro­pone «Cosa c’è sotto la gonna della vicina di casa?».

Il top dell’informazione locale va a Il Gaz­zet­tino esem­pio di eccel­lenza nel gior­na­li­smo iper­lo­cale con «Vero­nica Maya, dal topless allo show per bam­bini: con­durrà lo Zec­chino D’Oro», «Alena Sere­dova in topless su Twit­ter, fol­lo­wers in estasi» [e molti altri in bella mostra in home page], e «Que­sta stu­den­tessa non può pro­vare pia­cere: ecco per­ché…», con il quale ottiene anche l’award inter­na­zio­nale del clic­k­bai­ting.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

La com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore. Buona fortuna…

Corsera Hot

Sul tema il video del dibat­tito a #glocal14 su «L’ultimo click: ten­denze e derive nell’informazione digitale»

SMM Rules 4
Pubblicato il 14 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Media Marketing per Giornali

Le slide del mio work­shop — che vale anche cre­diti for­ma­tivi da Odg Lom­bar­dia — su social media mar­ke­ting per i gior­nali, che pre­senta alcune pecu­lia­rità, dif­fe­renze, rispetto a quello per brand di altri settori/mercati, a #glocal14.

Il work­shop è quasi com­ple­ta­mente sold out ma secondo me qual­che posto lo tro­viamo lo stesso. Come sem­pre tenete pre­sente che le slide sono di sup­porto al ragio­na­mento, al lavoro con i par­te­ci­panti, com’è nor­male che avvenga durante qua­lun­que for­ma­zione post experience.

Ci vediamo .

Open & Citizen Journalism
Pubblicato il 13 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Open & Citizen Journalism

Sesta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata a Open Jour­na­lism e Citi­zen Jour­na­lism.

Si parte da lon­tano con le prime forme di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo in ter­mini di con­tro­di­pen­denza dai main­stream media con Indy­Me­dia ed il movi­mento di Seat­tle con “non odiare i media, diventa media”. Dopo aver for­nito una pos­si­bile defi­ni­zione di cosa sia il citi­zen jour­na­lism viene ana­liz­zata la sua rile­vanza nell’attuale eco­si­stema dell’informazione per arri­vare a come l’open jour­na­lism possa essere stru­mento di coin­vol­gi­mento e fide­liz­za­zione dei let­tori, delle persone.

In con­clu­sione viene for­nito il deca­logo del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo e si riflette su come possa e debba esservi una con­di­vi­sione non solo “ideale” ma anche eco­no­mica del con­tri­buto delle per­sone nella costru­zione della notizia.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Ad inte­gra­zione una mia pre­sen­ta­zione uti­liz­zata per la for­ma­zione effet­tuata sul tema ai com­po­nenti della reda­zione di un quo­ti­diano nazionale.

La pros­sima set­ti­mana, il 19.11.2014, si parla di “La Rete Demo­cra­ti­cizza l’Informazione?” Si ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

West Africa Is Feeling the  Chilling Effects  of US Ebola Panic   RYOT News
Pubblicato il 5 novembre 2014 by Andrea Nelson Mauro

Ryot.org: il sito di news che ti spinge ad agire

Che si debba ormai (e final­mente!) tro­vare un’applicazione più fun­zio­nale al gior­na­li­smo è cosa con­cla­mata. A cosa serve lo sto­ry­tel­ling? Quali biso­gni sod­di­sfa? Un caso molto inte­res­sante è quello di Ryot.org che ha nel suo payoff la misura dei pro­pri obiet­tivi: “Every story lets you take action”. È un pro­getto nato recen­te­mente, su For­bes si legge anche che è un pezzo di futuro del gior­na­li­smo (The Future of Brea­king News Is Here and It’s Cal­led RYOT).

La mis­sion del pro­getto è tra­di­zio­nale, anche giu­di­cando dai con­te­nuti che ven­gono distri­buiti via Twit­ter, le moda­lità sono più coin­vol­genti e l’utente let­tore non è solo tar­get finale di noti­zie, ma anche desti­na­ta­rio di infor­ma­zioni in qual­che modo abi­li­tanti per agire. Un modo di leg­gere il gior­na­li­smo inte­res­sante, che pro­ba­bil­mente nasce anche dal back­ground di pro­ve­nienza dei fon­da­tori (molti dei quali sono o sono stati atti­vi­sti, volon­tari, ope­ra­tori nel mondo della coo­pe­ra­zione internazionale).

Le bio­gra­fie dei fon­da­tori sono da leg­gere (qui la pagina About), e sono pic­coli tas­selli che chia­ri­scono come il ruolo dell’Advo­cacy stia assu­mendo peso sem­pre mag­giore nel mondo dell’informazione, al pari della cre­scente pre­senza delle NGO. Men­tre il pro­cesso indu­striale clas­sico di sgre­tola, emerge il peso di que­sta forma di gior­na­li­smo fun­zio­nale stru­mento sul quale si basano cam­pa­gne di pres­sione che pro­muo­vono azioni e policy specifiche.

L’immagine di coper­tina usata in que­sto post è un sem­plice screen­shot della “Call in action” che si trova in fondo al post West Africa Is Fee­ling The ‘Chil­ling Effects’ Of US Ebola PanicClic­cando si aprono diverse pos­si­bi­lità: dal sem­plice sha­ring sui social, alla pos­si­bi­lità (in que­sto caso spe­ci­fico) di diven­tare un pro­ta­go­ni­sta della lotta alla dif­fu­sione dell’Ebola, con la frase con­clu­siva “Click now and become the news!”.

interactions-rising-on-facebook-4-
Pubblicato il 4 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Algoritmo di Facebook NON Penalizza le News

È cre­scente la pre­oc­cu­pa­zione nel mondo edi­to­riale sui cam­bia­menti di Face­book e l’impatto nega­tivo che que­sti potreb­bero avere sulla con­si­stente quota di traf­fico che il social net­work più popo­loso del pia­neta porta ai loro siti web.

Secondo i dati dif­fusi da Share­a­ho­lic, basati sull’analisi di 200mila siti web di publi­sher in tutto il mondo per un audience com­ples­siva di oltre 250 milioni di per­sone, Face­book con­ti­nua ad essere il prin­ci­pale dri­ver di traf­fico e negli ultimi 12 mesi [da set­tem­bre 2013 a set­tem­bre 2014] la sua rile­vanza è più che raddoppiata.

Social-Media-Traffic-Referrals-Report-Oct-2014-graph

Anche l’analisi con­dotta da Social­ba­kers su 10mila pagine Face­book di altret­tanti publi­sher [di]mostra come i media abbiano un livello di inte­ra­zione, ed una reach orga­nica, di gran lunga supe­riore alla media gene­rale dei brand.

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Il pro­blema di Face­book, e degli altri social, non è l’algoritmo. Il pro­blema è che nel social media mar­ke­ting la parola chiave che fa la dif­fe­renza è il ter­mine marketing.

La ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia, che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a fine set­tem­bre, fa emer­gere come nella mag­gior parte dei casi gli edi­tori non abbiano una figura spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla gestione stra­te­gica dei social. 

L’improvvisazione, “l’arroganza” spen­sie­rata di voler fare un mestiere del quale non si cono­scono i basic, è il pro­blema. L’algoritmo di Face­book NON pena­lizza le news, sono gli edi­tori che, para­fra­sando una cele­bre frase di Totò, stanno ancora a chie­dersi per andare dove biso­gna andare per dove biso­gna andare?

Tech Problems

Bonus track: A Mani­fe­sto for Buil­ding Rela­tion­ships in the Digi­tal Era

News Machine
Pubblicato il 3 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Innovare l’Informazione

Tiscali e Super Sum­mit, piat­ta­forma ita­liana per rea­liz­zare e seguire eventi e webi­nar, tra  14 al 29 otto­bre, hanno pro­po­sto  “Inno­vare l’informazione”, pano­ra­mica sulla nuova infor­ma­zione, un ponte tra il vec­chio e il nuovo per sti­mo­lare il dibat­tito, un modo per pro­vare a com­pren­dere quali saranno le pro­spet­tive future e quale potrebbe essere il destino dei media.

Il ciclo di webi­nar, rivolto in par­ti­co­lare agli addetti ai lavori, ha rac­colto 19 inter­venti su diversi temi legati al mondo dei media e dell’informazione. Inter­venti tutti di asso­luto inte­resse che val­gono il tempo inve­stito nell’ascolto.

Ne ho ripresi alcuni, quelli che per­so­nal­mente mi sono sem­brati di mag­gior inte­resse, per favo­rirne e faci­li­tarne la visione. Pur­troppo avendo tutti i video l’autoplay par­tono insieme. Non esi­stendo la pos­si­bi­lità di eli­mi­nare que­sta opzione vi chiedo la pazienza di farlo manual­mente per poterli vedere uno per volta. Sorry.

1) Gami­fi­ca­tion dell’informazione — Come l’informazione possa diven­tare sem­pre più a impatto visivo e inte­rat­tiva secondo i modelli del gioco.

2) Nuovi lin­guaggi - I nuovi lin­guaggi e busi­ness dell’editoria e del gior­na­li­smo secondo Fede­rico Fer­razza, vice­di­ret­tore di Wired.

3) Digi­tal PR e social - Digi­tal Pr e capa­cità di ascolto per una comu­ni­ca­zione social effi­cace secondo Daniele Chieffi, Respon­sa­bile uffi­cio stampa web Eni

4) Gene­ra­zione X - Gene­ra­zione X, come si infor­mano i gio­vani secondo Daniele Gras­succi, co-fondatore di Skuola.net

Last but not least, Jacopo Ton­delli pre­senta i suoi Stati Generali

Le curve mostrano la frequenza di tweet con hashtag #Ebola e la produzione di articoli sul tema di Ebola sulle principali testate online italiane (valori normalizzati a 100)
Pubblicato il 31 ottobre 2014 by Giacomo Fusina

Le armoniche di Ebola

Sono pas­sati otto anni dalla cele­bre prima pagina di Time. L’uomo dell’anno del 2006 sei stato tu: tu al cen­tro della Rete e la Rete al cen­tro del mondo. Allora ini­ziava a sof­fiare il vento dei social ma i social che cono­sciamo oggi non esi­ste­vano ancora (Face­book, per dire, nel 2006 aveva solo 12 milioni di utenti e Twit­ter era appena nato). L’intuizione all’origine della prima pagina di Time sug­ge­riva che ogni per­sona con­nessa stesse diven­tando un gene­ra­tore di con­te­nuto e che la Rete sarebbe stata pre­sto per­vasa di opi­nioni, crea­zioni, rating, arti­coli, imma­gini e video dei pro­pri utenti.

Oggi sap­piamo che una quota con­si­stente degli UGC è di tipo per­so­nale, spesso non acces­si­bile al pub­blico, tal­volta istan­ta­nea e vola­tile. E anche la parte pub­blica è di scarso inte­resse per chi non ha rela­zioni con il sog­getto che la pro­duce. Abbon­dano fidan­zati e gat­tini, sel­fie e vestiti, feste e vacanze ma è dif­fi­cile chia­mare “con­te­nuti” que­sto ammasso disor­di­nato di ego­fa­nìa*.

Quello che abbiamo visto nascere in que­sti otto anni non è la prassi dello UGC ma dello UAC, non la Gene­ra­zione dei con­te­nuti ma l’Amplificazione dei con­te­nuti pro­dotti e river­sati in Rete da parte degli utenti. Coloro che gene­rano con­te­nuti rile­vanti per un qual­che pub­blico sono meno dell’1% del totale degli utenti: lo You di Time non era per tutti, era per pochi. Per tutti, invece, è la pos­si­bi­lità di con­di­vi­dere, apprez­zare e segna­lare i con­te­nuti digi­tali di attua­lità e d’intrattenimento.

Gli utenti in Rete for­mano la cassa di riso­nanza dei con­te­nuti pro­dotti da una pic­cola parte di gene­ra­tori. La Rete vibra con loro e ne esalta alcune armo­ni­che, pro­prio come avviene a uno stru­mento musi­cale acustico.

Pren­diamo il caso di Ebola.
Dal primo ago­sto al 17 otto­bre 2014 sono stati pro­dotti oltre 1.000 arti­coli sul tema sulle prin­ci­pali testate online ita­liane. Gli stessi arti­coli sono stati con­di­visi su Face­book (in gran parte), Twit­ter e Goo­gle Plus 550mila volte nello stesso periodo. Circa 500 con­di­vi­sioni per arti­colo, un dato alli­neato alla media del momento.

Negli stessi giorni Twi­tLine ha rile­vato 66mila Tweet con­te­nenti l’hashtag #Ebola con una fre­quenza media di 3,9 pas­saggi quo­ti­diani nelle time­line degli utenti Ita­liani di Twitter.

Infine, il trend del numero di ricer­che di “Ebola” in Goo­gle News con­sente di stu­diare la curva di atten­zione dedi­cata al tema.

Que­sto sli­de­show richiede JavaScript.

Ebbene, tutte e tre le “casse di riso­nanza” danno la stessa rap­pre­sen­ta­zione del feno­meno. La cor­re­la­zione tra le curve è deci­sa­mente ele­vata, sem­pre com­presa tra 0,7 e 0,87, come si nota anche a occhio dai gra­fici inse­riti qui sopra. La Rete risuona allo stesso modo e le sue armo­ni­che segna­lano la sen­si­bi­lità del mondo sui temi di attualità.

Tal­volta gli arti­coli sulle testate sono “sovra-prodotti” rispetto all’attenzione che rac­col­gono (i pic­chi della curva gri­gia del 9 e del 19 set­tem­bre). Altre volte l’amplificazione degli utenti anti­cipa la rispo­sta delle testate: i pic­chi di Goo­gle News e di Twi­tLine del 9 otto­bre pre­ce­dono la mas­sic­cia pro­du­zione di arti­coli nei giorni successivi.

(*) mani­fe­sta­zione dell’io pro­dotta dalle tracce lasciate in Rete (neo­lo­gi­smo di Human Highway) 

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Twi­tLine: lo stru­mento uti­liz­zato da Human High­way per ana­liz­zare il Twit­ter infor­ma­tion stream ita­liano. Gra­zie a Twi­tLine è pos­si­bile misu­rare la reach & fre­quency di hash­tag, men­tions, link e account su Twit­ter, uni­ta­mente al coin­vol­gi­mento svi­lup­pato (ret­weet, favo­rite). Mag­giori info su Twi­tLine sono dispo­ni­bili su Sli­de­share.

UAC Meter: lo stru­mento di Human High­way per misu­rare i volumi dell’amplificazione sociale pro­dotta in Rete su deter­mi­nati argo­menti di attua­lità. Il meter di UAC ana­lizza gli arti­coli pre­senti su oltre 40 testate online ita­liane e indi­vi­dua per cia­scuno di essi il numero di con­di­vi­sioni pro­dotte su face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus.

Goo­gle Trends: i dati qui pre­sen­tati sono stati pre­le­vati da Goo­gle Trends (limi­ta­ta­mente a Goo­gle News) nel periodo com­preso tra il 1 ago­sto e il 17 otto­bre 2014.

PA & Social
Pubblicato il 30 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto è Social la PA, Paraponzi Ponzi Pà!

Quarta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata alla Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i social.

In una nazione quale l’Italia con un  digi­tal divide signi­fi­ca­tivo rispetto agli altri Paesi della UE ten­den­zial­mente era dif­fi­cile, ahimè, poter dire qual­cosa di posi­tivo sul tema.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Qui di seguito i prin­ci­pali mate­riali citati nel corso della trasmissione.

Il vade­me­cum pub­blica ammi­ni­stra­zione e social media rea­liz­zato da For­mez PA a dicem­bre 2011 e pro­mosso da Filippo Patroni Griffi, Mini­stro Pub­blica Ammi­ni­stra­zione e Sem­pli­fi­ca­zione del Governo Monti.

 

La ricerca dell’Università di Modena e Reg­gio Emi­lia su uti­lizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimensioni

Comuni 2.0: l’utilizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimen­sioni by Dario Sal­velli

Info­gra­fica di sin­tesi dei risul­tati dell’indagine svolta dal Polimi su un cam­pione di 366 comuni nei primi mesi del 2014 su eGo­vern­ment ed uti­lizzo dei social

Agenda Digitale

I risul­tati di una ricerca di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione, effet­tuata da Forum PA, su la pre­senza degli enti pub­blici sui social net­work, su Twit­ter e nella Rete. La social media policy [final­mente!] della Camera dei depu­tati con ter­mini e con­di­zioni di uti­lizzo dei social network.

Bonus track, infine, uno dei tre brani, scelto non casual­mente, andati in onda durante la tra­smis­sione per “spez­zare” il parlato.

Mar­tedì pros­simo, 04.11.2014, si par­lerà di “Tac­chi, dati e dat­teri. Il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

Repubblica Social Ad Comments
Pubblicato il 23 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Ads De Noantri

Riprende la rubrica men­sile “de noan­tri” dedi­cata al meglio del peg­gio, alle cat­tive pra­ti­che, non tanto per pun­tare il dito con fare accu­sa­to­rio quanto per spro­nare a fare di meglio.

È oggi la volta dei social ads, dell’advertising sui social e ovvia­mente in par­ti­co­lare su Face­book. Lo spunto viene for­nito da la Repub­blica che pro­muove appunto con que­sto for­mat l’abbonamento alla pro­pria ver­sione digitale.

Repubblica Social Ad FB

 

Evi­den­te­mente la gestione dell’annuncio pub­bli­ci­ta­rio non deve essere stata affi­data ad un pro­fes­sio­ni­sta degno di que­sto nome se si con­si­dera che, pur essendo attivo dal 26 di set­tem­bre, in circa un mese “piace” a sole 88 per­sone. È chiaro che la sele­zione del tar­get dell’annuncio è stata fatta senza la neces­sa­ria cura, in maniera troppo generale.

Aspetto che emerge con ancor mag­gior chia­rezza leg­gendo i 22 com­menti [a que­sto momento]. Com­menti che sono tutti di insulti, di spre­gio nei con­fronti del quo­ti­diano, chiaro segno che l’annuncio è stato mostrato a per­sone a cui non piace. Ulte­riore segno di debo­lezza nella gestione per un quo­ti­diano la cui pagina Face­book piace alla bel­lezza di quasi due milioni di persone.

Repubblica Social Ad Comments

Com­menti che ancora una volta [sigh!] non ven­gono mode­rati, gestiti, nono­stante con­ten­gano scur­ri­lità di vario genere, come ahimè suc­cede anche per la pagina Face­book stessa del giornale.

Non sarà un caso se tra i casi di suc­cesso che Face­book pro­pone nella pro­pria sezione busi­ness, quella dedi­cata agli inser­zio­ni­sti, non vi sia nes­suno dei media ma siano pre­senti solo imprese di altri settori.

Set­tori che quando pia­ni­fi­cano delle cam­pa­gne su Face­book rispon­dono ai com­menti che ven­gono fatti dalle per­sone, gesti­scono le obie­zioni che ven­gono mosse, dia­lo­gano a tono, dimo­strando che esi­ste la pos­si­bi­lità di farlo, volendo.

In uno dei tanti arti­coli, di oltre due anni fa, che com­pa­iono in Rete sul social media mar­ke­ting viene tra le altre cose scritto: “If you don’t know the peo­ple, or don’t care, it’s pro­ba­bly not social media. It’s just media. It doesn’t mat­ter if it’s crea­ted by an indi­vi­dual or a corporation”. 

Mi pare un’ottima sin­tesi di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese gesti­scono la loro pre­senza sui social, inclusa quella a paga­mento. I social ads de noantri…

Bonus track quello da fare e da non fare, appunto, con gli ads su Facebook.

Capturar
Pubblicato il 20 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

L’industria dei Media Ottiene il Proprio Spazio dei Nomi Internet

Radix ha lan­ciato i domini web .press per l’industria dei mezzi di infor­ma­zione ren­den­doli dispo­ni­bili pub­bli­ca­mente dal 17 otto­bre scorso. Orga­niz­za­zioni e pro­fes­sio­ni­sti del set­tore hanno ora la pos­si­bi­lità di acqui­sire indi­rizzi web con­te­stuali e signi­fi­ca­tivi come http://www.yourbrand.press al posto del non-specifico http://www.yourbrand.com o .it, nel caso del nostro paese, che sono in cir­co­la­zione attualmente.

Il lan­cio dei domini .press da parte di Radix, è parte del nuovo pro­gramma gTLD [gene­ric Top Level Domain] avviata da ICANN [Inter­net Cor­po­ra­tion of Assi­gned Names & Num­bers] per intro­durre esten­sioni di domi­nio spe­ci­fici come .Shop, .doc­tor, .tech e .press nel sistema di nomi Inter­net. Que­sto pro­gramma è il più grande cam­bia­mento per il sistema di deno­mi­na­zione nella sto­ria di Inter­net e mira a creare una mag­giore libertà di scelta nella sele­zione di nomi a dominio.

Secondo San­deep Ram­chan­dani, Respon­sa­bile Busi­ness presso Radix, “I domini .press sono stati intro­dotti con una visione per por­tare forti iden­tità online per i gior­na­li­sti, testate gior­na­li­sti­che e siti di pub­bli­che rela­zioni azien­dali. Un domi­nio .press breve e memo­ra­bile è per­fetto per coloro che cre­dono nel futuro digi­tale delle noti­zie main­stream e PR. ”

Toc­cherà regi­strare DataMediaHub.press, pare.

Capturar

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