media digitali

Pubblicato il 25 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Focalizzati sulle Competenze Tecniche

Sta ormai alla prima pagina del bignami sulle buone pra­ti­che in ambito lavo­ra­tivo la que­stione delle 3C:

  • Cono­no­scenze: Il sapere di un individuo
  • Com­pe­tenze: La capa­cità “pra­tica” di saper appli­care il sapere
  • Com­por­ta­menti: Modi di agire e stra­te­gie gene­rali di azione dell’individuo nell’esercizio della sua professione

Secondo i risul­tati di una ricerca svolta dal Natio­nal Coun­cil for the Trai­ning of Jour­na­lists [NTCJ], accre­di­tato isti­tuto di for­ma­zione alla pro­fes­sione gior­na­li­stica, per oltre 100 edi­tori anglo­sas­soni il focus è sulle com­pe­tenze tecniche.

Il son­dag­gio online, al quale sono seguiti focus group di appro­fon­di­mento in diverse città della Gran Bre­ta­gna, evi­den­zia come ai primi posti degli skill rite­nuti rile­vanti vi siano gli aspetti tec­nici, quelli più tra­di­zio­nali della pro­fes­sione gior­na­li­stica, men­tre sono fana­lino di coda l’interazione con i let­tori, uti­lizzo delle tec­no­lo­gie web based e social media.

Sono evi­denze che defi­ni­scono la misura della distanza ancora da col­mare tra com­por­ta­menti ed inte­ressi dei let­tori e quelli di molte redazioni.

[Via]

Pubblicato il 15 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

La Sfida della Convergenza Editoriale

Come ricor­davo in estrema sin­tesi pochi giorni fa, la cre­scita delle audience on line dei quo­ti­diani ne ha aumen­tato visi­bi­lità ed influenza senza che però sia stato tro­vato un modello eco­no­mico soste­ni­bile a que­sta evoluzione.

I dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter ana­liz­zano le piat­ta­forme, i mezzi che l’utenza sta­tu­ni­tense uti­lizza per avere noti­zie, evi­den­ziando come, ad esclu­sione della tele­vi­sione,   la quota mag­giore [36%] sia di coloro che hanno una frui­zione “mista” da media digi­tali e tradizionali.

E’ una realtà che si applica con dif­fe­renze rela­ti­va­mente mar­gi­nali anche al nostro paese nel quale, secondo una recente ricerca, ormai una quota di circa un terzo dell’utenza, di let­tori, fa un uti­lizzo di entrambi i mezzi per avere informazione.

Credo non possa esserci dub­bio che, in pro­spet­tiva, il futuro dei quo­ti­diani si gio­cherà sulla capa­cità di rea­liz­zare siner­gie, con­ver­genza, tra le ver­sioni digi­tali e quelle tra­di­zio­nali, uti­liz­zando cia­scun mezzo, cia­scuna ver­sione a sup­porto dell’altra.

Sono dina­mi­che e moda­lità che in altri mer­cati sono state appli­cate da tempo con suc­cesso sulle quali sarà neces­sa­rio con­cen­trare atten­zione e pro­po­si­zione nel futuro pros­simo venturo.

Pubblicato il 16 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Digital Journalism Study 2010

Oriella PR Net­work, ha rila­sciato la terza edi­zione dello stu­dio annuale sull’impatto delle nuove tec­no­lo­gie sui media ed il giornalismo.

Lo stu­dio, con­dotto tra Mag­gio e Giu­gno di quest’anno, ha coin­volto oltre 750 gior­na­li­sti di 15 nazioni diverse Ita­lia inclusa. La con­ti­nuità della ricerca con­sente di effet­tuare gli oppor­tuni con­fronti rispetto alle edi­zioni pre­ce­denti.

Si con­ferma una ten­denza gene­rale al pes­si­mi­smo da parte degli inter­vi­stati il cui focus pre­va­lente per­mane rela­ti­va­mente ad una forte per­dita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari. E’ pecu­liare come la per­dita di utenza sia la minore delle pre­oc­cu­pa­zioni quando dovrebbe asso­lu­ta­mente essere la prima.

Le prin­ci­pali issues emer­genti sono rela­tive a:

  • Ridu­zione delle fonti a causa della crisi eco­no­mica che sta attra­ver­sando i media tra­di­zio­nali che por­terà ad una uscita dal mer­cato molte testate.
  • Oltre la metà del cam­pione ritiene che l’on line sia ben lungi da essere un modello di busi­ness pro­fit­te­vole.
  • Influenza nega­tiva sulla qua­lità del gior­na­li­smo a causa della carenza di risorse
  • Nella mino­ranza dei casi con­te­nuti pub­bli­cati on line sono ori­gi­nali, men­tre pre­va­len­te­mente sono riproduzioni/adattamenti della ver­sione tradizionale

Ci si affida, forse sarebbe più cor­retto dire si spera, nelle appli­ca­zioni come poten­ziale fonte di recu­pero dei ricavi. Con­te­nuti in mobi­lità, che in Ita­lia pesano circa il 30% dell’offerta, ed iPad fanno la parte del leone, men­tre gli stru­menti di inte­ra­zione con gli utenti con­ti­nuano a segnare il passo.

Dav­vero poco sem­bra cam­biato in 12 mesi.

Molto inte­res­santi le con­si­de­ra­zioni di Jeremy Por­ter rispetto al rap­porto PR e giornalisti/giornalismo, che per­so­nal­mente mi sento di con­di­vi­dere al 100%.

In sin­tesi insomma, le spe­ri­men­ta­zioni, le reali inno­va­zioni, i casi di eccel­lenza con­ti­nuano ad essere la mino­ranza men­tre pre­vale l’incertezza, l’attendismo, la rin­corsa all’ultima trovata.

Sono evi­denze impie­tose del cre­pu­scolo quo­ti­diano, testi­mo­niate pro­prio oggi in rife­ri­mento ad uno dei prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali del nostro paese.

Come dice­vamo a com­mento dei risul­tati 2009, son con­tento di morire ma mi dispiace.

Pubblicato il 21 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Avanti c’è Post

Que­sta set­ti­mana dovrebbe essere ricor­data per il fio­rire di ini­zia­tive in ambito edi­to­riale non tra­di­zio­nale che stanno vedendo la luce.

Il debutto uffi­ciale di Blo­gna­tion, aggre­ga­tore rea­liz­zato con il sup­porto eco­no­mico di Tele­com, che dopo un periodo di  test e “fasi beta”,  ha final­mente ini­ziato la pro­pria atti­vità in quella che pos­siamo imma­gi­nare essere la ver­sione definitiva.

La spe­ri­co­lata ini­zia­tiva del Post,  che scom­mette su un modello ibrido di gior­na­li­smo online a cavallo tra l’aggregatore e il quo­ti­diano.  “Copia di lusso”, gra­zie al soste­gno di finan­zia­tori, del modello pro­po­sto da Giu­seppe Gra­nieri, are­na­tosi nelle sab­bie della blo­go­sfera molle ita­liana che pur­troppo, come anche io ho avuto modo di spe­ri­men­tare nel tempo, è carat­te­riz­zata da una ele­vata disto­nia tra dichia­rato e realizzato.

Paper­blog, il cui esor­dio nella ver­sione ita­liana di una ini­zia­tiva già in essere in Fran­cia risale a ieri, e che mi pare abbia alcune frecce nell’arco sia per l’esperienza pre­gressa sulla quale può con­tare, che per i cri­teri di sele­zione che vanno ben oltre quelli della sem­plice aggre­ga­zione di blog e noti­zie ren­den­dolo un vero media par­te­ci­pa­tivo. Pro­dotto edi­to­riale che, come dice il nome, dovrebbe anche avere una ver­sione car­ta­cea, un maga­zine, sul quale ver­ranno [se così sarà] stam­pati i migliori articoli.

Molti sono stati i com­menti di augu­rio a que­ste ini­zia­tive anche se, ovvia­mente, non sono man­cati scet­ti­ci­smo e critiche.

Per­so­nal­mente ritengo che gli auguri vadano fatti a noi stessi più che ai respon­sa­bili dei pro­dotti, poi­chè è da noi, dalla nostra coe­renza ed atten­zione che que­ste ini­zia­tive di gior­na­li­smo digi­tale potranno otte­nere il soste­gno per il pro­sie­guo. La sto­ria da que­sto punto di vista non ci è di con­forto. Vedremo.

Pubblicato il 13 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Il Futuro [nero] della Mediasfera

Mon­day Note è un con­te­ni­tore [da aggiun­gere nei pre­fe­riti] che con fre­quenza set­ti­ma­nale, ogni lunedì, appunto, si con­cen­tra sull’analisi delle rela­zioni, appa­ren­te­mente sem­pre più pro­fonde, tra media e tecnologie.

Nell’articolo pub­bli­cato ieri, uno dei due autori, Fre­de­rick Fil­loux, pro­duce un’analisi sulla con­ver­genza in ambito edi­to­riale e sui fat­tori di “alli­nea­mento dei pia­neti dei media digi­tali”: la media­sfera.

Sono quat­tro le key issues che emer­gono dall’analisi pro­po­sta sul futuro della media­sfera:

  1. Non fare affi­da­mento sulla pub­bli­cità. Non ipo­tiz­zare, quan­to­meno, modelli di busi­ness in ambito edi­to­riale basati esclu­si­va­mente sull’advertising per un lungo periodo ancora.
  2. Le audience si stanno sem­pre più spo­stando sui social net­work, e su un ristret­tis­simo numero di siti web, a spese dell’industria delle noti­zie, dei media.
  3. I ricavi si spo­ste­ranno in maniera sem­pre più mas­sic­cia verso i con­te­nuti in mobi­lità, spe­ci­fi­ca­ta­mente smart­pho­nes e quelli che ven­gono defi­niti “lean-back devi­cesquali l’iPad. A que­sto spe­ci­fico ambito atten­gono tempo e atten­zione da parte degli utenti.
  4. Un gruppo ristretto digate­kee­perssarà pro­prie­ta­rio di una potente com­bi­na­zione di mezzi, con­te­ni­tori, sistemi ope­ra­tivi e piat­ta­forme di transazione.

In que­sto sce­na­rio, le ipo­tesi, i timori rias­sunti ieri sareb­bero pur­troppo più che confermati.