Posted on 27 marzo 2014 by

State of the News Media 2014

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Sono stati pub­bli­cati ieri i risul­tati di State of the News Media 2014, undi­ce­sima edi­zione del rap­porto annuale di The Pew Research Center’s Jour­na­lism Pro­ject che ana­lizza lo sce­na­rio dell’industria dell’informazione negli Stati Uniti.

I ricavi sono for­te­mente legati e dipen­denti all’advertising che pesa il 69% del totale delle reve­nues. Meno di un quarto dei ricavi è gene­rato diret­ta­mente dai let­tori con il paga­mento di sin­gole copie e/o abbo­na­menti [sia carta che digi­tale e canali TV a pagamento].

I quo­ti­diani con­ti­nuano a rap­pre­sen­tare la fetta mag­giore dei ricavi diret­ta­mente ricol­le­ga­bili all’industria dell’informazione. per que­sti cre­sce il peso delle reve­nues gene­rate dai let­tori con il paga­mento diretto che arriva a fine 2013 a circa il 32% del totale.

Del totale mer­cato del digi­tal adver­ti­sing, inclusa la search, i quo­ti­diani fanno pro­pria una quota che Pew stima essere intorno al 12%. Vista la dimen­sione del mer­cato USA [42.6 miliardi di $ nel 2013] si tratta di cifre comun­que com­ples­si­va­mente impor­tanti, ma è certo che il grosso va ad altri, con Goo­gle e Face­book in prima fila, come noto.

Total Media Ad Spending USA

I punti chiave, a mio avviso, sono:

  • Il peso dei ricavi dai let­tori cre­sce per­chè si restrin­gono quelli da adv nel mix
  • Con un peso di oltre due terzi dell’adv la dipen­denza da que­sto è for­tis­sima. Si dice spesso che “se non paghi per un pro­dotto, sei il pro­dotto”. Vale per Goo­gle e Face­book [e altri] ma anche per l’industria dell’informazione. Il let­tore è il pro­dotto da ven­dere. Quanto pesi que­sto sulla qua­lità e la tipo­lo­gia dell’informazione è un aspetto che, ahimè il rap­porto non chiarisce.
  • Il peso di ricavi “altri” cre­sce ed arriva al 7% del totale diven­tando la terza area di red­dito. Sono gli eventi, ma anche i ser­vizi di mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione che alcuni edi­tori ini­ziano ad offrire diret­ta­mente a gene­rare nuove aree di ricavo da non sottovalutare.
  • Le dona­zioni, la filan­tro­pia, ed il ven­ture capi­tal pesano l’1%. For­get about it, come direb­bero appunto gli americani.

Nel rap­porto è con­te­nuta una parte spe­ci­fica rela­tiva a social media e news.

I social media hanno un peso per l’industria dell’informazione ma ovvia­mente per alcuni siti ben più che per altri. Non solo si con­ferma “l’insostenibile leg­ge­rezza dei refer­rals” ma anche che il tasso di con­ver­sione, le per­sone che dopo aver visto una noti­zia sui social clic­cano per leg­gere l’articolo è una minoranza.

Anche se come dri­ver di traf­fico è Face­book pro­ta­go­ni­sta asso­luto, pro­por­zio­nal­mente gli iscritti a Twit­ter sono quelli che hanno una mag­gior pro­pen­sione a visi­tare i siti web di informazione

Se rie­sco domani torno in maniera spe­ci­fica su que­sto aspetto. Il tema da appro­fon­dire è “abbat­tere la fan base è il primo passo per un’ecologia dei social media”

SocialMediaNews 2014

Otte­nere le noti­zie sui social, ed in par­ti­co­lare su Face­book, è un’esperienza “inci­den­tale”. Le per­sone usano, fre­quen­tano i social net­work per altri motivi ed inci­den­tal­mente, il più delle volte per­chè i loro con­tatti hanno con­di­viso, vedono/leggono le notizie.

In ter­mini di argo­menti pre­fe­riti regna sovrano l’infotainment, l’informazione “leg­gera”. Su 11 aree infor­ma­tive d’interesse la poli­tica e la nera si col­lo­cano rispet­ti­va­mente al 4° e 5° posto men­tre le noti­zie inter­na­zio­nali sci­vo­lano addi­rit­tura al 9° posto. Ancora una volta, se, come il sot­to­scritto, gestite i social di un quo­ti­diano ve ne era­vate già accorti a pre­scin­dere dallo studio.

Come sem­pre, vi esorto, se posso, a non fidarvi della mia sin­tesi che è asso­lu­ta­mente par­ziale, e di parte, ed a leg­gere inte­gral­mente il rap­porto per farvi una vostra idea. È sem­pre la cosa migliore da farsi.

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