mass media

ADV Stampa 2015 Vs 2014
Posted on 1 febbraio 2016 by Pier Luca Santoro

ChartaMente

Pubblicati i dati di consuntivo degli investimenti pubblicitari sulla carta stampata in Italia.

Fatto 100 il fatturato della stampa nel 2015 i periodici pesano il 35.4% rispetto al 34.7% del 2014 un incidenza che cresce, anche se di poco, poiché a valore il calo di settimanali e mensili è inferiore a quello dei quotidiani che registrano una flessione del 6.6% rispetto all’anno precedente.

Diverso il trend per quanto riguarda gli spazi con i quotidiani sostanzialmente stabili [+0.6%] ed i periodici che hanno un calo del 1.3%. Per quanto riguarda i quotidiani la tendenza a spazi mostra il seguente andamento rispetto al 2014: la nazionale +2.4%, commerciale locale +0.5%, di servizio +4.7% e rubricata -12.2%, l’unica tipologia che cala anche a spazi oltre che a valore.

Possibili considerazioni su questa dicotomia tra andamento a fatturato ed a spazi restano valide quelle scritte la scorsa settimana, direi.

ADV Stampa 2015 Vs 2014

Fiducia Motori di Ricerca
Posted on 19 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Più Fiducia in Google che nei Media Tradizionali

Sono stati pubblicati i risultati del “Trust Barometer 2016”, indagine annuale, giunta alla sedicesima edizione, condotta in 27 nazioni a metà novembre 2015, Italia inclusa, su un campione di 33mila rispondenti di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad identificare il livello di fiducia nei confronti di organizzazioni non governative, aziende, media e governi.

Complessivamente, complice la ripresa in molte nazioni, la fiducia cresce anche se, per quanto riguarda i media, si passa dal 45% dell’indagine precedente all’attuale 47%. Più della metà della popolazione dunque non ha fiducia nei media. Percentuale che passa al 57% [era 51% l’anno scorso] per il cluster di popolazione che Edelman chiama “Informed Public”, quel segmento di popolazione con un livello superiore di istruzione nel primo quarto per livello di reddito familiare.

Emerge, o forse sarebbe più corretto dire che si conferma, un’inversione per quanto riguarda i meccanismi di influenza con la comunicazione tra pari. Un fenomeno che riguarda sia direttamente i media che più in generale la società.

Influence of Peer Drive Media

Per il secondo anno consecutivo, sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le persone godono di maggior fiducia. Un risultato che implica che le persone siano più inclini a credere al titolo che leggono grazie a Google che non a quello letto sul sito web della testata. Aspetto che la dice lunga sullo stato dell’essere di giornali e giornalismi.

Secondo il rapporto di Edelman, il 78% ha fiducia nelle notizie condivise online da conoscenti e familiari mentre quella negli “esperti accademici” è al 65% e addirittura al 44% per i giornalisti. Ennesima evidenza della distanza che permane tra pubblico, tra lettori e giornalisti nell’era dei social mal utilizzati dai media e da chi vi scrive, lavora.

Fiducia Motori di Ricerca

Le notizie sono dunque unbranded come già emergeva da altre analisi quale, ad esempio, il Digital News Report 2015 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Commodity in cui il valore dei singoli brand, delle singole testate, è costantemente in calo.

Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta, scriveva Sun Tzu nel suo celebre “L’arte della guerra”. È quello che un decennio di tatticismi, di rincorse all’ultimo click hanno generato: una perdita di fiducia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dicotomia delle loro versioni online rispetto a quelle cartacee.

La necessità, l’urgenza, direi, di lavorare su fiducia e branding è ormai non derogabile pena l’ulteriore perdita di appeal e di valore. Si chiama marketing, dicono…

Conversation Vs Diffcult
Posted on 18 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • Ma che Vor Di? – A commento dei dati sull’andamento degli investimenti pubblicitari,  Alberto Dal Sasso, Advertising Information Service Business Director di Nielsen, ha dichiarato: “Nonostante la variabilità continui a condizionare questo periodo storico, per il mercato pubblicitario si conferma la favorevole tendenza prevista da più parti, tra andamenti altalenanti e più in generale una crescita stabile rispetto al mese precedente”. Ma che vor di?
  • Freelance – Secondo quanto riportato,  dalla bozza dello statuto del lavoro autonomo cancellata la norma sulla tutela delle malattie oncologiche dei freelance. A rischio anche le norme sui termini di pagamento portati a 90 giorni. Dopo il mancato inserimento delle tutele come il salario o il reddito minimo, un altro colpo ai freelance e partite Iva. Complimenti!
  • Volare Basso – La compagnia aerea Emirates per invitare la gente ad andare a New York nella campagna pubblicitaria ha messo l’immagine del Golden Gate di San Francisco. Bocciati.
  • Scheduled Tweets – Novità da Twitter per il 2016. Sia i tweet organici che quelli soltanto sponsorizzati possono essere programmati direttamente da Twitter ads [oltre che Tweetdeck, per restare in casa dell’uccellino]. Tutti e due i tipi di Tweet vengono visualizzati nelle impostazioni della campagna e possono essere indirizzati al pubblico scelto dall’inserzionista. Utile.
  • Il Futuro dei Giornali – Articolo sul futuro dei giornali, che vale assolutamente il tempo di lettura, partendo da tre libri: “La rete dall’utopia al mercato” di Benedetto Vecchi per manifesto libri; “I giornali del futuro. Il futuro dei giornali”, di Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto] per Informant e “Tiratura illimitata”, di Andrea Daniele Signorelli per Mimesis. Must read.
  • Facebook – Il social network più popoloso del pianeta, a causa delle numerose critiche ricevute, ha affidato in outsourcing l’incarico di monitorare e di cancellare post dai contenuti xenofobi. Secondo quanto riporta Reuters saranno impiegate 100 persone allo scopo che verranno comunque affiancate da un team di lavoro di Facebook. Non ditelo a quelli de Il Messaggero [e a molti altri giornali italiani].
  • Agnotologia – L’agnotologia, studio dell’ignoranza costruita volontariamente da specifici gruppi di interesse, quali ad ad esempio le multinazionali del tabacco, tesa sopprimere la verità, è un fenomeno a cui ha dedicato molto del suo lavoro il ricercatore universitario americano, Robert Proctor.  Ne scrive la BBC in un articolo che riassume egregiamente la questione. Da sapere nell’era delle condivisioni social fatte spesso con troppa leggerezza

Conversation Vs Diffcult

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

9493_TAInfographic_CompositeUsers_Q3-15-PPT
Posted on 13 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • La Fotografia della Professione Giornalistica in Italia – Lsdi – Libertà di Stampa Diritto all’Informazione ha presentato il nuovo rapporto sulla professione giornalistica in Italia giunto alla sesta edizione. Lavoro autonomo al 64,6%, disoccupazione: quasi raddoppiata in 12 anni, reddito zero per 4 giornalisti ‘’free lance’’ su 10 e  le testate tradizionali che continuano a perdere peso, i principali risultati emergenti. Tutto bene…
  • Periscope – Ad un anno dal lancio, con 100 milioni di video all’attivo, Periscope strizza l’occhio ai broadcaster e lancia, al momento solo per iOS, il live streming direttamente su Twitter. Un modo per provare ad ampliare l’audience di riferimento dopo il relativo insuccesso che, secondo me, non funzionerà.
  • L’Outbound NON Funziona – Da una ricerca condotta da Human Highway per Pricewise, quasi 9 italiani su 10 sono stati contattati telefonicamente almeno una volta negli ultimi 3 mesi per offerte di cambio gestore per i servizi di energia, telecomunicazione o internet.  Il risultato? Oltre il 70% interrompe immediatamente la conversazione. L’outbound NON funziona.
  • Social Media Policy – Una giornalista di Philadelphia fa il live tweeting delle performance amorose dei propri vicini e poi, giustamente, se ne preoccupa. In caso la vostra testata non abbia una social media policy adesso avete un motivo in più per redigerla.
  • Rented Land –  Instagram rimuove la fotografia pubblicata da una 27enne attimi dopo essere stata stuprata. Sui social siamo in affitto con regole ben precise del padrone di casa. Meglio non dimenticarsene mai.
  • Morte e Resurrezione dell’Homepage – Il NYTimes sta lavorando per rimettere al centro la propria homepage. Clifford Levy, assistant masthead editor del quotidiano, ha dichiarato: “We still believe that the homepage plays a very prominent role for us. It really is a symbol of who we are in the digital news ecosystem“. L’homepage è morta, anzi no.
  • Malvertising – L’Interactive Advertising Bureau e Ernst & Young hanno pubblicato un rapporto dal quale emerge come a causa di pratiche fraudolente vi sia un danno per gli inserzionisti di circa 8.2 miliardi di dollari. Più del 50% [4.6 miliardi] di questo danno è causato da ad fraud, da traffico generato da bot e non da persone. Il 72% di tale traffico è da desktop ed il restante da mobile. Tanti auguri per la vostra prossima campagna banner.

9493_TAInfographic_CompositeUsers_Q3-15-PPT

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

sexual_harrassment_in_the_eu_n
Posted on 11 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Colonia e le Responsabilità dei Giornali

I toni con i quali i giornali italiani sia online che nelle edizioni tradizionali cartacee hanno affrontato le vicende di Colonia sono vergognosi.

Non è solo una questione di fretta e/o di traduzioni approssimative bensì di una precisa scelta di parlare alla “pancia” dei lettori con l’evidente obiettivo di fare qualche migliaio di click in più e sperare, magari, anche di vendere qualche copia.

QCodeMag Migranto

Quelli che, nella migliore delle ipotesi, vengono chiamati migranti, ma spesso, troppo spesso, immigrati o clandestini, sono profughi di guerra, è gente che scappa, a rischio della vita, da Paesi dove la loro casa è stata bombardata, i loro parenti ammazzati, torturati, in cui quella che era già un’esistenza difficile diviene impossibile da sostenere.

Nemmeno durante la seconda guerra mondiale si sono raggiunti i 60 milioni di persone sfollate per conflitti o carestie dicono i dati della World Bank. Se i media, ed in primis i giornali, unici ad essere focalizzati appieno sull’informazione, iniziassero a chiamare questa enorme massa di persone con il loro nome: profughi appunto, fornirebbero una visione decisamente più corretta del fenomeno.

In specifico riferimento alle vicende di Colonia, le molestie sessuali sono un fatto, grave, che ahimè ha radici ben più profonde dei fatti avvenuti la notte di Capodanno in Germania.

I dati del Gender Equality Index Report 2015 mostrano come a usare violenza è ancora oggi chi ci sta più vicino, il proprio partner, dove a mostrare le percentuali più alte sono i paesi del nord Europa: Danimarca, Olanda, Finlandia e Regno Unito. Ed ancora, i dati pubblicati dall’European Agency for Fundamental Right evidenziano che sono sempre i Paesi del nord Europa ad avere il maggior tasso di molestie sessuali con la Germania che ha tra il 60 ed il 79% delle persone che dichiarano di aver subito “sexual harassment” e la Svezia nominata capitale dello stupro.

Elementi dai quali definire una correlazione, come invece avviene, tra reati a sfondo sessuale e la recente ondata migratoria appare davvero arduo. Pare infatti che la “cultura della violenza carnale” non sia un fenomeno importato in Germania ma che vi sia ben radicato come, ad esempio, durante l’Oktoberfest evento durante il quale si stima che il numero di violenze che accadono arrivi a 200, ed anche noi italiani, ahimè, non abbiamo comportamenti virtuosi all’estero. Dati, disponibili in Rete, che qualunque buon giornale/giornalista dovrebbe tenere assolutamente in considerazione prima di affrontare questi temi di grande impatto emotivo e sociale.

Assolutamente condivisibile la riflessione al riguardo di Massimo Mantellini quando scrive che “I giornali italiani [tutti o quasi] hanno giocato col fuoco di temi fondamentali per le democrazie occidentali come quelli dell’immigrazione, della solidarietà, della religione, della dignità delle donne, esattamente come Il Giornale e Libero giocavano con l’appartamento di Fini a Montecarlo o con le veline del caso Boffo”.

Troppo spesso si viene richiamati, pour cause, all’insostituibile ruolo dei giornali per le democrazie. È ora che una volta per tutte la stampa del nostro Paese si assuma tale responsabilità e cessi queste cattive pratiche, da subito!

sexual_harrassment_in_the_eu_n

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti