mary meeker

Arpu
Pubblicato il 23 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Già nel 2012, all’interno della annuale pre­sen­ta­zione di Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale erano con­te­nuti dei dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente, che mostra­vano il for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dei quo­ti­diani online rispetto sia ai diversi social media e social net­work che, ancor più rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani tra­di­zio­nali cartacei.

Arpu 2012

Que­sta set­ti­mana Fré­dé­ric Fil­loux ha pub­bli­cato altri dati sulla que­stione che ancora una volta mostrano come i quo­ti­diani online abbiamo un gap estre­ma­mente con­si­stente nel valore per lettore.

Se, come si sot­to­li­nea nell’articolo, una parte del con­si­stente diva­rio è dovuta alla valu­ta­zione nega­tiva degli ana­li­sti finan­ziari rela­ti­va­mente alla len­tezza nella ristrut­tu­ra­zione e rior­ga­niz­za­zione delle imprese edi­to­riali, c’è a mio avviso un altro aspetto che non va tra­la­sciato: Il time spending.

Infatti, come noto, il tempo speso dalle per­sone nella frui­zione dei quo­ti­diani online è dram­ma­ti­ca­mente ridotto rispetto a quello inve­stito nei social net­work e social media. Un diva­rio abis­sale che è la misura dello scarso coin­vol­gi­mento che com­ples­si­va­mente i  gior­nali online hanno rispetto ai social e che, per quanto riguarda più diret­ta­mente l’Italia è aggra­vato da una frui­zione che avviene pre­va­len­te­mente da parte di quella fascia della popo­la­zione in età “tardo-matura”, sostan­zial­mente, in buona parte da coloro che leg­gono, o leg­ge­vano, la ver­sione cartacea.

Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze, poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, dei più grandi social in Rete, è la misura con­creta di come la per­ver­sione dei click, delle visite e delle pagine viste sia la deriva per le realtà editoriali.

Da sem­pre ai para­me­tri quan­ti­ta­tivi vanno affian­cati cri­teri qua­li­ta­tivi, tra­scu­rare que­sti ultimi non può che ulte­rior­mente affos­sare le pro­spet­tive del com­parto editoriale.

Arpu

McKinsey 12 Tecnologie
Pubblicato il 3 giugno 2013 by Pier Luca Santoro

I Trend della Rete e le Tecnologie Emergenti

Pres­so­ché con­tem­po­ra­nea­mente sono stati pub­bli­cati due rap­porti, tanto inte­res­santi quanto esau­stivi, sulle ten­denze della Rete nel 2013, con­sueto appun­ta­mento annuale al quale ci ha ormai abi­tuato la ven­ture capi­ta­list Mary Mee­ker, e sulle tec­no­lo­gie emer­genti, il loro impatto eco­no­mico e più in gene­rale sulla società, rea­liz­zato da McKinsey.

Ne sin­te­tizzo, e com­mento, le prin­ci­pali evi­denze emer­genti nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Observatory.

Buona let­tura.

McKinsey 12 Tecnologie

Pubblicato il 1 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, ogni anno effet­tua una pre­sen­ta­zione che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale. Al suo interno vi è sem­pre un gra­fico di sin­tesi rela­tivo al tempo di uti­lizzo dei diversi media ad al livello di inve­sti­menti in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che evi­den­zia lo stato dell’essere attuale.

Quello di quest’anno mostra come, negli Stati Uniti, il forte sbi­lan­cia­mento a cui era in pas­sato sog­getto Inter­net, con un rap­porto tra tempo speso dall’utenza e bud­get pub­bli­ci­tari sfa­vo­re­vole, si sia pra­ti­ca­mente annul­lato, men­tre per­mane un forte gap sia per quanto riguarda i quo­ti­diani che per il Web in mobilità.

Ho già avuto modo di sot­to­li­neare come que­sti dati pos­sano dar luogo a teo­rie, per­lo­meno, ecces­si­va­mente mec­ca­ni­ci­sti­che, poi­chè al con­cetto di tempo speso vanno neces­sa­ria­mente abbi­nati due ele­menti: quelli di coin­vol­gi­mento e di attenzione.

Se da un lato è infatti neces­sa­rio con­ti­nuare  la ricerca di nuove, e più effi­caci, moda­lità di  comu­ni­ca­zione e rela­zione, dall’altro si impone una rifles­sione sull’efficacia della pub­bli­cità on line, sulla frui­zione e sui livelli di atten­zione che essa genera in ter­mini di per­ma­nenza e memo­ra­bi­lità del messaggio.

Aspetti che sono ulte­rior­mente influen­zati, allo stato attuale, da pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pre­va­len­te­mente inva­sive e ina­de­guate al mezzo, tra­spor­tate su Inter­net senza tenere conto delle dif­fe­renze rispetto agli altri media.  Il Web è un ambiente, un eco­si­stema sociale, e con­si­de­rarlo un media in ter­mini clas­sici è un errore. Il basso livello di effi­ca­cia della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria on line ne è la più vivida testimonianza.

Sem­pre all’interno della pre­ci­tata pre­sen­ta­zione, di grande inte­resse, a mio avviso, sono i dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente. Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, il gra­fico evi­den­zia l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, delle più grandi imprese in Rete.

Mutuando la cele­bre frase di Ogilvy, uno dei padri dell’advertising, che diceva: “il con­su­ma­tore non è uno sciocco, il con­su­ma­tore è tua moglie”, credo che nep­pure le imprese e gli impren­di­tori, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari siano degli sciocchi.

La tanto annun­ciata morte dei gior­nali è riman­data a data da desti­narsi, nel frat­tempo meglio fare qual­che rifles­sione, e lavo­rare, sul valore dell’advertising online non solo sotto il pro­filo quantitativo.

Pubblicato il 17 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Tempo di Utilizzo dei Media & Livello di Investimenti

La pre­sen­ta­zione rea­liz­zata da Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, in occa­sione del “Web 2.0 Sum­mit” in corso sino ad oggi a San Fran­ci­sco, è un docu­mento ricco di dati e spunti di riflessione.

La pre­sen­ta­zione “Ten que­stions inter­net exec should ask and answer” si arti­cola, appunto, su 10 tema­ti­che di fondo legate ad inter­net ed ine­vi­ta­bil­mente all’ecosistema sociale che il web rap­pre­senta, al mondo dei media ed agli inve­sti­menti pubblicitari.

Il gra­fico di sin­tesi sotto ripor­tato, ripro­pone il tema di fondo legato al tempo di uti­lizzo dei diversi media ad al livello di inve­sti­menti in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, evi­den­ziando lo stato dell’essere attuale.

Emerge con chia­rezza ancora una volta il forte sbi­lan­cia­mento a cui è ancora sog­getto inter­net, con un rap­porto tra tempo speso dall’utenza e bud­get pub­bli­ci­tari appa­ren­te­mente non cor­retto.

Secondo la diret­trice del gruppo di ricerca sulle tec­no­lo­gie di Mor­gan Stan­ley, que­sto gap, con un valore sti­mano di 50 miliardi di US dol­lars, rap­pre­senta un’opportunità importantissima.

Per­so­nal­mente ritengo che que­sta con­si­de­ra­zione sia ecces­si­va­mente mec­ca­ni­ci­stica e ottimista.

Pre­messo che, come ho già sot­to­li­neato più volte, inter­net è un ambiente, un eco­si­stema sociale e con­si­de­rarlo un media in ter­mini clas­sici è un errore; cer­ta­mente, al di là delle dove­rose pun­tua­liz­za­zioni, non può più essere rite­nuto un “new media”.

Sotto il pro­filo della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, le imprese sono costan­te­mente alla ricerca di nuovi mezzi e moda­lità di comu­ni­care, al fine di influen­zarla a pro­prio van­tag­gio, con l’utenza. Rite­nere che que­sta “stra­to­sfe­rica oppor­tu­nità” con­ti­nui a non essere colta per mio­pia è sicu­ra­mente un errore.

Se da un lato è infatti neces­sa­rio con­ti­nuare  la ricerca di nuove, e più effi­caci, moda­lità di  comu­ni­ca­zione e rela­zione, dall’altro si impone una rifles­sione sull’efficacia della pub­bli­cità on line, sulla frui­zione e sui livelli di atten­zione che essa genera in ter­mini di per­ma­nenza e memo­ra­bi­lità del messaggio.

Diceva Arthur Scho­pe­na­hauer “la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leg­gerli in ordine è vivere, sfo­gliarli a caso è sognare”. E’ una costa­ta­zione sulla quale vale la pena di riflet­tere atten­ta­mente appli­can­dola anche a que­sto contesto.