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Posted on 15 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Social Media Manager?

L’utilizzo dei social media/network è diven­tato nel tempo estre­ma­mente dif­fuso. Ormai è, per molti, come usare il tele­fono, un’abitudine quo­ti­diana che si ripete più volte nel corso della giornata.

Frequenza Uso Social

Par­tendo da que­sto dato di fatto, da tempo, molti si inter­ro­gano sul futuro delle pro­fes­sio­na­lità legate al social media mar­ke­ting affer­mando che alcuni ruoli, a comin­ciare da quello di social media mana­ger, scom­pa­ri­ranno poi­ché saranno inglo­bati negli skill neces­sari per svol­gere il pro­prio mestiere come nel caso dei gior­na­li­sti ma non solo.

Fre­quen­tando alcuni dei tanti gruppi di discus­sione pre­senti su Face­book e Lin­ke­dIn dedi­cati a social media mar­ke­ting e com­mu­nity mana­ge­ment osservo invece un ele­vato tasso di improv­vi­sa­zione con, da un lato richie­ste quo­ti­diane di “aiuto” da parte di per­sone che chie­dono “sono nuovo/a del mestiere il cliente vuole xyz potete aiu­tarmi a…”, indice di evi­dente improv­vi­sa­zione, e, dall’altro lato, lamentele/segnalazioni altret­tanto fre­quenti su pro­po­ste di com­penso per la cura dei con­te­nuti sui social offen­sive per la dignità, o peggio.

Per que­sto motivo, a cin­que anni distanza, un’era geo­lo­gica in que­sto campo, ho deciso di ripren­dere ed attua­liz­zare la defi­ni­zione delle pro­fes­sio­na­lità richie­ste nei media sociali.

I social hanno nume­rosi campi di appli­ca­zione:

- Ricer­che di mer­cato in tempo reale

- Svi­luppo di prodotti/servizi

- Custo­mer care

- Social selling

- Comu­ni­ca­zione interna

- Comu­ni­ca­zione esterna

- Cri­sis management

- Risorse umane: recruit­ment, trai­ning, etc.

Cosa Siamo

All’interno della  defi­ni­zione delle pro­fes­sio­na­lità richie­ste nei media sociali spicca la figura di Com­mu­nity Mana­ger. È un ruolo che per­so­nal­mente adot­te­rei in ogni impresa, adat­tan­done le respon­sa­bi­lità, in sosti­tu­zione della figura, tanto dif­fusa quanto obso­leta, di  Pro­duct Manager.

Ma quali dun­que i ruoli e le respon­sa­bi­lità nell’area del social media mar­ke­ting? Un pos­si­bile elenco:

- Social Media Stra­te­gist [o in ambito edi­to­riale Social Media Edi­tor]: Così come il respon­sa­bile della stra­te­gia si occupa di moni­to­rare i mercati/segmenti emer­genti, i trend dei com­pe­ti­tors e delle pre­fe­renze dei pub­blici di rife­ri­mento, etc., altret­tanto avviene con chi deve defi­nire la stra­te­gia di pre­senza sui social. Non è da esclu­dere che nelle realtà di mag­gior dimen­sioni in un futuro non troppo lon­tano possa esserci un ulte­riore livello di spe­cia­liz­za­zione che porti alla defi­ni­zione di que­sto ruolo dedi­cato ad un solo spe­ci­fico canale social. Stante le con­ti­nue evo­lu­zioni la neces­sità di essere foca­liz­zati potrebbe diven­tare concreta.

Social Media Plat­form Spe­cia­list:

  • Come si fa a tenere il passo con le reti emer­genti e gli algo­ritmi che cambiano?
  • Come fa una società mul­ti­na­zio­nale rag­giun­gere diversi tar­get di pub­blico in tutto il mondo su reti di scelta?
  • Che ne dici di WeChat in Cina con­tro Twit­ter in Australia?
  • Qual è la legge nelle diverse giu­ri­sdi­zioni per tra­de­marks, pri­vacy e spam? In che modo que­sto influi­sce sulla strategia?

Si tratta di un ruolo in rapida evo­lu­zione. Pre­sup­pone diversi livelli di senio­rity da quelli che si con­cen­trano sulla ricerca di nuove piat­ta­forme da cono­scere e testare [ruoli junior] sino a coloro che sanno come gestire tutto que­sto in rife­ri­mento al SEO.

- Social Tool Spe­cia­list: Tenere il passo con il numero di stru­menti che sono dispo­ni­bili è un lavoro a tempo pieno, senza con­si­de­rare il fatto che devono essere spe­ri­men­tati e valu­tati nel con­te­sto  dell’esistente eco­si­stema sociale di un’impresa. Gli aspetti da con­si­de­rare, in par­ti­co­lare, sono:

  • Quali stru­menti ci sono?
  • Quali stru­menti sono emer­genti, quali start-up potreb­bero offrire solu­zioni di business?
  • Quando una piat­ta­forma è suf­fi­cien­te­mente con­so­li­data per l’utilizzo a livello aziendale?
  • Come è pos­si­bile miti­gare il rischio che la piat­ta­forma non sopravviva?

- Social PR Stra­te­gist: Così come il social media strategist/editor, si occupa di come miglio­rare il brand e la sua repu­ta­zione attra­verso i social media/network. Con un team gesti­sce stra­te­gia ed ese­cu­zione. Il team/la fun­zione di con­tent mar­ke­ting può essere allo­cata sotto que­sto ruolo.

- Social Con­tent Stra­te­gists, Crea­tors, Real-time Repor­ters: il con­tent mar­ke­ting è fon­da­men­tale per le imprese e la nascita di team di mar­ke­ting dei con­te­nuti respon­sa­bili della stra­te­gia di con­te­nuti, della crea­zione e repor­ting in tempo reale è sem­pre più pre­sente, neces­sa­ria. Devono rispon­dere a domande come:

  • Quanto con­te­nuto ori­gi­nale si dovrebbe pro­durre, quanto si deve “curare”, e quanto di altri “si dovrebbe condividere”?
  • Dove prendi le tue sto­rie? da Zite, Fli­p­board, Pri­sma­tic, Trove, etc.?
  • Come si fa a cat­tu­rare, modi­fi­care e con­di­vi­dere in tempo reale?
  • Usi ifttt o Zapier, ad esem­pio, per auto­ma­tiz­zare il web?
  • Come pre­ve­nire un social asso­ciato con l’automazione?

Sul tema, da leg­gere la pre­sen­ta­zione di Sarah Evans sul ruolo di digi­tal cor­re­spon­dent a Social Fresh

- Social Adver­ti­sing Spe­cia­list: C’è un grande dibat­tito su ear­ned vs. owned media con i social che [a causa della non com­pren­sione delle dina­mi­che social?] stanno sem­pre più diven­tando un canale di sup­porto a paga­mento. Le piat­ta­forme stanno costan­te­mente rive­dendo la stra­te­gia come i recenti cam­bia­menti di Face­book al suo news feed, Twit­ter sui con­te­nuti fil­trati e Lin­ke­dIn su la ricerca, testimoniano.

Gli edi­tori stanno lavo­rando con giganti come Face­book per sta­bi­lire se pub­bli­care all’interno della piat­ta­forma [lunedì appro­fon­diamo] per miglio­rare l’esperienza utente o invece vei­co­lare l’utente, le per­sone, alla piat­ta­forma pro­pria. Domande com­plesse emer­gono intorno alla pro­prietà dei dati degli utenti e la con­di­vi­sione dei ricavi.

  • Dove e come si fa a inse­rire con­te­nuto social?
  • Come otti­miz­zare i paid social media ?
  • Come si fa il repor­ting e la valu­ta­zione dei social ads?

Aspetti di cre­scente rile­vanza per quelle aziende che pren­dono sul serio i social, in par­ti­co­lare per quanto riguarda il ​​ROI.

- Social Custo­mer Ser­vice Stra­te­gists & Spe­cia­lists: Le ricer­che mostrano che i clienti vogliono essere ser­viti sui social media e pre­mie­ranno mar­che con fedeltà e un aumento delle ven­dite, quando lo fanno bene.

La mul­ti­ca­na­lità, la gestione del con­tatto su più canali e l’integrazione nei sistemi di busi­ness è una sfida inevitabile.

Social Media SEO: Capire come web e social net­work impat­tano sul SEO e come sono ricer­cati e tro­vati diven­terà sem­pre più impor­tante. Come impat­tano le piat­ta­forme social su otti­miz­za­zione e visi­bi­lità dai motori di ricerca in Cina, ad esem­pio, sarà diverso dall’impatto in Ame­rica, in Austra­lia o in Italia.

Che dire del mobile? Goo­gle ha ini­ziato a pena­liz­zare le aziende che non sono “mobile friendly”.

Social Media Data Ana­lyst: Qual­cuno deve dare un senso a tutte le infor­ma­zioni. Ana­li­sti di dati mul­ti­me­diali lavo­re­ranno a stretto con­tatto con tutte le aree di busi­ness. Ad esem­pio, this MetLife role enun­cia i tipi di com­pe­tenze che saranno importanti.

  • Gestire il moni­to­rag­gio glo­bale dei social media.
  • Defi­nire cru­scotti su misura ripro­du­ci­bili a livello globale.
  • Iden­ti­fi­care e sin­te­tiz­zare terza parte esterna e dati com­por­ta­men­tali interne al fine di com­ple­tare l’analisi social.
  • In modo proat­tivo ana­liz­zare i risul­tati, in col­la­bo­ra­zione con i mem­bri del team, per svi­lup­pare repor­ting basati su una sto­ria interna.
  • Lavo­rare a stretto con­tatto con gli altri mem­bri del team consumer/customer insights per svi­lup­pare le best prac­tice interne.
  • Scan­sione pae­sag­gio media­tico com­pe­ti­tivo e sociale per le migliori pra­ti­che, le ten­denze e le oppor­tu­nità di miglioramento.
  • Svi­lup­pare moni­to­rag­gio dei media e social media report di ana­lisi gior­na­lieri, men­sili, e su una base, neces­sa­ria alle rela­tive tema­ti­che e ten­denze emergenti.
  • Svi­lup­pare la comu­ni­ca­zione a livello ese­cu­tivo e le rela­tive presentazioni.

Sono certo di aver tra­la­sciato nume­rosi ruoli, posi­zioni esi­stenti e/o che si ren­de­ranno neces­sa­rie in futuro. Il mes­sag­gio che ho cer­cato di por­tare [ditemi voi nell’apposito spa­zio dei com­menti se ci sono riu­scito o meno] è che il social media mana­ger, inteso come figura tut­to­fare, e le sue derive, è cer­ta­mente una figura desti­nata all’estinzione che sarà pro­gres­si­va­mente sosti­tuita da ruoli e com­pe­tenze mag­gior­mente defi­nite e foca­liz­zate come la com­ples­sità richiede.

Per que­sto quando abbiamo creato Com­mu­ni­ca­tion Factor[Y] abbiamo aggre­gato pro­fes­sio­nal di diversa senio­rity e con com­pe­tenze inte­grate tra loro. Se volete appro­fon­dire scri­veteci.

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DataJournalism
Posted on 6 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Visual Marketing

Che i con­te­nuti visivi abbiano un’efficacia supe­riore a quelli testuali, sia in ter­mini di atten­zione che di con­di­vi­sione, e dun­que di gene­ra­zione di vira­lità, è un dato di fatto asso­dato. Si tratta di un ele­mento fon­da­men­tale all’interno di una stra­te­gia di con­tent mar­ke­ting troppo spesso tra­la­sciato, o comun­que sot­to­va­lu­tato, sia in gene­rale in Rete che ancor più sui social dove troppo spesso ci si lamenta di algo­ritmi ed altre tec­ni­cità dimen­ti­cando che forse sarebbe meglio inve­stire due euro in tal senso invece che affi­darsi ai social ads per otte­nere reach e visibilità.

Visual Mktg

Il rap­porto AGCOM su “Infor­ma­zione e inter­net in Ita­lia. Modelli di busi­ness, con­sumi, pro­fes­sioni” evi­den­zia come le atti­vità di info­gra­fica e data jour­na­lism siano appan­nag­gio di una asso­luta mino­ranza di per­sone all’interno delle reda­zioni dei gior­nali nono­stante Alberto Cairo, una delle mas­sime auto­rità in quest’area, auspi­chi da tempo che in un pros­simo futuro que­sti stru­menti diven­tino main­stream nel giornalismo.

Un evi­dente limi­ta­zione in ter­mini di appeal dei con­te­nuti che potrebbe egre­gia­mente sosti­tuire gat­tini, o peg­gio, all’interno delle testate online resti­tuendo la giu­sta dignità invece di appan­nare l’immagine del new­sbrand con con­te­nuti che pur essendo comu­ne­mente defi­niti “leg­geri” hanno invece nel tempo un impatto for­te­mente nega­tivo sul valore per­ce­pito dalle persone.

DataJournalism

È la man­canza di tempo e/o di risorse qua­li­fi­cate allo scopo ad essere la mag­gior limi­ta­zione allo svi­luppo di quest’ambito come con­fer­mano anche i dati emer­genti da una recente ricerca sul tema sin­te­tiz­zati dal gra­fico sotto riportato.

Per col­mare que­sto gap CommunicationFactor[Y] offre sia il ser­vi­zio di rea­liz­za­zione di info­gra­fi­che sta­ti­che e dina­mi­che che quello di for­ma­zione del per­so­nale affin­ché acqui­si­sca que­sti skill. Con­tat­taci per saperne di più.

Visual Marketing

CommFactory 1
Posted on 4 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Nasce Communication Factor[Y]

Data­Me­dia­Hub è cre­sciuta dalla sua nascita ad oggi aggre­gando attorno a se, oltre al gruppo di pro­fes­sio­nal che l’hanno fon­data ori­gi­na­ria­mente, altri pro­fes­sio­ni­sti con com­pe­tenze che inte­grate tra loro con­sen­tono di offrire un ser­vi­zio com­pleto, tay­lor made, ad aziende ed orga­niz­za­zioni per tutta l’area della comu­ni­ca­zione d’impresa e del marketing.

Se la mis­sion di Data­Me­dia­Hub resta con­fer­mata nella sua essenza rispetto a quanto dichia­rato ori­gi­na­ria­mente, nasce oggi Com­mu­ni­ca­tion Factor[Y]. Non la “solita agen­zia” e nep­pure l’ennesima società di con­su­lenza, ma un strut­tura com­po­sta da pro­fes­sio­ni­sti con anni di espe­rienza alle spalle nel gior­na­li­smo, nella comu­ni­ca­zione e nel mar­ke­ting, nel design gra­fico e nelle ricer­che di mer­cato in grado di offrire un ser­vi­zio com­pleto, su misura, per la comu­ni­ca­zione d’impresa nella sua acce­zione più moderna e completa.

CommFactory 1

Abbiamo fatto nostro il motto di Sun Tzu, gene­rale dell’armata cinese vis­suto nel V secolo A.C., “ la stra­te­gia senza tat­tica è il cam­mino più lento verso la vit­to­ria, la tat­tica senza stra­te­gia è il rumore che pre­cede la scon­fitta”. Diamo metodo e visione stra­te­gica alle aziende con cui col­la­bo­riamo ma non abbiamo paura di spor­carci le mani e di but­tarci nella mischia quando neces­sa­rio. Per que­sto offriamo sia ser­vizi di con­su­lenza stra­te­gica che assi­stenza ope­ra­tiva affian­can­doci e soste­nendo le imprese con cui ope­riamo, in una logica di part­ner­ship, lungo tutto il percorso.

Nella sezione dedi­cata, che amplie­remo ed arric­chi­remo nei pros­simi giorni, potete leg­gere il det­ta­glio di tutte le aree di ser­vi­zio offerte. Qui di seguito la pre­sen­ta­zione sin­te­tica. Met­te­teci alla prova, non ve ne pentirete.

 

immaginario
Posted on 13 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Lanciare un Nuovo Brand

Lan­ciare un nuovo brand, un nuovo prodotto/linea di pro­dotti, pre­senta sem­pre nume­rose inco­gnite, per quanta atten­zione possa essere stata posta nella fase preparatoria.

Per le imprese che hanno come sbocco com­mer­ciale canali carat­te­riz­zati da ele­vata nume­ro­sità e fram­men­ta­zione la pre­sen­ta­zione alla forza ven­dita ed il for­nire alla stessa valide argo­men­ta­zioni di sup­porto diviene fon­da­men­tale poi­chè in ultima ratio sarà poi il gra­di­mento, l’accettazione e la capa­cità di tra­sfe­rire al nego­ziante le giu­ste moti­va­zioni, da parte si area mana­ger e ven­di­tori a fare in buona parte la dif­fe­renza nella fase di pipe­line, di prima col­lo­ca­zione dei pro­dotti sul mercato.

Nel video sot­to­stante il lan­cio di una linea di cosme­tica ter­male, tutt’ora in com­mer­cio, da me effet­tuato quando ero [tem­po­rary] diret­tore com­mer­ciale di una delle mag­giori imprese del set­tore. Essendo pas­sati diversi anni ho pen­sato che si potesse sve­lare e che avesse un senso, come case history, ren­dere pub­blici i contenuti.

Com­ment is free.

Social newsroom
Posted on 8 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Comunicazione d’Impresa & Brand Journalism

23esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a comu­ni­ca­zione d’impresa e brand journalism.

Pro­viamo a for­nire una defi­ni­zione di brand jour­na­lism pren­dendo in pre­stito le parole del Chief Mar­ke­ting Offi­cer di Mc Donald:

Il brand jour­na­lism è la cro­naca delle varie cose che acca­dono al mondo di un mar­chio, attra­verso i giorni e attra­verso gli anni. È così che creiamo un valore reale per­ce­pito per sem­pre dal consumatore

Il pas­sag­gio da brand a media e del brand jour­na­lism fa diven­tare i brand edi­tori di se stessi, gene­rando con­te­nuti esclu­sivi e adat­tando il loro sto­ry­tel­ling all’interattività della rete e dei social media, cam­bia il modo di comu­ni­care, di rela­zio­narsi con le per­sone, tra impresa e pub­blico. Moda­lità adot­tata ormai da molte imprese, sia a livello inter­na­zio­nale che nel nostro Paese, che si inse­ri­sce in una più ampia stra­te­gia di con­tent mar­ke­ting.

Per­corso egre­gia­mente descritto da David Armano che sin­te­tizza gra­fi­ca­mente l’evoluzione e le carat­te­ri­sti­che di come i mar­chi azien­dali diven­gano sem­pre più dei media adat­tando la loro comu­ni­ca­zione al muta­mento di sce­na­rio attra­verso quella che defi­ni­sce the social crea­tive newsroom.

Social newsroom

Nel nuovo, sem­pre in muta­mento, eco­si­stema dell’informazione si rom­pono i vec­chi equi­li­bri: i gior­nali hanno meno biso­gno delle agen­zie stampa di un tempo gra­zie a social media e citi­zen jour­na­lism; men­tre dall’altro lato, le agen­zie imma­gi­nano in un futuro pros­simo di entrare in con­cor­renza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbrac­ciano sem­pre più l’idea di diven­tare loro stessi edi­tori, pro­dut­tori di con­te­nuti dando vita a quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di brand jour­na­lism, come è il caso, ad esem­pio, dell’ini­zia­tiva di P&G par­tita pro­prio dall’Italia.

Ovvia­mente, com’è natu­rale che sia, è l’esecuzione che fa la dif­fe­renza nel suc­cesso come stru­mento di comu­ni­ca­zione d’impresa ed è impor­tante seguire i cri­teri di base con un approc­cio bilan­ciato che non sia ecces­si­va­mente pro­mo­zio­nale. Cosa che ad alcuni rie­sce bene e ad altri deci­sa­mente meno bene.

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Se ogni impresa è un media i media devono [final­mente?] diven­tare impresa, al di là delle pecu­lia­rità legate al “pro­dotto” infor­ma­zione, diver­si­fi­cando le fonti di ricavo abban­do­nando il bino­mio vendite-pubblicità che appare chia­ra­mente sem­pre meno soste­ni­bile.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko

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