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Organic Reach Facebook
Pubblicato il 20 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Contrordine, Le Foto su Facebook NON Funzionano

L’algoritmo di Face­book, in evo­lu­zione  costante per ser­vire al meglio gli inte­ressi delle per­sone iscritte al social più popo­loso del pia­neta [e gli inte­ressi eco­no­mici di Zuck and friends, eh!], è al cen­tro del dibat­tito da tempo per la ridu­zione della reach, della por­tata orga­nica — non a paga­mento — della pro­pria fan base.

Lo stra­ta­gemma mag­gior­mente uti­liz­zato per cer­care di aumen­tare il numero di per­sone rag­giunte dai pro­pri con­te­nuti è d tempo quello di postare delle foto, delle imma­gini. Pare che adesso, in seguito alla “guerra” dichia­rata da Face­book al “click bai­ting” e la grande atten­zione ai video, la musica sia cambiata.

Secondo la desk research pub­bli­cata da Social­ba­kers infatti le foto con­ti­nuano ad essere il con­te­nuto più postato dai brand su Face­book ma la loro effi­ca­cia pare essere deci­sa­mente ridotta. Dall’ana­lisi su 670mila post di oltre 4mila fan page di altret­tanti brand, con­dotta tra ini­zio otto­bre 2014 e feb­braio di quest’anno, i post con delle imma­gini risul­tano essere quelli con la minor reach organica.

Organic Reach Facebook

Aspetto che pare ulte­rior­mente accen­tuarsi per le pagine azien­dali con un numero supe­riore ai 100mila fan.

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Se cer­ta­mente si tratta di un’indicazione ope­ra­tiva inte­res­sante, che in rife­ri­mento spe­ci­fico alle pagine dei prin­ci­pali quo­ti­diani ha comun­que un impatto mode­sto poi­ché la por­tata di que­ste è garan­tita dall’ampiezza di like, com­menti e con­di­vi­sioni nella mia espe­rienza, vi è anche un altro aspetto che è oppor­tuno sottolineare.

Se si esclu­dono le pagine di imprese/brand di grandi dimen­sioni nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi l’attenzione alla crea­zione dei con­te­nuti, ed il rela­tivo inve­sti­mento, e scarsa, sia in ter­mini di lin­guag­gio adat­tato al pro­prio pub­blico di rife­ri­mento che a livello di crea­ti­vità, pro­prio a comin­ciare dalle foto.

Lo riba­di­sco, il pro­blema di Face­book, e degli altri social, non è l’algoritmo. Il pro­blema è che nel social media mar­ke­ting la parola chiave che fa la dif­fe­renza è il ter­mine marketing.

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Extintion Management
Pubblicato il 9 gennaio 2015 by Pier Luca Santoro

Il Cluetrain Manifesto 16 Anni Dopo

Il Clu­train Mani­fe­sto ha rap­pre­sen­tato, ed in buona parte con­ti­nua a rap­pre­sen­tare, un punto di rife­ri­mento impre­scin­di­bile per chi si occupa di mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione d’impresa, una vera “rivo­lu­zione” del lin­guag­gio con cui le aziende comu­ni­cano nell’era di Inter­net a comin­ciare dalla prima, e più cele­bre, delle 95 tesi scritte 16 anni orsono: i mer­cati sono conversazioni.

Dal 1999 ad oggi abbiamo vis­suto anni carat­te­riz­zati dal più rapido svi­luppo che la sto­ria moderna possa ricor­dare gra­zie all’evoluzione sem­pre più veloce dell’information com­mu­ni­ca­tion tech­no­logy ed alla sua dif­fu­sione ed ado­zione sem­pre più mas­si­fi­cata. Per que­sto due degli autori dell’epoca: Doc Searls e David Wein­ber­ger hanno avver­tito il biso­gno di aggior­narne le tesi pub­bli­cando ieri “New Clues”, nuove idee, sug­ge­ri­menti, 121 nuove idee sulla Rete.

Ovvia­mente la let­tura inte­grale è d’obbligo come lo è pren­dersi il tempo neces­sa­rio per dige­rirle, farle pro­prie ed appli­carne i prin­cipi a se stessi ed all’organizzazione in cui si opera. Ho pen­sato di ripren­dere, tra­du­cen­dole per faci­lità di let­tura, quelle che per­so­nal­mente mi sono sem­brate di mag­gior interesse.

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Inter­net siamo noi, collegati:

1. Inter­net non è fatto di filo di rame, fibra di vetro, onde radio, o anche tubi.
2. I dispo­si­tivi che uti­liz­ziamo per la con­nes­sione a Inter­net non sono in Inter­net.
3. Veri­zon, Com­cast, AT & T, Deu­tsche Tele­kom, e 中国电信­non pos­sie­dono Inter­net. Face­book, Goo­gle, e Ama­zon non sono monar­chi della Rete, e nep­pure lo sono sono i loro tira­piedi o algo­ritmi. Non i governi della Terra, né le loro asso­cia­zioni di cate­go­ria hanno il con­senso della rete per trat­tare la Rete come sovrani.
4. Pos­se­diamo Inter­net in comune e senza un pro­prie­ta­rio.
5. Da noi e da quello che abbiamo costruito su di esso deriva tutto valore di Inter­net.
6. La rete è di noi, da noi, e per noi.
7. Inter­net è nostra.

La Rete non è un medium:

19. La rete non è un mezzo più di quanto una con­ver­sa­zione sia un mezzo.
20. In rete noi siamo il medium. Noi siamo quelli che spo­stano i mes­saggi. Fac­ciamo così che ogni volta che inviamo un tweet, inviamo un link in una e-mail, o postiamo su un social net­work.
21. A dif­fe­renza di un mezzo, tu e io lasciano le nostre impronte digi­tali, e, a volte segni di morsi, sui mes­saggi che pas­siamo. Noi diciamo alla gente per­ché lo stiamo con­di­vi­dendo. Noi ci con­fron­tiamo, liti­ghiamo, con esso. Aggiun­giamo uno scherzo. Togliamo la parte che non ci piace. Fac­ciamo nostri que­sti mes­saggi.
22. Ogni volta che spo­stiamo un mes­sag­gio attra­verso la Rete, tra­spor­tiamo un po ‘di noi stessi con esso.
23. Muo­viamo un mes­sag­gio attra­verso que­sto “medio” solo se è impor­tante per noi in uno dei modi infi­niti per i quali gli esseri umani si pre­oc­cu­pano qual­cosa.
24. Caring — avere inte­resse - è la forza motrice di Internet.

Il Mar­ke­ting ancora rende più dif­fi­cile parlare:

52. Ave­vamo ragione la prima volta : I mer­cati sono con­ver­sa­zioni.
53. Una con­ver­sa­zione non è il vostro busi­ness tiran­doci dalla manica per dif­fon­dere un pro­dotto di cui non vogliamo sen­tir par­lare.
54. Se vogliamo cono­scere la verità circa i vostri pro­dotti, lo sco­pri­remo l’uno dall’altro.
55. Siamo con­sa­pe­voli che que­ste con­ver­sa­zioni sono incre­di­bil­mente pre­ziose per voi. Pec­cato. Sono le nostre.
56. Siete ben­ve­nuti a par­te­ci­pare la nostra con­ver­sa­zione, ma solo se ci dite per chi lavo­rate, e se potete par­lare per voi stessi e come voi stessi.
57. Ogni volta che ci chiami “con­su­ma­tori” ci sen­tiamo come le muc­che che cer­cano la parola “carne”.
58. Smet­te­tela di tri­vel­lare nostre vite per estrarre dati che non sono affar tuo, e che le vostre mac­chine frain­ten­dono.
59. Non pre­oc­cu­pa­tevi: vi diremo quando siamo nel mer­cato per qual­cosa. A modo nostro. Non il vostro. Fida­tevi di noi: que­sto sarà un bene per voi .
60. Gli annunci che suo­nano umani, ma pro­ven­gono dall’intestino irri­ta­bile del vostro reparto mar­ke­ting, mac­chiano il tes­suto del Web.
61. Quando per­so­na­liz­za­zione è qual­cosa di inquie­tante, è una buona indi­ca­zione che non si capi­sce cosa vuol dire essere una per­sona.
62. Per­so­nale è umano. Per­so­na­liz­zata non lo è.
63. Più le mac­chine sem­brano umane, più sci­vo­lano giù nella valle miste­riosa dove tutto è uno spet­ta­colo defor­mato .
64. Inol­tre: Si prega di smet­tere di vestire gli annunci come noti­zia nella spe­ranza che non vedremo il pic­colo disclai­mer appeso fuori dalla loro bian­che­ria intima.
65. Quando si inse­ri­sce un ” annun­cio nativo , “si sta ero­dendo non solo la pro­pria affi­da­bi­lità, ma l’affidabilità di tutto que­sto nuovo modo di essere uno con l’altro”.
66. E, a pro­po­sito, che ne dici di chia­mare gli “annunci nativi” con qual­cuno dei loro veri nomi: “pro­duct pla­ce­ment”, “adver­to­rial,” o “falsa fot­tuta noti­zia”?
67. Gli inser­zio­ni­sti sono riu­sciti ad andare avanti senza essere sub­doli per gene­ra­zioni. Pos­sono con­ti­nuare a farlo anche in Rete.

Il Gitmo della Rete:

70. Le pagine Web sono sulla con­nes­sione. Apps sono circa il con­trollo.
71. Come ci muo­viamo dal Web a un mondo a base di app , per­diamo i beni comuni che sta­vamo costruendo insieme.
72. Nel regno delle Apps ci sono utenti e non crea­tori.
73. Ogni nuova pagina rende il Web più grande. Ogni nuovo col­le­ga­mento rende il Web più ricco.

78. Se Face­book è la tua espe­rienza della Rete, allora indossi gli occhiali di un’azienda con una respon­sa­bi­lità fidu­cia­ria per impe­dirti di toglierti gli occhiali.
79. Goo­gle, Ama­zon, Face­book, Apple sono tutti nel set­tore occhiali. La verità più grande è che i loro occhiali oscu­rano: Que­ste aziende vogliono tenere la via come buchi neri ten­gono luce.
80. Que­ste sin­go­la­rità azien­dali sono peri­co­lose non per­ché sono il male. Molti di loro, infatti, si impe­gnano con note­vole com­por­ta­mento civico. Dovreb­bero essere applau­dito per que­sto.
81. Ma essi bene­fi­ciano della forza gra­vi­ta­zio­nale della socia­lità: L ’”effetto rete” è quella cosa dove un sacco di per­sone usa qual­cosa per­ché un sacco di gente lo usa.
82. Dove non ci sono alter­na­tive com­pe­ti­tive, dob­biamo essere iper­vi­gi­lanti ricor­dando que­sti Titani i valori della Rete che prima li hanno ispirati.

94.Internet è stu­pe­fa­cente . Il Web è impres­sio­nante. Sei bello. Col­le­ghiamo tutti noi e siamo più fol­le­mente stu­pe­fa­centi di Jen­ni­fer Law­rence. Si tratta di sem­plici fatti.
95. Quindi cer­chiamo di non mini­miz­zare ciò che la Rete ha fatto negli ultimi 20 anni.
99. A tutto quello che non capi­sco è pos­si­bile tro­vare una spie­ga­zione per. E una discus­sione al riguardo. E un argo­mento a cui si rife­ri­sce. Non è chiaro quanto sia impres­sio­nante?
100. Volete sapere cosa com­prare? L’azienda che fa un oggetto del desi­de­rio è ora la peg­giore fonte di infor­ma­zioni su di esso. La fonte migliore simo tutti noi.

108. Nel con­te­sto sba­gliato, ognuno è uno stu­pido [Noi, anche. Ma lo sape­vamo già.] Quindi, se stai invi­tando delle per­sone a fare una nuo­tata, pub­blica le regole. Tutti i troll, fuori dalla piscina!
109. Se le con­ver­sa­zioni al vostro sito vanno male, è colpa tua.
110. Ovun­que la con­ver­sa­zione stia acca­dendo, nes­suno ti deve una rispo­sta, non importa quanto ragio­ne­vole tuo argo­mento o quanto vin­cente il tuo sorriso.

118. Inter­net ha libe­rato una forza antica — la forza gra­vi­ta­zio­nale di unirci.

Buon lavoro!

Extintion Management

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Pubblicato il 4 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Algoritmo di Facebook NON Penalizza le News

È cre­scente la pre­oc­cu­pa­zione nel mondo edi­to­riale sui cam­bia­menti di Face­book e l’impatto nega­tivo che que­sti potreb­bero avere sulla con­si­stente quota di traf­fico che il social net­work più popo­loso del pia­neta porta ai loro siti web.

Secondo i dati dif­fusi da Share­a­ho­lic, basati sull’analisi di 200mila siti web di publi­sher in tutto il mondo per un audience com­ples­siva di oltre 250 milioni di per­sone, Face­book con­ti­nua ad essere il prin­ci­pale dri­ver di traf­fico e negli ultimi 12 mesi [da set­tem­bre 2013 a set­tem­bre 2014] la sua rile­vanza è più che raddoppiata.

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Anche l’analisi con­dotta da Social­ba­kers su 10mila pagine Face­book di altret­tanti publi­sher [di]mostra come i media abbiano un livello di inte­ra­zione, ed una reach orga­nica, di gran lunga supe­riore alla media gene­rale dei brand.

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Il pro­blema di Face­book, e degli altri social, non è l’algoritmo. Il pro­blema è che nel social media mar­ke­ting la parola chiave che fa la dif­fe­renza è il ter­mine marketing.

La ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia, che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a fine set­tem­bre, fa emer­gere come nella mag­gior parte dei casi gli edi­tori non abbiano una figura spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla gestione stra­te­gica dei social. 

L’improvvisazione, “l’arroganza” spen­sie­rata di voler fare un mestiere del quale non si cono­scono i basic, è il pro­blema. L’algoritmo di Face­book NON pena­lizza le news, sono gli edi­tori che, para­fra­sando una cele­bre frase di Totò, stanno ancora a chie­dersi per andare dove biso­gna andare per dove biso­gna andare?

Tech Problems

Bonus track: A Mani­fe­sto for Buil­ding Rela­tion­ships in the Digi­tal Era

Adv Online Ago 2014
Pubblicato il 2 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Andamento Adv Online Italia

Sono stati pub­bli­cati i dati  dell’Osservatorio FCP Assoin­ter­net sull’andamento dell’advertising online in Ita­lia, escluso search e social.

Final­mente pare esservi un’inversione di ten­denza e per il terzo mese con­se­cu­tivo il trend è posi­tivo. Dopo un giu­gno a +10%, con i Mon­diali di cal­cio segui­tis­simi sui device mobili, ed un luglio a +4,4%, il mese di ago­sto regi­stra una cre­scita del 6,7% rispetto al mese cor­ri­spon­dente dell’anno precedente.

Il fat­tu­rato per mese per device/strumento evi­den­zia come la fetta mag­giore sia ancora rela­tiva agli inve­sti­menti sul Web [ navi­ga­zione da bro­w­ser su tutti i device] che nel pro­gres­sivo dei primi 8 mesi dell’anno pesa il 93.7% del totale.

Forte cre­scita del mobile [msite, app, sms, mms] al + 23% nel pro­gres­sivo ad ago­sto e di Smart TV/Console [App, Dal, Ingame adv] con il +27%. Tra i device sol­tanto il tablet [ app], il cui peso sul totale inve­sti­menti è ancora molto con­te­nuto, regi­stra un decremento.

Com­ples­si­va­mente la cre­scita si atte­sta +1%. Di que­sti tempi è una notizia.

Tipo di Contenuti Condivisi
Pubblicato il 8 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Motivazioni per le Condivisioni Social

Sur­vey­Mon­key e Social@Ogilvy tra aprile e giu­gno 2014 hanno esa­mi­nato le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti sui social. Sono state inter­vi­state 6500 per­sone in 16 nazioni del mondo. Il rap­porto dei risul­tati aiuta a comprendere:

  • Le ragioni e le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti online
  • Le dif­fe­renze locali e cul­tu­rali tra i diversi Paesi
  • Come aumen­tare la pro­ba­bi­lità che i pro­pri con­te­nuti siano condivisi

Le emo­zioni sono il dri­ver prin­ci­pale che spinge le per­sone a con­di­vi­dere. Il tipo di con­te­nuto più con­di­viso che gli inter­vi­stati hanno mostrato inte­resse a dif­fon­dere è rela­tivo ad arti­coli infor­ma­tivi o edu­ca­tivi. In seconda bat­tuta sono invece con­te­nuti umo­ri­stici, diver­tenti, quelli che hanno un mag­gior numero di condivisioni.

Tipo di Contenuti Condivisi

I con­te­nuti for­te­mente pro­mo­zio­nali, quali gli annunci pub­bli­ci­tari, hanno una bas­sis­sima pos­si­bi­lità di essere con­di­visi dalle persone.

La fonte dei con­te­nuti è secon­da­ria rispetto al valore del con­te­nuto. Le aziende top of mind nella pro­du­zione di con­te­nuti non sono quelle a cui tra­di­zio­nal­mente viene attri­buito que­sto ruolo: i media.

La qua­lità del con­te­nuto è dun­que fon­da­men­tale se si vuole favo­rire la con­di­vi­sione dello stesso. Le imprese stanno [di]mostrando una capa­cità supe­riore ai media nella pro­du­zione di con­te­nuti d’interesse per le per­sone. Se la vostra impresa opera a livello inter­na­zio­nale adat­tate, per­so­na­liz­zate, il mes­sag­gio in base a cul­tura ed atti­tu­dini locali.

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