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CIA NYBooks
Pubblicato il 9 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Buoni Motivi per NON Usare i Social Media

Come cer­ta­mente molti sapranno la CIA il 6 giu­gno scorso è sbar­cata su Twit­ter. Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo ha già rac­colto 570mila fol­lo­wers ed il tweet di aper­tura dell’account, sotto ripor­tato, è stato quasi uni­ver­sal­mente defi­nito geniale dalla mag­gio­ranza delle per­sone, [sedi­centi] esperti di social media mar­ke­ting inclusi, otte­nendo 274mila ret­weet e 164mila pre­fe­riti non­chè il plauso della stampa di tutto il mondo.

Come scri­vevo a com­mento dell’ironico tweet pro­ba­bil­mente è sfug­gito ai più un aspetto fon­da­men­tale quello della reputazione.

La repu­ta­zione, di una per­sona, un’azienda o un brand, è tutto, è l’essenza ultima del valore, del cre­dito di cui gode e dun­que di ciò che è possibile. 

Ed infatti, dopo l’l’epic fail della poli­zia di New York, sono bastate solo due ore, men­tre i gior­nali, evi­den­te­mente con staff media­mente poco avezzo all’utilizzo della piat­ta­forma di micro­blog­ging, con­ti­nua­vano a lodare l’iniziativa, per otte­nere un effetto boomerang.

L’attacco è par­tito dall’account di NY Review of Books che ha ini­ziato a twit­tare diverse delle pra­ti­che non esat­ta­mente social e, altret­tanto, non pre­ci­sa­mente “poli­ti­cally cor­rect”, tutti con il mede­simo link ad un arti­colo sul pro­prio sito rela­tivo alle tec­ni­che usate negli inter­ro­ga­tori da parte dell’agenzia americana.

CIA NYBooks

Il giorno dopo è seguita Wiki­Leaks che ha pron­ta­mente ribat­tuto al secondo tweet della CIA, che dice che l’agenzia sta­tu­ni­tense è desi­de­rosa di con­di­vi­dere con il pub­blico infor­ma­zioni non sotto segreto, che invece loro sono asso­lu­ta­mente desi­de­rosi di con­di­vi­dere infor­ma­zioni segre­tate sul conto dell’agenzia di spio­nag­gio.

Alle volte ci sono dei buoni motivi per non usare in uscita i social media. L’ingresso della CIA su Twit­ter, che tante lodi ha rice­vuto, è una case study sulla repu­ta­zione [online] e motivi per NON usare i social.

AdEx Benchmark 2013
Pubblicato il 4 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Investimenti Online in Europa

eMar­ke­ter pub­blica la serie sto­rica degli inve­sti­menti in adver­ti­sing on line — search inclusa — dal 2012 ad oggi e le pro­ie­zioni sino al 2018 per le prin­ci­pali nazioni del vec­chio con­ti­nente, Ita­lia inclusa.

Sul con­so­li­dato 2013 il nostro Paese è il quarto nell ‘Europa Occi­den­tale per livello d’investimento in comu­ni­ca­zione d’impresa online.

Digital Ad Spending Europa

La gra­dua­to­ria cam­bia sostan­zial­mente se si ana­lizza il livello d’investimento pro capite, per abi­tante, in cia­scuna delle nazioni prese in esame.

In base ai dati del 2013 infatti, come mostra la tabella di sin­tesi sotto ripor­tata, arre­triamo al fondo della clas­si­fica, davanti sola­mente alla Spa­gna, con 28,39 dol­lari a testa.

Il digi­tal divide con il resto d’Europa si misura, e si paga, anche così.

Spending Online Procapite

In caso di dubbi sulla mia ela­bo­ra­zione leg­gere l’ AdEx Ben­ch­mark 2013, il rap­porto annuale di Iab Europe sullo stato dell’arte del mer­cato euro­peo della pub­bli­cità online, i cui risul­tati sono stati pub­bli­cati a fine maggio.

AdEx Benchmark 2013

MentionMapp DMH
Pubblicato il 20 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Strumenti per la Gestione della Reputazione in Rete

La repu­ta­zione, di una per­sona, un’azienda o un brand, è tutto, è l’essenza ultima del valore, del cre­dito di cui gode e dun­que di ciò che è possibile.

La repu­ta­zione di un sog­getto è la con­si­de­ra­zione o la stima di cui que­sto sog­getto gode nella società.

Esi­ste un pro­cesso pas­sivo nel quale ognuno si crea un’immagine, un’opinione di qual­cosa o di qual­cuno. Esi­ste poi un pro­cesso attivo che è ciò che si è dispo­sti a testi­mo­niare pub­bli­ca­mente di qual­cosa e/o di qual­cuno, come dimo­stra, per citare uno dei casi più recenti, l’epic fail della poli­zia di New York. In ultima ana­lisi, la repu­ta­zione è la cre­di­bi­lità provata.

Come recita una delle frasi più citate di Jeff Bezos: la vostra marca è quello che le per­sone dicono quando siete fuori dalla stanza. Ecco per­chè ho pen­sato potesse essere utile una lista di stru­menti per il moni­to­rag­gio e la gestione della repu­ta­zione online.

Your-brand-is-what

Ovvia­mente esi­stono molti altri stru­menti a paga­mento oltre a quelli sotto ripor­tati. Que­sta lista include sola­mente tool gratuiti.

  1. Men­tion: Con­sente di effet­tuare il moni­to­rag­gio in 42 lin­gue diverse, Nella ver­sione gra­tuita per­mette di avere sotto con­trollo una key­word e sino a 100 mention.
  2. Who­sTal­kin: Estrae i dati da oltre 60 fonti: social, blog, siti di notizie,forum e molto altro ancora.
  3. Search All of the Com­plaint Web­si­tes at Once: Effet­tua la ricerca delle lamen­tele in oltre 40 siti web.
  4. Men­tion­mapp: Per­mette di vedere il vostro net­work su Twit­ter come una mappa. Utile per iden­ti­fi­care nodi e snodi influenti.MentionMapp DMH
  5. BackT­weets: Con­sente di tor­nare indie­tro nel tempo per vedere i tweet che lin­kano al vostro sito/blog.
  6. Hyper Alerts: Noti­fica via mail, con la cadenza desi­de­rata [ora­ria, gior­na­liera, settimanale…etc.], per pagine Face­book, account Twit­ter e ter­mini desi­de­rati. Ottima alter­na­tiva al sem­pre più inco­si­stente Goo­gle alert.
  7. Twee­tA­larm: Noti­fica via mail quando qual­cuno twitta qual­cosa su di voi, la vostra azienda/brand o altro ancora.
  8. Addict-o-matic: Per­mette di creare una pagina per­so­na­liz­zata dove rac­co­glie quanto viene detto sul vostro brand o sul tema di vostro interesse.
  9. Boar­drea­der: Motore di ricerca per siti web, blog, comu­ni­cati stampa e altri media.

Buon lavoro.

Social web reputation

Lunghezza ideale contenuti
Pubblicato il 2 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

La Lunghezza Ideale dei Contenuti

È più che noto l’acronimo KISS il cui signi­fi­cato più cono­sciuto è keep it sim­ple, stu­pid!, e del quale sono poi state pro­dotte diverse varianti quali, per citare le più note, keep it short and sim­ple e keep it sim­ple and straightforward.

L’idea di fondo è comun­que sem­pre la mede­sima: evi­tare com­ples­sità non non neces­sa­rie. Idea che par­tita negli anni ’70 dall’informatica si è sem­pre più estesa al design di con­te­nuti in gene­rale e che nell’attuale era di infor­ma­tion over­load è un mantra.

kiss

Ma qual è la lun­ghezza ideale sui social, e più in gene­rale in Rete, per favo­rirne frui­zione e con­di­vi­sione? Per dare una rispo­sta Social Media Today ha assem­blato quanto emerge da diverse ricer­che ed ana­lisi sul tema per diversi canali, mezzi.

Per il det­ta­glio vi rimando alla let­tura inte­grale dell’articolo. In sin­tesi emerge che:

  • Twit­ter: la lun­ghezza ideale per otte­nere mag­giori ret­weet, mag­giori con­di­vi­sioni si asse­sta a 100 carat­teri, secondo quanto atte­stato dalle best prac­ti­ces di Twit­ter stesso;
  • Face­book: Il social net­work più popo­loso del pia­neta con­sente un limite di carat­teri di gran lunga supe­riore a Twit­ter, e spesso se ne abusa. Sarete forse sor­presi di sco­prire che pare che la lun­ghezza ideale sia tra i 40 e gli 80 caratteri;
  • Goo­gle+: Nel caso del social di Moun­tain View la lun­ghezza dell’headline di un post ideal­mente è infe­riore ai 60 carat­teri. In que­sto caso più per motivi “tec­nici” che altro;
  • Head­line: Per un arti­colo o un post di un blog una frase com­po­sta da sei parole è la lun­ghezza ideale poi­chè, secondo KISS­me­trics, si tende ad  assor­bire sola­mente le prime e le ultime tre parole e dun­que di riflesso 6 parole rap­pre­sen­te­reb­bero l’optimum;
  • Blog Post: In que­sto caso, secondo Medium, la lun­ghezza ideale è di 1600 parole, pari ad un tempo di let­tura di 7 minuti. Credo sin­ce­ra­mente che que­sto para­me­tro sia di gran lunga infe­riore per altre piat­ta­forme. Per il SEO i para­me­tri, ad esem­pio, par­reb­bero diversi;
  • Para­grafi: La lun­ghezza di un para­grafo deve essere il più breve pos­si­bile per faci­li­tare la let­tura;
  • E-mail: Per aumen­tare le pos­si­bi­lità che la vostra mail venga aperta e letta man­te­nete l’oggetto tra i 28 ed i 39 caratteri;
  • Pre­sen­ta­zione: Per un video di pre­sen­ta­zione, secondo TED, la lun­ghezza migliore è di 18 minuti;
  • Tag: La tag di un titolo per la pre­view sui motori di ricerca è di 55 carat­teri. MOZ mette a dispo­si­zione un tool per fare una prova.

L’immagine sotto ripor­tata sin­te­tizza, a pro­po­sito di KISS, le evi­denza sin qui espo­ste. Stam­pa­tela ed appen­de­te­vela in uffi­cio come promemoria.

Lunghezza ideale contenuti

Messaggero Tag Fail
Pubblicato il 13 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Hashtag Marketing de Noantri

Anche que­sto mese appun­ta­mento con la rubrica “de noan­tri” [per leg­gere le pun­tate pre­ce­denti inse­rire il ter­mine nel motore di ricerca interno].

Gli hash­tag pre­va­len­te­mente ser­vono per ren­dere più facil­mente iden­ti­fi­ca­bile il con­te­nuto dif­fuso e dun­que, a parità di con­di­zione, a faci­li­tarne la dif­fu­sione, la reach. Come spesso avviene, anche in que­sto caso, vuoi per inge­nuità o per ine­spe­rienza, molto spesso dall’uso si passa all’abuso o comun­que all’utilizzo non corretto.

Il caso dell’account Twit­ter de «Il Mes­sag­gero» è da manuale, nell’accezione nega­tiva del ter­mine. Da met­tere tra i pre­fe­riti ed uti­liz­zare quando si fa for­ma­zione sul tema.

Se sono nume­rosi i casi di cat­tivo uti­lizzo, anche da parte di brand impor­tanti, quello del quo­ti­diano romano, a mio avviso, li batte tutti.

Un paio di giorni fa il gior­nale in que­stione twitta una vicenda di cro­naca locale con un tweet che è com­po­sto di sole tag. Nume­rose le rea­zioni, anche da parte di per­so­nag­gio di spicco in Rete quali, uno per tutti, Andrea Sarubbi.

Il quo­ti­diano non risponde a nes­suno dei suoi inter­lo­cu­tori e, a dispetto dell’ultimo tweet, che ras­si­cu­rava rela­ti­va­mente alla rice­zione e com­pren­sione del mes­sag­gio, con­ti­nua imper­ter­rito nella “bad prac­tice” come dimo­stra l’ultimo tweet tra quelli sotto ripor­tati non­ché i nume­rosi casi che si pos­sono osser­vare nella time­line del gior­nale in questione.

Non vi è ascolto, non vi è con­ver­sa­zione e, nel caso spe­ci­fico, sono assenti gli skill più basici di social media marketing.

Ah signora mia, l’hashtag mar­ke­ting de noantri.

 

 

 

 

 

Gra­zie per la segna­la­zione al gruppo su Face­book “Social Media Epic Fails”, dove la discus­sione, e la presa in giro con­ti­nua, senza che a Roma ne sap­piano nulla, e dove pos­sono essere visti nume­rosi casi del genere.

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Pubblicato il 30 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

I 10 anni di Facebook. Da The Facebook al Social Network più popoloso del pianeta.

Oggi su «La Stampa» un mio arti­colo di ana­lisi dei primi 10 anni di Face­book. La sto­ria, con nume­rosi link per appro­fon­dire, e, soprat­tutto, le pro­spet­tive dopo che in  que­sto mese di gen­naio le voci e sedi­centi ricer­che lo davano per spac­ciato. Un’analisi sul pre­sente e il futuro del social net­work più dif­fuso nel mondo.

Buona let­tura.

facebook-infographic_updated

Social Fail Masked
Pubblicato il 16 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Il Social Care “De Noantri”

Dopo il social media mar­ke­ting, il con­tent mar­ke­ting ed il mar­ke­ting edi­to­riale ”de noan­tri”, defi­ni­zione roma­ne­sca nella quale ho pen­sato abbia un senso far rica­dere “il peg­gio di” per una volta al mese,  è oggi la volta del social care, la cura del cliente attra­verso social media e social network.

Una nota com­pa­gnia tele­fo­nica, che evi­den­te­mente uti­lizza un soft­ware per il social crm dotato di un rispon­di­tore auto­ma­tico per i mes­saggi sulla pro­pria pagina Face­book, incorre in un errore dav­vero gros­so­lano. Come mostra lo screen­shot sotto ripor­tato, ad un mes­sag­gio che non aveva nulla a che fare con i pro­pri ser­vizi viene rispo­sto: “abbiamo preso in carico la tua segna­la­zione”, segno di un pro­blema non tra­scu­ra­bile, di una gestione che non è social care.

Social Fail Masked

Sull’automazione nella gestione dei social è da leg­gere l’articolo pub­bli­cato ieri rela­ti­va­mente all’inserimento di tre nuovi social media edi­tor al «The New York Times» e, appunto, il valore del con­tri­buto umano, anche, in que­sto ambito, in quest’area della comu­ni­ca­zione d’impresa.

Io, nel mio pic­colo, ieri ho pro­vato a farlo. A dia­lo­gare con le per­sone e dar ascolto e rispo­sta alle loro istanze.

https://twitter.com/pedroelrey/status/423482859790553088

Se volete farvi un’idea di quante disat­ten­zioni ed errori vi siano nella gestione della rela­zione attra­verso social media e social net­work, su Face­book esi­ste una pagina chia­mata, appunto, social media epic fails che quo­ti­dia­na­mente rac­co­glie alcuni casi.

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Pubblicato il 8 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Sbottonati

Il pas­sa­pa­rola, non c’è ricerca che non lo con­fermi, è il mezzo più potente, più auto­re­vole per le per­sone. La comu­ni­ca­zione da pari a pari fun­ziona meglio di qua­lun­que altro mezzo, il pas­sa­pa­rola è il vei­colo più effi­cace e  le per­sone hanno mag­gior fidu­cia in quello che dicono altre per­sone come loro. E’ per que­sto che le imprese cer­cano con tutti i mezzi di faci­li­tare que­sto pro­cesso sia diret­ta­mente che attra­verso i cosid­detti influen­cers.

In quest’ottica le con­di­vi­sioni su social net­work e social media sono fon­da­men­tali. Le con­di­vi­sioni sui social net­work sono ele­mento di sem­pre mag­giore rile­vanza nell’attuale eco­si­stema dell’informazione. Le con­di­vi­sioni creano noto­rietà di marca, e costrui­scono fidu­cia, gra­zie al pas­sa­pa­rola online degli utenti sul valore di un brand o di un gior­nale per quanto riguarda più diret­ta­mente il com­parto editoriale.

Su Nie­man Jour­na­lism Lab sono stati pub­bli­cati i dati su quante con­di­vi­sioni ven­gono gene­rate su Twit­ter attra­verso l’utilizzo dei “bot­toni” al fondo degli arti­coli [si anche di questo].

Sono stati presi in esame 37 siti, per tutti, tranne due [«The Globe and Mail» e la CNN], a con­fronto con la mede­sima ana­lisi svolta nel mag­gio 2012, si rileva una dimi­nu­zione della per­cen­tuale di tweet gene­rati dai bot­toni. Nel mag­gio 2012, una media del 20,02% di tweets erano pro­ve­nienti da quei pul­santi. nell’analisi con­dotta que­sto mese si è scesi al 12,61%.

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Dif­fi­cile dire quali siano le cause di que­sto feno­meno, se si tratti del mag­gior con­sumo da smart­phone dove spesso i siti non inse­ri­scono [per­che?] i bot­toni, o se invece si tratti di una mag­gior dif­fu­sione di appli­ca­zioni dedi­cate quali Tweet­deck o Hoo­tSuite. Di fatto la rile­vanza dei bot­toni scende e andranno dun­que tro­vate nuove strade, nuove forme per favo­rire la con­di­vi­sione da parte delle persone.

Come si suol dire pro­prio su Twit­ter, sapevatelo.

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Sul tema delle con­di­vi­sioni, da leg­gere asso­lu­ta­mente, se ve lo foste perso, l’articolo di Giu­seppe Gra­nieri per «La Stampa» “Le regole del con­te­nuto e della condivisione”

Content Mktg
Pubblicato il 24 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Content Marketing “De Noartri”

Alti­me­ter ha pub­bli­cato recen­te­mente “The State of Social Busi­ness 2013: The Matu­ring of Social Media into Social Busi­ness”. La ricerca porta la firma di cele­brati esperti inter­na­zio­nali del cali­bro di Brian Solis e Char­lene Li.

Tra i diversi risul­tati emer­genti si sco­pre, o meglio viene con­fer­mato, che il con­tent mar­ke­ting è in cima alla lista delle prio­rità della comu­ni­ca­zione d’impresa per il 2013.

Una super­fi­ciale ricerca su Goo­gle, effet­tuata uti­liz­zando il nome dello stu­dio, for­ni­sce cen­ti­naia e cen­ti­naia di risul­tati di “blog­ger” che hanno scritto arti­coli e com­menti al riguardo. Lo stesso avviene su Twit­ter e gli altri social media, social network.

Sic­come è ormai noto che la pub­bli­ca­zione di uno stu­dio, di una ricerca sia uno dei modi migliori, e più dif­fusi, per far par­lare di se, mi sono abi­tuato da tempo a guar­dare prima dei risul­tati la meto­do­lo­gia così da poterne veri­fi­care atten­di­bi­lità ed effet­tivo valore [ed even­tual­mente par­larne in que­sti spazi].

Nel caso spe­ci­fico NON viene indi­cata la meto­do­lo­gia e la ricerca si basa su 65 casi. E’ chiaro dun­que che con un cam­pione tanto ridotto di aziende giun­gere a delle con­clu­sioni affi­da­bili è una chi­mera, ed è anche, a mio modo di vedere,  in asso­luto con­tra­sto con le policy dichiarate.

Il con­tent mar­ke­ting “de noartri”.

Content Mktg

PS: Pren­de­tela, se vi pare, come una — minima — lezione di fact checking.

La pasta della libertà
Pubblicato il 28 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

La Pasta della Libertà

Per­so­nal­mente sono più scan­da­liz­zato, o almeno altret­tanto, dalla visione espressa sul ruolo delle donne che dalle affer­ma­zioni fatte rela­ti­va­mente ai gay durante l’intervento del pre­si­dente della Barilla a “La Zan­zara” e mi sor­prende che pochi si siano sof­fer­mati su que­sto aspetto. Per farsi un’opinione al riguardo vale la pena di ascol­tare l’audio sotto riportato.

Sulla crisi di comu­ni­ca­zione gene­rata dalle dichia­ra­zioni di Guido Barilla alla tra­smis­sione, a cavallo tra gior­na­li­smo e varietà, con­dotta da Giu­seppe Cru­ciani su Radio24 è già stato detto di tutto e di più. Tra tutte le migliaia di parole spese sulla que­stione, sotto il pro­filo pro­fes­sio­nale la più equi­li­brata mi pare quella espressa da Enrico Sola ieri su «Il Post» [via].

Dif­fi­cile sti­mare quanto que­sto peserà sulle ven­dite della nota azienda ali­men­tare, ma che sia stata, ad essere bene­volo, una grave inge­nuità che ha gene­rato una caduta di imma­gine credo sia fuori di dubbio.

Se, come ha obiet­tato qual­cuno, le casa­lin­ghe ita­liane non usano Twit­ter è molto pro­ba­bile, per non dire certo, che uti­liz­zino Face­book dove altret­tanto le cri­ti­che verso Barilla hanno avuto ampio spazio.

Trat­tan­dosi inol­tre di un’impresa che come rife­ri­mento non ha sol­tanto il mer­cato dome­stico, se non  sono stati social media e social net­work a far giun­gere la que­stione alle orec­chie dei con­su­ma­tori del brand in tutto il mondo cer­ta­mente lo hanno fatto le nume­ro­sis­sime testate gior­na­li­sti­che che hanno dedi­cato ampio spa­zio alla vicenda.

La fac­cia, l’espressione di Guido Barilla nel video di scuse pub­bli­cato nella “pre-home”, per dar­gli la mas­sima rile­vanza, del sito web azien­dale, più che le parole, la dicono lunga sulla gra­vità in chiave di comu­ni­ca­zione d’impresa delle dichia­ra­zioni rese alla radio di Con­fin­du­stria [si legga anche il comu­ni­cato uffi­ciale azien­dale sulla questione].

barilla_miscuso

Men­tre tutto que­sto avviene, ed imma­gino che decine di PR abbiano perso molte ore di sonno per cer­care di inter­ve­nire a cal­mare, per quanto pos­si­bile, le acque, il quo­ti­diano «Libero» di sta­mani dedica la foto-notizia della prima pagina alla que­stione dan­dole grande evi­denza e schie­ran­dosi a favore delle dichia­ra­zioni, ritrat­tate, e della “fami­glia normale”.

Nasce così “la pasta della libertà”, inde­si­de­ra­bile ope­ra­zione di rebran­ding che, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, non potrà che nuo­cere ulte­rior­mente all’immagine azien­dale del gruppo ali­men­tare parmense.

Fossi nelle per­sone che lavo­rano alla comu­ni­ca­zione di Barilla un bel hash­tag #Boy­cot­ta­Li­bero [magari anche in inglese: #Boy­cot­tLi­bero] lo lan­ce­rei, forse ser­vi­rebbe alla causa azien­dale più di tante parole e tatticismi.

La pasta della libertà

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