Posted on 20 marzo 2012 by

Social Media [In]Ability

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Dif­fusi, final­mente, ieri, i risul­tati di “Il Social­Me­diA­bi­lity delle aziende ita­liane: un anno dopo”, seconda edi­zione dellla desk research effet­tuata dallo IULM sull’utilizzo dei social media da parte delle imprese di casa nostra.

Le evi­denze rac­colte, a pro­po­sito di social media e buzz, sono state sin­te­tiz­zate in un’infografica. Per­so­nal­mente avrei pre­fe­rito un mag­gior det­ta­glio infor­ma­tivo ed una forma diversa; insomma più sostanza e meno forma, ma tant’è [#].

 La defi­ni­zione, l’inquadramento che nor­mal­mente viene fatto di social media mi appare troppo gene­rale e rischia di diven­tare una delle tante “parole sca­to­lone”, ter­mine tanto omni­com­pren­sivo da diven­tare privo di signi­fi­cato. Ritengo possa essere di gran lunga più cor­retto ed inte­res­sante ragio­nare in ter­mini di ear­ned, owned, paid e shared media, ai quali, cor­ret­ta­mente, Brian Solis sug­ge­ri­sce di aggiun­gere i pro­mo­ted media quali ad esem­pio i pro­mo­ted tweet intro­dotti recen­te­mente da Twit­ter o le shared sto­ries di Facebook.

Si basa sul pre­sup­po­sto tutt’altro che scon­tato che le imprese abbiano risorse per uti­liz­zare il mix pos­si­bile dei canali di comu­ni­ca­zione e, soprat­tutto, che abbiano volontà e capa­cità di por­tare, in una logica di comu­ni­ca­zione inte­grata, mes­saggi per­so­na­liz­zati a per­sone diverse.  Ipo­tesi di lavoro che com­ples­si­va­mente, allo stato attuale, appare ben distante dalla realtà secondo le evi­denze rac­colte dall’Osservatorio Social Media dello IULM.

In par­ti­co­lare sono le pic­cole e le medie imprese, che di fatto costi­tu­ti­scono l’ossatura impren­di­to­riale del nostro Paese, a dimo­strare la mag­gior social media ina­bi­lity. Si tratta evi­den­te­mente di un approc­cio cul­tu­rale ed orga­niz­za­tivo ine­vi­ta­bil­mente orien­tato al breve periodo che ha rica­dute sulla capa­cità di comu­ni­ca­zione, di pro­po­si­zione da parte delle stesse. Si tratta altret­tanto, credo sia giu­sto dir­selo, di uno stuolo infi­nito di [sedi­centi] web agency sul ter­ri­to­rio che pro­pon­gono la “pagi­netta e la app per Face­book con comodo paga­mento dila­zio­na­bile a soli 120€ al mese” ingan­nando pro domo pro­pria imprese ed impren­di­tori sui pos­si­bili risul­tati deri­vanti da que­sto tipo di logiche.

La matu­rità, il vero asset di que­sto mezzo di comu­ni­ca­zione, potrà essere dav­vero tale solo nel momento in cui sarà com­piuto il pas­sag­gio da socie­vole a sociale. Non è un pro­blema di ter­mi­no­lo­gia ma di approccio.

Update: Arriva ora il con­tri­buto di Gian­luca Die­goli sul tema.

[#] Mi viene segna­lato inol­tre nei com­menti che è pos­si­bile richie­dere la ricerca com­pleta com­pi­lando que­sto form al quale si arriva seguendo un per­corso non esat­ta­mente imme­diato. Gra­zie, comun­que, della pre­ci­sa­zione che dove­ro­sa­mente riporto.

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