marketing funnel

Pubblicato il 24 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Utilizzare il Papillon nella Comunicazione

Come pro­ba­bil­mente molti sanno il ter­mine adver­ti­sing, comu­ne­mente adot­tato anche in Ita­lia in sosti­tu­zione di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, deriva dal latino adver­tere: vol­gere verso.

In tal senso la pub­bli­cità tra­di­zio­nal­mente mira a vol­gere la mente del com­pra­tore o del con­su­ma­tore verso l’acquisto attra­verso quat­tro pas­saggi fondamentali:

  • Cono­scenza della marca/prodotto
  • Atteg­gia­mento verso la marca
  • Inten­zione d’acquisto
  • Faci­li­ta­zione d’acquisto

Un pro­cesso con­ce­pito e rap­pre­sen­tato in maniera lineare che pro­pone un modello par­ziale ed ina­de­guato rispetto alla realtà attuale, la cui com­ples­sità viene ben illu­strata nella revi­sione effet­tuata da Forrester.

Jaffe Juice, inter­vi­stato recen­te­mente nel corso di  The Asso­cia­tion of Natio­nal Adver­ti­sers Brand Con­fe­rence tenu­tasi a New York in aprile, ha ripreso ed illu­strato i con­cetti espressi nel suo libro che l’immagine sot­to­stante esem­pli­fica in sintesi.

Il pro­cesso tra­di­zio­nale è solo parte ini­ziale del per­corso che si svi­luppa attra­verso il trat­te­ni­mento, la fide­liz­za­zione, che a sua volta, gra­zie alla con­ver­sa­zione favo­rita dai social media,  porta all’attivazione di nuovi con­tatti con per­sone nuove.

Il modello a papil­lon del nuovo fun­nel enfa­tizza la tra­sfor­ma­zione del mar­ke­ting da ospite non invi­tato in uno ben­ve­nuto e di grande valore.

E’ un per­corso che deve essere svi­lup­pato, anche, in ambito edi­to­riale dove si rischia la frat­tura tra la rea­liz­za­zione di nuove forme e for­mati di por­tare l’informazione alle per­sone e l’arretratezza dei com­parti mar­ke­ting azien­dali delle imprese edi­to­riali del nostro paese per i quali que­sta disci­plina con­ti­nua a com­ba­ciare esclu­si­va­mente con ope­ra­zioni di cut price, abbi­na­mento pro­dotti [ban­ded] e “col­la­te­rali” di ogni genere e sorta.

Pubblicato il 26 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Sociale o Sociabile

Su una cosa esperti e meno esperti sem­brano con­cor­dare: il 2011 sarà l’anno della defi­ni­tiva con­sa­cra­zione dei social media.

Per tempo di uti­lizzo e numero di utenti sono sem­pre più media di massa e come tali atti­rano in maniera cre­scente l’attenzione delle imprese che ne vedono le poten­zia­lità come mezzo di comu­ni­ca­zione promo-pubblicitaria.

Secondo la defi­ni­zione offerta dal dizio­na­rio eti­mo­lo­gico sociale è ciò che riguarda la società  men­tre socia­bile è colui che ama la com­pa­gnia, quello che nor­mal­mente chia­miamo socievole.

E’ una distin­zione che ovvia­mente non è squi­si­ta­mente seman­tica, le cui impli­ca­zioni, segna­late nei giorni scorsi da Alberto D’Ottavi, sono rias­su­mi­bili nell’idea che, appunto, sociale non signi­fi­chi sola­mente fare ami­ci­zia, essere amici, ma riguardi la società nel suo insieme.

Si tratta in buona sostanza di un dif­fi­cile equi­li­brio che si basa su eco­no­mia, poli­tica, ruolo sociale e tec­no­lo­gia. Aree che si sovrap­pon­gono tra loro, delle quali i media subi­scono da sem­pre l’influenza e che oggi sono ancora più evi­denti in ambito “social” dove i pro­cessi di comu­ni­ca­zione hanno una linea­rità ed una gover­na­bi­lità infe­riore rispetto ad altri mezzi per quanto riguarda la comu­ni­ca­zione d’impresa, come sin­te­tiz­zato otti­ma­mente dalla rie­la­bo­ra­zione del mar­ke­ting fun­nel.

Anche il pano­rama nazio­nale attuale è ricco di esempi di imprese che uti­liz­zano i social media, nella migliore delle ipo­tesi, per essere socia­bili.  La matu­rità, il vero asset di que­sto mezzo di comu­ni­ca­zione, potrà essere tale solo nel momento in cui sarà com­piuto il pas­sag­gio da socie­vole a sociale.

Non è un pro­blema di ter­mi­no­lo­gia ma di approccio.