marketing editoriale

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Posted on 14 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Lenti & Grassi - Fré­dé­ric Fil­loux dalle colonne del suo apprez­za­bi­lis­simo Mon­day Note for­ni­sce un’analisi dei siti web delle prin­ci­pali testate inter­na­zio­nali. Emerge, ad esem­pio, che il sito del NYTi­mes ci mette 4 minuti e sca­rica 2 MB di dati solo per leg­gere un arti­colo. Le per­for­mance miglio­rano invece net­ta­mente se si usa un’applicazione per bloc­care gli ads. Come si suol dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso…
  • Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor — Mic, media com­pany con un forte orien­ta­mento ai mil­len­nials, cerca un Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor. In un pano­rama quale quello ita­liano dove pre­va­len­te­mente le testate non hanno delle figure all’interno della reda­zione spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cate ai social, la let­tura della job descrip­tion for­ni­sce la con­ferma del gap esistente.
  • Wha­tsApp — L’uso di Wha­tsApp come canale di distri­bu­zione delle noti­zie, ma anche per il custo­mer ser­vice di aziende, è sem­pre più fre­quente ma di dif­fi­cile gestione. A risol­vere buona parte dei pro­blemi arriva Wasify stru­mento dav­vero inte­res­sante già adot­tato, ad esem­pio, dal Guardian.
  • Sce­na­rio a Medio Ter­mine — Secondo l’analisi di the­Me­dia­Brie­fing, il digi­tale domina le con­ver­sa­zioni ma a medio ter­mine, nel 2020, anche in mer­cati più “evo­luti” di quello ita­liano la carta con­ti­nuerà a dominare.
  • iWatch — Secondo i primi dati dispo­ni­bili sem­bra certo che l’orologio di Apple sia ben lon­tano da essere un suc­cesso ed anche ipo­tiz­zando un miglio­ra­mento nella ten­denza delle ven­dite la curva di ado­zione sarà comun­que molto più lenta di quella di iPhone e iPad. Oltre alle carat­te­ri­sti­che tec­ni­che non esat­ta­mente stra­bi­lianti è l’immagine del pro­dotto a pre­sen­tare delle lacune, a non essere uno sta­tus sym­bol come è invece per gli altri pro­dotti dell’azienda di Cuper­tino. Insomma in que­sto caso la line exten­tion è un flop.
  • Sna­p­chat — Il rede­sing dell’applicazione di mes­sag­gi­stica instan­ta­nea da ieri è impron­tato a valo­riz­zare mag­gior­mente la sezione “Disco­ver”, quella dedi­cata alle news.
  • Web Design — Un elenco di 10 e-books, sca­ri­ca­bili gra­tui­ta­mente, dedi­cati al Web design.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Facebook Vs Media

Fré­dé­ric Fil­loux ha spie­gato molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.

Come segna­lava da que­sti spazi Donata Colum­bro, non più tardi di venerdì scorso, con­ti­nua il dibat­tito sulla tra­sfor­ma­zione di Face­book in edi­tore o — in supe­ra­mico degli edi­tori. I gior­nali dovreb­bero stare in guar­dia, scrive Michael Wolff, met­tendo a con­fronto i pro­fitti che Net­flix, sito di film e serie tv in strea­ming a paga­mento, garan­ti­sce alle case di pro­du­zione [3 miliardi all’anno], rispetto a quelli pro­messi da Zuc­ker­berg [zero]. E Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”.

Anche Mathew Ingram pensa che darsi in pasto a Face­book sia un affare peri­co­loso, e il CEO di Dow Jones ha recen­te­mente ammo­nito gli edi­tori di non fic­carsi nell’affare come “delle gal­line senza testa” in una part­ner­ship che non pos­sono controllare.

Dall’ana­lisi swot effet­tuata circa un paio di mesi fa sulla que­stione [vd matrice sot­to­stante], sostan­zial­mente non mi pare che sus­si­stano i pre­sup­po­sti per ade­rire alla pro­po­sta di Face­book, ad Instant Arti­cles. Come con­su­lente scon­si­glie­rei cal­da­mente di farlo.

SWOT Instant Articles

Vi sono aspetti legati alle con­di­zioni d’uso di Face­book che lasciano più che per­plessi rispetto al con­trollo che le testate hanno ed avreb­bero sulla pub­bli­ca­zione dei loro con­te­nuti, ed infatti emerge ora che a par­tire dall’inizio di novem­bre di quest’anno Face­book intro­durrà delle varia­zioni signi­fi­ca­tive nella gestione dei dati dei pro­pri iscritti che acce­dono da mobile con il rischio che le infor­ma­zioni, la pro­fi­la­zione dei let­tori di un edi­tore ven­gano ven­duti ad una testata con­cor­rente e, soprat­tutto, aggra­vando ulte­rior­mente la posi­zione, già di domi­nio, del social net­work più popo­lato del pianeta.

Face­book è un bar, una piazza di paese dove incon­trare per­sone, com­pren­derne inte­ressi, moti­va­zioni, aspi­ra­zioni  e, soprat­tutto, appunto, dati, da inter­pre­tare cor­ret­ta­mente per tra­durli e ren­derli dispo­ni­bili a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dotti e nei ser­vizi for­niti, non è una piat­ta­forma di distri­bu­zione o, peg­gio, come si ritiene nella mag­gior parte dei casi ora, uno spa­zio dal quale esclu­si­va­mente dra­gare traf­fico al sito. Sven­dersi per 30 denari sarebbe dav­vero l’ennesima follia.

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Posted on 9 luglio 2015 by Lelio Simi

Rcs Libri vs. Mondadori Libri in cinque grafici

Alla fine del mese scorso, come hanno ripor­tato tutti i gior­nali, Mon­da­dori ha pre­sen­tato uffi­cial­mente un’offerta di 135 milioni a Rcs Media­group per l’acquisizione di Rcs Libri. Della tran­sa­zione si è par­lato molto in que­sti ultimi mesi per­ché desti­nata a cam­biare molte cose negli equi­li­bri del mer­cato dei libri in Ita­lia. Abbiamo pen­sato quindi fosse utile met­tere insieme un po’ di dati rica­vati dai bilanci dei due gruppi per dare alcuni ele­menti di rifles­sione sul tema, in pari­co­lare su due aspetti: i ricavi e la quota di mercato.

Ricavi a confronto

rcs libri mondadori libri storico ricavi

Lo sto­rico dei ricavi delle aree libri dei due gruppi edi­to­riali evi­den­zia come i fat­tu­rati nel periodo preso in con­si­de­ra­zione – dodici annua­lità dal 2003 al 2014 – di Rcs Libri dise­gnino una para­bola che subi­sce un’involuzione deci­sa­mente più mar­cata rispetto alla linea dise­gnata da Mon­da­dori Libri. Nel 2003 i ricavi di Rcs Libri sono supe­riori a quelli di Mon­da­dori di ben 290 milioni di euro (e intorno a que­sto valore Rcs man­tiene la sua supre­ma­zia su Mon­da­dori fino al 2007) poi la for­bice tra i due gruppi comin­cia a chiu­dersi sem­pre di più fino al 2011 anno in cui, per la prima volta, è Mon­da­dori Libri a supe­rare i con­cor­renti di 97 milioni, cifra che con­so­lida nel 2014 a quando il suo fat­tu­rato è supe­riore di 114 milioni.

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Cosa è suc­cesso? Il punto di svolta per Rcs Libri è il 2012 quando i ricavi subi­scono un calo rispetto all’anno pre­ce­dente di 240 milioni, una fles­sione del 47% giu­sti­fi­cata prin­ci­pal­mente da impor­tanti ces­sioni come quella di Flam­ma­rion (al gruppo fran­cese Madri­gall che ha ver­sato nelle casse di Rcs 184,2 milioni) che nel 2010 e 2011 con­tri­buiva ancora ai ricavi del gruppo per oltre 200 milioni con un peso spe­ci­fico sui fat­tu­rati della divi­sione libri del 42%. Altra ces­sione di rilievo è stata quella di GE Riz­zoli che ope­rava nel set­tore dei “col­le­zio­na­bili” un set­tore di mer­cato che nel 2010 valeva per Rcs ancora 120 milioni (23% dei ricavi) ma che nel bilan­cio del 2014 è com­ple­ta­mente scomparso.

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Ces­sioni che hanno por­tato sì liqui­dità ma anche una evi­dente fles­sione dei fat­tu­rati. È in que­sto senso signi­fi­ca­tivo vedere come il peso della divi­sione libri di Rcs sui ricavi del gruppo sia in netto declino in que­sti ultimi anni. Nel gra­fico risulta evi­dente come i due set­tori libri pesas­sero sui ricavi dei rispet­tivi gruppi in maniera sostan­zial­mente iden­tica nel 2010, nelle ultime quat­tro annua­lità però la divi­sione libri di Mon­da­dori aumenta il pro­prio peso sem­pre di più men­tre i libri in Rcs pesano sem­pre meno.

Quota di mercato

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La quota di mer­cato a valore si man­tiene costante nelle ultime cin­que annua­lità cosic­ché le varia­zioni, per altro minime, si com­pen­sano tra i due gruppi, è da notare come la loro somma regi­stri nelle ultime cin­que annua­lità uni­ca­mente spo­sta­menti mil­li­me­trici oscil­lando tra il 39% e il 38,3% segno di posi­zioni di mer­cato orami con­so­li­date. Il nuovo gruppo quindi avrebbe la netta mag­gio­ranza della quota di mer­cato ita­liano, come rile­vato da molti, tanto che la seconda forza sarebbe il gruppo Gems al 10,2%, ovvero meno di un terzo della quota poten­ziale del nuovo polo librario.

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Bonus track: tra le cose più inte­res­santi da leg­gere sull’argomento, nostra mode­sta opi­nione, c’è que­sto lungo arti­colo di Ales­san­dro Gazioia (Jum­pin­shark) su Inter­na­zio­nale scritto alcuni mesi fa La fusione tra Mon­da­dori e Rcs riguarda tutti noi

Copie Audipress
Posted on 7 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Il Top Sulla Carta

Audi­press, in col­la­bo­ra­zione con Doxa, ha pub­bli­cato un focus di appro­fon­di­mento sui com­por­ta­menti di let­tura della popo­la­zione italiana.

I dati pub­bli­cati per il tar­get Top sono il risul­tato di un’elaborazione ad hoc effet­tuata da Doxa sulla banca dati Audi­press 2015/I. Per la costru­zione del seg­mento è stata sele­zio­nata l’elite — classe sociale supe­riore — alla quale si è aggiunta una quota di indi­vi­dui appar­te­nenti alla classe sociale medio supe­riore con pro­fes­sione [pro­pria o del capo­fa­mi­glia] di livello ele­vato, come impren­di­tori, liberi pro­fes­sio­ni­sti, diri­genti, qua­dri. La com­bi­na­zione delle varia­bili pre­scelte ha per­messo di estrarre una quota cor­ri­spon­dente all’8% della popo­la­zione adulta ita­liana [14 anni e oltre], con carat­te­ri­sti­che socio– demo­gra­fi­che cor­ri­spon­denti a quelle dei mag­giori per­cet­tori di reddito.

All’interno di que­sto ristretto seg­mento, la quota dei let­tori di copie digi­tali pesa più del dop­pio della media: il 10.7% con­tro un 4.6%. Una quota che, sep­pur mag­giore alla media della popo­la­zione ita­liana, la dice lunga sulla mar­gi­na­lità delle copie digi­tali, anche, in Italia.

Audipress Top

Più che sulla fre­quenza di let­tura le dif­fe­renze del seg­mento top rispetto alla media dei let­tori si regi­stra nell’attitudine ad acqui­stare la copia “replica”, la ver­sione digi­tale della cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea. L’acquisto di una copia, car­ta­ceo e/o digi­tale, resta comun­que mino­ri­ta­ria e solo per i men­sili supra, di poco, il 50%.

Che la fascia top della popo­la­zione legga di più della media degli ita­liani pro­ba­bil­mente non neces­si­tava di un appro­fon­di­mento ad hoc da parte di Audi­press poi­ché sono aspetti emer­genti da mol­tis­sime ricer­che, non­ché dal buon senso. Gli ita­liani, come noto, leg­gono poco, anche i quo­ti­diani, che la classe diri­gente legga più della media e con una fre­quenza mag­giore di 7 punti per­cen­tuali [per i quo­ti­diani] non depone comun­que a favore di que­sta visto che comun­que poco più della metà legge ogni giorno e nep­pure dei gior­nali e dei periodici.

Si con­ti­nua con ricer­che ed ana­lisi ad hoc pour cause invece di ricer­care e spe­ri­men­tare con serietà par­tendo da pro­cessi interni inno­va­tivi che diano, final­mente, nuova linfa e ricavi all’ex indu­stria dell’informazione. Come scri­veva Leo Lon­ga­nesi: «Alla manu­ten­zione, l’Italia pre­fe­ri­sce l’inaugurazione» anche in que­sto ambito. Siamo al top, sulla carta. Sigh!

Copie Audipress

Trasformazione Digitale
Posted on 24 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

New[s] Business

Le reve­nues da ven­dite di copie in tutto il mondo, ita­lia inclusa, hanno supe­rato i ricavi dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nel mix dei publi­sher. Feno­meno che è impu­ta­bile più al crollo dell’advertising sulla stampa che a straor­di­na­rie per­for­mance nelle ven­dite che, di fatto, anche con le copie digi­tali e gli abbo­na­menti alla ver­sione online non rie­scono comun­que a pareg­giare i conti rispetto al passato.

È scritto alla prima pagina del bigino sulla ven­dita che quando non è pos­si­bile, e/o è troppo one­roso, lavo­rare oriz­zon­tal­mente, ovvero ampliare il parco clienti, l’alternativa logica è quella di ope­rare in maniera ver­ti­cale, ossia for­nire un mag­gior numero di prodotti/servizi al parco clienti trat­tanti, ai clienti esi­stenti. Dopo tanto rumore su come gene­rare nuovi ricavi per l’editoria pare che, final­mente, qual­cuno inizi a com­pren­dere que­sto con­cetto appa­ren­te­mente basico.

Il Mai­lOn­line, in col­la­bo­ra­zione con WPP e Sna­p­chat, lan­cia “Truf­fle Pig”, agen­zia di con­tent mar­ke­ting per offrire un’ampia gamma di ser­vizi nell’area della comu­ni­ca­zione d’impresa quali con­tent crea­tion, info­gra­fi­che, video, social media mana­ge­ment e molto altro ancora.

Jon Stein­berg, ceo di Daily Mail Nord Ame­rica ha com­men­tato: “Il maiale da tar­tufo trova un cibo raro e gustoso. Con la neces­sità di piani mar­ke­ting basati sullo sto­ry­tel­ling sui nostri siti e su quelli delle altre media com­pany e i nuovi for­mati di annunci come quelli di Sna­p­chat, i mar­chi hanno biso­gno di un maiale da tar­tufo. Siamo entu­sia­sti di lavo­rare con sigle lea­der a livello mon­diale, le loro agen­zie media e tutte le piat­ta­forme digi­tali per creare un’unica realtà dedi­cata al digi­tal marketing”.

Truf­fle Pig uti­liz­zerà DailyMail.com, Elite Daily e Sna­p­chat per testare le prime ini­zia­tive che saranno per ora svi­lup­pate sola­mente negli Stati Uniti ed uti­liz­ze­ranno il 3V video, i cui con­cetti sono rias­sunti nel video sot­to­stante dal CEO di Snapchat.

Con­tem­po­ra­nea­mente Les Echos, lunedi 22 giu­gno, ha annun­ciato il lan­cio di una piat­ta­forma digi­tale per ser­vizi alle imprese. Par­zial­mente finan­ziato dal fondo di Goo­gle — per la somma di 2 milioni di euro di un bilan­cio totale di circa 4 milioni — que­sta piat­ta­forma riu­ni­sce le offerte di ser­vizi per le imprese attual­mente pro­po­ste dal gruppo: il depo­sito di note legali con­sul­ta­zione di gara, ricer­che di mer­cato, stru­menti di comunicazione.

Lo svi­luppo di que­sta piat­ta­forma è anche emble­ma­tico del rapido svi­luppo del modello di busi­ness di Echoes, uno dei media che meglio sta affron­tando la tran­si­zione al digi­tale, con buona pace per chi pensa che Fre­de­ric Fil­loux , Mana­ging Direc­tor, Digi­tal Ope­ra­tions di Les Echos, dica bana­lità. Ser­vizi che attual­mente con­tri­bui­scono al 31% del fat­tu­rato del gruppo, con­tro il 12% nel 2011 [la pub­bli­cità pesa per il 30% e le ven­dite di con­te­nuti il 39%]. Il gruppo vuole rag­giun­gere, entro il 2018, il 50% dei ricavi gene­rati dai servizi.

Il gruppo ha modi­fi­cato passo dopo passo il suo busi­ness ori­gi­nale, le infor­ma­zioni eco­no­mi­che e finan­zia­rie, che potreb­bero diven­tare, a medio ter­mine, una quota di mino­ranza dell’attività sul modello del gruppo tede­sco Sprin­ger, per esempio.

Les Echos

Per for­tuna qual­cosa si muove anche nel pano­rama nazio­nale con RCS che ha recen­te­mente dato vita a NuMix Agency che aggrega, sotto la guida del Mana­ging Direc­tor Alceo Rapa­gna, Con­necto, cen­tro di com­pe­tenza di ser­vizi di mar­ke­ting below the line con l’obiettivo di affian­care le aziende nel pro­cesso di tra­sfor­ma­zione digi­tale,  RCS Live, area dedi­cata ai grandi eventi del gruppo RCS, e InPro­ject, unità dedi­cata a pro­getti mul­ti­me­diali su misura per le aziende, per for­nire, anche in que­sto caso, ser­vizi di comu­ni­ca­zione inte­grata a 360 gradi.

Insomma, dopo tanto par­lare di modelli di busi­ness 2.0 per i publi­sher, le ini­zia­tive in tal senso, final­mente, ini­ziano a fio­rire in ogni angolo del pia­neta. Ovvia­mente, dando per scon­tata la bontà dei ser­vizi offerti, la dif­fe­renza la farà la capa­cità delle reti ven­dita delle con­ces­sio­na­rie che dovranno tra­sfor­marsi da ven­di­tori di colonne e pixel in veri e pro­pri con­su­lenti di comu­ni­ca­zione. In caso di biso­gno siamo qui.

Trasformazione Digitale

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