marketing editoriale

Fuga dai Quotidiani
Pubblicato il 16 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Fuga dai Quotidiani e Fiducia nell’Informazione

Le ela­bo­ra­zioni istat dall’indagine mul­ti­sco­pio sulle fami­glie indi­cano un calo di circa 12 punti per­cen­tuali, pari a quasi un quinto, tra coloro che dichia­rano di leg­gere almeno una volta alla set­ti­mana un quotidiano.

In nove anni la media degli ita­liani che leg­gono [*] un gior­nale con fre­quenza minima set­ti­ma­nale è scesa dal 61.1% al 49–4%. Si tratta di un calo gene­ra­liz­zato che inte­ressa in par­ti­co­lare le regioni del Centro-Sud e, soprat­tutto, le fasce d’età com­prese tra gli 11 ed i 44 anni [§].

Fuga dai Quotidiani

Durante il wee­kend appena tra­scorso a State of the Net l’istituto ixè ha pre­sen­tato i risul­tati di un son­dag­gio su Inter­net in Ita­lia che con­tiene, anche, alcuni dati rela­tivi ai gior­nali ed alla fidu­cia nei diversi mezzi d’informazione.

Anche in que­sto caso sono le fasce d’età sino a 44 anni ad attri­buire una minore atten­di­bi­lità ai gior­nali car­ta­cei, che resta però supe­riore a quella della TV, rispetto all’informazione online.

Let­tura di infor­ma­zione online che non trova evi­den­te­mente riscon­tro nei siti web delle cor­ri­spon­denti testate come emerge dal fatto che alla domanda “se Inter­net fosse chiuso per tre giorni, cosa le man­che­rebbe di più?”, la let­tura di noti­zie è deci­sa­mente infe­riore a Face­book tra i più giovani.

La man­canza di fidu­cia ed inte­resse non è legata al sup­porto infor­ma­tivo ma alla fonte ed alla sua cre­di­bi­lità. Il pro­blema NON è carta Vs online ma inte­resse Vs disinteresse.

Fiducia Informazione

Nel video sot­to­stante la pre­sen­ta­zione inte­grale dei risul­tati della ricerca durante State of the Net

[*] Vale la pena di evi­den­ziare, di ricor­dare come il con­cettto di let­tura sia diverso da quello di acqui­sto, così come la rea­der­ship non è uguale alle ven­dite di un quotidiano.

[§] Aspetto che, tra l’altro, [di]mostra l’inutilità dell’iniziativa plu­rien­nale “quo­ti­diano in classe”. Soldi but­tati via.

Umbrella Newspaper
Pubblicato il 15 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Pioggia Porta Buone Notizie

Non poteva esserci noti­zia più azzec­cata in que­sta dome­nica sotto l’acqua.

Il gior­nale ecua­do­re­gno «Extra» nel periodo da gen­naio a mag­gio, quando nel Paese le piogge sono par­ti­co­lar­mente abbon­danti, ha rea­liz­zato un edi­zione pla­sti­fi­cata del gior­nale, con prima e ultima pagina pro­tette da un film di pla­stica appli­cato in fase di stampa, per uti­liz­zare il quo­ti­diano come ombrello in caso di necessità.

Il risul­tato? La dif­fu­sione è aumen­tata del 12% e le ven­dite della pub­bli­cità sul gior­nale addi­rit­tura del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno pre­ce­dente con 21 nuovi inser­zio­ni­sti che hanno ade­rito all’iniziativa speciale.

Come si dice nel video sotto ripor­tato, non sem­pre la piog­gia porta cat­tive noti­zie. Pensateci.

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

Pagamento Notizie

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

Trovare Notizie

La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

Ad Validator
Pubblicato il 10 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

AdValidator

La World Asso­cia­tion of New­spa­pers, durante il wee­kend appena tra­scorso, ha pro­mosso AdHac­ka­ton, due giorni di brain­stor­ming alla ricerca di nuovi modelli per la pub­bli­cità digi­tale, basati sulla per­so­na­liz­za­zione e la loca­liz­za­zione degli annunci, alla quale ho partecipato.

Nell’articolo scritto ieri per «La Stampa» è pos­si­bile leg­gere il reso­conto det­ta­gliato dell’iniziativa.

Dei 4 pro­getti svi­lup­pati dai diversi gruppi di lavoro, quello pro­po­sto dal team di cui sono stato mem­bro è stato giu­di­cato il migliore ed ha vinto.

“AdVa­li­da­tor”, que­sto il nome del pro­getto svi­lup­pato dal sot­to­scritto insieme a Olga Iva­nova, Deputy Publi­sher di Rus­sia Beyond the Head­li­nes, Betto Libe­rati, Pre­si­dente ANSO e CEO Astre­lia e Kim Svend­sen, Mar­ke­ting Mana­ger di CCI New­sgate, è un sistema che, sfrut­tando iBea­con, trac­cia il com­por­ta­mento delle per­sone dall’esposizione ai mes­saggi pub­bli­ci­tari sino all’ingresso in nego­zio così da accre­scere il valore per gli inve­sti­tori e dun­que fron­teg­giare quella che potrebbe essere la seconda apo­ca­lisse dell’industria dei media: La rapida ascesa del mobile.

Sotto ripor­tata la pre­sen­ta­zione che abbiamo rea­liz­zato per illu­strare il progetto.

Maynard Owen Williams
Pubblicato il 29 maggio 2014 by Lelio Simi

Traffico versus Comunità

«Testate online cosa state facendo, inse­guite ancora solo il traf­fico o state pen­sando seria­mente a svi­lup­pare comu­nità? Se sono sono solo i numeri che state cer­cando posso dirvi che i giorni della valu­ta­zione di un sito uni­ca­mente dalla quan­tità di traf­fico fine a se stesso sono finiti». Sin­te­tizzo così, un po’ bru­tal­mente, News web­si­tes: Are you buil­ding traf­fic or com­mu­nity un arti­colo recente del gior­na­li­sta John Robin­son, una vita (pro­fes­sio­nale) spesa nelle testate locali ame­ri­cane e oggi ani­ma­tore di un pro­prio blog “Media disrup­ted” che è nei miei favo­riti da tempo.

Ovvia­mente ridurre tutto a una que­stione “traf­fico vs comu­nità” è una for­za­tura. Però serve a met­tere in evi­denza una que­stione che ci sta par­ti­co­lar­mente a cuore: la con­di­zione che oggi per­mette a un sito di infor­ma­zione locale di soprav­vi­vere per lungo tempo è di essere una testata online pro­fon­da­mente coin­volta con la pro­pria comu­nità e che con que­sta comu­nità sia capace di lavo­rare e cre­scere assieme. Sì lo so, la quan­tità delle page­view, dei “mi piace”, dei click sui “display adver­ti­sing” è ancora vin­cente nelle logi­che di inve­sti­mento sulla qua­lità delle rela­zioni che con­cre­ta­mente quelle page­view, quei “mi piace” dovreb­bero generare.

Ma è pro­ba­bile che, come sostiene Robin­son, anche gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari stiano sem­pre più capendo che la quan­tità fine a se stessa non porti molto lon­tano e che oggi ser­vono nuove metri­che per misu­rare il valore dei con­te­nuti (sarebbe dav­vero molto bello pen­sare che que­sto avvenga anche qui da noi in Ita­lia). Que­sto è un argo­mento sul quale, nel nostro pic­colo, abbiamo par­lato spesso e a que­sto pro­po­sito fac­cio solo due segna­la­zioni: un mio arti­colo Media Volon­tari e vec­chie metri­che e uno (tra i tanti dedi­cati a que­sto tema) di Pier Luca San­toro Il Tempo delle Metri­che.

Il pro­blema è che la quan­tità è un para­me­tro da sem­pre più facile da misu­rare che non la qua­lità, ed è più sem­plice da per­se­guire nell’immediato spin­gendo fino all’esasperazione su deter­mi­nati temi e uti­liz­zando mez­zucci vari. L’interazione con la comu­nità invece richiede tempo, risorse, com­pe­tenze spe­ci­fi­che e un lavoro a lungo termine.

Ma se il valore di un gior­nale online locale sta nella comu­nità (nelle inte­ra­zioni, nelle con­ver­sa­zioni gene­rate con essa) quali sono le azioni che con­cretamente una reda­zione può/deve attuare? John Robin­son ha qual­che idea in proposito.

Per carità niente di tra­scen­den­tale o di asso­lu­ta­mente nuovo: molto buon senso e alcuni sug­ge­ri­menti che pos­sono essere un’ottima base per gene­rare (almeno spero) una discus­sione. Certo, John parte ovvia­mente dalla realtà dei gior­nali locali ame­ri­cani, ma quasi tutto può essere letto e uti­liz­zato anche qui da noi. Segnalo solo alcune delle idee pro­po­ste da Robin­son (che ho tra­dotto e alle quali ho aggiunto qual­cosa di mio) per­ché su que­sto tema vor­rei tor­nare con qual­che rifles­sione più appro­fon­dita e arti­co­lata. Nel frat­tempo ecco:

#1 Con­cen­tra­tevi sulle sto­rie che con­tano, sto­rie che danno solu­zioni ai pro­blemi della gente, sto­rie che fanno capire quali lavori devono essere fatti, sto­rie che par­lano dei diritti e dei torti. Sap­piate col­le­gare gli eventi nazio­nali con­cre­ta­mente con la realtà locale. Non per­dete tempo con il gos­sip, date alla gente una ragione per venire diret­ta­mente sul vostro sito.

#2 Create wiki o altri stru­menti online che per­met­tano ai let­tori di segna­lare le loro noti­zie. In par­ti­co­lare durante eventi che col­pi­scono l’intera comu­nità sap­piate fare dav­vero bene, oltre che al tra­di­zio­nale lavoro di cro­naca sul campo, anche la cura dei con­te­nuti gene­rati dagli utenti. Fac­ciamo in modo che le per­sone si sen­tano invi­tate a con­di­vi­dere con­te­nuti con noi, a par­te­ci­pare al nostro lavoro (e noi dimo­striamo che siamo inte­res­sati al loro con­tri­buto con con­ti­nuità non solo nel momento in cui abbiamo urgenza di servircene).

#3 Miglio­rate la vostra atti­vità, l’interazione e il vostro “appeal” sui vostri pro­fili social: troppo spesso nei pro­fili uffi­ciali delle testate viene messo un link ad un arti­colo e niente più che un sem­plice titolo (con l’aggiunta al mas­simo di un, spesso inu­tile, “cosa ne pen­sate?”). L’utilizzo dei social per pro­muo­vere i con­te­nuti deve avere come obiet­tivo quello di gene­rare rela­zioni intorno ai quei con­te­nuti. Dimo­strate che è quello che real­mente vi inte­ressa e non tra­sfor­mate i vostri pro­fili sem­pli­ce­mente in una “disca­rica di link”.

#4 Cono­scete e rap­pre­sen­tate meglio la vostra comu­nità. Qual è, ad esem­pio, la sua com­po­si­zione sociale? Il gior­nale la rap­pre­senta ade­gua­ta­mente dando il giu­sto peso ad ognuna delle sue diverse com­po­nenti? La fina­lità di un gior­nale dovrebbe essere quella di rac­con­tare la sua com­ples­sità non quella di dare voce solo ad alcune parti di essa (e sem­pre alle stesse).

Con­ti­nuiamo insieme que­sta lista? Aspet­tiamo idee e suggerimenti.

Papers

DMH Servizi
Pubblicato il 28 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Evoluzioni di DataMediaHub

Data­Me­dia­Hub è un hub sui media ita­liani e sul gior­na­li­smo nato per aggre­gare dati su que­sto tema e pre­sen­tarli in forma gra­fica e inte­rat­tiva così da dare un impatto visivo e, soprat­tutto, aiu­tare la com­pren­sione dei feno­meni rac­con­tati. Il nostro ambito di inter­vento è con­cen­trato esclu­si­va­mente verso la realtà ita­liana, que­sto non vuol dire che non trat­tiamo dati ed ana­lisi su media, comu­ni­ca­zione e gior­na­li­smi dall’estero ma que­sti sono presi sem­pre e comun­que in con­si­de­ra­zione come ele­mento di raf­fronto con la nostra realtà nazio­nale. I dati e le infor­ma­zioni prese in ana­lisi sono rela­tive ai diversi media, agli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari ed al mondo dell’informazione nel senso più ampio del termine.

A bre­vis­simo oltre ai canali ed alle aree già online apri­remo l’area com­mu­nity, spa­zio con­ce­pito per poter costruire insieme a chi vorrà for­nire il pro­prio con­tri­buto un per­corso rispetto agli obiet­tivi che ci siamo posti così da uscire dalla attuale “fase beta” per set­tem­bre ed ini­ziare a quel punto le pub­bli­ca­zioni in maniera defi­ni­tiva e condivisa.

Data­Me­dia­Hub nasce con l’obiettivo di dare degli stru­menti utili ad edi­tori, testate gior­na­li­sti­che, aziende, Ong, enti pub­blici e chiun­que altro sia inte­res­sato a capire il mondo dei media e affron­tare così più con­sa­pe­vol­mente il pro­cesso di tra­sfor­ma­zione che oggi i mezzi di comu­ni­ca­zione stanno affrontando.

Per que­sto oltre al sito di infor­ma­zione Data­Me­dia­Hub è anche rete di ser­vizi basati sulle diverse espe­rienze del gruppo di pro­fes­sio­ni­sti  che l’hanno fon­data [ed a chi vorrà aggre­garsi a noi] matu­rate nell’ambito del gior­na­li­smo, della comu­ni­ca­zione d’impresa e del mar­ke­ting e unite dal “lavoro sul campo” e l’interesse verso le nuove forme e stra­te­gie di comu­ni­ca­zione. In sin­tesi stra­te­gie e tec­ni­che per il cambiamento.

Qui di seguito la pre­sen­ta­zione sin­te­tica dei ser­vizi che offriamo ed il det­ta­glio delle 4 aree di inter­vento. Se siete inte­res­sati potete con­tat­tarci inviando una email a servizi@datamediahub.it

 

Stra­te­gie

DMH Strategie

 Con­te­nuti

DMH Contenuti

 Comunicazione

DMH Comunicazione

For­ma­zione

DMH Formazione

 

Guardian-Open
Pubblicato il 27 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Corriere.it Oltre il Paywall

Pie­tro Scott Jovane, in un’intervista a Class CNBC, rac­conta che “in tempi dif­fi­cili, gli edi­tori devono pren­dere deci­sioni impor­tanti. Noi lo abbiamo fatto con il pay­wall de «El Mundo» e faremo lo stesso in Ita­lia. Entro la fine dell’anno Corriere.it sarà a paga­mento ma in una logica di club; ovvero chi appar­terrà al club potrà acce­dere a con­te­nuti esclusivi”.

Pro­prio di mem­ber­ship, come ele­mento di un “modello di busi­ness 2.0″, evo­luto, par­lavo a fine 2013 nella pre­sen­ta­zione rea­liz­zata per la mia lec­ture agli stu­denti della SISSA di Trieste. 

E’ in tal senso che si stanno muo­vendo da tempo alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani dell’America Latina, ma non solo, creando dei club per i pro­pri let­tori. E’ il caso di «La Naciòn» in Argen­tina o di «El Mer­cu­rio» in Cile che offrono, appunto, la pos­si­bi­lità di iscri­versi al club del gior­nale ed otte­nere van­taggi eco­no­mici, offerte esclu­sive — sulle quali evi­den­te­mente otten­gono un ricavo eco­no­mico —  o, in modo diverso, dello spa­gnolo all digi­tal «El Dia­rio». 

Anche al« The Guar­dian» è recente l’ingresso di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”.

Pare che, final­mente, se ne sia accorto qual­cuno anche in Italia.

Guardian-Open

PLS FreelanceCamp
Pubblicato il 26 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

15 Minuti di Celebrità

“In the future, eve­ryone will be world-famous for 15 minu­tes”. Così scrisse Andy Warhol, nel marzo 1968, a Stoc­colma per il cata­logo di una mostra al Moderna Museet. Frase poi rin­for­zata nel 1979: “…my pre­dic­tion from the six­ties finally came true: In the future eve­ryone will be famous for 15 minutes”.

Se le slide dell’altro giorno per il mio mini-speech su quale sia, il dif­fi­cile, mestiere di social media edi­tor, e più in gene­rale sull’utilizzo dei social da parte dei gior­nali nostrani, vi hanno inte­res­sato, qui di seguito il video dei 15 minuti del mio inter­vento al FreelanceCamp.

Nel canale Digi­tal Update i video di tutti gli inter­venti delle due giornate

Risultati La Stampa
Pubblicato il 23 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Temporary Social Media Editor… Ma che vor di’?

Nel corso di que­sto wee­kend si terrà il Free­lan­ce­Camp, due giorni par­te­ci­pat­tiva [non è un refuso] in cui i free­lance ita­liani si incon­trano per scam­biarsi le loro esperienze.

Mi è sem­brata la cor­nice più adatta per rac­con­tare, entro il limiti dell’etica pro­fes­sio­nale, la mia espe­rienza recen­te­mente con­clusa come [tem­po­rary] social media edi­tor de «La Stampa».

Di seguito le slide del mio inter­vento, tenendo pre­sente, as usual, che sono solo un sup­porto al discorso, al ragio­na­mento. Ci vediamo lì?

* La slide 11 è tratta da que­sto post dell’amico Roberto Favini

comparti-e-commerce
Pubblicato il 21 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Modelli Fallimentari

Già qual­che giorno fa avevo avuto modo di rimar­care come copie ed edi­cole digi­tali NON sal­ve­ranno i conti degli edi­tori italiani.

Arri­vano ora nello stesso giorno i dati dell’Osservatorio eCom­merce B2c Netcomm–Politecnico di Milano e il Rap­porto e-commerce in Ita­lia 2014 di Casa­leg­gio Associati.

Secondo i dati dell’Osservatorio il com­parto dell’editoria nell’ e-commerce B2C pesa sola­mente il 3% del totale. Quota che resta sta­bile dal 2010 ad oggi e per la quale non sono pre­vi­ste varia­zioni per l’anno in corso a testi­mo­nianza dello scarso appeal del segmento.

comparti-e-commerce

Inci­denza che secondo il rap­porto di Casa­leg­gio Asso­ciati scende addi­rit­tura all’1.9%.

Quale che sia il caso, risulta evi­dente come il modello di ven­dere nel digi­tale uti­liz­zando lo stesso approc­cio del car­ta­ceo risulta fal­li­men­tare tanto per i quo­ti­diani quanto per men­sili e set­ti­ma­nali.

Scri­veva Saul Alin­sky, esperto di orga­niz­za­zione, che “Cam­bia­mento signi­fica movi­mento. Movi­mento signi­fica fri­zione. Il movi­mento o il cam­bia­mento senza fri­zioni o con­flitti appar­tiene sola­mente al vuoto rap­pre­sen­tato da un mondo astratto che non esi­ste”. Ecco!

e commerce casaleggio

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