marketing editoriale

Come In We are Open
Pubblicato il 17 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Open Data, Call to Action

In col­la­bo­ra­zione con Human High­way abbiamo deciso di aprire, di for­nire a tutti, i dati delle con­di­vi­sioni degli arti­coli delle diverse testate.

Ogni arti­colo con­te­nuto nel data­set è descritto dall’URL, dal titolo e dai tag [even­tual­mente] ad esso asso­ciati. Alla data dell’osservazione, ripor­tata nell’omonimo campo, le API di quat­tro social net­work con­se­gnano a UAC Meter il numero di con­di­vi­sioni dell’articolo:

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  • +1 su Goo­gle Plus
  • Like e con­di­vi­sioni su LinkedIn

Diamo il data­base men­sile open e avremmo pia­cere di vedere quali ela­bo­ra­zioni ed inte­gra­zioni si pos­sono fare rispetto a quelle che abbiamo già effet­tuato. Potre­ste avere delle idee che noi non abbiamo mai avuto, sia nell’analisi che nel modo di visua­liz­zare i risul­tati. Potre­sti arric­chirli con altre infor­ma­zioni, clas­si­fi­carli in base al con­te­nuto — molto utile ma molto dif­fi­cile — o appro­fon­dire le ragioni alla base della condivisione.

Avete tempo sino al 7 di marzo per fare la vostra ana­lisi e/o visua­liz­za­zione gra­fica ed inviarle a a info@humanhighway.it o a info@datamediahub.it. Le migliore ana­lisi o le migliori visua­liz­za­zioni gra­fi­che dei risul­tati saranno pub­bli­cate con un arti­colo e un’intervista su Data­Me­dia­Hub nella seconda set­ti­mana di marzo 2015. Non fate i timidi.

Come In We are Open 

Home Page Data
Pubblicato il 16 febbraio 2015 by Massimo Gentile, Pier Luca Santoro

I 64 Modi di Concepire la Home Page

Par­tendo dai 64 modi di con­ce­pire la home­page di un sito di news, illu­strati da Melody Joy Kra­mer, abbiamo [*] voluto riflet­tere su quanto è impor­tante la home­page per un sito di news?  Ovvia­mente, messa così, la domanda è un para­dosso. Eppure a leg­gere con atten­zione gli esempi dell’articolo “I 64 modi di con­ce­pire la home­page” l’interrogativo appare pertinente.

In Ita­lia ci siamo abi­tuati a pen­sare alla home di un sito di news col mede­simo approc­cio con cui con­si­de­riamo la prima pagina di un gior­nale: ossia una “vetrina” di tutti i migliori con­te­nuti pre­senti nel sito. Non che sia sba­gliato ma forse si tratta di una visione limi­tata o che per­lo­meno più legata alla cul­tura car­ta­cea che a quella digi­tale. Alcuni tra i 64 esempi sono illu­mi­nanti al pro­po­sito. Pren­diamo Goo­gle, per esem­pio. Si può dire che è un sito senza home poi­ché oggi la ricerca tra­mite motore la si può effet­tuare diret­ta­mente dal bro­w­ser pre­fe­rito e con la pro­fon­dità di una sola pagina, quella dei risultati.

La “fun­zione” di Goo­gle — motore di ricerca — deter­mina la strut­tura e l’organizzazione delle loro pagine. Niente orpelli e imme­dia­ta­mente una lista [se vogliamo anche lun­ghis­sima] di risul­tati, ma con cer­ta­mente tra i primi cin­que, al mas­simo dieci, quello che si stava cercando.

L’esempio di Goo­gle, che potrebbe sem­brare non per­ti­nente se si pensa a siti di quo­ti­diani, ha una “fun­zione” chiara e svolge effi­ca­ce­mente il pro­prio com­pito nel far tro­vare quello che si cerca. E’ essen­ziale e non tenta di strap­parti click aggiun­tivi con cose che nulla hanno a che vedere con la richie­sta ini­ziale. In maniera ana­loga sono gli schemi di Twit­ter e di Red­dit che però, invece di pre­sen­tare una lista di risul­tati, mostrano le noti­zie aggior­nate [e pre­fe­rite e votate nel caso di Red­dit] dalla comu­nità degli utenti.Ossia, nei tre casi che cono­sciamo benis­simo, la fun­zione del sito deter­mina prima ancora che la home (pra­ti­ca­mente irri­le­vante o ine­si­stente) la strut­tura stessa del sito.

Cer­ta­mente i siti di gior­nali non pos­sono avere la mede­sima sem­pli­cità della pagina Goo­gle, eppure la vera sfida, anche per i quo­ti­diani online, è quella di defi­nire quale sia la pro­pria “fun­zione”. Com­pito com­plesso, non c’è dub­bio. Come si diceva in pre­ce­denza, in Ita­lia la home­page è imma­gi­nata un poco come la prima pagina di un quo­ti­diano, ma con la visione di qual­che decen­nio addie­tro quando in coper­tina si cer­cava di infi­larci il più alto numero di richiami possibile [#].

La sen­sa­zione, nello scor­rere il rullo di moti siti di quo­ti­diani ita­liani, è di una certa con­fu­sione in qual­che modo voluta. Si cerca di accon­ten­tare poten­zial­mente un numero il più ele­vato pos­si­bile di poten­ziali utenti offrendo il ven­ta­glio più ampio di noti­zie e let­ture in sus­se­guirsi in cui poli­tica, esteri, cro­naca e cul­tura si rin­cor­rono e si sovrap­pongo. In media solo lo sport, il cal­cio a dire il vero, nor­mal­mente man­tiene spazi fissi e riconoscibili.

Il senso della con­fu­sione poi aumenta gra­zie a due fattori:

- l’impaginazione a tre colonne, in cui fatta salva la parte ini­ziale della home dove il ter­mo­me­tro delle news è sem­pre molto chiaro, poi si perde com­ple­ta­mente il senso e la rile­vanza di uno “strillo”;
– l’estrema, ecces­siva lun­ghezza delle home, difetto pre­sente un po’ tutti i siti di infor­ma­zione nostrani.

Il risul­tato finale è troppo spesso una sorta di mine­strone di oggetti gra­fici tutti uguali. Insomma, i gior­nali ita­liani nella loro ver­sione online sem­brano aver scelto di mostrarsi più gene­ra­li­sti di quanto non lo siano nelle ver­sioni car­ta­cee. Non aiuta poi la ten­ta­zione in cui si cade troppo spesso di sci­vo­lare nell’appeal di foto più o meno sexy dell’attrice o della can­tante di turno.

Evi­den­ziati dai cer­chi, i richiami su San­remo sui siti di diverse testate di rile­vanza nazio­nale.
Imma­gini cat­tu­rate alle ore 06 di oggi, due giorni dopo la chiu­sura del Festival

Immagini delle ore 6 del 16 febbraio, due gironi dopo la chiusura del festival

Defi­nire la pro­pria fun­zione per un quo­ti­diano potrebbe anche e sem­pli­ce­mente tra­dursi nel sele­zio­nare i fatti rile­vanti e far ordine nella rile­vanza delle noti­zie. Orga­niz­zare il grande flusso di fatti, ana­lisi, com­menti e magari con­tri­buti dei let­tori in qual­cosa di facil­mente con­sul­ta­bile e com­pren­si­bile potrebbe essere un buon ini­zio per una rifles­sione. Di esempi ben riu­sciti ai quali guar­dare con atten­zione ne esi­stono parecchi.

La home del New York Times è un ottimo esem­pio di equi­li­brio tra orga­niz­za­zione e numero ade­guato di richiami. Gli spazi sono spesso divisi in mini sezioni [opi­nions, sun­day review, wee­kend reads] che razio­na­liz­zano l’offerta e age­vo­lano la ricerca.

HP www-nytimes-com
Usa Today, col suo “look and feel” visual­mente più moderno, ha un approc­cio diverso, ma non meno inte­res­sante. Il sito ha una home e è sud­di­viso in otto sezioni, dalle News al Tempo, cia­scuna con­trad­di­stinta da un codice colore. La home­page [su cin­que colonne] è un com­pen­dio delle sezioni interne, lad­dove ogni sin­gola noti­zia, oltre a una foto, riporta anche il tim­bro colore della sezione di appar­te­nenza. L’ultima colonna della home­page è desti­nata alla clas­si­fica delle Top Sto­ries, seguite dalle “Most Popu­lar”, “Tren­ding on Social” e chiude con “Right Now”, una sorta di pan­nello di strilli sugli aggior­na­menti “live” più impor­tanti in cui evi­den­te­mente il gol del Bar­cel­lona può venire subito dopo l’ultima noti­zia sui fatti da Copenhagen.

Dopo la home, si entra diret­ta­mente nelle sezioni che non sono mai ecces­sive nel numero di richiami. La pagina delle News conta una tren­tina di noti­zie nel colon­none por­tante che è affian­cato da un colon­nino di richiami minori impa­gi­nati a lista. La navi­ga­zione tra una sezione e l’altra è in oriz­zon­tale, a scor­ri­mento come quando si sfo­glia una pagina, e avviene tra­mite l’immancabile frec­cia — a destra e a sini­stra — a metà schermo, sulle due estremità.

HP www-usatoday-com

L’altro esem­pio da citare potrebbe essere quello del Guar­dian. Di come sia stato il recente resty­ling ne abbiamo par­lato qui. Ecco, quello del Guar­dian è l’esempio più recente di come ridi­se­gnare la ver­sione online di un gior­nale. E nel loro caso il pro­cesso è avve­nuto dal basso. La strut­tura di in sito di infor­ma­zione è ine­vi­ta­bil­mente a albero, con le varie sezioni e sot­to­se­zioni che par­tono come rami. Al Guar­dian sono par­titi dise­gnando i rami per arri­vare al tronco, la home. Non il contrario.

Può sem­brare un con­cetto sem­plice, ma se si con­si­dera che una pagina può svol­gere infi­nite fun­zioni, si capi­sce quanto sia impor­tante ragio­nare su come indi­vi­duare la fun­zione da affi­dare a quella par­ti­co­lare pagina che chia­miamo home­page.

news-as-treasure-map

In linea gene­rale, per capire quali fun­zioni far svol­gere a un par­ti­co­lare sito, e per “pesare” ognuna di esse, è neces­sa­rio par­tire dai biso­gni degli utenti ai quali il sito è desti­nato, leg­gendo que­sti biso­gni alla luce degli obiet­tivi di busi­ness e i valori iden­ti­tari della testata. Que­sto pro­cesso di defi­ni­zione “pro­fondo” è l’ambito in cui lavora con le sue tec­ni­che l’Architetto dell’Informazione, di con­certo con gli stakeholders.

Variare il modo in cui si misce­lano que­sti tre ele­menti cam­bia il risul­tato finale. Pen­siamo ad esem­pio a quanto i valori iden­ti­tari di Ikea con­cor­rono a defi­nire i suoi spazi fisici e digi­tali rispetto a quanto avviene per Leroy Merlin.

Quando si pro­getta un sito di news, o un pro­dotto gior­na­li­stico in genere, i valori iden­ti­tari ten­dono a essere pro­mi­nenti, in par­ti­co­lar modo quando le stra­te­gie di busi­ness sono orien­tate a trarre pro­fitto dalle pos­si­bili forme di affe­zione e dun­que di affi­lia­zione degli utenti al brand.

Come sap­piamo, prima di Goo­gle le home­page erano le uni­che pagine indi­ciz­zate dai motori di ricerca [gli indici si face­vano a mano e costava fatica]. Era quindi natu­rale che la fun­zione prin­ci­pale di una home­page fosse quella di fun­gere da “por­tale” verso il resto del sito. Oggi però il primo con­tatto con un un sito avviene attra­verso le pagine in cui leg­giamo un’articolo che ci inte­ressa, un video, o la scheda tec­nica di un pro­dotto. Arri­viamo a que­ste pagine attra­verso Goo­gle (che indi­cizza i siti per intero) oppure gra­zie alle segna­la­zioni dei nostri amici sui social net­work. Per que­sta ragione oggi la fun­zione di “por­tale” deve essere pre­sente in ognuna di que­ste pagine, ma in subor­dine rispetto alla fun­zione nar­ra­tiva prin­ci­pale di ognuna di esse [chi vuole può appro­fon­dire il tema qui].

In quest’ottica, la home­page è la pagina dove vuoi che i tuoi utenti vadano dopo aver sco­perto il tuo sito in un social net­work, come ha sug­ge­rito Wol­fgang Blau, diret­tore delle stra­te­gie digi­tali del Guar­dian. Ma per­ché dovreb­bero farlo? Se rispondi a que­sta domanda, sai come deve essere fatta la tua homepage.

HP www-theguardian-com-uk

Un buon punto di par­tenza è con­si­de­rare l’homepage come la pagina che dovrà comu­ni­care al meglio l’identità del brand. Per farlo, essa ospita al suo interno un grap­polo di “fun­zioni stan­dard” [uguali per tutti i siti] e una macro-funzione che va invece tro­vata di volta in volta. Il grap­polo di fun­zioni stan­dard risponde agli utenti che si doman­dano: per chi stai facendo il tuo lavoro? per­ché lo stai facendo? come si usa que­sto ambiente?  da quanto tempo lavori a que­sto pro­dotto? per quanto tempo ancora lo farai? chi sei tu? come fare per con­tat­tarti? Per rispon­dere, a volte può ser­vire un’intera sotto-pagina, penso ad esem­pio alla gerenza di una testata gior­na­li­stica, in altri casi basta un’etichetta, come quella che recita “24 ore su 24″ pre­sente nella testata di Repubblica.it.

La macro-funzione che com­pleta la pagina è quella che, fra tutte quelle iden­ti­fi­cate nel corso della pro­get­ta­zione per rispon­dere ai biso­gni degli utenti, viene con­si­de­rata più coin­ci­dente con l’identità stessa del brand o della testata.

Repubblica.it, come molti siti di testate gior­na­li­sti­che, ha scelto di attri­buire alla pro­pria home­page la macro-funzione di “mostrare le noti­zie più impor­tanti in que­sto momento”, giu­di­cando di con­si­de­rare le real time news ciò che meglio defi­ni­sce il pro­prio ruolo digi­tale. I numeri di Repubblica.it dimo­strano che que­sta fun­zione oggi cor­ri­sponde bene a un biso­gno dif­fuso e sen­tito dagli utenti, tut­ta­via que­sto non signi­fica che non sia pos­si­bile indi­vi­duare fun­zioni gior­na­li­sti­che diverse, con un forte poten­ziale iden­ti­ta­rio, che cor­ri­spon­dano a biso­gni altret­tanto mar­cati. Cre­diamo che la par­tita del gior­na­li­smo digi­tale dell’immediato futuro, si gio­cherà pro­prio su que­sto ter­reno. Le tec­ni­che e le tec­no­lo­gie segui­ranno, non gui­de­ranno que­sto processo.

Insomma, per i quo­ti­diani defi­nire la pro­pria fun­zione è molto più com­plesso che per Goo­gle per­ché i gior­nali sono o dovreb­bero essere spazi dove le noti­zie sono aggre­gate in base a scelte e ragio­na­mento, non sulla base di algo­ritmi. Anche il caos può essere orga­niz­zato in maniera da ren­derlo intellegibile.

Consumption of content

Ma, se come si è detto dopo la pub­bli­ca­zione dell’internal report del NYTi­mes, l’home page è morta, ha senso con­ti­nuare a dedi­carle così tanta atten­zione?  Per pro­vare a dare una rispo­sta al que­sito abbiamo ela­bo­rato i dati più recenti dispo­ni­bili sulla frui­zione di alcune tra le prin­ci­pali testate del nostro Paese.

Par­tendo dai dati Audi­web del dicem­bre 2014, abbiamo sele­zio­nato le testate per i quali era dispo­ni­bile sia il dato del totale traf­fico che quello rela­tivo invece alla sola home page. I dati delle 17 fonti d’informazione mostrano come sol­tanto per 3 di que­ste l’home page abbia un peso supe­riore al 50% del totale degli utenti unici nel giorno medio.

Pur esclu­dendo Blogo.it, per il quale l’home page pesa meno dell’1%, sono diverse le testate per le quali il numero di utenti unici che arri­vano, e leg­gono, l’home page oscilla tra un terzo ed un quarto del totale degli utenti unici. Si tratta di un dato che si acui­sce ulte­rior­mente per quanto riguarda l’audience da mobile che per ben sette testate non supera il 10% del totale.

L’elaborazione dimo­stra insomma come siano sem­pre più i sin­goli arti­coli, in fun­zione delle ricer­che e delle con­di­vi­sioni sui social net­work, e non la home page, il primo punto di accesso. L’ approc­cio di Reu­ters al riguardo è emble­ma­tico in tal senso.

Come emer­geva da uno stu­dio di Char­beat, i let­tori che vanno diret­ta­mente all’home page di un sito di noti­zie sono i più pro­pensi a tor­nare. Emerge infatti che circa l’80% di coloro che visi­tano un sito diret­ta­mente tor­nerà entro una set­ti­mana, rispetto a un tasso medio di circa il 30% com­ples­sivo. Con­vin­cere le per­sone a visi­tare diret­ta­mente l’edizione online di un quo­ti­diano è un forte segno di con­te­nuti di suc­cesso del brand del gior­nale per­chè que­sto tipo di pub­blico non solo torna più spesso ma passa anche più tempo sul sito.

Le noti­zie però sono sem­pre più unbran­ded, come già emer­geva dal Digi­tal News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism, e come con­ferma la nostra ela­bo­ra­zione. Com­mo­dity in cui il valore dei sin­goli brand, delle sin­gole testate, è costan­te­mente in calo. Un decen­nio di tat­ti­ci­smi, di rin­corse all’ultimo click hanno gene­rato: una per­dita di fidu­cia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dico­to­mia delle loro ver­sioni online rispetto a quelle cartacee.

Il pro­blema da risol­vere è dun­que a monte. Non si tratta di lay­out, design gra­fico e user expe­rience, che cer­ta­mente aiu­tano a parità di con­di­zione, ma di lavo­rare sulla rela­zione con i let­tori, con le per­sone, e, appunto, sul bran­ding, sulla costru­zione di valore del mar­chio della testata. Si chiama mar­ke­ting, pare.

[*] NB: Oltre a Mas­simo Gen­tile e Pier Luca San­toro alla reda­zione di que­sto arti­colo ha for­nito il suo pre­zioso con­tri­buto Fede­rico Badaloni

[#] Nota: Essendo il testo multi autore alcuni pas­saggi non neces­sa­ria­mente rifletto l’opinione di tutti coloro che hanno col­la­bo­rato alla reda­zione del pezzo

Maltempo Audiweb
Pubblicato il 11 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Il Maltempo dei Media

16esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata alla coper­tura ed al trat­ta­mento infor­ma­tivo da parte dei media del mal­tempo dei giorni scorsi.

Come ormai d’abitudine quando si veri­fi­cano feno­meni meteo­ro­lo­gici di una certa  rile­vanza anche in que­sta occa­sione i main­stream media, a comin­ciare dalla tele­vi­sione, si affi­dano in larga parte agli user gene­ra­ted con­tent ed alla piat­ta­forma di video-citizen jour­na­lism: You­Re­por­ter, per i fil­mati e le imma­gini su nevi­cate, mareg­giate e vento che hanno fla­gel­lato il nostro paese.

Visto che ormai que­sta pra­tica è con­sue­tu­dine sono due gli aspetti che è oppor­tuno con­si­de­rare. Da un lato si impone una rifles­sione su come rico­no­scere alle per­sone i bene­fici, in ter­mini sia di saving che di ricavi, gene­rati dai con­te­nuti pro­dotti. Dall’altro lato impos­si­bile non rile­vare come la logica sia sem­pre “top-down” con video ed imma­gini pre­le­vati tout court dalla Rete senza un flusso orga­niz­zato, senza una rela­zione tra le reda­zioni e coloro che pro­du­cono que­sti contenuti.

Rela­ti­va­mente mode­sta nel com­plesso l’attenzione nei con­fronti del feno­meno, se si esclu­dono le foto su Insta­gram che però non ha la pene­tra­zione di altri social nel nostro Paese, con circa 35mila tweet dedi­cati con l’account @WebcamForSki in testa per numero di tweet e @3BMeteo al ver­tice per reach.

 Big Snow

Per quanto riguarda i quo­ti­diani si evi­den­zia una netta frat­tura tra nazio­nali, che hanno dedi­cato le prime pagine ad altri temi legati alla poli­tica ed agli esteri, e locali che invece si sono con­cen­trati sul meteo.

Al di là delle dif­fe­renze emerge però come vi sia stato pre­va­len­te­mente un trat­ta­mento descrit­tivo limi­tan­dosi a ripor­tare le noti­zie. Non ci sono stati appro­fon­di­menti sul per­chè, con feno­meni ben distanti dal tanto annun­ciato “big snow”, le per­sone abbiano dovuto subire disagi di note­vole por­tata, su cause e respon­sa­bi­lità. Trat­ta­mento descrit­tivo che rende l’informazione una com­mo­dity, un bene indif­fe­ren­ziato di scarso valore.

Non sono stati creati degli spazi di aggre­ga­zione sui social ed all’interno dei siti web delle testate dove le per­sone potes­sero acqui­sire e scam­biarsi infor­ma­zioni sulla por­tata degli eventi, su quali atten­zioni e cau­tele avere nella vita quo­ti­diana e su come risol­vere i pro­blemi a comin­ciare dalla man­canza di elet­tri­cità [e dun­que di riscal­da­mento] che in alcune zone ancora per­si­ste. Un’opportunità spre­cata ancora una volta.

Oppor­tu­nità spre­cata anche sotto il pro­filo pret­ta­mente spe­cu­la­tivo di atten­zione e mone­tiz­za­zione del feno­meno che, come mostrano i dati Audi­web sotto ripor­tati, evi­den­ziano non esservi stati incre­menti di traf­fico, anzi, in quei giorni.

Maltempo Audiweb

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema.

“In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. È pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Architettura Informazione Banzai
Pubblicato il 5 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Cosa Insegna il Prospetto Informativo Banzai

Ban­zai società attiva nell’e-commerce, foca­liz­zato sul mer­cato ita­liano, e nell’editoria [e nella pub­bli­cità] online, ha pre­sen­tato la docu­men­ta­zione per quo­tarsi in borsa.

Il Gruppo, attra­verso i pro­pri por­tali ver­ti­cali, è tra i prin­ci­pali player ita­liani nei seguenti seg­menti Donne: gra­zie al sito web Pia­neta Donna, web maga­zine dedi­cato all’universo fem­mi­nile, con con­te­nuti rela­tivi a moda, benes­sere e bel­lezza, è lea­der in Ita­lia nel seg­mento Donne, con 9,9 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 6,4 milioni via desk­top e 5,0 milioni via mobile; Cucina: con Giallo Zaf­fe­rano, prin­ci­pale sito web ita­liano dedi­cato alla cucina, con 8,0 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 4,3 milioni via desk­top e 4,7 milioni via mobile; Gio­vani: gra­zie a Stu­denti, prin­ci­pale sito web ita­liano dedi­cato agli stu­denti dalle scuole medie sino all’università, offre con­te­nuti didat­tici e ser­vizi utili allo stu­dio, con 5,4 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 3,7 milioni via desk­top e 1,9 milioni via mobile; News: l’offerta del Gruppo ine­rente il mondo dell’informazione online è costi­tuita da Il Post, Liquida, Sol­dion­line, Spor­tlive, Filmtv e Gior­na­let­ti­smo. Con­giun­ta­mente, i por­tali sono visi­tati da 5,6 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 3,6 milioni via desk­top, 2,3 milioni via mobile.

Banzai Group

Il pro­spetto infor­ma­tivo per gli inve­sti­tori con­tiene una miniera di infor­ma­zioni sia per quanto riguarda le testate con­trol­late da Ban­zai che più in gene­rale sul mer­cato di rife­ri­mento. Ho letto con la dovuta atten­zione le oltre 500 pagine del docu­mento e credo che ci siano diversi con­te­nuti che vale la pena di ripren­dere, di evi­den­ziare, poi­chè sono cer­ta­mente d’interesse per chi opera — a vario titolo — nell’editoria e nell’advertising online.

Vediamo in ordine cosa inse­gna il pro­spetto infor­ma­tivo pre­di­spo­sto per la quo­ta­zione in borsa.

1 — Ricavi Editoria/Adv Online - Fatto 100 i ricavi a fine 2013 di Ban­zai, il 12.8% deriva dai con­te­nuti ver­ti­cali, dall’area rela­tiva ad editoria/adv online [era il 14.4% a fine 2012] con una cre­scita del 14.2% rispetto all’anno precedente.

Nel pro­spetto ven­gono indi­cati anche i dati dei ricavi dei primi nove mesi del 2014. alla fine del terzo tri­me­stre l’area di busi­ness rela­tiva ad editoria/adv online rap­pre­senta il 12% del totale ricavi della società [era il 13.4% nel pari periodo del 2013] con un tasso di cre­scita del 7.9% rispetto ai primi nove mesi del 2013.

Se si con­si­dera che com­ples­si­va­mente i ricavi rispetto all’anno pre­ce­dente cre­scono del 29.1% a fine 2013 e del 20.8% nei primi nove mesi del 2014 rispetto al pari periodo del 2013 è chiaro come il seg­mento sia in minor cre­scita rispetto all’e-commerce. È un’indicazione, credo, sulle pro­spet­tive di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per l’editoria online e sui rela­tivi modelli di business.

2 — Fat­tori di Rischio - Tra i fat­tori di rischio cor­ret­ta­mente indi­cati nel pro­spetto ne ven­gono citati due  che meri­tano di essere evidenziati. 

Il primo è rela­tivo ai rap­porti con adver­ti­ser e cen­tri media. Si legge: “Nel corso degli eser­cizi 2013, 2012 e 2011, i ricavi gene­rati dai Cen­tri Media sono stati rispet­ti­va­mente pari a Euro 13,6 milioni, Euro 11,7 milioni e Euro 9,0 milioni e hanno rap­pre­sen­tato, rispet­ti­va­mente, l’8,9%, il 9,9% e l’8,2% dei ricavi del Gruppo. Nei nove mesi chiusi al 30 set­tem­bre 2014, i ricavi gene­rati dai Cen­tri Media sono stati pari ad Euro 8,8 milioni e hanno rap­pre­sen­tato il 7,3% dei ricavi del Gruppo. Si segnala che, sul mer­cato ita­liano dell’attività pub­bli­ci­ta­ria online ope­rano un numero limi­tato di Cen­tri Media, che gesti­scono com­ples­si­va­mente gran parte del bud­get pub­bli­ci­ta­rio ita­liano dedi­cato al mer­cato pub­bli­ci­ta­rio online e che quindi sono dotati di un signi­fi­ca­tivo potere negoziale”. 

Circa tre quarti dei ricavi pub­bli­ci­tari deri­vano dun­que dai cen­tri media. Un peso sul quale riflet­tere, diciamo.

Clientii Adv Banzai

Il secondo è atti­nente i motori di ricerca. Si legge: “Il suc­cesso e la cre­scita di Ban­zai dipen­dono in maniera rile­vante dalla pro­pria capa­cità di miglio­rare e man­te­nere in cima ai risul­tati dei motori di ricerca il posi­zio­na­mento dei pro­pri siti inter­net, delle rela­tive offerte com­mer­ciali ai clienti finali, non­ché dei con­te­nuti edi­to­riali sui motori di ricerca rispetto all’organic pla­ce­ment dei siti, gene­rato dagli algo­ritmi degli stessi motori di ricerca in base alla miglior cor­ri­spon­denza fra la ricerca effet­tuata e i con­te­nuti dispo­ni­bili sul web. Per­tanto, il suc­cesso e la cre­scita di Ban­zai sono stret­ta­mente con­nessi alla capa­cità della società di inter­pre­tare gli algo­ritmi alla base dei motori di ricerca”.  

Altro che fare la guerra a Goo­gle [a pro­po­sito, pare sce­mata anche l’ultima ondata sul tema], biso­gna allearsi.

3 — Mone­tiz­za­zione e Con­te­nuti Edi­to­riali - Il traf­fico gene­rato dai tali siti web ver­ti­cali — dalla parte edi­to­riale di Ban­zai — viene mone­tiz­zato attra­verso la pub­bli­cità ven­duta sui siti web mede­simi. Il busi­ness della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria è legato a para­me­tri di mer­cato che defi­ni­scono il numero di pagine web visi­tate e gli annunci pub­bli­ci­tari pre­senti sulle pagine stesse. In par­ti­co­lare, i para­me­tri mag­gior­mente uti­liz­zati nel mer­cato della pub­bli­cità online sono A) l’audience [ossia, il numero di Visi­ta­tori Unici delle pagine web di un edi­tore o di un sito web], B) il numero di visite di un sito, C) il time spent [il tempo medio di navi­ga­zione tra­scorso da un utente unico nel corso di una visita], D) la active reach [il numero di visi­ta­tori unici che con­sul­tano un sito una o più volte in un dato periodo di tempo] ed E) l’inven­tory [il numero di annunci pub­bli­ci­tari dispo­ni­bili su un sito internet].

I con­te­nuti dei por­tali ver­ti­cal con­tent del gruppo sono gene­rati prin­ci­pal­mente da una piat­ta­forma auto­ma­tica di pro­du­zione del con­te­nuto e, in modi diversi, dagli utenti stessi dei por­tali [cro­wd­sour­cing]. Sia la piat­ta­forma auto­ma­tica di pro­du­zione che il cro­wd­sour­cing per­met­tono di mini­miz­zare i costi di pro­du­zione rispetto all’acquisto di con­te­nuti dai for­ni­tori pro­fes­sio­nali, dei quali soli­ta­mente si avval­gono gli edi­tori tradizionali.

I con­te­nuti pro­dotti spon­ta­nea­mente dagli utenti inte­grano in maniera effi­cace i con­te­nuti pro­dotti inter­na­mente dal team edi­to­riale. Que­sto modello è mag­gior­mente effi­ciente rispetto ad un modello edi­to­riale tra­di­zio­nale basato solo su reda­zioni pro­fes­sio­nali. Il con­tri­buto mas­sic­cio dei visi­ta­tori dei siti alla rea­liz­za­zione dei con­te­nuti dei siti mede­simi, con­sente di con­te­nere i costi di pro­du­zione garan­tendo comun­que stan­dard edi­to­riali di buona qua­lità. La qua­lità è garan­tita da un pro­cesso che inte­gra sia tec­no­lo­gie ad hoc di sele­zione e orga­niz­za­zione dei con­te­nuti sia il lavoro di cura e sele­zione degli stessi ope­rata dal team edi­to­riale interno alla divi­sione ver­ti­cal content.

Il gra­fico sot­to­stante illu­stra il modello di pro­du­zione dei con­te­nuti della divi­sione ver­ti­cal content

Produzione Contenuti Banzai

4 — Det­ta­glio Ricavi — Il pro­spetto sotto ripor­tato rie­pi­loga i prin­ci­pali indi­ca­tori eco­no­mici per il seg­mento ver­ti­cal content. 

Ricavi Banzai Media

Il seg­mento “news”, quello costi­tuito da Il Post, che è rite­nuto il brand prin­ci­pale, Liquida, Sol­dion­line, Spor­tlive, Filmtv e Gior­na­let­ti­smo, genera il 16% del totale dei ricavi del seg­mento ver­ti­cal con­tent. Sta­bile rispetto al 2013.

Nel pro­spetto si legge che “nella divi­sione ver­ti­cal con­tent opera un team di 6 per­sone dedi­cato alla gene­ra­zione e sele­zione di con­te­nuti per i Social Media, gene­rando circa 25.000 nuove “con­di­vi­sioni” al giorno da parte di altri utenti della rete”. Viene uti­liz­zata una “social moni­to­ring plat­form”: un sistema appli­ca­tivo che trac­cia il suc­cesso, in ter­mini di “like” rice­vuti, dei con­te­nuti pub­bli­cati sui prin­ci­pali social network.

Com­ples­si­va­mente, per le atti­vità ver­ti­cal con­tent la Società, al 31 dicem­bre 2014, impiega 191 risorse fra dipen­denti e collaboratori. 

5 — Modello di Busi­ness e Catena del Valore - L’approccio ver­ti­cale di Ban­zai è una carat­te­ri­stica pre­ziosa per gli adver­ti­ser ai fini delle loro atti­vità pub­bli­ci­ta­rie. La Società genera ricavi poi­ché con­sente agli adver­ti­ser di comu­ni­care all’audience di rife­ri­mento tra­mite una gamma diver­si­fi­cata di solu­zioni pub­bli­ci­ta­rie: ban­ner, for­mati rich media, video, pro­getti pub­bli­ci­tari spe­ciali per­so­na­liz­zati e direct email marketing.

La Società adotta, per l’erogazione dei ban­ner adv, la piat­ta­forma Dou­ble­click For Publi­shers [DFP], piat­ta­forma uti­liz­zata da alcuni dei prin­ci­pali publi­sher digi­tali mon­diali, e la piat­ta­forma di Rubi­con, società fra le più impor­tanti nel set­tore del Pro­gram­ma­tic Buy­ing, per la gestione del Real Time Bid­ding [RTB].

Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza la catena del valore

Catena del Valore Banzai

6 — Archi­tet­tura Mul­ti­li­vello - Ban­zai uti­lizza una “ser­vice orien­ted archi­tec­ture”. Sotto ripor­tato il suo schema gene­rale in ter­mini di mone­tiz­za­zione, orga­niz­za­zione ed acqui­si­zione dei contenuti.

Architettura Informazione Banzai

7 — Lo Sce­na­rio Com­pe­ti­tivo - Dopo il bal­letto di cifre sui dati for­niti rela­ti­va­mente al 2014, che mi segna­lano [GRAZIE!] potrebbe deri­vare dai dif­fe­renti para­me­tri di rile­va­zione, cioè dalle con­ces­sio­na­rie che for­ni­scono i dati, poi­chè nei diversi anni sono entrate/uscite testate/concessionarie per que­sto, essendo i peri­me­tri mobili, anche i dati da un anno all’altro diven­tano mobili, anche il pro­spetto infor­ma­tivo di Ban­zai con­tiene una pano­ra­mica sul mer­cato dell’adv online nel nostro Paese.

Secondo i dati di Call­cre­dit for­niti a Ban­zai, nel 2018 il mer­cato dovrebbe rag­giun­gere il valore di 1.9 miliardi di euro, regi­strando una cre­scita pari ad un CAGR 2014–2018 dell’8,4% trai­nata dai seg­menti search, dal quale gli edi­tori sono esclusi per defi­ni­zione, e display. 

Adv Digitale Banza CallCredit

Di gran lunga supe­riori i tassi di cre­scita del mobile, che però, anche nel medio periodo, a fine 2018, resterà un seg­mento minore, e del video adver­ti­sing che invece dovrebbe rap­pre­sen­tare un impor­tante dri­ver di crescita.

Video Advertising Banzai

Il seg­mento “news”: rap­pre­senta il seg­mento più com­pe­ti­tivo, dal momento che una larga parte di audience uti­lizza i siti web dei brand sto­rici dell’informazione ita­liana, Repub­blica e Cor­riere della Sera per tutti, e TGCom24. 

Il gra­fico degli utenti unici men­sili di alcuni brand sele­zio­nati da Ban­zai mostra come però vi siano “nuovi player”, oltre a  Ban­zai stessa, quali Blogo/Populis [e Fanpage/Ciao Peo­ple Media Group, che non viene con­si­de­rato], che hanno ormai una posi­zione di asso­luto rilievo scal­zando molti dei player tra­di­zio­nali, dei media il cui brand è affer­mato da tempo.

Audience Banzai

Per quanto riguarda i dati spe­ci­fi­ca­ta­mente rife­riti ad Il Post, ed alla recen­te­mente acqui­sita Good Mor­ning Ita­lia, si rimanda all’articolo scritto da Luca Conti al riguardo.

Se invece vi inte­ressa l’area dell’e-commerce non vi resta che leg­gervi il pro­spetto infor­ma­tivo com­pleto che con­tiene, altret­tanto, mol­tis­sime infor­ma­zioni al riguardo.

guardian
Pubblicato il 2 febbraio 2015 by Massimo Gentile, Pier Luca Santoro

Essere unici: la lezione del restyling del sito del Guardian

Ripen­sare un sito web da più di 100 milioni di utenti unici al mese è una bella sfida. Se poi il sito in que­stione è quello del Guar­dian, uno dei più pre­sti­giosi e influenti quo­ti­diani del pia­neta, allora l’operazione si carica anche di una grande respon­sa­bi­lità: l’attesa gene­rale che la voca­zione all’innovazione, un mar­chio del quo­ti­diano bri­tan­nico, venga confermata.

Chi ha lavo­rato alla rior­ga­niz­za­zione del sito web quella sfida l’ha vinta abbon­dan­te­mente. Sia dal punto di vista gene­rale (gerar­chia, faci­lità di navi­ga­zione, strut­tura, fles­si­bi­lità), sia per capa­cità inno­va­tiva: con le solu­zioni intro­dotte dal resty­ling del Guar­dian (par­tito uffi­cial­mente il 28 gen­naio) ci si dovranno con­fron­tare un poco tutti coloro che nel mondo dei media e delle news ci lavorano.

Guardian Sito

Ma vediamo in ordine cosa impa­rare dalla pro­po­sta del Guardian.

1 — Abbat­tere i muri. In tempi in cui il taglio dei costi nelle reda­zioni sem­bra essere la prin­ci­pale stra­te­gia di soprav­vi­venza per molte aziende edi­to­riali, il Guar­dian ha avuto il corag­gio di inve­stire su un team di desi­gners, di gior­na­li­sti, di user-experience archi­tects, di pro­duct mana­gers, di svi­lup­pa­tori e di inge­gneri cui affi­dare il pro­prio resty­ling attra­verso un lavoro fianco a fianco. E que­sta è la prima lezione alla quale guar­dare con inte­resse: l’informazione distri­buita attra­verso piat­ta­forme digi­tali oggi ha a dispo­si­zione stru­menti potenti e com­plessi che pos­sono essere gover­nati e sfrut­tati in pieno solo attra­verso un lavoro di equipe. Gior­na­li­sti, desi­gner, pro­gram­ma­tori e inge­gneri devono lavo­rare insieme. Certe bar­riere tra set­tori del mede­simo gior­nale, certi muri che ancora si incon­trano in molte reda­zioni sono ana­cro­ni­stici e rap­pre­sen­tano una zavorra per chi ha vera­mente voglia e neces­sità di affron­tare la rior­ga­niz­za­zione impo­sta dalla rivo­lu­zione digi­tale. Gli inge­gneri devono com­pren­dere le neces­sità dei gior­na­li­sti, i gior­na­li­sti devono far pro­pri gli stru­menti for­niti da chi pro­gramma soft­ware e i gra­fici lavo­rare alla sin­tesi del tutto.

2 — Un team interno. E’ bene ricor­dare che il team che ha lavo­rato al nuovo Guar­dian è tutto interno al quo­ti­diano. La qua­lità pro­fes­sio­nale gene­rale di un gior­nale è — a mag­gior ragione in tempi di dram­ma­ti­che tra­sfor­ma­zioni - il primo mat­tone sul quale costruire la pro­pria soprav­vi­venza. Non solo, ma il gruppo di lavoro ha avuto ben 18 mesi di tempo per pre­pa­rare l’architettura del nuovo sito, stu­diarne l’organizzazione e veri­fi­care le pro­po­ste e i sug­ge­ri­menti inviati attra­verso una mole immensa di feed­back (180.000 dichiara il Guar­dian) da parte dai let­tori di tutto il mondo che in qual­che modo ave­vano avuto accesso alla ver­sione Beta. Quanti edi­tori in Ita­lia avreb­bero avuto il corag­gio, la forza eco­no­mica e la strut­tura gene­rale per affron­tare una scom­messa di que­sta portata?

3 - Tre colonne bye bye! Nel nuovo sito del Guar­dian tutto è estre­ma­mente logico, razio­nale, cali­brato secondo logi­che rico­no­sci­bili e a misura di let­tore. Cade defi­ni­ti­va­mente l’impaginazione a tre colonne ver­ti­cali che ha con­trad­di­stinto, impo­ve­rito e dram­ma­ti­ca­mente irri­gi­dito la distri­bu­zione delle noti­zie via piat­ta­forme digi­tali. Quella limi­ta­zione esi­steva sin dagli albori delle prime ver­sioni dei siti di News Online, ma oggi è caduta. E’ vero che la tec­no­lo­gia e la neces­sità di pro­du­zione impon­gono limiti crea­tivi, ma è anche vero che la tec­no­lo­gia può essere ami­che­vole pro­prio con chi si occupa di infor­ma­zione aiu­tan­dolo a libe­rarsi dei lacci dell’ovvietà. Mi sem­bra una bella notizia.

4 — La fine allo sche­ma­ti­smo  Nella home page del nuovo Guar­dian non tro­viamo la tra­di­zio­nale orga­niz­za­zione edi­to­riale. Poli­tica, Esteri, Eco­no­mia soprav­vi­vono ma solo come tag per cer­care le noti­zie all’interno del sito. Il lin­guag­gio scelto invece sem­bra deci­sa­mente più com­pren­si­bile per i let­tori. L’offerta delle news viene orga­niz­zata attra­verso bloc­chi oriz­zon­tali rico­no­sci­bili attra­verso chiavi come “Head­li­nes” in aper­tura, poi “Highlights” e ancora “Sport”, “Opi­nion”, “In Brief”, In Depth” e via dicendo, fino alla clas­sica gal­le­ria mul­ti­me­diale che chiude il sito.  I van­taggi sono molti: un bel repor­tage su Kobane potrà appa­rire nella sezione “Appro­fon­di­menti”, così come la coper­tura del Super Bowl può tran­quil­la­mente diven­tare il rac­conto più rile­vante del “Primo Piano”. Una volta scrol­lata di dosso la pri­gio­nia della sequenza tra­di­zio­nale impo­sta dalla carta, si gua­da­gna una fles­si­bi­lità incre­di­bile. E’ un bene sia per chi orga­nizza la gerar­chia delle news, sia per chi le infor­ma­zioni è costretto a cer­car­sele. Essere “user friendly” signi­fica anche tro­vare parole giu­ste e comprensibili

Tec­ni­ca­mente il dise­gno del sito è modu­lare, dise­gnato come quando si usano i mat­ton­cini del Lego: sem­pli­fi­cando un poco, tre richia­mini pic­coli se messi uno sopra l’altro cor­ri­spon­dono all’altezza di un richiamo medio. Due o tre richiami medi alli­neati in fila rap­pre­sen­tano l’equivalente di un richiamo grande, magari con foto. In que­sto modo la logica e la gestione dei mat­ton­cini risulta molto sem­plice. Costruire una pagina web del nuovo Guar­dian non sem­bra ope­ra­zione com­plessa. E sfo­gliare il sito è un piacere.

5 — Gerar­chia in tech­ni­co­lor. L’uso inten­sivo di fondi colo­rati per orga­niz­zare la gerar­chia delle news e atti­rare l’attenzione non è certo una novità né per online, né per le edi­zioni car­ta­cee dei gior­nali. La logica pro­po­sta dal Guar­dian è sem­plice: rosso vino e rosso per i primi due livelli di let­tura (molto rile­vante, rile­vante), un gri­gio ripo­sante per le altre noti­zie e per i tag al piede degli arti­coli. Il nero resta esclu­sivo per tutto ciò che è foto o mul­ti­me­dia e il mar­rone terra per le guide e recen­sioni. Il blu della testata ha com­piti isti­tu­zio­nali come le testa­tine delle sezioni della home, i bot­toni di “+ more…” o per le parole chiave di un titolo. Stu­pi­sce come, rispetto a altre testate che pure hanno dato ampio rilievo a colori forti (Usa Today, tanto per fare un esem­pio di alto livello), al Guar­dian abbiano saputo gover­nare un mix cro­ma­tico ampio ma sfug­gendo con intel­li­genza dall’ovvietà del “blu = poli­tica”, “verde = sport” e via dicendo.

6 — Per­so­na­lità tipo­gra­fica. Tra i motivi più fru­stranti per un desi­gner che doveva affron­tare l’adattamento web di un pro­dotto edi­to­riale c’erano, fino a non molti anni fa, le limi­ta­zioni rela­tive ai carat­teri tipo­gra­fici. La tipo­gra­fia è il primo ele­mento distin­tivo sia per i gior­nali che per le rivi­ste. Doversi limi­tare a font che ogni bro­w­ser e ogni com­pu­ter avrebbe sicu­ra­mente cari­cato era motivo di nevrosi. Oggi anche quel muro tec­no­lo­gico è caduto e è pos­si­bile pro­gram­mare un sito inse­rendo la stringa rela­tiva ai codici dei carat­teri stu­diati e usati per la ver­sione stam­pata.  Il Guar­dian per il pas­sag­gio da broad­sheet (let­te­ral­mente “len­zuolo”, ossia grande) al for­mato ber­li­ner (2005) ha com­mis­sio­nato ai desi­gner Paul Bar­nes e Chri­stian Sch­warz lo stu­dio di un carat­tere chia­mato Guar­dian Egyp­tian. Dopo qual­che anno di esclu­siva per il Guar­dian, oggi quel font è libe­ra­mente in com­mer­cio. Da tempo il Guar­dian era riu­scito a usare le pro­prie font nella ver­sione online ma il nuovo resty­ling rende ancor di più giu­sti­zia alla bel­lezza del carat­tere in tutta la ric­chezza degli stili dispo­ni­bili. Son­tuoso nella testata, ele­gante e vibrante quando usato nei titoli, estre­ma­mente ripo­sante e leg­gi­bile come corpo dei testi, è uno dei carat­teri più belli dell’ultimo decen­nio tra tutti quelli pen­sati per il mer­cato editoriale.

Insomma, quella del nuovo Guar­dian è una una ope­ra­zione di grande impatto. Lo si per­ce­pi­sce appena si apre la home e i motivi di novità sono tan­tis­simi. Forse nes­suna delle solu­zioni adot­tate è par­ti­co­lar­mente nuova. Non è una novità il fatto che il sito sia “respon­sive”, quindi in html 5, per adat­tarsi agli schermi da desk di ogni dimen­sione e a ogni sup­porto digi­tale. Così come non è una novità la capa­cità man­te­nere il sito “leg­gero” nono­stante l’uso abbon­dante di imma­gini e di con­te­nuti mul­ti­me­diali, e non è una novità nem­meno lo svi­luppo oriz­zon­tale in alter­na­tiva allo scrol­ling ver­ti­cale delle tre colonne. Sem­mai la vera sor­presa è il modo con il quale si sono siste­ma­tiz­zate tante solu­zioni intel­li­genti, tutte insieme e tutte per ren­dere migliore l’esperienza di navigazione.

Ma la lezione più inte­res­sante che ci ha offerto il Guar­dian è forse un’altra. In un mer­cato, quello dei gior­nali, in cui in fondo si rischia l’appiattimento sui mede­simi titoli e in un mondo, quello edi­to­riale, in cui ci si copia nelle solu­zioni stra­te­gi­che per­ché nes­suno ha più voglia di per­der soldi e nes­suno ha idea di come gua­da­gnarne, forse l’unico cam­mino da per­cor­rere è quello di mostrare con intel­li­genza la pro­pria per­so­na­lità, il pro­prio essere unici e dif­fe­renti. La strada che sal­verà i gior­nali dalla crisi dell’editoria e dal dram­ma­tico pas­sag­gio verso il digi­tale ine­vi­ta­bil­mente porta in quella direzione.

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