marketing editoriale

Copie Audipress
Posted on 7 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Il Top Sulla Carta

Audi­press, in col­la­bo­ra­zione con Doxa, ha pub­bli­cato un focus di appro­fon­di­mento sui com­por­ta­menti di let­tura della popo­la­zione italiana.

I dati pub­bli­cati per il tar­get Top sono il risul­tato di un’elaborazione ad hoc effet­tuata da Doxa sulla banca dati Audi­press 2015/I. Per la costru­zione del seg­mento è stata sele­zio­nata l’elite — classe sociale supe­riore — alla quale si è aggiunta una quota di indi­vi­dui appar­te­nenti alla classe sociale medio supe­riore con pro­fes­sione [pro­pria o del capo­fa­mi­glia] di livello ele­vato, come impren­di­tori, liberi pro­fes­sio­ni­sti, diri­genti, qua­dri. La com­bi­na­zione delle varia­bili pre­scelte ha per­messo di estrarre una quota cor­ri­spon­dente all’8% della popo­la­zione adulta ita­liana [14 anni e oltre], con carat­te­ri­sti­che socio– demo­gra­fi­che cor­ri­spon­denti a quelle dei mag­giori per­cet­tori di reddito.

All’interno di que­sto ristretto seg­mento, la quota dei let­tori di copie digi­tali pesa più del dop­pio della media: il 10.7% con­tro un 4.6%. Una quota che, sep­pur mag­giore alla media della popo­la­zione ita­liana, la dice lunga sulla mar­gi­na­lità delle copie digi­tali, anche, in Italia.

Audipress Top

Più che sulla fre­quenza di let­tura le dif­fe­renze del seg­mento top rispetto alla media dei let­tori si regi­stra nell’attitudine ad acqui­stare la copia “replica”, la ver­sione digi­tale della cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea. L’acquisto di una copia, car­ta­ceo e/o digi­tale, resta comun­que mino­ri­ta­ria e solo per i men­sili supra, di poco, il 50%.

Che la fascia top della popo­la­zione legga di più della media degli ita­liani pro­ba­bil­mente non neces­si­tava di un appro­fon­di­mento ad hoc da parte di Audi­press poi­ché sono aspetti emer­genti da mol­tis­sime ricer­che, non­ché dal buon senso. Gli ita­liani, come noto, leg­gono poco, anche i quo­ti­diani, che la classe diri­gente legga più della media e con una fre­quenza mag­giore di 7 punti per­cen­tuali [per i quo­ti­diani] non depone comun­que a favore di que­sta visto che comun­que poco più della metà legge ogni giorno e nep­pure dei gior­nali e dei periodici.

Si con­ti­nua con ricer­che ed ana­lisi ad hoc pour cause invece di ricer­care e spe­ri­men­tare con serietà par­tendo da pro­cessi interni inno­va­tivi che diano, final­mente, nuova linfa e ricavi all’ex indu­stria dell’informazione. Come scri­veva Leo Lon­ga­nesi: «Alla manu­ten­zione, l’Italia pre­fe­ri­sce l’inaugurazione» anche in que­sto ambito. Siamo al top, sulla carta. Sigh!

Copie Audipress

Trasformazione Digitale
Posted on 24 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

New[s] Business

Le reve­nues da ven­dite di copie in tutto il mondo, ita­lia inclusa, hanno supe­rato i ricavi dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nel mix dei publi­sher. Feno­meno che è impu­ta­bile più al crollo dell’advertising sulla stampa che a straor­di­na­rie per­for­mance nelle ven­dite che, di fatto, anche con le copie digi­tali e gli abbo­na­menti alla ver­sione online non rie­scono comun­que a pareg­giare i conti rispetto al passato.

È scritto alla prima pagina del bigino sulla ven­dita che quando non è pos­si­bile, e/o è troppo one­roso, lavo­rare oriz­zon­tal­mente, ovvero ampliare il parco clienti, l’alternativa logica è quella di ope­rare in maniera ver­ti­cale, ossia for­nire un mag­gior numero di prodotti/servizi al parco clienti trat­tanti, ai clienti esi­stenti. Dopo tanto rumore su come gene­rare nuovi ricavi per l’editoria pare che, final­mente, qual­cuno inizi a com­pren­dere que­sto con­cetto appa­ren­te­mente basico.

Il Mai­lOn­line, in col­la­bo­ra­zione con WPP e Sna­p­chat, lan­cia “Truf­fle Pig”, agen­zia di con­tent mar­ke­ting per offrire un’ampia gamma di ser­vizi nell’area della comu­ni­ca­zione d’impresa quali con­tent crea­tion, info­gra­fi­che, video, social media mana­ge­ment e molto altro ancora.

Jon Stein­berg, ceo di Daily Mail Nord Ame­rica ha com­men­tato: “Il maiale da tar­tufo trova un cibo raro e gustoso. Con la neces­sità di piani mar­ke­ting basati sullo sto­ry­tel­ling sui nostri siti e su quelli delle altre media com­pany e i nuovi for­mati di annunci come quelli di Sna­p­chat, i mar­chi hanno biso­gno di un maiale da tar­tufo. Siamo entu­sia­sti di lavo­rare con sigle lea­der a livello mon­diale, le loro agen­zie media e tutte le piat­ta­forme digi­tali per creare un’unica realtà dedi­cata al digi­tal marketing”.

Truf­fle Pig uti­liz­zerà DailyMail.com, Elite Daily e Sna­p­chat per testare le prime ini­zia­tive che saranno per ora svi­lup­pate sola­mente negli Stati Uniti ed uti­liz­ze­ranno il 3V video, i cui con­cetti sono rias­sunti nel video sot­to­stante dal CEO di Snapchat.

Con­tem­po­ra­nea­mente Les Echos, lunedi 22 giu­gno, ha annun­ciato il lan­cio di una piat­ta­forma digi­tale per ser­vizi alle imprese. Par­zial­mente finan­ziato dal fondo di Goo­gle — per la somma di 2 milioni di euro di un bilan­cio totale di circa 4 milioni — que­sta piat­ta­forma riu­ni­sce le offerte di ser­vizi per le imprese attual­mente pro­po­ste dal gruppo: il depo­sito di note legali con­sul­ta­zione di gara, ricer­che di mer­cato, stru­menti di comunicazione.

Lo svi­luppo di que­sta piat­ta­forma è anche emble­ma­tico del rapido svi­luppo del modello di busi­ness di Echoes, uno dei media che meglio sta affron­tando la tran­si­zione al digi­tale, con buona pace per chi pensa che Fre­de­ric Fil­loux , Mana­ging Direc­tor, Digi­tal Ope­ra­tions di Les Echos, dica bana­lità. Ser­vizi che attual­mente con­tri­bui­scono al 31% del fat­tu­rato del gruppo, con­tro il 12% nel 2011 [la pub­bli­cità pesa per il 30% e le ven­dite di con­te­nuti il 39%]. Il gruppo vuole rag­giun­gere, entro il 2018, il 50% dei ricavi gene­rati dai servizi.

Il gruppo ha modi­fi­cato passo dopo passo il suo busi­ness ori­gi­nale, le infor­ma­zioni eco­no­mi­che e finan­zia­rie, che potreb­bero diven­tare, a medio ter­mine, una quota di mino­ranza dell’attività sul modello del gruppo tede­sco Sprin­ger, per esempio.

Les Echos

Per for­tuna qual­cosa si muove anche nel pano­rama nazio­nale con RCS che ha recen­te­mente dato vita a NuMix Agency che aggrega, sotto la guida del Mana­ging Direc­tor Alceo Rapa­gna, Con­necto, cen­tro di com­pe­tenza di ser­vizi di mar­ke­ting below the line con l’obiettivo di affian­care le aziende nel pro­cesso di tra­sfor­ma­zione digi­tale,  RCS Live, area dedi­cata ai grandi eventi del gruppo RCS, e InPro­ject, unità dedi­cata a pro­getti mul­ti­me­diali su misura per le aziende, per for­nire, anche in que­sto caso, ser­vizi di comu­ni­ca­zione inte­grata a 360 gradi.

Insomma, dopo tanto par­lare di modelli di busi­ness 2.0 per i publi­sher, le ini­zia­tive in tal senso, final­mente, ini­ziano a fio­rire in ogni angolo del pia­neta. Ovvia­mente, dando per scon­tata la bontà dei ser­vizi offerti, la dif­fe­renza la farà la capa­cità delle reti ven­dita delle con­ces­sio­na­rie che dovranno tra­sfor­marsi da ven­di­tori di colonne e pixel in veri e pro­pri con­su­lenti di comu­ni­ca­zione. In caso di biso­gno siamo qui.

Trasformazione Digitale

How Old
Posted on 24 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Press Release - Com’è fatto un vero comu­ni­cato stampa di Che­vro­let tra emoji e suc­ces­sive release non crip­tate. Interessante!
  • World­wide Mobile Inter­net Con­nec­tions — Il World Eco­no­mic Forum pub­blica gli ultimi dati dispo­ni­bili sulle con­nes­sioni ad Inter­net in mobi­lità. Nono­stante l’elevatissima con­cen­tra­zione di tele­fo­nini l’Italia è sotto la media OECD.
  • Nasce l’Instagram delle Noti­zie - Nasce Kite a cavallo tra l’aggregatore di noti­zie e il social net­work, con una spic­cata voca­zione al mobile, tra­sforma l’esperienza di navi­ga­zione del let­tore. Le rac­co­man­da­zioni non sono create da algo­ritmi ma dalle per­sone con cui ci col­le­ghiamo e/o seguiamo e la search nel bro­w­ser viene sosti­tuita dai social. Da tenere sotto osservazione.
  • Peri­scope — Dopo l’entusiasmo ini­ziale il buzz [e l’uso?] su Peri­scope sem­bra essersi note­vol­mente ridi­men­sio­nato. Comun­que sia, Nestle sarà il primo brand a lan­ciare delle social video clip uti­liz­zando Peri­scope. Espe­ri­mento da seguire.
  • Ricet­ta­zione - Al diret­tore del set­ti­ma­nale che acqui­stò e pub­blicò i cele­bri scatti “rubati” di Mr.B a Villa Cer­tosa in com­pa­gnia di “gio­vani ospiti”, non può essere con­te­stato il reato di ricet­ta­zione se manca la prova di un van­tag­gio eco­no­mico o di car­riera. La Cas­sa­zione annulla la con­danna della Corte d’Appello e rin­via per un nuovo giudizio.
  • Quo­ziente digi­tale — Ana­lisi di McKin­sey di 150 tra le prin­ci­pali mul­ti­na­zio­nali del mondo per veri­fi­care le buone pra­ti­che secondo 18 para­me­tri che danno ori­gine al “quo­ziente digi­tale”. Inte­res­santi sia i risul­tati che il det­ta­glio dei para­me­tri presi in considerazione.
  • Frodi nella Pub­bli­cità Online — Metà, o più, del display adv  che ad net­works, media buyers, e agen­zie hanno ven­duto ai loro clienti non è mai com­parso davanti ad un essere umano. Una frode che coin­volge ampia­mente anche gli edi­tori e che si stima valga la bel­lezza [si fa per dire] di 7.5 miliardi di dol­lari. Come fun­zioni e, soprat­tutto, come porvi rime­dio il più pos­si­bile, nell’arti­colo “The Alle­ged $7.5 Bil­lion Fraud in Online Advertising”

How Old

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Ricavi Aggregati editori
Posted on 18 giugno 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere Sulla Crisi dei Legacy Media

Dopo aver com­ple­tato il primo giro di ana­lisi e appro­fon­di­menti sui prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa e pro­prie­tari di almeno un quo­ti­diano [Rcs media­group, Gruppo Espresso, Gruppo 24 Ore, Cal­ta­gi­rone Edi­tore e Poli­gra­fici Edi­tore] con focus mono­gra­fici diamo uno sguardo d’insieme  aggre­gando un po’ di dati per cer­care di capire l’andamento gene­rale di que­sto cam­pione di aziende edi­to­riali fon­da­men­tale per l’informazione in Italia.

generale1Ricavi

Come abbiamo visto per quasi tutti i sin­goli gruppi anche l’andamento della para­bola dise­gnata dal dato aggre­gato dei fat­tu­rati vede i ricavi cre­scere fino al 2007 per poi scen­dere in pic­chiata. Quindi sì, doves­simo dare una data dell’inizio della crisi sarebbe pro­prio il 2007 anno di svolta per l’andamento degli edi­tori ita­liani. Ed è una svolta che dà il via a una crisi vera, senza se e senza ma, la peg­giore subita dall’editoria ita­liana visto che tra i quasi 5 miliardi di euro che rap­pre­sen­tano il ver­tice del gra­fico del fat­tu­rato e i 2,6 miliardi del 2014 si deve regi­strare un –2,39 miliardi di euro che rap­pre­sen­tano una fles­sione del 48%. Ovvero in solo otto annua­lità si è, di fatto, dimez­zato il valore com­ples­sivo dei fat­tu­rati dei cin­que gruppi.

generale4Guar­dando al dif­fe­ren­ziale anno su anno l’annus hor­ri­bi­lis è stato il 2009 con una fles­sione secca sul 2008 di 730 milioni. Ana­liz­zando invece le sin­gole voci di ricavo si nota con molta evi­denza che il sistema dei ricavi è ancora sal­da­mente anco­rato sulla cop­pia diffusionale/pubblicità. Poco importa che que­sto sistema abbia evi­den­ziato tutti i pro­pri limiti, la com­po­si­zione delle sin­gole voci di ricavo nelle ultime cin­que annua­lità non cam­bia se non per spo­sta­menti mil­li­me­trici: gli “altri ricavi” fissi per tutti i cin­que anni al 14% del totale mostrano la scar­sis­sima incli­na­zione [inca­pa­cità?] nel diver­si­fi­care i ser­vizi e a non pen­sare “il gior­nale” come unico pro­dotto del pro­prio lavoro, come fanno la mag­gior parte degli edi­tori inter­na­zio­nali. Insomma l’organizzazione del sistema dei ricavi dei prin­ci­pali edi­tori ita­liani in balia della decre­scita [non felice] risulta mono­li­tica, immo­bile e imper­mea­bile al cam­bia­mento, nono­stante là fuori nel mondo dell’informazione quasi tutto sia cam­biato. Auguri!

generale2Digi­tale

Nono­stante il man­tra di docu­menti pro­gram­ma­tici e piani di svi­luppo di tutti i gruppi sia “rifo­ca­liz­zarsi sul digi­tale” nel con­creto il dato aggre­gato dei ricavi da digi­tale com­ples­sivi dopo una prima fase di cre­scita [ine­vi­ta­bile, va detto, visto che si par­tiva da zero] dopo una prima acce­le­rata durata tre annua­lità, nel 2013 pur in cre­scita sem­bra già in fre­nata e nel 2014 vede già una decre­scita rispetto all’anno pre­ce­dente. Dal 2010 [anno in cui l’indicazione dei ricavi da digi­tale appare con con­ti­nuità nei diversi docu­menti di bilan­cio] al 2012 i ricavi com­ples­sivi pas­sano dai 245 milioni di euro ai 330 milioni con tassi di cre­scita a dop­pia cifra, poi nel 2013 la cre­scita scende al 4% su anno pre­ce­dente e ne 2014 si regi­stra una fles­sione dell’11%. Nel com­plesso dei dati aggre­gati comun­que i ricavi da digi­tale sono pas­sati dal 6,8% dei ricavi totali del 2010 al 14,3% del 2013 per scen­dere al 13,8% del 2014. Insomma non esat­ta­mente quello che ci si potrebbe aspet­tare in que­sta fase sto­rica nella quale biso­gne­rebbe già dare per acqui­site deter­mi­nate quote di cre­scita dall’online e affron­tare seria­mente la mone­tiz­za­zione del traf­fico da mobile.

[Nota: i dati aggre­gati su digi­tale sono rela­tivi solo ai tre mag­giori gruppi Rcs Media­group, Gruppo Espresso e Gruppo 24 Ore per la sem­plice ragione che sono gli unici a indi­carli chia­ra­mente nei bilanci. D’altronde come già rile­vato negli altri gruppi la quota di ricavi da digi­tale è per loro stessa ammis­sione ad oggi del tutto mar­gi­nale, e comun­que va ricor­dato che i due gruppi Cal­ta­gi­rone e Poli­gra­fici rap­pre­sen­tano solo il 15% del fat­tu­rato totale.]

Taglio ai costi

Chi ha tagliato di più? Se guar­diamo alle ultime cin­que annua­lità in pro­por­zione indub­bia­mente il gruppo 24 Ore che, nono­stante sia per valore del fat­tu­rato il terzo dei cin­que edi­tori presi in con­si­de­ra­zione, in per­cen­tuale per quanto riguarda i costi gene­rali [-34%] è secondo solo a Rcs [che ne ha tagliati per il 40%] ed è primo per quanto riguarda il taglio dei costi del lavoro [-45%] e del per­so­nale [-42%]. Nel com­plesso di tutti i gruppi i costi sono dimi­nuiti di 1,2 miliardi di euro (i ricavi, lo ricor­diamo, sono dimi­nuiti nello stesso periodo di 1,5 miliardi), men­tre il costo del lavoro è com­ples­si­va­mente dimi­nuito di 776 milioni nei cin­que anni [di cui 275 milioni solo nel 2014].

Per quanto riguarda il taglio del per­so­nale dal 2010 al 2014 gli orga­nici medi sono dimi­nuiti di quasi 4mila dipen­denti [3.993 per la pre­ci­sione], pas­sando dalle 13.375 unità alle 9.382 dello scorso anno. Pro­prio nel 2014 è stato com­ples­si­va­mente fatto il taglio più con­si­stente: 1.173 dipen­denti in meno. I gior­na­li­sti nel mede­simo periodo hanno subito un taglio di 586 unità [197 nel 2013, 161 nel 2014] facen­dosi carico del 15% del taglio com­ples­sivo dei dipen­denti nei cin­que gruppi editoriali.

Guar­dando ai costi medi fac­ciamo ancora una volta notare come ai costanti tagli sia di costi del lavoro che di dipen­denti non cor­ri­sponda un anda­mento altret­tanto costante. In alcuni gruppi rile­viamo addi­rit­tura degli aumenti del costo medio segno evi­dente che il taglio si è abbat­tuto molto di più sul numero dei dipen­denti che non sul reale costo del lavoro.

Le nostre conclusioni

Se cer­ta­mente non si tratta di una situa­zione sem­plice, come dimo­strano anche i dati a livello inter­na­zio­nale, che l’industria dell’informazione nostrana abbia sin­tomi evi­denti di incan­cre­ni­mento è più di una sensazione.

Se si guarda a tutti i flop digi­tali di RCS, costati 66 milioni di euro solo nel 2014, alle idee sbal­late del numero uno della Poli­gra­fici Edi­to­riale, ed anche alla mala gestione della for­ma­zione obbli­ga­to­ria dei gior­na­li­sti e alle “spa­rate” della FIEG, tanto per citare alcuni dei mille pos­si­bili esempi, ci si rende conto di quanto e come si tratti di un sistema che di indu­striale e di mana­ge­riale ha dav­vero poco.

Si è ope­rato in que­sti anni sul taglio dei costi ma, ad oggi, poco o nulla è stato fatto sul fronte dei ricavi. I tagli occu­pa­zio­nali non hanno avuto un dise­gno pre­ciso in ter­mini di rior­ga­niz­za­zione del lavoro e di ristrut­tu­ra­zione orga­niz­za­tiva, sono stati solo gestione emer­gen­ziale e nulla più.

La ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani, che rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, non ha avuto la giu­sta atten­zione da dedi­care a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le nostre stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo del 10% ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digitale.

I piani indu­striali di recu­pero con­tri­bu­tivo e svi­luppo si scon­trano con realtà a due teste che non dia­lo­gano tra loro, o peg­gio si con­trap­pon­gono, vani­fi­cando ogni pos­si­bi­lità di buon esito degli stessi.

Le oppor­tu­nità pre­senti sono state tutte fatte sci­vo­lare via senza saperle cogliere, dalla gestione pro­fit­te­vole dei dati a nuove aree di busi­ness, quale ad esem­pio la rac­colta e gestione dell’ho.re.ca lasciata a Tri­pAd­vi­sor , gli errori com­messi vanno ben al di là di aspetti con­giun­tu­rali o di muta­menti di scenario.

La capa­cità di cam­bia­mento delle orga­niz­za­zioni gior­na­li­sti­che è troppo limi­tata. È ora che avvenga, final­mente, quello che tutti gli altri com­parti indu­striali hanno affron­tato, e risolto, negli anni ’90. 25 anni di ritardo, atte­nuati da assi­sten­zia­li­smo e “favori poli­tici”, sono un bonus che è arri­vata l’ora di pagare hic et nunc.

Reuters Starting Point for News
Posted on 16 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2015

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati della quarta edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in 12 nazioni, Ita­lia com­presa, basato su 20mila inter­vi­ste ad altret­tanti con­su­ma­tori di noti­zie online e focus group con­dotti online ed inte­grato con i con­tri­buti di auto­rità del set­tore quali Emily Bell.

Lo stu­dio, con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

Il rap­porto si com­pone di 112 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed inter­pre­ta­zione. Se siete di fretta invece, potete leg­gere la scheda di sin­tesi con focus al sistema media­tico dell’Italia e guar­dare il video sot­to­stante che sin­te­tizza in meno di due minuti i risul­tati prin­ci­pali a livello globale.

In 6 dei 12 Paesi presi in con­si­de­ra­zione dallo stu­dio il con­sumo d’informazione online, inclu­sivo dei social, supera quello tele­vi­sivo. Così non è per quanto riguarda l’Italia dove invece la tele­vi­sione regna sovrana. Il gra­fico sot­to­stante riporta il det­ta­glio di cia­scuna nazione. Si tratta dell’ennesima evi­denza, se neces­sa­rio, che rifarsi ad espe­rienze inter­na­zio­nali non sem­pre fun­ziona viste le pro­fonde differenze.

Reuters MAIN SOURCE OF NEWS

L’Italia una delle nazioni con il più basso indice di fidu­cia sull’informazione con solo il 35% delle per­sone che rispon­dono posi­ti­va­mente alla  domanda “I think you can trust most news most of the time”.

È con­fer­mato ampia­mente l’utilizzo dei social come fonte dalla quale appren­dere le noti­zie. Sono ovvia­mente Face­book e Twit­ter i due prin­ci­pali social con il primo — con un’audience molto ampia e gene­ra­li­sta — che viene usato pre­va­len­te­mente per altri scopi, a comin­ciare dal rela­zio­narsi con amici/conoscenti, ed il secondo che invece è uti­liz­zato da un pub­blico più spe­cia­liz­zato alla ricerca degli ultimi svi­luppi, delle novità, anche in campo informativo.

In cre­scita anche l’utilizzo di Wha­tsApp con l’Italia al terzo posto su 12 per l’utilizzo dell’applicazione di mes­sag­gi­stica istan­ta­nea per rice­vere noti­zie. In cre­scita anche la frui­zione di video come fonte d’informazione sia in gene­rale che in spe­ci­fico rife­ri­mento al nostro Paese.

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 66% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 33%, men­tre l’accesso diretto ai new­sbrand è pra­ti­cato solo da un quinto delle persone.

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca.

Reuters Starting Point for News

Come emerge distin­ta­mente dai dati Audi­web, il rap­porto con­ferma che i legacy media pre­val­gono su digi­tal born. In Ita­lia alla domanda su quale fonte d’informazione online sia stata uti­liz­zata nell’ultima set­ti­mana il 79% cita una testata tra­di­zio­nale e il 51% invece una all digi­tal. Tra i glo­bal new­sbrand nativi digi­tali Yahoo, MSN e Huf­f­Post sono i più citati ma restano comun­que rela­ti­va­mente mar­gi­nali, sem­pre al di sotto del 10% dei rispondenti.

L’infografica sotto ripor­tata rias­sume quali sono i new­sbrand ita­liani, online e offline, con la mag­gior pene­tra­zione a livello di uti­lizzo settimanale.

Reuters Scheda Italia

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism seg­menta coloro che frui­scono d’informazione online in  tre tipo­lo­gie: i “casual users”, coloro che acce­dono all’informazione una volta al giorno o meno, che pesano il 34% del totale, i “daily brie­fers”, che come dice il nome acce­dono quo­ti­dia­na­mente all’informazione una o più volte nel corso della gior­nata e pesano il 45%, e i “news lovers”, per­sone che acce­dono all’informazione 5 o più volte nel corso della gior­nata e rap­pre­sen­tano il 21% del totale. In Ita­lia i “news lovers” sono il 17% e i “casual users” il 10%.

La frui­zione delle noti­zie si spalma abba­stanza uni­for­me­mente nell’arco della gior­nata con pic­chi alla mat­tina pre­sto ed in prima serata. L’accesso avviene pre­va­len­te­mente da casa, a pre­scin­dere dal device uti­liz­zato, circa un quarto lo fa dal lavoro e una parte mar­gi­nale invece men­tre è in movimento.

Le noti­zie nazio­nali, seguite da quelle inter­na­zio­nali e locali, sono al primo posto degli inte­ressi per tipo­lo­gia d’informazione in 10 nazioni su 12, ita­lia inclusa.

Nel nostro Paese il 51% degli inter­vi­stati afferma di aver pagato, di aver acqui­stato un gior­nale di carta. Per­cen­tuale che scende al 12% per quanto riguarda le news online/in for­mato digi­tale. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo Dani­marca e Fin­lan­dia, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali. La stra­grande mag­gio­ranza di coloro che pagano per le news online/digital, acqui­sta “one shot” [63%]. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come ho già avuto modo di sot­to­li­neare.

Reuters Pagamento News Online

L’Italia è tra le nazioni in cui le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Il rap­porto chia­ri­sce come a fronte di un incre­mento dell’uso dei social come punto di sco­perta della noti­zie non vi sia invece un incre­mento nella par­te­ci­pa­zione. I social sono più un fil­tro di sele­zione che non una fonte d’informazione. Le noti­zie si con­di­vi­dono e si com­men­tano ancora oggi “face-to-face”.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Reuters Partecipazione Social Notizie

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti