marketing edicola

Pubblicato il 18 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annun­ciato lo scio­pero dei gior­na­lai, la ser­rata delle edi­cole per il 27–28-29 dicem­bre prossimi.

Le ragioni della pro­te­sta, sin­te­tiz­zate nel comu­ni­cato uni­ta­rio delle prin­ci­pali sigle sin­da­cali di rap­pre­sen­tanza degli edi­co­lanti,  si basano sulla pos­si­bile libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di pub­bli­ca­zioni edi­to­riali [gior­nali e perio­dici] che in base all’arti­colo 31 potrebbe riguar­dare i punti ven­dita, le edi­cole, unici rima­sti dopo la mar­cia indie­tro su con­ces­sioni auto­stra­dali, tas­si­sti e famacisti.

E’ dif­fi­cile sta­bi­lire cosa effet­ti­va­mente acca­drà ma ho deciso di par­larne comun­que, sia per ren­dere giu­sti­zia al nome di cui si fre­gia que­sto spa­zio che per fare chia­rezza su un tema che gli organi di infor­ma­zione stanno trat­tando in maniera, a dir poco, appros­si­ma­tiva e super­fi­ciale, limi­tan­dosi a pub­bli­care una sin­tesi del pre­ci­tato  comu­ni­cato sindacale.

Se dal primo gen­naio 2012 alcuni gior­nali potreb­bero chiu­dere, la situa­zione delle edi­cole è di gran lunga peg­giore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti ven­dita pas­sando da 38mila a 30mila, ridu­cen­dosi per oltre un quinto.

Ini­ziamo subito col dire che que­sto scio­pero, se si farà, è tanto tar­divo quanto inu­tile. A pre­scin­dere dalla minac­cia di libe­riz­za­zione delle licenze almeno 10mila gior­na­lai, quelli esclu­sivi, quelli cioè che non trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che [tabac­chi, gio­chi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stri­to­lati finan­zia­ria­mente dai distri­bu­tori locali che river­sano su di loro la neces­sità di fare cassa inon­dan­doli di pseudo pub­bli­ca­zioni edi­to­riali in virtù della vetu­sta ed ana­cro­ni­stica idea che si ha della parità di trattamento.

La con­vo­ca­zione di uno scio­pero in que­sto con­te­sto rischia di essere più stru­mento di con­trat­ta­zione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in que­sta cir­co­stanza non si è espressa sulla pro­te­sta come era avve­nuto nelle raris­sime occa­sioni pre­ce­denti, per sal­vare i finan­zia­menti milio­nari che lo stato gli elar­gi­sce, che non ele­mento effi­cace di riven­di­ca­zione dei diritti dei peo­nes dell’editoria nostrana.

Il ter­reno su cui le rela­zioni di potere ope­rano è prin­ci­pal­mente costruito attorno a glo­bale e locale ed è orga­niz­zato attorno a reti, non a sin­gole unità. Le reti sono mol­te­plici e le rela­zioni di potere sono spe­ci­fi­che di cia­scuna. Una norma fon­da­men­tale di eser­ci­zio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Pos­si­bile sin­tesi dell’abbandono, della col­pe­vole tra­scu­ra­tezza nei con­fronti della rete di edi­cole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evi­den­ziare la non tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra libe­ra­liz­za­zione e libertà, sono con­cetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pub­bli­ca­zione di scot­tante attua­lità.  Senza una revi­sione com­ples­siva del sistema la even­tuale libe­ra­liz­za­zione delle edi­cole sarà solo ulte­riore ele­mento di peg­gio­ra­mento che non appor­terà alcun bene­fi­cio con­creto alla filiera editoriale.

La ten­denza a but­tare via il bam­bino con l’acqua sporca, come si suo dire comu­ne­mente, era già emersa dal dibat­tito con­dotto sul tema all’ Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2011. Dibat­tito al quale, nono­stante i miei ripe­tuti inviti, non si erano pre­sen­tati rap­pre­sen­tanti della distri­bu­zione locale. Tema­ti­che e pro­ble­ma­ti­che che mi pare siano spie­gate con suf­fi­ciente chia­rezza e det­ta­glio sino al punto di dive­nire non solo pro­pe­deu­ti­che alla riso­lu­zione dei pro­blemi ma addi­rit­tura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza da tempo. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una ser­rata deb­bano essere sosti­tuiti, o per­lo­meno affian­cati, stru­menti e mezzi di mag­gior attua­lità, come dimo­stra la por­tata delle pro­te­ste degli “indi­gna­dos” nel mondo occi­den­tale,  che sin ora non sono mai stati spe­ri­men­tati dai gior­na­lai [e tanto meno dalle loro rap­pre­sen­tanze] spesso rin­chiusi su se stessi in gruppi su Face­book che, ahimè, fun­gono più da “sfo­ga­toio” che non da aggre­ga­tore di ri-soluzioni.

Mezzi e stru­menti che ser­vono ad atti­rare l’attenzione sui pro­blemi, spesso sco­no­sciuti ai più nell’opinione pub­blica, sin­te­tiz­zati sin qui, ai quali affian­care la con­cre­tezza di solu­zioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rin­viate oltre.

In tale ipo­tesi non posso che riba­dire, con­fer­mare, la mia com­pleta dispo­ni­bi­lità già espressa pub­bli­ca­mente a più riprese, a met­termi a dispo­si­zione con le mie com­pe­tenze di coloro che, final­mente, voles­sero fare un lavoro serio, degno di que­sto nome al riguardo.

Pubblicato il 2 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Idee per il Marketing delle Edicole

Fio­rello, apprez­zato sho­w­man, da circa un paio di set­ti­mane effet­tua quo­ti­dia­na­mente una sorta di ras­se­gna stampa live.

Dall’interno del nego­zio del pro­prio edi­co­lante di fidu­cia tutte le mat­tine dia­loga, con l’ironia e la sim­pa­tia che lo carat­te­rizza, sulle noti­zie del giorno sfo­gliando le prin­ci­pali testate giornalistiche.

Ne nasce un video di circa tre minuti che viene cari­cato sul sito di «Vanity Fair», che pare spon­so­rizzi l’iniziativa, e dif­fuso su You­Tube ampli­fi­can­done ulte­rior­mente la por­tata della diffusione.

Mi pare una bella idea per, final­mente, fare pro­mo­zione in maniera intel­li­gente del canale edi­cole. Sin­da­cati di cate­go­ria e FIEG sono pre­gati di pren­dere nota.

Pubblicato il 3 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Promozioni dei Settimanali vanno a Rotoli

Il numero in edi­cola quest’oggi di “Di Più Set­ti­ma­nale” è incel­lo­pha­nato per vei­co­lare, come sem­pre più spesso avviene, inserti pubblicitari.

Nel caso spe­ci­fico si tratta di un magnete, di quelli che pare alcuni amino attac­care al pro­prio fri­go­ri­fero, che è la micro rap­pre­sen­ta­zione dei rotoli asciuga tutto di una nota marca di quel seg­mento di mercato.

Sono, almeno, tre gli aspetti che emer­gono da que­sto caso.

In estrema sintesi:

  1. Ingom­bro che non con­sente espo­si­zione a scaf­fale nella mag­gior parte delle edicole
  2. I “micro-rotoloni” coprono la comu­ni­ca­zione, l’altro inserto pub­bli­ci­ta­rio che la rivi­sta con­tiene oscu­ran­done la visione e creando una poten­ziale asso­cia­zione che non è cer­ta­mente ideale
  3.  Assenza totale di comu­ni­ca­zione tra edi­tore ed edi­co­lanti che dà luogo alle fan­ta­sie più diverse nei gruppi di gior­na­lai su Face­book. Con­fer­mando così, pur­troppo, la carenza asso­luta di qual­si­vo­glia con­cetto di trade mar­ke­ting e ren­dendo un pes­simo ser­vi­zio agli inser­zio­ni­sti che avreb­bero potuto otte­nere se, banal­mente, fosse stato sug­ge­rito di esporre al con­tra­rio la rivi­sta, lad­dove pos­si­bile, per evi­den­ziare il magnete “che tanto piace”.

La qua­dra sul per­chè gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e le ven­dite dei perio­dici vadano, in que­sto caso let­te­ral­mente, a rotoli.

Pubblicato il 29 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Cara Grazia

Il canale edi­cole rap­pre­senta ancora oggi media­mente l’80% dei ricavi [ven­dite e pub­bli­cità su carta stam­pata] del set­tore nel nostro paese, ciò nono­stante l’attenzione degli edi­tori alla rela­zione con il trade, con i gior­na­lai, è pra­ti­ca­mente assente.

Non esi­stono poli­ti­che di canale, vi è una totale carenza di azioni di trade mar­ke­ting e l’attenzione al punto ven­dita si limita alla pro­du­zione di locan­dine di dub­bio gusto e fat­tura da esporre non si capi­sce bene dove.

Uno dei tanti ele­menti di fri­zione tra gli edi­co­lanti e gli edi­tori riguarda le azioni di cut price che, decise uni­la­te­ral­mente, con­tra­ria­mente a quanto avviene in altri canali, vanno ad intac­care i mar­gini dei gior­na­lai come spie­gava molto bene nel suo com­mento Mas­simo Ciarulli.

In uno dei tanti gruppi di aggre­ga­zione spon­ta­nea di edi­co­lanti su Face­book è in atto una pro­te­sta con­tro il set­ti­ma­nale Gra­zia che in occa­sione del restyling/rilancio verrà vei­co­lato per 4 set­ti­mane a 0,50€. La pro­te­sta que­sta volta, invece che con­tro l’editore come in pas­sato, mira dritta al cuore rivol­gen­dosi agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, attra­verso una mail che viene loro inviata, che hanno deciso di pia­ni­fi­care su quella rivi­sta richia­mando la loro atten­zione sulla deci­sione di non esporre la rivi­sta, vani­fi­cando dun­que, almeno in parte, l’effort pro­mo­zio­nale e, per tra­slato, la pene­tra­zione delle cam­pa­gne pubblicitarie.

c.a. DIREZIONE COMMERCIALE
Cer­ta­mente sarete a cono­scenza che il set­ti­ma­nale GRAZIA Ed. Mon­da­dori per pro­prie stra­te­gie di Mar­ke­ting verrà distri­buito per un intero mese con prezzo spe­ciale a 0,50. Tale prezzo per­mette all’editore di far cono­scere al grande pub­blico il pro­prio pro­dotto, ma il con­se­guente gua­da­gno di appena 4cent per ogni gior­nale ven­duto, oltre a ledere la dignità di noi GIORNALAI, ci sacri­fica mate­rial­mente ed eco­no­mi­ca­mente
La vostra AZIENDA in que­sto gior­nale ha inve­stito eco­no­mi­ca­mente, con una intera pagina per pub­bli­ciz­zare il pro­prio mar­chio, e nello spe­ci­fico nel N° 31 01/08/2011; è nostro dovere comu­ni­carvi che NON sarà nostro inte­resse tenere in evi­denza e “ben espo­sto” il set­ti­ma­nale in oggetto, e cer­ta­mente la nostra pro­fes­sio­na­lità non verrà sfrut­tata per incen­ti­vare i nostri clienti all’acquisto di que­sta pub­bli­ca­zione. Pare evi­dente alla prova dei fatti che pri­vi­le­ge­remo la ven­dita di “illu­strati” con prezzi e aggi che non mor­ti­fi­chino ancor di più la nostra cate­go­ria; ciò com­por­terà un sicuro calo di “let­tori effet­tivi” del set­ti­ma­nale GRAZIA con un con­se­guente calo di visi­bi­lità della vostra pub­bli­cità.
Cer­ta­mente il vostro uffi­cio mar­ke­ting potrà uti­liz­zare i mezzi adatti per con­fron­tare a fine cam­pa­gna le sta­ti­sti­che di ven­dita del Set­ti­ma­nale GRAZIA, sia con la linea di “pre­vi­sione”, sia quella di ven­dita “accer­tata”, e potrà cer­ti­fi­care se l’investimento in pub­bli­cità risul­terà posi­tivo o defi­ci­ta­rio
Distinti saluti

Il rilan­cio di un pro­dotto, di qual­siasi pro­dotto, è sem­pre un’operazione costosa e dif­fi­cile, non mi risulta che si possa ipo­tiz­zare di avere suc­cesso senza coin­vol­gere il trade in tali operazioni.

Pubblicato il 25 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Marketing Spiegato [d]a Riffeser Monti

Spiega il dizio­na­rio eti­mo­lo­gico che il ter­mine ossesso deriva dal latino obes­ses­sus par­ti­ci­pio pas­sato del verbo obsi­dere [com­po­sto da Ob — intorno — e Sedeo — mi poso, seggo, dimoro] da cui il signi­fi­cato comu­ne­mente attri­buito di impor­tu­nare con assi­duità ma anche tor­men­tare con illusioni.

Andrea Rif­fe­ser Monti, edi­tore del gruppo Poli­gra­fici [Qn, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Car­lino], pare osses­sio­nato  dai gior­nali nei bar. Si tratta di un argo­mento che nelle sue dichia­ra­zioni ritorna perio­di­ca­mente come, appunto, un’ ossessione.

Anche nell’inter­vi­sta rila­sciata venerdì 22 ad «Ita­lia Oggi» ritorna sull’idea di far pagare una sorta di tassa ai bari­sti che fanno leg­gere gra­tui­ta­mente i gior­nali nei loro locali.

D. Nei bar i gior­nali si tro­vano, e si leg­gono gra­tis…R. Anche que­sto deve finire. Un po’ come è suc­cesso con Sky: se fai vedere la par­tite al bar, devi pagare una tariffa diversa. La stessa cosa deve acca­dere coi gior­nali: non esi­ste che un bari­sta com­pra una copia di un quo­ti­diano a 1,20 euro, e la fa leg­gere a 300 per­sone. Noi siamo arrab­biati, gli edi­co­lanti sono infu­riati. La legge a tutela del copy­right deve essere appli­cata, senza ecce­zioni. Se un bari­sta vuole usare il quo­ti­diano come leva di mar­ke­ting, deve pagare di più, magari in base al numero di avven­tori del suo esercizio.

Vale la pena di ricor­dare che la stampa misura la rea­der­ship di cia­scuna testata al fine di deter­mi­nare valore, tariffe e costo con­tatto degli annunci che le aziende pia­ni­fi­cano anche per le pub­bli­ca­zioni delle quali è edi­tore, e che la pena­liz­za­zione ripe­tu­ta­mente auspi­cata da Rif­fe­ser Monti com­por­te­rebbe ine­vi­ta­bil­mente una ridu­zione dei let­tori e dun­que, anche, dei ricavi per i quo­ti­diani del suo gruppo editoriale.

Poi­chè la spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia, sono certo che que­sto minimo pro­me­mo­ria sulle basi del mar­ke­ting e della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria tra­di­zio­nale possa essere di ausi­lio per tor­nare a par­lare con cogni­zione di causa del futuro delle edi­cole.

Pubblicato il 9 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Edicole: Generalismo o Specializzazione?

Si è con­cluso ieri il 10° Con­gresso nazio­nale del SI.NA.GI., il prin­ci­pale sin­da­cato dei gior­na­lai, al quale, gra­zie alla cor­te­sia e dispo­ni­bi­lità, in par­ti­co­lare, di Amil­care Digiuni [Segre­ta­rio Nazio­nale Respon­sa­bile Orga­niz­za­zione] ho avuto occa­sione di pre­sen­ziare come ospite.

Il pome­rig­gio della prima gior­nata ha rap­pre­sen­tato un’occasione impor­tante per fare il punto della situa­zione sulla filiera edi­to­riale con la rela­zione intro­dut­tiva del Segre­ta­rio Gene­rale Vito Michea e la tavola rotonda sul tema alla quale hanno par­te­ci­pato, tra gli altri, Elisa Grande [ Capo dipar­ti­mento ‘Infor­ma­zione e edi­to­ria’ di Palazzo Chigi], e il Diret­tore Gene­rale della FIEG Fabri­zio Carotti.

Temi trat­tati ampia­mente, a più riprese, in que­sti spazi, rispetto ai quali, per i det­ta­gli, rimando al “live twee­ting” che ho rea­liz­zato nel corso di tutto il pome­rig­gio del 6 mag­gio e all’articolo pub­bli­cato dal “Mani­fe­sto” unico quo­ti­diano con la pre­senza sta­bile di un gior­na­li­sta che ha effet­tuato una coper­tura dell’evento.

Dal con­ve­gno sono emersi, secondo la mia per­so­nale visione, tre elementi:

  • Ina­de­gua­tezza del “chan­nel lea­der”, gli edi­tori, e delle loro rap­pre­sen­tanze, la FIEG, la cui arren­de­vo­lezza agli eventi è disarmante.
  • Valore della rete sul ter­ri­to­rio per capillarità
  • Ricon­ver­sione par­ziale del busi­ness con spo­sta­mento nell’area dei ser­vizi e dei giochi.

Dopo oltre 17 mesi tra­scorsi senza riu­scire di fatto, per i motivi più sva­riati, a con­vo­care gli stati gene­rali dell’editoria, tavolo comune di con­fronto isti­tu­zio­nale per la filiera edi­to­riale nel suo insieme, come è stato detto, se l’obiettivo non sarà rag­giunto entro la fine del 2011 sarà evi­dente la non volontà di per­se­guire una stra­te­gia comune. Non si potrà dun­que che pren­derne atto ed agire di conseguenza.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza quasi un anno fa. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cam­biato in que­sto tempo.

L’informatizzazione delle edi­cole è, comun­que vadano le cose, un must, un impe­ra­tivo cate­go­rico sul quale è neces­sa­rio inter­ve­nire con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine. Non tanto per ero­gare i ser­vizi ai quali hanno fatto cenno Elisa Grande e Vito Michea nei loro inter­venti, che pos­sono rea­liz­zare l’obiettivo di “traf­fic buil­ding”, di attra­zione [persa con il calo delle ven­dite dei quo­ti­diani] verso il canale edi­cole dell’utenza, ma non quello di gene­rare recu­pero con­tri­bu­tivo per i gior­na­lai stante le mar­gi­na­lità asso­lu­ta­mente irri­so­rie che assi­cu­rano [chie­dete ai tabac­cai che già ero­gano que­sti ser­vizi il loro gua­da­gno su rica­ri­che tele­fo­ni­che, paga­mento bolli auto, bollette…etc], quanto per assi­cu­rare una comu­ni­ca­zione diretta tra parte ter­mi­nale — le edi­cole — ed ini­ziale -  edi­tori — che con­senta di sca­val­care il blocco dei distri­bu­tori nazio­nali e locali garan­tendo miglior effi­ca­cia con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla gestione del ven­duto, ed al feno­mento delle micro rot­ture di stock,  non­chè alla gestione effi­ciente delle rese che pre­senta ampi mar­gini di miglio­ra­mento della con­tri­bu­zione per entrambi gli attori coinvolti.

Non è nep­pure la pos­si­bi­lità di offire il supe­re­na­lotto, come trion­fal­mente annun­ciato dall’altro prin­ci­pale sin­da­cato dei gior­na­lai, lo SNAG, che può miglio­rare la red­di­ti­vità del canale, sia per­chè, come ampia­mente con­sta­tato con la par­ziale libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di quo­ti­diani, ad un incre­mento dei punti ved­nita non cor­ri­sponde neces­sa­ria­mente un aumento delle ven­dite, sia per­chè [se even­tual­mente non fosse noto] il canone richie­sto da Sisal per que­sto ser­vi­zio erode molto spesso una grande fetta del ricavo.

Alla strada del gene­ra­li­smo pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

Quando, com’è il caso delle edi­cole e del com­parto nel suo com­plesso, le situa­zioni di dif­fi­coltà diven­gono strut­tu­rali sono richie­ste fon­da­men­tal­mente due qua­lità, in ordine di rilevanza:

  1. Visione Stra­te­gica
  2. Pen­siero late­rale, così come defi­nito da Edward De Bono

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edicole.

Word Cloud Rela­zione Vito Michea

Il testo com­pleto, esclu­siva ed ante­prima nazio­nale del “Gior­na­laio”, della rela­zione del Segre­ta­rio Gene­rale del SI.NA.GI Vito Michea: Read More

Pubblicato il 4 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Lunga Vita all’Edicola

A mar­gine del panel di discus­sione del jour­na­li­sm­lab: “Chi vende le noti­zie. Distri­bu­zione dell’informazione: visioni & modelli per la con­ver­genza edi­to­riale”,  all’interno dell’International Jour­na­lism Festi­val 2011 recen­te­mente con­clu­sosi, del quale sono stato il mode­ra­tore, il video dell’intervista ad uno dei relatori.

L’amica Domi­tilla Fer­rari, social media stra­te­gist in Mon­da­dori, con­ferma che anche l’ edi­cola ha motivo di esi­stere per­sino in un’epoca digitale.

Ovvia­mente, per con­ti­nuare ad attrarre i let­tori [sia in edi­cola che online] ele­mento impre­scin­di­bile è la cen­tra­lità di con­te­nuti e noti­zie di qualità.

[via]

Pubblicato il 29 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Lascia o Raddoppia?

Secondo quanto riporta sta­mane “Prima Comu­ni­ca­zione” [via], Andrea Monti Rif­fe­ser, espo­nente della fami­glia emi­liana pro­prie­ta­ria della Poli­gra­fici Ed, ritorna alla carica con una sua vec­chia osses­sione: quella di vie­tare, o comun­que disci­pli­nare, la let­tura dei quo­ti­diano nei bar.

Il valore delle dichia­ra­zioni rese è rias­sunta dalla pro­mo­zione che dall’ ini­zio di mag­gio “Il Resto del Car­lino”, quo­ti­diano del mede­simo gruppo edi­to­riale, lan­cerà a Bolo­gna, dove, nei bar con­ven­zio­nati, sarà pos­si­bile acqui­stare per due euro un buono che con­sente di avere a quel prezzo caffè e giornale.

Totò & Mike Buon­giorno are back, pur­troppo non c’è niente da ridere.

Pubblicato il 15 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Chi Vende le Notizie?

“Chi vende le noti­zie. Distri­bu­zione dell’informazione: visioni & modelli per la con­ver­genza edi­to­riale” è il panel del jour­na­li­sm­lab all’interno dell’International Jour­na­lism Festi­val 2011 del quale sono stato il mode­ra­tore ieri.

L’eterogeneità del gruppo di rela­tori com­po­sto da Filippo Pre­to­lani [Fon­da­tore e CEO Gal­li­zio Edi­tore], Ales­san­dro Sisti [COO Mul­ti­me­dia Gruppo Cor­riere dello Sport], Domi­tilla Fer­rari [Social Media Stra­te­gist nella Dire­zione Gene­rale Digi­tal di Arnoldo Mon­da­dori Edi­tore], Fabio Caval­lotti [Senior Edi­tor and Mana­ger Vigi­lio — Matrix] ed Amil­care Digiuni [Segre­ta­rio Nazio­nale Respon­sa­bile Orga­niz­za­zione SINAGI], ha con­sen­tito di dia­lo­gare sul tema offrendo pro­spet­tive distinte che hanno coin­volto il pub­blico, par­te­cipe sino a pre­sen­ziare per mezz’ora oltre l’orario pre­vi­sto di chiu­sura dei lavori, e  pro­po­sto una visione d’assieme fuori dall’ordinario.

Uti­liz­zando la meto­do­lo­gia del meta­plan [ o cloud] ho cer­cato di riu­nire i temi emersi da diversi inter­venti aggre­gan­doli visivamente.

Il dibat­tito ha evi­den­ziato la dico­to­mia tra i modelli ver­ti­cali degli edi­tori e quelli oriz­zon­tali della Rete, la neces­sità di guar­dare al futuro inno­vando e spe­ri­men­tando,  coin­vol­gendo ed inte­grando la distri­bu­zione tra­di­zio­nale, il canale edi­cole, che rap­pre­senta ancora oggi l’80% dei ricavi [ven­dite e pub­bli­cità su carta stam­pata] del settore.

Vol­ga­riz­zando, per sin­tesi, si tratta di non but­tare via il bam­bino con l’acqua sporca, come pro­ba­bil­mente è stato fatto sin ora da coloro afflitti da tablet­ma­nia o altre simili affe­zioni patologiche.

Come ho avuto modo di dire per tirare le fila del con­fronto, sarò della vec­chia scuola, forse, ma mi hanno sem­pre inse­gnato che per inno­vare, per costruire il futuro è neces­sa­ria una attenta gestione del port­fo­lio prodotti/canali. Mi pare si chiami matrice di boston ed anche in tutti i suoi adat­ta­menti non mi risulta che con­tem­pli la pos­si­bi­lità di but­tare alle orti­che l’80% delle revenues.

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Pubblicato il 1 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Maltempo in Edicola

Dopo l’inesauribile serie di occhiali delle più dispa­rate fogge, arri­vano ora gli ombrelli, con­fer­mando come  ogni genere di cian­fru­sa­glia rie­sca ad inqui­nare e dequa­li­fi­care il canale edicole.

Sono ini­zia­tive svolte da pirati dell’editoria che, alle­gando un foglietto illu­stra­tivo così da assi­mi­larlo ad un pro­dotto edi­to­riale, hanno gioco facile nella ricerca di volumi in un canale che non ha bar­riere all’ingresso e nel quale l’edicolante, il gior­na­laio non ha pos­si­bi­lità di sce­gliere quan­tità e qua­lità dei pro­dotti all’interno del suo punto vendita.

Una chicca l’invito a svi­tare l’ombrello per dimo­stra­zione che defi­ni­sce ulte­rior­mente, se neces­sa­rio, la pro­fes­sio­na­lità di coloro che le attivano.

Spe­riamo almeno che piova ancora.

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