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Posted on 11 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Che Fine Farà la Carta Stampata

E’ dispo­ni­bile da oggi il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edi­cole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Sep­pure possa forse appa­rire sin­go­lare che un libro dedi­cato ad una delle reti com­mer­ciali al det­ta­glio di mag­gior capil­la­rità nel nostro Paese sia esclu­si­va­mente in for­mato digi­tale, que­sto ha con­sen­tito tempi estre­ma­mente ridotti dalla ste­sura alla pub­bli­ca­zione ren­dendo l’e-book aggior­nato a fatti ed infor­ma­zioni che risal­gono a non più di dieci giorni fa e dun­que di grande attualità.

Il libro intro­duce all’abc della filiera edi­to­riale mostrando l’edicola sotto diversi punti di vista con l’obiettivo di far com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di tutta la filiera editoriale-giornalistica: dall’editore pas­sando per i distri­bu­tori — nazio­nali e locali —  fino, appunto, alle edicole.

A cavallo tra il sag­gio divul­ga­tivo ricco di infor­ma­zioni ed opi­nioni e pro­po­ste, credo dav­vero, con­crete, inci­sive, ven­gono ana­liz­zati punti sen­si­bili del sistema edi­to­riale tra­di­zio­nale quali il finan­zia­mento ai gior­nali e l’informatizzazione come stru­mento per una riforma dell’intera filiera.

L’immagine sotto ripor­tata ripro­duce l’indice del libro che sin­te­tizza i con­te­nuti dello stesso.

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L’e-book è arric­chito da inter­vi­ste con­dotte tra feb­braio e marzo di quest’anno a diverse per­so­na­lità nel mondo edi­to­riale, che colgo l’occasione per rin­gra­ziare, da Paolo Peluffo, Sot­to­se­gre­ta­rio di Stato con delega all’editoria ad Amil­care Digiuni, del sin­da­cato nazio­nale gior­na­lai d’Italia SINAGI, fino a Ser­gio Bonelli, Diret­tore com­mer­ciale de «La Stampa» e Mas­simo Cia­rulli, illu­mi­nato edi­co­lante di Terni.

Infine, tra i diversi con­te­nuti all’interno del libro, ho ela­bo­rato la mar­ke­ting map delle edi­cole inse­rendo, evi­den­zian­doli, i pro­dotti ed i ser­vizi dello svi­luppo del canale e dun­que del sistema edi­to­riale tra­di­zio­nale nel suo complesso.

Il prezzo di ven­dita, 2,99€, è dav­vero alla por­tata di tutti ed pos­si­bile acqui­stare l’e-book per Kindle, iPad o altro dispo­si­tivo. In caso non ave­ste nes­suno di que­sti device resta comun­que la pos­si­bi­lità di leg­gerlo da PC uti­liz­zando dei pro­grammi libe­ra­mente scaricabili. 

Vi lascio con quello che è uno degli ultimi para­grafi nel capi­tolo delle con­clu­sioni del libro:

La rivo­lu­zione che ha col­pito l’editoria passa attra­verso Inter­net ma non è cau­sata dalla Rete di per se stessa. Il sistema edi­to­riale, la sua filiera, dall’organizzazione interna e dal tipo di pro­po­sta di let­tura degli edi­tori, alle riven­dite, pas­sando per distri­bu­tori nazio­nali e locali, richiede un pro­fondo ripen­sa­mento. L’attuale crisi non è il frutto della tanto decla­mata rivo­lu­zione digi­tale ma della sta­ti­cità dell’offerta e del sistema nel suo com­plesso che allo scos­sone dato da crisi eco­no­mica e dall’avanzare dei media digi­tali ha mostrato con chia­rezza la pro­pria inadeguatezza.

Ovvia­mente ogni feed­back è asso­lu­ta­mente apprez­zato ed il libro con­tiene anche il mio indi­rizzo di posta elet­tro­nica se pre­fe­rite farlo in maniera pri­vata. Buona lettura.

copertina libro PLS

Vantaggi Card per Filiera Editoriale
Posted on 27 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Ottimizzazione della Filiera Editoriale

Come pro­messo ieri, oggi si parla di otti­miz­za­zione e razio­na­liz­za­zione dei pro­cessi con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla filiera edi­to­riale, alla sua distribuzione.

Il Rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani in Ita­lia, segna­lato e com­men­tato ieri, si apre con la tavola, sot­to­ri­por­tata, rela­tiva alle ven­dite dei quo­ti­diani ed alle rese. Emerge come le rese nel 2011 abbiano pesato per oltre un quarto [28,3%] del totale.

Nella pre­sen­ta­zione, effet­tuata da Sal­va­tore Curiale, diret­tore di ASIG [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali], effet­tuata sem­pre nel corso della XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, emerge come per ogni 100 copie stam­pate, meno di 70 gene­rano red­dito per le aziende edi­to­riali. In totale, ogni anno si stam­pano oltre set­te­cento milioni di copie di gior­nale che non pro­du­cono ricavi o che, nel caso delle rese, deter­mi­nano costi aggiuntivi.

Costi che sono ricon­du­ci­bili alla voce dei ser­vizi [in pre­va­lenza tra­sporti e com­po­si­zione e stampa presso terzi] e mate­rie prime [essen­zial­mente la carta] che pesano per il 60% del totale dei costi che gra­vano sull’indistria dei quo­ti­diani nel nostro Paese.

Se non sba­glio i conti, que­sto signi­fica che annul­lare le rese, o comun­que mini­miz­zarle al mas­simo, por­te­rebbe un bene­fi­cio eco­no­mico di recu­pero con­tri­bu­tivo per le imprese del set­tore che potrebbe arri­vare sino al 18%. In tempi come que­sti recu­pe­rare il 18% di ricavi sarebbe una boc­cata di ossi­geno straor­di­na­ria che con­sen­ti­rebbe di guar­dare al futuro, ai suoi svi­luppi, senza la spada di damo­cle sulla testa.

Già, ma come? La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più volte all’interno di que­sti spazi, anche di recente, evi­den­ziando come l’informatizzazione delle edi­cole, con­senta dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 3omila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Con­cetti che ven­gono riba­diti ed ampliati nella pre­sen­ta­zione, ancora una volta effet­tuata durante la XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, da Bain & Com­pany, nota società di con­su­lenza, che effet­tua un’analisi sul pano­rama della distri­bu­zione edi­to­riale estre­ma­mente pun­tuale e interessante.

La pre­sen­ta­zione [da leg­gere asso­lu­ta­mente] ana­lizza gli ele­menti strut­tu­rali e ciclici della crisi del set­tore sug­ge­rendo gli inter­venti neces­sari sul pro­dotto edi­to­riale, sull’evoluzione della sua con­ce­zione, sulla neces­sità di ridi­se­gno dei pro­cessi di reda­zione, sulla pro­po­sta pub­bli­ci­ta­ria che i gior­nali, nei diversi for­mati, deb­bono effet­tuare, e la sua vei­co­la­zione attra­verso le con­ces­sio­na­rie, per arri­vare, appunto, alla distri­bu­zione ed all’informatizzazione delle edicole.

Dallo sli­de­show emerge come dal 2008 ad oggi siano state chiuse 6mila edi­cole, pas­sate dalle 40mila del 2008, alle 34mila del 2011, e 40 distri­bu­tori locali, scesi da 170 a 130 nello stesso periodo. La slide 23, sot­to­ri­por­tata, evi­den­zia, i bene­fici imme­diati e le pro­spet­tive offerte dal pro­cesso di infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Tutti i det­ta­gli anche rela­tivi al refill e dun­que all’abbattimento delle micro rot­ture di stock che si veri­fi­cano pun­tual­mente, para­dos­sal­mente, per le testate alto ven­denti, sono ben spie­gati nella pre­sen­ta­zione, che con­ti­nua con una pro­po­sta evo­lu­tiva che parte dalla base dell’informatizzazione dei punti vendita.

Pro­po­sta di spe­cia­liz­za­zione che con­di­vido ed ho richia­mato a più riprese, soste­nendo che alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­gica e coerenza.

Bain & Com­pany ipo­tizza, sug­ge­ri­sce, l’introduzione di card, sia mono edi­tore che pluri edi­tore, che per­met­tano di rac­co­gliere infor­ma­zioni sul let­tore e avviare pro­grammi di fide­liz­za­zione nel canale edi­cole. Card che con­sen­ti­rebbe anche di rac­co­gliere dati sul let­tore utili per pro­fi­lare l’offerta edi­to­riale e pub­bli­ci­ta­ria, sot­to­pro­dotto asso­lu­ta­mente non trascurabile.

Il recu­pero di effi­cienza con­tri­bu­tiva e le pro­spet­tive offerte dall’informatizzazione delle edi­cole sono IL pas­sag­gio neces­sa­rio per la ripresa di tutta la filiera edi­to­riale dagli edi­tori alle edi­cole. Se n’é par­lato troppo alungo e troppo a vuoto sin ora, è giunto, dav­vero, il momento per la FIEG, il Governo e le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali dei gior­na­lai di darvi la giu­sta prio­rità a par­tire dall’incontro che si terrà oggi tra le parti. Mi auguro che que­ste rifles­sioni pos­sano essere spunto e base di un con­fronto fat­tivo; le ho espo­ste, anche, con que­sto obiettivo.

Posted on 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Posted on 29 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalai: Liberi di Fare che Cosa?

Le norme gene­rali sulle libe­ra­liz­za­zioni appro­vate in que­sti giorni, per quanto riguarda i gior­na­lai hanno intro­dotto una serie di novità che com­ples­si­va­mente pos­sono essere giu­di­cate posi­ti­va­mente. Riporto gli ele­menti salienti per evi­tarvi la dif­fi­coltà di ricer­carli all’interno del testo generale.

Art. 39 Libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e dispo­si­zioni in mate­ria di diritti con­nessi al diritto d’autore

1. All’articolo 5, comma 1, dopo la lett. d) decreto legi­sla­tivo 24 aprile 2001, n. 170 sono aggiunte le seguenti:

e) gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori e pos­sono altresi’ ven­dere presso la pro­pria sede qua­lun­que altro pro­dotto secondo la vigente normativa;

f) gli edi­co­lanti pos­sono pra­ti­care sconti sulla merce ven­duta e defal­care il valore del mate­riale for­nito in conto ven­dita e resti­tuito a com­pen­sa­zione delle suc­ces­sive anti­ci­pa­zioni al distributore;

g) fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per gli edi­co­lanti a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, la ingiu­sti­fi­cata man­cata for­ni­tura, ovvero la for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distri­bu­tore costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti dispo­si­zioni in materia.

f) le clau­sole con­trat­tuali fra distri­bu­tori ed edi­co­lanti, con­tra­rie alle dispo­si­zioni del pre­sente arti­colo, sono nulle per con­tra­sto con norma impe­ra­tiva di legge e non viziano il con­tratto cui accedono.

2. Al fine di favo­rire la crea­zione di nuove imprese nel set­tore della tutela dei diritti degli arti­sti inter­preti ed ese­cu­tori, mediante lo svi­luppo del plu­ra­li­smo com­pe­ti­tivo e con­sen­tendo mag­giori eco­no­mi­cita’ di gestione non­che’ l’effettiva par­te­ci­pa­zione e con­trollo da parte dei tito­lari dei diritti, l’attivita’ di ammi­ni­stra­zione e inter­me­dia­zione dei diritti con­nessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qua­lun­que forma attuata, e’ libera;

3. Con decreto del Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri da ema­narsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della pre­sente legge e pre­vio parere dell’Autorita’ Garante della Con­cor­renza e del Mer­cato, sono indi­vi­duati, nell’interesse dei tito­lari aventi diritto, i requi­siti minimi neces­sari ad un razio­nale e cor­retto svi­luppo del mer­cato degli inter­me­diari di tali diritti connessi;

4. Restano fatte salve le fun­zioni asse­gnate in mate­ria alla Societa’ Ita­liana Autori ed Edi­tori (SIAE). Tutte le dispo­si­zioni incom­pa­ti­bili con il pre­sente arti­colo sono abrogate

Sono aspetti di rile­vanza non tra­scu­ra­bile. Per la prima volta si sta­bi­li­sce un freno agli abusi che la parità di diritto gene­rava e, final­mente, gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori. Viene pre­vi­sto inol­tre, che fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per i gior­na­lai a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale le seguenti ipotesi:

  1. ingiu­sti­fi­cata man­cata fornitura,
  2. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per difetto,
  3. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso.

Quindi tutta la pra­tica di cat­tiva gestione delle for­ni­ture da parte dei distri­bu­tori locali potrà essere san­zio­nata. Dovreb­bero così ces­sare i casi di sovra­stoc­cag­gio per otte­nere un flusso finan­zia­rio a bene­fi­cio del DL ed altret­tanto le micro­rot­ture di stock sui [pochi] pro­dotti alto ven­denti. Aspetti che, ovvia­mente, dovranno andare di pari passo con la tanto attesa, ed auspi­cata, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Se nel suo insieme dun­que la legge pare possa essere ele­mento di sod­di­sfa­zione per il trade, per la rete di 30mila edi­cole sparse sul ter­ri­to­rio, è giunto il momento di inter­ro­garsi sui passi successivi.

Se le ven­dite di quo­ti­diani e perio­dici, set­ti­ma­nali e men­sili, poco vero­si­mil­mente avranno un recu­pero, ora che sono pos­si­bili alcune aree di recu­pero di effi­cienza gra­zie alle norme sopra­ri­por­tate, resta la domanda rela­ti­va­mente a quale sia l’indirizzo stra­te­gico che le edi­cole vogliono, vor­ranno, intraprendere.

Alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­giuca e coe­renza. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edi­cole. Non ho dubbi.

Posted on 20 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Nuotare Controcorrente è Difficile ma Possibile

Guido Vene­ziani Edi­tore, a cui fanno capo rivi­ste quali «Vero», «Top» e «Vera»,  pub­bli­ca­zioni “popo­lari” lea­der o co-leader nel loro seg­mento, ha scelto la strada del dia­logo con la Rete delle edi­cole invece di quella mag­gior­mente pra­ti­cata della con­trap­po­si­zione o, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

E’ una case history che merita di essere raccontata.

L’editore ha inse­rito, circa due anni fa, nel pro­prio staff la figura del Respon­sa­bile dei Rap­porti con le Edi­cole sce­gliendo una per­sona di field, un pro­fes­sio­nal con una lunga espe­rienza sul campo in grado di inter­pre­tare neces­sità e sen­ti­ment dei giornalai.

Da allora il tempo non è tra­scorso invano.

Uno degli ele­menti di con­tra­sto tra edi­tori e punti ven­dita sta nella con­sue­tu­dine di ribal­tare sul trade il costo delle ope­ra­zioni, sem­pre più fre­quenti se non per­ma­nenti, di cut price, di taglio del prezzo di coper­tina. Guido Vene­ziani ha scelto la strada del rico­no­sci­mento dell’aggio pieno, indi­pen­den­te­mente dal cut-price, sta­bi­liendo un pre­ce­dente memo­ra­bile mai nep­pure con­tem­plato dall’accordo [sca­duto] nazio­nale. La tabella com­pa­ra­tiva sot­to­ri­por­tata ne esem­pli­fica la con­cre­tezza della por­tata para­go­nando la mag­gior mar­gi­na­lità rico­no­sciuta da GVE rispetto ad una testata concorrente.

A que­sta ini­zia­tiva, adot­tata come pra­tica da circa un anno, nel tempo si sono aggiunti un forum di discus­sione, punto d’incontro per man­te­nere una rela­zione costante tra le parti, e, di recente, un mini­sito dove gli edi­co­lanti pos­sono inse­rire le gia­cenze delle testate del gruppo edi­to­riale al fine di otti­miz­zare il pro­cesso di distri­bu­zione — resa nei sin­goli punti ven­dita. Ottima ini­zia­tiva “tam­pone” in attesa della tanto auspi­cata, anche in que­sti spazi, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole.

Ini­zia­tive tanto inte­res­santi ed oppor­tune quanto poco con­si­de­rate sia dai sin­da­cati di rap­pre­sen­tanza della cate­go­ria, che invece di caval­care l’onda del “nuovo” si sono pure messe per tra­verso, che dalla FIEG  e dagli altri edi­tori associati.

Si tratta di atti­vità che, nella mia per­so­nale visione, dovreb­bero costi­tuire l’ABC, la base, di quello che in altri canali viene imple­men­tato ormai da oltre un decen­nio in maniera dif­fusa, col­lo­cate nel più ampio spet­tro delle atti­vità di trade mar­ke­ting. Un ter­mine, e soprat­tutto una pra­tica, sco­no­sciuta al com­parto editoriale.

A Guido Vene­ziani Edi­tore va indub­bia­mente rico­no­sciuto il merito di aver dimo­strato che nuo­tare con­tro­cor­rente è dif­fi­cile ma non impossibile.

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