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Pubblicato il 26 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Valore dei Media Online

Nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory sin­tesi e com­mento dei risul­tati di un inte­res­sante stu­dio pro­dotto da The Boston Con­sul­ting Group secondo il quale gli sta­tu­ni­tensi rica­vano mag­gior valore dai media online, al netto dei costi asso­ciati, che dai media tra­di­zio­nali, dall’offline.

Buona let­tura.

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Pubblicato il 15 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Come i Quotidiani Online AbUsano Twitter

La distanza tra la gram­ma­tica e la pra­tica con­ti­nua ad essere dav­vero con­si­stente nella mag­gio­ranza dei casi.

Nono­stante par­te­ci­pa­zione del let­tore, socia­lità della noti­zia, twit­ter jour­na­lism, ed altro ancora, siano entranti nel les­sico cor­rente di chi si occupa, a vario titolo, di infor­ma­zione, la pra­tica con­ti­nua ad essere asso­lu­ta­mente ina­de­guata rispetto a quanto viene teo­riz­zato a gran voce.

Circa due anni fa avevo segna­lato i risul­tati di una ricerca con­dotta da Biving sull’utilizzo di Twit­ter da parte dei media tra­di­zio­nali Sta­tu­ni­tensi che evi­den­ziava un pano­rama con livelli di inte­ra­zione risi­bili e moda­lità di comu­ni­ca­zione pre­va­len­te­mente pro­mo­zio­nali; pare che da allora sia cam­biato dav­vero poco.

Uno stu­dio pub­bli­cato da Pew ieri infatti mostra e dimo­stra come i quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi con­ti­nuino ad uti­liz­zare Twit­ter come mezzo di distri­bu­zione dei con­te­nuti ad una via.

“How Main­stream Media Use Twit­ter”, que­sto il titolo della ricerca, ha moni­to­rato per una set­ti­mana l’utilizzo di Twit­ter da parte di 13 orga­niz­za­zioni del com­parto edi­to­riale: quo­ti­diani, broa­d­ca­ster, radio e media “all digi­tal”, dal «The New York Times» all’«Huffington Post», pas­sando per «The Wall Street Jour­nal» e «NPR».

Secondo i risul­tati emer­genti l’interazione è com­ples­si­va­mente scarsa o nulla e la piat­ta­forma di micro­bog­ging viene uti­liz­zata quasi esclu­si­va­mente per vei­co­lare i pro­pri con­te­nuti al fine di por­tare traf­fico al pro­prio sito web come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante. Senza appello infatti  il com­mento dei ricer­ca­tori: “main­stream news orga­ni­za­tions pri­ma­rily use Twit­ter to move infor­ma­tion and push con­tent to rea­ders. For these orga­ni­za­tions, Twit­ter func­tions as an RSS feed or head­line ser­vice for news con­su­mers, with links ideally dri­ving traf­fic to the organization’s web­site.”

Emerge, altret­tanto con chia­rezza, come Twit­ter non sia uti­liz­zato come stru­mento per la rac­colta e la dif­fu­sione di infor­ma­zioni, ten­denza che avevo rile­vato recen­te­mente, ma, appunto, esclu­si­va­mente come mezzo pro­mo­zio­nale, annul­lando nella pra­tica qual­si­vo­glia inte­ra­zione con i fol­lo­wers, con le per­sone, alle quali non viene mai richie­sto un contributo.

Povertà di inte­ra­zione che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dal livello quasi nullo dei ret­weet e da scarso uti­lizzo delle tag. Atti­tu­dine che appar­tiene non solo alle testate ma anche ai gior­na­li­sti che, ad esclu­sione di rari casi, ne fanno il mede­simo uti­lizzo.

Al di là di ogni con­si­de­ra­zione ulte­riore pos­si­bile, è una poli­tica miope anche in chiave “bie­ca­mente stru­men­tale” come dimo­strato dallo stu­dio effet­tuato da Argyle su quali moda­lità di cura e con­di­vi­sione dei con­te­nuti siano efficaci.

La non tra­scu­ra­bile distin­zione tra uso ed abuso di un mezzo segna il con­fine tra l’essere ospite inde­si­de­rato, ai con­fini dello spam, anzi­chè ben­ve­nuto, tra il basare un rap­porto sul mutuo sfrut­ta­mento invece che instau­rare una rela­zione di inte­resse reciproco.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, per quanto a me noto, ne par­lano anche:  Net­New­sCheck Latest, GigaOM, Poyn­ter, Terry Heaton’s PoMo Blog, Journalism.org, TVNew­ser, PewResearch.org, Lost Remote, The Wrap, eMe­dia Vitals, Media­Post e Future of Jour­na­lism.

Pubblicato il 19 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Quotidiani & Facebook

Bivings Report, a com­ple­mento dei dati dif­fusi rela­ti­va­mente alle siner­gie tra i quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi e face­book,  ha rea­liz­zato un’ info­gra­fica di sin­tesi sul livello di coin­vol­gi­mento che i gior­nali rie­scono ad otte­nere gra­zie, attra­verso il social net­work in questione.

Il New York Times, quo­ti­diano con il mag­gior numero di fans-followers, come ripor­tato dalla gra­fica, con­ti­nua comun­que ad avere nella pro­pria home page il rife­ri­mento prin­ci­pale di fonte di traf­fico per l’edizione online.

A pre­scin­dere dalla valu­ta­zione dei sin­goli casi di suc­cesso, l’utilizzo dei social media da parte dei quo­ti­diani sola­mente come mezzo per pro­muo­vere con­te­nuti ed otte­nere un mag­gior numero di visi­ta­tori invece che ele­mento di arric­chi­mento dell’informazione, è una misura della distanza, del gap da col­mare nel per­corso di rela­zione con l’utenza.

Pubblicato il 29 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Casi di Successo

L’alleanza [anti Goo­gle?] tra main­stream media e Face­book non cono­sce soste.

Già a metà dicem­bre il social net­work più popo­loso al mondo aveva annun­ciato di aver messo a punto uno stru­mento, un plug in per effet­tuare la regi­stra­zione nei siti web dei quo­ti­diani on line con il pro­prio account di Facebook.

Ieri, nell’area spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata ai media, Justin Osof­sky, respon­sa­bile dell’area di busi­ness dedi­cata alle part­ner­ship, rin­calza pro­po­nendo alcune case history  e for­nendo alcuni dati sul suc­cesso otte­nuto gra­zie alla “pre­senza sociale” su Facebook. 

Secondo quanto ripor­tato, le sezioni on line dei media che hanno “col­la­bo­rato” con Face­book avreb­bero otte­nuto un incre­mento medio del 100% del traf­fico ai loro siti deri­vante da referrals.

In par­ti­co­lare il Washing­ton Post, che attual­mente conta oltre 100mila fans su FB, avrebbe regi­strato un incre­mento addi­rit­tura del 280%  rispetto all’anno pre­ce­dente ren­dendo sociali le noti­zie dif­fuse gra­zie alla pos­si­bi­lità di com­men­tarle e con­di­vi­derle, anche, all’interno del social network.

Pur essendo dati troppo gene­rici per essere oggetto di ana­lisi, meri­tano cer­ta­mente una rifles­sione sulle pro­spet­tive e sulle moda­lità pro­mo­zio­nali dell’informazione online.

 

Pubblicato il 5 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Risonanza & Rilevanza

Com­ple­mento ideale dei con­cetti espressi, non più tardi di venerdì scorso, rela­ti­va­mente all’utilizzo dei social media da parte dei main­stream media arriva dal lavoro di Ste­fano Maggi.

Il modello rea­liz­zato si basa su que­sti due valori. “Rele­vance” mette in luce il “Per­ché è rile­vante per me”, men­tre “Reso­nance” mette in luce il “Per­ché è rile­vante per il mio network”.

Sep­pure sia stato pro­dotto con spe­ci­fico rife­ri­mento alla dif­fu­sione dei con­te­nuti su Twit­ter, credo che possa essere con­cet­tual­mente appli­cato anche agli altri con­te­sti sociali.

Sino ad oggi, nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi, i main­stream media hanno uti­liz­zato i social media come ele­mento di rile­vanza, come mezzo di pro­mo­zione dei con­te­nuti pre­senti all’interno dei loro siti web.

E’ arri­vato ora il momento di appli­care il con­cetto di riso­nanza, veri­fi­cando quale valore que­sti con­te­nuti, di volta in volta, pos­sono gene­rare per il net­work di utenti così, da favo­rire, da un lato, l’ulteriore con­di­vi­sione dei con­te­nuti stessi e, dall’altro lato, la com­pren­sione dei biso­gni, degli inte­ressi, dei gruppi di utenti age­vo­lando al tempo stesso la con­ver­sa­zione. In caso con­tra­rio basta un attimo per finire nello spam.

Pubblicato il 14 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Meme-tracking and the Dynamics of the News Cycle

Un gruppo di tre ricer­ca­tori delle uni­ver­sità sta­tu­ni­tensi di Stan­ford e Cor­nell ha stu­diato il ciclo delle noti­zie ana­liz­zando 1.6 milioni di siti web e blog. Com­ples­si­va­mente sono stati ana­liz­zati 90 milioni di arti­coli di gior­nali on line e post di blog tra ago­sto ed otto­bre del 2008.

I dati emer­genti dall’ana­lisi evi­den­ziano come in gene­rale vi sia un gap medio di due ore e mezza tra quando la noti­zia viene ripor­tata all’interno dei siti dei main­stream media e quando i blog ini­ziano a ripren­derla ed a commentarla.

Com­ples­si­va­mente dun­que i blog­ger sareb­bero dei fol­lo­wer sia in ter­mini di tem­pi­fica di dif­fu­sione della noti­zia che evi­den­te­mente a livello di agenda set­ting di quello che è noti­zia. E’ un aspetto que­sto che non sor­prende e che è stato recen­te­mente con­fer­mato, anche se da una pro­spet­tiva e con meto­do­lo­gia diversa, in Ita­lia.

Mainstream Media vs Blog

Secondo lo stu­dio solo nel 5% dei casi le noti­zie si dif­fondo prima attra­verso i blog per poi essere riprese dai mass media su inter­net. Que­sta per­cen­tuale sep­pur minima indica una poten­ziale evo­lu­zione del ciclo delle notizie.

Lo stu­dio [ri]apre la porta alla pos­si­bi­lità di uti­liz­zare metri­che e stru­menti di ana­lisi web based come “labo­ra­tori socio­lo­gici” di pri­ma­ria impor­tanza. Attra­verso il “meme-traking”, infatti, potrebbe essere pos­si­bile, ad esem­pio, moni­to­rare come par­ti­co­lari argo­menti si svi­lup­pano tra gruppi e fazioni poli­ti­che opposte.

Lo svi­luppo futuro del modello uti­liz­zato dai ricer­ca­tori potrebbe indi­care i modelli di distri­bu­zione delle noti­zie non solo in ter­mini di tem­pi­stica ma anche dei net­work che le distri­bui­scono. Reti di infor­ma­zione quali Twit­ter e Frien­d­Feed sono gli esempi emer­genti di net­work di scam­bio e dif­fu­sione delle noti­zie infor­mali ma estre­ma­mente influenti.

Si segnala, infine, che il team di ricer­ca­tori che ha svolto lo stu­dio ha pub­bli­cato alcuni dei dati rac­colti ren­dendo la pre­sen­ta­zione degli stessi inte­rat­tiva; molto sce­no­gra­fica ed interessante.

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