Lucia Annunziata

Chi si loda s'imbroda
Pubblicato il 3 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Chi si Loda s’Imbroda?

L’articolo di fact chec­king, di revi­sione cri­tica, rela­ti­va­mente alle dichia­ra­zioni di “straor­di­na­rio suc­cesso” di «L’Huffington Post Ita­lia»  ha avuto un’incredibile atten­zione in ter­mini di visite a que­sto spa­zio e di ampli­fi­ca­zione sociale, di con­di­vi­sione sui social [GRAZIE!].

Così è stato, com’era natu­rale che fosse, anche da parte dei diretti inte­res­sati che, a firma del Vice Diret­tore della testata in que­stione, hanno repli­cato con: “Una rispo­sta a chi dubita dei nostri dati”.

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Pre­messo che, ovvia­mente, non vi sono que­stioni per­so­nali ma si tratta di altro tipo di que­stioni, di inte­resse a capire il vero anda­mento dei “new players” dell’informazione. Ana­liz­ziamo la “risposta”.

Gianni Del Vec­chio cita una ricerca che cono­sco molto bene aven­dola sin­te­tiz­zata nella prima metà di set­tem­bre, anche per­chè Human Hig­way, la società di ricer­che che ha rea­liz­zato per conto di Ban­zai lo stu­dio, tra l’altro, è stata in diverse occa­sioni part­ner in alcuni dei nostri lavori.

Citando i dati emer­genti dalla pre­ci­tata ricerca, si scrive che:

• Nel primo seme­stre del 2014 gli arti­coli di Huf­fing­ton Post hanno gene­rato quasi 20mila con­di­vi­sioni ogni giorno, risul­tati che lo col­lo­cano al set­timo posto nel pano­rama ita­liano, subito die­tro a Corriere.it e prima di Gaz­zetta, La Stampa, Sole 24 Ore, Libero, Leggo, Il Post;

• Si tratta di un incre­mento del 154% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (a scopo di para­gone, nello stesso periodo, Repub­blica è cre­sciuta del 54%, Il Fatto dell’86%, il Cor­riere del 7%);

• A livello medio, ogni arti­colo pub­bli­cato da Huf­fing­ton genera 350 con­di­vi­sioni, meglio di Cor­riere, Gaz­zetta, Lin­kie­sta, Il Post;

• Anche in que­sto caso, la cre­scita rispetto al primo seme­stre 2013 è del 131%;

• In que­sto momento gli utenti attivi dell’Huffington Post su Face­book sono il 43% della base fan, indice di un coin­vol­gi­mento della comu­nità che pochi in Ita­lia pos­sono vantare;

Si tratta di dati che solo par­zial­mente hanno a che vedere con l’engagement — che comun­que la Annun­ziata col­lo­cava al 50% circa e non al 43% — essendo le con­di­vi­sioni solo uno dei para­me­tri attra­verso i quali si moni­tora lo stesso, come mostra l’immagine sot­to­stante in caso di dubbi al riguardo.

Fan­page Karma mostra, come è stato scritto, che l’engagement è dello 0,1% e che il 74% dei fan della pagina Face­book inte­ra­gi­sce solo una volta. Che Huf­f­Post Ita­lia mostri, e dimo­stri, i pro­pri dati pub­bli­ca­mente così che pos­sano essere veri­fi­cati come lo sono que­sti. Sarebbe comun­que, a pre­scin­dere dalla que­stione spe­ci­fica, una dimo­stra­zione di aper­tura al con­fronto, alla socia­lità di cui stiamo parlando.

Engagement Rate Facebook

Più in gene­rale, pro­ba­bil­mente c’è biso­gno di una “ripas­sa­tina” ai basic delle metri­che dei social.

Infatti si pro­se­gue — e si con­clude — con:

• Sul fronte Twit­ter, si con­te­sta l’attività dell’account (“ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio”) ma l’engagement è un’altra cosa: è il numero di ret­weet, e men­zioni rice­vute, non quelle effettuate

Quella è la reach, gen­ti­lis­simo Del Vec­chio, non l’engagement. Non lo dico io ma Twit­ter, mi spiace.

Nes­suna rispo­sta viene invece sul fronte dei ricavi, che era il terzo punto del mio arti­colo di lunedì 29 set­tem­bre scorso, e sulla rile­vanza dell’home page di Repubblica.it sul totale degli utenti unici nel giorno medio.

Come, altret­tanto, nes­sun cenno viene fatto alla pro­messa effet­tuata all’esordio di non dare spa­zio a gos­sip nella terza colonna [quella dei “boxini mor­bosi” per inten­derci] che invece guar­dando quali sono gli arti­coli più clic­cati non par­rebbe essere stata man­te­nuta. Giu­di­cate voi.

Da anni lo scri­vente, ed i suoi incauti com­pa­gni di viag­gio, pro­vano ad instil­lare, per­lo­meno, il dub­bio che nell’online non è più pos­si­bile pren­dere le metri­che solo dal punto di vista quan­ti­ta­tivo ma che sia neces­sa­rio, forse indi­spen­sa­bile, anche quello qua­li­ta­tivo e che su que­sto serve un salto di qua­lità nelle ana­lisi dei dati. Il “celo­lun­ghi­smo”, i toni trion­fali, basati esclu­si­va­mente su ele­menti quan­ti­ta­tivi, ser­vono a poco a tutti.

Il mio, il nostro, fact chec­king va in que­sta dire­zione e pace se facendo que­sto si toc­cano alcune sen­si­bi­lità se ciò può con­tri­buire a riflet­tere meglio su come ana­liz­zare i dati. Que­sto è uno spa­zio aperto per tutti quelli che su que­sti temi [senza pre­giu­dizi o motivi auto­pro­mo­zio­nali] vogliano discu­terne, non a caso, fati­co­sa­mente, con le nostre sole forze, stiamo aprendo un’area com­mu­nity al suo interno.

Chi si loda s’imbroda?

Chi si loda s'imbroda

“Bonus track”: Defi­ning the Right Mea­su­re­ment for Your Digi­tal Strategy

HUFF-POST22
Pubblicato il 29 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Batti, Batti le Manine

Lucia Annun­ziata, uno dei pochi diret­tori di un gior­nale che con­ti­nua osti­na­ta­mente a non avere nep­pure un account Twit­ter, a due anni dalla nascita di Huf­f­Post Ita­lia ha pub­bli­cato un arti­colo auto-celebrativo in cui parla degli stra­bi­lianti suc­cessi della testata da lei diretta dall’esordio ad oggi.

Mi sono preso il tempo per fare un minimo di fact chec­king rispetto a quanto dichiara l’Annunziata.

Abbiamo 250mila fan su Face­book e 180mila fol­lo­wer su Twit­ter, con un enga­ge­ment della com­mu­nity che sfiora il 50% della base fan, uno dei più alti del settore.

Uti­liz­zando Fan­page Karma [se non lo cono­scete è l’occasione buona per] ho veri­fi­cato che il tasso di enga­ge­ment della pagina Face­book del quo­ti­diano si atte­sta al 5.9% ed il livello medio di inte­ra­zione sui post [la “bel­lezza” di 40/die] è dello 0.1%. Attra­verso Twi­to­nomy ho veri­fi­cato che dal 19 luglio al 27 set­tem­bre l’account Twit­ter ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio [21 delle quali per Mat­teo Renzi] su un totale di 3200 tweet effet­tuati nel periodo preso in considerazione.

Non mi appa­iono esat­ta­mente livelli di inte­ra­zione, di enga­ge­ment, stra­to­sfe­rici come dichia­rato. In caso di dubbi al riguardo basta con­sul­tare la ricerca di «Innova et Bella» su i Face­book Top New­spa­pers 2014 che infatti nep­pure nomina Huf­f­Post Ita­lia, anche se pro­ba­bil­mente, cer­cando di deco­di­fi­care, l’Annunziata in realtà si rife­ri­sce alla reach, alla por­tata della pagina Face­book, quando parla del “50% della base fan”. Come si dice a Milano, Offe­lee, fa el tò mestee [Pastic­ciere, fa’ il tuo mestiere].

2 Grande il suc­cesso del traf­fico da mobile che ormai è pari al 51% del totale.

E sono in effetti pro­prio I social net­work, i motori di ricerca e la cre­scita sul mobile ad aver cam­biato le fonti del nostro traf­fico. La fine­stra su Repubblica.it, che è stata fon­da­men­tale nel lan­cio di que­sta nostra testata, for­ni­sce oggi solo un terzo dei nostri accessi. 

Un terzo degli accessi — pari a circa 60mila utenti unici nel giorno medio — non sono esat­ta­mente bru­sco­lini. Anzi sono per l’esattezza la seconda fonte di traf­fico dopo i social [97% Face­book]. Un peso, quello di Repubblica.it, che va ben oltre le visite dirette e le visite da motori dei ricerca come mostra il gra­fico sottostante.

Gli accesi da mobile, secondo Audi­web, sono il 32%. Com­ples­si­va­mente la for­tis­sima dipen­denza da Repubblica.it e dai social indi­cano un basso tasso di fedeltà alla testata.

3 Que­sta ten­denza posi­tiva si riflette anche sui conti eco­no­mici. Chiu­de­remo il 2014 con un incre­mento dei ricavi del 19 per cento.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita ha rea­liz­zato meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite. Per l’esattezza 815mila euro di ricavi e 847mila euro di per­dite. Il 19% di cre­scita dei ricavi è pari a 154mila euro. A pre­scin­dere dal non tra­scu­ra­bile fatto che se le per­dite hanno seguito lo stesso anda­mento i conti della testata restano in rosso, sin­ce­ra­mente 154mila euro di fat­tu­rato pub­bli­ci­ta­rio in più non mi sem­brano un risul­tato stra­bi­liante per una testata con le ambi­zioni [ed il soste­gno] di cui gode — di Huf­f­Post Italia.

Batti, batti le manine…

HUFF-POST22

Numero condivisioni Articoli HuffPostItalia
Pubblicato il 6 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Gli [In]Successi dell’Huffington Post

Pare che anche le “mac­chine da guerra” tal­volta si incep­pino. E’ que­sto il caso dell’Huffington Post nell’ultimo mese che qual­cuno ha pron­ta­mente ribat­tez­zato iro­ni­ca­mente Huf­fing­ton Flop. Pro­ce­diamo con ordine.

Nella mia colonna set­ti­ma­nale per l’Osservatorio euro­peo di gior­na­li­smo, par­tendo da un’analisi [*] dell’amplificazione sociale pro­dotta dagli utenti, dalle per­sone, attra­verso i social net­work degli arti­coli pub­bli­cati tra il 25 set­tem­bre [giorno del lan­cio] ed il 25 otto­bre dal quo­ti­diano online diretto da Lucia Annun­ziata, incro­ciando altri dati, provo ad ana­liz­zare l’andamento di L’Huffington Post Ita­lia un mese dopo. Emerge, lo anti­cipo, uno sboom di enga­ge­ment e cir­cu­la­tion che, nono­stante un mese sia un periodo ridotto per valu­tare il suc­cesso, o meno, di un’iniziativa, cer­ta­mente non pare in linea con gli ambi­ziosi obiet­tivi dichia­rati al lancio.

Se per caso non siete tra coloro che hanno già letto ieri l’articolo [#] lo tro­vate QUI.

Sem­pre un mese fa Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato una piat­ta­forma di user gene­ra­ted repor­ting. Fir­sthand, que­sto il nome dato all’iniziativa di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, dovrebbe favo­rire l’engagement delle diverse comu­nità a livello locale con­sen­tendo loro di con­di­vi­dere idee ed imma­gini sulla prpria realtà.

Secondo quanto dichia­rato da Peter Good­man, busi­ness edi­tor dell’ Huf­fing­ton Post, Fir­sthand dovrebbe per­met­tere di cono­scere noti­zie, infor­ma­zioni sulle diverse realtà locali che altri­menti non emer­ge­reb­bero, uti­liz­zando le comu­nità per inte­grare il lavoro gior­na­li­stico della testata. Come nella “filo­so­fia” azien­dale, pur non trat­tan­dosi di opi­nioni ma di noti­zie, ugual­mente non è pre­vi­sta l’ipotesi di com­pen­sare, almeno in parte, il lavoro svolto con sistemi di reve­nue sharing.

L’abuso della parola com­mu­nity vor­rebbe alleg­ge­rire la subor­di­na­zione delle audience e la pri­ma­zia delle for­mule reda­zio­nali adot­tate, copia con­forme dei modelli gerar­chici delle aziende patro­ci­na­trici, un trucco troppo evi­dente per con­vin­cere sugli obiet­tivi dichia­rati, ed infatti ad oggi sono sola­mente 24 le sto­rie pub­bli­cate e il livello di par­te­ci­pa­zione, almeno vedendo la scar­sità di com­menti alle, poche, sto­rie cari­cate sulla piat­ta­forma, è dav­vero ai minimi livelli.

Infine, sem­pre Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana l’applicazione di Huf­f­Post Live, strea­ming video net­work attivo da ago­sto di quest’anno. Subito dopo due ex dell’Huffington Post, Ken Lerer and Eric Hip­peau, hanno lan­ciato Now­This News, appli­ca­zione con­cor­rente che però pare avere un numero di opzioni e carat­te­ri­sti­che deci­sa­mente più inte­res­santi che, a parità di con­di­zione, dovreb­bero con­sen­tire un mag­gior suc­cesso rispetto a quella rea­liz­zata dalla coraz­zata capi­ta­nata da Arianna Huffington.

Se, come recita il detto, non c’è il due senza il tre sarebbe dav­vero un periodo di insuc­cessi per la media com­pany staunitense.

[*] I dati ana­li­tici delle con­di­vi­sioni gior­na­liere di Huf­f­Post Ita­lia sono dispo­ni­bili su richiesta.

[#] L’articolo è stato “ripreso” da Affari Ita­liani — QUI — in maniera che mi pare poco cor­retta poichè:

a) Non è stata chie­sta auto­riz­za­zione nè al sot­to­scritto nè a EJO

b) Sono stati rimossi i link — che sono parte dell’articolo e ne danno senso

c) E’ stato cam­biato il titolo  [update: nel silen­zio è stato messo il titolo ori­gi­nale, ora]

d) Sono state rimosse le imma­gini — che, come al punto b, non sono deco­ra­tive ma aiu­tano il let­tore a comprendere

e) L’articolo è stato ripreso integralmente.

Doonesbury Non Pagato
Pubblicato il 1 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Valore delle Opinioni

Le dichia­ra­zioni di Lucia Annun­ziata nell’inter­vi­sta rila­sciata a «Prima Comu­ni­ca­zione» di que­sto mese:

I blog­ger sono una parte essen­ziale del nuovo pro­getto.[…] I blog non sono un pro­dotto gior­na­li­stico, sono com­menti, opi­nioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blog­ger non ven­gono pagati

hanno fatto il giro d’Italia sol­le­vando un vespaio sia tra i gior­na­li­sti, già sul piede di guerra per la tanto attesa nor­ma­tiva sull’equo com­penso, che ovvia­mente tra “i blog­ger”. Gli amici di LSDI/Dig.it hanno rac­colto buona parte degli inter­venti più signi­fi­ca­tivi sul tema.

Al tempo stesso il «The New York Times» nell’ obi­tuary, nell’arti­colo di com­me­mo­ra­zione per la morte di Arthur Ochs Sulz­ber­ger, a lungo [1963–1992] edi­tore del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense che sotto la sua guida, tra l’altro, ha otte­nuto 31 dei 108 Premi Puli­tzer, la più pre­sti­giosa ono­ri­fi­cenza nazio­nale per il gior­na­li­smo, si chiude con una cita­zione di Sulzberger:

I think that paper and ink are here to stay for the kind of new­spa­pers we print. There’s no shor­tage of news in this world. If you want news, you can go to cyber­space and grab out all this junk. […] You’re not buy­ing news when you buy The New York Times. You’re buy­ing judg­ment. [Non state com­prando noti­zie quando acqui­state il NYTi­mes. State com­prando giu­dizi, opinioni]

Credo che que­sto sia ancora più vero nella fase attuale dove molto spesso, pur con tutte le limi­ta­zioni del caso, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo ed in par­ti­co­lare il video/foto citi­zen jour­na­lism, arriva ine­vi­ta­bil­mente prima di gior­nali e gior­na­li­sti sulla noti­zia il più delle volte.

Come ho avuto modo di dire, il biso­gno è di capire non di vedere, l’informazione deve spie­gare non mostrare o ripor­tare. Se que­sto, come credo, è un punto car­dine per la qua­lità dell’informazione, sarà bene ricon­si­de­rare il valore delle opinioni.

Sem­pre in tema, si segnala, ad inte­gra­zione delle segna­la­zioni di LSDI, l’arti­colo: “Il McHuf­fing­ton­Post e i blog­ger non retribuiti”.

HuffPost ITA Reaction Bar
Pubblicato il 29 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Huffington Post: Gamification e Reaction Bar

Par­lando all’inizio di que­sto mese di cose che Buz­z­feed, aggre­ga­tore virale di noti­zie, può inse­gnare ai gior­nali, segna­lavo, tra l’altro, la “reac­tion bar”, una barra che per­mette al let­tore di espri­mere il pro­prio sen­ti­ment sia in posi­tivo che in nega­tivo, con­si­glian­done l’utilizzo, adat­tan­dola al diverso con­te­sto, per le altre testate, per gli altri gior­nali online.

«Huf­fing­ton Post» è il primo gior­nale online, per quanto a me noto, a seguire l’indicazione, il sug­ge­ri­mento, ed infatti da qual­che giorno ha intro­dotto per tutte le sue ver­sioni, inclusa la neo nata in ita­liano, appunto, la pre­ci­tata barra inse­ren­dola, esat­ta­mente come Buz­z­feed, al fondo di ogni arti­colo, oltre ai con­sueti bot­toni per la con­di­vi­sione dei con­te­nuti su prin­ci­pali social network.

Il tono è più serioso ma la sostanza non cam­bia, al let­tore per ogni arti­colo è pos­si­bile esprime un giu­di­zio sin­te­tico clic­cando su uno dei diversi bot­toni dispo­ni­bili ed eser­ci­tando opzioni che vanno da straor­di­na­rio a biz­zarro pas­sando per diver­tente o pre­oc­cu­pante. Come dicevo, que­sto con­sente, da un lato, alle per­sone di espri­mersi tanto sin­te­ti­ca­mente quanto libe­ra­mente su quello che hanno letto e, dall’altro lato, per­mette un’immediata sen­ti­ment ana­ly­sis della pro­pria pro­po­sta edi­to­riale. I van­taggi sono evidenti.

E’ sem­pre la testata diretta da Lucia Annun­ziata ad intro­durre prin­cipi di gami­fi­ca­tion appli­can­doli all’informazione. E’ di ieri pome­rig­gio infatti un arti­colo pub­bli­cato che invita il let­tore, le per­sone, a gio­care al quiz sui per­so­naggi che vogliono un Monti bis o meno. Sep­pur la rea­liz­za­zione sia in forma rozza, pri­mor­diale, è chiaro quali siano i prin­cipi ispi­ra­tori e quali i van­taggi in ter­mini sia di coin­vol­gi­mento che di per­ma­nenza sul sito.

Insomma due belle ope­ra­zioni di mar­ke­ting che non si può che elo­giare e dalle quali è oppor­tuno trarre inse­gna­mento. Ora non resta che met­tere a bud­get qual­che euro per la tra­du­zione delle FAQ sulla mode­ra­zione dei com­menti per arri­vare alla qua­dra­tura del cerchio.

Doonesbry HuffPost
Pubblicato il 25 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come pre­vi­sto, pochi minuti dopo la mez­za­notte è stato annun­ciato che «Huf­fing­ton Post Ita­lia» è online.

[tweet https://twitter.com/HuffPostItalia/status/250355497755090945 align=‘center’ lang=‘it’]

Stesso “family fee­ling”, stessa impo­sta­zione gra­fica delle altre ver­sioni con lo splash foto­gra­fico della noti­zia prin­ci­pale a tutta pagina e la dispo­si­zione su tre colonne ideal­mente sud­di­vise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le carat­te­ri­sti­che del visual del sito anche per la ver­sione in ita­liano dell’HuffPost.

Strutt­tura edi­to­riale rela­ti­va­mente snella con una quin­di­cina di gior­na­li­sti, oltre alla Diret­trice Lucia Annun­ziata, e 189 blog/blog [anche se al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono attivi 17] “di fama” dall’ ex Mini­stro dell’Economia Giu­lio Tre­monti a Mau­ri­zio Lan­dini, Segre­ta­rio Gene­rale FIOM, pas­sando per il Sot­to­se­gre­ta­rio di Stato alla Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri Anto­nio Catri­calà e Lele Rizzo del movi­mento NOTAV e del cen­tro sociale tori­nese Askatasuna.

Oltre alle con­si­de­ra­zioni sull’eticità di intra­pren­dere un’attività a fini di lucro basan­dosi ampia­mente sul lavoro non retri­buito, vi sono anche altri aspetti che, in rife­ri­mento alla ver­sione ita­liana ed al pano­rama infor­ma­tivo del nostro Paese, mi pare oppor­tuno considerare.

La ver­sione Spa­gnola, l’ultima nata, dopo un mese, a fine luglio di quest’anno, secondo quanto dichia­rato dalla Diret­trice Mon­tser­rat Domín­guez, avrebbe rag­giunto 1,2 milioni di utenti unici e 10 milioni di pagine viste. Numeri che, in assenza di dati uffi­ciali [che non sono riu­scito a tro­vare, sorry], vanno presi con le pinze poi­chè pos­sono variare signi­fi­ca­ti­va­mente in fun­zione della fonte, che sicu­ra­mente bene­fi­ciano di visite dall’America Latina così come avviene per «El Pais», «El Mundo» e le altre testate online in castellano.

Anche la ver­sione fran­cese, rea­liz­zata in par­te­ci­pa­zione con Le Monde e LNEI [Les Nou­vel­les Edi­tions Indé­pen­dan­tes], anche se si posi­ziona al di sotto dei prin­ci­pali gior­nali online della Fran­cia, ha numeri inte­res­santi con quasi 7 milioni di utenti unici nel mese e 18,5 milioni di pagine viste. Ancora una volta una parte del traf­fico [ circa il 20% da feb­braio, dalla nascita, ad ago­sto] arriva dall’estero, da altre nazioni in cui si parla fran­cese pre­su­mi­bil­mente, e non sono man­cate le pole­mi­che sui van­taggi otte­nuti gra­zie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capa­cità di attra­zione che paiono avere gli arti­coli pro­dotti dai blog­ger d’oltralpe che gene­rano sola­mente l’8% del totale delle visite mensili.

Secondo Ric­cardo Luna, «Huf­fing­ton Post Ita­lia» è un “game chan­ger , ovvero un fatto desti­nato a cam­biare le regole del gioco per quel che riguarda l’editoria”. Già dal titolo che ho dato all’articolo avrete capito che evi­den­te­mente non sono d’accordo con la sua visione.

Spiega bene Luca Sofri i motivi di suc­cesso del “modello Huf­f­Post”, il pro­blema è che que­sto modello in Ita­lia già esi­ste ed è rap­pre­sen­tato dall’edizione online del  «Il Fatto Quo­ti­diano» che ha già rea­liz­zato, più o meno esat­ta­mente, quello che la neo­nata testata all digi­tal si pro­pone di fare, dall’attenzione ai social net­work [803mila fans su Face­book e 387mila fol­lo­wers su Twit­ter al momento] ai nume­ros­simi blog — gra­tui­ta­mente — ospi­tati nella sua edi­zione online.

Modello che, secondo i dati Audi­web di Luglio, genera 251mila utenti unici e 952mila pagine viste. Numeri che, pur nella loro rile­vanza nel pano­rama delle testate online, danno, anche, la dimen­sione delle dif­fe­renze di poten­zia­lità in Ita­lia rispetto alle altre nazioni dove è stato appli­cato “il modello Huf­f­Post” e che al tempo stesso costi­tui­scono bar­riera per la ver­sione italiana.

Ele­menti che nel loro insieme evi­den­ziano come la rivo­lu­zione non sia annun­ciata [o annun­ziata se si pre­fe­ri­sce], anche per­chè arruo­lare folle di blog­ger che scri­vono gra­tui­ta­mente e/o uti­liz­zare social net­work e SEO alle porte del 2013 non può dav­vero con­si­de­rarsi inno­va­tivo o “rivo­lu­zio­na­rio”, e che deter­mi­nano il per­chè nel nostro Paese non sarà il suc­cesso di altre nazioni finendo pro­ba­bil­mente per minare la già pre­ca­ria salute eco­no­mica delle testate all digi­tal ita­liane. Forse l’unico vero van­tag­gio sarà per il gruppo Espresso-Repubblica che potrà spe­ri­men­tare cose che sulla coraz­zata, nell’edizione online di «Repub­blica», non vuole/non può per­met­tersi di fare.

Ciò detto, comun­que, per prin­ci­pio, non posso che augu­rare la migliore sorte ad «Huf­fing­ton Post Italia».