luca sofri

Pubblicato il 15 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Post Punta sui Fumetti

All’interno del «Il Post» spic­cava già la pre­senza di Mak­kox, dise­gna­tore cele­bra­tis­simo in rete, e di Isola Vir­tuale, digi­tal desi­gner altret­tanto cono­sciuto e cele­brato nel Web italiano.

Da ieri la testata all digi­tal diretta da Luca Sofri ha acqui­sito i diritti di due stri­sce quo­ti­diane cult per chi ama i comics: Doo­ne­sbury e Pea­nuts.

Tutto muta affin­chè nulla cambi, si ritorna a con­ce­pire il quo­ti­diano come un sistema di intrat­te­ni­mento delle per­sone così come lo è stato per decenni con, appunto, le stri­sce di fumetti, i cru­ci­verba e quant’altro.

La stri­scia di fumetti, con­tra­ria­mente alle foto­gal­lery, non solo attira ma fide­lizza anche il let­tore che ritorna quo­ti­dia­na­mente per leg­gere la stri­scia del giorno.

«Il Post» punta sui fumetti, e fa bene.

Pubblicato il 6 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Ipse Dixit

Set­ti­mana con i diret­tori di gior­nali di casa nostra pro­ta­go­ni­sti del dibat­tito sulle evo­lu­zioni dell’industria dell’informazione.

La rela­zione di Fer­ruc­cio De Bor­toli ai gior­na­li­sti del quo­ti­diano da lui diretto è più cen­trata sulla realtà del «Cor­riere della Sera», come era ine­vi­ta­bile che fosse vista la pla­tea alla quale si rivolgeva.

La visione del diret­tore del quo­ti­diano mila­nese e la pro­spet­tiva, l’angolazione dalla quale osserva evo­lu­zioni e com­ples­sità dell’ambiente, dello sce­na­rio di rife­ri­mento, emerge con chia­rezza quando afferma: ” I gior­nali di carta, con le loro edi­zioni online e digi­tali, restano il pre­si­dio della cre­di­bi­lità e dell’autorevolezza, sono i moderni radio­fari dell’identità, i cer­ti­fi­ca­tori che una noti­zia è vera e impor­tante; sono in grado di sele­zio­nare, for­nire al let­tore o al navi­ga­tore un metodo per capire la com­ples­sità che lo cir­conda. Com­pon­gono l’agenda cri­tica di una per­sona globale.”

Pro­spet­tiva che, per­so­nal­mente, mi appare asso­lu­ta­mente natu­rale per il ruolo rico­perto da Fer­ruc­cio De Bor­toli. Sor­prende invece, even­tual­mente, l’utilizzo inten­sivo del ter­mine soprat­tutto, come evi­den­zia la word cloud che ho rea­liz­zato par­tendo dalla sua rela­zione, forse teso ad enfa­tiz­zare i con­cetti espressi.

Da pro­spet­tiva ben diversa parte Luca Sofri, diret­tore del «Post», che stra­na­mente uti­lizza altri spazi per vei­co­lare gli appunti dell’inter­vento tenuto al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo appena conclusosi.

In “Il mondo sal­vato dai gior­na­li­sti”, que­sto il titolo del suo inter­vento, il diret­tore della testata all digi­tal, pur con­cen­tran­dosi logi­ca­mente sul suo quo­ti­diano si esprime a tutto campo sull’evoluzione in corso. Rife­ri­menti sia alla realtà nazio­nale, con i quo­ti­diani ita­liani accu­sati di essere “dilet­tan­te­schi e arre­trati”, che richiami a fonti estere con un excur­sus su aggre­ga­zione ed aggre­ga­tori, e le ipo­cri­sie vere o pre­sunte del sistema gior­na­li­stico sul tema, pas­sando per “traffic-whoring” ed appro­dando più volte all’aspetto com­mer­ciale della fun­zione dei mezzi di infor­ma­zione, al dilemma del pri­gio­niero che con­ti­nua a con­no­tare nel com­plesso la fase attuale.

In tema di reve­nues Luca Sofri afferma che: “[.…] la pub­bli­cità – non ha fatto il minimo sforzo per creare for­mati alter­na­tivi e nuovi dedi­cati alla rete e alle nuove tec­no­lo­gie”, visione che mi sento asso­lu­ta­mente di con­di­vi­dere e che avevo espresso, più o meno, negli stessi ter­mini nella mia per­so­nale ana­lisi sul tema.

Una bella ana­lisi che, come nel caso di Fer­ruc­cio De Bor­toli, tra­di­sce ine­vi­ta­bil­mente la posi­zione del diret­tore del «Post» soprat­tutto nelle con­clu­sioni che, se sono apprez­za­bili per l’ottimismo che infon­dono, stri­dono per la parte dei costi di gestione e delle logi­che che sot­to­stanno all’aggregazione che non sarebbe pos­si­bile senza qual­cuno che pro­duce i con­te­nuti da aggre­gare sop­por­tan­done i costi; pro­cesso che rischia di gene­rare un loop, l’ham­ste­ri­za­tion dell’informazione in Rete se non si trova il ban­dolo della matassa.

Come sem­pre, natu­ral­mente, non esi­ste a mio avviso LA solu­zione ma esi­ste cer­ta­mente una solu­zione adatta e spe­ci­fica per cia­scuna realtà. Credo sia dav­vero que­sto il punto nodale della [ri]partenza.

Pubblicato il 7 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Infografiche Quotidiane [e dintorni]

Al ter­mine della scorsa set­ti­mana è stato annun­ciato lo stan­zia­mento com­ples­sivo di 123 milioni di euro di fondi diretti all’editoria, i tanto discussi e molto cri­ti­cati fondi di stato di aiuto ai gior­nali, di carta, la cui fina­lità dovrebbe essere ideal­mente di garan­tire un plu­ra­li­smo dell’informazione, da distin­guere dagli ulte­riori fondi indi­retti quali age­vo­la­zioni IVA e tariffe postali ad esempio.

La noti­zia, forse com­plice la rilas­sa­tezza del fine set­ti­mana o forse a causa dell’interesse a non far emer­gere troppo la cosa da parte degli stessi bene­fi­ciari, non ha avuto una grande coper­tura media­tica da parte degli organi d’informazione tra­di­zio­nali con solo «Il Cor­riere della Sera» tra i grandi quo­ti­diani a par­larne.

For­te­mente cri­tici “gli esclusi”, i quo­ti­diani all digi­tal o super­blog come spesso ven­gono defi­niti, con «Let­tera 43» e «Lin­kie­sta»  a pestar giù duro evi­den­ziando tutte le distor­sioni del sistema ed «Il Post» a dar man forte rilan­ciando nono­stante la sen­sa­tezza e la paca­tezza delle opi­nioni del suo Direttore.

Una rea­zione tanto com­pren­si­bile quanto ecces­siva di fronte ad un incer­tezza di rife­ri­menti per il futuro e ad un qua­dro che par­rebbe avere ele­menti di mag­gior equi­li­brio per il futuro con cri­teri appa­ren­te­mente più equi­li­brati che il caso vuole siano par­zial­mente simili a quelli sug­ge­riti in que­sti spazi:

  • No a finan­zia­mento su tira­ture, se del caso su diffusioni/vendite
  • Finan­zia­mento cre­scente al dimi­nuire dell’affollamento pubblicitario
  • Bonus su finan­zia­mento dei cit­ta­dini; per esem­pio se X numero di cit­ta­dini gira il suo 8 per mille a favore di un quo­ti­diano c’e un bonus statale
  • No a finan­zia­mento di organi di par­tito; con l’esistenza già dei finan­zia­menti ai par­titi non c’è biso­gno di una duplicazione
  • Finan­zia­mento a soglia: si fissa una soglia di soprav­vi­venza e si inter­rompe il finan­zia­mento al supe­ra­ra­mento della soglia [*]

Cer­ta­mente, nono­stante risul­tati che final­mente appa­iono inco­rag­gianti, i motivi di ten­sione per chi si è avven­tu­rato, per scelta o per obbligo che sia, nella rea­liz­za­zione di un organo di infor­ma­zione all digi­tal,   non man­cano. E’ pro­prio per que­sta ragione che com­ples­si­va­mente, come credo di aver già avuto modo di affer­mare, sot­to­scrivo la tesi di Mat­teo Bar­tocci: “la cel­lu­losa è troppo impor­tante per lasciarla solo a chi se la può permettere”.

Pro­prio sulla cel­lu­losa, sullo stato, di malat­tia ende­mica, dei gior­nali «Lin­kie­sta» ha rea­liz­zato una serie di info­gra­fi­che che ben foto­gra­fano lo stato dell’essere dei quo­ti­diani ita­liani anche se l’obiettivo è dichia­ra­ta­mente di spa­rare a zero, ancora una volta, sulla que­stione dei finan­zia­menti pubblici.

Per quanto riguarda le edi­cole, il cui dato attuale non è ripor­tato nell’infografica che cita solo il rife­ri­mento del 2004, le stime par­lano di un numero com­preso tra 28 e 30mila con, almeno, 10mila di que­ste a forte rischio di chiu­sura nei pros­simi tre anni.

E’ oppor­tuno, inol­tre, segna­lare che i dati di ven­dita sopra­ri­por­tati di rife­ri­scono sola­mente alle ven­dite in edi­cola ed esclu­dono la quota di abbo­na­menti che per alcuni quo­ti­diani, «Il Sole24Ore» ed «Avve­nire» in pri­mis, è con­si­stente.

Si con­ferma lo stra­po­tere del mezzo tele­vi­sivo in Ita­lia. Media che rispetto alle altre nazioni ha un peso, poli­tico e di ricavi, sen­si­bil­mente supe­riore nel nostro Paese. Fuor­viante [pour cause?] l’indicazione sugli inve­sti­menti per mezzo e pro­ie­zioni che sono fuori con­te­sto rife­ren­dosi a realtà estre­ma­mente distanti dalla nostra per dimen­sioni, situa­zione attuale e prospettive.

Pubblicato il 5 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Retweet

La falsa noti­zia della libe­ra­zione di Ros­sella Urru e le cele­bra­zioni su Twit­ter, con momenti para­dos­sali che ne attri­bui­vano i meriti a Fio­rello in un mix di satira e con­vin­zione, hanno sca­te­nato l’ennesimo dibat­tito su ruolo e atten­di­bi­lità di Twit­ter come new­swire dell’informazione digitale.

Alle prime con­si­de­ra­zioni di Marco Bar­dazzi sulla «Stampa» è seguita la replica di Luca Sofri con rela­tiva con­tro­re­plica ed inter­vento anche del diret­tore del quo­ti­diano tori­nese. Con­fronto che, se vi foste persi, potete ritro­vare con tutti i col­le­ga­menti iper­te­stuali neces­sari ad appro­fon­dire via Wavu, aggre­ga­tore tutto ita­liano per, appunto, esplo­rare le discus­sioni sull’informazione di qua­lità e sul citi­zen jour­na­lism attra­verso un per­corso fra blog, gior­nali, social network.

Che i social media e Twit­ter abbiano un pro­blema di cre­di­bi­lità ed affi­da­bi­lità è opi­nione comune, come testi­mo­niato da inte­resse e dispo­ni­bi­lità otte­nuto dalla mia pro­po­sta di sti­lare una sorta di codice di auto­di­sci­plina prima di restare schiac­ciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale [*] e, soprat­tutto, dalla scarsa fidu­cia che com­ples­si­va­mente le per­sone vi ripon­gono come fonte d’informazione.

Non è tut­ta­via, anche in que­sto caso, dalla con­trap­po­si­zione tra “noi” e “loro”, tra gior­na­li­sti e blog­ger, e/o tra mezzi di infor­ma­zione tra­di­zio­nale e social media, che ritengo pos­sano emer­gere ele­menti utili ed inte­res­santi sui quali ragionare.

Fact chec­king ed affi­da­bi­lità dell’informazione [via] non sono una pro­ble­ma­tica che appar­tiene esclu­si­va­mente ai social media ma  rap­pre­sen­tano ormai carat­te­ri­stica inte­grante di una ten­denza gene­rale più ampia clas­si­fi­cata come nowism: il biso­gno di gra­ti­fi­ca­zioni ed infor­ma­zioni istan­ta­nee e costanti ben sin­te­tiz­zato dalla defi­ni­zione che ne for­ni­sce l’Urban Dic­tio­nary, come ho avuto modo di rispon­dere a chi mi chie­deva un com­mento a caldo sulla questione.

[tweet https://twitter.com/pedroelrey/status/176243192679763968 align=‘center’ lang=‘it’]

Il nowism rischia di ucci­dere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illa­zioni che si ricor­rono annul­lando di fatto  la posi­ti­vità di un flusso infor­ma­tivo con­di­viso e dif­fuso. Si tratta di una situa­zione che viene ben sin­te­tiz­zata da Carlo Dante nel suo «Minime Per­ve­nute»: “In prin­ci­pio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Imma­gino possa essere que­sta la cor­nice di rife­ri­mento al cui interno con­fron­tarsi, il vero tema del quale discutere.

[*] Dopo il tagliando di quasi un paio di mesi fa ho sospeso il lavoro sul tema che ora, final­mente, intendo ripren­dere. Le per­sone che ave­vano dato la loro dispo­ni­bi­lità saranno con­tat­tate entro la fine di que­sta set­ti­mana per col­la­vo­rare atti­va­mente. Mi scuso ma le mie forze non mi hanno con­cesso di fare di più sin ora.

Pubblicato il 7 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Lei è un cretino, si informi!

Sull’organo di stampa gover­na­tivo sta­mane viene pub­bli­cato un arti­colo, a firma di Filippo Facci, che parte in un riqua­dro in prima pagina con il titolo “Chis­sen­frega dello scio­pero dei blog­ger” [scritto esat­ta­mente così] per poi svi­lup­parsi con altret­tanta signo­ri­lità e pro­fes­sio­na­lità a pagina 18 del quo­ti­diano in que­stione con un nuovo titolo: “Quei blog che scio­pe­rano per il diritto di insultare”

Il Facci nell’arti­colo si sca­glia con­tro il mondo intero pren­den­do­sela dap­prima con i gior­na­li­sti, con par­ti­co­lare rife­ri­mento a Luca Sofri ed a San­dro Giglioli per poi con­cen­trare il suo deli­rio – come da titolo – con­tro i blog­ger e con­clu­dendo, final­mente, con una cro­ni­sto­ria vit­ti­mi­sta degli abusi di cui il pove­rino sarebbe stato vittima.

La sapienza e la pro­fes­sio­na­lità del gior­na­li­sta in que­stione sono rias­sunti tutti in que­sto periodo dell’articolo: “Che cosa vogliono costoro? È sem­pli­cis­simo: vogliono che la rete resti porto franco e che per­manga cioè quella sorta di irre­spon­sa­bile e anar­chica alle­gria che era pro­pria di una fase pio­nie­ri­stica di inter­net e che era pre­ce­dente a quando «la rete» non era ancora dive­nuta ciò che è ora: un media rivo­lu­zio­na­rio, ma pur sem­pre un media, dun­que la pro­pag­gine di altri media anche tra­di­zio­nali che sono rego­lati dalla legge come tutto lo è.”

Inter­net è una pro­pag­gine di altri media tanto quanto il Facci è una pro­pag­gine del gior­na­li­smo più becero.

Per ripren­dere una delle più cele­bre bat­tute di Anto­nio de Cur­tis non si può che con­clu­dere che: lei è’ un cre­tino, si informi!

Demagogia

Che il Facci non si pre­oc­cupi, entro 48 ore rettifico.