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Social Media Italia
Pubblicato il 10 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Social, Digital e Mobile in Europa

Dopo aver pub­bli­cato dati rela­tivi a social, digi­tal e mobile nel mondo, We Are Social adesso si foca­lizza sul vec­chio con­ti­nente, sull’Europa, con il det­ta­glio di 40 nazioni sud­di­vise in 7 macro aree, Ita­lia com­presa ovviamente.

La fonte dei dati, aggior­nati al feb­braio 2014, ripor­tati sono: Uni­ted Sta­tes Cen­sus Bureau, InternetWorldStats.com e the China Inter­net Net­work Infor­ma­tion Cen­tre, dati for­niti da Face­book, Goo­gle+, Qzone, Sina Weibo, Ten­cent Weibo Twit­ter, e VKon­takte, dati estra­po­lati dal Glo­bal­We­bIn­dex Wave 11 [4° tri­me­stre 2013], il CIA Govern­ment Fact­book ed una serie di altre fonti che ven­gono det­ta­gliate alla pagina, alla slide 277 della presentazione.

Nelle 40 nazioni vi sono circa 540 milioni di utenti attivi nel mese, una pene­tra­zione pari al 68% della popo­la­zione. 293 milioni di que­sti uti­liz­zano almeno un social media-network; il 40% del totale.

Nell’Europa del Sud, macro area in cui è incluso il nostro Paese insieme a Malta, Por­to­gallo e Spa­gna, sono poco meno di 77 milioni gli utenti di inter­net, il 64% del totale. I social hanno una pene­tra­zione del 43%.

L’Italia è la nazione con la minor pene­tra­zione di Inter­net tra quelli della sua macro area ed è com­ples­si­va­mente 32esima su 40 nazioni. Leg­ger­mente infe­riore alla media la pene­tra­zione dei social al 42% men­tre siamo i primi asso­luti per tempo speso:  2 ore al giorno di media.

Social Media Italia

In Ita­lia, nell’utilizzo di social media e social net­work emerge non solo il noto pre­do­mi­nio di Face­book ma anche come il social net­work in que­stione abbia il miglior rap­porto tra utenti iscritti ed uti­lizzo effet­tivo. Il minor tasso di uso spetta a Goo­gle+ che viene effet­ti­va­mente usato dal 30% degli iscritti.

Anche se la base di utenti di Twit­ter è quasi dop­pia rispetto a Lin­ke­din il tasso di uti­lizzo è pres­so­chè iden­tico asse­stan­dosi per entrambi al 37% di utenti effet­ti­va­mente attivi. È invece di quasi il 50% il tasso di uti­lizzo effet­tivo di Insta­gram, con rela­ti­va­mente pochi utenti che però lo usano con buona fre­quenza mediamente.

I dati assem­blati da We Are Social sono un buon esem­pio di con­tent cura­tion. Da con­ser­vare per con­sul­ta­zione alla bisogna.

Arpu
Pubblicato il 23 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Già nel 2012, all’interno della annuale pre­sen­ta­zione di Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale erano con­te­nuti dei dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente, che mostra­vano il for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dei quo­ti­diani online rispetto sia ai diversi social media e social net­work che, ancor più rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani tra­di­zio­nali cartacei.

Arpu 2012

Que­sta set­ti­mana Fré­dé­ric Fil­loux ha pub­bli­cato altri dati sulla que­stione che ancora una volta mostrano come i quo­ti­diani online abbiamo un gap estre­ma­mente con­si­stente nel valore per lettore.

Se, come si sot­to­li­nea nell’articolo, una parte del con­si­stente diva­rio è dovuta alla valu­ta­zione nega­tiva degli ana­li­sti finan­ziari rela­ti­va­mente alla len­tezza nella ristrut­tu­ra­zione e rior­ga­niz­za­zione delle imprese edi­to­riali, c’è a mio avviso un altro aspetto che non va tra­la­sciato: Il time spending.

Infatti, come noto, il tempo speso dalle per­sone nella frui­zione dei quo­ti­diani online è dram­ma­ti­ca­mente ridotto rispetto a quello inve­stito nei social net­work e social media. Un diva­rio abis­sale che è la misura dello scarso coin­vol­gi­mento che com­ples­si­va­mente i  gior­nali online hanno rispetto ai social e che, per quanto riguarda più diret­ta­mente l’Italia è aggra­vato da una frui­zione che avviene pre­va­len­te­mente da parte di quella fascia della popo­la­zione in età “tardo-matura”, sostan­zial­mente, in buona parte da coloro che leg­gono, o leg­ge­vano, la ver­sione cartacea.

Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze, poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, dei più grandi social in Rete, è la misura con­creta di come la per­ver­sione dei click, delle visite e delle pagine viste sia la deriva per le realtà editoriali.

Da sem­pre ai para­me­tri quan­ti­ta­tivi vanno affian­cati cri­teri qua­li­ta­tivi, tra­scu­rare que­sti ultimi non può che ulte­rior­mente affos­sare le pro­spet­tive del com­parto editoriale.

Arpu

Social Media Usage Italia
Pubblicato il 9 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Penetrazione e Utilizzo di Digital, Social & Mobile nel Mondo

We Are Social, agen­zia di comu­ni­ca­zione con sedi in diverse nazioni nel mondo, recen­te­mente acqui­sita da un impor­tante gruppo di pub­bli­che rela­zioni cinese, ha pub­bli­cato un report dav­vero molto ampio e det­ta­gliato sulla pene­tra­zione e l’utilizzo della Rete, dei social e Inter­net in mobilità.

Il rap­porto prende in con­si­de­ra­zione 24 nazioni nel Mondo, Ita­lia com­presa. La fonte dei dati ripor­tati sono: Uni­ted Sta­tes Cen­sus Bureau, InternetWorldStats.com e the China Inter­net Net­work Infor­ma­tion Cen­tre, dati for­niti da Face­book, Goo­gle+, Qzone, Sina Weibo, Ten­cent Weibo Twit­ter, e VKon­takte, dati estra­po­lati dal Glo­bal­We­bIn­dex Wave 11 [3° tri­me­stre 2013] ed una serie di altre fonti che ven­gono det­ta­gliate alla pagina, alla slide 180 della presentazione.

Italy Generale

Il rap­porto for­ni­sce un pano­rama dav­vero com­pleto ed esau­stivo sia in ter­mini di sce­na­rio com­ples­sivo che di det­ta­glio di cia­scuna delle nazioni prese in con­si­de­ra­zione. Per quanto riguarda la pene­tra­zione e l’utilizzo di Inter­net e dei social i valori, quali quelli sopra ripor­tati, sono rife­riti agli utenti unici men­sili che, come noto, hanno valori supe­riori a quelli nel giorno medio.

In spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia emerge un uti­lizzo, una frui­zione della Rete di quasi cin­que ore al giorno da PC e di due ore in mobi­lità. Di que­ste due ore e mezza ven­gono tra­scorso su social media e social net­work che, a loro volta, ven­gono uti­liz­zati attra­verso appli­ca­zioni per mobile [smart­phone e tablet] nel 47% dei casi.

Nell’utilizzo di social media e social net­work emerge non solo il noto pre­do­mi­nio di Face­book ma anche come il social net­work in que­stione abbia il miglior rap­porto tra utenti iscritti ed uti­lizzo effet­tivo. Il minor tasso di uso spetta a Goo­gle+ che, come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto ripor­tato, viene usato dal 30% degli iscritti.

Social Media Usage Italia

Anche se la base di utenti di Twit­ter è quasi dop­pia rispetto a Lin­ke­din il tasso di uti­lizzo è pres­so­chè iden­tico asse­stan­dosi per entrambi al 37% di utenti effet­ti­va­mente attivi. È invece di quasi il 50% il tasso di uti­lizzo effet­tivo di Insta­gram, con rela­ti­va­mente pochi utenti che però lo usano con buona fre­quenza mediamente.

Il dati assem­blati da We Are Social sono un buon esem­pio di con­tent cura­tion. Da con­ser­vare per con­sul­ta­zione alla bisogna.

Pubblicato il 1 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, ogni anno effet­tua una pre­sen­ta­zione che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale. Al suo interno vi è sem­pre un gra­fico di sin­tesi rela­tivo al tempo di uti­lizzo dei diversi media ad al livello di inve­sti­menti in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che evi­den­zia lo stato dell’essere attuale.

Quello di quest’anno mostra come, negli Stati Uniti, il forte sbi­lan­cia­mento a cui era in pas­sato sog­getto Inter­net, con un rap­porto tra tempo speso dall’utenza e bud­get pub­bli­ci­tari sfa­vo­re­vole, si sia pra­ti­ca­mente annul­lato, men­tre per­mane un forte gap sia per quanto riguarda i quo­ti­diani che per il Web in mobilità.

Ho già avuto modo di sot­to­li­neare come que­sti dati pos­sano dar luogo a teo­rie, per­lo­meno, ecces­si­va­mente mec­ca­ni­ci­sti­che, poi­chè al con­cetto di tempo speso vanno neces­sa­ria­mente abbi­nati due ele­menti: quelli di coin­vol­gi­mento e di attenzione.

Se da un lato è infatti neces­sa­rio con­ti­nuare  la ricerca di nuove, e più effi­caci, moda­lità di  comu­ni­ca­zione e rela­zione, dall’altro si impone una rifles­sione sull’efficacia della pub­bli­cità on line, sulla frui­zione e sui livelli di atten­zione che essa genera in ter­mini di per­ma­nenza e memo­ra­bi­lità del messaggio.

Aspetti che sono ulte­rior­mente influen­zati, allo stato attuale, da pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pre­va­len­te­mente inva­sive e ina­de­guate al mezzo, tra­spor­tate su Inter­net senza tenere conto delle dif­fe­renze rispetto agli altri media.  Il Web è un ambiente, un eco­si­stema sociale, e con­si­de­rarlo un media in ter­mini clas­sici è un errore. Il basso livello di effi­ca­cia della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria on line ne è la più vivida testimonianza.

Sem­pre all’interno della pre­ci­tata pre­sen­ta­zione, di grande inte­resse, a mio avviso, sono i dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente. Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, il gra­fico evi­den­zia l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, delle più grandi imprese in Rete.

Mutuando la cele­bre frase di Ogilvy, uno dei padri dell’advertising, che diceva: “il con­su­ma­tore non è uno sciocco, il con­su­ma­tore è tua moglie”, credo che nep­pure le imprese e gli impren­di­tori, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari siano degli sciocchi.

La tanto annun­ciata morte dei gior­nali è riman­data a data da desti­narsi, nel frat­tempo meglio fare qual­che rifles­sione, e lavo­rare, sul valore dell’advertising online non solo sotto il pro­filo quantitativo.

Pubblicato il 27 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Come Coinvolgere i Giornalisti Attraverso i Social Media

L’influenza dei social media e delle reti sociali non attiene solo a nuove forme di comu­ni­ca­zione e di rela­zione ma è ormai parte inte­grante dell’ecosistema dell’informazione. I Blog, Face­book e Twit­ter, per citare solo i più noti, sono mezzi di ampis­sima dif­fu­sione che sele­zio­nano, rie­la­bo­rano e aggre­gano noti­zie, infor­ma­zioni, costi­tuendo così ele­mento di inte­gra­zione ormai impre­scin­di­bile del sistema infor­ma­tivo pur con tutte le distor­sioni del caso. Dina­mica che vede i gior­na­li­sti nel com­plesso zig­za­gare tra divieti e socia­lità della notizia.

Cosa avviene invece quando si ribalta la pro­spet­tiva cer­cando di coin­vol­gere i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, sfrut­tando la loro pre­senza all’interno dei social media per fina­liz­zare azioni di comu­ni­ca­zione d’impresa tipi­che delle public relations?

E’ que­sta la domanda di fondo alla quale ha cer­cato di dare una rispo­sta la ricerca svi­lup­pata nel corso di que­sto mese da Text100, agen­zia inter­na­zio­nale di pub­bli­che rela­zioni, che ha inter­vi­stato 72 gior­na­li­sti inglesi con l’obiettivo di com­pren­dere appunto come e con quali mezzi sia pos­si­bile uti­liz­zare i social media in tal senso.

I risul­tati, pub­bli­cati ieri, evi­den­ziano la ten­denza a pri­vi­le­giare ancora oggi canali più tra­di­zio­nali con e-mail, comu­ni­cati stampa e con­sul­ta­zione del sito azien­dale in testa alle pre­fe­renze. Tra i social media i cor­po­rate blog sono il mezzo pre­fe­rito come fonte dalla quale attin­gere infor­ma­zioni, ele­mento che con­ferma la neces­sità di inve­stire nella prou­zione, rac­colta e siste­ma­tiz­za­zione di con­te­nuti anche sotto que­sto profilo.

Nono­stante tutti gli sforzi com­piuti nel tempo da Face­book resta a Twit­ter il pri­mato di gior­na­li­sti con un account atti­vato. E’ sem­pre Twit­ter, seguito da Lin­ke­din, il media attra­verso il quale si pre­fe­ri­sce essere con­tat­tati, con­fer­mando, pur con livelli diversi di matu­rità e con­sa­pe­vo­lezza, il ruolo prio­ri­ta­rio assunto dalla piat­ta­forma dei 140 carat­teri in ambito informativo.

Come scri­vono nelle con­clu­sioni gli autori della ricerca, il fatto che i gior­na­li­sti non rico­no­scano nei social media la stessa uti­lità attri­buita a comu­ni­cati stampa ed al sito azien­dale [che ovvia­mente dovrà avere un’area dedi­cata], sug­ge­ri­sce di veri­fi­care l’efficacia di uti­lizzo di tali mezzi da parte delle imprese che forse anche da que­sto punto di vista dimo­strano la loro social media ina­bi­lity.

Pubblicato il 9 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Auto Elettriche

Lin­ke­din ha pub­bli­cato ieri un’interessante sin­tesi dell’andamento dei diversi com­parti negli ultimi cin­que anni evi­den­ziando i set­tori con una mag­giore cre­scita e quelli con i peg­giori risul­tati nel quinquennio.

Manco a dirlo, come evi­den­ziato chia­ra­mente dal gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sot­to­ri­por­tato, sono i gior­nali tra­di­zio­nali il seg­mento che ha regi­strato la peg­gior per­for­mance in asso­luto tra tutti quelli presi in con­si­de­ra­zione con una fles­sione del –28.4%. Esat­ta­mente agli anti­podi Inter­net e online publi­shing entrambi con tassi di cre­scita quasi iden­tici intorno al 25%.

Al tempo stesso Face­book intro­duce le liste d’interesse, ovvero la pos­si­bi­lità, come già avviene per Twit­ter, di creare delle liste di per­sone ed aziende che si seguono così da avere un fil­tro, o più, per orga­niz­zare e seguire le infor­ma­zioni rispetto ai pro­pri inte­ressi.  Obiet­tivo non dichia­rato, ma nep­pure troppo nasco­sto, quello di diven­tare la fonte d’informazione pri­ma­ria delle per­sone con­sen­tendo di fatto di crearsi un quo­ti­diano per­so­na­liz­zato come dimo­stra la lista “Washing­ton Post Staff” imme­dia­ta­mente creata dal gior­na­li­sta Mark Luc­kie ed i molti altri esempi che Face­book si è sol­le­ci­ta­mente pre­mu­rato di evi­den­ziare e dif­fon­dere.

Se siete arri­vati a leg­gere sin qui pro­ba­bil­mente vi sta­rete chie­dendo, visto il titolo, che dia­volo abbiano a che fare le auto elet­tri­che con tutto que­sto. Il fatto è che men­tre leg­gevo dell’andamento con­tra­stante dei diversi com­parti indu­striali, ed in par­ti­co­lare dei diversi seg­menti in ambito edi­to­riale, dopo aver appreso dell’iniziativa di Face­book mi sono venute in mente pro­prio loro. Ana­lo­gia che, tra l’altro, figura anche nell’elenco di liste create da Pete Cash­more come si può vedere nello screen­shot soprariportato.

Le auto elet­tri­che, sono pro­messa e pro­spet­tiva dell’industria auto­mo­bi­li­stica, altro com­parto indu­striale tra­di­zio­nale in gran­dis­sima dif­fi­coltà che per tipo­lo­gia di anzia­nità di con­ce­zione di pro­dot­tore e carat­te­ri­sti­che della distri­bu­zione pre­senta molte simi­li­tu­dini con quello edi­to­riale tra­di­zio­nale. Un seg­mento che a detta di molti esperti del set­tore dovrebbe rap­pre­sen­tare il futuro dell’automotive e che sin ora ha asso­lu­ta­mente deluso le attese di ven­dite e ricavi da parte dei mag­gior pro­dut­tori,  così come avve­nuto altret­tanto, sino a que­sto momento,  per lo svi­luppo online/digitale dell’industria dell’informazione.

Ana­lo­gia che la mossa di Face­book rende, nella mia per­so­nale inter­pre­ta­zione, ancora più strin­gente poi­chè se la rete sociale più popo­lata del pia­neta può per­met­tersi que­ste logi­che e tariffe pub­bli­ci­ta­rie, forte degli 800 ed oltre milioni di utenti,  è chiaro che gli edi­tori tra­di­zio­nali, con le strut­ture di costo che hanno, anche per l’online, non pos­sono ogget­ti­va­mente soprav­vi­vere su tali basi.

Insomma le auto elet­tri­che e l’online publi­shing sono il futuro ma non si è ancora capito come e per chi.

Pubblicato il 7 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

2012 Content Marketing Benchmarks

I con­te­nuti, la loro rile­vanza rispetto agli inte­ressi delle per­sone, e la sele­zione di stru­menti e nuove pra­ti­che per sele­zio­nare, orga­niz­zare e dif­fon­dere gli stessi, ser­ven­dosi, anche,  di social media e social net­work, sono sem­pre più ele­mento cen­trale nella rela­zione tra le imprese ed i diversi pub­blici di rife­ri­mento in una logica di attra­zione, di pull, o inbound che dir si voglia.

Appro­fon­dire quali moda­lità e quali mezzi ven­gano uti­liz­zati allo scopo è stato l’oggetto della ricerca «B2B Con­tent Mar­ke­ting: 2012 Ben­ch­marks, Bud­gets, and Trends» i cui risul­tati sono stati dif­fusi all’inizio di que­sta settimana.

Lo stu­dio si è foca­liz­zato in ambito B2B coin­vol­gendo 1,092 pro­fes­sio­nals del set­tore in ambito mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione di tutto il mondo.

Arti­cle Mar­ke­ting, social media e cor­po­rate blog sono gli stru­menti più uti­liz­zati in asso­luto. Viene sfa­tato per l’ennesima volta “il mito” che vede nella cre­scente rile­vanza dei social net­work un cor­ri­spon­dente declino dei blog.

Quando il pub­blico di rife­ri­mento è costi­tuito da imprese, carat­te­ri­stica che defi­ni­sce, come noto, il B2B, la dif­fu­sione dei con­te­nuti è affi­data pre­va­len­te­mente a Twit­ter e Lin­ke­din; il ruolo di Face­book,  pur rima­nendo rile­vante, passa in secondo piano. Non tra­scu­ra­bile, sep­pure a mio avviso sot­tou­ti­liz­zata rispetto alle poten­zia­lità, la vei­co­la­zione di con­te­nuti attra­verso Slideshare.

Nono­stante una com­ples­siva fidu­cia nel ruolo e nel valore del con­tent mar­ke­ting, i risul­tati dell’indagine rela­ti­va­mente alla per­ce­zione di effi­ca­cia dei diversi mezzi lascia inten­dere quanta sia ancora la distanza nell’utilizzo dei social media.

Gli eventi in pre­senza sono rite­nuti di gran lunga il mezzo di mag­gior effi­ca­cia men­tre i social media si col­lo­cano all’estremo oppo­sto, sep­pure con una buona valu­ta­zione com­ples­siva. Al riguardo resta il dub­bio su quanto que­ste defi­ni­zioni siano frutto di misu­ra­zione spe­ci­fi­che ed ade­guate piut­to­sto che invece di per­so­nali per­ce­zioni, se non credenze.

Che la sfida per coin­vol­gere e con­vin­cere  si gio­chi sul valore dei con­te­nuti, al di là delle sin­gole spe­ci­fi­cità, è opi­nione dif­fusa con oltre il 40% degli inter­vi­stati che ne hanno consapevolezza.

Come dicevo di recente, ogni azienda, per pic­cola o grande che sia, pos­siede un know how e una com­pe­tenza in uno o più set­tori spe­ci­fici. Met­tere a dispo­si­zione dei clienti que­ste com­pe­tenze le valo­rizza ulte­rior­mente come stru­mento per cemen­tare le rela­zioni e costruire una repu­ta­zione solida. Le aziende devono impa­rare a rac­con­tare sto­rie in maniera auto­re­vole e coin­vol­gente e tra­sfor­marsi in media com­pany. Ma devono anche saper man­te­nere le promesse.

Pubblicato il 1 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mondo dei Social Media nel 2011

In meno di tre minuti una sin­tesi aggior­nata a fine novem­bre dei dati di mag­gior rile­vanza sul mondo dei social media.

Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che attual­mente ci sono più per­sone regi­strate a Face­book che pos­ses­sori di un auto­vei­colo o che ogni minuto ven­gono cari­cate 35 ore di video su YouTube.

Utile flash infor­ma­tivo sullo stato dell’arte di un mondo in rapi­dis­sima e costante evoluzione.

Pubblicato il 15 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Utilizzo & Vissuto dei Social Media in Europa

Niel­sen ha rila­sciato pochi giorni fa l’aggiornamento su ruolo ed influenza dei social media.

Men­tre «State of the Media: The Social Media Report» è foca­liz­zato sulla realtà sta­tu­ni­tense, allo stesso tempo ven­gono pub­bli­cati i risul­tati di una ricerca cen­trata sulla realtà euro­pea che dun­que ci riguar­dano più da vicino.

«Social Media Around the World 2011» ha rac­colto online le opi­nioni ed il vis­suto di oltre 9mila per­sone in 35 diverse nazioni. In par­ti­co­lare sono 29 i Paesi euro­pei ana­liz­zati ed il report dei risul­tati for­ni­sce una spac­ca­tura di det­ta­glio in 4 macroa­ree sulle opi­nioni espresse dalla popo­la­zione europea.

Il rap­porto con­clu­sivo pre­senta un impor­tante rac­colta di dati e infor­ma­zioni su ado­zione ed uti­lizzo dei social media, l’interazione delle per­sone con le imprese su social net­work ed il valore del per­so­nale interno nella costru­zione dell’immagine di marca.

Il 73% degli inter­nauti euro­pei, per un totale di 347 milioni di per­sone, uti­lizza almeno un social net­work. Il più dif­fuso è Face­book che ha una pene­tra­zione media del 62%, segue Twit­ter con il 16% e Lin­ke­din con l’11%. For­tis­sima pre­senza ed uti­lizzo di Vkon­takte in tutta l’Europa dell’est.

In ter­mini di inten­zioni dichia­rate dalle per­sone emerge una con­cen­tra­zione sui prin­ci­pali social net­work, Face­book in pri­mis ancora una volta, che lasce­rebbe poco spa­zio a quelli minori. Lin­ke­din & Twit­ter sono i due canali per i quali il cam­pione ana­liz­zato dichiara una mag­gior pro­pen­sione ad ade­rire nel futuro pros­simo. Signi­fi­ca­tiva la distanza tra cono­scenza ed uti­lizzo attual­mente per quanto riguarda Twit­ter, rispet­ti­va­mente 80% e 16%. La mag­gior sovrap­po­si­zione tra i diversi social net­work è tra Face­book e Twit­ter che evi­den­te­mente assol­vono a fun­zioni diverse tra loro.

La prin­ci­pale moti­va­zione di con­nes­sione tra le per­sone risiede nella rela­zione pero­nale diretta, ami­cale o lavo­ra­tiva, off line.

Circa il 50% delle per­sone che hanno un pro­filo su un social net­work segue account, pro­fili di imprese. Media­mente il valore più ele­vato si regi­stra nel Sud Europa [Ita­lia com­presa] con 17,3 brand seguiti. Media ed enter­tain­ment il set­tore azien­dale più seguito in asso­luto. Le moti­va­zioni pri­ma­rie risie­dono nella cono­scenza diretta, nell’utilizza, della marca/prodotto, e nella raccomandazione/invito diretto da parte di un pro­prio contatto.

All’ultimo posto il ruolo di adverts­ing in tal senso a con­ferma di come in que­sto con­te­sto, e pro­ba­bil­mente in gene­rale, assuma sem­pre mag­gior rile­vanza la con­ver­sa­zione, la rela­zione. Poli­ti­che, stra­te­gie di inbound sono deci­sa­mente da pre­fe­rirsi dun­que a quelle di out­bound. Le per­sone voglio entrare nella “stanza dei bot­toni” delle aziende, essere coin­volte in ter­mini di con­ver­sa­zione e co-creazione.

Le espe­rienze dirette off line sono il prin­ci­pale dri­ver delle con­ver­sa­zioni on line. L’impatto mag­giore è otte­nuto dalla con­ver­sa­zione con i pro­pri contatti.

Sot­to­va­lu­tato e sot­tou­ti­liz­zato il poten­ziale di “brand ambas­sa­dor” da parte del per­so­nale interno azien­dale che in circa 2 casi su 3 si dichiara orgo­glioso dell’impresa per la quale lavora ma solo nel 19% dei casi ne parla sui social media. Una social media policy chiara e, invece dell’inibizione, un inco­rag­gia­mento all’utilizzo dei social media in azienda sarebbe asso­lu­ta­mente pro­fi­cuo, anche sotto que­sto profilo.

Ora che le infor­ma­zioni, gra­zie anche ai dati della ricerca, sono dispo­ni­bili si tratta di com­piere il sot­tile ma non tra­scu­ra­bile pas­sag­gio dal cono­scere al fare le cose giuste.

Pubblicato il 13 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Creazione Vs Cura dei Contenuti: Una Lezione per i Quotidiani?

Argyle, società che for­ni­sce un pan­nello di con­trollo, una dash­board per la gestione e l’analisi dei con­te­nuti sui social media, tra novem­bre 2010 e luglio 2011 ha ana­liz­zato oltre 150mila tweet  e aggior­na­menti di sta­tus su Twit­ter, Face­book e Lin­ke­din di un cam­pione di aziende dif­fe­ren­ziato per tipo­lo­gia e set­tore di appartenenza.

Sono state moni­to­rate le moda­lità di dif­fu­sione dei con­te­nuti ana­liz­zando la pro­pen­sione da parte delle imprese a con­di­vi­dere esclu­si­va­mente con­te­nuti pro­pri o meno.

L’analisi dei risul­tati ha con­sen­tito di seg­men­tare in tre cate­go­rie le aziende:

  • Cura­tors = Aziende che con­di­vi­dono per il 75%, o più, con­te­nuti non propri
  • Balan­ced = Aziende che con­di­vi­dono tra il 50 il 75% con­te­nuti non propri
  • Self-Promoters = Aziende che con­di­vi­dono per il 50%, o oltre, con­te­nuti propri

Per cia­scuna cate­go­ria sono stati iden­ti­fi­cati i click per post ed il tasso di con­ver­sione medio. Il miglior risul­tato è otte­nuto dalle imprese che adot­tano una moda­lità “balanced”.

Le evi­denze rac­colte sug­ge­ri­scono di adot­tare una poli­tica di con­di­vi­sione che non superi il 40% di con­te­nuti pro­pri. Un dato medio che, come giu­sta­mente ricorda Tri­stan Handy, Direc­tor of Ope­ra­tions di Argyle Social, deve essere adat­tato e per­so­na­liz­zato in base alle sin­gole espe­rienze ed evi­denze raccolte.

Sono prin­cipi che, ad oggi, non appar­ten­gono com­ples­si­va­mente alle imprese del com­parto edi­to­riale, ed in par­ti­co­lare ai quo­ti­diani, che adot­tano una moda­lità uni­di­re­zio­nale di dif­fu­sione esclu­si­va­mente di con­te­nuti pro­pri tesa a gene­rare traf­fico al pro­prio sito. Poli­tica che è carat­te­ri­stica dif­fusa ad ogni livello, dai super­blog ai quo­ti­diani inter­na­zio­nali pas­sando per i quo­ti­diani nazio­nali “di qualità”.

Si tratta di cri­teri di dif­fu­sione che per­se­guono le mede­sime moda­lità main­stream che non appar­ten­gono al mondo dei social media, e sem­pre più nep­pure al mondo, alle per­sone, nel complesso.

La varietà di infor­ma­zione dispo­ni­bile, sino all’eccesso, pre­scinde dalla logica di por­tare traf­fico al pro­prio sito in quanto tale. E’ la rile­vanza che si assume, sia in ter­mini di valore del con­te­nuto che per moda­lità di rela­zione, che  guida sem­pre più la scelta delle per­sone come i risul­tati men­zio­nati confermano.

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