libertà d’informazione

Pubblicato il 29 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Rendere Obsoleta la Censura

Repor­ters Without Bor­ders ha annun­ciato il lan­cio di una nuova ini­zia­tiva volta alla pub­bli­ca­zione esclu­si­va­mente di con­te­nuti cen­su­rati. Il pro­getto è stato co-finanziato dall’Unione Euro­pea e dal Comune di Parigi

Su “We Fight Cen­sor­ship”, que­sto il nome dato all’iniziativa, dopo una veri­fica pre­ven­tiva da parte dello staff di RWB, ven­gono pub­bli­cati con­te­nuti che sono stati cen­su­rati, ban­nati o che hanno dato luogo a rap­pre­sa­glie con­tro gli autori siano essi gior­na­li­sti o meno. Il sito web ospita con­te­nuti sia testuali che mul­ti­me­diali [foto, video, audio] nella loro lin­gua ori­gi­nale qua­lun­que essa sia che poi ven­gono tra­dotti in inglese e fran­cese ed even­tual­mente da docu­men­ta­zione di supporto.

Il sito web è costruito per essere dupli­cato [“mir­ro­ring”], così come era avve­nuto ini­zial­me­nente anche per Wiki­Leaks, e, ovvia­mente, viene garan­tito l’anonimato a chi invia il mate­riale attra­verso una “cas­sa­forte digi­tale”, un sistema pro­tetto di invio dei files. Allo scopo esi­ste una spe­ci­fica sezione che rende dispo­ni­bile un kit di soprav­vi­venza online con mate­riali e spie­ga­zioni ed un’altra che sin­te­tizza le prin­ci­pali forme di cen­sura in Rete ed i prin­ci­pali Paesi coinvolti.

Sul sito sono già pre­senti con­te­nuti rela­tivi a casi in diverse nazioni del mondo quali Viet­nam e Bie­lo­rus­sia pas­sando per Iran e Chad, tutte nazioni inse­rite da Repor­ters Without Bor­ders tra i nemici di Internet.

L’obiettivo è quello di ren­dere obso­leta la cen­sura dimo­strando che pri­vare di libertà d’espressione chi pro­duce con­te­nuti, infor­ma­zione, non ne pre­viene comun­que la dif­fu­sione, anzi ne ampli­fica la por­tata come dimo­stra il ben noto “effetto strei­sand”. Impos­si­bile, almeno per quanto mi riguarda, non con­di­vi­derne lo spirito.

Pubblicato il 16 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Ultim’Ora della Libertà di Stampa

Il gior­na­li­sta Russo Jad­z­hi­mu­rad Kama­lov, fon­da­tore del quo­ti­diano «Cher­no­vik», è stato ucciso que­sta notte poco dopo la mez­za­note ora locale all’uscita dai locali del quo­ti­diano nella capi­tale del Dague­stan in Caucaso.

Il gior­nale, noto per le sue inchie­ste sul malaf­fare dei poli­tici locali, già nel 2009 era stato minac­ciato di chiu­sura dalle auto­rità del Cau­caso pro­prio per il suo ruolo e la sua indipendenza.

L’assassinio del diret­tore del quo­ti­diano rien­tra in un più ampio qua­dro di costanti minacce e inti­mi­da­zioni nei con­fronti dei gior­na­li­sti che non si pie­gano alle regole impo­ste dal soda­li­zio tra cri­mi­na­lità e gover­nanti del luogo.

Al momento, per quanto veri­fi­cato, nes­sun quo­ti­diano euro­peo ne parla ancora. Infor­ma­zioni sono dispo­ni­bili sul sito di CPJ, Com­mit­tee to Pro­tect Jour­na­lists, e «Ria­no­vo­sti».  Altre infor­ma­zioni di base su Twit­ter.

Pubblicato il 7 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

AGCOM Tra le Nuvole

Nono­stante le dif­fuse pro­te­ste dei giorni scorsi, l’Autorità per le Garan­zie nelle Comu­ni­ca­zioni [AGCOM] ieri ha appro­vato a larga mag­gio­ranza lo schema di rego­la­mento in mate­ria di tutela del diritto d’autore sulle reti di comu­ni­ca­zione elettronica.

Sep­pure ammor­bi­dito rispetto alla ver­sione ori­gi­nale, il prov­ve­di­mento sem­bra dise­gnato per dar lavoro agli avvo­cati ed inta­sare ulte­rior­mente i tri­bu­nali della peni­sola, oltre che evi­den­te­mente per pro­teg­gere i poteri forti e con­di­zio­nare la libertà d’espressione.

Scri­veva John May­nard Key­nes in “Teo­ria gene­rale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, nel 1936, che “La sag­gezza del mondo inse­gna che è cosa migliore per la repu­ta­zione fal­lire in modo con­ven­zio­nale, anzi­ché riu­scire in modo anti­con­ven­zio­nale”. Risulta evi­dente come sia stato que­sto il rife­ri­mento pri­ma­rio del Garante.

- Word Cloud AGCOM -

A mar­gine, se vi fosse sfug­gito sin ora, si segnala quanto scritto da Ste­fano Quin­ta­relli sul tema.

Pubblicato il 10 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

L’Italia non è un Paese per Giornalisti

L’annuale rap­porto sulla libertà d’informazione pub­bli­cato da Repor­ters Sans Fron­tie­res nell’ottobre 2010 trac­cia un qua­dro sulla situa­zione ita­liana con­fer­mato dal silen­zio assor­dante sotto il quale è pas­sata la rela­zione della nota orga­niz­za­zione internazionale.

Le pro­ble­ma­ti­che evi­den­ziate pochi mesi fa tro­vano ulte­riore con­ferma nel rap­porto pub­bli­cato in que­sti giorni da Ossi­geno per l’Informazione ela­bo­rato dalla FNSI-Ordine dei Giornalisti.

La rela­zione, che prende in con­si­de­ra­zione il 2009 ed il 2010 [sino al mese di set­tem­bre], docu­menta le vio­lenze e le minacce subite da cro­ni­sti che non si ade­guano al ser­vi­li­smo strut­tu­rale del gior­na­li­smo ita­liano e le noti­zie oscu­rate con la vio­lenza nelle diverse regioni del nostro paese. Viene richia­mato come, tra i gior­na­li­sti, pochi siano coloro  che mani­fe­stano soli­da­rietà ai col­le­ghi che subi­scono pres­sioni, con­fer­mando il dila­gare di paura mista a servilismo.

Sem­bra dav­vero che l’Italia non sia un paese per gior­na­li­sti [liberi].

Mappa per regione delle minacce e vio­lenze ai giornalistti

Pubblicato il 1 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Telefonami

Goo­gle si uni­sce alla con­danna ed alla lotta alla cen­sura di inter­net da parte del governo egi­ziano come era stato fatto da Twit­ter qual­che giorno fa.

Men­tre, al momento della  reda­zione di que­sto arti­colo, le son­no­lente reda­zioni dei quo­ti­diani ita­liani non ripor­tano la noti­zia, Reu­ters informa che il colosso di Moun­tain View ha messo ha dispo­si­zione tre numeri tele­fo­nici per con­sen­tire agli Egi­ziani di aggi­rare il blocco gover­na­tivo lasciando una mail­voice che si tra­sforma in un tweet senza neces­sità di acce­dere alla rete.

I numeri per uti­liz­zare il ser­vi­zio, uno dei quali con pre­fisso inter­na­zio­nale ita­liano, sono: +16504194196  +390662207294  +97316199855.

Pubblicato il 1 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Social Media & Cause Sociali

AdAge pub­blica la sin­tesi dei risul­tati di uno stu­dio con­dotto da TBWA rela­ti­va­mente alle moti­va­zioni che smuo­vono le coscienze dei giovani.

Se una volta la pro­te­sta sociale era vei­co­lata attra­verso le mani­fe­sta­zioni, i sit in e la disob­be­dienza civile, oggi è in buona parte il web il luogo [o forse il non luogo] dove si svol­gono que­ste azioni.

Lo stu­dio, non a caso con­dotto da una delle più cele­bri agen­zie pub­bli­ci­ta­rie a livello mon­diale, mira a for­nire ai mar­ke­ters indi­ca­zioni su come coin­vol­gere gli inter­nauti caval­cando l’onda di quello che viene rac­chiuso nella defi­ni­zione gene­rale di green mar­ke­ting.

Sono dina­mi­che non con­so­li­date nella pra­tica che sono oggetto di spe­ri­men­ta­zione, con esempi, con­cen­trati pro­prio nella prima area che riporta il gra­fico [libertà di parola], anche nel nostro paese.

Molto spesso, ahimè, rica­dono sotto l’egida dello slack acti­vism, come testi­mo­nia pro­prio oggi la chiu­sura, con oltre 2mila iscritti, per eccesso di suc­cesso, di Diritto alla Rete che il suo prin­ci­pale pro­mo­tore spiega così: “Dal 1 luglio la piat­ta­forma Ning non è più gra­tuita, ma a paga­mento. Le comu­nity con oltre 1.500 iscritti paghe­ranno 500 dol­lari all’anno.”

Spe­ri­men­ta­zioni che attual­mente nel nostro paese sem­brano inci­dere ben poco e nei fatti inte­res­sare solo i soliti 44 gatti. Forse meglio darsi al mar­ke­ting alla gri­glia senza gri­glia.