libertà d’espressione

Pubblicato il 29 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Rendere Obsoleta la Censura

Repor­ters Without Bor­ders ha annun­ciato il lan­cio di una nuova ini­zia­tiva volta alla pub­bli­ca­zione esclu­si­va­mente di con­te­nuti cen­su­rati. Il pro­getto è stato co-finanziato dall’Unione Euro­pea e dal Comune di Parigi

Su “We Fight Cen­sor­ship”, que­sto il nome dato all’iniziativa, dopo una veri­fica pre­ven­tiva da parte dello staff di RWB, ven­gono pub­bli­cati con­te­nuti che sono stati cen­su­rati, ban­nati o che hanno dato luogo a rap­pre­sa­glie con­tro gli autori siano essi gior­na­li­sti o meno. Il sito web ospita con­te­nuti sia testuali che mul­ti­me­diali [foto, video, audio] nella loro lin­gua ori­gi­nale qua­lun­que essa sia che poi ven­gono tra­dotti in inglese e fran­cese ed even­tual­mente da docu­men­ta­zione di supporto.

Il sito web è costruito per essere dupli­cato [“mir­ro­ring”], così come era avve­nuto ini­zial­me­nente anche per Wiki­Leaks, e, ovvia­mente, viene garan­tito l’anonimato a chi invia il mate­riale attra­verso una “cas­sa­forte digi­tale”, un sistema pro­tetto di invio dei files. Allo scopo esi­ste una spe­ci­fica sezione che rende dispo­ni­bile un kit di soprav­vi­venza online con mate­riali e spie­ga­zioni ed un’altra che sin­te­tizza le prin­ci­pali forme di cen­sura in Rete ed i prin­ci­pali Paesi coinvolti.

Sul sito sono già pre­senti con­te­nuti rela­tivi a casi in diverse nazioni del mondo quali Viet­nam e Bie­lo­rus­sia pas­sando per Iran e Chad, tutte nazioni inse­rite da Repor­ters Without Bor­ders tra i nemici di Internet.

L’obiettivo è quello di ren­dere obso­leta la cen­sura dimo­strando che pri­vare di libertà d’espressione chi pro­duce con­te­nuti, infor­ma­zione, non ne pre­viene comun­que la dif­fu­sione, anzi ne ampli­fica la por­tata come dimo­stra il ben noto “effetto strei­sand”. Impos­si­bile, almeno per quanto mi riguarda, non con­di­vi­derne lo spirito.

Pubblicato il 23 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Media di Massa & Personali in via di Omologazione

Da qual­che anno il Web è sot­to­po­sto alle spinte di forze orga­niz­zate, che vogliono con­trol­larlo per ragioni eco­no­mi­che o poli­ti­che e di aggre­ga­zioni spon­ta­nee, con­fi­gu­rate a seconda delle dina­mi­che inte­rat­tive, che inten­dono man­te­nere il suo carat­tere di area per la libertà di espres­sione e lo scam­bio di conoscenze.

Eric Sch­midt , il CEO del prin­ci­pale motore di ricerca, qual è Goo­gle, in una con­fe­renza di fine estate a Techo­nomy, in Cali­for­nia, ha detto che il solo modo di fare fun­zio­nare Inter­net in maniera tra­spa­rente è «finirla con l’anonimato» e ha pre­ci­sato chia­ra­mente che «occorre un ser­vi­zio per con­trol­lare l’identità delle per­sone, i governi ce lo chie­de­ranno presto».

Una pro­po­sta, che potrebbe essere di sem­plice iden­ti­fi­ca­zione all’inizio, per tra­sfor­marsi poi in un «cyber­per­messo di sur­fare sul Net», ha com­men­tato Michel Kti­ta­reff di Les Echos.

Con­tem­po­ra­nea­mente, la Com­mis­sione euro­pea ha invi­tato i 27 paesi dell’UE a rea­liz­zare entro due anni la rete a banda larga, che miglio­rerà la con­nes­sione e la velo­cità d’interazione online in tutta l’area.

L’anonimato sul Web è stata una delle carat­te­ri­sti­che fon­da­men­tali, che in venti anni ha por­tato ad uti­liz­zarlo 2 miliardi di inter­nauti, un terzo degli abi­tanti del mondo.

Inter­net ha cam­biato la comu­ni­ca­zione inter­per­so­nale e ha influen­zato la tra­sfor­ma­zione sociale, con­sen­tendo a cia­scuno di pren­dere la parola, di non dipen­dere più dai grandi comu­ni­ca­tori che hanno tutte le pos­si­bi­lità di accesso ai micro­foni e alle tele­ca­mere, ma di diven­tare un «indy­me­dia», in grado di par­te­ci­pare alla cir­co­la­zione dell’informazione e all’emergere di tema­ti­che ori­gi­nali, pro­prie di quelli che discu­tono in pubblico.

Goo­gle e alcuni governi hanno, natu­ral­mente, tutto l’interesse a gui­dare l’internauta nelle sue ricer­che e comu­ni­ca­zioni in rete. Ma all’origine della straor­di­na­ria dif­fu­sione di Inter­net ci sono esi­genze d’emancipazione e d’indipendenza poli­tica, che i media tra­di­zio­nali non ave­vamo con­sen­tito prima.

Ai «Mediac­ti­vi­stes» è dedi­cato il libro scritto da Domi­ni­que Car­don, ricer­ca­tore del labo­ra­to­rio R&D di France Tele­com e da Fabien Gra­n­jon, socio­logo di Orange Labs, pub­bli­cato da Scien­ce­sPo. Les Pres­ses, Paris, 2010.

I due autori hanno rico­struito l’evoluzione dei media per­so­nali, dall’origine, con­tro l’imperialismo cul­tu­rale e l’egemonia media­tica, ai mezzi di comu­ni­ca­zione par­te­ci­pa­tiva, allo svi­luppo dell’utopia di Inter­net, come soste­gno alla demo­cra­zia, ai limiti e ai pro­blemi, che, più o meno pale­se­mente, gli ope­ra­tori com­mer­ciali e poli­tici hanno posto e pon­gono al libero svi­luppo di conoscenza.

Mostrano come le atti­vità di sor­ve­glianza e con­trollo sulla Rete per il ripri­stino di ege­mo­nie di parte si vadano rea­liz­zando, con le limi­ta­zioni degli accessi, le cen­sure, le clas­si­fi­che delle pro­du­zioni infor­ma­tive, l’ordine di pre­sen­ta­zione dei siti nelle sequenze di videate per i link d’apertura.

La por­tata eman­ci­pa­trice della Rete viene inde­bo­lita con­ti­nua­mente, se quelli che hanno qual­cosa da dire rinun­ciano e si asten­gono dalla «guerra mas­sa­crante per la visi­bi­lità», in cui sono in ballo i modi alter­na­tivi di pre­sen­tare i fatti del mondo e la parità dei diritti.

Estratto da Irio­spark