lettori

Posted on 26 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2012 sull’ Industria dei Quotidiani in Italia

La settimana scorsa, nell’ambito della conferenza internazionale per l’industria dell’editoria e della stampa quotidiana, promossa da WAN-IFRA, l’associazione mondiale degli editori e della stampa quotidiana, da FIEG e da ASIG [Associazione Stampatori Italiana Giornali], è stato presentato il Rapporto 2012 sull’industria dei quotidiani in Italia.

La ricerca annuale sull’industria della stampa italiana analizza lo status quo dell’informazione quotidiana nel nostro Paese relativamente ai lettori, al mercato pubblicitario, agli indicatori economici e alla situazione occupazionale e retributiva del settore. Il rapporto si articola nelle diverse sezioni per 130 pagine complessive, come sempre, tutte da leggere.

Anche per fornire un contributo ulteriore al dibattito stimolato domenica in questi spazi relativamente all’audience dei quotidiani online, ho focalizzato la mia attenzione quest’oggi sulla parte relativa a lettori, readership e interesse verso, appunto, le edizioni online dei giornali nostrani.

Se l’andamento delle vendite di quotidiani continua a scivolare sempre più verso il basso, con il 2011 in flessione del 2,7% e i primi tre mesi di quest’anno intorno al -5% medio [Nota], secondo i dati Audipress ed Audiweb raccolti nel rapporto, non altrettanto avviene per i lettori di quotidiani che sono in crescita sia per l’edizione cartacea che per quella online.

Secondo i dati soprariportati vi sarebbero quasi 25 milioni di lettori di quotidiani su carta nel giorno medio, con una crescita di circa 4 milioni di lettori negli ultimi dieci anni [anche la curva tende alla stabilizzazione dalla 2^ rilevazione del 2010 in poi], e 3,3 milioni di lettori per le edizioni online, con un incremento di 1 milione di lettori dall’inizio delle rilevazioni [2010] ad oggi.

Si evidenzia dunque come la carta sia il mezzo di fruizione privilegiato con un rapporto di poco inferiore di 10 ad 1 rispetto all’online. Soprattutto, come viene citato nel rapporto, la differenza tra andamento delle vendite e lettura evidenzia come “l’informazione appare ormai a molti come una commodity alla quale non si riconosce un valore significativo”. Problema che qualcuno assimila, fa coincidere con quello dell’industria pornografica.

Aspetto che, come ricordavo pochi giorni fa, deve ulteriormente far riflettere sulla cura necessaria nella relazione con i lettori, con le persone, da parte dei giornali in un momento in cui “la pubblicazione è un bottone”, e la differenza, il valore aggiunto viene creato dai servizi aggiuntivi forniti e dall’apertura, nei contenuti e nella relazione, con il pubblico di riferimento.

Per quanto riguarda specificatamente le edizioni online dei giornali, nel rapporto si evidenzia come il 53,5% degli internauti non visiti mai il sito web di un quotidiano. Elemento che se, da un lato, rappresenta un bacino potenziale d’interesse, dall’altro lato, fa riflettere su come il problema dei numeri dell’audience dell’informazione nostrana non siano certamente solo riconducibili all’idioma, nonostante gli utenti internet nel giorno medio siano aumentati del 22%, mentre gli utenti dei siti dei quotidiani sono cresciuti del 47% tra il 2009 ed il 2011.

Si tratta evidentemente di dati generali che nelle pieghe delle medie statistiche celano andamenti spesso ben diversi tra loro com’è il caso, per citare un esempio, del buon andamento dell’edizione online del «Il Sole24Ore» e quello negativo di «L’Unità», che rischiano di alimentare la “reach” ma lasciano insoluto l’aspetto dei ricavi.

Per quelli, appare sempre più chiaro, non basta soddisfare il narcisismo dei numeri grossi, occorre diversificare, specializzarsi ed ottimizzare i processi. Ne parleremo domani, promesso.

Posted on 7 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Scenari & Complessità Emergenti

Il modello di business degli editori si è basato fondamentalmente sull’intreccio tra vendita di contenuti [+ confronto su FF] ai lettori e vendita di lettori agli investitori pubblicitari. Aspetti legati a doppio filo poiché la vendita [la diffusione] di un maggior numero di copie attira gli investimenti pubblicitari che a loro volta sostengono, alimentano, le possibilità di sviluppare testate che attirino i lettori. Per questo sin ora, i prezzi delle copie cartacee sono stati bassi e, addirittura, su internet prevalentemente gratuiti.

Attualmente però, il modello di business si è reso più articolato, più complesso. Robert Picard, professore di economia dei media ed autore di 24 testi sul tema, sintetizza egregiamente in uno schema l’attuale articolazione e maggior complessità che gli editori si trovano a dover affrontare.

Il variare delle condizioni della proposta effettuata on line ha dunque un impatto anche sulle performance della versione tradizionale, dell’edizione cartacea, del giornale [o pubblicazione periodica]. Condizione di complessità che, se possibile, si rende ancor più di difficile risoluzione con l’introduzione di altri format quali eReaders e mobile.

Il muro da abbattere non sembra perciò riguardare tanto quanto proteggere i contenuti e richiedere all’utenza il pagamento per la versione on line, bensì una ben più profonda e radicale trasformazione delle logiche di offerta che devono saper affrontare una frammentazione delle audience.

La vera motivazione di crisi degli investimenti pubblicitari risiede nell’incertezza della funzionalità degli attuali modelli e mezzi di comunicazione. Molti investitori ne hanno consapevolezza, è tempo che anche gli editori sorpassino l’approccio tattico che hanno avuto negli ultimi anni ed affrontino progressivamente, con una visione strategica d’assieme, il loro modello di offerta.

Posted on 15 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

I dieci mali del giornalismo

Il Rapporto annuale sul Giornalismo rilasciato, nella sua edizione per il 2009, dall’ Asociación de la Prensa de Madrid riassume in 10 punti gli attuali problemi del giornalismo:

  • Perdita di audience
  • Perdita di ricavi
  • Perdita di posti di lavoro
  • Perdita di diritti sul lavoro
  • Perdita di qualità
  • Perdita di indipendenza
  • Perdita di credibilità
  • Perdita di influenza
  • Perdita di riferimenti
  • Perdita di futuro

Constatazioni a tinte fosche su temi che sono stati evidenziati più volte anche all’interno di questi spazi e che ruotano fondamentalmente intorno al problema di come riuscire a riportare giornalismo e giornali verso chi li legge invece di centrarli sulle esigenze di terzi.

Indicazioni ed esempi sono concretamente disponibili è la disponibilità a raccoglierli che appare tutt’ora estremamente limitata, purtroppo.

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