lavoro

Never Giv Up
Posted on 29 ottobre 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Edizione “speciale” dedicata alle offerte di lavoro nell’ambito del marketing e della comunicazione.

  • Web Marketing & E-Commerce Specialist – Per azienda in ambito distribuzione beverage viene ricercata la figura di web marketing specialist con competenze di e-commerce. Zona di lavoro: provincia di Piacenza.
  • Digital Editorial Internship – Spreaker cerca un digital editorial internship con focus su social media e content curation. Zona di lavoro: Bologna
  • Social Media Digital Specialist – Enel è alla ricerca di esperti dinamici, intraprendenti e motivati da inserire nella struttura digital communication di holding. Zona di lavoro: Roma
  • Addetto Marketing & Comunicazione – Per società settore automotive si ricerca un addetto/a marketing & comunicazione. Zona di lavoro: provincia di Bergamo.
  • Esperto Customer Engagement – ENI cerca un esperto in customer engagement per sviluppo e gestione operativa [pianificazione, realizzazione e monitoraggio dei risultati] dei programmi di comunicazione relazionale, in particolare dei programmi di energy advisoring e di rewarding/loyalty. Zona di lavoro: provincia di Milano.
  • Social Media Specialist – Sky Italia ricerca social media specialist con focus su trasformazione delle linee guida editoriali e di marketing, in iniziative e contenuti social. Zona di lavoro: provincia di Milano.
  • Junior Marketing Specialist – Sisal cerca junior marketing specialist. Zona di lavoro: Milano

Inoltre, visto che da queste parti si mangiano dati a colazione, si segnala questa interessante opportunità in tale ambito.

  • Big Data Developer – La risorsa ricercata si occuperà di: sviluppo soluzioni Business Intelligence; sviluppo reporting solutions e analisi multi dimensionali; lavoro su integrazione dati attraverso ETL/API; esperienza nello sviluppo tramite framework di visualizzazione; applicazione metodologie Agile. Zona di lavoro: provincia di Bologna.

Buona fortuna!Never Giv Up

Matt-Katzenberger-Reading-in-a-Digital-Age-via-CC-on-Flickr
Posted on 31 luglio 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo – User experience, gestione dei commenti e consigli di lettura

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità tec­no­lo­gi­che nel mondo dell’informazione.

Notizie scalabili e moltiplicabili. In (28) diverse lingue, su diversi formati, velocemente e condivisibili, anche via mobile. Gli esperimenti sono in corso alla Bbc e si chiamano #bbcsocialfgure – immagine, cifra e link – e BBC Shorts – video quotidiani di 15 secondi con immagini e testo. L’idea è quella di creare conversazione attorno alle notizie, rendendo più facile e veloce la loro condivisione sui social media.

Hai perso il lavoro? C’è un gruppo su Facebook – che oggi ha più di 3mila contatti – che ti aiuta a trovare una soluzione alternativa. Mandare subito nuove application? Investire sulle pr? Frequentare corsi di aggiornamento? Meglio confrontarsi con chi ha già vissuto l’esperienza di ‘ripulire la propria scrivania’ da una redazione.

Ancora sui commenti. Dopo The Verge, Reuters e molti altri è il turno di Daily Dot, che chiude i commenti sul sito perché la conversazione “si è spostata sui social” e vuole provare a “detoxify the Web—to make it a cleaner, nicer, safer, and more inclusive place to live and work“. Federica Cherubini ne ha analizzato i casi e le motivazioni. Alla Stampa, segnala Pier Luca Santoro che ha scritto di buone pratiche di community management proprio questa settimana, grazie ai commenti su Facebook è stato rimosso un video giudicato di cattivo gusto dai lettori. In questo caso avrei preferito che i giornalisti ci avessero pensato prima, da soli.

Innovare investendo nella ricerca. Non solo di nuovi strumenti, applicazioni e format di notizie, ma anche sulla user experience. Lo hanno fatto Pro Publica e il Guardian quando hanno lanciato una nuova applicazione e un nuovo sito, chiedendo ai propri utenti di partecipare alla sperimentazione. Da imitare.

La diversità è una ricchezza. Non solo nel modo di raccontare una storia, ma anche nel modo in cui le comunità di persone sono equamente rappresentate in un redazione. C’è uno strumento messo a punto da Poynter con i dati dell’American Society of News Editors per esplorare la composizione dei team di giornalisti nelle redazioni degli Stati Uniti proprio attraverso questi dati. E in Italia? Poche le direttrici secondo l’analisi di Mara Cinquepalmi qui su Datamediahub e ancora meno i giornalisti non comunitari o stranieri presenti in redazione, che secondo una sentenza del tribunale di Torino non hanno comunque accesso a incarichi di dirigenza.

Trova l’esperto. Stavros Rougas e Ebrahim Ashrafizadeh, due ex reporter, hanno creato un tool per aiutare giornalisti e redazioni a trovare accademici, scienziati e ricercatori in grado di aiutarli nella redazione di un pezzo, come consulenti o parte di un team.

Cosa manca ai corsi per giornalisti? Secondo un’ex allieva di un corso della Boston University con indirizzo giornalistico, nella formazione dei futuri reporter ci sono sette punti che potrebbero essere migliorati, anche perché il mercato cambia di continuo e le competenze richieste ai giornalisti superano ormai quella scontata del “saper scrivere”. Nei corsi si dovrebbe insegnare: 1) come diventare freelance 2) come fare personal branding 3) grafica per social media 4) social media management 5) fotografia 6) come girare ed editare video 7) la gestione di un sito internet.

Collaborare in redazione. Con l’aiuto di strumenti come Slack. Sette news media digitali raccontano come lo usano per migliorare il proprio lavoro e cambiare la struttura dei processi decisionali e operativi. Sperimentato personalmente in diversi contesti, molto consigliato.

Google Tax in Spagna. La legislazione che impone a Google di pagare per mostrare i link dei giornali nei risultati del suo motore di ricerca di Google News ha fatto un sacco di danni. Uno studio rivela che il traffico è diminuito drasticamente, e molti altri aggregatori di feed e di notizie, che portavano click ai giornali, hanno preferito chiudere per evitare di pagare tassazioni aggiuntive.

Chi cerca cosa. Il Guardian vuole sviluppatori. Vox invece ha aperto una nuova sezione di vacancy in cui chiede esperti di Snapchat. Aggiornate i vostri cv.

Speciale vacanze :)

Un giro a Londra per il futuro del giornalismo. Una guida turistica “alternativa” della capitale britannica per passeggiare nei luoghi che hanno ispirato grandi giornalisti e redazioni pionieri dell’innovazione digitale. L’ha scritta Philip Di Salvo su Medium.

Letture estive. Lunghe, che meritano un evidenziatore in una mano e una matita nell’altra. Anche se state prendendo appunti sul tablet. Il volume che vi consigliamo parla di giornalismo, di modelli di successo e soprattutto evidenzia i fattori chiave che hanno fatto diventare Buzzfeed, Vice, il Guardian e il New York Times delle buone pratiche, non solo dal punto di vista del reporting, ma anche del business, a cui ispirarsi. Secondo Lucy Küng, autrice del volume “Innovators in Digital News” gli elementi “interconnessi” tra queste realtà sono sette e la loro forza sta nel circolo virtuoso che creano quando sono presenti e funziono insieme. In Italiano sono tradotti su Ejo.

 

BUON-NATALE
Posted on 24 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale 2014

Francesco fa il consulente free lance da diversi anni ormai e ama definirsi “il camionista della consulenza” poichè viaggia molto per lavoro anche se progressivamente negli anni con la diffusione della Rete è riuscito a ridurre sensibilmente gli spostamenti. È un bene che sia così, viaggiare è sempre più costoso e stressante e poi, anche se lo dice a denti stretti, ormai non è più giovanissimo e iniziano a pesargli le centinaia di chilometri in un giorno. D’altra parte, mi dice sorridendo, lui è si un camionista ma quando arriva non scarica ed ha finito, lui quando arriva inizia a lavorare.

Era diverso tempo che non ci vedevamo e così abbiamo deciso di prenderci un aperitivo insieme per Natale per raccontarcela un po’, come si suol dire, qualche giorno fa.

Dopo qualche battuta, inevitabilmente, si finisce per parlare di lavoro, d’altronde facciamo quasi lo stesso mestiere anche se lui ormai da anni lavora quasi esclusivamente nel settore automotive.

Abbassa gli occhi un po’ mesto mentre mi racconta che le condizioni di lavoro sono sempre più difficili, che con la crisi del settore automobilistico si lavora il doppio di dieci anni fa e si guadagna la metà. Se fai formazione ormai la progettazione non te la paga praticamente più nessuno ed anche le spese vive sono quasi sempre a tuo carico mi dice. 

La consulenza va un po’ meglio, “sai io ormai sono anni che lavoro per loro [nome brand casa automobilistica] e alla fine è grazie a questo che riesco a vivere ancora decentemente”, dice, “anche se anche lì si rischia sempre più di girar soldi con gli sgravi fiscali ridotti ai minimi termini, pensa che in un trimestre ho speso tremila euro di carburante e 800 di autostrada scaricando un paio di centinaia di euro in tutto, io mica uso la macchina per andare a spasso” concludendo con un imprecazione. “E poi adesso ci si è messo anche questo testa di [beep!] del galletto di Firenze ad aumentarci i contributi Inps, io ho più di 50 anni ma lo sa quello lì che se perdo il lavoro, se mi ammalo, a me non mi paga nessuno, se non riesco a mettere via qualcosa come faccio?”

Gli do una pacca sulla spalla, lo guardo dritto negli occhi e gli dico “pensa che io lavoro quasi solo nell’editoria, forse è ancora peggio”. Sorride, mi guarda dritto negli occhi, alza il bicchiere di vetro spesso con la sua solita caipiroska e lo sbatte fragorosamente contro il mio. Brindiamo, trangugiamo il cocktail tutto d’un fiato e ci abbracciamo. È Natale. Signorina altri due, grazie.

Un abbrac­cio sin­cero a voi e ai vostri cari, con l’augurio di un buon Natale pieno d’amore. Davvero.

BUON-NATALE

[*] Francesco, al quale per cor­ret­tezza ho fatto leg­gere in ante­prima que­sto rac­conto nono­stante venga uti­liz­zato uno pseu­do­nimo, mi ricorda che è pos­si­bile fare acqui­sti o dona­zioni allo IEO, io l’ho fatto. Anche que­sto è Natale; auguri ancora.

UP2U
Posted on 4 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Se il Giornale va in Scena con gli Users Generated Content

All’inizio di questa settimana «La Stampa» ha lanciato “UP2U”, talent show users generated content nato da un’idea della giornalista Giulia Vola, che qualche anno fa ha fatto un’esperienza nel mondo teatrale.

Per partecipare i candidati, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, devono inviare alla redazione un provino inedito. Un video, lungo non più di cinque minuti, che racconti [attraverso i gesti, le parole o l’espressione corporea] le realtà quotidiane. Ogni performance deve interpretare uno tra i seguenti temi di attualità: lavoro, cittadinanza, generazioni, cronaca [stra]ordinaria, corpore sano, amore e rivoluzione.

Sul mini-sito creato ad hoc c’è anche un blog dove scambiarsi opinioni e consigli su come realizzare i filmati. L’ultimo giorno per inviare i video – per posta, via mail o tramite un upload sul sito – è il 7 gennaio. Dopo tale data la gara entrerà nel vivo. Verranno selezionati trenta finalisti. Dodici [ovvero i primi due delle sei categorie] saranno scelti dallla “giuria popolare”, dalle persone che potranno votare i video selezionati, gli altri 18 da una giuria di esperti di teatro e giornalisti.

Il 23 gennaio il primo verdetto. Per chi supera questo scoglio si spalancheranno le porte della redazione. I prescelti, infatti, verranno nello studio de La Stampa tv a registrare una performance. Tutti i video realizzati saranno caricati online. Ci saranno anche i backstage delle registrazioni e le interviste ai protagonisti. Dal 9 marzo via alla seconda fase. I “live” affronteranno il giudizio di entrambe le giurie: quella popolare e quella di qualità. I vincitori scelti dalla Rete si esibiranno il 14 aprile ai Cantieri Ogr, una delle grandi realtà industriali di Torino che si è reinventata laboratorio artistico. Gli altri, invece, il giorno dopo, solcheranno il palco del Teatro Carignano.

UP2U

L’iniziativa del quotidiano torinese mi pare interessante da diversi punti di vista.

Sotto il profilo giornalistico costituisce una nuova modalità di narrazione, di raccontare la cronaca quotidiana. Utilizza la multimedialità della Rete fornendola di una “lettura artistica” della nostra quotidianità vista con gli occhi del lettore, delle persone.

E’ anche un modo per creare engagement, coinvolgimento online e, al tempo stesso, presidiare sul territorio di riferimento del quotidiano un rapporto diretto, un aspetto troppo a lungo trascurato nella relazione con i lettori.

Iniziativa decisamente fuori dal comune che mi [pre]occuperò di monitorare nel tempo per verificarne il livello di adesione da parte delle persone.

Posted on 24 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale

Una saletta affittata in un luxury boutique hotel, un 4 stelle stelle davvero unico nel suo genere, un po’ fuori mano ma con caratteristiche da lasciare di stucco anche chi, per piacere e per dovere, di alberghi ne ha visti davvero tanti nella sua vita.

Sandro [nome di fantasia], più di 20 anni passati tra scrivania e marciapiede nelle file del marketing e delle vendite, vi era arrivato dopo essere stato contattato via Linkedin. Una sua amica, una persona con la quale era in contatto da diverso tempo, lavorava già da un annetto in una web agency ed ora cercavano un direttore commerciale.

L’ambiente era quasi surreale, molto hi tech, glaciale. Più che in un hotel sembrava di essere nel  caveau di una banca o forse in una di quelle stanze a temperatura contrallata dove vengono custoditi i server. Un posto davvero strano, Sandro si guardava intorno smarrito, incerto, osservava l’ambiente con un sentimento misto tra meraviglia e repulsione.

Nella saletta che dava nell’ampio e luminoso ingresso dell’albergo c’era una coppia, un uomo ed una donna, giovani.

“Buongiorno e ben arrivato. Grazie di essere venuto. Si accomodi, prego” disse lei. Sandro prese posto, l’uomo, “un ragazzotto” di quelli che sotto gli abiti firmati all’ultima moda cercano di nascondere le proprie origini, alla sua destra, di fronte lei, la donna, tipo fine, forse con troppi gioielli addosso, dai tratti del viso tradiva una certa rigidità avrebbero detto gli esperti di fisiognomica.

“Siamo una start up, fondata un anno fa,vogliamo fare le cose per bene.  Il primo anno è andato bene e siamo già a pareggio di bilancio, sà siamo una SPA”, ci tenne a sottolineare subito l’uomo. “Abbiamo 11 agenti e sin ora me ne sono occupato io”, continuò, “ma ora vogliamo espanderci, arrivare a coprire tutta Italia e per questo cerchiamo un direttore commerciale, una persona di esperienza che abbia il presidio di quest’area dell’azienda, così potrò, finalmente fare l’Amministratore Delegato a tempo pieno” concluse, non senza far trasparire il proprio orgoglio mentre ne parlava.

A quell’incontro, come succede sempre in questi casi, ne seguirono altri e, alla fine, Sandro, nonostante un penoso mercanteggiamento sulle condizioni economiche, decise di accettare.  Si a lui, anche se non era più giovanissimo, le sfide piacevano ancora, gli piaceva l’idea di mettersi in gioco e dare il suo contributo alla riuscita di un progetto imprenditoriale, al raggiungimento di un successo.

Bastarono pochi giorni di lavoro per capire che i numeri citati in fase di colloquio erano distanti dalla realtà e meno di un paio di mesi per stabilire che il percorso e gli obiettivi erano da rivedere, da ridefinire sia in  termini di curva di sviluppo che a livello di approccio strategico.

Sandro, com’era abituato a fare da sempre nel suo lavoro, al termine del terzo mese scrisse un documento di analisi. Una fotografia della situazione del primo trimestre, problemi, difficoltà e, ovviamente, proposte di soluzione. Lo rilesse un paio di volte, smussò qualche eccesso cercando di ammorbidire se non la sostanza almeno la forma e lo mandò per mail all’Amministratore Delegato e, per conoscenza, alla Responsabile Amministrativa, la donna, partner con una quota di minoranza della società. “Vi prego di considerare il documento allegato una base di discussione, elemento di confronto fattivo che spero di avere al più presto”  c’era scritto in calce alla mail come accompagnamento.

Il confronto, per così dire, avvenne solo a distanza di oltre 40 giorni nella sala colazioni di un albergo romano dove si erano recati per fare delle selezioni di agenti per la zona. Sandro parlava e lui, il ragazzotto-ceo-salumiere, annuiva mentre tutta la sua attenzione era dedicata all’inizializzazione del nuovo iPhone.

Dopo quell’incontro le relazioni inevitabilmente si affievolirono, Sandro, pur con riserve sempre maggiori, continuava nel suo lavoro per quanto possibile ma le telefonate da giornaliere si fecero prima settimanali e poi cessarono per addirittura due settimane consecutive.

Dopo un periodo così lungo di silenzio Sandro decise di mettere da parte l’orgoglio e di chiamare lui, la situazione andava sbloccata. Si c’era un incontro fissato già a fine mese ma era passato così tanto tempo che… e poi voleva sapere che ne era stato del suo compenso, in ritardo, anche, questa volta. Il telefono squillava a vuoto, lui, il CEO, era sempre così occupato, anche se non aveva mai capito a fare  cosa  Sandro ci si era abituato. Mandò l’ennesima e-mail.

Gli fu risposto, in buona sostanza, che i rapporti erano interrotti, che non lavorava più per quella società e che non sarebbe stato pagato.

Sono passati circa 6 mesi da allora e l’avvocato l’ha informato ieri che il suo omologo della controparte, della società in questione, dice che non hanno i soldi per pagare, che bisogna avere pazienza ancora un po’, che pagheranno [il 30% del dovuto] appena possono.  Sandro ha detto al suo avvocato di non aspettare più e di procedere legalmente per il recupero nelle opportuni sedi del totale della somma sperando che i tempi della giustizia non siano eccessivamente dilatati, in queste cose non si sà mai quando e come  va a finire.

Una storia che ho voluto raccontare, uscendo da i temi normalmente trattati in questi spazi, per narrare come spesso funzionano le cose in questo Paese, nazione dei doveri e dei diritti sulla carta in cui il furbo sfrutta le pieghe dell’inefficienza statale per prevaricare il prossimo. Sono cose che, ahimè, succedono molto più spesso di quanto si pensi.

Una buona coscienza è un Natale perpetuo – Benjamin Franklin. Buon Natale a voi tutti tranne a chi è senza coscienza.

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti