lavoro

UP2U
Pubblicato il 4 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Se il Giornale va in Scena con gli Users Generated Content

All’inizio di que­sta set­ti­mana «La Stampa» ha lan­ciato “UP2U”, talent show users gene­ra­ted con­tent nato da un’idea della gior­na­li­sta Giu­lia Vola, che qual­che anno fa ha fatto un’esperienza nel mondo teatrale.

Per par­te­ci­pare i can­di­dati, di età com­presa tra i 18 e i 35 anni, devono inviare alla reda­zione un pro­vino ine­dito. Un video, lungo non più di cin­que minuti, che rac­conti [attra­verso i gesti, le parole o l’espressione cor­po­rea] le realtà quo­ti­diane. Ogni per­for­mance deve inter­pre­tare uno tra i seguenti temi di attua­lità: lavoro, cit­ta­di­nanza, gene­ra­zioni, cro­naca [stra]ordinaria, cor­pore sano, amore e rivoluzione.

Sul mini-sito creato ad hoc c’è anche un blog dove scam­biarsi opi­nioni e con­si­gli su come rea­liz­zare i fil­mati. L’ultimo giorno per inviare i video — per posta, via mail o tra­mite un upload sul sito — è il 7 gen­naio. Dopo tale data la gara entrerà nel vivo. Ver­ranno sele­zio­nati trenta fina­li­sti. Dodici [ovvero i primi due delle sei cate­go­rie] saranno scelti dallla “giu­ria popo­lare”, dalle per­sone che potranno votare i video sele­zio­nati, gli altri 18 da una giu­ria di esperti di tea­tro e giornalisti.

Il 23 gen­naio il primo ver­detto. Per chi supera que­sto sco­glio si spa­lan­che­ranno le porte della reda­zione. I pre­scelti, infatti, ver­ranno nello stu­dio de La Stampa tv a regi­strare una per­for­mance. Tutti i video rea­liz­zati saranno cari­cati online. Ci saranno anche i back­stage delle regi­stra­zioni e le inter­vi­ste ai pro­ta­go­ni­sti. Dal 9 marzo via alla seconda fase. I “live” affron­te­ranno il giu­di­zio di entrambe le giu­rie: quella popo­lare e quella di qua­lità. I vin­ci­tori scelti dalla Rete si esi­bi­ranno il 14 aprile ai Can­tieri Ogr, una delle grandi realtà indu­striali di Torino che si è rein­ven­tata labo­ra­to­rio arti­stico. Gli altri, invece, il giorno dopo, sol­che­ranno il palco del Tea­tro Carignano.

UP2U

L’iniziativa del quo­ti­diano tori­nese mi pare inte­res­sante da diversi punti di vista.

Sotto il pro­filo gior­na­li­stico costi­tui­sce una nuova moda­lità di nar­ra­zione, di rac­con­tare la cro­naca quo­ti­diana. Uti­lizza la mul­ti­me­dia­lità della Rete for­nen­dola di una “let­tura arti­stica” della nostra quo­ti­dia­nità vista con gli occhi del let­tore, delle persone.

E’ anche un modo per creare enga­ge­ment, coin­vol­gi­mento online e, al tempo stesso, pre­si­diare sul ter­ri­to­rio di rife­ri­mento del quo­ti­diano un rap­porto diretto, un aspetto troppo a lungo tra­scu­rato nella rela­zione con i lettori.

Ini­zia­tiva deci­sa­mente fuori dal comune che mi [pre]occuperò di moni­to­rare nel tempo per veri­fi­carne il livello di ade­sione da parte delle persone.

Pubblicato il 24 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale

Una saletta affit­tata in un luxury bou­ti­que hotel, un 4 stelle stelle dav­vero unico nel suo genere, un po’ fuori mano ma con carat­te­ri­sti­che da lasciare di stucco anche chi, per pia­cere e per dovere, di alber­ghi ne ha visti dav­vero tanti nella sua vita.

San­dro [nome di fan­ta­sia], più di 20 anni pas­sati tra scri­va­nia e mar­cia­piede nelle file del mar­ke­ting e delle ven­dite, vi era arri­vato dopo essere stato con­tat­tato via Lin­ke­din. Una sua amica, una per­sona con la quale era in con­tatto da diverso tempo, lavo­rava già da un annetto in una web agency ed ora cer­ca­vano un diret­tore commerciale.

L’ambiente era quasi sur­reale, molto hi tech, gla­ciale. Più che in un hotel sem­brava di essere nel  caveau di una banca o forse in una di quelle stanze a tem­pe­ra­tura con­tral­lata dove ven­gono custo­diti i ser­ver. Un posto dav­vero strano, San­dro si guar­dava intorno smar­rito, incerto, osser­vava l’ambiente con un sen­ti­mento misto tra mera­vi­glia e repulsione.

Nella saletta che dava nell’ampio e lumi­noso ingresso dell’albergo c’era una cop­pia, un uomo ed una donna, giovani.

“Buon­giorno e ben arri­vato. Gra­zie di essere venuto. Si acco­modi, prego” disse lei. San­dro prese posto, l’uomo, “un ragaz­zotto” di quelli che sotto gli abiti fir­mati all’ultima moda cer­cano di nascon­dere le pro­prie ori­gini, alla sua destra, di fronte lei, la donna, tipo fine, forse con troppi gio­ielli addosso, dai tratti del viso tra­diva una certa rigi­dità avreb­bero detto gli esperti di fisiognomica.

“Siamo una start up, fon­data un anno fa,vogliamo fare le cose per bene.  Il primo anno è andato bene e siamo già a pareg­gio di bilan­cio, sà siamo una SPA”, ci tenne a sot­to­li­neare subito l’uomo. “Abbiamo 11 agenti e sin ora me ne sono occu­pato io”, con­ti­nuò, “ma ora vogliamo espan­derci, arri­vare a coprire tutta Ita­lia e per que­sto cer­chiamo un diret­tore com­mer­ciale, una per­sona di espe­rienza che abbia il pre­si­dio di quest’area dell’azienda, così potrò, final­mente fare l’Amministratore Dele­gato a tempo pieno” con­cluse, non senza far tra­spa­rire il pro­prio orgo­glio men­tre ne parlava.

A quell’incontro, come suc­cede sem­pre in que­sti casi, ne segui­rono altri e, alla fine, San­dro, nono­stante un penoso mer­can­teg­gia­mento sulle con­di­zioni eco­no­mi­che, decise di accet­tare.  Si a lui, anche se non era più gio­va­nis­simo, le sfide pia­ce­vano ancora, gli pia­ceva l’idea di met­tersi in gioco e dare il suo con­tri­buto alla riu­scita di un pro­getto impren­di­to­riale, al rag­giun­gi­mento di un successo.

Basta­rono pochi giorni di lavoro per capire che i numeri citati in fase di col­lo­quio erano distanti dalla realtà e meno di un paio di mesi per sta­bi­lire che il per­corso e gli obiet­tivi erano da rive­dere, da ride­fi­nire sia in  ter­mini di curva di svi­luppo che a livello di approc­cio strategico.

San­dro, com’era abi­tuato a fare da sem­pre nel suo lavoro, al ter­mine del terzo mese scrisse un docu­mento di ana­lisi. Una foto­gra­fia della situa­zione del primo tri­me­stre, pro­blemi, dif­fi­coltà e, ovvia­mente, pro­po­ste di solu­zione. Lo rilesse un paio di volte, smussò qual­che eccesso cer­cando di ammor­bi­dire se non la sostanza almeno la forma e lo mandò per mail all’Amministratore Dele­gato e, per cono­scenza, alla Respon­sa­bile Ammi­ni­stra­tiva, la donna, part­ner con una quota di mino­ranza della società. “Vi prego di con­si­de­rare il docu­mento alle­gato una base di discus­sione, ele­mento di con­fronto fat­tivo che spero di avere al più pre­sto”  c’era scritto in calce alla mail come accompagnamento.

Il con­fronto, per così dire, avvenne solo a distanza di oltre 40 giorni nella sala cola­zioni di un albergo romano dove si erano recati per fare delle sele­zioni di agenti per la zona. San­dro par­lava e lui, il ragazzotto-ceo-salumiere, annuiva men­tre tutta la sua atten­zione era dedi­cata all’inizializzazione del nuovo iPhone.

Dopo quell’incontro le rela­zioni ine­vi­ta­bil­mente si affie­vo­li­rono, San­dro, pur con riserve sem­pre mag­giori, con­ti­nuava nel suo lavoro per quanto pos­si­bile ma le tele­fo­nate da gior­na­liere si fecero prima set­ti­ma­nali e poi ces­sa­rono per addi­rit­tura due set­ti­mane consecutive.

Dopo un periodo così lungo di silen­zio San­dro decise di met­tere da parte l’orgoglio e di chia­mare lui, la situa­zione andava sbloc­cata. Si c’era un incon­tro fis­sato già a fine mese ma era pas­sato così tanto tempo che… e poi voleva sapere che ne era stato del suo com­penso, in ritardo, anche, que­sta volta. Il tele­fono squil­lava a vuoto, lui, il CEO, era sem­pre così occu­pato, anche se non aveva mai capito a fare  cosa  San­dro ci si era abi­tuato. Mandò l’ennesima e-mail.

Gli fu rispo­sto, in buona sostanza, che i rap­porti erano inter­rotti, che non lavo­rava più per quella società e che non sarebbe stato pagato.

Sono pas­sati circa 6 mesi da allora e l’avvocato l’ha infor­mato ieri che il suo omo­logo della con­tro­parte, della società in que­stione, dice che non hanno i soldi per pagare, che biso­gna avere pazienza ancora un po’, che paghe­ranno [il 30% del dovuto] appena pos­sono.  San­dro ha detto al suo avvo­cato di non aspet­tare più e di pro­ce­dere legal­mente per il recu­pero nelle oppor­tuni sedi del totale della somma spe­rando che i tempi della giu­sti­zia non siano ecces­si­va­mente dila­tati, in que­ste cose non si sà mai quando e come  va a finire.

Una sto­ria che ho voluto rac­con­tare, uscendo da i temi nor­mal­mente trat­tati in que­sti spazi, per nar­rare come spesso fun­zio­nano le cose in que­sto Paese, nazione dei doveri e dei diritti sulla carta in cui il furbo sfrutta le pie­ghe dell’inefficienza sta­tale per pre­va­ri­care il pros­simo. Sono cose che, ahimè, suc­ce­dono molto più spesso di quanto si pensi.

Una buona coscienza è un Natale per­pe­tuo — Ben­ja­min Frank­lin. Buon Natale a voi tutti tranne a chi è senza coscienza.

Pubblicato il 14 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Gioco dell’Oca per Freelance

L’esperto di mar­ke­ting, il Web desi­gner, il for­ma­tore, il tec­nico di labo­ra­to­rio, l’analista di pro­cessi orga­niz­za­tivi, il copy­w­ri­ter, sono solo alcune delle nuove pro­fes­sioni «indi­pen­denti», emerse anche in Ita­lia negli ultimi trent’anni, ma esplose negli ultimi dieci. Appar­ten­gono all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro nelle aziende, pas­sate da una pre­va­lenza di atti­vità ese­cu­tive, carat­te­ri­sti­che di sistemi pro­dut­tivi, col­le­gati in gerar­chie di rap­porti con il mer­cato e il con­te­sto di rife­ri­mento ad altre, in rete e basate sulle pro­fes­sio­na­lità dei lavoratori.

Sono il frutto dei feno­meni chia­mati glo­ba­liz­za­zione, nuove tec­no­lo­gie, eco­no­mia della conoscenza.

I qua­dri inter­medi e tec­nici, super­com­pe­tenti dei pro­cessi azien­dali, di un’azienda, che li teneva presso di sé a lungo, hanno dovuto aggior­narsi con­ti­nua­mente a nuovi modi di pro­du­zione in rap­porto con­ti­nuo con i clienti, i for­ni­tori e gli sta­ke­hol­der, acqui­sire quella fles­si­bi­lità ope­ra­tiva, diven­tata utile quando gli orga­nici sono dimi­nuiti, le delo­ca­liz­za­zioni e le ristrut­tu­ra­zioni sono diven­tate regola.

L’infografica pub­bli­cata da Masha­ble, seguendo lo schema del gioco dell’oca, per­mette di gio­care la simu­la­zione della vita da free­lance della quale sin­te­tizza van­taggi e svantaggi.

Per appro­fon­dire:

- Il libro di Bolo­gna e Banfi «Vita da free­lance» fa il punto sui lavo­ra­tori della cono­scenza, la loro con­di­zione pro­fes­sio­nale e sociale, le pro­spet­tive future.

- Il Mani­fe­sto dei lavo­ra­tori auto­nomi di seconda generazione.

Pubblicato il 22 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

Se Potessi Avere 1000 Lire al Mese

Verso la fine del 2010 era esploso il caso di Paola Caruso, gior­na­li­sta pre­ca­ria al Cor­riere della Sera, dive­nuta icona, sim­bolo, forse suo mal­grado, delle dif­fi­cili con­di­zioni lavo­ra­tive legate al pre­ca­riato anche per una pro­fes­sione ambita e con­si­de­rata eli­ta­ria quale quella del giornalista.

Minor impatto media­tico e minor atten­zione, sin ora, sta otte­nendo una sto­ria, tanto simile quanto emble­ma­tica della situa­zione, venuta alla luce in que­sti giorni.

Monica Pic­ci­nini, gior­na­li­sta pro­fes­sio­ni­sta, il 16 marzo scorso ha aperto un blog il cui nome, “il cinico è adatto a que­sto mestiere”, la dice lunga sui dodici anni di lavoro usa e getta che rac­conta nell’unico arti­colo pub­bli­cato.

Una sin­tesi a ritroso dal 1998 ai giorni nostri di ordi­na­rie sto­rie di invo­lon­tari eroi­smi quo­ti­diani, col­la­bo­ra­zioni con testate note carat­te­riz­zate sem­pre  dal leit­mo­tiv di un’epoca buia per i diritti fon­da­men­tali delle persone.

L’ennesimo caso di esa­spe­ra­zione det­tata da con­di­zioni di lavoro inde­gne tanto dif­fuse da dare luogo al recente avvio della cam­pa­gna “Non lavoro per meno di 50 euro”, che si richiama ideal­mente allo scio­pero degli immi­grati con­tro il caporalato.

Sono sto­rie di ano­mala nor­ma­lità sulla faci­lità immo­rale con la quale si inter­viene con la scure nei tagli al per­so­nale e si ricama di fino, per così dire, su aspetti che offri­reb­bero pos­si­bili recu­peri con­tri­bu­tivi ai quali pare nes­suno sia interessato.

Pubblicato il 23 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

L’Albero della Vita

Il set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense New­sweek ha reso dispo­ni­bile recen­te­mente un’applicazione web based che con­sente di creare l’albero della pro­pria vita lavorativa.

Career Tree per­mette di visua­liz­zare la sin­tesi del pro­prio per­corso for­ma­tivo e lavo­ra­tivo uti­liz­zando il pro­prio pro­filo su lin­ke­din o, in alter­na­tiva, pro­durre la ver­sione pre­fe­rita autonomamente.

La rea­liz­za­zione, che può essere con­di­visa su Face­book e Twit­ter e con coloro che hanno un iti­nere simile, ad ogni varia­zione verrà modi­fi­cata ed aggior­nata ampliando le ramificazioni.

Con­ferma di come la rete renda ogni aspetto della per­sona sem­pre più sociale non­chè ausi­lio ai fret­to­losi head hunters.

- Pro­filo Pro­fes­sio­nale Pier Luca San­toro — Clicca per Ingrandire —

Pubblicato il 17 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Linkedin Clichè

Dati, cifre, sta­ti­sti­che e rias­sunti si inse­guono e ci per­se­gui­tano ricor­ren­te­mente in que­sto periodo dell’anno.

Dicem­bre è il mese delle clas­si­fi­che e delle pre­vi­sioni per il futuro pros­simo ven­turo per antonomasia.

Essendo Lin­ke­din un social net­work con fina­lità esclu­si­va­mente atti­nenti al mondo del lavoro, tra tutte le reti sociali è quella rela­ti­va­mente alla quale fil­trano meno informazioni.

Anche per que­sto motivo mi è sem­brata di par­ti­co­lare inte­resse la mappa dei ter­mini, delle defi­ni­zioni più usate dagli iscritti per descri­vere le pro­prie com­pe­tenze pub­bli­cata que­sta set­ti­mana   dal net­work più uti­liz­zato in asso­luto da diri­genti e pro­fes­sio­nals di tutto il mondo.

Dall’ana­lisi con­dotta su 85 milioni di pro­fili emerge come il ter­mine mag­gior­mente uti­liz­zato nelle descri­zioni del pro­prio pro­filo sia la parola “innovativo”.

Ter­mine che alla luce dei risul­tati appare para­dos­sale, con­fer­mando in realtà esat­ta­mente il con­tra­rio:  la pro­pen­sione agli ste­reo­tipi, ai clichè.

 

Pubblicato il 25 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Eroi

Sospeso lo scio­pero della fame si affie­vo­li­sce l’eco della pro­te­sta di Paola Caruso, che con la sua ini­zia­tiva ha fatto emer­gere come il pre­ca­riato sia un feno­meno che coin­volge e col­pi­sce pro­fes­sioni tra­di­zio­nal­mente con­si­de­rate eli­ta­rie e sicure.

E’ un feno­meno tra­sver­sale a mol­tis­sime pro­fes­sioni, fatto di insi­cu­rezze, ricat­ta­bi­lità e com­pensi al ribasso, che con­ferma come la strut­tura sociale si sia evo­luta mutando da pira­mi­dale a cles­si­dra schiac­ciando pre­va­len­te­mente verso il basso quello che una volta veniva defi­nito il ceto medio.

A que­ste dina­mi­che è dedi­cata la gra­phic novel “The Adven­tu­res of  Unem­ployed Man” [Le Avven­ture di un Disoc­cu­pato] che descrive avven­ture e disav­ven­ture di milioni di nuovi eroi alle prese con la più grave reces­sione che si ricordi.

Con intel­li­genza ed umo­ri­smo gli autori trat­teg­giano le peri­pe­zie, la quo­ti­dia­nità di coloro che si tro­vano in que­sta con­di­zione, affian­cando al per­so­nag­gio prin­ci­pale, dise­gnato come un super man dei giorni nostri, tutta una serie di figure che descri­vono egre­gia­mente  il mondo del lavoro attuale e i suoi contorni.

Da “Won­der Mother”, la mas­saia che lotta per far qua­drare il bilan­cio fami­liare a “Master of Degrees”, stu­dente a vita per costri­zione, pas­sando per “The Firing Squad”, il team azien­dale dedi­cato ai licen­zia­menti, e “The Outsour­ce­rer”, mago azien­dale della ridu­zione di costi, la ric­chezza nar­ra­tiva è dav­vero tale.

La novella gra­fica se, da un lato, con­ferma il valore di que­sta forma di sto­ry­tel­ling, dall’altro, ripro­pone la neces­sità dif­fusa di forme di “flexi-sicurezza” ade­guate all’attuale scenario.

Pubblicato il 14 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Precario

Secondo la defi­ni­zione del dizio­na­rio eti­mo­lo­gico, pre­ca­rio deriva dal latino prex: pre­ghiera, la cui pre­po­si­zione è per­ciò otte­nuto per pre­ghiera. Atti­vità dun­que, che si eser­cita con per­mis­sione, per tol­le­ranza altrui; quindi che non dura sem­pre ma quanto vuole il concedente.

E’ que­sta, in buona sostanza, la rispo­sta che Paola, gior­na­li­sta al Cor­riere della Sera da 7 anni, ha otte­nuto alla sua richie­sta di spie­ga­zioni.

Sono situa­zioni sem­pre più dif­fuse, anche, in ambito gior­na­li­stico, che la pro­fes­sio­ni­sta del quo­ti­diano diretto da De Bor­toli ha deciso di non voler più con­di­vi­dere nè sop­por­tare ini­ziando uno scio­pero della fame e della sete per pro­te­sta.

“Il Gior­na­laio” è con lei.

Ne par­lano: Michele Boroni ‚ Gigi Cogo ‚ Frien­d­Feed,  Ales­san­dro Gilioli,  Vit­to­rio Paste­ris,  Nicola Mat­tinaDely­mith,  Che cosa ci fac­cio io qui?,  Blaster’s Home,  Info­servi,  Non guardo la tivù,  Tel­coeye,  I diva­ga­tori scien­ti­fici,  Wally’s weblog,  Bat­chiara.…..

Pubblicato il 12 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Il Troppo Stroppia

Come veniva evi­den­ziato dai dati ripresi nell’arti­colo di gio­vedì scorso, la crisi edi­to­riale, come in tutti i set­tori indu­striali, ha impatto, anche, su quelle che per­so­nal­mente pre­fe­ri­sco chia­mare umane risorse nell’ipotesi che inver­tendo i fat­tori il risul­tato cambi.

La parte pre­pon­de­rante, o almeno quella più visi­bile, dell’informazione è affi­data al lavoro dei gior­na­li­sti che per defi­ni­zione ne sono i prin­ci­pali autori.

Recen­te­mente, durante un incon­tro tra amici, mi è stato rac­con­tato, da una per­sona che vi lavora all’interno, che una nota casa edi­trice, mul­ti­na­zio­nale con impor­tante pre­senza ita­liana, su uno staff di 500 per­sone aveva un orga­nico di 250 gior­na­li­sti, un peso strut­tu­rale eco­no­mico  non indifferente.

Pare che nel nostro paese sia una realtà diffusa.

Secondo i dati del recente rap­porto dell’ OECD, il nostro paese  è quello che, tra tutte le nazioni prese in con­si­de­ra­zione, pre­senta il rap­porto più sfa­vo­re­vole tra numero di gior­na­li­sti impie­gati e copie di quo­ti­diani vendute.

Que­sto impatta, ovvia­mente sulla mar­gi­na­lità ope­ra­tiva delle imprese attive in que­sto set­tore che si affi­dano, molto di più che qual­siasi altra nazione al mondo, ai sus­sidi, alle sov­ven­zioni sta­tali per sostenersi.

Rispetto alla Sve­zia il nostro paese ha un numero di let­tori per 1000 abi­tanti quat­tro volte infe­riore ma sov­ven­zioni ben 12 volte supe­riori, sem­pre in ter­mini di incidenza.

Dif­fi­cile in que­ste con­di­zioni par­lare di libertà d’informazione, si sa che, come viene detto popo­lar­mente, “chi mi dà da man­giare lo chiamo papà”.

Non vi è dub­bio, il troppo strop­pia da più di un punto di vista.

Pubblicato il 8 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Crisi dell’Editoria & Riflessi Occupazionali

Il recente rap­porto dell’ OECD sui nuovi modelli d’informazione gior­na­li­stica rile­vava, tra l’altro, come l’editoria gior­na­li­stica non sia sol­tanto un impor­tante fat­tore di cono­scenza e di demo­cra­zia, attra­verso la for­ma­zione dell’opinione pub­blica, ma anche un impor­tante attore eco­no­mico, che fa da traino sul mer­cato dei con­sumi e pro­duce occupazione.

La chiu­sura di molti gior­nali in paesi avan­zati, ha pro­vo­cato uno spo­sta­mento delle per­sone impie­gate nelle pro­fes­sioni gior­na­li­sti­che o ammi­ni­stra­tive verso la pro­du­zione digi­tale di noti­zie e fuori dell’informazione.

Dopo l’eccellente lavoro svolto da Ciro Pel­le­grino ad ini­zio anno rela­ti­va­mente al nostro paese, arriva ora una map­pa­tura della situa­zione occu­pa­zio­nale negli USA.

Paper Cuts, infatti, ha rea­liz­zato una mappa inte­rat­tiva della per­dita di posti di lavoro dovuta alla crisi dell’editoria sta­tu­ni­tense. E’ pos­si­bile visua­liz­zare il numero di licen­zia­menti dal 2007 ad oggi, il numero di gior­nali che hanno chiuso i bat­tenti e la realtà [meno rosea di quanto venga spesso dipinta o imma­gi­nata] dei quo­ti­diani esclu­si­va­mente digi­tali.

Altre indi­ca­zioni d’interesse in quest’ambito sono rese dispo­ni­bili da Wage Indi­ca­tor che ana­lizza i salari per distinte pro­fes­sioni, com­presa quella gior­na­li­stica, in 75 nazioni Ita­lia inclusa.

Per non guar­dare sola­mente al “bic­chiere mezzo vuoto” potrebbe essere inte­res­sante rea­liz­zare altret­tanto una map­pa­tura delle aper­ture e delle assun­zioni. Potrebbe risul­tare un’importante test di realtà; se ave­ste voglia di col­la­vo­rare all’idea met­tete un dito qui sotto nei com­menti. Grazie.

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