la repubblica

Repubblica Social Ad Comments
Pubblicato il 23 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Ads De Noantri

Riprende la rubrica men­sile “de noan­tri” dedi­cata al meglio del peg­gio, alle cat­tive pra­ti­che, non tanto per pun­tare il dito con fare accu­sa­to­rio quanto per spro­nare a fare di meglio.

È oggi la volta dei social ads, dell’advertising sui social e ovvia­mente in par­ti­co­lare su Face­book. Lo spunto viene for­nito da la Repub­blica che pro­muove appunto con que­sto for­mat l’abbonamento alla pro­pria ver­sione digitale.

Repubblica Social Ad FB

 

Evi­den­te­mente la gestione dell’annuncio pub­bli­ci­ta­rio non deve essere stata affi­data ad un pro­fes­sio­ni­sta degno di que­sto nome se si con­si­dera che, pur essendo attivo dal 26 di set­tem­bre, in circa un mese “piace” a sole 88 per­sone. È chiaro che la sele­zione del tar­get dell’annuncio è stata fatta senza la neces­sa­ria cura, in maniera troppo generale.

Aspetto che emerge con ancor mag­gior chia­rezza leg­gendo i 22 com­menti [a que­sto momento]. Com­menti che sono tutti di insulti, di spre­gio nei con­fronti del quo­ti­diano, chiaro segno che l’annuncio è stato mostrato a per­sone a cui non piace. Ulte­riore segno di debo­lezza nella gestione per un quo­ti­diano la cui pagina Face­book piace alla bel­lezza di quasi due milioni di persone.

Repubblica Social Ad Comments

Com­menti che ancora una volta [sigh!] non ven­gono mode­rati, gestiti, nono­stante con­ten­gano scur­ri­lità di vario genere, come ahimè suc­cede anche per la pagina Face­book stessa del giornale.

Non sarà un caso se tra i casi di suc­cesso che Face­book pro­pone nella pro­pria sezione busi­ness, quella dedi­cata agli inser­zio­ni­sti, non vi sia nes­suno dei media ma siano pre­senti solo imprese di altri settori.

Set­tori che quando pia­ni­fi­cano delle cam­pa­gne su Face­book rispon­dono ai com­menti che ven­gono fatti dalle per­sone, gesti­scono le obie­zioni che ven­gono mosse, dia­lo­gano a tono, dimo­strando che esi­ste la pos­si­bi­lità di farlo, volendo.

In uno dei tanti arti­coli, di oltre due anni fa, che com­pa­iono in Rete sul social media mar­ke­ting viene tra le altre cose scritto: “If you don’t know the peo­ple, or don’t care, it’s pro­ba­bly not social media. It’s just media. It doesn’t mat­ter if it’s crea­ted by an indi­vi­dual or a corporation”. 

Mi pare un’ottima sin­tesi di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese gesti­scono la loro pre­senza sui social, inclusa quella a paga­mento. I social ads de noantri…

Bonus track quello da fare e da non fare, appunto, con gli ads su Facebook.

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Pubblicato il 13 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

La Specializzazione Paga

Sono stati dif­fusi all’inizio di que­sta set­ti­mana i dati ADS con le ven­dite, secondo quanto dichia­rato dagli edi­tori, di cia­scun quotidiano.

Human High­way, da quando ADS ha ini­ziato, al prin­ci­pio di quest’anno, a pub­bli­care anche le copie digi­tali sta facendo un utile ser­vi­zio di rac­colta e visua­liz­za­zione dei dati.

Nella let­tura dei dati pub­bli­cati alcune avver­tenze d’uso pos­sono essere di ausi­lio per la cor­retta inter­pre­ta­zione degli stessi. Come mostra la tabella sot­to­stante, i due quo­ti­diani che ven­dono il mag­gior numero di copie digi­tali, «Il Sole24Ore» e «Il Cor­riere della Sera», hanno una inci­denza non tra­scu­ra­bile delle ven­dite in bundle, in abbi­na­mento carta+digitale, che per il quo­ti­diano di Con­fin­du­stria pesano il 37.5%% del totale delle copie digi­tali, e per la testata di [ex?] Via Sol­fe­rino rap­pre­sen­tano il 18.3%.

- Fonte: ADS Ottobre 2013 / Clicca per Ingrandire /

- Fonte: ADS Otto­bre 2013 / Clicca per Ingrandire -

Non sono tra­scu­ra­bili nem­meno le ven­dite di copie mul­ti­ple digi­tali che per i due quo­ti­diani eco­no­mico– finan­ziari e per i due “big players”[Corsera & Repub­blica] hanno un-incidenza signi­fi­ca­tiva rispetto al totale.

Osser­vando il trend di ven­dite delle copie digi­tali dal gen­naio 2013 ad oggi si nota come siano «Il Sole24Ore», primo in asso­luto con 103mila copie [pari al 40% del totale delle ven­dite] e «Ita­lia Oggi», i cui valori di abbo­na­menti digi­tali sono ormai quasi pari a quelli per la ver­sione car­ta­cea, i due quo­ti­diani che mostrano la mag­gior dina­mi­cità ed  ed il mag­gior tasso di cre­scita men­tre per tutte le altre testate dopo lo sprint ini­ziale è “calma piatta”

Resta un caso da osser­vare con atten­zione «L’Unione Sarda» che pur avendo la sola edi­zione online⁄digitale a metà prezzo vende la stra­grande parte delle copie in bundle, in abbi­nata, con il ritiro della copia car­ta­cea in edicola.

La carta rin­forza il digi­tale [e vice­versa] e la spe­cia­liz­za­zione paga?  Par­rebbe pro­prio di si.

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A mar­gine si segnala che i dati ADS con la spac­ca­tura per pro­vin­cia, che con­sen­tono di veri­fi­care le nume­rose distor­sioni del sistema, sono fermi a dicem­bre 2012 e dopo tale data è  dispo­ni­bile solo il dato del totale Ita­lia. Gatta ci cova?  Appro­fon­di­remo a breve.

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Pubblicato il 27 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Futuro di Giornalismo e Giornalisti

Venerdì 16 novem­bre scorso, all’interno dell’inserto dedi­cato al mondo del lavoro di «la Repub­blica», è stato pub­bli­cato un mio arti­colo di sin­tesi e ana­lisi dello sce­na­rio dell’informazione tra carta e Web [vedi imma­gine — 1 di 8 pagine — non auto­riz­zata riproduzione].

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All’interno di que­sto sono state pub­bli­cate due inter­vi­ste, rea­liz­zate dal sot­to­scritto, sul futuro del gior­na­li­smo e dei gior­na­li­sti a Marco Bar­dazzi, Capo­re­dat­tore Digi­tale del quo­ti­diano «La Stampa», ed a Ciro Pel­le­grino, gior­na­li­sta del quo­ti­diano all digi­tal Fan­page e respon­sa­bile del coor­di­na­mento Gior­na­li­sti Pre­cari Campani.

Per ragioni di spa­zio una parte delle inter­vi­ste è stata tagliata. Ho otte­nuto il per­messo alla pub­bli­ca­zione inte­grale delle inter­vi­ste e credo che, stante la pos­si­bi­lità, sia utile ed oppor­tuno pro­porle poi­chè da due pro­spet­tive diverse offrono uno spac­cato tanto qua­li­fi­cato quanto inte­res­sante, in entrambi i casi, sul futuro pros­simo ven­turo dell’informazione nel nostro Paese.

L’intervista a Marco Bar­dazzi si foca­lizza sull’ evo­lu­zione del gior­na­li­smo e le nuove pro­fes­sio­na­lità richie­ste, men­tre quella a Ciro Pel­le­grino verte prin­ci­pal­mente su evo­lu­zione del Gior­na­li­smo, pre­ca­riato e freelance.

Buona let­tura.

Inter­vi­sta Marco Bardazzi

  1. Qual’è l’impatto dei media digi­tali sul gior­na­li­smo? 

Si abusa spesso del ter­mine “rivo­lu­zione”, ma in que­sto caso è ade­guato. Non siamo di fronte a un sem­plice pas­sag­gio tec­no­lo­gico o a un nuovo medium che va ad aggiun­gersi ad altri. E’ un vero cam­bio di para­digma. La com­pe­ti­zione per l’attenzione del let­tore è aumen­tata a dismi­sura. Tutto que­sto si tra­duce in una sfida per i gior­nali, ma anche in un’enorme oppor­tu­nità di acce­dere a nuove forme di rac­conto. I gior­nali sono in crisi, inu­tile negarlo. Ma il gior­na­li­smo non è mai stato meglio.

  1. Come cam­bia il mestiere del gior­na­li­sta? 

Le regole base sono sem­pre le stesse e vanno difese: una noti­zia è tale quale che sia la piat­ta­forma su cui è distri­buita. Tro­varla, veri­fi­carla, met­terla in un con­te­sto richiede lo stesso metodo da testi­moni esperti che i gior­na­li­sti hanno svi­lup­pato nel tempo. Occorre però impa­rare a usare nuovi stru­menti digi­tali. E biso­gna essere con­sa­pe­voli che è cam­biato l’ecosistema. Le 5 W del gior­na­li­smo val­gono sem­pre (Who, What, When, Where e Why), ma le prima 4 sono sem­pre più alla por­tata di tutti: il nostro valore aggiunto si con­cen­tra soprat­tutto sull’ultima, Why? Spie­gare e approfondire.

  1. Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. Poco tempo fa “La Stampa” ha reso pub­blico il deca­logo interno per l’uso dei social media da parte dei pro­pri gior­na­li­sti. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del gior­na­li­sta? 

A La Stampa inco­rag­giamo i col­le­ghi a uti­liz­zare i social media, per­ché siamo con­sa­pe­voli che è finito il tempo dell’informazione broa­d­cast, a senso unico, e si entra in un’era sem­pre più sha­ring, di con­di­vi­sione del rac­conto con le per­sone che sono anche i nostri let­tori. Que­sto arric­chi­sce il lavoro gior­na­li­stico. Ci siamo dati qual­che regola interna non per fis­sare dei paletti buro­cra­tici, ma per aiu­tarci a ricor­dare alcune regole fisse di buon senso anche nel mondo digi­tale. Ma è un deca­logo che evolve con­ti­nua­mente con il mutare della Rete.

  1. Come cam­bia la reda­zione gior­na­li­stica con il digi­tale? 

Nel nostro caso è cam­biata e sta cam­biando pro­fon­da­mente, fino alla dispo­si­zione delle posta­zioni di lavoro. Da un anno abbiamo creato un’innovativa reda­zione mul­ti­piat­ta­forma con un dise­gno ine­dito, a cer­chi con­cen­trici: un “hub” cen­trale in cui si tro­vano le figure-chiave del gior­nale (carta e digi­tale insieme, inte­grati), con i vari desk dispo­sti intorno. Abbiamo cam­biato sistema edi­to­riale, orari, turni. Il tutto per favo­rire l’integrazione e uno scam­bio di con­te­nuti più sem­plice pos­si­bile sulle varie piat­ta­forme, car­ta­cee e digitali.

  1. Il “nuovo gior­na­li­smo” passa solo dai gior­na­li­sti o anche dagli edi­tori? 

E’ un lavoro che va fatto insieme anche per­ché il digi­tale, rispetto alla carta, richiede un livello mag­giore di col­la­bo­ra­zione e coin­vol­gi­mento tra gior­na­li­sti, tec­nici, svi­lup­pa­tori, gra­fici, mar­ke­ting. Occorre anche uno sforzo di abbat­ti­mento di molte bar­riere che esi­stono nei gior­nali. Poi biso­gna inno­vare, e in que­sto gli edi­tori sono deci­sivi. La nuova reda­zione de La Stampa, l’innovativa Fiat 500L “Web Car” che abbiamo lan­ciato da un mese, il labo­ra­to­rio di gior­na­li­smo Media­Lab e molte altre ini­zia­tive che fac­ciamo, richie­dono un edi­tore che ci crede. Sarà inte­res­sante vedere cosa faranno in que­sto senso nuovi edi­tori come Jeff Bezos, appena sbar­cato al Washing­ton Post.

  1. Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­nale? 

E’ una realtà di cui tenere conto e che va con­si­de­rata un arric­chi­mento per il gior­na­li­smo, non certo come un avver­sa­rio. Ma senza mitiz­zare: sui siti delle grandi testate i let­tori non ven­gono per cer­care citi­zen jour­na­lism, ma gior­na­li­smo pro­fes­sio­nale arric­chito dalla par­te­ci­pa­zione di tanti altri protagonisti.

  1. La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gia e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più impor­tante? 

Per fare i gior­na­li­sti ser­vono i requi­siti di sem­pre: curio­sità, intuito, capa­cità di cogliere e rac­con­tare i feno­meni, buona scrit­tura. Il tutto indub­bia­mente oggi va inte­grato, più che in pas­sato, con una pre­di­spo­si­zione all’uso delle tec­no­lo­gie. Nelle reda­zioni c’è sicu­ra­mente più biso­gno di pro­fes­sio­ni­sti fles­si­bili che siano a loro agio con i video, le imma­gini, la mul­ti­me­dia­lità. E con i numeri: il data jour­na­lism sarà il grande boom dei pros­simi anni.

  1. Nel rin­no­va­mento del mestiere di gior­na­li­sta quale è, e quale dovrebbe essere, il ruolo delle scuole di gior­na­li­smo? 

Io ho comin­ciato facendo la clas­sica gavetta, e così buona parte della mia gene­ra­zione e di quelle pre­ce­denti. Oggi è diven­tato quasi impos­si­bile e le scuole sono un per­corso obbli­gato per l’accesso alla pro­fes­sione. Si è perso un po’ l’apprendistato, ma com­ples­si­va­mente è un salto di qua­lità. Le scuole quindi sono deci­sive, ma come le reda­zioni anche loro devono inno­vare e tenere il passo.

  1. Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i gior­na­li­sti? 

Non vor­rei sem­brare vec­chio, ma il primo requi­sito resta quello di leg­gere e saper leg­gere i gior­nali e le agen­zie: non si vive di solo Twit­ter. Quanto agli stru­menti ope­ra­tivi, a mio avviso la mag­giore inno­va­zione degli ultimi anni per i gior­na­li­sti è stato il tablet. Può fare mille cose, per chi impara a usarlo bene.

  1. Nel suo libro “L’ultima noti­zia” scrive che “nelle bat­ta­glie tra i gio­vani leoni dell’informatica e le vec­chie volpi dell’editoria, sono que­ste ad avere la peg­gio”. Però anche nel gior­na­li­smo il pre­ca­riato è ormai una realtà per la mag­gior parte dei gio­vani. Quali i suoi con­si­gli per emer­gere – e farsi assu­mere – in un grande gior­nale nazio­nale? 

Farsi assu­mere è diven­tato com­plesso, per una serie di motivi molti dei quali si spera siano con­giun­tu­rali. Un con­si­glio di fondo: ren­dersi indi­spen­sa­bili. I gior­nali devono inno­vare, ma non hanno tutte le risorse pro­fes­sio­nali al loro interno per farlo. Nella cac­cia al posto di lavoro, è avvan­tag­giato chi sa offrire rispo­ste alle nuove domande di con­te­nuti di qua­lità digi­tali che stanno emer­gendo: video, data jour­na­lism, visua­liz­za­zioni, info­gra­fi­che. I gior­nali, che hanno dif­fi­coltà ad assu­mere, pos­sono però tro­vare forme crea­tive per tra­sfor­marsi anche in incu­ba­tori di start-up. L’innovazione, nel nostro mondo, pas­serà da qui.

Torino Foto Luigi Sergio Tenani: PRESENTAZIONE DEL LIBRO "UN ISTANTE PRIMA" DEL MAGISTRATO STEFANO DAMBRUOSO ED IL GIORNALISTA VINCENZO R.SPAGNOLO

Inter­vi­sta a Ciro Pellegrino

  1. Il livello occu­pa­zio­nale dei gior­na­li­sti negli ultimi anni ha avuto un forte ridi­men­sio­na­mento con pre­pen­sio­na­menti, cassa inte­gra­zione e licen­zia­menti. Si tratta solo del crollo dei ricavi dalle ven­dite di copie ed il tra­collo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sulla carta stam­pata o le vere moti­va­zioni sono da ricer­carsi altrove? 

È evi­dente che ci sono tan­tis­sime ragioni. L’informazione online e mol­te­plici nuovi modelli e nuovi pro­dotti edi­to­riali; i con­te­nuti gene­rati dagli utenti che in un clima di cre­scente dif­fi­denza verso i media sono finiti per essere, in molti casi, più auto­re­voli del pro­dotto gior­na­li­stico, agli occhi dei let­tori. E poi l’enorme ritardo nel ren­dersi conto che un cam­bia­mento stava tra­vol­gendo un sistema. Ora che è cam­biato tutto si rac­col­gono i cocci, ma è evi­dente che non pos­siamo con­fron­tarci più con un modello impren­di­to­riale vec­chio di un secolo.

  1. Secondo il rap­porto “La Fab­brica dei Gior­na­li­sti” sti­lato da LSDI – Libertà di Stampa e d’Informazione – sono oltre 112.000 in Italia:il tri­plo che in Fran­cia, il dop­pio che in Gran Bre­ta­gna. Ma solo il 45% sono “attivi uffi­cial­mente’’ e solo 1 su 5 ha un con­tratto di lavoro dipen­dente. E’ neces­sa­ria una nuova rego­la­men­ta­zione che restringa l’accesso alla pro­fes­sione gior­na­li­stica o la solu­zione va ricer­cata in altro modo? 

La tes­sera da gior­na­li­sta in Ita­lia è stata per anni uno sta­tus sym­bol piut­to­sto che la cer­ti­fi­ca­zione di una pro­fes­sio­na­lità. Quanti gior­na­li­sti pub­bli­ci­sti che non hanno mai pub­bli­cato niente di niente esi­stono? La legge dice che dovreb­bero dimo­strare la loro atti­vità. Ma come? È neces­sa­ria una legge nuova: quella che abbiamo fa acqua da tutte le parti. Anzi­ché discu­tere sull’abolizione o meno dell’Ordine dei gior­na­li­sti, que­stione che in Ita­lia sca­tena guerre civili, ser­vi­rebbe una nor­ma­tiva moderna, capace di dichia­rare gior­na­li­sta una per­sona solo al ter­mine di un serio per­corso di stu­dio. 

  1. E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli edi­tori? 

L’Italia è rovi­nata, ma non al punto da essere insen­si­bile all’informazione. Se guardi non solo su base nazio­nale ma anche su quella locale c’è “fame” di noti­zie. Ci sono più festi­val del gior­na­li­smo che gior­na­li­sti, in Ita­lia. Ci sono più dibat­titi sull’informazione ogni giorno. Secondo te il pro­blema è dav­vero la crisi del gior­na­li­smo? Non dovremmo forse guar­dare in casa degli edi­tori ita­liani, delle loro pro­prietà, dei loro inte­ressi? Qual è dav­vero il busi­ness di un edi­tore ita­liano? Fare un pro­dotto capace di inte­resse e quindi spen­di­bile sul mer­cato oppure rispon­dere ad altre logi­che? 

  1. Scuole di gior­na­li­smo fab­brica di disoc­cu­pati? Quale dovrebbe essere il ruolo loro ruolo e su quali com­pe­tenze dovreb­bero foca­liz­zare la loro atti­vità per garan­tire un futuro lavo­ra­tivo ai loro iscritti? 

Le scuole di gior­na­li­smo hanno fal­lito. Costano troppo; non pre­pa­rano chi le fre­quenta alla realtà della reda­zione, alla ricerca sul campo. E poi, pagare per garan­tirsi un pra­ti­can­tato, diven­tare gior­na­li­sta pro­fes­sio­ni­sta e affron­tare un uni­verso inca­pace di assu­mere gio­vani mi dici a che serve? Io penso ad un per­corso uni­ver­si­ta­rio e real­mente selet­tivo. Sai quando mi sento vera­mente umi­liato come gior­na­li­sta ita­liano? Quando vado al Festi­val inter­na­zio­nale del gior­na­li­smo di Peru­gia e vedo miei coe­ta­nei o col­le­ghi anche più pic­coli di me in ruoli stra­te­gici di grandi testate. Umili, pre­pa­ra­tis­simi e respon­sa­bili. In Ita­lia non accade. Alla Colum­bia, la più impor­tante scuola di gior­na­li­smo del mondo, ci sono focus, semi­nari sui social. E qui siamo ancora a chi ha più fol­lo­wers su twit­ter o a chi li com­pra fasulli. Una rovina.

  1. E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra? 

Mi risulta dif­fi­cile cre­dere che allar­gare una strada possa essere d’intralcio a chi vuole per­cor­rerla. Inter­net ha allar­gato la via della noti­zia che oggi viag­gia a velo­cità paz­ze­sche. Forse dob­biamo far capire alla gente che certi con­te­nuti di qua­lità vanno pagati e il “tutto gra­tis” non è un sistema più per­cor­ri­bile? Sono d’accordo. Nel frat­tempo, però, pen­siamo anche che il lavoro di chi fa infor­ma­zione va pagato: in Ita­lia que­sto è l’ultimo pro­blema che ci si pone.

  1. Oltre a pre­pen­sio­na­menti, cassa inte­gra­zione e licen­zia­menti, è il pre­ca­riato l’altra fac­cia della crisi della carta stam­pata. Quanto è dif­fuso oggi il feno­meno e quali sono le impli­ca­zioni nell’esercizio della pro­fes­sione gior­na­li­stica? 

Otto nuovi gior­na­li­sti su dieci sono desti­nati a rima­nere pre­cari per anni. Lo dicono i dati che abbiamo rac­colto nel corso degli ultimi tre anni. Di que­sti otto almeno tre lasce­ranno il mestiere. E dei restanti cin­que una parte vivac­chia tra un lavoro a nero e uno sot­to­pa­gato e altri entrano in con­tatto con una reda­zione spe­rando l’inferno della col­la­bo­ra­zione sot­to­pa­gata con par­tita iva porti, alla fine, all’agognato con­tratto che spesso non arriva. Le aziende pre­fe­ri­scono pre­pen­sio­nare i vec­chi gior­na­li­sti e farli rien­trare dalla fine­stra come con­su­lenti. Alla fac­cia del ricam­bio generazionale.

  1. A dicem­bre 2012 è stata appro­vata la legge per l’equo com­penso per i gior­na­li­sti lavo­ra­tori auto­nomi ma resta ancora inap­pli­cata per­ché non ne sono state ema­nate le norme attua­tive. Qual è il pro­blema? 

Il pro­blema è che edi­tori, sin­da­cato e ordine non si met­tono d’accordo su come quan­ti­fi­care un equo com­penso senza cor­rere il rischio di sti­lare un tarif­fa­rio, vie­tato dalle norme euro­pee sulla libera con­cor­renza nelle pro­fes­sioni. Di recente ho incon­trato il sot­to­se­gre­ta­rio all’Editoria Gio­vanni Legnini: mi ha detto di avere con­vo­cato la Com­mis­sione equo com­penso per il pros­simo 8 otto­bre e che in caso di man­cato accordo tra le parti pren­derà in mano la situa­zione e pre­sen­terà una pro­po­sta del governo. La pro­messa è di arri­vare all’equo com­penso entro la fine del 2013. Atten­diamo fidu­ciosi, si dice così?

  1. In molte regioni è stato creato il coor­di­na­mento dei gior­na­li­sti pre­cari. Lei che è respon­sa­bile di quelli della Cam­pa­nia potrebbe spie­garci qual è il ruolo e l’incisività di que­ste ini­zia­tive? 

I coor­di­na­menti oltre che in Cam­pa­nia sono attivi in Veneto, in Toscana, a Roma, in Abruzzo. Di recente anche a Milano e in Puglia e in molte altre regioni. L’obiettivo è quello di ricor­dare che ci sono anche i pre­cari del gior­na­li­smo. Sai che siamo bra­vis­simi a rac­con­tare i guai degli altri ma non i nostri? C’è ancora qual­cuno che parla di noi come di una casta, igno­rando l’enorme dispa­rità tra il sem­pre più spa­ruto gruppo di con­trat­tua­liz­zati e l’enorme pla­tea di pre­cari, ati­pici e freelance.

  1. Il mito del posto fisso è un mirag­gio ormai anche nel mondo del gior­na­li­smo o esi­stono “truc­chi”, pic­cole grandi atten­zioni per riu­scire ad entrare sta­bil­mente nella reda­zione di un quo­ti­diano? 

Cosa ti dovrei rispon­dere? Un bel trucco è la rac­co­man­da­zione, come nella migliore tra­di­zione ita­lica. Ma nem­meno quella fun­ziona come prima, almeno così mi dicono. A parte que­sto molti col­le­ghi sono riu­sciti a vedere rico­no­sciute le loro ragioni con le cause di lavoro, ma è sem­pre più dif­fi­cile. Io non ho mai pen­sato che il gior­na­li­smofosse un mestiere tran­quillo. Ma pen­savo che avrei avuto pro­blemi per le noti­zie “sco­mode”. E invece l’ostacolo da free­lance è stato quello di farsi pagare. E quello da disoc­cu­pato è stato inse­guire l’editore fal­lito per vie legali e vedersi rico­no­sciuti sti­pendi arre­trati e Tfr.

  1. Molti sosten­gono che il mestiere del gior­na­li­sta sia sem­pre più per “figli dei ric­chi”, per per­sone che pos­sono per­met­tersi anni di man­cati, o comun­que scarsi, gua­da­gni. E’ dav­vero così? 

Io sono figlio di un fale­gname e di una casa­linga e vengo da Napoli. Ricco non sono. C’è biso­gno anche di incon­trare le per­sone giu­ste, non è sem­pre facile. Penso che la situa­zione sia comune anche ad altre pro­fes­sioni. Il pro­blema è anche un altro: noi maneg­giamo l’informazione. Un com­pito del genere nelle mani di un pro­fes­sio­ni­sta sotto ricatto (e chi è sot­to­pa­gato lo è , sem­pre) non è esat­ta­mente quello che si dice “favo­rire la libertà di stampa”. Così si inquina il pozzo dell’informazione al quale dovreb­bero invece attin­gere tutti senza timore. I risul­tati sono sotto gli occhi di tutti. 

Foto CIRO_PELLEGRINO

NB: Per even­tuale ripro­du­zione delle inter­vi­ste si prega cor­te­se­mente di richie­dere con­senso pre­ven­tivo. Grazie.

Letta Senato
Pubblicato il 3 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Lezioni Quotidiane

Sono nume­rosi i con­ve­gni, ormai deci­sa­mente troppi, in cui mul­ti­me­dia­lità, con­ver­genza carta-web, impatto della tec­no­lo­gia, nuovi gior­na­li­smi e, ovvia­mente, spina nel fianco, modelli di busi­ness, ten­gono banco.

Poi finito lo speech ti avvi­cini alle per­sone, dia­lo­ghi con loro e ti accorgi che nella grande mag­gio­ranza dei casi c’è biso­gno di “volare più basso”, di ini­ziare dalle basi che molti non pos­seg­gono. Mi è suc­cesso, per citare almeno un esem­pio, prima di quest’estate quando facendo for­ma­zione sui social media ai gior­na­li­sti della reda­zione di un set­ti­ma­nale  dopo poco mi sono reso conto che stavo dando per scon­tate cose che non lo erano asso­lu­ta­mente per loro, e ho dovuto ine­vi­ta­bil­mente fare un passo indie­tro, tor­nare alle basi, a comin­ciare dallo spie­gare coso sono i fol­lo­wer, per citare il caso più eclatante.

Back to basic, dun­que. E’ quello che voglio fare oggi pren­dendo spunto dalla word cloud, la nuvola di parole, pro­dotta da «la Repub­blica» [non me ne vogliano è solo un esem­pio] del discorso del Pre­si­dente del Con­si­glio ieri al Senato. Il quo­ti­diano in que­stione ha pub­bli­cato il testo inte­grale del dif­fi­cile discorso di Enrico Letta per il dibat­tito sulla fidu­cia ed ha inse­rito, appunto, la word cloud delle parole più uti­liz­zate dal premier.

Lo stru­mento che è stato uti­liz­zato per pro­durla è wordle, pro­ba­bil­mente la più nota delle appli­ca­zioni per pro­durre  le nuvole di parole. Per dimo­strarlo ho fatto copia-incolla del testo e ho ri-prodotto la word cloud con que­sto stru­mento, usando lo stesso schema colore del quo­ti­diano in que­stione per dare ancor mag­giore somi­glianza. Come si può vedere il risul­tato è iden­tico. A parte il font uti­liz­zato la parola in mag­gior evi­denza è, o meglio sem­bre­rebbe essere, “Governo”.

 Letta WC

La word cloud è uno stru­mento inte­res­sante, rende una buona sin­tesi dei ter­mini di un testo, anche se spesso sono le parole meno uti­liz­zate quelle che è inte­res­sante rile­vare, ed ha un buon impatto visivo. Pec­cato che worlde non per­metta di uti­liz­zare dei fil­tri. Il testo è “sporco” di ter­mini comuni che distrag­gono, come il caso di “c’é” o di “poi”, e poco fun­zio­nale nel suo complesso.

Meglio usare Tag­xedo che ha un numero di opzioni supe­riori sia per la forma della word cloud che, soprat­tutto per il con­te­nuto. Credo che l’esempio con­creto possa essere la miglior cosa.

La word cloud “sporca”, senza uti­lizzo dei fil­tri, mostra lo stesso risul­tato, nella sostanza, di wordle, anche se già si nota come la parola più uti­liz­zata non sia “Governo” ma “Italia”.

Letta WC Sporca

Lo screen­shot sot­to­stante mostra come sia pos­si­bile inter­ve­nire, attra­verso le opzioni, per pulire il testo. Si vede anche per cia­scuna parola quante volte è stata uti­liz­zata nel testo inse­rito. Nel caso spe­ci­fico il ter­mine “Ita­lia” viene usato 95 volte in più rispetto a “Governo”.

Tagxedo Options

E que­sto è il risul­tato finale otte­nuto. Con la giu­sta evi­denza ai ter­mini di mag­gior rilevanza.

Lezioni quo­ti­diane, gra­tuite, per gior­na­li­sti alle prime armi.

Letta Senato

Update: Idem per SKY TG24 che com­mette lo stesso “errore” di la Repubblica

Intervista D Gamification
Pubblicato il 5 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Gamification sulla Carta

«Il Cor­riere della Sera», nella sezione, nella pagina che durante il mese di ago­sto molti quo­ti­diani dedi­cano ai gio­chi, ha inse­rito, con cadenza gior­na­liera, un ana­gramma che si risolve se si sono letti con atten­zione gli arti­coli pub­bli­cati dal gior­nale di via Sol­fe­rino nei giorni pre­ce­denti. Ad onor del vero esi­ste anche una ver­sione in Rete, chia­mata “Fatti & Misfatti della set­ti­mana. News Quiz” dove però si tratta sem­pli­ce­mente di una bat­te­ria di domande, 12, a rispo­sta multipla.

Si tratta di for­mat estre­ma­mente basici, tutti da espan­dere in ter­mini di game design e dun­que di coin­vol­gi­mento del let­tore, che però ren­dono l’idea della pos­si­bi­lità di incen­ti­vare la pro­fon­dità di let­tura, e dun­que il tempo speso sul sito se pen­siamo alla ver­sione online, attra­verso la gami­fi­ca­tion dell’informazione.

Corsera Gamification

Sul tema della gami­fi­ca­tion, sabato scorso su D, l’inserto set­ti­ma­nale fem­mi­nile di «la Repub­blica», è stato pub­bli­cato un arti­colo “La vita è un grande gioco”. Nell’articolo, par­tendo da un’intervista effet­tuata al sot­to­scritto recen­te­mente da Eli­sa­betta Mur­riti, che firma il pezzo, si fa un excur­sus sull’argomento affron­tando, sep­pure ine­vi­ta­bil­mente in modo divul­ga­tivo, l’applicazione della gami­fi­ca­tion ed il suo impatto sul’informazione, sul mar­ke­ting ed anche sulla poli­tica e la gestione delle risorse umane. Se siete neo­fiti dell’argomento, e vi inte­ressa avere un primo pano­rama del tema, non posso che con­si­gliarne la lettura.

Intervista D Gamification

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Pubblicato il 4 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

La Mia PropostaSciocc per i Quotidiani Online Italiani

Il tanto atteso discorso di Ber­lu­sconi ha sor­tito il suo effetto e la bou­tade sul rim­borso dell’IMU ha tenuto banco per tutta la gior­nata di ieri ed è la noti­zia prin­ci­pale di aper­tura di tutti i quo­ti­diani oggi in edicola.

Discorso che è stato accolto pre­va­len­te­mente con ama­rezza ed iro­nia dalle per­sone su Twit­ter. Secondo Topsy, stru­mento tra i più affi­da­bili tra quelli dispo­ni­bili gra­tui­ta­mente, l’hashtag #pro­po­sta­shock e stato twit­tato 20.578 volte sino alla mez­za­notte di ieri con un picco di 3644 tweet alle 15:00 e la ver­sione pro­po­sta dal PD #pro­po­sta­sciocc ha avuto 3.622 men­tion con un picco di 583 tweet alle 14:00. Per entrambe le tag uno dei “top tweet” è rela­tivo ad un’immagine che mette assieme i titoli di diversi gior­nali sulle pre­ce­denti pro­messe, come noto non man­te­nute, di tagli fiscali da parte del Cava­liere, men­tre per il solo #pro­po­sta­shock è l’affermazione di Cetty D., spe­cia­liz­zata in satira, che ottiene 651 ret­weet e 169 favoriti.

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Nono­stante, come mostra l’immagine sopra ripor­tata, la tag più uti­liz­zata sia stata quella del solo nome di “Mr.B”, i prin­ci­pali gior­nali online hanno ripreso la que­stione, ad esclu­sione di quelli aper­ta­mente schie­rati a favore delle “Ber­lu­sto­ries”, neo­lo­gi­smo che credo valga la pena di coniare ispi­ran­dosi al più famoso advertorials.

Se for­tu­na­ta­mente in que­sto caso, ad ecce­zione del «Mes­sag­gero» che cita solo i tweet ma non l’autore, viene rispar­miato il tweet ano­nimo il trat­ta­mento delle due coraz­zate dell’informazione online ita­liana fa riflettere.

In entrambi i casi infatti sia «Il Cor­riere della Sera» che «la Repub­blica» pub­bli­cano una foto­gal­lery di alcuni tweet da loro sele­zio­nati. Una scelta che evi­den­te­mente non può essere giu­sti­fi­cata da dif­fi­coltà tec­ni­che nell’embeddare, nell’inserire il tweet ori­gi­nale [e rela­tivo link alla fonte] stante anche le recenti miglio­rie appor­tate da Twit­ter in tal senso create pro­prio allo scopo.

La foto­gal­lery genera pagine viste, è dun­que lam­pante l’obiettivo di entrambe le testate. Una scelta che non è rispet­tosa del let­tore, degli autori dei tweet e nep­pure, a mio modo di vedere, degli inserzionisti.

Che sia pos­si­bile farlo lo dimo­stra, se neces­sa­rio, «La Stampa» che invece, for­tu­na­ta­mente, sce­glie una strada diversa pub­bli­cando lo sto­rify dei prin­ci­pali tweet dando un senso edi­to­riale attra­verso una sele­zione ragionata.

La mia “pro­po­sta­sciocc” è quella di adot­tare, ad esem­pio, il for­mat rea­liz­zato recen­te­mente dal «The Washing­ton Post» in occa­sione del giu­ra­mento di Obama. Pro­po­sta di for­mat che ha come sot­to­pro­dotto non tra­scu­ra­bile il rico­no­sci­mento, final­mente, del giu­sto cre­dito alle per­sone  e che con­sente comun­que di mone­tiz­zare pre­sen­tando nume­rosi van­taggi rispetto alle foto­gal­lery. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qual­siasi rela­zione, e dun­que anche in quella tra gior­nali e let­tori, per­sone, dalla quale pare invece, ahimè, alcuni quo­ti­diani ita­liani abbiano ancora molto da imparare.

“Bonus track” le word cloud, e rela­tivo link al testo inte­grale, del discorso della discesa in campo e di quello di ieri. Altra infor­ma­zione che mi pare non venga ripor­tata inte­gral­mente dalle testate online. L’informazione credo sia sem­pre meglio for­nirla com­pleta altri­menti se non di parte resta cer­ta­mente parziale.

Il discorso del 3 Febbraio 2013 alla Fiera di Milano

Il discorso del 3 Feb­braio alla 2013 Fiera di Milano

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

Le voci della Politica
Pubblicato il 24 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Politica & Engagement dei Quotidiani Online

Il Giu­ra­mento di Obama per il secondo man­dato come Pre­si­dente degli Stati Uniti è stata occa­sione per molti quo­ti­diani online in lin­gua inglese di testare, di spe­ri­men­tare moda­lità e for­mat per coin­vol­gere il let­tore, le per­sone. Oltre al caso di “Live Grid” del «The Washing­ton Post» segna­lato pre­ce­den­te­mente, diverse sono state le proposte.

E’ il caso del «The Guar­dian» che nella sua ver­sione dedi­cata agli USA ha chie­sto ai pro­pri let­tori di espri­mere con­si­gli, richie­ste e cri­ti­che ad Obama rac­co­gliendo quanto pro­po­sto in un unico spa­zio inte­rat­tivo creato ad hoc NEL pro­prio sito web.

Message 4 Obama

Con­cet­tual­mente simile l’idea del «The New York Times» che, appunto ha chie­sto ai resi­denti nel District of Colum­bia, quello di Washing­ton dove risie­dono “i vicini di casa” di Obama, di espri­mere i loro pen­sieri rac­co­gliendo però in que­sto caso mes­saggi audio e video.

Più inte­res­sante “Build your own speech”, sem­pre del «The New York Times», che in una sorta di “gioco” per costruire il pro­prio discorso inau­gu­rale par­tendo da un que­stio­na­rio con 5 domande mul­ti­ple choice.

Discorso Inaugurale NYTimes Obama

In maniera simile al «The New York Times» anche il «The Boston Globe»  ha pro­dotto una pro­po­sta inte­rat­tiva che favo­ri­sce il coin­vol­gi­mento del let­tore ed il tempo di per­ma­nenza sul sito. La rea­liz­za­zione del quo­ti­diano di Boston si basa sulla ricerca di parole scelte dal let­tore che ven­gono visua­liz­zate con dei gra­fici inte­rat­tivi mostrando da quali Pre­si­denti degli Stati Uniti sono state pro­nun­ciate riper­cor­rendo i discorsi inau­gu­rali di ele­zione dal 1933 ad oggi, a quello di Obama.

Freedom Obama

Tutte ini­zia­tive che con sen­tono di coin­vol­gere il let­tore bene­fi­ciando dei volumi di traf­fico  e del tempo speso sul sito che que­sto può gene­rare. Ma invece i gior­nali ita­liani a meno di un mese dalle ele­zioni poli­ti­che 2013 che fann0?

L’iniziativa più inte­res­sante è quella del quo­ti­diano pie­mon­tese «La Stampa» che in col­la­bo­ra­zione con LA7 e Goo­gle ha creato su Goo­gle+ uno spa­zio dedi­cato alle ele­zioni. Se l’iniziativa sulla rete sociale di Goo­gle è tesa prin­ci­pal­mente a “creare brand” è lo spa­zio rea­liz­zato ad hoc per l’occasione sul sito che assolve ad altre fun­zioni di engagement .

In par­ti­co­lare sono inte­res­santi dal mio punto di vista “il gioco”, costi­tuito come nel caso del «The New York Times» da un que­stio­na­rio con 20 domande mul­ti­ple choice per sco­prire chi tra i lea­der poli­tici in corsa cor­ri­sponde di più alle pro­prie idee e prio­rità. Apprez­za­bile ini­zia­tiva che però avrebbe richie­sto di mag­gior tra­spa­renza sull’algoritmo uti­liz­zato per la rea­liz­za­zione onde evi­tare sospetti di mal­ce­lati intenti pro­mo­zio­nali a favore di que­sto o quel candidato [#].

Inte­res­sante altret­tanto la pos­si­bi­lità offerta al let­tore di creare un pro­prio mani­fe­sto poli­tico anche se al momento il riscon­tro non pare essere ele­vato con soli 48 utenti che hanno colto que­sta pos­si­bi­lità al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Ed ancora “La mac­china della verità” che veri­fica ogni giorno le affer­ma­zioni dei poli­tici con un auto­re­vole fact-checking, messo a punto dalla reda­zione del gior­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con i ricer­ca­tori della Fon­da­zione Hume diretta dal pro­fes­sor Luca Ricolfi e “Le voci della poli­tica” che per­mette di veri­fi­care le atti­vità dei par­titi e dei prin­ci­pali can­di­dati sui social net­work e osser­vare come Face­book e Twit­ter rea­gi­scono ai messaggi.

Ini­zia­tiva che resta pra­ti­ca­mente unica a soli 30 giorni dal voto con «La Repub­blica» che invece si dedica ad atti­vità off line ripro­po­nendo “La Repub­blica delle Idee” il 2 e 3 feb­braio a Torino e «Il Sole24Ore» che rea­lizza uno spa­zio ad hoc per le ele­zioni estre­ma­mente sta­tico, tra­di­zio­nale, eccez­zione fatta per l’analisi del mood su Twit­ter e “Live Twit­ter” che comun­que si limita a pro­porre i tweet dei can­di­dati senza inte­rat­ti­vità e coin­vol­gi­mento del let­tore che resta spet­ta­tore; un’occasione spre­cata a pochi giorni dal lan­cio del nuovo sito del quo­ti­diano di Confindustria.

Le voci della Politica

[#] Che sia chiaro che non sostengo che vi sia mani­po­la­zione, sostengo che bastava pen­sarci [è spesso “l’ultimo miglio” che fa la dif­fe­renza] e dichia­rare come è stato costruito.

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Pubblicato il 28 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Le Notizie più Social del 2012 in Italia

Human High­way, , società di ricer­che di mer­cato che, tra l’altro,  ha rea­liz­zato UAC Meter, stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social net­work, ha reso dispo­ni­bili i dati rela­tivi alle con­di­vi­sioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel nostro Paese nel 2012.

Dall’ana­lisi dell’amplificazione sociale delle noti­zie emerge come ogni giorno in Ita­lia le diverse fonti d’informazione, dalle ver­sioni online dei quo­ti­diani ai blog pas­sando per le testate all digi­tal, ven­gano pub­bli­cati media­mente 2mila arti­coli al giorno che ven­gono con­di­visi da 250mila per­sone quotidianamente.

Evi­denza di come i social media siano, anche, mezzi di distri­bu­zione e dif­fu­sione dei mass media, come segna­lava Tom Forem­ski, auto­re­vole [ex] gior­na­li­sta del «Finan­cial Times», che ne ha  rias­sunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media]. Evi­denza inol­tre sia del pas­sag­gio dall’impression all’expression, dalla pura espo­si­zione ai con­te­nuti di un media a quello di let­tura, apprez­za­mento e con­di­vi­sione che del pas­sag­gio dallo user gene­ra­ted con­tent allo user ampli­fied content.

Il tasso di ampli­fi­ca­zione sociale delle noti­zie di una testata diventa così un indice che esprime ade­sione, con­senso o dis­senso, par­te­ci­pa­zione e coinvolgimento.

Per il 2012 sono state ana­liz­zate 40 testate che hanno pro­dotto 644mila arti­coli gene­rando 54 milioni di “like” su Face­book e 4 milioni di tweet.

Se si con­ferma, come era già emerso dalle pre­ce­denti ana­lisi,  che a pri­meg­giare sono «La Repub­blica» ed «Il Cor­riere della Sera», che da soli accor­pano il 66,1% del totale delle con­di­vi­sioni, la sor­presa viene da «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal che si col­loca al quarto posto, dopo «Il Fatto Quo­ti­diano», per numero di con­di­vi­sioni e che col­pi­sce l’immaginario col­let­tivo con un arti­colo su distra­zione e poten­zia­lità cere­brali dell’uomo che col­le­ziona 112.749 con­di­vi­sioni facen­done la noti­zia più con­di­visa in asso­luto nel 2012.

E’ inte­res­sante notare come la quarta noti­zia più con­di­visa [76.648 con­di­vi­sioni] sia rela­tiva ad una “bufala” pub­bli­cata da «Il Mat­tino» di Napoli e poi dallo stesso corretta.

Gra­zie alla col­la­bo­ra­zione di @nelsonmau, data jour­na­list e recente co-fondatore di Data­ni­nja, sito di recente crea­zione nato per rac­co­gliere una serie di espe­ri­menti di data-journalism, i dati pub­bli­cati da Human High­way sono stati ulte­rior­mente ela­bo­rati per appro­fon­dire il tema.

Emerge come il 72,2% delle con­di­vi­sioni sia atti­nente ad argo­menti rela­tivi alla cro­naca o alla poli­tica del nostro Paese men­tre lo sport rac­co­glie solo il 5,2%. O gli  spor­tivi dun­que pre­fe­ri­scono con­ti­nuare a discu­tere al bar oppure i quo­ti­diani spor­tivi non stanno facendo un buon lavoro sui social network.

Si evi­den­zia inol­tre la con­ferma dell’assoluto stra­po­tere di Face­book rispetto a Twit­ter e Goo­gle+. Pic­chi nel numero di con­di­vi­sioni si osser­vano il 23 feb­braio, l’11 marzo, il 9 mag­gio ed il 24 di giu­gno. Date che non cor­ri­spon­dono agli hash­tag più uti­liz­zati su Twit­ter, quali ter­re­moto o Brin­disi per citarne alcuni, e che evi­den­ziano le dif­fe­renze tra Face­book e Twitter.

Argomenti più condivisi 2012

Dif­fe­renza che emerge anche dalla spac­ca­tura di quali siano le testate mag­gior­mente con­di­vise su Face­book e quali invece su Twit­ter con il primo più tra­di­zio­na­li­sta ed il secondo che lascia mag­gior spa­zio a testate all digi­tal quali «Il Post» o «Linkiesta».

Come “sot­to­pro­dotto” infine, emerge, o meglio si con­ferma, la pro­fonda dif­fe­renza tra “like” e coin­vol­gi­mento, tra con­tare i “fol­lo­wers” e avere una con­ver­sa­zione con loro, come testi­mo­nia, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, «La Gaz­zetta dello Sport» che su Face­book ha 773.569 “mi piace” ma non com­pare tra i primi dieci, e che altret­tanto su Twit­ter conta 623.125 “fol­lo­wers” ma rac­co­glie un numero di con­di­vi­sioni infinitesimale.

Condivisioni per SNClic­cando sulle imma­gini avrete accesso ai gra­fici qui pub­bli­cati in forma inte­rat­tiva ed altre infoir­ma­zioni che con­sen­tono di appro­fon­dire ulteriormente.

Update: Poi­chè attra­verso com­menti sui social net­work si rileva che forse non era stato espresso ori­gi­na­ria­mente con suf­fi­ciente chia­rezza, si segnala che le ana­lisi che sono state fatte in col­la­bo­ra­zione con Data­ni­nja [con­fronti tra testate, clas­si­fi­ca­zione delle news, inci­denza dei tre SN] non pos­sono dirsi rap­pre­sen­ta­tive del totale dell’informazione — i 644mila arti­coli — poi­chè sono pro­dotte solo sui top arti­coli cen­siti, ana­liz­zati da HH, pari a meno dell’1 per mille degli arti­coli pub­bli­cati. La spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia; sorry.

Mention Map
Pubblicato il 23 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Strumenti Gratuiti per il Monitoraggio di Twitter

Moni­to­rare la con­cor­renza e misu­rare i suoi, ed i pro­pri, risul­tati è un’attività indi­spen­sa­bile, che ahimè soprat­tutto dalle pic­cole e medie imprese viene svolta in maniera appros­si­ma­tiva o, addi­rit­tura, non effet­tuata del tutto [con tutte le ecce­zioni che la gene­ra­liz­za­zione com­porta, ovviamente].

Per quanto riguarda social net­work e social media vi è ampia dispo­ni­bi­lità di stru­menti gra­tuiti che pos­sono aiu­tare a fare un moni­to­rag­gio, un’analisi delle per­for­mance. Come sem­pre si tratta di tools che evi­den­te­mente non sono para­go­na­bili che quelli a paga­mento ma pos­sono comun­que aiu­tare a farsi un’idea.

Con Twit­ter in for­tis­sima cre­scita nel nostro Paese, ho scelto di segna­lare oggi uno stru­mento che con­sente di fare un buon moni­to­rag­gio sia del pro­prio account, per­so­nale o azien­dale che sia,  che di qua­lun­que altro account iscritto alla piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 caratteri.

Twi­to­nomy, che a mio avviso è uno dei migliori dispo­ni­bili gra­tui­ta­mente, for­ni­sce una visione suf­fi­cien­te­mente completa.

La dash­board per­mette di visua­liz­zare una sin­tesi del pro­prio pro­filo, o di quello altrui, con il numero di tweet alla data, numero di fol­lo­wers e di per­sone seguite,  il numero di liste a cui è stato iscritto quel pro­filo, visua­liz­zando anche nella stessa pagina su due colonne i prprio tweet e quelli delle per­sone che si seguono.

Il pro­filo visua­lizza il numero medio di tweet al giorno, quanti e quali sono stati ret­wit­tati indi­cando anche la ratio, la per­cen­tuale rispetto al totale [dato che in qual­che modo può essere indi­ca­tore dell’attenzione, dell’interesse che si suscita], il peso nume­rico dei fol­lo­wers, l’analisi delle inte­ra­zioni in ter­mini di ret­weet, rispo­ste e men­tion. For­ni­sce inol­tre le sta­ti­sti­che su quali hash­tag siano mag­gior­mente uti­liz­zate, le piat­ta­forme usate per twit­tare, giorni e orari dei tweet. Alcuni di que­sti dato pos­sono essere espor­tati in un foglio elet­tro­nico per ulte­riori ana­lisi, elaborazioni.

A titolo esem­pli­fi­ca­tivo qui sotto i dati di @repubblicait.

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Una parte viene spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata a men­tion e ret­weets. Oltre ad essere for­nito l’elenco com­pleto, ne viene indi­cato in un gra­fico l’andamento gior­na­liero, quali account, quali per­sone hanno effet­tuato il mag­gior numero di men­tion e RT dell’account preso in con­si­de­ra­zione e quale il loro “peso” nume­rico. Dati che pos­sono anche essere visua­liz­zati su una mappa [ e l’elenco dei luo­ghi] per vedere la loro loca­liz­za­zione geo­gra­fica; que­sto potrebbe inte­res­sare, ad esem­pio, un azienda che attra­verso Twit­ter voglia comu­ni­care a livello internazionale.

Infine, sono for­niti il det­ta­glio di tutti coloro che seguono e che ven­gono seguiti dall’account Twit­ter preso in con­si­de­ra­zione non­chè le liste. Tutte le infor­ma­zioni for­nite sono inte­rat­tive e la ricerca, l’analisi può essere fatta anche per hashtag.

Tenendo sem­pre pre­sente che certi numeri hanno un valore infe­riore a quello che gli viene spesso attri­buito, Twi­to­nomy, soprat­tutto se uti­liz­zato per para­go­nare più utenti, più account tra loro può essere uno stru­mento utile.

Diceva Albert Ein­stein che “non tutto ciò che può essere con­tato conta e non tutto ciò che conta può essere con­tato”, vale la pena di tenerlo comun­que pre­sente. Buon lavoro.

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Pubblicato il 22 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Gamification dell’Informazione Funziona

Come ben sap­piamo le con­di­vi­sioni sui social net­work sono un ele­mento essen­ziale nell’attuale eco­si­stema dell’informazione.

Non si tratta sol­tanto di un ele­mento di traf­fic buil­ding, come spesso erro­nea­mente si ritiene, ma di un para­me­tro signi­fi­ca­tivo dell’interesse e dell’attenzione nei con­fronti della testata e degli arti­coli, dell’informazione della testata stessa.

Le con­di­vi­sioni sui social net­work creano brand aware­ness, noto­rietà di marca, e costrui­scono fidu­cia, gra­zie al pas­sa­pa­rola online degli utenti, delle per­sone, sul valore del giornale.

Segna­lavo il 15 novem­bre scorso alcune prove tec­ni­che di gami­fi­ca­tion dell’informazione rea­liz­zate dall’edizione online di «La Repub­blica», una delle quali era, è, Polit­mero, gioco che per­mette di sco­prire a quale dei sei can­di­dati alle pri­ma­rie del PD si è più vicini, poli­ti­ca­mente più affini.

A distanza di una set­ti­mana, secondo il moni­to­rag­gio rea­liz­zato da Human High­way, società di ricer­che di mer­cato online che ha messo a punto uno stru­mento di misu­ra­zione delle con­di­vi­sioni, su Twit­ter, Face­book e G+ per arti­colo per ogni testata, è pro­prio Polit­mero l’articolo che ottiene il mag­gior numero di con­di­vi­sioni [20.820 al momento].

La gami­fi­ca­tion dell’informazione funziona.

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