iPad

Pubblicato il 13 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Notizie Secondo Google

Richard Gin­gras, respon­sa­bile di Goo­gle News, in un suo recente speech ad Har­vard a tutto campo sul futuro delle noti­zie, dell’informazione. Da leg­gere con grande attenzione.

Per­so­nal­mente mi ha par­ti­co­lar­mente col­pito la parte sul ruolo asso­lu­ta­mente decre­scente, in ter­mini di impor­tanza nella strut­tu­ra­zione, nel design del sito web dei quo­ti­diani online, della home page ed, ovvia­mente, la parte di ana­lisi sul cam­bia­mento delle moda­lità di distri­bu­zione dei con­te­nuti non­chè dell’advertsing.

Magi­strale l’analisi di come i tablet NON sal­ve­ranno l’industria dell’informazione:

[The iPad is] a fatal distrac­tion for media com­pa­nies. Too many publi­shers loo­ked at the tablet as the road home to their maga­zine for­mat, sub­scrip­tion model, and expen­sive full-page ads. The for­mat of a sin­gle device does not change the fun­da­men­tal eco­sy­stem under­neath it, and this shiny tablet has taken media com­pa­nies’ eyes off of the ball..

Sem­pre Gin­gras, inter­vi­stato da «El Pais», parla della neces­sità dei cam­bia­menti orga­niz­za­tivi, del muta­mento del ruolo dei gior­na­li­sti e di come [ri]costruire un rap­porto di fidu­cia tra infor­ma­zione e persone.

Emerge, o meglio si con­ferma, come sia neces­sa­rio con­ver­sare di più e pon­ti­fi­care di meno.

Vale per l’industria dell’informazione ma non solo.

Ne parla, anche, Gigaom.

Pubblicato il 26 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

La Corsa all’Oro

Coloro che visi­tano con buona fre­quenza que­sta TAZ * avranno avuto modo di rile­vare il mio scet­ti­ci­smo, le mie cri­ti­che, rispetto alla rela­zione che inter­corre tra i tablets e le spe­ranze dei ricavi da parte delle imprese del com­parto edi­to­riale [quo­ti­diani & pub­bli­ca­zioni] ripo­ste in que­sta piattaforma.

Cri­ti­che mosse sotto un pro­filo “ideo­lo­gico” di non gra­di­mento di un sistema chiuso quale quello con­ce­pito da Apple, gene­rate dalla con­sta­ta­zione delle pue­rili decli­na­zioni che sono state, ad oggi, fatte nell’utilizzo del for­mat, non­chè dai vin­coli che l’impresa di Cuper­tino impone agli editori.

Lo stu­dio «The Tablet Revo­lu­tion», pub­bli­cato ieri da PEJ effet­tua una foto­gra­fia det­ta­gliata della situa­zione attuale e delle pro­spet­tive che le appli­ca­zioni per i tablet rea­liz­zate dagli edi­tori di quo­ti­diani e perio­dici offrono.

La ricerca, rea­liz­zata da «Pew Research Cen­ter» in col­la­bo­ra­zione con «The Eco­no­mist», ha coin­volto com­ples­si­va­mente circa 40mila per­sone negli Stati Uniti, iden­ti­fi­cando abi­tu­dini ed atti­tu­dini nell’utilizzo quo­ti­diano dei tablets ed appro­fon­dendo usi e pro­pen­sioni rela­ti­va­mente alla let­tura di noti­zie, nel senso più ampio del ter­mine, attra­verso que­sto device.

I risul­tati emer­genti evi­den­ziano una cre­scita espo­nen­ziale nell’utilizzo dei tablets che hanno ora una pene­tra­zione dell’11%.

La fru­zione di noti­zie, dato che era emerso già dalle pre­ce­denti inda­gini, attra­verso que­sto tipo di device è una delle prin­ci­pali atti­vità da parte di coloro che ne sono pos­ses­sori. Si tratta di un con­sumo che è alter­na­tivo prin­ci­pal­mente a quello che prima veniva effet­tuato attra­verso desk­top e lap­top [PC fisso e portatile].

La ricerca evi­den­zia come la let­tura di noti­zie avvenga prin­ci­pal­mente attra­verso il bro­w­ser men­tre le apps rap­pre­sen­tano una quota asso­lu­ta­mente mino­ri­ta­ria per fruire dell’informazione.

Rispetto alle attese di ricavi, come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, si rileva una scar­sis­sima pro­pen­sione a pagare per avere le noti­zie, anche, da parte di coloro che pos­sie­dono un iPad, prin­ci­pal­mente, o altro tipo di tablet, con soglie d’acquisto che per otte­nere volumi inte­res­santi si posi­zio­nano a livelli dav­vero bassi.

Attual­mente il 14% degli utenti che con­sul­tano le noti­zie hanno effet­tuato un esborso per avere accesso all’informazione.  A mio avviso è scor­retto som­mare a costoro quelli che avendo sot­to­scritto un abbo­na­mento al for­mato tra­di­zio­nale car­ta­ceo hanno anche quello digi­tale, come invece viene fatto, poi­chè è dif­fi­cile sta­bi­lire quale sia il dri­ver, la moti­va­zione, in ter­mini di for­mato alla sottoscrizione.

Una pro­pen­sione a non pagare anche in que­sto caso che si fonda, nella mia per­so­nale deco­di­fica, su un basso livello di coin­vol­gi­mento testi­mo­niato da una mag­gio­ranza di per­sone che leg­gono solo i titoli e con­fer­mato da quanto rela­ti­va­mente mar­gi­nale sia la per­cen­tuale di coloro che con­di­vi­dono l’informazione.

L’infografica sot­to­stante rie­pi­loga le prin­ci­pali evi­denze emer­genti dalla ricerca in caso non ave­ste voglia o tempo, come per­so­nal­mente con­si­glio, di leg­gere il rap­porto integralmente.

La corsa all’oro, la famosa gold rush, ha fatto arric­chire più chi ven­deva pale e pic­coni che i mina­tori che fati­ca­vano nelle miniere avare di oro ma piene di grandi illu­sioni. La mia impres­sione è che la situa­zione sia in que­sto caso la mede­sima con gior­nali e gior­na­li­sti nei panni dei mina­tori ed Apple ed altri pro­dut­tori nelle vesti dei ven­di­tori di attrez­za­tura per gli scavi.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ne par­lano anche: CNET News, Folio, Ven­tu­re­Beat, Masha­ble!, Search Engine Land, moco­News, Meda­city, Read­W­ri­teWeb, Poyn­ter, Mar­ke­ting Pil­grim, Trends in the Living Net­works, Gan­nett Blog, CyberJournalist.net, Net­New­sCheck Latest, HubSpot’s Inbound , FT Tech Hub, Edi­tors Weblog, Mul­ti­chan­nel, GigaOM, Broa­d­ca­sting & Cable, Future of Jour­na­lism, Hil­li­con Val­ley, Tele­Read, Poyn­ter, Reflec­tions of a New­so­saur , Adweek.

Pubblicato il 7 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Edicola Digitale

Tra le novità pre­sen­tate ieri da Steve Jobs, con l’annuncio della nuova ver­sione del sistema ope­ra­tivo per iPhone, iPad e iPod touch, ampio risalto è stato dato all’edicola digitale.

Secondo quanto ripor­tato nel comu­ni­cato stampa dif­fuso da Apple,  l’iOS 5 ha una sezione raf­fi­gu­rata a modi scaf­fa­la­tura dove sono rac­colti tutti i quo­ti­diani e le rivi­ste alle quali è pos­si­bile abbo­narsi. Una volta sca­ri­cata la pub­bli­ca­zione pre­scelta dovrebbe essere pos­si­bile leg­gerla anche se non col­le­gati ad internet.

Resta ancora aperto il pro­blema del con­trollo della rela­zione con l’utenza, con i let­tori, che  resta cen­trale con par­ti­co­lare rife­ri­mento per quelle testate che rica­vano una parte rile­vante dei loro introiti dagli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari come testi­mo­nia il par­ziale ripen­sa­mento da parte di Time Inc rispetto alle prime dichia­ra­zioni d’intenti e le nego­zia­zioni ancora in corso con il Finan­cial Times.

Che la carta sia solo uno dei diversi sup­porti, for­mat, a dispo­si­zione per le imprese del com­parto edi­to­riale è già realtà attuale,  resta da sta­bi­lire a quali con­di­zioni ciò avvenga.

Pubblicato il 24 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

L’iPad Non Fa Notizia

Dall’apertura dell’app store ad oggi sono state rea­liz­zate oltre 500mila appli­ca­zioni per i device della Apple.

Gigaom pub­blica l’infografica che sin­te­tizza gli svi­luppi dal luglio 2008 ad oggi.

I gio­chi sono la cate­go­ria più dif­fusa anche per quanto riguarda le appli­ca­zioni a pagamento.

Buona la posi­zione dei libri men­tre le noti­zie pesano solo il 2% del totale.

Secondo i dati dif­fusi da Niel­sen non vi è esatta cor­ri­spon­denza tra numero di appli­ca­zioni rea­liz­zate ed uti­lizzo delle per­sone del tablet. Cer­ta­mente le appli­ca­zioni per la let­tura di noti­zie sono il fana­lino di coda per entrambe le fonti.

Pubblicato il 6 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

TabletMania

Dal lan­cio del iPad ad oggi molti degli sforzi delle imprese del com­parto edi­to­riale si sono con­cen­trati nella rea­liz­za­zione di appli­ca­zioni o di nuovi pro­dotti appo­si­ta­mente con­ce­piti per i tablets.

Anche in que­sti giorni è il lan­cio del Daily di Mur­doch a tenere banco nel dibat­tito sulle pro­spet­tive , sui modelli, anche in chiave di soste­ni­bi­lità eco­no­mica, di distri­bu­zione dell’informazione, nono­stante sia già emerso con chia­rezza come si tratti di un sal­va­gente bucato.

L’impressione è che si tratti di una vera e pro­pria sin­drome, di una forma di acca­ni­mento che Juan Varela defi­ni­sce cor­ret­ta­mente con il ter­mine di Tablet­Ma­nia.

L’indagine sul pos­sesso dei diversi device tec­no­lo­gici svolta da Pew Inter­net, i cui risul­tati sono stati pub­bli­cati il 3 feb­braio scorso,  evi­den­zia come la pene­tra­zione dei tablet rag­giunga sola­mente il 4% della popo­la­zione con un’età supe­riore ai 18 anni negli Stati Uniti, con un valore mas­simo leg­ger­mente supe­riore, pari al 5%, per coloro tra 18 e 46 anni.

Dedi­care così tante ener­gie ad un mezzo dalla pene­tra­zione ancora estre­ma­mente ridotta, affi­dando le pro­prie sorti ad un ambiente dete­nuto e con­trol­lato da terzi [Apple] è un errore stra­te­gico non trascurabile.

La sfida del futuro per l’editoria di chiama con­ver­genza e passa attra­verso la capa­cità di inte­grare le diverse anime delle imprese attive nel com­parto, la volontà di atti­vare un pro­cesso rela­zio­nale cir­co­lare con l’utenza, senza distrug­gere il valore resi­duo di quanto rea­liz­zato nel pas­sato come pre­ten­de­reb­bero taluni guru pour cause.

Pubblicato il 28 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Ipad is Iconic

eMar­ke­ter ha pub­bli­cato la sin­tesi dei risul­tati di una ricerca com­pa­ra­tiva sull’efficacia della pub­bli­cità su iPad rispetto alla stampa. Dall’indagine emer­ge­rebbe una netta supre­ma­zia del tablet Apple in tutti i para­me­tri con­si­de­rati, ad esclu­sione dell’intenzione d’acquisto, rispetto agli annunci pub­bli­cati a mezzo stampa.

Non avendo i dati com­pleti della ricerca è dif­fi­cile valu­tare appro­fon­di­ta­mente quanto affer­mato, ma sor­gono dei dubbi rispetto a risul­tati “sponsorizzati”.

In pri­mis non ritengo meto­do­lo­gi­ca­mente cor­retto il para­gone tra un mezzo inte­rat­tivo e dina­mico ed uno sta­tico, manca inol­tre il dato sulla memo­ra­bi­lità degli annunci che tutti sanno essere fondamentale.

I risul­tati inol­tre, stri­dono con quelli di altre inda­gini e sono in con­trad­di­zione con il recen­tis­simo lan­cio di Ongo, pro­dotto edi­to­riale digi­tale a paga­mento il cui plus è nell’assenza di pubblicità.

Intanto Apple ha lan­ciato il nuovo spot per la cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria carat­te­riz­zata da imma­gine ico­ni­che, a comin­ciare da quella di Mari­lyn Mon­roe, ed il claim, appunto, “iPad is Ico­nic”. Che anche l’indagine possa essere parte della stra­te­gia di comu­ni­ca­zione dell’azienda è un dub­bio che attendo venga smentito.

Pubblicato il 15 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Ciclo di Vita dell’Elettronica

In trent’anni, dal 1980 al 2010, l’elettronica di con­sumo ha invaso il mondo, ha cam­biato le abi­tu­dini di vita di miliardi di per­sone, si è evo­luta tanto rapi­da­mente da avere un periodo di uti­lizzo e d’esistenza sem­pre più breve, sopraf­fatta da fun­zioni com­ple­men­tari sem­pre più nume­rose, che ne hanno tra­sfor­mato lo scopo ori­gi­nale e l’hanno riconfigurata.

Il quo­ti­diano ame­ri­cano «The Washing­ton Post» ha rico­struito in cin­que tavole ani­mate le inno­va­zioni e le spa­ri­zioni degli stru­menti di vita quo­ti­diana, ormai più comuni, quelli che tutti pos­sie­dono e di cui nes­suno saprebbe più fare a meno.

Ha mostrato su un dia­gramma l’inizio della dif­fu­sione com­mer­ciale, il boom di molte ado­zioni, la scom­parsa improv­visa e la sostituzione/integrazione in altri gad­get della tele­fo­nia mobile, del per­so­nal com­pu­ter, della TV digi­tale, del DVD, del CD. Tutti pro­dotti elet­tro­nici dalla tra­iet­to­ria corta, bana­liz­zati rapi­da­mente, sem­pre più acces­si­bili e a basso prezzo.

Ora per mas­si­miz­zare i pro­fitti di un set­tore a rapida obso­le­scenza Apple spiega agli edi­tori che “que­sta è casa mia e qui comando io”.

Sono tutti ele­menti da non tra­scu­rare quando [se] si effet­tua un’analisi di scenario.

[Via]

Pubblicato il 14 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Prime Time della Lettura

Il flusso con­ti­nuo, inin­ter­rotto, di con­te­nuti online fa sì che il let­tore si trovi nella pre­ca­ria con­di­zione di colui che ogni 15 secondi vedesse reca­pi­tata alla sua porta la nuova edi­zione del giornale.

Read It Later ha ana­liz­zato 100 milioni di arti­coli sal­vati per ana­liz­zare le abi­tu­dini degli uti­liz­za­tori del ser­vi­zio per veri­fi­carne  l’impatto con spe­ci­fico rife­ri­mento alla let­tura di noti­zie in mobilità.

Dai risul­tati della desk research emerge che non cam­bia il cosa si legge ma il quando.

Dopo aver ana­liz­zato quando ven­gono for­niti, e dun­que tro­vati, i con­te­nuti ne è stata presa in esame sepa­ra­ta­mente la frui­zione, la let­tura, a seconda del sup­porto [pc, smartphone,tablet] utilizzato.

Com­ples­si­va­mente emerge un qua­dro molto simile a quello già deli­neato dai dati di sin­tesi dif­fusi dal Wall Street Jour­nal recentemente.

Men­tre gli uti­liz­za­tori di smart­phone ne fanno un uti­lizzo “emer­gen­ziale” in momenti nei quali non hanno a dispo­si­zione un pc, quali la cola­zione mat­tu­tina, durante il tra­sfe­ri­mento al lavoro e nelle pause lavo­ra­tive, i pos­ses­sori di tablets con­cen­trano la frui­zione durante le ore serali.

Sono dati di estremo inte­resse che for­ni­scono non solo spe­ci­fi­che infor­ma­zioni su tempi e moda­lità di frui­zione dell’informazione ma, nella mia inter­pre­ta­zione, indi­cano come i tablet [spe­ci­fi­ca­ta­mente l’iPad] siano in pro­spet­tiva un com­pe­ti­tor della tele­vi­sione oltre che dei gior­nali tra­di­zio­nali per le occa­sioni di con­sumo che sostituiscono.

Indi­ca­zioni che sug­ge­ri­scono l’opportunità di rea­liz­zare una map­pa­tura dei media per momento di frui­zione più che per clas­si­fi­ca­zione cano­nica di pro­dotto che con­senta di “clu­ste­riz­zare” in maniera più attuale, al fine di averne con­sa­pe­vo­lezza ed inter­ve­nire ovvia­mente, le abi­tu­dini media­ti­che dell’utenza.

PS:Magari nel wee­kend butto giù un paio di “sca­ra­boc­chi” sull’idea, se vole­ste nel frat­tempo dire la vostra, “com­ment is free”

Pubblicato il 4 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Dell’iPad & Dintorni

I dati dif­fusi a fine anno da WWD­Me­dia, rela­ti­va­mente all’andamento delle sot­to­scri­zioni a paga­mento per alcuni dei prin­ci­pali maga­zi­nes sta­tu­ni­tensi su i Pad, hanno sostan­zial­mente con­fer­mato quelle che erano le sen­sa­zioni di molti [incluso il sot­to­scritto] sulle effet­tive pos­si­bi­lità, allo stato attuale, di que­sto vei­colo come ele­mento di recu­pero con­tri­bu­tivo per le imprese del com­parto edi­to­riale che tante attese ave­vano ripo­sto nel tablet Apple.

Sono dati che hanno avuto il merito di aprire un dibat­tito molto ampio sul tema che suc­ces­si­va­mente si è allar­gato al con­cetto di edi­cola digi­tale.  

Per quanto riguarda l’Italia i con­tri­buti di mag­gior inte­resse sono arri­vati da Mas­simo Man­tel­lini e Luca De Biase [+],  con il primo che esprime mag­gior cri­ti­cità men­tre il secondo man­tiene la sua evi­den­te­mente natu­rale pre­di­spo­si­zione all’ottimismo ed alla [pro]positività.

Sulle moti­va­zioni “tec­ni­che” dell’insuccesso, il peso dei dow­loads, la cat­tiva fat­tura delle appli­ca­zioni, il costo ecces­sivo, ed altro ancora,  sono già  stati for­niti ele­menti suf­fi­cienti e non credo per­so­nal­mente vi sia molto altro da aggiun­gere. Ritengo siano da appro­fon­dire invece i motivi concettuali.

Sono fon­da­men­tal­mente tre gli aspetti sui quali è neces­sa­rio lavo­rare per uno svi­luppo dell’editoria, dell’informazione che a mio avviso emer­gono con chiarezza.

L’iPad, le sue appli­ca­zioni per leg­gere le noti­zie, con­tra­ria­mente al web, non sono com­ple­men­tari ma alter­na­tivi al for­mato tra­di­zio­nale car­ta­ceo dif­fuso nelle edi­cole come dimo­strano i dati resi dispo­ni­bili da Masha­ble.  Sotto que­sto pro­filo, si con­ferma dun­que come le app non siano stru­mento di recu­pero di ven­dite e con­tri­bu­zione ma di sostituzione.

Inte­resse e coin­vol­gi­mento sulle noti­zie e moda­lità di con­sumo delle stesse sono un altro degli ele­menti car­dine per  ragio­nare in ter­mini di ricerca di opportunità.

Le noti­zie hanno pro­gres­si­va­mente perso appeal, l’informazione riscuote sem­pre minor fidu­cia. Que­sto è tanto più vero quanto più evo­luta è la comu­nità di utenti, di let­tori di rife­ri­mento, avendo mag­gior capa­cità critica.

L’iPad [non si capi­sce per­chè qual­cuno ha cre­duto potesse non essere così] non fa ecce­zione.   Nelle atti­vità di bro­w­sing non rien­trano mai ai primi posti le noti­zie ed anche i pos­ses­sori di iPad non hanno come prio­rità la let­tura di infor­ma­zione in senso tra­di­zio­nale dedi­can­dosi ad altre atti­vità come dimo­stra l’indagine dif­fusa da Busi­ness Insider.

L’accento posto sullo svi­luppo di appli­ca­zioni è la con­ferma di come sia pre­va­lente l’orien­ta­mento al pro­dotto invece che all’utenza, al denaro anzi­chè al sod­di­sfa­ci­mento di bisogni.

E’ evi­den­te­mente que­sto un aspetto non tra­scu­ra­bile poi­chè, con­tra­ria­mente a quanto si potrebbe essere pro­pensi a rite­nere, ha un impatto diret­ta­mente col­le­gato alla pro­pen­sione di spesa e dun­que alla salute eco­no­mica delle imprese attive in que­sto ambito.

 L’invito a rove­sciare i para­digmi effet­tuato recen­te­mente non era privo di rife­ri­menti al com­parto editoriale.

Forse l’unica app che potrebbe dav­vero sal­vare l’informazione, se esi­stesse, sarebbe quella che con­senta di svi­lup­pare un per­corso fatto di inno­va­zione cen­trata sui biso­gni dell’utenza, dei let­tori, invece che sui desi­de­rata pro­pri e degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, sulla con­ver­genza e la com­ple­men­ta­rietà anzi­chè sulla sostituzione.

La tec­no­lo­gia si con­ferma in tal senso essere un mezzo e non un fine come anche in que­sta occa­sione molti hanno voluto credere. 

Pubblicato il 30 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Salvagente Bucato

All’epoca del lan­cio l’iPad fu quasi una­ni­me­mente defi­nito come il sal­va­gente dell’editoria.

In que­sti spazi sono stati illu­strati sia i motivi con­cet­tuali legati alla con­ce­zione dell’ecosistema dell’informazione che i fon­da­menti eco­no­mici sulla base dei quali si rite­neva, si ritiene, che il tablet della Apple non potesse rap­pre­sen­tare la bac­chetta magica riso­lu­trice delle pro­ble­ma­ti­che che afflig­gono l’editoria.

I primi segnali di una con­sa­pe­vo­lezza del ruolo mar­gi­nale, in ter­mini di recu­pero delle reve­nues, del device dell’anno erano emerse già dai risul­tati dell’ inda­gine sulle noti­zie in mobi­lità effet­tuata dall’ Audit Bureau of Circulation.

E’ pro­prio dall’ ABC che arri­vano ora i dati ripresi da WWD­Me­dia che evi­den­ziano il crollo ver­ti­cale delle sot­to­scri­zioni a paga­mento per i prin­ci­pali maga­zi­nes sta­tu­ni­tensi. Pare insomma che il sal­va­gente si sia defi­ni­ti­va­mente bucato.

Rimosso l’ennesimo osta­colo, nella lista dei desi­deri per l’anno pros­simo il sot­to­scritto inse­ri­sce ai primi posti la spe­ranza che cessi defi­ni­ti­va­mente l’orien­ta­mento al pro­dotto per dare spa­zio final­mente  ad un più attuale e ragio­ne­vole orien­ta­mento ai biso­gni, agli inte­ressi dell’utenza.

Update: Vedo solo ora che ne parla, con una sin­tesi molto effi­cace, anche Mas­simo Mantellini.

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