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Pubblicato il 18 marzo 2014 by Andrea Nelson Mauro, Pier Luca Santoro

Società dell’Informazione: il Ritmo di Crescita delle Regioni in 10 anni | Mappa interattiva

Abbiamo appena supe­rato i 25 anni dalla nascita, almeno quella con­si­de­rata uffi­ciale, di Inter­net. Nicola Bruno per l’occasione ha rea­liz­zato un’infografica che riper­corre in det­ta­glio gli effetti di quella che è stata, ed è, la più grande rivo­lu­zione di tutti i tempi per la comu­ni­ca­zione [intesa come “comu­ni­ca­zione tra gli indi­vi­dui”, come dice Tim Berners-Lee].

Inter­net signi­fica infra­strut­ture, tec­no­lo­gie, ed ovvia­mente  cul­tura digi­tale. Da que­sto punto di vista, come sono cam­biati i ter­ri­tori nei quali viviamo? E, soprat­tutto, con quale ritmo?

Per rispon­dere a que­sta domanda abbiamo preso gli indi­ca­tori Istat sulla società dell’informazione, con l’obiettivo di misu­rare que­sto ritmo di cre­scita regione per regione. Com’è cam­biata la dif­fu­sione di Inter­net, com’è cam­biato il suo uso nelle fami­glie, nelle aziende, nelle pub­bli­che ammi­ni­stra­zioni tra il 2003 e il 2013. Quali sono gli effetti con­creti di que­sta rivo­lu­zione in un ter­ri­to­rio, l’Italia, che ha sem­pre mostrato tutta una serie di grandi dispa­rità tra Nord e Sud.

Le mappe sotto ripor­tate mostrano  i ritmi di cre­scita della dif­fu­sione di inter­net attra­verso dei car­to­grammi che rap­pre­sen­tano le regioni ita­liane defor­mate e colo­rate [dall’azzurro al rosso] in base ai valori di rife­ri­mento. Le regioni del Sud sono quelle inte­res­sate da un ritmo di cre­scita ele­va­tis­simo per quanto riguarda tutti i para­me­tri ana­liz­zati, dal grado di dif­fu­sione di inter­net nelle fami­glie alla dif­fu­sione dei siti web per le imprese, pas­sando per il grado di uti­lizzo di Inter­net nelle imprese e la banda larga nelle ammi­ni­stra­zioni locali.

Resta forte però il diva­rio tra il sud ed il nord del Paese, spac­cato anche in que­sto caso ahi noi, con il Tren­tino Alto Adige che ha un grado di dif­fu­sione di Inter­net nelle fami­glie del 66.9% e la Cam­pa­nia fana­lino di coda al 51.2%. Dispa­rità che cre­sce ulte­rior­mente per quanto riguarda il mondo impren­di­to­riale con l’83% delle imprese del Tren­tino Alto Adige che hanno un sito web e, ultima la Cala­bria al 50.1%.

Col­pi­sce il dato su il grado di uti­lizzo di Inter­net nelle imprese che mostra tassi di cre­scita deci­sa­mente infe­riori agli altri para­me­tri ana­liz­zati e, soprat­tutto, ha indici di pene­tra­zione bas­sis­simi con il Lazio al 51.4%, seguito dal Pie­monte al 41.4%, e la Basi­li­cata, ultima, al 21.5%. Se il dato risente cer­ta­mente delle limi­ta­zioni spesso impo­ste nei luo­ghi di lavoro, resta un ele­mento di forte pre­oc­cu­pa­zione sulle pro­spet­tive di svi­luppo digi­tale del Paese.

Fonte dei dati e istru­zioni per la cor­retta inter­pre­ta­zione dei dati visua­liz­zati dalle mappe: La mappa dell’Italia è vista, e “defor­mata”, secondo gli “Indi­ca­tori ter­ri­to­riali per le poli­ti­che di svi­luppo — Società dell’informazione” dif­fusi da Istat nel 2014 [xls]. Le mappe visua­liz­zano le varia­zioni per­cen­tuali nel periodo 2003–2013 — aggior­nati al gen­naio 2014 — per cia­scun indi­ca­tore, ad esclu­sione dei dati rela­tivi all’utilizzo del PC nelle imprese per i quali ci si ferma al 2007.

Le super­fici delle regioni aumen­tano o dimi­nui­scono in base al ritmo di cre­scita di ogni indi­ca­tore. In azzurro i valori minimi, in rosso i valori mas­simi. Sele­ziona un indi­ca­tore dal menu a ten­dina per visua­liz­zare i rela­tivi dati sulla mappa. Muovi il mouse sulla mappa per visua­liz­zare i valori delle sin­gole regioni.

Il nostro, minimo, con­tri­buto all’agenda digitale.

Bonus track: qui i dati ela­bo­rati con le varia­zioni per­cen­tuali, e invece qui i dati pub­bli­cati da Istat

Gra­fica a cura di Ales­sio Cima­relli e Andrea Nel­son Mauro.Testo di Pier Luca San­toro e Andrea Nel­son Mauro.

Paper
Pubblicato il 28 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Passaggio dal Business Tradizionale a quello Digitale per l’ Industria dell’ Informazione

Nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo da uno stu­dio sul pas­sag­gio dal busi­ness tra­di­zio­nale a quello digi­tale per l’industria dell’Informazione pub­bli­cato da Boston Con­sul­ting Group, viene fatto il punto su come le imprese edi­to­riali che nascono dalla carta stam­pata pos­sano soprav­vi­vere alla tran­si­zione dando uno sguardo a quali siano i KPI, gli indi­ca­tori di pre­sta­zione, in  que­sto percorso.

Paper

Sem­pre in tema, per gli amici di LSDI, la mia recen­sione di “News(paper) Revo­lu­tion” libro su ‘’l’ infor­ma­zione online al tempo dei social net­work’’, come recita il sot­to­ti­tolo, in ven­dita da pochi giorni. Sag­gio sulle moda­lità di approc­cio dei quo­ti­diani alla Rete, di cui ne riper­corre le evo­lu­zioni dalle pri­mis­sime spe­ri­men­ta­zioni degli anni novanta ad oggi, su alcuni dei tratti distin­tivi del Web, a comin­ciare ovvia­mente da mul­ti­me­dia­lità ed inte­rat­ti­vità, e sul modo con il quale ven­gono uti­liz­zati i social net­work da i feed RSS a Twit­ter e Face­book pas­sando per Insta­gram e Reddit.

Buona let­tura.

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Accesso ai Mezzi Pubblicitari
Pubblicato il 3 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Indagine Conoscitiva sulla Raccolta Pubblicitaria

A fine novem­bre, il 29, l’Autorità per le garan­zie nelle comu­ni­ca­zioni ha pub­bli­cato il testo dell’indagine cono­sci­tiva sulla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Ana­lisi che for­ni­sce un qua­dro delle dina­mi­che di mer­cato e indaga il fun­zio­na­mento con­cor­ren­ziale del set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria con­sen­tendo a neo­fiti, penso a stu­denti e “curiosi”, di  appren­dere les­sico e mec­ca­ni­smi della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e di appro­fon­dire, volendo, gra­zie alla sostan­ziosa biblio­gra­fia, e per­mette ai pro­fes­sio­nal del set­tore di avere una foto­gra­fia sia dell’above the line che del below the line tanto det­ta­gliata quanto rilevante.

Il docu­mento, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si com­pone di 236 pagine, tutte da leg­gere ancora una volta.  Per quanto riguarda la pub­bli­cità sui mezzi di comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nali e inno­va­tivi [above the line], i mezzi pub­bli­ci­tari oggetto dell’indagine sono stati:

  •  tele­vi­sione [gene­ra­li­sta e specializzata]
  • radio
  • cinema
  • quo­ti­diani
  • perio­dici
  • annuari
  • affissioni/esterna
  • inter­net.

Men­tre, in rife­ri­mento alle atti­vità di mar­ke­ting di rela­zione [below the line], le cate­go­rie inte­res­sate dall’indagine sono state:

  • pro­mo­zioni
  • direct mar­ke­ting classico
  • web marketing/digital marketing
  • eventi
  • spon­so­riz­za­zioni
  • pub­bli­che relazioni.

L’indagine, effet­tuata da GFK Euri­sko per conto di AGCOM, si è com­po­sta di 84 domande mediante l’utilizzo di tre meto­do­lo­gie pro­po­ste in modo alter­na­tivo alle aziende: 1) un que­stio­na­rio tele­fo­nico effet­tuato da un ope­ra­tore [meto­do­lo­gia deno­mi­nata CATI – Com­pu­ter Assi­sted Tele­phone Inter­viewing]; 2) un que­stio­na­rio in for­mato elet­tro­nico auto­com­pi­lato [meto­do­lo­gia deno­mi­nata CAWI– Com­pu­ter Assi­sted Web Inter­viewing]; 3) un que­stio­na­rio car­ta­ceo auto com­pi­lato da inviare via email o fax. Nel com­plesso sono state rea­liz­zate un numero di inter­vi­ste pari a 1.518, svolte tra feb­braio e giu­gno 2012.

Mezzi di comunicazione_Due versanti

L’indagine cono­sci­tiva si arti­cola nel modo seguente:

Il capi­tolo 1 for­ni­sce l’inquadramento teo­rico e deli­nea il qua­dro d’insieme dell’indagine, sud­di­vi­dendo il set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in base alle tre com­po­nenti fon­da­men­tali [domanda, offerta e atti­vità di inter­me­dia­zione], non­ché nei due com­parti, above e below the line.

Il capi­tolo 2 offre uno stu­dio del fun­zio­na­mento del mer­cato dell’intermediazione pub­bli­ci­ta­ria descri­vendo il ruolo svolto dai cen­tri media nel sistema pub­bli­ci­ta­rio, le carat­te­ri­sti­che dei rap­porti giu­ri­dici ed eco­no­mici inter­cor­renti fra cen­tri media, inser­zio­ni­sti e con­ces­sio­na­rie di pub­bli­cità, con un appro­fon­di­mento sui ser­vizi di media audi­ting. Il capi­tolo offre, quindi, l’analisi con­cor­ren­ziale del mer­cato e dei fal­li­menti di mer­cato ove presenti.

Il capi­tolo 3 pre­senta una pano­ra­mica di tutto il set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria nazio­nale, con un’analisi della seg­men­ta­zione tra atti­vità above e below the line. Una volta accer­tata la distin­zione di tali due ambiti, viene ana­liz­zata la pub­bli­cità su tutti i mezzi di comu­ni­ca­zione nel loro com­plesso, riman­dando al capi­tolo 6 l’approfondimento sul mar­ke­ting di relazione.

Nel capi­tolo 4, lo stu­dio appro­fon­di­sce le rela­zioni di sosti­tui­bi­lità tra i vari mezzi di comu­ni­ca­zione, ana­liz­zando suc­ces­si­va­mente l’assetto con­cor­ren­ziale e gli even­tuali fal­li­menti dei sin­goli ambiti di mer­cato. In tal senso, ven­gono esa­mi­nati disgiun­ta­mente i mer­cati pub­bli­ci­tari della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria tele­vi­siva, radio­fo­nica, sui quo­ti­diani, sui perio­dici, sugli annuari, presso le sale cine­ma­to­gra­fi­che, non­ché quella esterna.

Il capi­tolo 5 esa­mina il mer­cato della pub­bli­cità su inter­net, che rap­pre­senta al momento ed in pro­spet­tiva l’ambito sicu­ra­mente più dina­mico. Ven­gono ana­liz­zate le prin­ci­pali carat­te­ri­sti­che del ver­sante degli utenti [con l’offerta di ser­vizi inter­net al pub­blico], per poi con­cen­trarsi sul ver­sante pub­bli­ci­ta­rio. Lo stu­dio inve­stiga inol­tre l’attuale strut­tura delle rela­zioni com­mer­ciali tra inser­zio­ni­sti e con­ces­sio­na­rie, anche qua­lora esse siano inter­me­diate. L’analisi dell’assetto com­pe­ti­tivo del mer­cato e dei vari seg­menti che lo com­pon­gono con la disa­mina delle attuali cri­ti­cità con­cor­ren­ziali con­clude il capitolo.

Nel capi­tolo 6 viene svolto l’approfondimento del com­parto delle ini­zia­tive di comu­ni­ca­zione del below the line, attra­verso, anche in que­sto caso, una disa­mina delle ten­denze in atto. Il capi­tolo si com­pone anche di una breve ana­lisi della strut­tura dell’offerta.

Sintesi ricavi pubblicitari per mezzo above & below

Alcune “pil­lole”, estratti dalle varie parti del rap­porto che mi sem­bra par­ti­co­lar­mente inte­res­sante segnalare.

For­tis­sima con­cen­tra­zione sul mer­cato dei cen­tri media con pochi players che si divi­dono la torta e, in par­ti­co­lare, pre­do­mi­nio asso­luto di WPP che da solo detiene una quota mai infe­riore al 40% del totale. Una delle tante ano­ma­lie del sistema pub­bli­ci­ta­rio nazio­nale rispetto alle altre nazioni con Fran­cia che ha un assett dell’intermediazione non con­cen­trato e, tra gli altri, Gran Bre­ta­gna e Stati Uniti che invece ne hanno uno mode­ra­ta­mente concentrato.

La quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari above the line ammi­ni­strata dai cen­tri media è del 76,4% per la tele­vi­sione, scende per quo­ti­diani e perio­dici, rispet­ti­va­mente al 53,3% e 41,2%, men­tre domina asso­lu­ta­mente Inter­net con una quota molto vicina al totale [95,8%].

Con­cen­tra­zione anche nel numero di imprese che inve­stono in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che sono di gran lunga infe­riori anche a nazioni quali la Spagna.

Come mostra la tavola di sin­tesi sotto ripor­tata, la comu­ni­ca­zione d’impresa in Ita­lia è un’affare per pochi. Se per mezzi quale la tele­vi­sione si tratta di una que­stione di soglia d’accesso al mezzo, in ter­mini di livello d’investimento, la bassa pene­tra­zione di altri media, Inter­net incluso, [di]mostra come il pro­blema sia fon­da­men­tal­mente cul­tu­rale, di approccio.

Accesso ai Mezzi Pubblicitari

La comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria nel nostro Paese ha un domi­na­tore asso­luto: Fivin­vest. L’impresa con­trol­lata dalla fami­glia Ber­lu­sconi ottiene il 36% di tutti gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari above the line in Ita­lia; per con­fronto RAI/Sipra, il secondo ope­ra­tore del mer­cato, ha una quota di un terzo [13,8%].

Quota che sale al 57,2% per quanto riguarda gli inve­sti­menti solo sulla tele­vi­sione [RAI 21,7%, SKY 6%, Telecom/La7 3,9%], enne­sima ano­ma­lia di que­sta nazione se si pensa che in Fran­cia e Regno Unito il primo ope­ra­tore si asse­sta al 43% e negli USA scende addi­rit­tura al 25%.

Distro­sione ancor più pesante poi­chè il gruppo Fini­vest, attra­verso la con­trol­lata Mon­da­dori, detiene anche la lea­der­ship della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nel seg­mento dei perio­dici con ricavi, nel 2011, per 181 milioni di euro pari al 13,8% del totale. Spiega l’Autorità per la garan­zie nelle comu­ni­ca­zioni nel rap­porto che “sif­fatto inef­fi­ciente assetto com­pe­ti­tivo rischia, infatti, di river­be­rarsi sull’intero sistema pub­bli­ci­ta­rio anche in con­si­de­ra­zione dei legami sus­si­stenti con i [mag­giori] cen­tri media. Altre pro­ble­ma­ti­che pre­senti nel mer­cato riguar­dano le stra­te­gie di ven­dita delle inser­zioni [sem­pre da parte di detti sog­getti] e la rile­va­zione delle audience”.

Gli indici di con­cen­tra­zione della tele­vi­sione, for­tu­na­ta­mente, non sono pre­senti negli altri mezzi ad ecce­zione dell’online, anch’esso estre­ma­mente con­cen­trato come vedremo di seguito.

L’assetto com­pe­ti­tivo del mer­cato della pub­bli­cità sui quo­ti­diani è deci­sa­mente più con­cor­ren­ziale con i primi quat­tro ope­ra­tori che deten­gono com­ples­si­va­mente oltre la metà [55%] delle risorse totali. Il prin­ci­pale ope­ra­tore è il Gruppo Edi­to­riale Espresso-Repubblica che rac­co­glie oltre il 20% delle risorse pub­bli­ci­ta­rie, seguono RCS Media­group con una quota di mer­cato supe­riore al 16%, il gruppo Cal­ta­gi­rone con il 10,8%, il Sole 24 Ore con il 7,4%.

Rile­vante la quota di pub­bli­cità locale che pesa quasi il 50% del totale.

Per quanto riguarda Inter­net e la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online il rap­porto, che vi dedica un intero capi­tolo ad hoc [capi­tolo 5], attinge ad infor­ma­zioni che vista la velo­cità, la dina­mi­cità del mezzo se non supe­rate sono deci­sa­mente datate. Ciò non­so­tante, vi sono alcuni aspetti che vale la pena di ripren­dere, di sottolineare.

Una par­ti­co­la­rità dell’Italia è che la frui­zione web si dimo­stra più news orien­ted di quella inter­na­zio­nale con un incre­mento della posi­zione di molti siti di quo­ti­diani ita­liani dal 2009 al 2011, e con un aumento degli indi­ca­tori di traf­fico, che si tra­duce in una cre­scita supe­riore al 40% negli utenti unici men­sili, pari ad un incre­mento di circa il 3% degli inter­nauti, e del 4% del con­sumo medio men­sile per utente [vd. tabella 5.2 a pag 194].

Ten­denza posi­tiva che era già emersa con chia­rezza nel rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani rea­liz­zato dalla FIEG ma che nell’ultimo periodo pare essere carat­te­riz­zato da un calo del numero pagine viste e da una cre­scita espo­nen­ziale del traf­fico video per i siti dei quo­ti­diani online.

I dati della tabella sot­to­ri­por­tata, pur scon­tando, come dicevo, lo scarso aggior­na­mento [incom­pren­si­bile per un rap­porto sti­lato dal giu­gno 2012 in poi che i dati si fer­mino al 2011] evi­den­zia come nelle prime posi­zioni per audience online in Ita­lia non vi siano siti dedi­cati all’informazione, alle noti­zie in senso stretto. Alla luce della recente acqui­si­zione di Vir­gi­lio da parte di Libero il gruppo neo-nato, nascente, sarebbe il primo nel nostro Paese per audience.

Prime 15 società nel web in Italia

Se pen­sando ad Inter­net l’immaginario col­let­tivo tende verso libertà e demo­cra­tiz­za­zione la realtà, almeno dal punto di vista dei ricavi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria rac­conta una sto­ria diversa.

Pur­troppo AGCOM per Goo­gle e Face­book non inse­ri­sce le cifre esatte dei ricavi [e nep­pure per Micro­soft], ma le per­cen­tuali non lasciano dubbi, con l’azienda di Moun­tain View che detiene tra il 40 ed il 60% del totale mer­cato, search + display ovvia­mente. Se Face­book è al secondo posto per audience non altret­tanto avviene per i ricavi che lo col­lo­cano all’ultimo posto tra i big players, dopo RCS Media­group, Espresso-Repubblica e Gruppo Sole24Ore per restare in ambito edi­to­riale [vd tabella 5.7 pag 213].

In con­clu­sione, si può rite­nere che il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio on line pre­senti carat­te­ri­sti­che di ele­vata con­cen­tra­zione e di cri­ti­cità con­cor­ren­ziale, anche alla luce delle nume­rose pra­ti­che adot­tate sul mer­cato dall’operatore lea­der, Goo­gle. Stroz­za­ture con­cor­ren­ziali nella rac­colta pub­bli­ci­ta­ria on line che ine­vi­ta­bil­mente deter­mi­nano effetti nega­tivi sia sulla natura stessa, aperta e com­pe­ti­tiva, di inter­net sia sulle infor­ma­zioni e noti­zie a dispo­si­zione di cit­ta­dini e utenti.

In con­clu­sione, il rap­porto, che torno ad invi­tarvi cal­da­mente a leg­gere inte­gral­mente, è la foto­gra­fia di un Paese, il nostro, [a]normale sia sotto il pro­filo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che della pro­pen­sione alla comu­ni­ca­zione da parte delle imprese. Istan­ta­nea che fa riflet­tere sulle impli­ca­zioni che ha il sistema a due ver­santi dei mezzi di comu­ni­ca­zione e sulla neces­sità di tro­vare nuove fonti di ricavo anche sotto que­sto profilo.

Molla
Pubblicato il 16 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

[Dis]Attenzione alle Notizie

Nell’appuntamento set­ti­ma­nale della mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parte dalla pre­sen­ta­zione di Enrico Gaspe­rini, Pre­si­dente Audi­web, allo IAB Forum della scorsa set­ti­mana sull’evoluzione dell’audience online basata, ovvia­mente, su dati macro dell’istituto di rile­va­zione, per ana­liz­zare [dis]attenzione e [dis]interesse degli ita­liani verso le noti­zie o, almeno, verso, i siti dei quo­ti­diani — all digi­tal e non — nel nostro Paese.

Se, come anche il sot­to­scritto ritiene, il tempo speso è un indi­ca­tore signi­fi­ca­tivo per sta­bi­lire la sod­di­sfa­zione dell’audience, e di riflesso anche l’attrattività per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, pare che ci sia più di qual­che pro­blema da risol­vere per l’informazione online in Italia.

Buona let­tura.

Altan Internet
Pubblicato il 8 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Rivedere le Definizioni

Que­sta set­ti­mana sono stati rila­sciati i dati sulla pene­tra­zione dei diversi media in Spa­gna. Il docu­mento di sin­tesi pro­pone l’andamento della pene­tra­zione di cia­scun mezzo dal 1997 ad oggi ed evi­den­zia la caduta della stampa, anche, in Spa­gna sia per quanto riguarda i gior­nali e i loro sup­ple­menti che i perio­dici [men­sili e settimanali].

Tra i diversi mezzi figura, così come avviene anche nel nostro Paese, Inter­net. Una con­ven­zione adot­tata quasi uni­ver­sal­mente che ritengo essere fuor­viante e sin­tomo di quanto sia pro­fonda ancora la distanza dal com­pren­dere la Rete.

Il Web è un media tanto quanto lo è, ad esem­pio, Milano. Una grande città è un agglo­me­rato di per­sone al cui interno vi sono mezzi diversi di comu­ni­ca­zione, si pensi all’outdoor o alla free press locale banal­mente, per sem­pli­cità. Lo stesso avviene per Inter­net che è un ambiente al cui interno vi sono media diversi, gior­nali inclusi, ma NON è un media. Lo spiega per­sino Altan, con il suo solito sapente umo­ri­smo, nella sua vignetta di que­sta set­ti­mana sul «L’Espresso»

E’ asso­lu­ta­mente neces­sa­rio rive­dere le definizioni.

Pubblicato il 17 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Digital Media 2012

La Doxa, tra la fine di feb­braio e l’inizio di marzo di quest’anno, ha con­dotto un’indagine il cui l’obiettivo era di veri­fi­care l’utilizzo e la sovrap­po­si­zione dei dispo­si­tivi di prin­ci­pale inte­resse per le atti­vità svolte online.

La ricerca con meto­do­lo­gia CAWI [Com­pu­ter Assi­sted Web Inter­viewing] ha coin­volto un cam­pione di mille casi, rap­pre­sen­ta­tivi degli utenti Inter­net dai 16 ai 65 anni per le varia­bili di sesso, classi di età ed area geo­gra­fica, ed un sovra-campionamento di 236 Tablet-users. L’istituto di ricerca sul totale dei 1236 casi cal­cola un mar­gine di errore del 2,89%, al livello di con­fi­denza del 95%; affi­da­bi­lità che visti i numeri in gioco scende per quanto riguarda i soli uti­liz­za­tori di tablets.

I risul­tati dello stu­dio, “Digi­tal Media 2012″, la cui fina­lità è pro­mo­zio­nale rispetto ai ser­vizi offerti da Doxa, sono stati rias­sunti in un’infografica che ne sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze emergenti.

Le word cloud, le nuvole di parole poste a lato di cia­scun dispo­si­tivo con­fer­mano tra­sver­sa­lità e rile­vanza dei social net­work la cui frui­zione è oriz­zon­tale rispetto ad ogni device. Per smart­pho­nes e tablets è forte l’associazione con esi­bi­zione di sta­tus sym­bol come il ter­mine “alla moda” richiama immediatamente.

Il focus sugli uti­liz­za­tori di tablets a livello socio-demografico evi­den­zia una decisa pre­va­lenza di uomini e della fascia d’età com­presa tra i 35 ed i 44 anni. Chi pos­siede un tablet ovvia­mente mostra una ten­denza supe­riore alla media per la navi­ga­zione su inter­net, che comun­que ha una fre­quenza quo­ti­diana per meno della metà del cam­pione, e una rela­tiva mag­gior pro­pen­sione alla visione di noti­zie non meglio spe­ci­fi­cate. Com’era natu­rale atten­dersi, l’approccio alla navi­ga­zione è più vola­tile ed il tempo di navi­ga­zione per pos­ses­sori tablets, ed ancor più di smart­pho­nes, è deci­sa­mente ridotto rispetto a quello da per­so­nal com­pu­ter, sia esso fisso o portatile.

Si evi­den­zia, si con­ferma, come era già emerso da pre­ce­denti inda­gini, che il tablet sia stru­mento da sofà serale, se non addi­rit­tura da letto, con il 22% dei pos­ses­sori che dichiara di uti­liz­zarlo più della tele­vi­sione ma meno del pc fisso.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili, è ragio­ne­vole ipo­tiz­zare che i tablet che sono stati ven­duti sin ora siano orien­ta­ti­va­mente 1.380.000; una dimen­sione non tra­scu­ra­bile ma cer­ta­mente ancora estre­ma­mente ridotta.

L’opportunità pre­va­lente allo stato attuale non pare quella di mone­tiz­zare la ven­dita di con­te­nuti, gli abbo­na­menti alle edi­zioni digi­tali dei quo­ti­diani, bensì di creare una sovrap­po­si­zione ed un rin­forzo delle cam­pa­gne per chi uti­lizza l’intero ven­ta­glio di mezzi a dispo­si­zione in ambito promo-pubblicitario, visto che dif­fi­cil­mente un mezzo “can­ni­ba­lizza” gli altri, con i let­tori che spesso si duplicano.

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Pubblicato il 8 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Bilancio di Dieci Anni di Diffusione di Internet

La let­te­ra­tura sulle tec­ni­cità del Web, sugli usi e le con­dotte più pro­dut­tive di risul­tati cogni­tivi e comu­ni­ca­tivi, è amplis­sima e in con­ti­nuo aumento. Manuali di scelta dei soft­ware più appro­priati per le diverse atti­vità e il migliore uti­lizzo degli stru­menti elet­tro­nici non man­cano e ten­dono a sem­pli­fi­care sem­pre più le pro­ce­dure d’impiego dei mezzi per acce­le­rare e alleg­ge­rire il lavoro di scrit­tura, d’interazione e di com­pren­sione del con­te­sto glo­bale in cui avven­gono gli scambi inter­per­so­nali e le rela­zioni con audience vaste e imprevedibili.

Nep­pure man­cano gli studi esplo­ra­tivi sulla media­zione dei diversi stru­menti di comu­ni­ca­zione e socia­liz­za­zione a distanza, sugli effetti mirati e deviati di uti­lizzo dei pc, delle tablet, dei tele­fo­nini e sono ugual­mente dif­fusi i gala­tei dell’informazione e dello scam­bio sul Web.

Il lavoro di rico­stru­zione e siste­ma­tiz­za­zione, com­piuto dalla blog­ger Titiou Lecocq e dalla gior­na­li­sta Diane Lisa­relli, «Ency­clo­pe­die de la Web cul­ture», Robert Laf­font, Paris, 2011, invece esplora gli usi e i costumi, i valori e i modelli di com­por­ta­mento in atto sul Web, attra­verso la loro evo­lu­zione negli ultimi dieci anni, con lo scopo di veri­fi­care se la «demo­cra­tiz­za­zione» di Inter­net ha dato vita a una cul­tura nuova, con codici, lin­guag­gio e for­mae men­tis proprie.

«Inter­net, scri­vono le autrici, è un mondo in cui occorre for­zare l’accesso, per­ché uno dei suoi fon­da­menti, l’idea di ano­ni­mato, ne fa uno dei rari esempi di feno­meno cul­tu­rale senza por­ta­pa­rola iden­ti­fi­ca­bile, giac­chè quelli che potreb­bero incar­narlo, di fatto rifiu­tano di gio­care que­sto ruolo».

Il libro di Lecocq e Lisa­relli si com­pone di quasi 250 voci, che in sin­tesi defi­ni­scono ed esem­pli­fi­cano i luo­ghi vir­tuali, le strut­ture e i modi di scam­bio pre­senti sulla Rete. Ogni voce ha una scheda che in lin­guag­gio divul­ga­tivo, cor­re­dato da illu­stra­zioni, affronta il meglio e il peg­gio del Web, come s’è venuto a configurare.

Non senza humour e docu­men­ta­zione le autrici aprono un largo ven­ta­glio di carat­te­ri­sti­che della blo­go­sfera, dei buzz, degli ava­tar, delle pro­fes­sioni, dei modi di comu­ni­ca­zione e dei peri­coli che com­por­tano, dei prin­ci­pali cam­bia­menti e delle zone di non diritto, che l’internauta può incontrare.

Chi non sa chi è un kikoo­lol [un ado­le­scente che si esprime esclu­si­va­mente con lin­guag­gio SMS in un forum, un social net­work o un video­gioco] può venirne a cono­scenza, per com­por­ta­menti e ori­gine [una marca di pro­sciutto spe­ziato, citata spesso ai tempi di Mon­thy Python, nei pri­mis­simi forum].

Non man­cano le infor­ma­zioni tec­ni­che, ma il più e il meglio è dedi­cato a far capire l’essenza della Rete e il suo fun­zio­na­mento gene­rale, con info­gra­fie, sto­rie, aned­doti e confronti.

Un’enciclopedia mul­ti­fun­zio­nale , che si legge con avi­dità e si rilegge per non essere impre­pa­rati a tutte le eve­nienze della vita sociale a distanza, dove milioni di per­sone spe­ri­men­tano la forza dei nuovi modi di con­vi­venza nella massa.

Pubblicato il 14 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Scenario Pubblicitario & Andamento dei Media

Ini­zia da que­sta set­ti­mana la mia col­la­bo­ra­zione con EJO, Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory, cen­tro studi non pro­fit dell’Università della Sviz­zera ita­liana nato nel 2004 con la mis­sione di con­tri­buire al miglio­ra­mento qua­li­ta­tivo della pro­fes­sione agendo in stretta rela­zione con le esi­genze di gior­na­li­sti, diret­tori ed edi­tori, avvi­ci­nando così il mondo acca­de­mico della comu­ni­ca­zione a quello dei media.

Pro­prio ai media, all’andamento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari ed alle pre­vi­sioni di sce­na­rio effet­tuate da Zeni­thOp­ti­me­dia  la scorsa set­ti­mana con «Adspend Fore­cast», è dedi­cato il mio primo arti­colo. I nume­rosi rife­ri­menti all’Europa Orien­tale nel suo insieme ed i det­ta­gli rela­tivi a diverse nazioni, Ita­lia com­presa, con­sen­tono di cir­co­stan­ziare ade­gua­ta­mente gli svi­luppi di cia­scun mezzo in rife­ri­mento a realtà e dina­mi­che a noi più pros­sime di quella statunitense.

Potete leg­gerlo qui. Credo, e spero, possa risul­tare d’interesse.

Pubblicato il 3 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

L’impatto di Internet sulla Crescita Economica

McKin­sey ha reso dispo­ni­bile l’estratto dello stu­dio «The great tran­sfor­mer: The impact of the Inter­net on eco­no­mic gro­wth and pro­spe­rity», rap­porto che inve­stiga il ruolo e l’impatto di Inter­net sull’economia.

Il Web nel suo com­plesso pesa il 3,4% del PIL delle eco­no­mie avan­zate del mondo, que­sto signi­fica che se fosse un set­tore eco­no­mico defi­nito avrebbe un peso spe­ci­fico supe­riore all’agricoltura e, quasi, pari a quello dei tra­sporti ed al totale del Pro­dotto Interno Lordo di Spa­gna o Canada.

Lo stu­dio evi­den­zia anche come le imprese che fanno un uti­lizzo intenso delle tec­no­lo­gie web based abbiano tassi di svi­luppo, di cre­scita deci­sa­mente supe­riori alla media, men­tre il sur­plus, il valore aggiunto gene­rato da Inter­net varia, a seconda delle dif­fe­renti nazioni, tra i 18 ed i 28 $ men­sili per cia­scun utente.

Nel rap­porto McKin­sey effet­tua una mappa di cor­re­la­zione tra il tasso di con­tri­bu­zione di Inter­net al PIL di cia­scuna nazione e l’ Inter­net Eco­sy­stem Index, indice creato dalla società di con­su­lenza che misura quat­tro aree chiave dello svi­luppo del digi­tale: capi­tale umano, capi­tale finan­zia­rio, infra­strut­ture e ambiente di business.

L’Italia, già iden­ti­fi­cato pre­ce­den­te­mente come Paese “pigro” in uno stu­dio ana­logo con­dotto da Boston Con­sul­ting Group, si con­ferma essere nazione con un’incidenza del digi­tale rispetto alla pro­pria eco­no­mia infe­riore alla mag­gio­ranza degli stati presi in con­si­de­ra­zione. Ele­mento che, se pos­si­bile, peg­giora ulte­rior­mente in con­si­de­ra­zione della sta­ti­cità rile­vata al riguardo.

Le moti­va­zioni di fondo di que­sta situa­zione sono state iden­ti­fi­cate con chia­rezza dallo stu­dio «Map­ping Digi­tal Media: Italy» pub­bli­cato un paio di set­ti­mane fa.

Enne­sima misura di abuso di cre­di­bi­lità pour cause.

Pubblicato il 6 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Mappa della Libertà della Rete in Europa

Copy­right, tutela della pri­vacy, pro­te­zione dei dati, uti­lizzo in mobi­lità, ade­sione alla riso­lu­zione dell’ACTA e fil­trag­gio dei con­te­nuti [modo ele­gante per descri­vere la cen­sura pre­ven­tiva] sono i sei para­me­tri, le sei aree in base alle quali OWNI ha rea­liz­zato la mappa della libertà della Rete in Europa.

In cin­que su sei para­me­tri l’Italia si posi­ziona nella lista dei paesi che mag­giori restri­zioni pon­gono, clas­si­fi­can­dosi com­ples­si­va­mente subito dopo la Fran­cia come nazione nella quale Inter­net  ha minor libertà tra tutti gli stati presi in  considerazione.

Da clas­si­fi­care come con­ferma non gradita.

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