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Popolo del web
Posted on 2 settembre 2015 by Andrea Spinosi Picotti, Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Non Chiu­dete Quella Porta — Brutta pagina del gior­na­li­smo ita­liano. 4 gior­na­li­sti de La Pro­vin­cia di Cosenza si recano a lavoro e non tro­vano la reda­zione, spo­sta­tasi a seguito di un tra­sloco a sor­presa. La vicenda è diven­tata un caso sim­bolo, una bat­ta­glia per riven­di­care il pro­prio posto di lavoro.
  • Brand Iden­tity - Goo­gle, l’azienda che più di ogni altra al mondo modi­fica, adatta e per­fino gioca con il pro­prio logo, come dimo­strano le cen­ti­naia di doodle rea­liz­zati in que­sti anni, cam­bia il pro­prio mar­chio per adat­tarlo ad un mondo sem­pre più “always on”.
  • Fashion & Social Media — Com­pren­dere le esi­genze del cliente è da sem­pre stato un punto di forza per le stra­te­gie di suc­cesso delle aziende, anche, di moda. Sotto que­sto pro­filo i social media rap­pre­sen­tano un’opportunità straor­di­na­ria ancora mar­gi­nal­mente com­presa dalle imprese. Dopo la nascita del fast fashion oggi i trend sui social potreb­bero det­tar legge nella defi­ni­zione della gamma e dei lanci di pro­dotto come con­ferma, anche, la nomina da parte di LVMH di un ex mana­ger Apple come head of digi­tal del brand del lusso.
  • Lin­ke­din & Insta­gram Mes­san­ging — Il mes­san­ging è attual­mente una delle prin­ci­pali aree chiave di cre­scita dei social in que­sto momento. È così che Lin­ke­dIn, che era anco­rata ad un sistema che sem­brava uscito dagli Atari degli anni ’90, ne annun­cia, final­mente, la sua evo­lu­zione. Nello stesso giorno anche Insta­gram pro­pone cam­bia­menti signi­fi­ca­tivi di Insta­gram direct. Un mes­sag­gino vi seppellirà…
  • Il Futuro Pros­simo di Blende — Blendle, la star­tup olan­dese nota per essere stata defi­nita “l’iTunes per le news”, ha annun­ciato il resty­ling della pro­pria appli­ca­zione mobile, con­fer­mato il lan­cio in Ger­ma­nia e anti­ci­pato altre novità pre­sto in arrivo. Gli edi­tori del “bel­paese” restano arroc­cati a Edi­cola Ita­liana nata vec­chia da un approc­cio senza futuro.
  • Mobile Revo­lu­tion — Lo svi­luppo che il set­tore della tele­fo­nia mobile e delle appli­ca­zioni hanno rag­giunto negli ultimi sette anni è stra­bi­liante e con­ferma come i cicli di vita siano sem­pre più acce­le­rati e dirom­penti. In soli sei mesi, rispetto all’anno scorso, il tempo medio tra­scorso su un dispo­si­tivo mobile ogni giorno è aumen­tato di circa 43 minuti, ma se il con­te­nuto è re [ancora una volta] le app domi­nano sem­pre più la scena ucci­dendo l’open Inter­net. Lo con­ferma, se neces­sa­rio, l’alleanza tra Axel Sprin­ger e Sam­sung per la crea­zione di un’applicazione di news sulla fal­sa­riga di Apple News. Amen!
  • Nativi Digi­tali — I gio­vani di oggi potranno pur essere nativi digi­tali, ma i media tra­di­zio­nali restano in cima alla loro dieta media­tica. Infatti, secondo quanto evi­den­ziato da eMar­ke­ter, resta il tele­vi­sore è il dispo­si­tivo pri­ma­rio uti­liz­zato da bam­bini e ado­le­scenti negli Stati Uniti. 

Bonus track: Final­mente anche Michele Serra ha capito che “il popolo del Web” NON esi­ste. È senza dub­bio un evento da celebrare.

Popolo del web

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Economist Revenues
Posted on 26 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Insta­gram — L’uso di Insta­gram con­ti­nua ad essere in cre­scita, anche in Ita­lia, con una cre­scita del 14% di utenti attivi secondo gli ultimi dati dispo­ni­bili. IJNet pub­blica un inte­res­sante rie­pi­logo di come 5 testate, con carat­te­ri­sti­che molto diverse tra loro, lo stiano usando. Idee che, se la vostra testata o il vostro brand non sono ancora su Insta­gram, potreb­bero esservi d’ispirazione.
  • Abe­ce­da­rio63 ter­mini sul digi­tal adver­ti­sing che ogni mar­ke­ter dovrebbe cono­scere, da above the fold a view through pas­sando per demand-side plat­form e con­ver­sion pixel.
  • Clic­k­bait — Il vero costo del clic­k­bai­ting è la per­dita di fidu­cia da parte delle per­sone nei con­fronti della testata. Fatevi i vostri conti…
  • Kindle Unli­mi­ted — Gli autori dei libri da circa un paio di mesi ven­gono pagati da Ama­zon in base alle pagine lette. I dati dif­fusi dicono che media­mente ven­gono remu­ne­rati  $ 0.00576 [€ 0.0050] a pagina.
  • Digi­tal Media Con­sump­tion — Secondo i dati di com­Score la frui­zione di media digi­tali negli USA è cre­sciuta del 49% negli ultimi due anni. Quello che è inte­res­sante notare è come dai dati emerga un for­tis­sima cre­scita della frui­zione attra­verso gli smart­phone ed ormai PC e tele­foni siano i device uti­liz­zati più comuni, quasi a pari merito. I tablet invece con­ti­nuano a rap­pre­sen­tare un quota rela­ti­va­mente mar­gi­nale. Insomma, i tablet non sono per la frui­zione delle news ma per altre atti­vità “ricrea­tive”; meglio tenerne conto.
  • Social Media Tools — Il detto un’immagine vale più di mille parole è sem­pre più vero e valido. Ecco allora un ampio elenco di 23 tools per creare, modi­fi­care, miglio­rare le imma­gini da postare sui social. Utile.
  • Acqui­si­zione di Twit­ter - La crisi di Twit­ter da giorni genera rumors sulla pos­si­bile acqui­si­zione da parte di un “gigante del Web”. In molti indi­cano in Goo­gle l’acquirente ideale, ma per­so­nal­mente non vedo il motivo per una mossa di que­sto genere da parte di “big G”. Comun­que sia i rumors diven­tano sem­pre più insi­stenti ed un per­so­nag­gio di spicco di una banca d’affari spiega, in maniera tanto sin­te­tica quanto effi­cace, le ragioni per le quali è ormai ine­vi­ta­bile la ven­dita della piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 caratteri

Economist Revenues

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 7 agosto 2015 by Lelio Simi

Numeri

Ras­se­gna di cifre e dati note­voli che forse vi siete persi, letti durante la set­ti­mana appena tra­scorsa su media, gior­na­li­smo, inter­net e inno­va­zione digitale

13

È il numero di gior­na­li­sti che svol­ge­vano il loro lavoro nello stato di Vera­cruz in Mes­sico uccisi da quando, come riporta il Guar­dian, il gover­na­tore Javier Duarte è salito al potere nel 2011. La vit­tima più recente è il foto­re­por­ter Rubén Espi­nosa Becer­ril, 31 anni, che lavo­rava per l’agenzia di stampa Cuar­to­scuro e il set­ti­ma­nale di gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo Pro­ceso. Il suo corpo è stato tro­vato venerdì 31 luglio assieme a quello di altre quat­tro per­sone (tra cui l’attivista Nadia Vera) in un appar­ta­mento di Città del Mes­sico. Le vit­time ave­vano evi­denti segni di tor­tura. Secondo il Com­mit­tee to Pro­tect Jour­na­lists, circa il 90% degli omi­cidi di gior­na­li­sti in Mes­sico dal 1992 sono rima­sti impu­niti. Negli ultimi 15 anni, scrive il Fatto Quo­ti­diano, in Mes­sico 25 gior­na­li­sti sono desa­pa­re­ci­dos e 103 sono stati uccisi. Nel solo primo seme­stre del 2015 le aggres­sioni con­tro la stampa sono aumen­tate di quasi il 40% rispetto all’anno scorso. Ogni 26 ore viene aggre­dito un gior­na­li­sta e, secondo Arti­cle 19, la mag­gior parte degli attac­chi non pro­ven­gono dal cri­mine orga­niz­zato, ma dalle auto­rità. Solo il 10% delle denunce arri­vano davanti a un giu­dice, e solo 2 casi sono stati risolti con una sen­tenza. I gior­na­li­sti a Vera­cruz che rac­con­tano la verità ven­gono mas­sa­crati. L’80% dei gior­na­li­sti nello stato sono stati coop­tati; il restante 20% di noi sono a rischio, ha dichia­rato al Guar­dian Felix Már­quez, 27 anni, gior­na­li­sta e col­lega di Espinosa.

2 milioni

Sono secondo quanto ripor­tato da For­tune le per­sone impie­gate dal governo cinese per moni­to­rare l’attività sul web. In par­ti­co­lare – scrive il perio­dico ame­ri­cano – il mini­stero cinese della Pub­blica sicu­rezza ha comu­ni­cato in una nota uffi­ciale la volontà di inten­si­fi­care que­sto con­trollo con un’unità di “agenti per la sicu­rezza della rete” inte­ra­mente dedi­cata a moni­to­rare l’attività delle aziende su inter­net e nel web per reati quali frode e “dif­fu­sione di voci” (sprea­ding of rumors). Secondo il Wall Street Jour­nal non è chiaro se l’attività degli net­work secu­rity offi­cers si limi­terà alle sole imprese locali di tec­no­lo­gia o se invece sarà estesa anche a quelle inter­na­zio­nali. C’è da dire che comun­que tra le tech com­pany cinesi tro­viamo giganti come Ali­baba, Ten­cent (mes­sag­gi­stica) e Baidu (search-engine). Pro­prio Ali­baba è stata la prima a dichia­rare uffi­cial­mente, per mezzo di un inter­vento rila­sciato a Tech­Crunch, di voler col­la­bo­rare con le auto­rità cinesi. La Cina rap­pre­senta oggi il più grande bacino di utenti al mondo della Rete. Per la pre­ci­sione, al momento di scri­vere, secondo il sito Inter­net Live Stats gli utenti cinesi sono 641.601.070: il 21,97% degli utenti web del globo. Circa 18.930 sono invece i siti web bloc­cati dalle auto­rità di Pechino in que­stianni, una lista dove tro­viamo tra gli altri: Twit­ter, Face­book, Gmail, il New York Times, You­Tube e Instagram.

93 milioni

È in dol­lari (in ster­line sono 60 milioni, quasi 86 milioni invece in euro) il risul­tato ope­ra­tivo rea­liz­zato nel 2015 dall’Economist Group l’editore del cele­bre set­ti­ma­nale (l’anno finan­zia­rio in UK si chiude il 31 marzo). Lo scrive il New York Times in un arti­colo dove fa un bel pro­filo del perio­dico bri­tan­nico alla vigi­lia della pos­si­bile ces­sione della quota di pro­prietà dell’editore Pear­son (circa il 50%). La dif­fu­sione del set­ti­ma­nale, scrive ancora il NYT, ha rag­giunto nel 2015 1,6 milioni di copie nel 2006 erano circa 1 milione. Leg­gendo il bilan­cio dell’Economist Group (che è una società pri­vata ma ogni pri­ma­vera pub­blica comun­que, anche online, i pro­pri bilanci pur non essendo obbli­gata a farlo) vediamo che il fat­tu­rato del 2015 è di 328 milioni di ster­line, in leg­gera fles­sione ma estre­ma­mente costante visto che la varia­zione nelle ultime cin­que annua­lità è minima: –5% rispetto al 2011. Impos­si­bile non notare come – a dif­fe­renza dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani (ne abbiamo letti un bel po’ in que­sti anni) – nei bilanci ven­gano ripor­tati molto chia­ra­mente anche i com­pensi sia del board che del mana­ge­ment: ad esem­pio per John Elkan nel 2015 ven­gono ripor­tate in bilan­cio 1.190.000 ster­line in Bene­fi­cial hol­dings. Det­ta­gli? No, que­stione di stile.

600 milioni

Sono in dol­lari gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che a Face­book si aspet­tano ven­gano gene­rati da Insta­gram per il 2015. In par­ti­co­lare, scrive Digi­day, le recenti modi­fi­che alle API rese pub­bli­che anche a terze parti come le piat­ta­forme di ser­vizi Sale­sforce e Brand Net­work potreb­bero por­tare Insta­gram nei pros­simi due anni a supe­rare sia Twit­ter che Goo­gle nel mer­cato Usa delle display ads su mobile. Una ricerca eMar­ke­ter infatti pre­vede che Insta­gram nel 2017 in que­sto set­tore rac­co­glierà inve­sti­menti per 2,81 miliardi di dol­lari. Insomma oltre ai sel­fie c’è qual­cosa di più. (Domanda: viste que­ste cifre a quanti il miliardo di dol­lari speso da Zuc­kem­berg nel 2012 per acqui­stare la app sem­bra ancora oggi un’esagerazione?).

1 milione

È la quota di abbo­nati paganti ai soli con­te­nuti digi­tali che il New York Times ha rag­giunto e supe­rato il 30 luglio scorso. È la prima volta che la testata supera il milione di paid only digi­tal sub­scri­ver lo ha annun­ciato la stesso edi­tore del NYT in un comu­ni­cato uffi­ciale. La pie­tra miliare per il gruppo viene rag­giunta a 4 anni e mezzo dall’adozione del pay­wall che molti dubbi aveva susci­tato al suo lan­cio. Il milione di abbo­nati al solo digi­tale si aggiun­gono agli utenti che hanno scelto l’opzione stampa-e-digitale che sono ad oggi 1,1 milioni.

1824

È l’anno di fon­da­zione del Cor­riere Mer­can­tile, quo­ti­diano sto­rico pub­bli­cato a Genova che lo scorso 27 luglio ha man­dato in edi­cola il suo ultimo numero. La testata infatti dopo 190 anni ha chiuso le pro­prie pub­bli­ca­zioni: 15 gior­na­li­sti, 2 foto­grafi, 3 poli­gra­fici e 2 ammi­ni­stra­tivi restano senza lavoro. Lo ricorda Lsdi in un arti­colo nel quale Nicola Tran­fa­glia riper­corre la pro­pria espe­rienza al quotidiano.

imma­gine via Flickr (pub­bli­cata da Fabio Bruna con licenza Crea­tive Com­mons)

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Posted on 24 luglio 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo — Starbucks, New York Times e molto altro

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità nel mondo dell’informazione.

Caffè e gior­nale, gra­zie. Il New York Times offrirà arti­coli gra­tuiti attra­verso l’app di Star­bucks a par­tire dal 2016. Gli arti­coli saranno dispo­ni­bili agli affi­liati del pro­gramma My Star­bucks Rewards, al quale ci si può iscri­vere come clienti della catena e gli abbo­nati al NYT digi­tale pos­sono gua­da­gnare punti sulla tes­sera fedeltà. Gli arti­coli con­di­visi trat­te­ranno temi sociali, poli­tici ed economici.

Le reti di Insta­gram. Lo svi­lup­pa­tore di Net­vizz, Ber­n­hard Rie­der, un’app che serve a creare reti sociali a par­tire da con­te­nuti su Face­book (gruppi e pagine), ha ampliato le fun­zio­na­lità del suo pro­gramma aggiun­gendo la pos­si­bi­lità di sca­ri­care dati da insta­gram e fare espe­ri­menti di social net­work analysis.

Cosa vogliono i let­tori. Vali­gia Blu ha pro­mosso un son­dag­gio per capire quali sono le idee più con­di­vise sul gior­na­li­smo: come si infor­mano i let­tori, quali aspet­ta­tive hanno, i canali più uti­liz­zati e i temi più apprez­zati. Aspet­tiamo con curio­sità i risultati.

Un tweet, spie­gato bene. Il Washing­ton Post ha ana­liz­zato un tweet del New York Times per mostrare un esem­pio di buona pra­tica da parte di un gior­nale. Sì. Avete capito bene. Non lo ha cri­ti­cato. Ha par­lato bene di un’altra testata e ne ha dif­fuso il con­te­nuto. Si tratta di un tweet, senza link, con solo foto, che ha rice­vuto più di 5mila con­di­vi­sioni. Tutti i gior­na­li­sti del NYT pos­sono con­tri­buire alla dif­fu­sione dei con­te­nuti sui social net­work del gior­nale, sug­ge­rendo link e mate­riali attra­verso la piat­ta­forma di col­la­bo­ra­zione Slack.

Premi all’innovazione. La John S. and James L. Knight Foun­da­tion ha annun­ciato i vin­ci­tori della sua Knight News Chal­lenge, 3,2 milioni di dol­lari per idee che miglio­rano la par­te­ci­pa­zione e l’informazione dei cit­ta­dini alle ele­zioni. I 22 pro­getti vin­centi sono qui. Molti quelli sul tema tra­spa­renza e media a cui ispirarsi.

Più noti­fi­che per tutti. Un espe­ri­mento del New York Times per dare la pos­si­bi­lità ai let­tori di “abbo­narsi” alle rubri­che digi­tali del gior­nale e rice­vere una noti­fica quando il loro opi­nio­ni­sta pre­fe­rito pub­blica un nuovo con­te­nuto. Da let­trice distratta approvo al cento per cento.

google
Posted on 17 luglio 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo — Silicon Valley, Sole24Ore, Google e altro

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità nel mondo dell’informazione.

Goo­gle vuole arri­vare primo su Goo­gle. Negli uffici del motore di ricerca cer­cano un Seo mana­ger per miglio­rare il traf­fico e la cre­scita dei ser­vizi, lavo­rando sulla stra­te­gia digi­tale, sull’architettura del sito e sul codice.  L’annuncio è stato pub­bli­cato nel por­tale Careers dell’azienda. Tra le respon­sa­bi­lità richie­ste dal can­di­dato: man­te­nere e svi­lup­pare il codice del sito web per assi­cu­rarne la qua­lità, il con­te­nuto e la leg­gi­bi­lità richie­sti dai motori di ricerca. Tutto vero.

Nuova pre­view card per Twit­ter. Avete notato che da mobile i tweet con i link mostrano anche del con­te­nuto aggiun­tivo? Titolo, som­ma­rio e imma­gine di ante­prima. Se que­sto vi ricorda Face­book, avete ragione. Ma può essere un van­tag­gio in più per gli edi­tori che vogliono andare oltre i 140 carat­teri con ele­menti mul­ti­me­diali come foto e video.

Il Sole su Insta­gram. No, non par­liamo di tra­monti. Que­sta set­ti­mana il Sole24Ore ha atti­vato il suo canale Insta­gram, dove dif­fonde le pagine del gior­nale e anche gra­fici e tabelle. In Ita­lia a usarlo atti­va­mente tra i quo­ti­diani c’è La Stampa, men­tre l’account della Repub­blica è fermo al pre­mio Nobel per Malala, in quello del Mes­sag­gero l’ultimo aggior­na­mento risale a tre­dici set­ti­mane fa, e per il Cor­riere ci sono due account ma nes­suno è pro­mosso sulla home­page del sito. Siamo lon­tani dall’arte delle lun­ghe dida­sca­lie” spe­ri­men­tata con suc­cesso dal New York Times per il suo account di news aperto lo scorso marzo.

Vuoi fare il gior­na­li­sta? Vai in Sili­con Val­ley. Lo ha ricor­dato Emily Bell alla con­fe­renza news:rewired a Lon­dra, dove ha par­lato di casi che sono apparsi spesso nelle nostre Set­ti­mane del gior­na­li­smo, dalla fun­zione Disco­very di sna­p­chat alla nuova edi­cola di Apple: “C’è stato un movi­mento com­ples­sivo da parte dei social media per coop­tare le news. Que­sto signi­fica che sono in grado di domi­nare l’ecosistema dell’Internet mobile”. Un bel report del suo inter­vento, da cui arriva que­sta cita­zione, lo ha scritto Phi­lip Di Salvo su Wired. 

Il Guar­dian non chiude i com­menti.  Ma con­ti­nua a tenerli aperti per soste­nere il suo gior­na­li­smo. Lo ha rac­con­tato Laura Oli­ver, com­mu­nity edi­tor del quo­ti­diano bri­tan­nico, anche lei a Lon­dra per news:rewired: i gior­na­li­sti del Guar­dian sfrut­tano i com­menti (più di 60mila ogni giorno) per chie­dere ai let­tori di con­di­vi­dere infor­ma­zioni che aggiun­gono ele­menti impor­tanti alla noti­zia, per segna­lare cor­re­zioni e man­canze e per pro­lun­gare la vita di un arti­colo. Il tempo inve­stito in com­mu­nity buil­ding paga, con­ferma Oliver.

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