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Pubblicato il 25 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Communications Market Report 2010

Ofcom, orga­ni­smo anglo­sas­sone equi­va­lente all’ AGCOM [Auto­rità per le Garan­zie nelle Comu­ni­ca­zioni], ha rila­sciato il 19 di que­sto mese la set­tima edi­zione del rap­porto annuale sul mer­cato delle comu­ni­ca­zioni in Gran Bretagna.

Il Com­mu­ni­ca­tion Mar­ket Report 2010 con­sta di ben 377 pagine ed ana­lizza con pro­fon­dità e det­ta­glio ogni media, ogni mezzo di comu­ni­ca­zione, for­nendo un pano­rama del mer­cato di rife­ri­mento dav­vero par­ti­co­la­reg­giato ed esaustivo.

Ho sele­zio­nato alcuni dei dati di sin­tesi che mi sono sem­brati più inte­res­santi, che mag­gior­mente mi sono parsi in grado di sti­mo­lare la rifles­sione ed il con­fronto sul pano­rama media­tico, con­cen­trando i com­menti sull’area rela­tiva alla carta stampata.

La tele­vi­sione con­ti­nua ad essere il mezzo prin­ci­pale ed in gene­rale i media tra­di­zio­nali ten­gono in ter­mini di pene­tra­zione della popo­la­zione. La carta stam­pata com­ples­si­va­mente ha una pene­tra­zione di circa il 50% che sale all’80% su base settimanale.

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Lo stato di crisi e la disaf­fe­zione dei let­tori nei con­fronti della carta stam­pata emerge con chia­rezza esa­mi­nando la ten­denza delle varia­zioni rela­ti­va­mente a quali mezzi i cit­ta­dini sen­ti­reb­bero una mag­giore man­canza. Come evi­den­zia il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, la stampa risulta essere il media che ha il peg­gior rap­porto, del quale con minor dif­fi­coltà i consumatori-lettori potreb­bero pre­scin­dere. Que­sto si acu­tizza nella fascia di popo­la­zione in età tardo adulta che rap­pre­senta com­ples­si­va­mente “lo zoc­colo duro” di que­sto mezzo.

Si evi­den­zia, inol­tre, come per la fascia d’età 16–24 anni i video­gio­chi rap­pre­sen­tino il media che riscuote mag­gior affezione.

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La col­lo­ca­zione della stampa nel qua­drante in basso a destra, rela­tivo ad alta impor­tanza ma basso livello di atten­zione, è un altro cam­pa­nello di allarme sull’appeal del mezzo sia del rap­porto con i let­tori che in rife­ri­mento alla rela­zione con gli inve­sti­tori pubblicitari.

Sotto que­sto pro­filo la solu­zione pre­sen­tata ieri potrebbe rap­pre­sen­tare un impor­tante con­tri­buto sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, soprat­tutto per [ri]avvicinare i giovani.

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Oltre a rac­co­man­dare ine­vi­ta­bil­mente la let­tura com­pleta del docu­mento, sono di asso­luto inte­resse, a mio avviso le con­si­de­ra­zioni espresse da Sil­via Cobo, gior­na­li­sta presso la Fun­da­ció Escacc , che giu­sta­mente rileva come l’analisi delle diverse fasce ora­rie di con­sumo dei media debba essere tenuto in con­si­de­ra­zione nella pro­get­ta­zione di nuovi pro­dotti editoriali.

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Pubblicato il 9 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

La reputazione on line dei quotidiani italiani

Ita­lia Oggi ha com­mis­sio­nato ad Act Value l’analisi della distri­bu­zione dei com­menti posi­tivi e nega­tivi on line per cin­que quo­ti­diani della nostra nazione.

Uti­liz­zando uno stru­mento messo a punto dalla società di con­su­lenza, sono stati moni­to­rati i com­menti degli inter­nauti rela­ti­va­mente a “Il Fatto”, “Il Gior­nale”, “Libero”, “L’Unità” e “La Repub­blica”. Al momento dello scan­da­glio di blog e social net­works “il Fatto” non era ancora appro­dato in edi­cola ma era pre­sente solo sul web con “L’Antefatto”.

Dall’analisi effet­tuata sul sen­ti­ment dei navi­ga­tori, “Il Gior­nale” è il quo­ti­diano che mag­giori cri­ti­che rac­co­glie su inter­net, men­tre “Il Fatto” è quello che ottiene mag­giori con­sensi. La ten­denza degli “oppo­sti estre­mi­smi”, peral­tro, sta attual­mente pre­miando entrambe le testate che, secondo le prime anti­ci­pa­zioni sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani a novem­bre, hanno ten­denze più che positive.

Se Face­book possa o meno essere rite­nuto lo spec­chio della rete è opi­na­bile, quel che appare certo è che i gruppi di soste­ni­tori e detrat­tori pre­senti sul cele­ber­rimo social net­work con­fer­mano com­ples­si­va­mente la ten­denza gene­rale sep­pur con accenti meno spic­cati. Il popolo di Face­book sicu­ra­mente ama meno “Libero” ed il suo diret­tore rispetto alla media degli internauti.

Visti i risul­tati al di là di ogni aspet­ta­tiva regi­strati dal quo­ti­diano diretto da Anto­nio Padel­laro si com­prende con faci­lità quale sia la con­cre­tezza ed il valore della repu­ta­zione on line; come dice­vano i latini fama nihil est cele­rius [nulla è più rapido dei “rumors”].

Sotto que­sto pro­filo, resta la curio­sità di sapere lo sco­ring asse­gnato da Act Value al quo­ti­diano che ha com­mis­sio­nato la ricerca che pur­troppo non sono stati resi noti.

Anche su You Tube “Il Fatto” è il quo­ti­diano che riscuote mag­giori con­sensi con com­menti posi­tivi alla mag­gio­ranza dei video pub­bli­cati dalla testata in que­stione che otten­gono anche un ampio numero di visua­liz­za­zioni [oltre 38mila].

Com­ples­si­va­mente, nono­stante lo “stra­po­tere” di Tra­va­glio & Co, la testata che ha un mag­gior equi­li­brio è “L’Unità” di Con­cita De Gre­go­rio che rac­co­glie com­menti posi­tivi e nega­tivi pra­ti­ca­mente in egual misura otte­nendo così indi­ret­ta­mente il rico­no­sci­mento di un buon equi­li­brio nella linea edi­to­riale basato anche sulla scelta di non dare al “gos­sip poli­tico” gli spazi che molti altri quo­ti­diani hanno invece concesso.

Dif­fi­cile entrare in mag­gior det­ta­glio per man­canza pur­troppo di dati approfonditi.

Se dopo le recenti ana­lisi sulle dina­mi­che ed il valore del pas­sa­pa­rola favo­rito dai quo­ti­diani ci si [pre]occupa anche della repu­ta­zione on line credo si stia final­mente pro­ce­dendo nella giu­sta direzione.

Pubblicato il 5 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Consumo di informazioni: Media Classici & New Media

In occa­sione del con­ve­gno orga­niz­zato dall’ Ordine dei Gior­na­li­sti della Lom­bar­dia sul futuro del gior­na­li­smo sono stati pre­sen­tati i risul­tati della ricerca “ Gli inter­nauti ita­liani e il con­sumo di infor­ma­zioni tra­mite ‘media’ clas­sici e ‘new media’ ” rea­liz­zata da Astra­Ri­cer­che per conto dell’ordine.

La com­ple­tezza dei dati resi dispo­ni­bili [gra­zie!] e la qua­lità degli stessi, con­giun­ta­mente alla spe­ci­fi­cità dei rife­ri­menti alla realtà ita­liana ed all’attualità del tema ne fanno un indi­ca­tore impor­tante per il mer­cato edi­to­riale nel suo complesso.

La ricerca è stata svolta a fine luglio su un cam­pione di 805 indi­vi­dui con accesso ad inter­net, per la rac­colta delle in for­ma­zioni è stato uti­liz­zato il metodo Cawi. Il cam­pione è stato stra­ti­fi­cato secondo le più rile­vanti discri­mi­nanti socio demo­gra­fi­che e dovrebbe essere rap­pre­sen­ta­tivo di una popo­la­zione di oltre 16 milioni di indi­vi­dui [pari al 49% dei 15 – 55enni]. Le prime 12 slide della pre­sen­ta­zione, che con­sta di ben 719 dia­po­si­tive nella ver­sione inte­grale, sono, dove­ro­sa­mente dedi­cate a que­sto aspetto. Mi auguro di aver ras­si­cu­rato, tra gli altri, Mas­simo Man­tel­lini al riguardo, anche se alcune per­ples­sità ed incon­gruenze permangono.

Alcune infor­ma­zioni di base, sep­pur rile­vanti, come pre­messa all’approfondimento del tema:

  • Il 21% del cam­pione non uti­lizza mai quo­ti­diani spe­cia­liz­zati per infor­marsi, per con­tro il 23% li uti­lizza da un minimo di tre a tutti i giorni. Com­ples­si­va­mente vi è una ripar­ti­zione abba­stanza equi­li­brata con il 48% di non users, il 29% di light users ed il 23% di heavy users.

  • L’utilizzo di quo­ti­diani nazio­nali è ovvia­mente molto più dif­fuso. Solo l’8% dichiara di non uti­liz­zarli mai. [R]Esiste uno zoc­colo duro di 6,3 milioni di per­sone – 38,9% — che fa un uti­lizzo inten­sivo dei quo­ti­diani gene­ra­li­sti nazio­nali. Per i quo­ti­diani locali/regionali si sali­rebbe al 40,5%.

  • La pene­tra­zione dei perio­dici spe­cia­liz­zati è cer­ta­mente infe­riore e sola­mente un 11% ne fa un uti­lizzo intenso. I non spe­cia­liz­zati crol­lano addi­rit­tura al 7%. Pare dun­que che il ruolo infor­ma­tivo della stampa perio­dica sia minimo.

  • I canali tele­vi­sivi nazio­nali ven­gono uti­liz­zati quo­ti­dia­na­mente come fonte d’informazione dal 63% degli inter­vi­stati. Gli heavy users sono oltre il 76%. Forse troppo sot­to­va­lu­tate e sva­lu­tate, le tele­vi­sioni locali sono fonte d’informazione quo­ti­diana per il 32% del cam­pione, gli heavy users sareb­bero com­ples­si­va­mente il 47%.

  • La radio non è solo fonte di svago per il 48% dei rispon­denti che la uti­lizza quo­ti­dia­na­mente per informarsi.

  • Rag­giunge l’83% di uti­lizzo quo­ti­diano quale fonte d’informazione inter­net. Aspetto che pro­ba­bil­mente deve tener conto del fatto che sono stati inter­vi­stati solo i sog­getti con accesso al web. Gli heavy users sono circa il 90% .

  • Il tele­fo­nino, appen­dice indi­spen­sa­bile dell’italiano, è fonte quo­ti­diana d’informazione per il 48% della popo­la­zione di internauti.

  • In ter­mini di fre­quenza [numero medio di volte alla set­ti­mana] il ran­king dei media è:

    • Inter­net: 6.2

    • Tv Nazio­nali: 5.2

    • Radio: 4.4

    • Tele­fono cel­lu­lare: 3.7

    • Tv Locali: 3.3

    • Quo­ti­diani Locali/Regionali: 2.9

    • Quo­ti­diani Nazio­nali: 2.8

    • Quo­ti­diani Spe­cia­liz­zati: 1.7

    • Perio­dici Spe­cia­liz­zati: 1.1

    • Perio­dici non spe­cia­liz­zati: 0.8

Utilizzo Media per informarsi

Si ricorda che i dati sin qui ripor­tati si rife­ri­scono alla “ver­sione tra­di­zio­nale” [off line] dei mezzi citati, con l’eccezione di inter­net per definizione.

Com­ples­si­va­mente mi pare si con­fer­mino i dati emer­genti anche da altre fonti/ricerche.

Tele­fo­nino e Tele­vi­sioni Locali sono media che pare non siano uti­liz­zati ade­gua­ta­mente rispetto alle poten­zia­lità che la ricerca gli attri­bui­sce. I quo­ti­diani lo sono dav­vero per una fascia minore della popo­la­zione di inter­nauti. Potreb­bero essere que­sti aspetti sui quali lavo­rare.

Oltre agli aspetti quan­ti­ta­tivi sin qui citati, sono di asso­luto inte­resse i dati rispetto al vis­suto delle noti­zie, i con­te­nuti qua­li­ta­tivi emer­genti dalla ricerca che dovreb­bero essere, tra l’altro, quelli che con­sen­tono di inter­ve­nire, di dif­fe­ren­ziarsi e di [re]agire alla attuale crisi.

Quali sono dun­que le carat­te­ri­sti­che di mag­gior rile­vanza in un mezzo di comu­ni­ca­zione di massa quando lo si uti­lizza per avere delle noti­zie?

La ricerca [ed in que­sto Finzi dimo­stra la sua espe­rienza e pro­fes­sio­na­lità] iden­ti­fica le aree e gli items che vanno a costi­tuire il pro­filo d’immagine ideale delle informazioni/notizie.

Nono­stante il web ed il tele­fo­nino [in par­ti­co­lare gli smart­pho­nes in pro­spet­tiva – nep­pure troppo lon­tana] fac­ciano dell’immediatezza e della dispo­ni­bi­lità uno dei pro­pri punti di forza il mag­gior peso viene dato ai con­te­nuti men­tre l’aspetto di ser­vi­zio viene posto in secondo piano. Si segnala che la voce/item “che sia espres­sione della mia comu­nità locale” rac­co­glie solo il 6,7% dei con­sensi col­lo­can­dosi al penul­timo posto della gra­dua­to­ria; l’ hyper­lo­cal jour­na­lism sem­bra dav­vero mar­gi­nale anche in prospettiva.

Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza i primi quat­tro citati in ordine di rilevanza.

Profilo di Immagine ideale delle notizie

Nella ricerca si iden­ti­fica e si asse­gna uno sco­ring all’indice di professionalità/affidabilità auspi­cato, indice di chiarezza/velocità/comodità, indice di diver­ti­mento [asso­lu­ta­mente inin­fluente], indice di originalità/aggressività [che, in epoca di dif­fu­sioni infel­trite, non inte­ressa ad oltre il 64% dei rispon­denti], indice di eti­cità auspi­cata, indice di coe­renza, indice di autonomia/indipendenza, indice di buona pre­sen­ta­zione.

Per tutti gli indici indi­cati tra il 45 ed il 55% dei rispon­denti esprime un giu­di­zio nega­tivo nei con­fronti della stampa perio­dica e quo­ti­diana. Per i pro­fili di imma­gine degli altri media vi rimando ine­vi­ta­bil­mente alla let­tura della ricerca ed alle inte­res­san­tis­sime tavole di sin­tesi e con­fronto tra i diversi media [dia­po­si­tive n° 490 – 526] che con­sen­tono in un colpo d’occhio di com­pren­dere aree di forza e di debo­lezza dei diversi mezzi.

La mappa sot­to­stante ne riprende i risul­tati sintetizzandoli.

Profili di Immagine media a confronto

La ricerca pro­se­gue ana­liz­zando con buona pro­fon­dità il mondo delle noti­zie on line nei suoi diversi mezzi, foca­liz­zan­dosi, in par­ti­co­lare sulla fre­quenza di uti­lizzo delle fonti di infor­ma­zione su inter­net.

Siti e por­tali gene­ra­li­sti sono le fonti d’informazione più con­sul­tate seguiti dai siti rag­giunti di volta in volta tra­mite un motore di ricerca; solo al terzo posto le edi­zioni on line [i siti web] dei quo­ti­diani. Potrebbe spie­garsi anche così la guerra in corso, anche nel nostro paese, con Google.

I blog sem­brano essere “un affare di fami­glia”, con la con­sul­ta­zione di blog di amici/conoscenti che supera di gran lunga quella di per­so­naggi noti ed ancor più dei gior­na­li­sti. Pro­ba­bil­mente pre­vale in quest’ambito la logica di rete e la comu­ni­ca­zione tra pari che molti gior­na­li­sti devono ancora com­pren­dere ed appren­dere.

Blog audience

Nella parte con­clu­siva della ricerca si arriva dun­que a quello che pare [against all odds] essere il tor­men­tone del momento: il paga­mento –o la dispo­ni­bi­lità a pagare — delle noti­zie on line.

Attual­mente, pare, che il 4,4%, pari a 700mila indi­vi­dui su base nazio­nale, sia iscritto ad un ser­vi­zio inter­net con accesso a paga­mento quale la pos­si­bi­lità di sca­ri­care in for­mato pdf il pro­prio quo­ti­diano ed un ulte­riore 4,2% sarebbe iscritto a delle alert via sms. Sin­ce­ra­mente mi sfugge come si giunga ai 3 e rotti milioni di per­sone che paghe­reb­bero le noti­zie; ed, ancor più, non mi pare che venga defi­nito il quan­tuum, lasciando così la poten­ziale inten­zione d’acquisto in ter­mini dav­vero troppo vaghi per poterci svi­lup­pare un ipo­tesi di lavoro sensata.

Inte­res­sante la let­tura dei cin­que clu­ster [tipo­lo­gie] di utenti/lettori che Astra Ricer­che iden­ti­fica nella parte finale del docu­mento pro­dotto. Mate­riale stra­te­gico da uti­liz­zare da parte degli edi­tori e dei gior­na­li­sti che pare ne abbiano sem­pre mag­gior neces­sità, sul quale tor­nerò, foca­liz­zan­domi su que­sto aspetto spe­ci­fico, nei pros­simi giorni.

Sarebbe, infine, impor­tante poter veri­fi­care almeno con la stessa pro­fon­dità l’altra metà del cielo, quel 45% della popo­la­zione ita­liana che inter­net non lo usa mai, che vis­suto ha e che dieta mul­ti­me­diale segue. Tra due giorni è in con­se­gna il Media Moni­tor di Euri­sko, chissà mai che rie­sca a repe­rire i dati ed a trac­ciare così un pano­rama dav­vero com­pleto del con­sumo di infor­ma­zioni e del time bud­get mul­ti­me­diale nella nostra nazione.

Ah, dimen­ti­cavo. Il bol­lino blu? Una tro­vata d’impatto per accon­ten­tare il com­mit­tente. Finzi anno­vera indub­bia­mente anche que­ste abi­lità tra i suoi skills; defi­nia­molo disor­dine crea­tivo.