il manifesto

Il Manifesto Ricavi
Pubblicato il 23 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Manifesto Digitale

«Il Mani­fe­sto» vuole rilan­ciare la pro­pria stra­te­gia di con­te­nuti e di sot­to­scri­zione, allar­gando l’audience a più ampie fasce d’età e “nativi digi­tali” in Ita­lia e soprat­tutto ita­liani all’estero. E’ un cam­bia­mento in atto da circa due anni ed è favo­rito dall’introduzione di canali digi­tal only, che con­sen­tano la spe­ri­men­ta­zione e i test di nic­chie di inte­resse dif­fi­cil­mente rag­giun­gi­bili tra­mite la stampa e la distribuzione.

 Il 22 aprile scorso è stata lan­ciata l’app per iPad, la quale è basata inte­ra­mente su tec­no­lo­gie iOS native e con­te­nuti HTML5 responsive.

Da qual­che giorno è online la cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding con con for­mule di micro­fi­nan­zia­mento o di pre abbo­na­mento - da 2 a 220 euro — che si pone l’obiettivo di rac­co­gliere 40mila euro da qui alla fine di otto­bre per rin­no­vare com­ple­ta­mente il sito.

Il Manifesto Crowdfunding

Il cam­bia­mento radi­cale con­si­ste nella rimo­du­la­zione dell’offerta del gior­nale che met­terà al cen­tro le diverse audience sui diversi dispo­si­tivi e momenti di uti­lizzo. Una login uni­fi­cata per­met­terà al let­tore di sce­gliere il livello di par­te­ci­pa­zione, non solo all’informazione pub­bli­cata sull’edizione quo­ti­diana, ma soprat­tutto alla com­mu­nity che sarà atti­vata sulla piat­ta­forma web. La nuova pre­senza online del mani­fe­sto sarà infatti com­po­sta da edi­zioni quo­ti­diane in digi­tale su Web e app native iOS e Android, ma soprat­tutto da una com­mu­nity di let­tori e con­tri­bu­tor a vario livello. Il sito ospi­terà blog e ini­zia­tive edi­to­riali indi­pen­denti sulla scia delle ultime due edi­zioni di China Files, oltre che cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding per sup­por­tare ini­zia­tive gior­na­li­sti­che con distri­bu­zione digitale.

Tra gli espe­ri­menti già rea­liz­zati figu­rano le edi­zioni spe­ciali pro­dotte da China Files, dispo­ni­bili sull’App iPad, Kindle e Web. E’ stato pub­bli­cato in for­mato Kindle un numero spe­ciale di Alias rela­tivo alla bien­nale di Vene­zia tra­dotto in inglese

Ver­ranno rilan­ciati i blog ospi­tando guest wri­ter, e col­le­zioni tema­ti­che pro­dotte da orga­niz­za­zioni e autori diversi saranno con­fe­zio­nate in pro­dotti digi­tali su tablet, smart­phone e ebook.

Il sito diven­terà una com­mu­nity, dove i let­tori potranno iscri­versi e leg­gere i con­te­nuti con una strut­tura pay­wall, effet­tuare sot­to­scri­zioni di diverso livello che abi­li­te­ranno la let­tura su web, smart­phone, tutti i canali digi­tali o bundle digitale-carta. Nell’editoriale pub­bli­cato a firma di Mat­teo Bar­tocci, mem­bro del con­si­glio di ammi­ni­stra­zione del quo­ti­diano, viene dichia­rata la volontà di soste­nersi esclu­si­va­mente gra­zie al let­to­rato. Un sito senza pub­bli­cità che “non sia per gli inser­zio­ni­sti o per atti­rare «traf­fico» con fil­mati di gat­tini o l’ultimo gos­sip. Un sito di noti­zie e di «com­mu­nity» finan­ziato dai lettori”.

Gli utenti saranno inse­riti in un unico data­base senza distin­zione di moda­lità di abbo­na­mento o di let­tura, creando una login per cia­scun abbo­nato, il quale potrà par­te­ci­pare alla discus­sione, soste­nere delle cam­pa­gne mirate, sta­bi­lire le prio­rità di inve­sti­mento del gior­nale for­nendo il sup­porto morale od eco­no­mico alle ini­zia­tive che pre­fe­ri­sce. Si vuole far cre­scere la par­te­ci­pa­zione e cono­scere appro­fon­di­ta­mente i gusti e le abi­tu­dini dell’audience. Anche le offerte com­mer­ciali saranno mirate e per­so­na­liz­zate sul sin­golo let­tore. Un algo­ritmo cal­co­lerà un ran­king del let­tore secondo diversi para­me­tri, e for­nirà con­te­nuti mirati e offerte di sot­to­scri­zione age­vo­late per aumen­tare la fidelizzazione.

Il pro­getto verrà imple­men­tato a step e si con­clu­derà indi­ca­ti­va­mente a fine anno. Nel 2014 ver­ranno rila­sciati nuovi pro­dotti edi­to­riali, coin­vol­gendo anche le edi­zioni Alias e Le Monde Diplomatique.

L’immagine sotto ripor­tata mostra il cam­bia­mento negli ultimi 18 mesi del quo­ti­diano con il 95% delle entrate deri­vante da ven­dite e abbo­na­menti [nel 2011 era il 58%], il crollo della pub­bli­cità dall’11 al 4% dei ricavi e l’assenza del finan­zia­mento pubblico.

Il Manifesto Ricavi
Pubblicato il 19 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Social Trends dei Quotidiani Italiani

Social­Trends è un pro­getto del gruppo Web Appli­ca­tion for Future Inter­net dell’Istituto di Infor­ma­tica e Tele­ma­tica del CNR, ha come obiet­tivo il moni­to­rag­gio, l’analisi e lo stu­dio dei social media e della loro evo­lu­zione nel tempo. Il ser­vi­zio, dispo­ni­bile pub­bli­ca­mente dalla scorsa set­ti­mana, mostra clas­si­fi­che aggior­nate quo­ti­dia­na­mente sulla popo­la­rità, l’attività e l’influenza di per­so­naggi famosi, quo­ti­diani, par­titi poli­tici, gior­na­li­sti e molto altro ancora.

Il pro­getto prende in con­si­de­ra­zione Face­book, Twit­ter e You­Tube per 10 cate­go­rie distinte in 5 nazioni diverse, Ita­lia inclusa.

Per quanto riguarda i quo­ti­diani ita­liani si evi­den­zia chia­ra­mente come non vi sia cor­re­la­zione diretta tra livello di atti­vità, tra numero di post su Face­book, i tweet ed il numero di video cari­cati su You­Tube, e popo­la­rità. Un feno­meno che spicca ancora con mag­gior chia­rezza ana­liz­zando l’influenza, il numero di con­di­vi­sioni di “likes” e di com­menti su Face­book e il numero di video visti.

Pur non essendo ancora dispo­ni­bile l’influenza per quanto riguarda Twit­ter, “new­swire” per eccel­lenza sem­pre più anche nel nostro Paese, emerge distin­ta­mente come non sia la quan­tità ma la qua­lità, il modo di por­gere e di rela­zio­narsi sui diversi social media ad influen­zare la rea­zione posi­tiva degli utenti.

Aspetto che deve ulte­rior­mente far riflet­tere sulla cura neces­sa­ria nella rela­zione con i let­tori, con le per­sone, da parte dei gior­nali in un momento in cui “la pub­bli­ca­zione è un bot­tone”, e la dif­fe­renza, il valore aggiunto viene creato dai ser­vizi aggiun­tivi for­niti e dall’apertura, nei con­te­nuti e nella rela­zione, con il pub­blico di riferimento.

Da segna­lare, da un lato l’ottima per­for­mance gene­rale di «Il Mani­fe­sto» che in poco più di 5 mesi di lavoro, final­mente, ben svolto rac­co­glie frutti inte­res­santi che lasciano ben spe­rare per il quo­ti­diano al di là del noto dis­se­sto eco­no­mico attuale, e dall’altro lato, lo stra­po­tere del «Il Fatto Quo­ti­diano» che uti­lizza molto meglio di qua­lun­que altro gior­nale, sia in ter­mini di popo­la­rità che di atti­vità ed influenza, il canale video.

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Pubblicato il 9 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

La Perfezione Perfettibile del Mercato

Da ieri pome­rig­gio è ahimè uffi­ciale: il Mini­stero per lo Svi­luppo eco­no­mico ha avviato la pro­ce­dura di liqui­da­zione coatta ammi­ni­stra­tiva della coo­pe­ra­tiva edi­trice di «Il Manifesto».

Spiega Norma Ran­geri nel suo video edi­to­riale che “La deci­sione di non opporsi alla pro­ce­dura indi­cata dal mini­stero si è resa ine­vi­ta­bile dopo la ridu­zione dra­stica e retroat­tiva dei con­tri­buti pub­blici per l’editoria non pro­fit” e che, ovvia­mente, l’altro lato della que­stione è gene­rato da ven­dite del quo­ti­diano in que­stione asso­lu­ta­mente delu­denti e da una rac­colta pub­bli­ci­ta­ria insufficiente.

Imma­gino i soste­ni­tori del libero mer­cato e coloro, i tanti, che si sca­gliano con­tro i finan­zia­menti sta­tali sod­di­sfatti, pronti a gioire. “Se il gior­nale non è in grado di ali­men­tarsi, di soste­nersi da solo che chiuda. E’ giu­sto così.” Potrebbe essere la frase che rias­sume l’orientamento di chi ritiene che il mer­cato sia sovrano e auto­re­go­la­men­tato. Unica pos­si­bile variante, di que­sti tempi, “si tra­sfe­ri­sca armi e baga­gli online, dove i costi sono minori”.

Il caso della recente chiu­sura del quo­ti­diano eco­no­mico fran­cese «Tri­bune», pas­sato al web pro­prio per­chè 75mila copie non erano suf­fi­cienti a coprire i costi della ver­sione car­ta­cea, sem­bre­rebbe avval­lare que­sta tesi, ma è dav­vero così?

L’idea di un mer­cato ideale di con­cor­renza per­fetta, mar­shal­liana, quanto è rea­li­stica di fatto? Per­so­nal­mente credo dav­vero poco. Se i mer­cati hanno dimo­strato di non sapersi auto rego­lare, basti una per tutti la “deriva finan­zia­ria” degli ultimi dieci anni, in campo infor­ma­tivo que­sto è ancora meno rea­li­stico se possibile.

Quanto pesano le scelte di non pub­bli­care annunci di imprese con com­por­ta­menti non etici, di non sot­to­stare alle leggi non scritte del mer­cato o, banal­mente, di essere un gior­nale che rico­no­sce ai pro­pri redat­tori un com­penso equo per il pro­prio lavoro, e quanto val­gono per il let­tore e per la col­let­ti­vità il resi­stere, appa­ren­te­mente con­tro ogni logica, alle dina­mi­che imperanti?

Pren­dete il bilan­cio di un qual­siasi quo­ti­diano, non voglio essere io a sug­ge­ri­rivi quale, e con­fron­ta­telo con quello del quo­ti­diano in que­stione, avrete modo di veri­fi­care come l’85% dei pro­pri ricavi gra­zie alle ven­dite, gra­zie a pro­pri let­tori, ele­mento che è asso­lu­ta­mente ano­malo rispetto agli altri gior­nali dove gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari hanno un peso di gran lunga supe­riore gene­ral­mente. Molto spesso, infatti, l’affollamento pub­bli­ci­ta­rio, o meno, di una deter­mi­nata testata non è sola­mente legato alla rea­der­ship ma anche all’orientamento espresso dai gior­na­li­sti. «Il Mani­fe­sto» ne è uno degli esempi più con­creti anche se evi­den­te­mente non l’unico.

Allo stato attuale, in Ita­lia, ma non solo, l’ipotesi, l’equivalenza di un tra­sfe­ri­mento online in caso di non soste­ni­bi­lità della ver­sione car­ta­cea è una bufala. Non solo non esi­stono ele­menti a sup­porto della tesi, bensì al con­tra­rio sia red­di­ti­vità che plu­ra­lità online sono deci­sa­mente ancor più concentrate.

La revi­sione sui cri­teri di finan­zia­mento ai gior­nali a mio avviso deve tenere in conto, in ordine sparso:  1) no a finan­zia­mento su tira­ture, se del caso su dif­fu­sioni 2) finan­zia­mento cre­scente al dimi­nuire dell’affollamento pub­bli­ci­ta­rio 3) bonus su finan­zia­mento dei cit­ta­dini; per esem­pio se X numero di cit­ta­dini gira il suo 8 per mille a favore di un quo­ti­diano c’e un bonus sta­tale 4) no a finan­zia­mento di organi di par­tito, con­sono già i finan­zia­menti ai par­titi non c’è biso­gno di una dupli­ca­zione 5).…[integrate pure nello spa­zio dei com­menti se ve ne ven­gono in mente altri di criteri]

Insomma, se la per­fe­zione del mer­cato è asso­lu­ta­mente per­fet­ti­bile, non è un caso pro­ba­bil­mente se i primi ai quali si cerca di far pagare il prezzo siano pro­prio coloro che hanno dimo­strato atten­zione ed etica nel pro­prio approc­cio. E’ anche que­sto un ulte­riore cam­pa­nello di allarme su inte­ressi reali dell’informazione e sul biso­gno di vigi­lare al riguardo, anche, sal­va­guar­dando con ogni mezzo la soprav­vi­venza del «Il Manifesto».

Pubblicato il 9 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Vuoti di Memoria

Alberto Pic­ci­nini sul «Mani­fe­sto» tiene una rubrica quo­ti­diana, un box come fanno altri gior­na­li­sti in diverse testate, chia­mata Vuoti di Memo­ria nella quale riprende, legan­dosi a fatti e cir­co­stanze attuali, pas­saggi, dichia­ra­zioni e affer­ma­zioni rila­sciate tempo addie­tro da sog­getti distinti, in fun­zione delle cir­co­stanze e dell’obiettivo di comunicazione.

E’ una parte del quo­ti­diano in que­stione che non tra­la­scio mai di leg­gere per­chè in poche righe offre sem­pre uno spac­cato pun­tuale delle con­trad­di­zioni latenti evidenziandole.

Dal primo giorno che sono stati dif­fusi i primi docu­menti ad oggi, Wiki­Leaks è stata con­ti­nua­mente oggetto di attac­chi diret­ta­mente ricon­du­ci­bili alla volontà sta­tu­ni­tense di bloc­carne, di met­tere a tacere con ogni mezzo, la diffusione.

Non biso­gna tor­nare troppo indie­tro nel tempo per leg­gere quanto Hilary Clin­ton dichia­rava ad ini­zio di quest’anno rife­ren­dosi alla grande libertà che il web, “infra­strut­tura ico­nica della nostra era”, rappresenta.

Nel suo discorso il Segre­ta­rio di Stato degli USA  dichia­rava: ” Al pari delle dit­ta­ture del pas­sato, i governi stanno minac­ciando menti libere, indi­pen­denti, che usano que­sto stru­mento [il web].…Sempre più gli Stati Uniti e le imprese sta­tu­ni­tensi ten­gono in grande con­si­de­ra­zione la libertà di espres­sione come ele­mento discri­mi­nate nelle prese di deci­sione per i prpri inve­sti­menti. Spero che i loro com­pe­ti­tor ed i governi stra­nieri pre­stino grande atten­zione a que­sta tendenza “.

Era un rife­ri­mento, nep­pure troppo velato, ad Iran e Cina che mi pia­ce­rebbe vedere appli­cato oggi alle tat­ti­che che la sua stessa ammi­ni­stra­zione sta uti­liz­zando per ridurre al silen­zio Wikileaks.

Il gior­na­li­smo non può gio­care solo un ruolo di inter­me­dia­zione in que­sta occa­sione. I gior­na­li­sti devono sapere e deci­dere da che parte stare nel momento in cui le infor­ma­zioni, i docu­menti,  arri­vano a loro e ven­gono sot­to­po­sti a pres­sioni dei governi.

Il “Caso Wiki­Leaks”, dopo tanto dibat­tito sul futuro del gior­na­li­smo, è l’occasione con­creta per tor­nare a fare il pro­prio mestiere con dignità e pro­fes­sio­na­lità. L’alternativa è restare silenti per sempre.

Pubblicato il 5 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Segnali

C’era un tempo [c’è ancora?] nel quale gli uffici mar­ke­ting delle grandi imprese, e le agen­zie di comu­ni­ca­zione delle quali si ser­vono, inve­sti­vano mesi di lavoro e allo­ca­vano bud­get con­si­stenti per la più minima varia­zione del mar­chio del pro­dotto, dell’azienda.

Ogni resty­ling, “svec­chia­mento” si diceva, del logo azien­dale veniva vis­suto tra mille dubbi, pre­oc­cu­pa­zioni dell’impatto che quel che di mag­gior valore ha un’azienda di marca avrebbe avuto sul con­su­ma­tore, sul cliente finale.

Goo­gle, il cui mar­chio ha un valore sti­mato in 114 miliardi, con le sue perio­di­che varia­zioni ha dimo­strato quanto inu­tile potesse essere  que­sto “acca­ni­mento tera­peu­tico” nei con­fronti del logo.

Anche Il Mani­fe­sto” da 3 giorni a que­sta parte si è affi­data alla penna di Vauro per variare il pro­prio logo inse­rendo un cap­pio intorno alla let­tera i per ricor­dare la pre­ca­rietà della pro­pria situa­zione ed il rischio con­creto di chiu­sura del giornale.

Nella prima pagina di oggi, oltre all’elemento gra­fico del mar­chio, capeg­gia l’immagine dell’ennesimo inci­dente sul lavoro avve­nuto nell’hinterland mila­nese ieri.

Come si può chia­ra­mente vedere l’immagine è tratta da un sito di  gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo [o citi­zen jour­na­lism che dir si voglia] le cui imma­gini sono state uti­liz­zate anche dai tele­gior­nali delle prin­ci­pali emit­tenti gene­ra­li­ste nazio­nali per docu­men­tare l’ennesimo disa­stro ambien­tale cau­sato della abbon­danti piogge dei giorni scorsi.

Sono segnali ine­qui­vo­ca­bili di un cam­bia­mento che non è legato ad una fase ciclica ma è strut­tu­rale, per­ma­nente, desti­nato a restare anche dopo que­sta fase congiunturale.

Evi­denze con­crete di come la solu­zione sia nell’apertura invece che nella chiu­sura, nella rea­liz­za­zione di comu­nità d’interesse e di inte­ressi a soste­gno della comu­nità invece che nel controllo.

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Dissenso Manifesto

“Il Mani­fe­sto” lan­cia una cam­pa­gna pub­bli­ci­taria che pro­ba­bil­mente sarà di scar­sis­simo impatto.

Al tempo stesso annun­cia che da domani non sarà più dispo­ni­bile la con­sul­ta­zione degli arti­coli pub­bli­cati 24 ore prima nella ver­sione car­ta­cea e sarà neces­sa­rio pagare un euro per avere accesso all’edizione del giorno.

Sono ini­zia­tive che non com­ba­ciano asso­lu­ta­mente con quello che a mio avviso il quo­ti­diano avrebbe dovuto fare.

Pubblicato il 16 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Un Giornale al Passo coi Tempi

Chri­stian Raimo, sul “Mani­fe­sto” esem­pli­fica con sapiente iro­nia le pos­si­bili derive degli eccessi del dibat­tito sul futuro del gior­na­li­smo e dei giornali.

Tra tutte le solu­zioni indi­cate riporto quella che pro­ba­bil­mente è la più azzeccata:

Un por­tale polie­drico pieno di fil­mati cult dalla rete con muc­che che fischiano, aggior­na­menti con­ti­nui sul mondo del body-painting, e una grande fine­stra aperta ai let­tori: attra­verso una tele­ca­mera fissa si segue 24 ore su 24 quello che accade den­tro la reda­zione. Nei momenti di scon­forto si può mil­lan­tare — per far salire i con­tatti — il primo sui­ci­dio di massa in diretta.

Gli fa da com­ple­mento dal “Cor­riere della Sera” il pezzo di Beppe Sever­gnini sulle derive del neogiornalismo.

L’abitudine alla con­trap­po­si­zione ha lasciato troppo poco spa­zio al dibat­tito su come rea­liz­zare la con­ver­genza tra infor­ma­zione digi­tale e tra­di­zio­nale. Il caso del Times con­ferma come in realtà sia que­sta attual­mente l’unica strada sen­sata per rea­liz­zare un gior­nale al passo coi tempi.

Pubblicato il 9 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

A Sostegno dell’Infodiversità

In una nazione nella quale l’infodiversità è seria­mente minac­ciata da potenti asso­cia­zioni cri­mi­nali e peri­co­lose con­cen­tra­zioni di potere. Un paese in cui si veri­fi­cano inquie­tanti com­mi­stioni tra il nobel della pace e quello del mar­ke­ting editoriale.

Comun­que la si pensi, per poter con­ti­nuare a farlo, il soste­gno ad un quo­ti­diano che sto­ri­ca­mente rap­pre­senta un capo­saldo della libertà d’informazione merita di essere promosso.

 

Pubblicato il 30 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Specificazioni Bilanciate

Il dibat­tito sul futuro dell’editoria, sui modelli di busi­ness per­se­gui­bili, è legato a dop­pio filo agli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, ele­mento [par­rebbe] inscin­di­bile per poter soste­nere le eco­no­mie delle imprese editoriali.

Basan­dosi su que­sta logica si sono mosse, incau­ta­mente, da un lato, le aspet­ta­tive delle ver­sioni gra­tuite dei quo­ti­diani on line e, dall’altro, le ipo­tesi di recu­pero con­tri­bu­tivo che rara­mente pren­dono in con­si­de­ra­zione inte­ressi ed aspet­ta­tive del let­tore, dei seg­menti di utenza, con­cen­tran­dosi pre­va­len­te­mente su quelle degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari.

In que­sto sce­na­rio gene­rale i soste­ni­tori di un futuro tutto digi­tale della let­tura citano [pour cause?] i dati pro­ve­nienti da oltreo­ceano dove le reve­nues pub­bli­ci­ta­rie arri­vano a rap­pre­sen­tare sino all’87% dei ricavi di quo­ti­diani quali il New York Times.

La realtà ita­liana è ben distinta e attual­mente vi è un per­fetto equi­li­brio tra ricavi dalle ven­dite delle pub­bli­ca­zioni e quelli deri­vanti dalla pub­bli­cità. Dimen­ti­carlo signi­fica fal­sare realtà e rela­tive prospettive.

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E’, altret­tanto, oppor­tuno rile­vare come esi­stano realtà emer­genti che allo stato attuale sono estra­nee a que­ste dina­mi­che con quo­ti­diani di carta che basano pra­ti­ca­mente esclu­si­va­mente la pro­pria esi­stenza e sus­si­stenza sulle ven­dite, tra tutte “Il Fatto”, ed altre che invece si fon­dano sola­mente sugli attesi ricavi pub­bli­ci­tari, com’è il caso dell’ottimo [ho dav­vero pia­cere di poterlo dire, dopo averlo seguito sin dalle ante­prime ] neo nato quo­ti­diano gui­dato da Sofri.

Non biso­gna, infine, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, dimen­ti­care una realtà sto­rica ed impor­tante, almeno sotto il pro­filo qua­li­ta­tivo, nel pano­rama dei quo­ti­diani del nostro paese quale “Il Mani­fe­sto” che, come mostra il bilan­cio 2009, ottiene circa l’85% dei pro­pri ricavi gra­zie alle ven­dite, gra­zie a pro­pri lettori.

Ana­liz­zare uno sce­na­rio è la pre­messa neces­sa­ria alla spe­ci­fica disa­nima della sin­gola realtà da pren­dere in con­si­de­ra­zione, per la quale è oppor­tuno effet­tuare spe­ci­fi­ca­zioni bilan­ciate che gui­dino ad altret­tanti inter­venti mirati.

Chi si rife­ri­sce esclu­si­va­mente al gene­rale o è con­fuso o, in alter­na­tiva, vuole con­fon­dere, in ogni caso meglio diffidare.

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Con­si­de­ra­telo, se vi pare, un resumè del “cam­pio­nato” 2009/2010 dell’editoria nostrana e dintorni.

PS: Il bilan­cio del Mani­fe­sto è stato pub­bli­cato il 18 luglio scorso, rin­gra­zio ancora una volta gli amici che lavo­rano nel quo­ti­diano per aver­melo inviato in forma da poterlo ripub­bli­care in que­sti spazi.

Pubblicato il 11 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Chips and Salsa

Chips and Salsa, rubrica fissa dell’inserto del sabato del Mani­fe­sto dedi­cata alle tec­no­lo­gie ed alle cul­ture digi­tali, sino ad ora, era stato, per un breve periodo, solo un espe­ri­mento di Franco Car­lini.

Dall’inizio di que­sto mese riprende le pub­bli­ca­zioni, anche in for­mato digi­tale, all’interno del suo alveo “naturale”.

L’apertura del blog, segue ad una rin­no­vata viva­cità su Face­book da parte del quo­ti­diano, coe­ren­te­mente con le [ri]con­si­de­ra­zioni recen­te­mente effettuate.

Da seguire con attenzione.

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