il fatto quotidiano

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Pubblicato il 14 giugno 2013 by Pier Luca Santoro

L’Edicola che non c’è e le Copie Digitali

A marzo 2102 fu annun­ciato in pompa magna il lan­cio di Edi­cola Ita­liana, piat­ta­forma multi-editore per offrire online in un unico sito le diverse testate. Ini­zial­mente la piat­ta­forma avrebbe dovuto ospi­tare sia quo­ti­diani che perio­dici di quat­tro edi­tori pas­sati poi a sei alla fine dell’anno scorso quando si tornò a par­lare del pro­getto. Di fatto, ad oggi, non si hanno noti­zie del livello di avan­za­mento e se sono occorsi 9 mesi per giun­gere dalle dichia­ra­zioni di intenti alla crea­zione del con­sor­zio, e com­ples­si­va­mente sono pas­sati 15 mesi, è facile imma­gi­nare che i tempi non siano brevi.

Per­so­nal­mente, tra feb­braio e marzo di quest’anno, ho pro­vato a con­tat­tare alcuni dei mem­bri del con­si­glio di ammi­ni­stra­zione del con­sor­zio Edi­cola Ita­liana per inse­rirne le pro­spet­tive nel mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edi­cole. Ovvero che fine farà la carta stam­pata” ma dopo un lungo ter­gi­ver­sare non ho avuto, ahimè, il pia­cere di otte­nere risposte.

Nel frat­tempo, come noto, da gen­naio di quest’anno ADS ha ini­ziato a pub­bli­care i dati delle copie digi­tali di quo­ti­diani e perio­dici. Se per i perio­dici, esclu­dendo gli inserti alle­gati ai prin­ci­pali quo­ti­diani, i volumi di ven­dita sono mar­gi­nali così non è per i gior­nali, o almeno per alcuni di essi.

I primi cin­que quo­ti­diani per ven­dite rea­liz­zano l’86% del totale mostrando una con­cen­tra­zione di gran lunga supe­riore a quella della carta stam­pata. Da quando sono stati resi dispo­ni­bili i dati le ven­dite di copie digi­tali sono pas­sate da 188mila a 242mila con un incre­mento del 28.7%.

«Il Sole24Ore», primo quo­ti­diano per numero di copie digi­tali ven­dute, ha regi­strato nei primi quat­tro mesi di quest’anno un incre­mento del 56% e ad aprile il peso di que­sto for­mato è del 26.8% sul totale delle copie ven­dute [edi­cole + abbonamenti].

Peso quasi dop­pio rispetto a «Il Cor­riere della Sera», che cre­sce del 34%, e di «la Repub­blica», che invece cre­sce “sola­mente” del 6.7%. Anche se i valori asso­luti sono infe­riori rile­vante la quota di copie digi­tali anche per «Il Fatto Quo­ti­diano» con un peso del 16.7% sul totale delle copie ven­dute ed il “feno­meno” di «L’Unione Sarda» con oltre 7mila copie [+12.7% vs gen­naio 2013] per un peso del 13.8% sul totale. Per tutti gli altri quo­ti­diani le copie digi­tali restano asso­lu­ta­mente marginali.

Il gra­fico, rea­liz­zato da Human High­way,  con l’evoluzione delle ven­dite delle copie digi­tali nel primo qua­dri­me­stre di quest’anno, mostra a colpo d’occhio le dina­mi­che evolutive.

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Utente sostenitore Fatto
Pubblicato il 4 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Crowdfunding di Fatto

All’inizio di quest’anno Peter Gomez, diret­tore dell’edizione online del «Il Fatto Quo­ti­diano», aveva chie­sto ai pro­pri let­tori come tro­vare l’equilibrio eco­no­mico sul web per la testata rice­vendo nume­rosi com­menti ed indicazioni.

Ieri è sem­pre il suo diret­tore ad annun­ciare il lan­cio di un ini­zia­tiva di richie­sta di soste­gno al gior­nale che acco­glie una parte di quelle indi­ca­zioni. Scrive Gomez che: “Quest’anno, se andrà bene, ilfattoquotidiano.it chiu­derà 800.000 euro sotto il punto di pareg­gio. Che rag­giun­gerà, forse, solo nel 2014″.

Ecco che allora per soste­nere la cre­scita e lo svi­luppo della testata online viene pro­po­sta la richie­sta di un ver­sa­mento di 3,99€ men­sili per diven­tare utenti-sostenitori del quo­ti­diano. Cifra che, secondo quanto ripor­tato, per­mette di:

- Par­te­ci­pare in diretta alla riu­nione di reda­zione de ilfattoquotidiano.it ogni gio­vedì alle ore 16.00, lasciare i tuoi com­menti e sug­ge­rire gli argo­menti e le noti­zie da trat­tare durante la set­ti­mana.
– Acce­dere a tre anni di archi­vio car­ta­ceo html a par­tire da una set­ti­mana indie­tro rispetto alla data del giorno in corso
– Sce­gliere, tra­mite un son­dag­gio on line, una delle cin­que inchie­ste pro­po­ste dalla reda­zione. L’inchiesta più votata sarà appro­fon­dita dai nostri gior­na­li­sti e video-reporter e pub­bli­cata su ilfattoquotidiano.it

Utente sostenitore Fatto

Mi piace l’idea pro­po­sta di poter avere un filo diretto con la reda­zione anche se per­so­nal­mente avrei tro­vato moda­lità diverse da quelle pro­po­ste che mi appa­iono cir­co­scritte ed ecces­si­va­mente limi­tate. Mi piace anche l’idea di ren­di­con­tare ogni quat­tro mese come sono state inve­stite le somme rice­vute a soste­gno dello svi­luppo del gior­nale e l’idea di base di co-creazione di valore, come avevo già scritto quat­tro mesi fa.

Non mi piace il nome di utente-sostenitore, che poteva tro­vare cer­ta­mente una miglior defi­ni­zione, un nome meno “mec­ca­nico”. Trovo debole la pro­po­sta di accesso all’archivio con una set­ti­mana di ritardo, una pro­po­sta di valore estre­ma­mente limi­tato che credo possa inte­res­sare un numero di per­sone esiguo.

Se, come viene detto, si tratta di un work in pro­gress non resta che coglierne gli aspetti posi­tivi ed atten­dere i futuri svi­luppi e le ine­vi­ta­bili cor­re­zioni di tiro.

Pubblicato il 15 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

L’[Un]Social Media Marketing dell’Informazione Italiana

Ter­mi­nata la pausa nata­li­zia ritorna la mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory. Si inau­gura il 2013 con un’analisi di un cam­pione di alcune testate nazio­nali, sia all digi­tal che non, cer­cando di veri­fi­care com­por­ta­menti, stra­te­gie messe in atto e livello di coin­vol­gi­mento delle per­sone su Face­book e Twitter.

L’infografica sot­to­stante sin­te­tizza i prin­ci­pali risul­tati men­tre i dati com­pleti ed il com­mento agli stessi sono dispo­ni­bili sul sito dell’Osservatorio Euro­peo di Giornalismo.

Infografica Engagement Informazione Italiana

Co-creazione-valore-con-il-cliente
Pubblicato il 4 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Co-creazione di Valore

Col­ti­vare il dia­logo con le per­sone e ascol­tarne le moti­va­zioni, acco­glien­done opi­nioni e sug­ge­ri­menti, è la stra­te­gia più effi­cace a dispo­si­zione di un’azienda per miglio­rare i pro­pri pro­dotti e ser­vizi e inven­tarne di nuovi, model­lan­doli sulle esi­genze espresse dalle per­so­nen stesse. Que­sta stra­te­gia ha un nome, si chiama mar­ke­ting con­ver­sa­zio­nale e co-creazione di valore.

Pro­cesso di co-creazione che dovrebbe essere l’essenza di quello che comu­ne­mente si rac­chiude nella defi­ni­zione di Web 2.0 per troppo tempo col­pe­vol­mente tra­scu­rato, anche, dai gior­nali e ricer­cato sem­pre più dalle per­sone, che richia­mavo a chiare let­tere ragio­nando su quelli che a mio avviso dovranno essere i capi­saldi del 2013 per l’industria dell’informazione.

Men­tre il mondo intero guarda con atten­zione ed inte­resse al “freemium-based meter” annun­ciato da Andrew Sul­li­van per la sua ini­zia­tiva edi­to­riale indi­pen­dente, che pare ini­ziare sotto buoni auspici ma che, come dicevo ieri non  credo possa essere preso ad esem­pio per una strut­tura che ha costi impor­tanti e dun­que neces­sita di un insieme più arti­co­lato di fonti di ricavo, in Ita­lia, final­mente, qual­cuno ini­zia ad appli­care i prin­cipi della co-creazione anche in ambito editoriale.

[tweet https://twitter.com/svaroschi/status/286743248913956865 lang=‘it’]

E’ il caso dell’edizione online del «Il Fatto Quo­ti­diano» che a firma del suo Diret­tore Peter Gomez, a testi­mo­nianza dell’importanza attri­buita alla cosa, chiude l’anno chie­dendo ai pro­pri let­tori come tro­vare l’equilibrio eco­no­mico sul web per la testata.

Suc­cede che la richie­sta, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, rac­co­glie 475 com­menti. Cer­ta­mente un’inezia rispetto ai 400mila che media­mente visi­tano il sito del gior­nale in que­stione ma nella mag­gior parte dei casi emer­gono spunti dav­vero interessanti.

E’ il caso, ad esem­pio, del com­mento di Vit­to­rio Capozzi che sug­ge­ri­sce di “con­cre­tiz­zare il primo gior­nale on-line ‘peer-reviewed’: per met­tere a valore con metodo le com­pe­tenze disci­pli­nari dei let­tori, una comu­nità ‘peer-to-peer’ per una rigo­rosa veri­fica del gior­na­li­smo che incon­tra le disci­pline. Un espe­ri­mento di spes­sore inter­na­zio­nale, di trans­di­sci­pli­na­rità gior­na­li­stica, che potrebbe non essere com­plesso da imple­men­tare”, o, per citarne almeno un altro, di quello di Mau­ri­zio Mineo che afferma “sug­ge­ri­rei una mag­giore inte­gra­zione tra sito e gior­nale: per esem­pio, negli arti­coli del gior­nale rimandi al sito [tra­mite url accor­ciati come quelli su twit­ter, bit.ly/…, clic­ca­bili sulla ver­sione elet­tro­nica!] per appro­fon­di­menti — anche video — sull’argomento, come anche qual­cosa di simile al “Come è andata a finire” della tra­smis­sione Report. […] 4€ al mese non sono esa­ge­rati: come “pre­mium” potrei imma­gi­narmi l’accesso all’archivio del gior­nale per non abbo­nati e la let­tura su sito di una sele­zione di arti­coli e inchie­ste del gior­nale in con­tem­po­ra­nea alla pub­bli­ca­zione degli stessi [penso per esem­pio agli edi­to­riali delle firme del gior­nale, Marco Tra­va­glio, Anto­nio Padel­laro, che rara­mente appa­iono sui rispet­tivi blog]”.

Quelli sopra­ri­por­tati sono solo due, per bre­vità, dei tanti com­menti e sug­ge­ri­menti dav­vero inte­res­santi, che con­si­glio di leg­gere, rac­colti dal gior­nale nei tre giorni dalla pubblicazione.

Esem­pio con­creto di come creare senso di com­mu­nity e valore aggiunto attra­verso il con­vol­gi­mento delle per­sone, da seguire come buona pra­tica.

Co-creazione-valore-con-il-cliente

Condivisioni per SN
Pubblicato il 28 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Le Notizie più Social del 2012 in Italia

Human High­way, , società di ricer­che di mer­cato che, tra l’altro,  ha rea­liz­zato UAC Meter, stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social net­work, ha reso dispo­ni­bili i dati rela­tivi alle con­di­vi­sioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel nostro Paese nel 2012.

Dall’ana­lisi dell’amplificazione sociale delle noti­zie emerge come ogni giorno in Ita­lia le diverse fonti d’informazione, dalle ver­sioni online dei quo­ti­diani ai blog pas­sando per le testate all digi­tal, ven­gano pub­bli­cati media­mente 2mila arti­coli al giorno che ven­gono con­di­visi da 250mila per­sone quotidianamente.

Evi­denza di come i social media siano, anche, mezzi di distri­bu­zione e dif­fu­sione dei mass media, come segna­lava Tom Forem­ski, auto­re­vole [ex] gior­na­li­sta del «Finan­cial Times», che ne ha  rias­sunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media]. Evi­denza inol­tre sia del pas­sag­gio dall’impression all’expression, dalla pura espo­si­zione ai con­te­nuti di un media a quello di let­tura, apprez­za­mento e con­di­vi­sione che del pas­sag­gio dallo user gene­ra­ted con­tent allo user ampli­fied content.

Il tasso di ampli­fi­ca­zione sociale delle noti­zie di una testata diventa così un indice che esprime ade­sione, con­senso o dis­senso, par­te­ci­pa­zione e coinvolgimento.

Per il 2012 sono state ana­liz­zate 40 testate che hanno pro­dotto 644mila arti­coli gene­rando 54 milioni di “like” su Face­book e 4 milioni di tweet.

Se si con­ferma, come era già emerso dalle pre­ce­denti ana­lisi,  che a pri­meg­giare sono «La Repub­blica» ed «Il Cor­riere della Sera», che da soli accor­pano il 66,1% del totale delle con­di­vi­sioni, la sor­presa viene da «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal che si col­loca al quarto posto, dopo «Il Fatto Quo­ti­diano», per numero di con­di­vi­sioni e che col­pi­sce l’immaginario col­let­tivo con un arti­colo su distra­zione e poten­zia­lità cere­brali dell’uomo che col­le­ziona 112.749 con­di­vi­sioni facen­done la noti­zia più con­di­visa in asso­luto nel 2012.

E’ inte­res­sante notare come la quarta noti­zia più con­di­visa [76.648 con­di­vi­sioni] sia rela­tiva ad una “bufala” pub­bli­cata da «Il Mat­tino» di Napoli e poi dallo stesso corretta.

Gra­zie alla col­la­bo­ra­zione di @nelsonmau, data jour­na­list e recente co-fondatore di Data­ni­nja, sito di recente crea­zione nato per rac­co­gliere una serie di espe­ri­menti di data-journalism, i dati pub­bli­cati da Human High­way sono stati ulte­rior­mente ela­bo­rati per appro­fon­dire il tema.

Emerge come il 72,2% delle con­di­vi­sioni sia atti­nente ad argo­menti rela­tivi alla cro­naca o alla poli­tica del nostro Paese men­tre lo sport rac­co­glie solo il 5,2%. O gli  spor­tivi dun­que pre­fe­ri­scono con­ti­nuare a discu­tere al bar oppure i quo­ti­diani spor­tivi non stanno facendo un buon lavoro sui social network.

Si evi­den­zia inol­tre la con­ferma dell’assoluto stra­po­tere di Face­book rispetto a Twit­ter e Goo­gle+. Pic­chi nel numero di con­di­vi­sioni si osser­vano il 23 feb­braio, l’11 marzo, il 9 mag­gio ed il 24 di giu­gno. Date che non cor­ri­spon­dono agli hash­tag più uti­liz­zati su Twit­ter, quali ter­re­moto o Brin­disi per citarne alcuni, e che evi­den­ziano le dif­fe­renze tra Face­book e Twitter.

Argomenti più condivisi 2012

Dif­fe­renza che emerge anche dalla spac­ca­tura di quali siano le testate mag­gior­mente con­di­vise su Face­book e quali invece su Twit­ter con il primo più tra­di­zio­na­li­sta ed il secondo che lascia mag­gior spa­zio a testate all digi­tal quali «Il Post» o «Linkiesta».

Come “sot­to­pro­dotto” infine, emerge, o meglio si con­ferma, la pro­fonda dif­fe­renza tra “like” e coin­vol­gi­mento, tra con­tare i “fol­lo­wers” e avere una con­ver­sa­zione con loro, come testi­mo­nia, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, «La Gaz­zetta dello Sport» che su Face­book ha 773.569 “mi piace” ma non com­pare tra i primi dieci, e che altret­tanto su Twit­ter conta 623.125 “fol­lo­wers” ma rac­co­glie un numero di con­di­vi­sioni infinitesimale.

Condivisioni per SNClic­cando sulle imma­gini avrete accesso ai gra­fici qui pub­bli­cati in forma inte­rat­tiva ed altre infoir­ma­zioni che con­sen­tono di appro­fon­dire ulteriormente.

Update: Poi­chè attra­verso com­menti sui social net­work si rileva che forse non era stato espresso ori­gi­na­ria­mente con suf­fi­ciente chia­rezza, si segnala che le ana­lisi che sono state fatte in col­la­bo­ra­zione con Data­ni­nja [con­fronti tra testate, clas­si­fi­ca­zione delle news, inci­denza dei tre SN] non pos­sono dirsi rap­pre­sen­ta­tive del totale dell’informazione — i 644mila arti­coli — poi­chè sono pro­dotte solo sui top arti­coli cen­siti, ana­liz­zati da HH, pari a meno dell’1 per mille degli arti­coli pub­bli­cati. La spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia; sorry.

Doonesbry HuffPost
Pubblicato il 25 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come pre­vi­sto, pochi minuti dopo la mez­za­notte è stato annun­ciato che «Huf­fing­ton Post Ita­lia» è online.

[tweet https://twitter.com/HuffPostItalia/status/250355497755090945 align=‘center’ lang=‘it’]

Stesso “family fee­ling”, stessa impo­sta­zione gra­fica delle altre ver­sioni con lo splash foto­gra­fico della noti­zia prin­ci­pale a tutta pagina e la dispo­si­zione su tre colonne ideal­mente sud­di­vise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le carat­te­ri­sti­che del visual del sito anche per la ver­sione in ita­liano dell’HuffPost.

Strutt­tura edi­to­riale rela­ti­va­mente snella con una quin­di­cina di gior­na­li­sti, oltre alla Diret­trice Lucia Annun­ziata, e 189 blog/blog [anche se al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono attivi 17] “di fama” dall’ ex Mini­stro dell’Economia Giu­lio Tre­monti a Mau­ri­zio Lan­dini, Segre­ta­rio Gene­rale FIOM, pas­sando per il Sot­to­se­gre­ta­rio di Stato alla Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri Anto­nio Catri­calà e Lele Rizzo del movi­mento NOTAV e del cen­tro sociale tori­nese Askatasuna.

Oltre alle con­si­de­ra­zioni sull’eticità di intra­pren­dere un’attività a fini di lucro basan­dosi ampia­mente sul lavoro non retri­buito, vi sono anche altri aspetti che, in rife­ri­mento alla ver­sione ita­liana ed al pano­rama infor­ma­tivo del nostro Paese, mi pare oppor­tuno considerare.

La ver­sione Spa­gnola, l’ultima nata, dopo un mese, a fine luglio di quest’anno, secondo quanto dichia­rato dalla Diret­trice Mon­tser­rat Domín­guez, avrebbe rag­giunto 1,2 milioni di utenti unici e 10 milioni di pagine viste. Numeri che, in assenza di dati uffi­ciali [che non sono riu­scito a tro­vare, sorry], vanno presi con le pinze poi­chè pos­sono variare signi­fi­ca­ti­va­mente in fun­zione della fonte, che sicu­ra­mente bene­fi­ciano di visite dall’America Latina così come avviene per «El Pais», «El Mundo» e le altre testate online in castellano.

Anche la ver­sione fran­cese, rea­liz­zata in par­te­ci­pa­zione con Le Monde e LNEI [Les Nou­vel­les Edi­tions Indé­pen­dan­tes], anche se si posi­ziona al di sotto dei prin­ci­pali gior­nali online della Fran­cia, ha numeri inte­res­santi con quasi 7 milioni di utenti unici nel mese e 18,5 milioni di pagine viste. Ancora una volta una parte del traf­fico [ circa il 20% da feb­braio, dalla nascita, ad ago­sto] arriva dall’estero, da altre nazioni in cui si parla fran­cese pre­su­mi­bil­mente, e non sono man­cate le pole­mi­che sui van­taggi otte­nuti gra­zie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capa­cità di attra­zione che paiono avere gli arti­coli pro­dotti dai blog­ger d’oltralpe che gene­rano sola­mente l’8% del totale delle visite mensili.

Secondo Ric­cardo Luna, «Huf­fing­ton Post Ita­lia» è un “game chan­ger , ovvero un fatto desti­nato a cam­biare le regole del gioco per quel che riguarda l’editoria”. Già dal titolo che ho dato all’articolo avrete capito che evi­den­te­mente non sono d’accordo con la sua visione.

Spiega bene Luca Sofri i motivi di suc­cesso del “modello Huf­f­Post”, il pro­blema è che que­sto modello in Ita­lia già esi­ste ed è rap­pre­sen­tato dall’edizione online del  «Il Fatto Quo­ti­diano» che ha già rea­liz­zato, più o meno esat­ta­mente, quello che la neo­nata testata all digi­tal si pro­pone di fare, dall’attenzione ai social net­work [803mila fans su Face­book e 387mila fol­lo­wers su Twit­ter al momento] ai nume­ros­simi blog — gra­tui­ta­mente — ospi­tati nella sua edi­zione online.

Modello che, secondo i dati Audi­web di Luglio, genera 251mila utenti unici e 952mila pagine viste. Numeri che, pur nella loro rile­vanza nel pano­rama delle testate online, danno, anche, la dimen­sione delle dif­fe­renze di poten­zia­lità in Ita­lia rispetto alle altre nazioni dove è stato appli­cato “il modello Huf­f­Post” e che al tempo stesso costi­tui­scono bar­riera per la ver­sione italiana.

Ele­menti che nel loro insieme evi­den­ziano come la rivo­lu­zione non sia annun­ciata [o annun­ziata se si pre­fe­ri­sce], anche per­chè arruo­lare folle di blog­ger che scri­vono gra­tui­ta­mente e/o uti­liz­zare social net­work e SEO alle porte del 2013 non può dav­vero con­si­de­rarsi inno­va­tivo o “rivo­lu­zio­na­rio”, e che deter­mi­nano il per­chè nel nostro Paese non sarà il suc­cesso di altre nazioni finendo pro­ba­bil­mente per minare la già pre­ca­ria salute eco­no­mica delle testate all digi­tal ita­liane. Forse l’unico vero van­tag­gio sarà per il gruppo Espresso-Repubblica che potrà spe­ri­men­tare cose che sulla coraz­zata, nell’edizione online di «Repub­blica», non vuole/non può per­met­tersi di fare.

Ciò detto, comun­que, per prin­ci­pio, non posso che augu­rare la migliore sorte ad «Huf­fing­ton Post Italia».

Pubblico Prima Pagina
Pubblicato il 18 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Pubblico è Pubblico

Come ampia­mente annun­ciato è uscito oggi in edi­cola il primo numero di «Pub­blico», il gior­nale diretto da Luca Telese “scis­sio­ni­sta”, con pole­mi­che, da «Il Fatto Quotidiano».

Avendo la brutta abi­tu­dine di sve­gliarmi pre­sto sono andato a pren­derlo in edi­cola per vederlo dal vivo.

For­mato tabloid, 24 pagine tutte a colori, poca pub­bli­cità, solo una man­chette in prima pagina e una pagina intera, l’ultima. Logo e gra­fica che ricor­dano «Liberation».

Una scelta forse non del tutto casuale visto che il neo nato quo­ti­diano chia­ri­sce subito lo spi­rito di lotta, sot­to­li­neato dal claim in cima alla testata: “Dalla parte degli ultimi e dei primi”, dedi­cando buona parte della prima pagina ed anche seconda e terza alla pre­ca­rietà ed alle pro­ble­ma­ti­che dei lavo­ra­tori dei call cen­ter defi­niti, nell’editoriale del diret­tore, “gli schiavi del terzo mil­len­nio”. Lotta che com­pare anche alle pagine 12 e 13 con un ampio ser­vi­zio sull’impegno poli­tico dagli anni 60, dalla fan­ta­sia al potere, ai no tav di oggi, ed ancora a pagina 18 con un arti­colo sulle Pussy Riot.

Niente meteo e niente pro­grammi tele­vi­sivi, se non alcuni rac­co­man­dati, spa­zio invece all’oroscopo.

Come reci­tava il comu­ni­cato stampa di pre­sen­ta­zione del gior­nale dif­fuso pochi giorni fa, la reda­zione inte­ra­mente dotata di smart­phone, rende ogni redat­tore una sorta di foto­re­por­ter, capace di illu­strare e com­porre il pezzo diret­ta­mente sul “campo, per un gior­na­li­smo all’avanguardia, veloce e attento alla realtà.

Brea­ke­ven a 9mila copie e l’obiet­tivo di ven­dita in una for­bice com­presa tra 10 e 15mile copie ven­dute a fronte di una tira­tura di 30mila.

Se il rap­porto tra fans e fol­lo­wers e copie ven­dute si man­te­nesse anche per «Pub­blico», come per gli altri quo­ti­diani del nostro Paese, nel rap­porto 10 a 1 la strada da per­cor­rere pare ancora lunga, esclu­dendo ovvia­mente i primi giorni con il traino dell’effetto novità, con poco più di 9mila fans su Face­book e circa 6.300 fol­lo­wers su Twitter.

Come pro­messo nella cir­co­lare di pre­sen­ta­zione agli edi­co­lanti del gior­nale,  pre­senza di una rubrica quo­ti­diana dedi­cata ai giornalai.

Pre­senza che si limita in realtà ad una foto di uno di essi e poli­tica di prezzi per gli abbo­na­menti che, con­tra­ria­mente a quanto avviene nella mag­gior parte dei casi, pri­vi­le­gia net­ta­mente la ver­sione digi­tale rispetto a quella car­ta­cea. Ele­mento che viene evi­den­ziato anche dallo spa­zio dedi­cato ai van­taggi del for­mato digitale.

Buona for­tuna.

Classifica Quotidiani Italiani Facebook
Pubblicato il 23 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Mi Piaci, Ma Quanto Mi Piaci?

Innova et Bella, società di con­su­lenza stra­te­gica, ha rea­liz­zato una desk research sulle capa­cità stra­te­gi­che di rela­zione su Face­book dei prin­ci­pali gior­nali quo­ti­diani in Ita­lia, Fran­cia, Spa­gna, Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna e Stati Uniti. Per ogni nazione sono state poste sotto osser­va­zione le stra­te­gie di rela­zione di 10 fra i quo­ti­diani più dif­fusi, per un totale di 60 testate.

Per la valu­ta­zione delle stra­te­gie rela­zio­nali di cia­scun ogni quo­ti­diano sono stati valu­tati 12 indi­ca­tori delle [buone] pra­ti­che di relazione:

1. Gestire una massa cri­tica di por­ta­tori dʼin­te­resse.
2. Svi­lup­pare la cre­scita par­te­ci­pa­tiva dei pro­pri por­ta­tori dʼin­te­resse.
3. Coin­vol­gere tutti i prin­ci­pali por­ta­tori dʼin­te­resse let­tori, gior­na­li­sti e dipen­denti, imprese e isti­tu­zioni, nello svi­luppo delle pro­prie stra­te­gie di rela­zione edi­to­riale.
4. Svi­lup­pare App per il social rea­ding, dedi­cate a offrire ai let­tori la pos­si­bi­lità di com­porre il pro­prio quo­ti­diano per­so­nale e di gruppo e di con­di­vi­derlo in rete con i pro­pri amici.
5. Offrire ai pro­pri let­tori lʼop­por­tu­nità di una rela­zione diretta con i pro­pri gior­na­li­sti [ad esem­pio lʼof­ferta di dia­logo 1to1 con la pro­pria firma pre­fe­rita] svi­lup­pando stra­te­gie di rela­zione per­so­na­liz­zate per ogni sin­golo gior­na­li­sta.
6. Dedi­care unʼat­ten­zione cre­scente alla fase di “ascolto” dei pro­pri let­tori, allʼa­na­lisi pro­fes­sio­nale dei loro dati di par­te­ci­pa­zione e alla loro resti­tu­zione in rete.
7. Offrire al pub­blico la par­te­ci­pa­zione allʼa­genda edi­to­riale, con­si­de­rando i com­por­ta­menti dei let­tori più par­te­ci­pa­tivi.
8. Offrire con­te­nuti ico­no­gra­fici, video e foto, con cre­scenti oppor­tu­nità di dia­logo e con­di­vi­sione in rete con la reda­zione e con gli altri let­tori.
9. Accre­scere il valore aggiunto dei pro­pri con­tatti, oltre il sem­plice “mi piace”, con lʼof­ferta di rela­zioni per­so­na­liz­zate di lungo periodo basate su inte­ressi pro­fondi.
10. Inte­grare le pro­prie stra­te­gie edi­to­riali su più canali aperti: carta, online, app, blog, face­book, twit­ter, you tube, …
11. Svi­lup­pare lʼof­ferta di con­te­nuti in aree tema­ti­che [quali salute, sport, finanza, etc.] pro­po­ste con stra­te­gie auto­nome di rela­zione su spe­ci­fici tar­get di clien­tela.
12. Valo­riz­zare pub­bli­ca­mente le rela­zioni svi­lup­pate con i pro­pri let­tori [come ad esem­pio pre­mia­zioni e clas­si­fi­che dei let­tori a più alto tasso di partecipazione].

Sulla base di que­sti para­me­tri e stata sti­lata una clas­si­fica glo­bale ed una per cia­scuna nazione con un rating in stile finan­zia­rio che parte dal mas­simo [tri­pla A], otte­nuto solo da due gior­nali sta­tu­ni­tensi, al minimo [C]. Clas­si­fica che vede al fondo, in 59esima e 60esima posi­zione, pro­prio due gior­nali del nostro Paese: «Il Resto del Car­lino» ed  «Il Messaggero»

Secondo i risul­tati, libe­ra­mente sca­ri­ca­bili,  i tre gior­nali che adot­tano la miglior stra­te­gia di rela­zione sono «The Washing­ton Post», «The New York Times» e «Bild». Nes­sun quo­ti­diano ita­liano figura nella top ten della classifica.

Secondo quanto dichia­rato dai redat­tori della ricerca, il primo pre­miato per le nume­rose pos­si­bi­lità di inte­ra­zione, l’offerta di rela­zione dedi­cata ai gior­na­li­sti e ai repor­ter com­po­nenti lo Staff del gior­nale, la ric­chezza di richie­ste di opi­nioni, con­si­gli e la pro­po­si­zione di tema­ti­che incen­ti­vanti la par­te­ci­pa­zione costrut­tiva del let­tore. Di par­ti­co­lare rilievo l’App ‘Washing­ton Post Social Rea­der’. Nel 2012 i likers di Washing­ton Post sal­gono a quasi 400 mila, 172 mila nel 2011.

Al secondo posto, sem­pre con rating AAA, il NY Times. Il quo­ti­diano che vanta il mag­gior numero di likers [2,2 milioni, erano 1,2 milioni nel 2011] è stato tra i primi ad uti­liz­zare la nuova time­line in ver­sione dia­rio per rac­con­tare la sua sto­ria [nel 1959 la foto di un’inedita Mari­lyn Mon­roe tra i rita­gli negli archivi del gior­nale]. Molto ele­vato il coin­vol­gi­mento dei suoi gior­na­li­sti nei dibat­titi e nelle nume­rose tema­ti­che di discussione.

Al terzo posto, con rating AA, il quo­ti­diano tede­sco Bild: ele­vata inte­rat­ti­vità, qua­lità este­tica e dei con­te­nuti carat­te­riz­zano la nuova veste della pagina social di Bild, che nel 2012 regi­stra oltre 776 mila likers, erano 132 mila nel 2011.

Ai quo­ti­diani ita­liani va il pri­mato di cre­scita di “likers” e diventa la prima, allo stato attuale l’ unica, fra le sei nazioni prese in con­si­de­ra­zione a pre­sen­tare un numero di likers supe­riore alle copie dif­fuse, con «Il Fatto Quo­ti­diano», primo tra i gior­nali del nostro Paese, che pre­senta un mol­ti­pli­ca­tore ecce­zio­nale rispetto alle copie dif­fuse, pari a ben 10 likers per copia.

Insomma agli ita­liani i quo­ti­diani piac­ciono, anche se non sono il media con il mag­gior numero di fans su Face­book, e sono 4 le testate che ottengo una A [#], ma, para­fra­sando una cele­bre cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria di una com­pa­gnia tele­fo­nica che osses­sio­nava con il ritor­nello: “mi ami, ma quanto mi ami?”, i respon­sa­bili dei gior­nali ita­liani dovreb­bero chie­dersi: mi piaci, ma quanto mi piaci? La rispo­sta pare essere: non abba­stanza da com­prare il gior­nale. Vale la pena di riflet­terci, ovviamente.

[#] Social Rating A: Un brand con social rating A svi­luppa su Face­book supe­riori capa­cità rela­zio­nali. Le sue stra­te­gie e le sue pra­ti­che di rela­zione sono valu­ta­bili come supe­riori alla media dei com­pe­ti­tori del suo settore.

Pubblicato il 19 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Social Trends dei Quotidiani Italiani

Social­Trends è un pro­getto del gruppo Web Appli­ca­tion for Future Inter­net dell’Istituto di Infor­ma­tica e Tele­ma­tica del CNR, ha come obiet­tivo il moni­to­rag­gio, l’analisi e lo stu­dio dei social media e della loro evo­lu­zione nel tempo. Il ser­vi­zio, dispo­ni­bile pub­bli­ca­mente dalla scorsa set­ti­mana, mostra clas­si­fi­che aggior­nate quo­ti­dia­na­mente sulla popo­la­rità, l’attività e l’influenza di per­so­naggi famosi, quo­ti­diani, par­titi poli­tici, gior­na­li­sti e molto altro ancora.

Il pro­getto prende in con­si­de­ra­zione Face­book, Twit­ter e You­Tube per 10 cate­go­rie distinte in 5 nazioni diverse, Ita­lia inclusa.

Per quanto riguarda i quo­ti­diani ita­liani si evi­den­zia chia­ra­mente come non vi sia cor­re­la­zione diretta tra livello di atti­vità, tra numero di post su Face­book, i tweet ed il numero di video cari­cati su You­Tube, e popo­la­rità. Un feno­meno che spicca ancora con mag­gior chia­rezza ana­liz­zando l’influenza, il numero di con­di­vi­sioni di “likes” e di com­menti su Face­book e il numero di video visti.

Pur non essendo ancora dispo­ni­bile l’influenza per quanto riguarda Twit­ter, “new­swire” per eccel­lenza sem­pre più anche nel nostro Paese, emerge distin­ta­mente come non sia la quan­tità ma la qua­lità, il modo di por­gere e di rela­zio­narsi sui diversi social media ad influen­zare la rea­zione posi­tiva degli utenti.

Aspetto che deve ulte­rior­mente far riflet­tere sulla cura neces­sa­ria nella rela­zione con i let­tori, con le per­sone, da parte dei gior­nali in un momento in cui “la pub­bli­ca­zione è un bot­tone”, e la dif­fe­renza, il valore aggiunto viene creato dai ser­vizi aggiun­tivi for­niti e dall’apertura, nei con­te­nuti e nella rela­zione, con il pub­blico di riferimento.

Da segna­lare, da un lato l’ottima per­for­mance gene­rale di «Il Mani­fe­sto» che in poco più di 5 mesi di lavoro, final­mente, ben svolto rac­co­glie frutti inte­res­santi che lasciano ben spe­rare per il quo­ti­diano al di là del noto dis­se­sto eco­no­mico attuale, e dall’altro lato, lo stra­po­tere del «Il Fatto Quo­ti­diano» che uti­lizza molto meglio di qua­lun­que altro gior­nale, sia in ter­mini di popo­la­rità che di atti­vità ed influenza, il canale video.

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Pubblicato il 6 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Terremoto delle Notizie

I due ter­re­moti, per par­lare delle scosse prin­ci­pali del 20 e 29 mag­gio, che hanno scosso l’Emilia e coin­volto emo­ti­va­mente l’Italia intera, hanno avuto una gran­dis­simi coper­tura media­tica sia dalle fonti tra­di­zio­nali, gior­nali e tele­vi­sioni, che in Rete con Twit­ter sem­pre più mezzo di dif­fu­sione di noti­zie anche nel nostro paese.

Su entrambi i fronti non sono man­cate le pole­mi­che e gli errori, con da un lato il richiamo dell’ordine dei Gior­na­li­sti ad evi­tare allar­mi­smo nella rin­corsa allo scoop ad ogni costo da parte dei pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione e la bufala della RAI, e dall’altro lato l’ingorgo di Twit­ter che ha creato la neces­sità di scri­vere un deca­logo sul suo uti­lizzo negli eventi di crisi anche a causa di spe­cu­la­zioni tanto dan­nose quanto inu­tili che sono state create da alcune imprese.

Sono aspetti dei quali ho avuto modo di par­lare più volte nel tempo, anche di recente. Se cer­ta­mente la tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità, pre­fe­ri­sco guar­dare al lato posi­tivo, alla soli­da­rietà, ai volon­tari digi­tali [e ovvia­mente a quelli sul campo] ed agli esempi vir­tuosi di col­la­bo­ra­zione che si sono sviluppati.

E’ indub­bio che vi siamo ancora degli anelli man­canti per sfrut­tare al meglio le poten­zia­lità infor­ma­tive e di col­la­bo­ra­zione, ma se  la “con­tent cura­tion” è la sfida da vin­cere sui social net­work, come giu­sta­mente scrive Serena Danna nel suo arti­colo sul tema, esi­stono gli stru­menti per farlo, forse il pro­blema è di cono­scerli e saperli utilizzare.

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Sarà inte­res­sante cono­scere, quando saranno dispo­ni­bili, i dati Audi­web con gli accessi durante il mese di mag­gio ai siti d’informazion e online e i dati ADS sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani in edi­cola, anche se da una mia inda­gine pare che per le ven­dite dei quo­ti­diani il ter­re­moto ha avuto un impatto scarso o nullo. Ele­mento che, se con­fer­mato, fa riflet­tere sul posi­zio­na­mento dei gior­nali gene­ra­li­sti nell’attuale eco­si­stema dell’informazione.

Come nel caso dell’attentato di Brin­disi, sono state  ana­liz­zate in det­ta­glio le con­di­vi­sioni delle 30 testate moni­to­rate da UAC Meter in rife­ri­mento al ter­re­moto [che non smette].

I risul­tati evi­den­ziano, come già emer­geva dal gra­fico sopra ripor­tato rela­tivo solo a Twit­ter,  che la seconda scossa del 29 mag­gio ha otte­nuto un numero di con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus, di gran lunga supe­riore a quella pre­ce­dente del 20.

Com­ples­si­va­mente, nel per­diodo com­preso tra il 20 mag­gio ed il 03 giu­gno, sono state circa 350mila [347,743] le con­di­vi­sioni di arti­coli sulla notizia.

Oltre ai tre “soliti noti”: «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» ed «Il Fatto Quo­ti­diano», emerge l’ «Ansa», fonte d’informazione che ottiene il mag­gior numero di arti­coli con­di­visi [183] con­fer­mando il valore attri­buito alla tem­pe­sti­vità dell’informazione in que­sti casi, anche se il pri­mato del totale con­di­vi­sioni resta a «La Repub­blica» con 64,872 men­tion totali.

Anche «TGcom24» ha ben 157 arti­coli con­di­visi con un arti­colo: “Sisma le ban­che fanno cassa sulle disgra­zie. Com­mis­sioni sui boni­fici di soli­da­rietà” che da solo ottiene oltre 7mila con­di­vi­sioni. Rispunta la voca­zione social [in par­ti­co­lare su Face­book — vd 12 & 3] di «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal di recente entrata nel gruppo Ban­zai, che ha 83 arti­coli con­di­visi per un totale di più di 15mila mention.

La quota delle prime sei testate sopra men­zio­nate arriva al 63%. I  tre “soliti noti”, così come li ho con­ven­zio­nal­mente defi­niti, pesano il 43,3%.

L’informazione in Rete con­ti­nua a mostrare una mag­gior con­cen­tra­zione rispetto a quella omo­loga su carta anche sui social media, è un aspetto non tra­scu­ra­bile sia in ter­mini di pro­spet­tive di busi­ness che a livello di moni­to­rag­gio della plu­ra­lità informativa.

Anche que­sta volta, clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

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