il corriere della sera

Corriere Mundial
Pubblicato il 22 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

[Ri]Lanci Sulla Carta

«Il Cor­riere della Sera» nella seconda metà di mag­gio, in coin­ci­denza con le ele­zioni, si appre­sta a lan­ciare un edi­zione spe­ciale del quo­ti­diano: “La Ripresa”, dedi­cato a coprire in det­ta­glio tutti gli aspetti eco­no­mici legati al recu­pero eco­no­mico del nostro Paese.

Secondo quanto riporta il «Finan­cial Times», lo spe­ciale avrà una tira­tura di 20 milioni di copie ed i costi saranno coperti da una doz­zina di grandi aziende spon­sor dell’iniziativa.

Da indi­scre­zioni rac­colte dal sot­to­scritto pare che sia in pro­gramma la mede­sima ope­ra­zione anche per «La Gaz­zetta dello Sport», molto pro­ba­bil­mente in con­co­mi­tanza con i mon­diali di calcio.

In entrambi i casi le copie ver­ranno reca­pi­tate a casa di altret­tante fami­glie ita­liane copren­done quasi la totalità.

A memo­ria, esclu­dendo la distri­bu­zione delle pagine gialle, credo che si tratti della più grande ope­ra­zione di sam­pling mai vista in ambito edi­to­riale in Italia.

Se nelle dichia­ra­zioni il futuro è nel digi­tale, il [ri]lancio avviene sulla carta…

Corriere Mundial

- Word Cloud Lionel Barber FT -
Pubblicato il 13 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Futuro dei Giornali nelle Nuvole

A fine set­tem­bre Fer­ruc­cio De Bor­toli ha scritto un memo interno per la reda­zione del gior­nale da lui diretto come anti­ci­pa­zione rispetto al piano edi­to­riale del quo­ti­diano di via Sol­fe­rino pre­sen­tato come una pro­po­sta aperta al con­tri­buto dei giornalisti.

Durante la set­ti­mana anche il diret­tore del «Finan­cial Times» ha scritto una nota per lo staff del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario, poi tra­dotta su «L’Huffington Post».

Ed ancora, sem­pre su «L’Huffington Post», Carlo De Bene­detti, edi­tore del gruppo l’Espresso-Repubblica fa il suo “esor­dio da blog­ger”, anche se in realtà si tratta della tra­scri­zione del suo inter­vento all’Internet Festi­val 2013,  per par­lare di carta e digitale.

Gli inter­venti, nel caso vi fos­sero sfug­giti, sono asso­lu­ta­mente da leg­gere con atten­zione visto che riguar­dano i due mag­giori quo­ti­diani nazio­nali e,  gra­zie a quello di Lio­nel Bar­ber, con­sen­tono anche di dare uno sguardo alle pro­spet­tive dell’evoluzione carta-digitale per una testata inter­na­zio­nale quale il «Finan­cial Times».

Ho rea­liz­zato la word cloud di tutti e tre i con­tri­buti, eli­mi­nando i ter­mini più comuni per ren­derla più facil­mente leg­gi­bile, per vedere a colpo d’occhio simi­li­tu­dini e dif­fe­renze. E’ inte­res­sante notare come, pur par­lando fon­da­men­tal­mente dello stesso tema, i ter­mini uti­liz­zati, e dun­que il senso del discorso nel suo com­plesso, pre­sen­tino note­voli differenze.

Per appro­fon­dire, vale asso­lu­ta­mente la let­tura il pezzo di Piero Vietti “Wee­kend di carta” di deco­di­fica del signi­fi­cato e delle pro­spet­tive offerte dai tre interventi.

Com­ment is free!

- Word Cloud Ferruccio De Bortoli -

- Word Cloud Fer­ruc­cio De Bortoli -

- Word Cloud Lionel Barber FT -

- Word Cloud Lio­nel Bar­ber FT -

- Word Cloud De Benedetti -

 

- Word Cloud De Benedetti -
Intervista D Gamification
Pubblicato il 5 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Gamification sulla Carta

«Il Cor­riere della Sera», nella sezione, nella pagina che durante il mese di ago­sto molti quo­ti­diani dedi­cano ai gio­chi, ha inse­rito, con cadenza gior­na­liera, un ana­gramma che si risolve se si sono letti con atten­zione gli arti­coli pub­bli­cati dal gior­nale di via Sol­fe­rino nei giorni pre­ce­denti. Ad onor del vero esi­ste anche una ver­sione in Rete, chia­mata “Fatti & Misfatti della set­ti­mana. News Quiz” dove però si tratta sem­pli­ce­mente di una bat­te­ria di domande, 12, a rispo­sta multipla.

Si tratta di for­mat estre­ma­mente basici, tutti da espan­dere in ter­mini di game design e dun­que di coin­vol­gi­mento del let­tore, che però ren­dono l’idea della pos­si­bi­lità di incen­ti­vare la pro­fon­dità di let­tura, e dun­que il tempo speso sul sito se pen­siamo alla ver­sione online, attra­verso la gami­fi­ca­tion dell’informazione.

Corsera Gamification

Sul tema della gami­fi­ca­tion, sabato scorso su D, l’inserto set­ti­ma­nale fem­mi­nile di «la Repub­blica», è stato pub­bli­cato un arti­colo “La vita è un grande gioco”. Nell’articolo, par­tendo da un’intervista effet­tuata al sot­to­scritto recen­te­mente da Eli­sa­betta Mur­riti, che firma il pezzo, si fa un excur­sus sull’argomento affron­tando, sep­pure ine­vi­ta­bil­mente in modo divul­ga­tivo, l’applicazione della gami­fi­ca­tion ed il suo impatto sul’informazione, sul mar­ke­ting ed anche sulla poli­tica e la gestione delle risorse umane. Se siete neo­fiti dell’argomento, e vi inte­ressa avere un primo pano­rama del tema, non posso che con­si­gliarne la lettura.

Intervista D Gamification

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Pubblicato il 4 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

La Mia PropostaSciocc per i Quotidiani Online Italiani

Il tanto atteso discorso di Ber­lu­sconi ha sor­tito il suo effetto e la bou­tade sul rim­borso dell’IMU ha tenuto banco per tutta la gior­nata di ieri ed è la noti­zia prin­ci­pale di aper­tura di tutti i quo­ti­diani oggi in edicola.

Discorso che è stato accolto pre­va­len­te­mente con ama­rezza ed iro­nia dalle per­sone su Twit­ter. Secondo Topsy, stru­mento tra i più affi­da­bili tra quelli dispo­ni­bili gra­tui­ta­mente, l’hashtag #pro­po­sta­shock e stato twit­tato 20.578 volte sino alla mez­za­notte di ieri con un picco di 3644 tweet alle 15:00 e la ver­sione pro­po­sta dal PD #pro­po­sta­sciocc ha avuto 3.622 men­tion con un picco di 583 tweet alle 14:00. Per entrambe le tag uno dei “top tweet” è rela­tivo ad un’immagine che mette assieme i titoli di diversi gior­nali sulle pre­ce­denti pro­messe, come noto non man­te­nute, di tagli fiscali da parte del Cava­liere, men­tre per il solo #pro­po­sta­shock è l’affermazione di Cetty D., spe­cia­liz­zata in satira, che ottiene 651 ret­weet e 169 favoriti.

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Nono­stante, come mostra l’immagine sopra ripor­tata, la tag più uti­liz­zata sia stata quella del solo nome di “Mr.B”, i prin­ci­pali gior­nali online hanno ripreso la que­stione, ad esclu­sione di quelli aper­ta­mente schie­rati a favore delle “Ber­lu­sto­ries”, neo­lo­gi­smo che credo valga la pena di coniare ispi­ran­dosi al più famoso advertorials.

Se for­tu­na­ta­mente in que­sto caso, ad ecce­zione del «Mes­sag­gero» che cita solo i tweet ma non l’autore, viene rispar­miato il tweet ano­nimo il trat­ta­mento delle due coraz­zate dell’informazione online ita­liana fa riflettere.

In entrambi i casi infatti sia «Il Cor­riere della Sera» che «la Repub­blica» pub­bli­cano una foto­gal­lery di alcuni tweet da loro sele­zio­nati. Una scelta che evi­den­te­mente non può essere giu­sti­fi­cata da dif­fi­coltà tec­ni­che nell’embeddare, nell’inserire il tweet ori­gi­nale [e rela­tivo link alla fonte] stante anche le recenti miglio­rie appor­tate da Twit­ter in tal senso create pro­prio allo scopo.

La foto­gal­lery genera pagine viste, è dun­que lam­pante l’obiettivo di entrambe le testate. Una scelta che non è rispet­tosa del let­tore, degli autori dei tweet e nep­pure, a mio modo di vedere, degli inserzionisti.

Che sia pos­si­bile farlo lo dimo­stra, se neces­sa­rio, «La Stampa» che invece, for­tu­na­ta­mente, sce­glie una strada diversa pub­bli­cando lo sto­rify dei prin­ci­pali tweet dando un senso edi­to­riale attra­verso una sele­zione ragionata.

La mia “pro­po­sta­sciocc” è quella di adot­tare, ad esem­pio, il for­mat rea­liz­zato recen­te­mente dal «The Washing­ton Post» in occa­sione del giu­ra­mento di Obama. Pro­po­sta di for­mat che ha come sot­to­pro­dotto non tra­scu­ra­bile il rico­no­sci­mento, final­mente, del giu­sto cre­dito alle per­sone  e che con­sente comun­que di mone­tiz­zare pre­sen­tando nume­rosi van­taggi rispetto alle foto­gal­lery. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qual­siasi rela­zione, e dun­que anche in quella tra gior­nali e let­tori, per­sone, dalla quale pare invece, ahimè, alcuni quo­ti­diani ita­liani abbiano ancora molto da imparare.

“Bonus track” le word cloud, e rela­tivo link al testo inte­grale, del discorso della discesa in campo e di quello di ieri. Altra infor­ma­zione che mi pare non venga ripor­tata inte­gral­mente dalle testate online. L’informazione credo sia sem­pre meglio for­nirla com­pleta altri­menti se non di parte resta cer­ta­mente parziale.

Il discorso del 3 Febbraio 2013 alla Fiera di Milano

Il discorso del 3 Feb­braio alla 2013 Fiera di Milano

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

Pubblicato il 15 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

L’[Un]Social Media Marketing dell’Informazione Italiana

Ter­mi­nata la pausa nata­li­zia ritorna la mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory. Si inau­gura il 2013 con un’analisi di un cam­pione di alcune testate nazio­nali, sia all digi­tal che non, cer­cando di veri­fi­care com­por­ta­menti, stra­te­gie messe in atto e livello di coin­vol­gi­mento delle per­sone su Face­book e Twitter.

L’infografica sot­to­stante sin­te­tizza i prin­ci­pali risul­tati men­tre i dati com­pleti ed il com­mento agli stessi sono dispo­ni­bili sul sito dell’Osservatorio Euro­peo di Giornalismo.

Infografica Engagement Informazione Italiana

Condivisioni per SN
Pubblicato il 28 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Le Notizie più Social del 2012 in Italia

Human High­way, , società di ricer­che di mer­cato che, tra l’altro,  ha rea­liz­zato UAC Meter, stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social net­work, ha reso dispo­ni­bili i dati rela­tivi alle con­di­vi­sioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel nostro Paese nel 2012.

Dall’ana­lisi dell’amplificazione sociale delle noti­zie emerge come ogni giorno in Ita­lia le diverse fonti d’informazione, dalle ver­sioni online dei quo­ti­diani ai blog pas­sando per le testate all digi­tal, ven­gano pub­bli­cati media­mente 2mila arti­coli al giorno che ven­gono con­di­visi da 250mila per­sone quotidianamente.

Evi­denza di come i social media siano, anche, mezzi di distri­bu­zione e dif­fu­sione dei mass media, come segna­lava Tom Forem­ski, auto­re­vole [ex] gior­na­li­sta del «Finan­cial Times», che ne ha  rias­sunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media]. Evi­denza inol­tre sia del pas­sag­gio dall’impression all’expression, dalla pura espo­si­zione ai con­te­nuti di un media a quello di let­tura, apprez­za­mento e con­di­vi­sione che del pas­sag­gio dallo user gene­ra­ted con­tent allo user ampli­fied content.

Il tasso di ampli­fi­ca­zione sociale delle noti­zie di una testata diventa così un indice che esprime ade­sione, con­senso o dis­senso, par­te­ci­pa­zione e coinvolgimento.

Per il 2012 sono state ana­liz­zate 40 testate che hanno pro­dotto 644mila arti­coli gene­rando 54 milioni di “like” su Face­book e 4 milioni di tweet.

Se si con­ferma, come era già emerso dalle pre­ce­denti ana­lisi,  che a pri­meg­giare sono «La Repub­blica» ed «Il Cor­riere della Sera», che da soli accor­pano il 66,1% del totale delle con­di­vi­sioni, la sor­presa viene da «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal che si col­loca al quarto posto, dopo «Il Fatto Quo­ti­diano», per numero di con­di­vi­sioni e che col­pi­sce l’immaginario col­let­tivo con un arti­colo su distra­zione e poten­zia­lità cere­brali dell’uomo che col­le­ziona 112.749 con­di­vi­sioni facen­done la noti­zia più con­di­visa in asso­luto nel 2012.

E’ inte­res­sante notare come la quarta noti­zia più con­di­visa [76.648 con­di­vi­sioni] sia rela­tiva ad una “bufala” pub­bli­cata da «Il Mat­tino» di Napoli e poi dallo stesso corretta.

Gra­zie alla col­la­bo­ra­zione di @nelsonmau, data jour­na­list e recente co-fondatore di Data­ni­nja, sito di recente crea­zione nato per rac­co­gliere una serie di espe­ri­menti di data-journalism, i dati pub­bli­cati da Human High­way sono stati ulte­rior­mente ela­bo­rati per appro­fon­dire il tema.

Emerge come il 72,2% delle con­di­vi­sioni sia atti­nente ad argo­menti rela­tivi alla cro­naca o alla poli­tica del nostro Paese men­tre lo sport rac­co­glie solo il 5,2%. O gli  spor­tivi dun­que pre­fe­ri­scono con­ti­nuare a discu­tere al bar oppure i quo­ti­diani spor­tivi non stanno facendo un buon lavoro sui social network.

Si evi­den­zia inol­tre la con­ferma dell’assoluto stra­po­tere di Face­book rispetto a Twit­ter e Goo­gle+. Pic­chi nel numero di con­di­vi­sioni si osser­vano il 23 feb­braio, l’11 marzo, il 9 mag­gio ed il 24 di giu­gno. Date che non cor­ri­spon­dono agli hash­tag più uti­liz­zati su Twit­ter, quali ter­re­moto o Brin­disi per citarne alcuni, e che evi­den­ziano le dif­fe­renze tra Face­book e Twitter.

Argomenti più condivisi 2012

Dif­fe­renza che emerge anche dalla spac­ca­tura di quali siano le testate mag­gior­mente con­di­vise su Face­book e quali invece su Twit­ter con il primo più tra­di­zio­na­li­sta ed il secondo che lascia mag­gior spa­zio a testate all digi­tal quali «Il Post» o «Linkiesta».

Come “sot­to­pro­dotto” infine, emerge, o meglio si con­ferma, la pro­fonda dif­fe­renza tra “like” e coin­vol­gi­mento, tra con­tare i “fol­lo­wers” e avere una con­ver­sa­zione con loro, come testi­mo­nia, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, «La Gaz­zetta dello Sport» che su Face­book ha 773.569 “mi piace” ma non com­pare tra i primi dieci, e che altret­tanto su Twit­ter conta 623.125 “fol­lo­wers” ma rac­co­glie un numero di con­di­vi­sioni infinitesimale.

Condivisioni per SNClic­cando sulle imma­gini avrete accesso ai gra­fici qui pub­bli­cati in forma inte­rat­tiva ed altre infoir­ma­zioni che con­sen­tono di appro­fon­dire ulteriormente.

Update: Poi­chè attra­verso com­menti sui social net­work si rileva che forse non era stato espresso ori­gi­na­ria­mente con suf­fi­ciente chia­rezza, si segnala che le ana­lisi che sono state fatte in col­la­bo­ra­zione con Data­ni­nja [con­fronti tra testate, clas­si­fi­ca­zione delle news, inci­denza dei tre SN] non pos­sono dirsi rap­pre­sen­ta­tive del totale dell’informazione — i 644mila arti­coli — poi­chè sono pro­dotte solo sui top arti­coli cen­siti, ana­liz­zati da HH, pari a meno dell’1 per mille degli arti­coli pub­bli­cati. La spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia; sorry.

2012 Ipsos Media Report
Pubblicato il 27 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Informazione e Reti Sociali

Il «Finan­cial Times» ha pub­bli­cato due info­gra­fi­che che sin­te­tiz­zano l’utilizzo delle reti sociali da parte del cele­bre quo­ti­diano economico-finanziario, risul­tato di un’indagine con­dotta tra giu­gno e luglio di quest’anno.

Emerge come il 20% del traf­fico all’edizione online del gior­nale, nono­stante il robu­sto pay­wall, pro­venga dai social net­work ed un 91% dei suoi let­tori uti­lizzi uno o più di questi.

Ben il 76% del pub­blico del FT segue le noti­zie pub­bli­cate dal gior­nale su una rete sociale; spe­ci­fi­ca­ta­mente è Twit­ter ad avere il mag­gior peso con il 39% del pub­blico [2,2 milioni di fol­lo­wers] che uti­lizza la piat­ta­forma di micro­blog­ging per avere le infor­ma­zioni dif­fuse, segue Face­book con il 35% e Lin­ke­din al 22%. A sor­presa, nono­stante sia per­lo­più rite­nuta una “ghost town”, una città [vir­tuale] fan­ta­sma, sono ben 1,3 milioni gli utenti che seguono il quo­ti­diano lon­di­nese su Goo­gle Plus.

Come per il resto della stampa, il traf­fico pro­ve­niente dalle reti sociali è in forte aumento e un 68% degli utenti legge il FT attra­verso la distri­bu­zione dei con­te­nuti fatta dai pro­pri con­tatti sui social net­work. Quasi la metà dell’audience [il 44%] con­di­vide i con­te­nuti nel pro­prio profilo.

I dati del «Finan­cial Times» con­fer­mano il potere del flusso sociale nella defi­ni­zione dell’agenda infor­ma­tiva del pub­blico ed anche come l’audience si vada sepa­rando nelle diverse reti sociali con Face­book che assume il ruolo di dif­fu­sione di massa e Twit­ter sem­pre più con­cen­trato sull’informazione.

Una realtà che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dall’indagine annuale di Ipsos Media: “2012 Ipsos Media Report”, che ana­lizza il con­sumo media­tico della busi­ness elite nel mondo, che evi­den­zia come sia Twit­ter ad essere con­sul­tato più fre­quen­te­mente dai top mana­ger rispetto a testate quali «The Eco­no­mist», il «The New York Times», il «The Wall Str­ret Jour­nal» e lo stesso FT, come rias­sume la tabella sottostante.

Ele­mento che, guar­dando l’analisi sul livello di inte­ra­zione su Twit­ter di «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» e «La Stampa» con­dotta da tweetpolitico.it, pare non essere ancora chiaro ai quo­ti­diani del nostro Paese che sono pres­so­ché com­ple­ta­mente assenti dall’ascolto e dalla con­ver­sa­zione con i pro­pri fol­lo­wers con­ti­nuando ad uti­liz­zare la piat­ta­forma di micro­blog­ging come main­stream media, come canale ad una via di comu­ni­ca­zione. Un’occasione, sin ora, sprecata.

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Pubblicato il 6 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Terremoto delle Notizie

I due ter­re­moti, per par­lare delle scosse prin­ci­pali del 20 e 29 mag­gio, che hanno scosso l’Emilia e coin­volto emo­ti­va­mente l’Italia intera, hanno avuto una gran­dis­simi coper­tura media­tica sia dalle fonti tra­di­zio­nali, gior­nali e tele­vi­sioni, che in Rete con Twit­ter sem­pre più mezzo di dif­fu­sione di noti­zie anche nel nostro paese.

Su entrambi i fronti non sono man­cate le pole­mi­che e gli errori, con da un lato il richiamo dell’ordine dei Gior­na­li­sti ad evi­tare allar­mi­smo nella rin­corsa allo scoop ad ogni costo da parte dei pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione e la bufala della RAI, e dall’altro lato l’ingorgo di Twit­ter che ha creato la neces­sità di scri­vere un deca­logo sul suo uti­lizzo negli eventi di crisi anche a causa di spe­cu­la­zioni tanto dan­nose quanto inu­tili che sono state create da alcune imprese.

Sono aspetti dei quali ho avuto modo di par­lare più volte nel tempo, anche di recente. Se cer­ta­mente la tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità, pre­fe­ri­sco guar­dare al lato posi­tivo, alla soli­da­rietà, ai volon­tari digi­tali [e ovvia­mente a quelli sul campo] ed agli esempi vir­tuosi di col­la­bo­ra­zione che si sono sviluppati.

E’ indub­bio che vi siamo ancora degli anelli man­canti per sfrut­tare al meglio le poten­zia­lità infor­ma­tive e di col­la­bo­ra­zione, ma se  la “con­tent cura­tion” è la sfida da vin­cere sui social net­work, come giu­sta­mente scrive Serena Danna nel suo arti­colo sul tema, esi­stono gli stru­menti per farlo, forse il pro­blema è di cono­scerli e saperli utilizzare.

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Sarà inte­res­sante cono­scere, quando saranno dispo­ni­bili, i dati Audi­web con gli accessi durante il mese di mag­gio ai siti d’informazion e online e i dati ADS sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani in edi­cola, anche se da una mia inda­gine pare che per le ven­dite dei quo­ti­diani il ter­re­moto ha avuto un impatto scarso o nullo. Ele­mento che, se con­fer­mato, fa riflet­tere sul posi­zio­na­mento dei gior­nali gene­ra­li­sti nell’attuale eco­si­stema dell’informazione.

Come nel caso dell’attentato di Brin­disi, sono state  ana­liz­zate in det­ta­glio le con­di­vi­sioni delle 30 testate moni­to­rate da UAC Meter in rife­ri­mento al ter­re­moto [che non smette].

I risul­tati evi­den­ziano, come già emer­geva dal gra­fico sopra ripor­tato rela­tivo solo a Twit­ter,  che la seconda scossa del 29 mag­gio ha otte­nuto un numero di con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus, di gran lunga supe­riore a quella pre­ce­dente del 20.

Com­ples­si­va­mente, nel per­diodo com­preso tra il 20 mag­gio ed il 03 giu­gno, sono state circa 350mila [347,743] le con­di­vi­sioni di arti­coli sulla notizia.

Oltre ai tre “soliti noti”: «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» ed «Il Fatto Quo­ti­diano», emerge l’ «Ansa», fonte d’informazione che ottiene il mag­gior numero di arti­coli con­di­visi [183] con­fer­mando il valore attri­buito alla tem­pe­sti­vità dell’informazione in que­sti casi, anche se il pri­mato del totale con­di­vi­sioni resta a «La Repub­blica» con 64,872 men­tion totali.

Anche «TGcom24» ha ben 157 arti­coli con­di­visi con un arti­colo: “Sisma le ban­che fanno cassa sulle disgra­zie. Com­mis­sioni sui boni­fici di soli­da­rietà” che da solo ottiene oltre 7mila con­di­vi­sioni. Rispunta la voca­zione social [in par­ti­co­lare su Face­book — vd 12 & 3] di «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal di recente entrata nel gruppo Ban­zai, che ha 83 arti­coli con­di­visi per un totale di più di 15mila mention.

La quota delle prime sei testate sopra men­zio­nate arriva al 63%. I  tre “soliti noti”, così come li ho con­ven­zio­nal­mente defi­niti, pesano il 43,3%.

L’informazione in Rete con­ti­nua a mostrare una mag­gior con­cen­tra­zione rispetto a quella omo­loga su carta anche sui social media, è un aspetto non tra­scu­ra­bile sia in ter­mini di pro­spet­tive di busi­ness che a livello di moni­to­rag­gio della plu­ra­lità informativa.

Anche que­sta volta, clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

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Pubblicato il 2 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Analisi della Diffusione Sociale sull’Attentato a Brindisi

Sono tra­scorse esat­ta­mente due set­ti­mane dal giorno dell’attentato a Brin­disi e, pur­troppo, nono­stante le riprese delle tele­ca­mere di sicu­rezza l’attentatore non è stato ancora con­se­gnato alla giustizia.

La noti­zia della bomba davanti alla scuola è stata una gior­nata buia dell’informazione ita­liana per il trat­ta­mento effet­tuato da quasi tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali come testi­mo­nia sia il richiamo del garante della pri­vacy che quello del Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti, che recen­te­mente ha avviato tre pro­ce­di­menti disci­pli­nari sulla questione.

Una que­stione non sol­tanto etica ma di respon­sa­bi­lità sociale frutto della ricerca dello scoop ad ogni costo che, ahimè, si sta ripe­tendo anche in occa­sione del ter­re­moto che ha col­pito l’Emilia e la pro­vin­cia in cui risiedo.

Con l’amico Gia­como Fusina, tito­lare di Human High­way, società di ricer­che che ha svi­lup­pato UAC Meter, stru­mento di moni­to­rag­gio della social popu­la­rity delle noti­zie  e delle fonti d’informazione, abbiamo deciso di con­cen­trare l’analisi sull’attentato del capo­luogo pugliese per veri­fi­care l’impatto del tra­gico fatto.

L’ela­bo­ra­zione, basata sui dati rac­colti da UAC meter dal 19 al 27 mag­gio, mostra lo svi­luppo tem­po­rale delle con­di­vi­sioni, la pro­gres­sione per giorno e ora del numero com­ples­sivo di con­di­vi­sioni degli arti­coli pro­dotti sul tema.

Com­ples­si­va­mente su Face­book, Twit­ter e [per quel che vale] Goo­gle Plus, vi sono state 200mila con­di­vi­sioni della noti­zia. Le tre fonti mag­gior­mente citate sono state, in ordine di numero di men­tion, «La Repub­blica» con 98 arti­coli citati, «Il Cor­riere della Sera» con 66 ed «Il Fatto Quo­ti­diano» con 49.

Le tre testate da sole pesano il 65% del totale delle con­di­vi­sioni di arti­coli sulla noti­zia. L’articolo che ha avuto la mag­gior par­te­ci­pa­zione sociale, di «La Repub­blica», ha otte­nuto 66.168 condivisioni.

Clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

Ben­ve­nuti nell’era della distri­bu­zione sociale dei mezzi di massa.

A mar­gine, sem­pre in tema di con­di­vi­sioni, si segnala quanto pub­bli­cato da Nie­man Lab rela­ti­va­mente al peso, al valore dei “bot­toni” di Twit­ter all’interno dei siti d’informazione.

Pubblicato il 16 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Un Giornale al Passo coi Tempi

Chri­stian Raimo, sul “Mani­fe­sto” esem­pli­fica con sapiente iro­nia le pos­si­bili derive degli eccessi del dibat­tito sul futuro del gior­na­li­smo e dei giornali.

Tra tutte le solu­zioni indi­cate riporto quella che pro­ba­bil­mente è la più azzeccata:

Un por­tale polie­drico pieno di fil­mati cult dalla rete con muc­che che fischiano, aggior­na­menti con­ti­nui sul mondo del body-painting, e una grande fine­stra aperta ai let­tori: attra­verso una tele­ca­mera fissa si segue 24 ore su 24 quello che accade den­tro la reda­zione. Nei momenti di scon­forto si può mil­lan­tare — per far salire i con­tatti — il primo sui­ci­dio di massa in diretta.

Gli fa da com­ple­mento dal “Cor­riere della Sera” il pezzo di Beppe Sever­gnini sulle derive del neogiornalismo.

L’abitudine alla con­trap­po­si­zione ha lasciato troppo poco spa­zio al dibat­tito su come rea­liz­zare la con­ver­genza tra infor­ma­zione digi­tale e tra­di­zio­nale. Il caso del Times con­ferma come in realtà sia que­sta attual­mente l’unica strada sen­sata per rea­liz­zare un gior­nale al passo coi tempi.