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Pubblicato il 6 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Gli [In]Successi dell’Huffington Post

Pare che anche le “mac­chine da guerra” tal­volta si incep­pino. E’ que­sto il caso dell’Huffington Post nell’ultimo mese che qual­cuno ha pron­ta­mente ribat­tez­zato iro­ni­ca­mente Huf­fing­ton Flop. Pro­ce­diamo con ordine.

Nella mia colonna set­ti­ma­nale per l’Osservatorio euro­peo di gior­na­li­smo, par­tendo da un’analisi [*] dell’amplificazione sociale pro­dotta dagli utenti, dalle per­sone, attra­verso i social net­work degli arti­coli pub­bli­cati tra il 25 set­tem­bre [giorno del lan­cio] ed il 25 otto­bre dal quo­ti­diano online diretto da Lucia Annun­ziata, incro­ciando altri dati, provo ad ana­liz­zare l’andamento di L’Huffington Post Ita­lia un mese dopo. Emerge, lo anti­cipo, uno sboom di enga­ge­ment e cir­cu­la­tion che, nono­stante un mese sia un periodo ridotto per valu­tare il suc­cesso, o meno, di un’iniziativa, cer­ta­mente non pare in linea con gli ambi­ziosi obiet­tivi dichia­rati al lancio.

Se per caso non siete tra coloro che hanno già letto ieri l’articolo [#] lo tro­vate QUI.

Sem­pre un mese fa Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato una piat­ta­forma di user gene­ra­ted repor­ting. Fir­sthand, que­sto il nome dato all’iniziativa di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, dovrebbe favo­rire l’engagement delle diverse comu­nità a livello locale con­sen­tendo loro di con­di­vi­dere idee ed imma­gini sulla prpria realtà.

Secondo quanto dichia­rato da Peter Good­man, busi­ness edi­tor dell’ Huf­fing­ton Post, Fir­sthand dovrebbe per­met­tere di cono­scere noti­zie, infor­ma­zioni sulle diverse realtà locali che altri­menti non emer­ge­reb­bero, uti­liz­zando le comu­nità per inte­grare il lavoro gior­na­li­stico della testata. Come nella “filo­so­fia” azien­dale, pur non trat­tan­dosi di opi­nioni ma di noti­zie, ugual­mente non è pre­vi­sta l’ipotesi di com­pen­sare, almeno in parte, il lavoro svolto con sistemi di reve­nue sharing.

L’abuso della parola com­mu­nity vor­rebbe alleg­ge­rire la subor­di­na­zione delle audience e la pri­ma­zia delle for­mule reda­zio­nali adot­tate, copia con­forme dei modelli gerar­chici delle aziende patro­ci­na­trici, un trucco troppo evi­dente per con­vin­cere sugli obiet­tivi dichia­rati, ed infatti ad oggi sono sola­mente 24 le sto­rie pub­bli­cate e il livello di par­te­ci­pa­zione, almeno vedendo la scar­sità di com­menti alle, poche, sto­rie cari­cate sulla piat­ta­forma, è dav­vero ai minimi livelli.

Infine, sem­pre Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana l’applicazione di Huf­f­Post Live, strea­ming video net­work attivo da ago­sto di quest’anno. Subito dopo due ex dell’Huffington Post, Ken Lerer and Eric Hip­peau, hanno lan­ciato Now­This News, appli­ca­zione con­cor­rente che però pare avere un numero di opzioni e carat­te­ri­sti­che deci­sa­mente più inte­res­santi che, a parità di con­di­zione, dovreb­bero con­sen­tire un mag­gior suc­cesso rispetto a quella rea­liz­zata dalla coraz­zata capi­ta­nata da Arianna Huffington.

Se, come recita il detto, non c’è il due senza il tre sarebbe dav­vero un periodo di insuc­cessi per la media com­pany staunitense.

[*] I dati ana­li­tici delle con­di­vi­sioni gior­na­liere di Huf­f­Post Ita­lia sono dispo­ni­bili su richiesta.

[#] L’articolo è stato “ripreso” da Affari Ita­liani — QUI — in maniera che mi pare poco cor­retta poichè:

a) Non è stata chie­sta auto­riz­za­zione nè al sot­to­scritto nè a EJO

b) Sono stati rimossi i link — che sono parte dell’articolo e ne danno senso

c) E’ stato cam­biato il titolo  [update: nel silen­zio è stato messo il titolo ori­gi­nale, ora]

d) Sono state rimosse le imma­gini — che, come al punto b, non sono deco­ra­tive ma aiu­tano il let­tore a comprendere

e) L’articolo è stato ripreso integralmente.

HuffPost ITA Reaction Bar
Pubblicato il 29 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Huffington Post: Gamification e Reaction Bar

Par­lando all’inizio di que­sto mese di cose che Buz­z­feed, aggre­ga­tore virale di noti­zie, può inse­gnare ai gior­nali, segna­lavo, tra l’altro, la “reac­tion bar”, una barra che per­mette al let­tore di espri­mere il pro­prio sen­ti­ment sia in posi­tivo che in nega­tivo, con­si­glian­done l’utilizzo, adat­tan­dola al diverso con­te­sto, per le altre testate, per gli altri gior­nali online.

«Huf­fing­ton Post» è il primo gior­nale online, per quanto a me noto, a seguire l’indicazione, il sug­ge­ri­mento, ed infatti da qual­che giorno ha intro­dotto per tutte le sue ver­sioni, inclusa la neo nata in ita­liano, appunto, la pre­ci­tata barra inse­ren­dola, esat­ta­mente come Buz­z­feed, al fondo di ogni arti­colo, oltre ai con­sueti bot­toni per la con­di­vi­sione dei con­te­nuti su prin­ci­pali social network.

Il tono è più serioso ma la sostanza non cam­bia, al let­tore per ogni arti­colo è pos­si­bile esprime un giu­di­zio sin­te­tico clic­cando su uno dei diversi bot­toni dispo­ni­bili ed eser­ci­tando opzioni che vanno da straor­di­na­rio a biz­zarro pas­sando per diver­tente o pre­oc­cu­pante. Come dicevo, que­sto con­sente, da un lato, alle per­sone di espri­mersi tanto sin­te­ti­ca­mente quanto libe­ra­mente su quello che hanno letto e, dall’altro lato, per­mette un’immediata sen­ti­ment ana­ly­sis della pro­pria pro­po­sta edi­to­riale. I van­taggi sono evidenti.

E’ sem­pre la testata diretta da Lucia Annun­ziata ad intro­durre prin­cipi di gami­fi­ca­tion appli­can­doli all’informazione. E’ di ieri pome­rig­gio infatti un arti­colo pub­bli­cato che invita il let­tore, le per­sone, a gio­care al quiz sui per­so­naggi che vogliono un Monti bis o meno. Sep­pur la rea­liz­za­zione sia in forma rozza, pri­mor­diale, è chiaro quali siano i prin­cipi ispi­ra­tori e quali i van­taggi in ter­mini sia di coin­vol­gi­mento che di per­ma­nenza sul sito.

Insomma due belle ope­ra­zioni di mar­ke­ting che non si può che elo­giare e dalle quali è oppor­tuno trarre inse­gna­mento. Ora non resta che met­tere a bud­get qual­che euro per la tra­du­zione delle FAQ sulla mode­ra­zione dei com­menti per arri­vare alla qua­dra­tura del cerchio.

Newspaper adv revenues print and online
Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

Pubblicato il 6 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Redditività Inapplicabile

Che le spe­ranze di otte­nere red­di­ti­vità ragio­ne­vole, o addi­rit­tura di repli­care il modello di busi­ness dei gior­nali tra­di­zio­nali gra­zie ad appli­ca­zioni dedi­cate per tablet, fos­sero mal ripo­ste è una tesi che il sot­to­scritto sostiene da tempo.

Alle voci di chiu­sura del «The Daily» di Rupert Mur­doch solo poche set­ti­mane fa, in attesa di una deci­sione finale sul destino del primo quo­ti­diano solo per tablet agli inizi di novem­bre, a fine luglio si è aggiunta la cer­tezza di una ridu­zione di un terzo delle per­sone che vi lavo­rano [50 su un totale di 170] e del taglio di alcune sezioni del quo­ti­diano digitale.

Adesso, dopo solo cin­que set­ti­mane dal lan­cio di «Huf­fing­ton», il maga­zine per iPad del «The Huf­fing­ton Post», pre­sen­tato non solo come rac­colta del meglio del quo­ti­diano all digi­tal inter­na­zio­nale ma come rivi­sta a sè stante con con­te­nuti esclu­sivi non dispo­ni­bili online e posto in ven­dita a 1,99 $ al mese e/o 19,99 $ all’anno, diventa gra­tuito basando le attese, le spe­ranze di red­di­vità solo sulla pubblicità.

[tweet https://twitter.com/Huffington/status/232099004488495104 align=‘center’ lang=‘it’]

Secondo quanto ripor­tato, sin ora, sono stati effet­tuati 115mila down­loads dell’applicazione, ma con­si­de­rando che il pac­chetto pre­ve­deva il primo mese gra­tuito non è chiaro quanti abbiano, fino alle deci­sione di ren­derlo gra­tis per­ma­nen­te­mente, effet­ti­va­mente pagato per la rivista.

Non pare essere sol­tanto un pro­blema di carat­te­ri­sti­che dei pro­dotti edi­to­riali sin qui lan­ciati, che se clas­si­fi­cati sulla base degli attri­buti del modello di Kano si posi­zio­ne­reb­bero sicu­ra­mente nel qua­drante basso, ma di bassa pro­pen­sione a pagare sia per minore inte­resse verso le noti­zie rispetto ad altre cate­go­rie da parte dei pos­ses­sori di tablet che, più in gene­rale, per con­te­nuti che sono vis­suti come repe­ri­bili altrove gratuitamente.

Aspetti che, come giu­sta­mente sostiene Mathew Ingram, sono da inqua­drare in un pano­rama più ampio in cui social media e aggre­ga­tori di prima e seconda gene­ra­zione non ren­dono inte­res­sante per le per­sone, ancor meno se a paga­mento, l’applicazione dedi­cata della sin­gola testata.

Le spe­ranze di recu­pero di ricavi attra­verso le app sono deci­sa­mente ridotte, o nulle, e per­sino al «Finan­cial Times», che recen­te­mente ha annun­ciato il sor­passo delle copie digi­tali rispetto alla carta,  il suc­cesso è dovuto essen­zial­mente a due fat­tori: forte spe­cia­liz­za­zione e valore dei con­te­nuti com­bi­nata con una gran­dis­sima atten­zione, in ter­mini di moni­to­rag­gio, delle infor­ma­zioni otte­nute gra­zie al trac­king dell’utenza online. Una ricetta di suc­cesso che non si basa esclu­si­va­mente sul digi­tale ma che come ricorda John Rid­ding, CEO del quo­ti­diano finanziario-economico, si fonda su un approc­cio di distri­bu­zione dei con­te­nuti mul­ti­piat­ta­forma carta inclusa.

La distri­bu­zione dif­fusa e la con­ver­genza, la capa­cità di dare signi­fi­cato ad ogni for­mat, ad ogni device, ancora una volta incluso il sup­porto car­ta­ceo, sono il bina­rio da seguire senza cul­larsi esclu­si­va­mente nella tabletmania.

Pubblicato il 31 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Alla Fame per la Fama

Come molti ricor­de­ranno, dopo la ces­sione dell’«Huffington Post» ad AOL per la straor­di­na­ria cifra di 315 milioni di dol­lari, una parte dei blog­ger che scri­ve­vano gra­tui­ta­mente per la testata all digi­tal più famosa al mondo inten­ta­rono una class action pre­ten­dendo una parte dei ricavi otte­nuti dalla ces­sione d’azienda soste­nendo che aveva rag­giunto quel valore, anche, gra­zie al loro lavoro mai pagato, e recla­man­done un terzo.

Il «The New York Times» all’epoca aveva pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fi­cava con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’«Huffington Post». Nell’arti­colo, pro­dotto allora, viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari. Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di blog­ger che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste. Un  rap­porto deci­sa­mente infe­riore alla quota di reve­nues pre­tesa dalla class action.

A meno di un anno di distanza è arri­vata ieri la sen­tenza, favo­re­vole ad AOL.

Nelle moti­va­zioni il giu­dice afferma che nulla è dovuto poi­chè non è mai stato sti­pu­lato un con­tratto one­roso tra «Huf­fing­ton Post» ed i blog­ger che sin dall’inizio sape­vano che il loro lavoro non sarebbe stato remu­ne­rato ed avendo accet­tato ugual­mente nulla è loro dovuto. Il caso è stato licen­ziato con “pre­ju­dice”, dun­que non potrà essere impu­gnata la sen­tenza o ripro­po­sta la causa in altra forma.

Ovvia­mente posi­tiva la rea­zione della testata sta­tu­ni­tense che esprime sod­di­sfa­zione per la sen­tenza e rin­no­vato impe­gno nella col­la­bo­ra­zione futura con tutti i blogger.

Con lo sbarco in Europa, appog­gian­dosi ai quo­ti­diani nazio­nali, dell’HuffPo, già attiva, con buoni risul­tati, per quanto riguarda la Fran­cia, e attesa immi­nente per le ver­sioni spa­gnole, ini­zial­mente pre­vi­sto a marzo e poi riviato a giu­gno, ed ita­liane, per le quali sono già stati scelti i diret­tori, sarà inte­res­sante veri­fi­care il peso di blog e blog­ger nell’impostazione edi­to­riale. Se infatti, a parità di man­te­ni­mento della mede­sima gab­bia gra­fica in entrambe le ver­sioni euro­pee, nell’edizione bri­tan­nica si nota un largo impiego di blog­ger, men­tre in quella fran­cese pare di gran lunga infe­riore. Una dif­fe­renza pro­ba­bil­mente dovuta sia alla cul­tura, alla men­ta­lità delle per­sone che alle dif­fe­renze nella legi­sla­zione nazionale.

Con la legge sull’equo com­penso per i gior­na­li­sti in dirit­tura d’arrivo nel nostro Paese, la defi­ni­zione di blog­ger, altra “parola sca­to­lone” senza signi­fi­cato che, come noto, non apprezzo a pre­scin­dere dal caso spe­ci­fico,  potrebbe dive­nire sino­nimo di pro­dut­tore di con­te­nuti non pagato. Un bel tema da affron­tare insieme al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.

Pubblicato il 20 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Buone Pratiche Quotidiane

«The Washing­ton Post», dopo aver  pub­bli­cato all’inizio di que­sto mese le linee guida di rife­ri­mento per la pub­bli­ca­zione di arti­coli ed infor­ma­zioni nell’edizione digi­tale del quo­ti­diano, com­pie ora un altro passo signi­fi­ca­tivo verso la con­ver­genza e la con­ver­sa­zione con i lettori.

Dal 16 di set­tem­bre è on line «Ask the Post», area spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla con­ver­sa­zione, al dia­logo con i pro­pri let­tori che potranno fare domande, cono­scere meglio il quo­ti­diano ed il suo staff, espri­mere la pro­pria opi­nione sulla prima pagina dell’edizione car­ta­cea e votare le domande per le quali sono più inte­res­sati ad otte­nere una risposta.

Oltre all’area spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata allo scopo all’interno del sito web del gior­nale sta­tu­ni­tense, è stata pre­vi­sta ed imple­men­tata la pos­si­bi­lità di uti­liz­zare Twit­ter quale canale spe­ci­fico per la for­mu­la­zione di domande e richie­ste di appro­fon­di­mento, uti­liz­zando l’hashtag #ask­the­post , che diviene, final­mente, così un canale di comu­ni­ca­zione effet­tivo ed effi­cace con le persone.

Oltre un decen­nio fa veniva pub­bli­cato il «Clue­train Mani­fe­sto» nel quale gli autori spie­ga­vano come fosse “Comin­ciata a livello mon­diale una con­ver­sa­zione vigo­rosa. Attra­verso Inter­net, le per­sone stanno sco­prendo e inven­tando nuovi modi di con­di­vi­dere le cono­scenze per­ti­nenti con incre­di­bile rapi­dità. Come diretta con­se­guenza, i mer­cati stanno diven­tando più intel­li­genti e più velo­ce­mente della mag­gior parte delle aziende”.

Dopo le pro­po­ste di «Eco­no­mist» ed «Huf­fing­ton Post» UK, l’iniziativa del «Washing­ton Post» rap­pre­senta final­mente la prima evi­denza di pro­getto arti­co­lato ed inte­grato in tal senso da parte di un gior­nale tra­di­zio­nale. Non si può che esserne lieti augu­ran­dosi che diven­tino buone pra­ti­che quo­ti­diane diffuse.

Pubblicato il 11 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

Botta & Risposta

Il “New York Times” e “The Huf­fing­ton Post”, pur avendo stili e moda­lità di trat­ta­mento dell’informazione molto diverse tra loro, sono in diretta con­cor­renza per quanto riguarda la con­qui­sta dell’audience online in cui sono entrambi del colossi, dei “pezzi da 90″.

Il “super­blog” sta­tu­ni­tense dopo l’acquisizione da parte di AOL è dive­nuto cer­ta­mente un con­cor­rente ancora più temi­bile per il NYT.

Dalle colonne del suo quo­ti­diano il Diret­tore , Bill Kel­ler, sferra un attacco senza mezzi ter­mini all’HuffPost accu­san­dolo sostan­zial­mente di aggre­gare si ma “fuffa”, con­te­nuti di bassa qua­lità sco­piaz­zati, e di dovere il suo suc­cesso [anche eco­no­mico] allo sfrut­ta­mento di per­so­nale non retri­buito. Imme­diata la replica di Arianna Huf­fing­ton che  non le manda a dire e ribatte rispe­dendo l’accusa al mittente.

Botta & Rispo­sta.

Pubblicato il 17 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Gerontocrazia & Democrazia

The Eco­no­mist pub­blica un gra­fico di sin­tesi rela­ti­va­mente al diva­rio dì età tra chi governa e l’età media della popo­la­zione in 16 nazioni del mondo Ita­lia compresa.

Uti­liz­zando que­sta varia­bile come ele­mento di ana­lisi emerge che un gap mag­giore è carat­te­ri­stica pre­va­lente dei paesi con regimi auto­ri­tari men­tre le demo­cra­zie sem­brano pre­fe­rire lea­der più giovani.

Ecce­zione alla regola gene­rale è rap­pre­sen­tata pro­prio dal nostro paese.

Cia­scuno tragga la pro­pria conclusione.

A mar­gine si segnala l’infografica inte­rat­tiva, sem­pre a cura del set­ti­ma­nale bri­tan­nico, sui cari­chi pen­denti per il nostro pre­mier e la time­line rea­liz­zata dall’Huff Post sullo stesso tema di fondo.

Pubblicato il 13 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Valore dei Blog dell’Huffington Post

La ces­sione dell’Huffington Post  ad Aol ed il valore della tran­sa­zione, hanno sca­te­nato il risen­ti­mento e la pro­te­sta da parte dei blog­ger che con­tri­bui­vano gra­tui­ta­mente al “super­blog” statunitense.

Vista l’enorme somma rica­vata dalla ven­dita, Arianna Huf­fing­ton è stata richia­mata ad osse­quiare i pro­pri prin­cipi e le dichia­ra­zioni effet­tuate nel tempo chie­dendo a gran voce una com­pen­sa­zione per il lavoro svolto, come segna­lato anche dal quo­ti­diano torinese.

Visto l’eco della noti­zia e l’interesse al tema gene­rale, che si lega com­ples­si­va­mente al filone del cro­wd­sour­cing, il NYT ieri ha pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fica con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’Huffington Post.

Nell’arti­colo viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pubblicitari.

Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di “blog­ger” che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste.

Se, da un lato, per­mane la dif­fi­coltà di quan­ti­fi­care il valore delle pro­fes­sioni intel­let­tuali, dall’altro pare con­fer­marsi allo stato attuale la neces­sità di una massa cri­tica di utenti  per otte­nere una soste­ni­bi­lità eco­no­mica all’informazione online nelle sue diverse forme.

Sino a quando non saranno rivi­sti e rie­la­bo­rati in maniera con­di­visa i cri­teri di remu­ne­ra­zione, attual­mente basati solo su para­me­tri quan­ti­ta­tivi,  la qua­lità con­ti­nuerà ad essere opi­na­bile acces­so­rio all’interesse pre­va­lente per le masse.

Pubblicato il 8 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Valore dell’Utenza

L’acquisizione da parte di AOL dell’Huffinghton Post è stata sicu­ra­mente la noti­zia del giorno per rile­vanza ed impatto nello sce­na­rio editoriale.

Il “super­blog” sta­tu­ni­tense occupa la terza posi­zione nel ran­king mon­diale dei quo­ti­diani on line per numeri di utenti men­sili ed il secondo per traf­fico come illu­stra la tavola di sin­tesi sotto riportata.

Fonte: Com­Score Dicem­bre 2010

Con oltre 30 milioni di utenti men­sili nel mese di dicem­bre il valore dell’acquisizione, i 315 milioni di dol­lari inve­stiti da AOL, cor­ri­spon­dono a 10,1 US $ per utente unico. Para­men­tro che potrebbe rap­pre­sen­tare un cri­te­rio inte­res­sante nella dif­fi­cile attri­bu­zione di quale sia il giu­sto prezzo per le “imprese puntocom”.

L’attenzione, l’enfasi che AOL pone sul traf­fico è sicu­ra­mente il cri­te­rio guida delle prin­ci­pali acqui­si­zioni rea­liz­zate e potrebbe rap­pre­sen­tare lo sco­glio più duro da supe­rare nel man­te­ni­mento di con­te­nuti di qua­lità per l’Huff Post.

Inte­res­san­tis­sima case history, ancora in corso, sui modelli di busi­ness dell’editoria digi­tale, la cui morale allo stato attuale potrebbe essere sin­te­tiz­zata in una bat­tuta con una sen­tenza dis­sa­cra­to­ria: crea una start up e ven­dila ad un colosso o ad un fondo d’investimento se vuoi otte­nere dei ricavi.

To be continued!

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