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Pubblicato il 18 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Print Rules

Le reve­nues pub­bli­ci­ta­rie per l’on line con­ti­nuano ad essere asso­lu­ta­mente mar­gi­nali sia rispetto alle attese che complessivamente.

L’idea di far pagare i con­te­nuti on line non ha ancora tro­vato un modello con­vin­cente.

Alcuni edi­tori sta­tu­ni­tensi, preso atto della situa­zione, inve­stono in comu­ni­ca­zione per valo­riz­zare la let­tura “tra­di­zio­nale” delle ver­sioni car­ta­cee delle loro pubblicazioni.

Secondo quanto ripor­tato dal WSJ, dall’ ini­zio di mag­gio vedrà la luce una cam­pa­gna, pia­ni­fi­cata sui mag­giori mezzi di comu­ni­ca­zione del paese, il cui mes­sag­gio mira a far riva­lu­tare al let­tore il pia­cere della let­tura su sup­porto cartaceo.

Cin­que tra i big players del mer­cato edi­to­riale sta­tu­ni­tense, tra i quali Time War­ner, Advance Publi­ca­tion [Conde Nast] e Hearst, hanno scelto come testi­mo­nial il cam­pione di nuoto Michael Phelps per soste­nere che la let­tura sul web è una let­tura distratta, non appro­fon­dita, rispetto a quella su carta.

“We surf the inter­net, we swim in maga­zi­nes” recita l’headline dell’annuncio per il quale sono pre­vi­ste com­ples­si­va­mente 1400 uscite su testate quali Peo­ple e Vogue, con un inve­sti­mento sti­mato intorno ai 90 milioni di dol­lari, che nella body copy pro­se­gue, offrendo diverse argo­men­ta­zioni a sup­porto della stampa a comin­ciare dai tassi di incre­mento della rea­der­ship segnalati.

L’annuncio, sep­pur pia­ni­fi­cato su rivi­ste con­su­mer sem­bra più orien­tato agli addetti ai lavori ed, ovvia­mente, in par­ti­co­lare agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari.

L’ ini­zia­tiva, a distanza di pochi mesi da quella effet­tuata in Gran Bre­ta­gna, sem­bre­rebbe con­fer­mare una rin­no­vata fidu­cia nella stampa da parte degli editori.

Pubblicato il 26 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

iTunes model per gli editori

Gli edi­tori sta­tu­ni­tensi Time inc, Conde Nast e Hearst, secondo le indi­scre­zioni rac­colte dal New York Times, si sareb­bero con­sor­ziati, for­mando una società ad hoc con quote pari­ta­rie, per lan­ciare una edi­cola virtuale.

Il quo­ti­diano d’oltreoceano, citando fonti “bene infor­mate sui fatti”, riporta che il con­sor­zio di edi­tori dovrebbe rea­liz­zare un sistema, un soft­ware, per la visione degli arti­coli delle rivi­ste sui diversi sup­porti digi­tali quali smart­pho­nes ed e– reader.

L’edicola vir­tuale è stata ribat­tez­zata l’iTunes dell’informazione, si trat­te­rebbe di un mar­ket­place per i sin­goli con­te­nuti sul quale gli edi­tori dovreb­bero avere piena gestione e con­trollo dei con­te­nuti come il ser­vi­zio per sca­ri­care le can­zoni. L’Observer riporta che con que­sto sistema sarebbe pos­si­bile acqui­stare anche le edi­zioni cartacee.

Che la mobi­lità possa essere il vei­colo per riu­scire ad otte­nere il paga­mento delle noti­zie digi­tali è l’ ipo­tesi che attual­mente par­rebbe più plau­si­bile. Un primo ten­ta­tivo è stato effet­tuato all’inizio di que­sto mese pro­prio da una delle case edi­trici che par­te­ci­pe­rebbe alla joint ven­ture che ha reso dispo­ni­bile per iPhone l’edizione inte­grale di GQ a 2,99 dol­lari. E’ evi­dente come il con­sor­zio nascente rap­pre­senti, sotto que­sto pro­filo, l’evidenza del timore degli edi­tori di un per­corso indi­vi­duale a rischio di fallimento.

Credo che que­sto, come altri, siano ten­ta­tivi, espe­ri­menti, dove­rosi che con­sen­ti­ranno di com­pren­dere meglio le effet­tive dispo­ni­bi­lità e rea­zioni dei let­tori, ma non penso che siano ini­zia­tive di svi­luppo e riqua­li­fi­ca­zione effettiva.

Sono molto scet­tico sulle effet­tive pos­si­bi­lità di suc­cesso di que­sta ini­zia­tiva essendo asso­lu­ta­mente con­corde con quanto afferma l’ottimo Marco Bardazzi.