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Reddito Procapite e Indice Impatto Economico del Web
Pubblicato il 10 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Presente e Futuro Digitale dell’Italia

Di ritorno dall’Internet Festi­val della scorsa set­ti­mana, nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parla di pre­sente e futuro digi­tale del nostro Paese.

Un excur­sus sulla 4 giorni pisana dedi­cata alla Rete, il punto della situa­zione attuale, sin­te­tiz­zato dalle parole del Pre­si­dente di Goo­gle per l’area See­mea [Europa Sud e Est, Medio Oriente e Africa] al festi­val e i dati pub­bli­cati da «La Voce» sem­pre in que­sti giorni che trac­ciano per l’ennesima volta l’arretratezza ita­liana, ultima della fila in Europa, anche, su que­sto fronte.

Arre­tra­tezza che dovrebbe ini­ziare un per­corso di recu­pero gra­zie alle misure con­te­nute nel decreto svi­luppo varato la scorsa set­ti­mana che ha pre­vi­sto, tra le altre, misure per incen­ti­vare la costi­tu­zione e lo svi­luppo di nuove imprese inno­va­tive, la rea­liz­za­zione di infra­strut­ture, la ridu­zione del digi­tal divide, spe­rando che l’agenda digi­tale non resti nelle buone inten­zioni, come spesso avviene, dive­nendo un taccuino.

Buona let­tura.

Top 5 Imprese per Raccolta Pubblicitaria Online
Pubblicato il 20 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Global Digital Media Trendbook 2012

World New­sme­dia Research Group, asso­cia­zione mon­diale no pro­fit di ricerca stra­te­gica sui media, con il sup­porto dell’ Euro­pean Publi­shers Coun­cil, della FIPP e di Vislink,  ha rila­sciato pochi giorni fa “The Glo­bal Digi­tal Media Trend­book 2012″, ricerca giunta alla set­tima edi­zione sulle ten­denze, le evo­lu­zioni dei digi­tal media a livello globale.

Il rap­porto con­clu­sivo può essere acqui­stato a 300 € men­tre la sin­tesi dei risul­tati prin­ci­pali è dispo­ni­bile gra­tui­ta­mente facen­done richie­sta per mail.

Al di là di ten­denze già note, a comin­ciare dal calo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su quo­ti­diani e perio­dici e della forte cre­scita dell’advertising online, della quale però l’industria dell’informazione bene­fi­cia solo in minima parte, si evi­den­zia una for­tis­sima con­cen­tra­zione, ancora una volta, del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio con 10 nazioni, tra le quali sep­pur all’ultimo posto figura anche l’Italia, che rap­pre­sen­tano il 72,7% di tutti gli inve­sti­menti in adver­ti­sing ed il resto del mondo a solo il 27,3%.

Altret­tanta con­cen­tra­zione per l’advertising online [search inclusa], come già emer­geva dal rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism: “State of the News Media 2012″, con le prime 5 aziende che rac­col­gono ben il 67,7% del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online tra le quali Goo­gle pesa da solo ben il 40,6%. Valori in gioco che spie­gano sia la guerra degli edi­tori con­tro l’azienda di Moun­tain View che una parte delle dif­fi­coltà a otte­nere ricavi signi­fi­ca­tivi dal Web per l’industria dell’informazione.

Minore la con­cen­tra­zione nella sola cate­go­ria display dove i primi 5 pesano il 47,4% del totale con Face­book e Goo­gle che deten­gono rispet­ti­va­mente il 14% ed il 13,8%.

In Europa nel 2011 i video pesa­vano il 44% del totale della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online, i social net­work il 37% e il mobile il 18%. Secondo quanto pub­bli­cato nel rap­porto gli inve­sti­menti sul mobile dovrebbe cre­scere in maniera espo­nen­ziale rag­giun­gendo nel 2015 una quota del 29%, cre­scita quasi tutta a sca­pito dei social net­work. Non a caso Face­book ha comin­ciato a risa­lire in borsa dopo aver annun­ciato di aver ini­ziato a testare una sua piat­ta­forma per la pub­bli­cità su mobile.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente l’Italia il valore dei ser­vizi acqui­stati da mobile dovrebbe cre­scere dai 160 milioni di dol­lari del 2011 ai 681 del 2015; una pre­vi­sione forse ecces­si­va­mente otti­mi­stica visto che, come evi­den­zia il rap­porto stesso, siamo il Paese che, dopo la Spa­gna, ha il minor livello di down­loads delle app per tablet e smart­pho­nes sia a paga­mento che gra­tuite. Ipo­tesi che par­rebbe con­fer­mata anche dall’incidenza di solo il 34% dei pos­ses­sori di smart­pho­nes che in Ita­lia acce­dono ad Inter­net quo­ti­dia­na­mente da que­sto mezzo, da que­sto device.

Infine, nelle 25 nazioni prese in esame dalla ricerca le atti­vità più comu­ne­mente svolte online sem­brano essere la visione di video, l’utilizzo di posta elet­tro­nica e l’acquisto di pro­dotti, un’attività quest’ultima che, sep­pure in forte svi­luppo, non riguarda certo l’Italia. Gli aggre­ga­tori, anche se il dato non è recen­tis­simo, sono ancora appan­nag­gio di una ristretta fascia di utenti.

Daily Media Interactions
Pubblicato il 30 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

A Tutto Schermo

Goo­gle ha pub­bli­cato ieri i risul­tati di un’indagine sul mondo multischermo.

La ricerca: “The New Multi-screen World: Under­stan­ding Cross-Platform Con­su­mer Beha­vior”, con­dotta nel secondo tri­me­stre di quest’anno in col­la­bo­ra­zione con Ipsos ed un’azienda spon­sor, ha inve­sti­gato come i diversi media sono uti­liz­zati nel corso della gior­nata, come i diversi schermi [PC, smart­phone, tablet e TV] impat­tano l’uno sull’altro, le moti­va­zioni di uti­lizzo di un mezzo rispetto all’altro, come tablets e smart­pho­nes sono uti­liz­zati insieme a PC e TV, come le per­sone fac­ciano un uti­lizzo mul­ti­schermo per rea­liz­zare ciò che gli inte­ressa e, ine­vi­ta­bil­mente trat­tan­dosi di Goo­gle, il ruolo della search, della ricerca sui motori in quest’ambito.

I risul­tati dicono molto sul futuro dei media e sulle stra­te­gie di comu­ni­ca­zione da adottare.

Il primo ele­mento che emerge è che il 90% delle inte­ra­zioni, del tempo di con­sumo dei media passa ora per uno schermo men­tre a radio, rivi­ste e gior­nali va il restante 10%. Aspetto che, per quanto riguarda la stampa, raf­forza la mia con­vin­zione sulla neces­sità di accel­le­rare spe­ri­men­ta­zioni sull’impiego di solu­zioni di realtà aumentata.

Si evi­den­zia come ad ogni device, ad ogni schermo sia asso­ciato un ruolo con il PC vis­suto come ele­mento pro­dut­tivo, di lavoro, gli smart­pho­nes come ele­mento di comu­ni­ca­zione “always on”, ed i tablets come ele­mento asso­ciato pre­va­len­te­mente al diver­ti­mento, allo svago. Ruoli che è neces­sa­rio tenere in con­si­de­ra­zione nel momento di creare con­te­nuti infor­ma­tivi e/o di pro­get­tare azioni di comunicazione.

Vi sono fon­da­men­tal­mente due moda­lità di uti­lizzo dei diversi mezzi. Uno è sequen­ziale, ovvero si ini­zia uti­liz­zando uno stru­mento per poi com­ple­tare su di un altro, men­tre l’altro è con­tem­po­ra­neo, in mul­ti­ta­sking, siano atti­vità rela­zio­nate tra loro [come ad esem­pio com­men­tare sui social net­work quel che si vede in TV] o meno. Si tratta di com­por­ta­menti messi in atto dal 98% delle per­sone intervistate.

Gli smar­pho­nes sono il mezzo più comu­ne­mente utliz­zato per ini­ziare un’attività che viene poi com­ple­tata con un altro tipo di mezzo, il PC è invece il punto di par­tenza per atti­vità di mag­gior com­ples­sità, sia lavo­ra­tive che non, e i tablets con­fer­mano l’associazione con il lei­sure essendo spesso uti­liz­zati in prima bat­tuta per aqui­sti online e pia­ni­fi­ca­zione di vacanze [e-tourism].

L’utilizzo mul­ti­schermo avviene con tre com­bi­na­zioni nell’arco della gior­nata, il caso più fre­quente è nell’abbinamento tra smart­pho­nes e TV. Resta l’e-mail l’attività più comune durante il mul­ti­ta­sking, seguita dalla navi­ga­zione su Inter­net e la par­te­ci­pa­zione nei social net­work. Nel 22% dei casi le atti­vità di mul­ti­ta­sking sono com­ple­men­tari tra loro e, di riflesso, non lo sono nel 78% dei casi.

La ricerca non chia­ri­sce quanto que­sto sia ele­mento di distra­zione, di caduta di atten­zione, ma con una per­cen­tuale così ele­vata di atti­vità non rela­zio­nate tra loro non è dif­fi­cile imma­gi­nare che lo sia. Si tratta sia di un’opportunità, se si pensa alla pos­si­bi­lità di visi­tare il sito web di un’azienda/brand visti in tele­vi­sione, ma anche di una minac­cia al valore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in TV.

Come con­clu­dono, giu­sta­mente, gli esten­sori della ricerca, l’approccio, il ten­ta­tivo di coin­vol­gere le per­sone, non deve più essere tra digi­tale e tra­di­zio­nale ma spe­ci­fi­ca­ta­mente mirato a cia­scun sup­porto, per­so­na­liz­zan­dolo per cia­scun device, per cia­scun media.

Ben­ve­nuti nel nuovo mondo multischermo.

A mar­gine, sul tema, si con­si­glia la con­sul­ta­zione di que­sta pre­sen­ta­zione: “Pat­terns for Mul­ti­screen Stra­te­gies” e la let­tura dell’articolo di cor­redo alla stessa.

Pubblicato il 1 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, ogni anno effet­tua una pre­sen­ta­zione che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale. Al suo interno vi è sem­pre un gra­fico di sin­tesi rela­tivo al tempo di uti­lizzo dei diversi media ad al livello di inve­sti­menti in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che evi­den­zia lo stato dell’essere attuale.

Quello di quest’anno mostra come, negli Stati Uniti, il forte sbi­lan­cia­mento a cui era in pas­sato sog­getto Inter­net, con un rap­porto tra tempo speso dall’utenza e bud­get pub­bli­ci­tari sfa­vo­re­vole, si sia pra­ti­ca­mente annul­lato, men­tre per­mane un forte gap sia per quanto riguarda i quo­ti­diani che per il Web in mobilità.

Ho già avuto modo di sot­to­li­neare come que­sti dati pos­sano dar luogo a teo­rie, per­lo­meno, ecces­si­va­mente mec­ca­ni­ci­sti­che, poi­chè al con­cetto di tempo speso vanno neces­sa­ria­mente abbi­nati due ele­menti: quelli di coin­vol­gi­mento e di attenzione.

Se da un lato è infatti neces­sa­rio con­ti­nuare  la ricerca di nuove, e più effi­caci, moda­lità di  comu­ni­ca­zione e rela­zione, dall’altro si impone una rifles­sione sull’efficacia della pub­bli­cità on line, sulla frui­zione e sui livelli di atten­zione che essa genera in ter­mini di per­ma­nenza e memo­ra­bi­lità del messaggio.

Aspetti che sono ulte­rior­mente influen­zati, allo stato attuale, da pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pre­va­len­te­mente inva­sive e ina­de­guate al mezzo, tra­spor­tate su Inter­net senza tenere conto delle dif­fe­renze rispetto agli altri media.  Il Web è un ambiente, un eco­si­stema sociale, e con­si­de­rarlo un media in ter­mini clas­sici è un errore. Il basso livello di effi­ca­cia della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria on line ne è la più vivida testimonianza.

Sem­pre all’interno della pre­ci­tata pre­sen­ta­zione, di grande inte­resse, a mio avviso, sono i dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente. Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, il gra­fico evi­den­zia l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, delle più grandi imprese in Rete.

Mutuando la cele­bre frase di Ogilvy, uno dei padri dell’advertising, che diceva: “il con­su­ma­tore non è uno sciocco, il con­su­ma­tore è tua moglie”, credo che nep­pure le imprese e gli impren­di­tori, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari siano degli sciocchi.

La tanto annun­ciata morte dei gior­nali è riman­data a data da desti­narsi, nel frat­tempo meglio fare qual­che rifles­sione, e lavo­rare, sul valore dell’advertising online non solo sotto il pro­filo quantitativo.

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Pubblicato il 30 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Le Tendenze della Pubblicità Online

Goo­gle detiene circa il 50% del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio online. Un domi­nio a cavallo tra abuso domi­nante ed eccel­lenza di mer­cato che con­ti­nua a creare pro­blemi all’azienda di Moun­tain View anche nel rap­porto con­flit­tuale con gli edi­tori. Rela­zione che Goo­gle cerca di miglio­rare con diverse ini­zia­tive a soste­gno, o almeno di sup­porto, del com­parto edi­to­riale, pro­vando a smen­tire la fama di vam­piro, di paras­sita dell’industria dell’informazione.

E’ in que­sta logica che deve essere con­si­de­rata la pub­bli­ca­zione di “Display Busi­ness Trends: Publi­sher Edi­tion”, rap­porto pub­bli­cato ieri che rende dispo­ni­bili, in forma aggre­gata, i dati rela­tivi a miliardi di impres­sion rac­colti da Goo­gle attra­verso Dou­ble­Click for publi­shers, Dou­ble­Click ad exchange e, ovvia­mente, Goo­gle AdSense net­work. I dati pub­bli­cati si rife­ri­scono al 2011.

Il rap­porto è di estremo inte­resse ed ana­lizza e clas­si­fica i con­te­nuti ver­ti­cali, per tipo­lo­gia di argo­mento, sulla base delle ad impres­sion e dei CPM. For­ni­sce un pano­rama dav­vero com­pleto delle ten­denze della pub­bli­cità online ana­liz­zando for­mati display, nazioni [Ita­lia inclusa], Web in mobi­lità e for­mati video.

I dati rela­tivi alle cate­go­rie evi­den­ziano una buona dina­mi­cità del com­parto delle noti­zie [+18% a livello mon­diale] anche se infe­riore ad altre tipo­lo­gie quali, uno per tutti, shop­ping. E’ il seg­mento della salute a spun­tare il CPM più ele­vato a circa la metà com­ples­si­va­mente quello delle news. Il calo delle comu­nità online, nella mia inter­pre­ta­zione, è dovuto allo stra­po­tere di Face­book ed alla rela­tiva rac­colta pub­bli­ci­ta­ria effet­tuata dallo stesso.

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Tra le nazioni sono gli Stati Uniti a gui­dare la clas­si­fica dei Paesi con il mag­gior numero di impres­sion seguiti dalla Cina. Non è un fat­tore escu­si­va­mente demo­gra­fico come dimo­stra la quota del 2,5% del totale dell’India.

In Europa la nazione con il mag­gior peso è la Ger­ma­nia con una quota del 4,9% del totale, seguono Fran­cia e Gran Bre­ta­gna  rispet­ti­va­mente con il 4,8% ed il 4,2%.

L’Italia mostra la sua debo­lezza anche in que­sto caso con solo il 2,1%, infe­riore a Spa­gna [3,1%], Polo­nia [2,5%], Olanda [2,4%] e per­fino della Tur­chia, nazioni che per demo­gra­fia o svi­luppo eco­no­mico dovreb­bero avere un peso infe­riore; la con­ferma di quanto debole sia ancora la Rete nel nostro Paese.

Ad abun­dan­tiam l’Italia è una delle nazioni con il CPM più basso ed una ten­denza nega­tiva del suo valore: — 8% rispetto all’anno pre­ce­dente. L’ennesima con­ferma che la pub­bli­cità non può bastare a tutto ciò che serve al gior­na­li­smo e che è neces­sa­rio andare oltre i CPM per quanto riguarda l’industria dell’informazione.

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In ter­mini di for­mati sono il maste­head, il display da 728 x 90 in testa alla pagina, e il medium rec­tan­gle, il ret­tan­golo da 300 x 250, a fare il 65% del mer­cato. In calo tutti i for­mati pic­coli, esplo­sione del mobile che però pesa solo l’1% del totale. Sem­pre in rife­ri­mento al Web in mobi­lità sono shop­ping e food & drinks, dun­que risto­ranti e bar, a regi­strare il mag­gior numero di impres­sion, molto mode­sto quello delle noti­zie; la con­ferma delle grandi poten­zia­lità per gli eser­cizi com­mer­ciali di que­sta tipo­lo­gia di pub­bli­cità e, altret­tanto, di quanto per l’industria dell’informazione la mobi­lità sia più una minac­cia che un’opportunità almeno dal lato della rac­colta pubblicitaria.

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Il rap­porto di Goo­gle costi­tui­sce una base pre­ziosa di infor­ma­zioni sul mondo della pub­bli­cità online, sup­porto impor­tante nella ricerca di un nuovo equi­li­brio per l’ecosistema infor­ma­tivo, che appare dav­vero dif­fi­cile per quanto riguarda l’Italia come dimo­strano anche le dif­fi­coltà delle start up all digi­tal nel nostro Paese. Con­ti­nue­remo a lavo­rarci sopra.

Social Media Potezialità ed Uso Effettivo bis
Pubblicato il 23 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Dicotomie in Salsa Social

Goo­gle ha com­mis­sio­nato a Mill­ward Brown una ricerca paneu­ro­pea sull’impiego nelle aziende di social media e, più in gene­rale, degli stru­menti social.

Lo stu­dio, effet­tuato nella prima metà di marzo di quest’anno, ha coin­volto un cam­pione di 2700 pro­fes­sio­nals dipen­denti in aziende, di 8 seg­menti di mer­cato diversi dai tra­sporti alle tele­co­mu­ni­ca­zioni pas­sando per beni di largo con­sumo e media/pubblicità, in Ita­lia, Gran Bre­ta­gna, Fran­cia, Ger­ma­nia, Olanda, Spa­gna e Sve­zia. Il peso di ogni nazione è stato attri­buito in base al PIL della stessa. I risul­tati sono stati pub­bli­cati il 15 mag­gio scorso.

L’indagine sfata il mito che i social media siano, nell’utilizzo da parte dei dipen­denti, ele­mento di distra­zione e di per­dita di tempo, come riten­gono molte imprese, che per­si­stono a bloc­carne inu­til­mente l’accesso che avviene ugual­mente attra­verso gli smart­pho­nes ormai dif­fu­sis­simi, iden­ti­fi­cando il poten­ziale di que­sti mezzi, di que­sti stru­menti di comu­ni­ca­zione sia interna che esterna per le imprese.

Ita­liani e spa­gnoli a pari merito gui­dano la clas­si­fica degli entu­sia­sti nell’utilizzo dei social media. Com­ples­si­va­mente sono i pro­fes­sio­nal di mag­gior senio­rity, di mag­gior anzia­nità a mostrare mag­gior inte­resse ad impie­gare que­sti mezzi, le aziende che hanno una por­tata inter­na­zio­nale e che appar­ten­gono alla distri­bu­zione [al com­mer­cio], al largo con­sumo ed a media/pubblicità.

Con accenti diversi si evi­den­zia una forte dico­to­mia tra le poten­zia­lità attri­buite e l’impiego che effet­ti­va­mente se ne fa all’interno delle imprese. Una con­trad­di­zione che, se da un lato lascia spe­rare ad un uti­lizzo mag­giore in futuro, dall’altro lato foto­grafa con pre­ci­sione la situa­zione attuale di ine­spe­rienza ed incer­tezza già testi­mo­niata dalla social media ina­bi­lity delle aziende del nostro Paese.

Un approc­cio poco strut­tu­rato alla mate­ria come evi­den­zia, anche, Michele Boroni che parla di con­ver­sa­zione inso­ste­ni­bile, citando i risul­tati di un altra ricerca in mate­ria, che si mani­fe­sta sia in chiave di comu­ni­ca­zione interna che per quanto riguarda l’utilizzo cor­po­rate dei social media come mezzo di comu­ni­ca­zione verso l’esterno dell’impresa.

Insomma, i social media sono apprez­zati ma sot­tou­ti­liz­zati. Dico­to­mie in salsa social che sta­bi­li­scono l’attuale distanza tra i com­pr­ta­menti delle per­sone e quelli di molte imprese.

Pubblicato il 25 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Nuove Metriche per la Pubblicità Online

Goo­gle ha pre­sen­tato la set­ti­mana scorsa due nuovi sistemi, due nuove metri­che per la misu­ra­zione della pub­bli­cità on line.

Brand Active, pro­getto che intro­duce due nuove moda­lità e metri­che per la valu­ta­zione dell’efficacia della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in Rete, si pro­pone di diven­tare un nuovo stan­dard di rife­ri­mento sop­pian­tando gli attuali stan­dard che adot­tano cri­teri  ecces­si­va­mente sem­pli­ci­stici e riduttivi.

Il primo sistema pro­po­sto da Goo­gle è stato deno­mi­nato Active View ed è il più inno­va­tivo. Si tratta fon­da­men­tal­mente di un sistema che per­mette di for­nire agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari dati basati sulla durata dell’annuncio e la visione effe­tiva dello stesso, ed il tempo di per­ma­nenza, di visione. I para­me­tri saranno inte­grati nelle pros­sime set­ti­mane all’interno di Goo­gle Display Net­work Reserve e farà si che le aziende che inve­stano in pub­bli­cità online paghino sola­mente per gli annunci effet­ti­va­mente visti.

Si tratta di una ras­si­cu­ra­zione fon­da­men­tale sia per quanto riguarda la quan­tità, che i cri­teri legati ai CPM non garan­ti­scono a causa, banal­mente, degli ad block inte­grati nei bro­w­ser [come, non ditemi che non lo sape­vate], che per quanto attiene alla qua­lità, alla pro­fi­la­zione accu­rata degli annunci in fun­zione delle carat­te­ri­sti­che e degli inte­resse effet­tivi delle persone.

Il secondo sistema: Active GRP, è un tool, uno stru­mento che con­sente in pro­spet­tiva di misu­rare l’impatto degli annunci pub­bli­ci­tari in fun­zione del loro rating, in fuzione del numero di per­sone che in quel momento stanno con­su­mando, fruendo di un deter­mi­nato media, di una certa pagina o spa­zio. For­mula simile a quella che viene uti­liz­zata attual­mente per sapere quali canali/programmi tele­vi­sivi hanno mag­gior successo.

Ed è pro­prio alla tele­vi­sione, alle aziende che vi inve­stono che mira Goo­gle con­sa­pe­vole che senza cri­teri di affi­da­bi­lità e tra­spa­renza non si rie­sca ad attrarre in maniera signi­fi­ca­tiva le tante imprese che allo­cano sul Web una quota ancora mar­gi­nale dei pro­pri investimenti.

Si tratta di sistemi di misu­ra­zione, di metri­che che vanno al di là della sem­plice ana­lisi dei click e ini­ziano a pren­dere, final­mente, in con­si­de­ra­zione il tempo di per­ma­nenza all’interno di una pagina Web.

Come è stato detto più volte all’interno di que­sti spazi, c’è vita per i quo­ti­diani online oltre i CPM, ini­ziate, ini­ziamo, a rifare i conti e, soprat­tutto, a ride­fi­nire le strategie.

Pubblicato il 9 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Google Currents

Dopo il recen­tis­simo aggior­na­mento di Fli­p­board, ora dispo­ni­bile anche per iPhone oltre che per iPad, Goo­gle ha lan­ciato ieri il pro­prio aggre­ga­tore sociale di noti­zie per tablets e smart­pho­nes sia per iOS, il sistema ope­ra­tivo di Apple, che per Android.

L’appli­ca­zione conta già con la part­ner­ship di 150 edi­tori per un totale di 180 fonti d’informazione quali CNET, All­ThingsD, For­bes, Saveur, PBS, Huf­fing­ton Post, Fast Com­pany e molti altri ancora. Attual­mente dispo­ni­bile solo per il mer­cato sta­tu­ni­tense, sicu­ra­mente non tar­derà molto ad esserlo anche nelle altre nazioni, Ita­lia compresa.

Con­tem­po­ra­nea­mente al lan­cio di Cur­rents, Goo­gle ha reso dispo­ni­bile una piat­ta­forma che con­sente agli edi­tori di rea­liz­zare e per­so­na­liz­zare i pro­pri con­te­nuti per­met­tendo anche a orga­niz­za­zioni locali o, comun­que, di dimen­sioni ridotte, quali, ad esem­pio, orga­niz­za­zioni no pro­fit, di avere i pro­pri con­te­nuti dispo­ni­bili per l’aggregatore sociale di Moun­tain View senza par­ti­co­lare sforzo nè com­pe­tenze tecniche.

Oltre ad un design molto pulito ed alla pos­si­bi­lità di con­di­vi­dere i con­te­nuti, le noti­zie, in maniera più arti­co­lata rispetto a Fli­p­board, potrebbe essere pro­prio que­sto l’asso nella manica che con­senta a Goo­gle Cur­rents di sba­ra­gliare la nume­rosa con­cor­renza che ormai esi­ste anche in que­sto seg­mento con Yahoo Live­stand, Edi­tions di AOL e Zite, recen­te­mente acqui­sito dalla CNN per circa 25 milioni di dol­lari, a testi­mo­nianza della rile­vanza che viene attri­buita a que­sta moda­lità di distri­bu­zione delle informazioni.

Atten­zione ed inte­resse ripo­sti che evi­den­te­mente si basano sull’ipotesi di pro­spet­tive future poi­chè allo stato attuale l’utilizzo dei tablet resta pre­va­len­te­mente in ambito “lei­sure”, di intrattenimento.

Pubblicato il 2 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Se Piace, Piacerà

A meno di una set­ti­mana dal lan­cio di “UAC Meter”, tool di misu­ra­zione della social popu­la­rity delle noti­zie nel nostro Paese, gli autori dello stru­mento con­ti­nuano ad inno­vare con una nuova proposta.

Youllike.it, se ti piace, pia­cerà, è un aggre­ga­tore di noti­zie che prende i dati di UAC Meter e li pre­senta con taglio edi­to­riale e non “di ricerca” come invece visua­liz­zati da UAC.

Le noti­zie più in evi­denza quando si apre il sito, o in alter­na­tiva clic­cando sull’icona rossa a forma di mondo, sono ordi­nate per cre­scita ora­ria di likes: più una noti­zia sta cre­scendo in ter­mini di popo­la­rità e più  occupa uno spa­zio grande, ha il titolo grande, e  si trova in alto, in mag­giore evi­denza, nella pagina.

Pre­mendo invece le icone dei tre social net­works le noti­zie si rior­di­nano con la stessa logica pre­ci­tata ma con­si­de­rando tutti i like acqui­siti e non il trend ora­rio dei like.

Per ogni arti­colo viene for­nito: titolo, por­zione di testo, imma­gine [se pre­sente], dati sui likes e icona che pre­senta la forma della cre­scita del numero dei like nelle ore pre­ce­denti. Esi­ste la ver­sione rela­tiva ai quo­ti­diani online, siti web che sono l’emanazione di testate tra­di­zio­nali, e fonti di infor­ma­zione “all digi­tal” quali ad esem­pio i così­detti super­blog ed altro.

 Youllike.it non è solo uno stru­mento inte­gra­tivo rispetto a quello pre­ce­dente ma è un vero e pro­prio pro­dotto edi­to­riale, un aggre­ga­tore di noti­zie basato sulle pre­fe­renze degli internauti.

La dimo­stra­zione di come si annulli sem­pre più la distanza tra imprese e orga­niz­za­zioni edi­to­riali, il cui ruolo diviene sem­pre più sovrap­po­ni­bile, e di quante pos­si­bi­lità ine­splo­rate esi­stano, volendo.

Pubblicato il 1 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mondo dei Social Media nel 2011

In meno di tre minuti una sin­tesi aggior­nata a fine novem­bre dei dati di mag­gior rile­vanza sul mondo dei social media.

Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che attual­mente ci sono più per­sone regi­strate a Face­book che pos­ses­sori di un auto­vei­colo o che ogni minuto ven­gono cari­cate 35 ore di video su YouTube.

Utile flash infor­ma­tivo sullo stato dell’arte di un mondo in rapi­dis­sima e costante evoluzione.

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