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future
Pubblicato il 24 aprile 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo


La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità tec­no­lo­gi­che nel mondo dell’informazione.

Face­book cam­bia l’algoritmo. Di nuovo. Que­sta volta i con­te­nuti degli amici con cui si inte­ra­gi­sce di più saranno pri­vi­le­giati rispetto a quelli delle pagine. Jay Rosen, pro­fes­sore della New York Uni­ver­sity e con­su­lente di First Look Media, si pone il pro­blema dell’ambiguità di Face­book nello spie­gare che il con­trollo del new­sfeed è in mano all’utente, men­tre il mec­ca­ni­smo che regola la visi­bi­lità dei post che appa­iono sulle nostre bache­che rimane oscuro. Soprat­tutto per il ruolo che il social net­work vuole comin­ciare a coprire come piat­ta­forma edi­to­riale.

I video ver­ti­cali sono sem­pre più dif­fi­cili da igno­rare. Non importa quanto le barre nere a fianco dell’immagine diano a fasti­dio a tutti gli amanti del land­scape, il for­mato ver­ti­cale — tra l’altro impo­sto da appli­ca­zioni come Peri­scope — sarà quello da pri­vi­le­giare se pen­siamo che negli Stati Uniti i let­tori dei gior­nali online via mobile-only, dal gen­naio 2014 al gen­naio 2015, sono aumen­tati del 73%.

Mobile is the new black. Come annun­ciato a feb­braio, dal 21 aprile il motore di ricerca di Goo­gle pri­vi­le­gia i siti inter­net otti­miz­zati per mobile a sca­pito di quelli che hanno solo la ver­sione desk­top. Paura, eh? Con il test di com­pa­ti­bi­lità puoi con­trol­lare se “piaci” a Goo­gle e se hai qual­che pos­si­bi­lità di salire nei risul­tati delle ricerche.

Dif­fe­ren­ziare gli account Twit­ter e le pagine Face­book dei pro­pri account, fun­ziona? A Peru­gia l’ho chie­sto al diret­tore dei social media per Bbc News, Chris Hamil­ton, e secondo lui è meglio con­cen­trare gli forzi sul pro­durre nuovi con­te­nuti piut­to­sto che creare nuovi account. Però la mol­ti­pli­ca­zione di pro­fili e pagine ha senso quando c’è una forte divi­sione tema­tica. Lo ha fatto il New York Times con la nuova pagina Face­book “Poli­tics and Washing­ton”.

L’homepage è il volto del brand (e della sua mis­sion). Lo scrive Joshua Ben­ton ana­liz­zando il nuovo design del sito di The Atlan­tic, che ha una home­page con rullo di noti­zie, grandi foto e grande personalità.

Va bene la tec­no­lo­gia, ma anche la sin­tassi non è da but­tare. Roy Peter Clark ha fatto un bel lavoro di ana­lisi delle prime righe dei repor­tage che hanno vinto il Puli­tzer, segna­lato su Twit­ter da Luisa Car­rada.

Photo cour­tesy: Ryan McGuire

Newspapers revenue2013
Pubblicato il 1 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Crisi dei Media Tradizionali in 6 Grafici

Fre­de­ric Fil­loux, dalle colonne dell’osservatorio set­ti­ma­nale sul mondo dei media: Mon­day Note, rac­co­glie in 6 gra­fici la crisi dei media tra­di­zio­nali negli ultimi 10 anni.

Il primo gra­fico mostra l’andamento del titolo di Goo­gle ver­sus quello di alcuni degli edi­tori tra­di­zio­nali, NYTi­mes compreso.

Newspapers stocks

Men­tre nel 2003 i ricavi di Goo­gle erano infi­ni­te­si­mali rispetto a quelli degli edi­tori tra­di­zio­nali e, all’epoca, anche i ricavi dal digi­tale erano para­go­na­bili, come noto la situa­zione si ribalta com­ple­ta­mente dieci anni dopo.

Newspapers revenue2003

Newspapers revenue2013

Tra il 2003 ed il 2013 i ricavi di Goo­gle sono cre­sciuti di 60 volte men­tre, secondo la NAA - New­spa­pers Asso­cia­tion of Ame­rica -, i ricavi dell’industria dell’informazione sta­tu­ni­tense si sono con­tratti del 34%. In que­sto decen­nio il rap­porto tra quanto gua­da­gnato dall’adv digi­tale è quanto perso da quello car­ta­ceo è di 1 a 12.

Que­sto, ine­vi­ta­bil­mente, si riflette sulla valu­ta­zione, e sugli inve­sti­menti, per le diverse testate.

Newspapers funding_valuation

Ciò nono­stante il valore di cia­scun sin­golo let­tore resta net­ta­mente favo­re­vole ai media tra­di­zio­nali, soprat­tutto a causa della dif­fe­renza di ARPU deri­vante dai ricavi pubblicitari.

Newspapers readrs_value

Newspapers print_adyld

Arpu
Pubblicato il 23 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Già nel 2012, all’interno della annuale pre­sen­ta­zione di Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale erano con­te­nuti dei dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente, che mostra­vano il for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dei quo­ti­diani online rispetto sia ai diversi social media e social net­work che, ancor più rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani tra­di­zio­nali cartacei.

Arpu 2012

Que­sta set­ti­mana Fré­dé­ric Fil­loux ha pub­bli­cato altri dati sulla que­stione che ancora una volta mostrano come i quo­ti­diani online abbiamo un gap estre­ma­mente con­si­stente nel valore per lettore.

Se, come si sot­to­li­nea nell’articolo, una parte del con­si­stente diva­rio è dovuta alla valu­ta­zione nega­tiva degli ana­li­sti finan­ziari rela­ti­va­mente alla len­tezza nella ristrut­tu­ra­zione e rior­ga­niz­za­zione delle imprese edi­to­riali, c’è a mio avviso un altro aspetto che non va tra­la­sciato: Il time spending.

Infatti, come noto, il tempo speso dalle per­sone nella frui­zione dei quo­ti­diani online è dram­ma­ti­ca­mente ridotto rispetto a quello inve­stito nei social net­work e social media. Un diva­rio abis­sale che è la misura dello scarso coin­vol­gi­mento che com­ples­si­va­mente i  gior­nali online hanno rispetto ai social e che, per quanto riguarda più diret­ta­mente l’Italia è aggra­vato da una frui­zione che avviene pre­va­len­te­mente da parte di quella fascia della popo­la­zione in età “tardo-matura”, sostan­zial­mente, in buona parte da coloro che leg­gono, o leg­ge­vano, la ver­sione cartacea.

Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze, poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, dei più grandi social in Rete, è la misura con­creta di come la per­ver­sione dei click, delle visite e delle pagine viste sia la deriva per le realtà editoriali.

Da sem­pre ai para­me­tri quan­ti­ta­tivi vanno affian­cati cri­teri qua­li­ta­tivi, tra­scu­rare que­sti ultimi non può che ulte­rior­mente affos­sare le pro­spet­tive del com­parto editoriale.

Arpu

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Pubblicato il 5 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Gli Imperi di Internet

Mark Gra­ham e Ste­fano De Sab­bata, basan­dosi su dati di Alexa al 12 ago­sto 2013, hanno map­pato per “Infor­ma­tion Geo­gra­phies” i siti più visi­tati al Mondo per cia­scuna nazione, dimen­sio­nando cia­scun Paese in base alla pene­tra­zione di Internet.

Com­ples­si­va­mente è Goo­gle ad avere il pre­do­mi­nio asso­luto in ter­mini di numero di nazioni in cui è il sito più visi­tato e pesa il 50% del totale della popo­la­zione mon­diale attiva su Internet.

Seguono, il motore di ricerca cinese Baidu, Yahoo in Giap­pone e Yan­dex, altro motore di ricerca, in Rus­sia. La ricerca di infor­ma­zioni è dun­que l’attività pre­va­lente, più effet­tuata in Rete pra­ti­ca­mente in tutto il pianeta.

Ai motori di ricerca si aggiunge Face­book che è il sito più visi­tato in 28 nazioni. E’ inte­res­sante notare come la pre­do­mi­nanza del social net­work più popo­loso al Mondo si con­cen­tri nelle nazioni di lin­gua castel­lana [lo spa­gnolo si parla anche nelle Filip­pine] e in buon parte dell’Africa con i Paesi della cosid­detta “pri­ma­vera araba” in prima fila.

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Pubblicato il 30 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Ricavi Immobili

L’utilizzo della Rete in mobi­lità è in for­tis­sima cre­scita in tutto il mondo gra­zie all’esplosione di smart­phone e tablet. Di pari passo la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che, sep­pure rap­pre­senti una parte ancora deci­sa­mente mode­sta del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web, pre­senta tassi di cre­scita molto importanti.

Se già il mer­cato degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online ha for­tis­simi tassi di con­cen­tra­zione con Goo­gle che da solo ne detiene oltre un terzo a livello mon­diale e Face­book con una quota supe­riore al 5%, per circa il 40% del totale nelle mani di due sog­getti, come mostra la tavola di sin­tesi pub­bli­cata da eMar­ke­ter a metà giu­gno di quest’anno, la situa­zione per il mobile adver­ti­sing pare ancora peggiore.

Infatti non solo il livello di con­cen­tra­zione delle risorse è ancora mag­giore, con ancora una volta Goo­gle e Face­book a domi­nare la scena con in que­sto caso ben il 60% del totale, ma la ten­denza pare essere quella di un incre­mento del pre­do­mi­nio di pochi soggetti.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria degli “altri” è in calo ver­ti­gi­noso. A vedere i trend in atto la cre­scita, anche della let­tura di noti­zie in mobi­lità, e dun­que degli accessi, non pare essere foriera di posi­ti­vità per gli editori.

Forse è giunto il momento di una miglior defi­ni­zione, di una ride­fi­ni­zione di cosa sia effet­ti­va­mente adver­ti­sing online e di quali siano le reali oppor­tu­nità per il com­parto edi­to­riale o forse di imma­gi­nare, e spe­ri­men­tare, come  gene­rare ricavi dall’informazione online a senza affi­darsi esclu­si­va­mente alla  pub­bli­cità. Pro­ba­bil­mente, direi, entrambe le cose.

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Bonus track: Sul tema dei ricavi per l’editoria, dei modelli di busi­ness, da leg­gere ” A Tale of Two Online Busi­ness Models”

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