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Newspapers revenue2013
Pubblicato il 1 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Crisi dei Media Tradizionali in 6 Grafici

Fre­de­ric Fil­loux, dalle colonne dell’osservatorio set­ti­ma­nale sul mondo dei media: Mon­day Note, rac­co­glie in 6 gra­fici la crisi dei media tra­di­zio­nali negli ultimi 10 anni.

Il primo gra­fico mostra l’andamento del titolo di Goo­gle ver­sus quello di alcuni degli edi­tori tra­di­zio­nali, NYTi­mes compreso.

Newspapers stocks

Men­tre nel 2003 i ricavi di Goo­gle erano infi­ni­te­si­mali rispetto a quelli degli edi­tori tra­di­zio­nali e, all’epoca, anche i ricavi dal digi­tale erano para­go­na­bili, come noto la situa­zione si ribalta com­ple­ta­mente dieci anni dopo.

Newspapers revenue2003

Newspapers revenue2013

Tra il 2003 ed il 2013 i ricavi di Goo­gle sono cre­sciuti di 60 volte men­tre, secondo la NAA - New­spa­pers Asso­cia­tion of Ame­rica -, i ricavi dell’industria dell’informazione sta­tu­ni­tense si sono con­tratti del 34%. In que­sto decen­nio il rap­porto tra quanto gua­da­gnato dall’adv digi­tale è quanto perso da quello car­ta­ceo è di 1 a 12.

Que­sto, ine­vi­ta­bil­mente, si riflette sulla valu­ta­zione, e sugli inve­sti­menti, per le diverse testate.

Newspapers funding_valuation

Ciò nono­stante il valore di cia­scun sin­golo let­tore resta net­ta­mente favo­re­vole ai media tra­di­zio­nali, soprat­tutto a causa della dif­fe­renza di ARPU deri­vante dai ricavi pubblicitari.

Newspapers readrs_value

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Arpu
Pubblicato il 23 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Già nel 2012, all’interno della annuale pre­sen­ta­zione di Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale erano con­te­nuti dei dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente, che mostra­vano il for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dei quo­ti­diani online rispetto sia ai diversi social media e social net­work che, ancor più rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani tra­di­zio­nali cartacei.

Arpu 2012

Que­sta set­ti­mana Fré­dé­ric Fil­loux ha pub­bli­cato altri dati sulla que­stione che ancora una volta mostrano come i quo­ti­diani online abbiamo un gap estre­ma­mente con­si­stente nel valore per lettore.

Se, come si sot­to­li­nea nell’articolo, una parte del con­si­stente diva­rio è dovuta alla valu­ta­zione nega­tiva degli ana­li­sti finan­ziari rela­ti­va­mente alla len­tezza nella ristrut­tu­ra­zione e rior­ga­niz­za­zione delle imprese edi­to­riali, c’è a mio avviso un altro aspetto che non va tra­la­sciato: Il time spending.

Infatti, come noto, il tempo speso dalle per­sone nella frui­zione dei quo­ti­diani online è dram­ma­ti­ca­mente ridotto rispetto a quello inve­stito nei social net­work e social media. Un diva­rio abis­sale che è la misura dello scarso coin­vol­gi­mento che com­ples­si­va­mente i  gior­nali online hanno rispetto ai social e che, per quanto riguarda più diret­ta­mente l’Italia è aggra­vato da una frui­zione che avviene pre­va­len­te­mente da parte di quella fascia della popo­la­zione in età “tardo-matura”, sostan­zial­mente, in buona parte da coloro che leg­gono, o leg­ge­vano, la ver­sione cartacea.

Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze, poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, dei più grandi social in Rete, è la misura con­creta di come la per­ver­sione dei click, delle visite e delle pagine viste sia la deriva per le realtà editoriali.

Da sem­pre ai para­me­tri quan­ti­ta­tivi vanno affian­cati cri­teri qua­li­ta­tivi, tra­scu­rare que­sti ultimi non può che ulte­rior­mente affos­sare le pro­spet­tive del com­parto editoriale.

Arpu

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Pubblicato il 5 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Gli Imperi di Internet

Mark Gra­ham e Ste­fano De Sab­bata, basan­dosi su dati di Alexa al 12 ago­sto 2013, hanno map­pato per “Infor­ma­tion Geo­gra­phies” i siti più visi­tati al Mondo per cia­scuna nazione, dimen­sio­nando cia­scun Paese in base alla pene­tra­zione di Internet.

Com­ples­si­va­mente è Goo­gle ad avere il pre­do­mi­nio asso­luto in ter­mini di numero di nazioni in cui è il sito più visi­tato e pesa il 50% del totale della popo­la­zione mon­diale attiva su Internet.

Seguono, il motore di ricerca cinese Baidu, Yahoo in Giap­pone e Yan­dex, altro motore di ricerca, in Rus­sia. La ricerca di infor­ma­zioni è dun­que l’attività pre­va­lente, più effet­tuata in Rete pra­ti­ca­mente in tutto il pianeta.

Ai motori di ricerca si aggiunge Face­book che è il sito più visi­tato in 28 nazioni. E’ inte­res­sante notare come la pre­do­mi­nanza del social net­work più popo­loso al Mondo si con­cen­tri nelle nazioni di lin­gua castel­lana [lo spa­gnolo si parla anche nelle Filip­pine] e in buon parte dell’Africa con i Paesi della cosid­detta “pri­ma­vera araba” in prima fila.

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mobile-revenue
Pubblicato il 30 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Ricavi Immobili

L’utilizzo della Rete in mobi­lità è in for­tis­sima cre­scita in tutto il mondo gra­zie all’esplosione di smart­phone e tablet. Di pari passo la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che, sep­pure rap­pre­senti una parte ancora deci­sa­mente mode­sta del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web, pre­senta tassi di cre­scita molto importanti.

Se già il mer­cato degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online ha for­tis­simi tassi di con­cen­tra­zione con Goo­gle che da solo ne detiene oltre un terzo a livello mon­diale e Face­book con una quota supe­riore al 5%, per circa il 40% del totale nelle mani di due sog­getti, come mostra la tavola di sin­tesi pub­bli­cata da eMar­ke­ter a metà giu­gno di quest’anno, la situa­zione per il mobile adver­ti­sing pare ancora peggiore.

Infatti non solo il livello di con­cen­tra­zione delle risorse è ancora mag­giore, con ancora una volta Goo­gle e Face­book a domi­nare la scena con in que­sto caso ben il 60% del totale, ma la ten­denza pare essere quella di un incre­mento del pre­do­mi­nio di pochi soggetti.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria degli “altri” è in calo ver­ti­gi­noso. A vedere i trend in atto la cre­scita, anche della let­tura di noti­zie in mobi­lità, e dun­que degli accessi, non pare essere foriera di posi­ti­vità per gli editori.

Forse è giunto il momento di una miglior defi­ni­zione, di una ride­fi­ni­zione di cosa sia effet­ti­va­mente adver­ti­sing online e di quali siano le reali oppor­tu­nità per il com­parto edi­to­riale o forse di imma­gi­nare, e spe­ri­men­tare, come  gene­rare ricavi dall’informazione online a senza affi­darsi esclu­si­va­mente alla  pub­bli­cità. Pro­ba­bil­mente, direi, entrambe le cose.

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Bonus track: Sul tema dei ricavi per l’editoria, dei modelli di busi­ness, da leg­gere ” A Tale of Two Online Busi­ness Models”

Fonti notizie USA UK Germania
Pubblicato il 2 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Tyrannosaurus Rex

Ieri, dopo tanta attesa, è stata appro­vata in Ger­ma­nia la legge sul copy­right sul Web  che in molti ave­vano ribat­tez­zato “legge anti-Google”.

Rispetto alle inten­zioni ini­ziali ed alle attese degli edi­tori tede­schi la legge è stata “annac­quata” e, come rife­ri­sce il «The Finan­cial Times», all’ultimo momento nella legge è stato inse­rito un para­grafo che con­sente ancora di pub­bli­care pic­coli por­zioni di testo, estratti, senza chie­dere per­messo e pagare una fee per farlo.

La defi­ni­zione di estratto e la sua quan­ti­fi­ca­zione in ter­mini di numero di parole darà pro­ba­bil­mente spa­zio ad una nego­zia­zione tra Goo­gle e gli edi­tori teu­to­nici per quanto riguarda Goo­gle News, così come già avve­nuto in Bel­gio ed in Fran­cia recen­te­mente, che non è dif­fi­cile pre­ve­dere si con­clu­derà con l’ennesima vit­to­ria di Pirro.

Fonti notizie USA UK Germania

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti anche in Ita­lia, con la FIEG schie­rata in prima fila nella “sacra bat­ta­glia”, e più in gene­rale nel resto d’ Europa.

Goo­gle News genera se miliardi di click verso i siti d’informazione ed i cri­teri dell’algoritmo ten­dono a favo­rire i media tra­di­zio­nali por­tando di fatto un van­tag­gio non indif­fe­rente agli stessi.

Clau­dio Giua, Diret­tore svi­luppo e inno­va­zione del Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, è inter­ve­nuto recen­te­mente sulla que­stione affer­mando che più che di Goo­gle News, che “non fa pub­bli­cità, quindi non sot­trae risorse agli edi­tori”, ma di Goo­gle in gene­rale e della sua straor­di­na­ria capa­cità di capa­cità di mone­tiz­za­zione di con­te­nuti altrui gra­zie alla “posi­zione di mono­po­li­sta della ricerca in rete e di semi-monopolista della pub­bli­cità sulla rete”.

Pec­cato che di fatto la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie sia scarso o nullo come ha ben spie­gato [qui tra­dotto in ita­liano] Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. 

La miglior sin­tesi su come affron­tare la que­stione è stata espressa da Louis Drey­fus, CEO di «Le Monde» dopo l’accordo rag­giunto in Fran­cia che spiega “…que­sto accordo non cam­bia il modello eco­no­mico della stampa e coloro che si basano sugli aiuti, siano essi il fondo di Goo­gle o i fondi sta­tali, per tirare avanti sba­gliano. I media pos­sono con­tare sola­mente su se stessi e sulla capa­cità di rin­no­vare la pro­pria offerta per uscire dalla crisi”.

Con­cetto che già nel 2007 Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams in “Wiki­no­mics” espri­me­vano ricor­dando un con­cetto, che volendo ben vedere dovrebbe essere basico, tra i fun­da­men­tals di qua­lun­que impresa, scri­vendo che è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal economy.

Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo pre­oc­cu­pante, indice di men­ta­lità da Tyran­no­sau­rus Rex che rischia di por­tarli all’estinzione come mostra il video sot­to­stante nella mera­vi­gliosa ani­ma­zione 3D.

Update: Il NYTi­mes spiega che la legge “anti Goo­gle” è pas­sata solo al Bun­de­stag, non al Bun­de­srat e quindi non è ancora rati­fi­cata. inol­tre al Bun­de­srat hanno la mag­gio­ranza i verdi ed i social­de­mo­cra­tici e quindi, per quanto “annac­quata”, non è detto che passi. Credo che, comun­que, il mio ragio­na­mento resti valido. Com­ment is free!

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