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Arpu
Pubblicato il 23 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Già nel 2012, all’interno della annuale pre­sen­ta­zione di Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale erano con­te­nuti dei dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente, che mostra­vano il for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dei quo­ti­diani online rispetto sia ai diversi social media e social net­work che, ancor più rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani tra­di­zio­nali cartacei.

Arpu 2012

Que­sta set­ti­mana Fré­dé­ric Fil­loux ha pub­bli­cato altri dati sulla que­stione che ancora una volta mostrano come i quo­ti­diani online abbiamo un gap estre­ma­mente con­si­stente nel valore per lettore.

Se, come si sot­to­li­nea nell’articolo, una parte del con­si­stente diva­rio è dovuta alla valu­ta­zione nega­tiva degli ana­li­sti finan­ziari rela­ti­va­mente alla len­tezza nella ristrut­tu­ra­zione e rior­ga­niz­za­zione delle imprese edi­to­riali, c’è a mio avviso un altro aspetto che non va tra­la­sciato: Il time spending.

Infatti, come noto, il tempo speso dalle per­sone nella frui­zione dei quo­ti­diani online è dram­ma­ti­ca­mente ridotto rispetto a quello inve­stito nei social net­work e social media. Un diva­rio abis­sale che è la misura dello scarso coin­vol­gi­mento che com­ples­si­va­mente i  gior­nali online hanno rispetto ai social e che, per quanto riguarda più diret­ta­mente l’Italia è aggra­vato da una frui­zione che avviene pre­va­len­te­mente da parte di quella fascia della popo­la­zione in età “tardo-matura”, sostan­zial­mente, in buona parte da coloro che leg­gono, o leg­ge­vano, la ver­sione cartacea.

Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze, poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, dei più grandi social in Rete, è la misura con­creta di come la per­ver­sione dei click, delle visite e delle pagine viste sia la deriva per le realtà editoriali.

Da sem­pre ai para­me­tri quan­ti­ta­tivi vanno affian­cati cri­teri qua­li­ta­tivi, tra­scu­rare que­sti ultimi non può che ulte­rior­mente affos­sare le pro­spet­tive del com­parto editoriale.

Arpu

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Pubblicato il 5 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Gli Imperi di Internet

Mark Gra­ham e Ste­fano De Sab­bata, basan­dosi su dati di Alexa al 12 ago­sto 2013, hanno map­pato per “Infor­ma­tion Geo­gra­phies” i siti più visi­tati al Mondo per cia­scuna nazione, dimen­sio­nando cia­scun Paese in base alla pene­tra­zione di Internet.

Com­ples­si­va­mente è Goo­gle ad avere il pre­do­mi­nio asso­luto in ter­mini di numero di nazioni in cui è il sito più visi­tato e pesa il 50% del totale della popo­la­zione mon­diale attiva su Internet.

Seguono, il motore di ricerca cinese Baidu, Yahoo in Giap­pone e Yan­dex, altro motore di ricerca, in Rus­sia. La ricerca di infor­ma­zioni è dun­que l’attività pre­va­lente, più effet­tuata in Rete pra­ti­ca­mente in tutto il pianeta.

Ai motori di ricerca si aggiunge Face­book che è il sito più visi­tato in 28 nazioni. E’ inte­res­sante notare come la pre­do­mi­nanza del social net­work più popo­loso al Mondo si con­cen­tri nelle nazioni di lin­gua castel­lana [lo spa­gnolo si parla anche nelle Filip­pine] e in buon parte dell’Africa con i Paesi della cosid­detta “pri­ma­vera araba” in prima fila.

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Pubblicato il 30 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Ricavi Immobili

L’utilizzo della Rete in mobi­lità è in for­tis­sima cre­scita in tutto il mondo gra­zie all’esplosione di smart­phone e tablet. Di pari passo la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che, sep­pure rap­pre­senti una parte ancora deci­sa­mente mode­sta del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web, pre­senta tassi di cre­scita molto importanti.

Se già il mer­cato degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online ha for­tis­simi tassi di con­cen­tra­zione con Goo­gle che da solo ne detiene oltre un terzo a livello mon­diale e Face­book con una quota supe­riore al 5%, per circa il 40% del totale nelle mani di due sog­getti, come mostra la tavola di sin­tesi pub­bli­cata da eMar­ke­ter a metà giu­gno di quest’anno, la situa­zione per il mobile adver­ti­sing pare ancora peggiore.

Infatti non solo il livello di con­cen­tra­zione delle risorse è ancora mag­giore, con ancora una volta Goo­gle e Face­book a domi­nare la scena con in que­sto caso ben il 60% del totale, ma la ten­denza pare essere quella di un incre­mento del pre­do­mi­nio di pochi soggetti.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria degli “altri” è in calo ver­ti­gi­noso. A vedere i trend in atto la cre­scita, anche della let­tura di noti­zie in mobi­lità, e dun­que degli accessi, non pare essere foriera di posi­ti­vità per gli editori.

Forse è giunto il momento di una miglior defi­ni­zione, di una ride­fi­ni­zione di cosa sia effet­ti­va­mente adver­ti­sing online e di quali siano le reali oppor­tu­nità per il com­parto edi­to­riale o forse di imma­gi­nare, e spe­ri­men­tare, come  gene­rare ricavi dall’informazione online a senza affi­darsi esclu­si­va­mente alla  pub­bli­cità. Pro­ba­bil­mente, direi, entrambe le cose.

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Bonus track: Sul tema dei ricavi per l’editoria, dei modelli di busi­ness, da leg­gere ” A Tale of Two Online Busi­ness Models”

Fonti notizie USA UK Germania
Pubblicato il 2 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Tyrannosaurus Rex

Ieri, dopo tanta attesa, è stata appro­vata in Ger­ma­nia la legge sul copy­right sul Web  che in molti ave­vano ribat­tez­zato “legge anti-Google”.

Rispetto alle inten­zioni ini­ziali ed alle attese degli edi­tori tede­schi la legge è stata “annac­quata” e, come rife­ri­sce il «The Finan­cial Times», all’ultimo momento nella legge è stato inse­rito un para­grafo che con­sente ancora di pub­bli­care pic­coli por­zioni di testo, estratti, senza chie­dere per­messo e pagare una fee per farlo.

La defi­ni­zione di estratto e la sua quan­ti­fi­ca­zione in ter­mini di numero di parole darà pro­ba­bil­mente spa­zio ad una nego­zia­zione tra Goo­gle e gli edi­tori teu­to­nici per quanto riguarda Goo­gle News, così come già avve­nuto in Bel­gio ed in Fran­cia recen­te­mente, che non è dif­fi­cile pre­ve­dere si con­clu­derà con l’ennesima vit­to­ria di Pirro.

Fonti notizie USA UK Germania

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti anche in Ita­lia, con la FIEG schie­rata in prima fila nella “sacra bat­ta­glia”, e più in gene­rale nel resto d’ Europa.

Goo­gle News genera se miliardi di click verso i siti d’informazione ed i cri­teri dell’algoritmo ten­dono a favo­rire i media tra­di­zio­nali por­tando di fatto un van­tag­gio non indif­fe­rente agli stessi.

Clau­dio Giua, Diret­tore svi­luppo e inno­va­zione del Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, è inter­ve­nuto recen­te­mente sulla que­stione affer­mando che più che di Goo­gle News, che “non fa pub­bli­cità, quindi non sot­trae risorse agli edi­tori”, ma di Goo­gle in gene­rale e della sua straor­di­na­ria capa­cità di capa­cità di mone­tiz­za­zione di con­te­nuti altrui gra­zie alla “posi­zione di mono­po­li­sta della ricerca in rete e di semi-monopolista della pub­bli­cità sulla rete”.

Pec­cato che di fatto la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie sia scarso o nullo come ha ben spie­gato [qui tra­dotto in ita­liano] Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. 

La miglior sin­tesi su come affron­tare la que­stione è stata espressa da Louis Drey­fus, CEO di «Le Monde» dopo l’accordo rag­giunto in Fran­cia che spiega “…que­sto accordo non cam­bia il modello eco­no­mico della stampa e coloro che si basano sugli aiuti, siano essi il fondo di Goo­gle o i fondi sta­tali, per tirare avanti sba­gliano. I media pos­sono con­tare sola­mente su se stessi e sulla capa­cità di rin­no­vare la pro­pria offerta per uscire dalla crisi”.

Con­cetto che già nel 2007 Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams in “Wiki­no­mics” espri­me­vano ricor­dando un con­cetto, che volendo ben vedere dovrebbe essere basico, tra i fun­da­men­tals di qua­lun­que impresa, scri­vendo che è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal economy.

Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo pre­oc­cu­pante, indice di men­ta­lità da Tyran­no­sau­rus Rex che rischia di por­tarli all’estinzione come mostra il video sot­to­stante nella mera­vi­gliosa ani­ma­zione 3D.

Update: Il NYTi­mes spiega che la legge “anti Goo­gle” è pas­sata solo al Bun­de­stag, non al Bun­de­srat e quindi non è ancora rati­fi­cata. inol­tre al Bun­de­srat hanno la mag­gio­ranza i verdi ed i social­de­mo­cra­tici e quindi, per quanto “annac­quata”, non è detto che passi. Credo che, comun­que, il mio ragio­na­mento resti valido. Com­ment is free!

Google Contributi Francesi
Pubblicato il 10 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Tanto Rumore per Nulla

Come cer­ta­mente molti ricor­dano la set­ti­mana scorsa è stato siglato l’accordo tra Goo­gle e l’Association de la presse d’information poli­ti­que et géné­rale, asso­cia­zione della stampa fran­cese nata nel mag­gio del 2012 pro­prio per rin­for­zare la capa­cità nego­ziale nei con­fronti del colosso di Moun­tain View.

L’accordo pre­vede la crea­zione di un fondo desti­nato a soste­nere lo svi­luppo dell’informazione online per un importo nei pros­simi 3–5 anni di 60 milioni di euro e segue quello rag­giunto a metà dicem­bre in Bel­gio del quale non sono però stati resi noti i ter­mini eco­no­mici riman­dando ad una gene­rica col­la­bo­ra­zione tra i gior­nali in lin­gua fran­cese e Google.

Ora Fran­ci­sco Pinto Bal­se­mao, Pre­si­dente dell’EPC [Euro­pean Publi­shers Coun­cil], secondo quanto ripor­tato da Reu­ters,  dice che l’offerta di Goo­gle deve essere estesa in tutta Europa. Neces­sità che tra gli altri anche il Pre­si­dente della FIEG, Giu­lio Anselmi, ha riba­dito recentemente.

The Media Brie­fing, in un arti­colo sulla que­stione, parla giu­sta­mente di vit­to­ria di Pirro mostrando quale sia l’incidenza dei 60 milioni di euro rispetto al fat­tu­rato del set­tore in Fran­cia ma anche solo rispetto a quello del Figaro Group.

Come spiega Louis Drey­fus, CEO di «Le Monde»: “…que­sto accordo non cam­bia il modello eco­no­mico della stampa e coloro che si basano sugli aiuti, siano essi il fondo di Goo­gle o i fondi sta­tali, per tirare avanti sba­gliano. I media pos­sono con­tare sola­mente su se stessi e sulla capa­cità di rin­no­vare la pro­pria offerta per uscire dalla crisi”.

Tanto rumore per nulla.

Google Contributi Francesi

Le voci della Politica
Pubblicato il 24 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Politica & Engagement dei Quotidiani Online

Il Giu­ra­mento di Obama per il secondo man­dato come Pre­si­dente degli Stati Uniti è stata occa­sione per molti quo­ti­diani online in lin­gua inglese di testare, di spe­ri­men­tare moda­lità e for­mat per coin­vol­gere il let­tore, le per­sone. Oltre al caso di “Live Grid” del «The Washing­ton Post» segna­lato pre­ce­den­te­mente, diverse sono state le proposte.

E’ il caso del «The Guar­dian» che nella sua ver­sione dedi­cata agli USA ha chie­sto ai pro­pri let­tori di espri­mere con­si­gli, richie­ste e cri­ti­che ad Obama rac­co­gliendo quanto pro­po­sto in un unico spa­zio inte­rat­tivo creato ad hoc NEL pro­prio sito web.

Message 4 Obama

Con­cet­tual­mente simile l’idea del «The New York Times» che, appunto ha chie­sto ai resi­denti nel District of Colum­bia, quello di Washing­ton dove risie­dono “i vicini di casa” di Obama, di espri­mere i loro pen­sieri rac­co­gliendo però in que­sto caso mes­saggi audio e video.

Più inte­res­sante “Build your own speech”, sem­pre del «The New York Times», che in una sorta di “gioco” per costruire il pro­prio discorso inau­gu­rale par­tendo da un que­stio­na­rio con 5 domande mul­ti­ple choice.

Discorso Inaugurale NYTimes Obama

In maniera simile al «The New York Times» anche il «The Boston Globe»  ha pro­dotto una pro­po­sta inte­rat­tiva che favo­ri­sce il coin­vol­gi­mento del let­tore ed il tempo di per­ma­nenza sul sito. La rea­liz­za­zione del quo­ti­diano di Boston si basa sulla ricerca di parole scelte dal let­tore che ven­gono visua­liz­zate con dei gra­fici inte­rat­tivi mostrando da quali Pre­si­denti degli Stati Uniti sono state pro­nun­ciate riper­cor­rendo i discorsi inau­gu­rali di ele­zione dal 1933 ad oggi, a quello di Obama.

Freedom Obama

Tutte ini­zia­tive che con sen­tono di coin­vol­gere il let­tore bene­fi­ciando dei volumi di traf­fico  e del tempo speso sul sito che que­sto può gene­rare. Ma invece i gior­nali ita­liani a meno di un mese dalle ele­zioni poli­ti­che 2013 che fann0?

L’iniziativa più inte­res­sante è quella del quo­ti­diano pie­mon­tese «La Stampa» che in col­la­bo­ra­zione con LA7 e Goo­gle ha creato su Goo­gle+ uno spa­zio dedi­cato alle ele­zioni. Se l’iniziativa sulla rete sociale di Goo­gle è tesa prin­ci­pal­mente a “creare brand” è lo spa­zio rea­liz­zato ad hoc per l’occasione sul sito che assolve ad altre fun­zioni di engagement .

In par­ti­co­lare sono inte­res­santi dal mio punto di vista “il gioco”, costi­tuito come nel caso del «The New York Times» da un que­stio­na­rio con 20 domande mul­ti­ple choice per sco­prire chi tra i lea­der poli­tici in corsa cor­ri­sponde di più alle pro­prie idee e prio­rità. Apprez­za­bile ini­zia­tiva che però avrebbe richie­sto di mag­gior tra­spa­renza sull’algoritmo uti­liz­zato per la rea­liz­za­zione onde evi­tare sospetti di mal­ce­lati intenti pro­mo­zio­nali a favore di que­sto o quel candidato [#].

Inte­res­sante altret­tanto la pos­si­bi­lità offerta al let­tore di creare un pro­prio mani­fe­sto poli­tico anche se al momento il riscon­tro non pare essere ele­vato con soli 48 utenti che hanno colto que­sta pos­si­bi­lità al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Ed ancora “La mac­china della verità” che veri­fica ogni giorno le affer­ma­zioni dei poli­tici con un auto­re­vole fact-checking, messo a punto dalla reda­zione del gior­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con i ricer­ca­tori della Fon­da­zione Hume diretta dal pro­fes­sor Luca Ricolfi e “Le voci della poli­tica” che per­mette di veri­fi­care le atti­vità dei par­titi e dei prin­ci­pali can­di­dati sui social net­work e osser­vare come Face­book e Twit­ter rea­gi­scono ai messaggi.

Ini­zia­tiva che resta pra­ti­ca­mente unica a soli 30 giorni dal voto con «La Repub­blica» che invece si dedica ad atti­vità off line ripro­po­nendo “La Repub­blica delle Idee” il 2 e 3 feb­braio a Torino e «Il Sole24Ore» che rea­lizza uno spa­zio ad hoc per le ele­zioni estre­ma­mente sta­tico, tra­di­zio­nale, eccez­zione fatta per l’analisi del mood su Twit­ter e “Live Twit­ter” che comun­que si limita a pro­porre i tweet dei can­di­dati senza inte­rat­ti­vità e coin­vol­gi­mento del let­tore che resta spet­ta­tore; un’occasione spre­cata a pochi giorni dal lan­cio del nuovo sito del quo­ti­diano di Confindustria.

Le voci della Politica

[#] Che sia chiaro che non sostengo che vi sia mani­po­la­zione, sostengo che bastava pen­sarci [è spesso “l’ultimo miglio” che fa la dif­fe­renza] e dichia­rare come è stato costruito.

Traffico % Facebook
Pubblicato il 7 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

I Dati di Traffico da Facebook ai Siti d’Informazione

Ben Elo­witz, co-fondatore e CEO di Wet­paint, sito di noti­zie di gos­sip che ha svi­lup­pato una piat­ta­forma tec­no­lo­gica for­te­mente incen­trata sull’attirare traf­fico dai social media ed in par­ti­co­lare da Face­book, che da qual­che mese è a dispo­si­zione degli altri edi­tori, ha pub­bli­cato in que­sti giorni i dati sulle testate più social, sui top 50 siti d’informazione in lin­gua inglese che hanno il mag­gior traf­fico da Facebook.

Dai dati pub­bli­cati, esclu­dendo Wet­paint, emerge come in per­cen­tuale sia Buz­z­Feed a trarre il mag­gior bene­fi­cio da Face­book che apporta il 18,5% delle visite nel mese di novem­bre.  Si evi­den­zia come nelle prime 5 posi­zioni siano 4 i siti di gos­sip ed uno dedi­cato alla musica ed al tempo libero, allo svago degli ado­le­scenti, a bene­fi­ciare mag­gior­mente di Facebook.

A valori asso­luti è invece Huf­fing­ton Post [ver­sione USA] ad avere il mag­gior numero di visi­ta­tori con ben 7,5 milioni di click che arri­vano dal social net­work. Seguono CNN e Fox News.

La prima testata tra­di­zio­nale, il primo sito d’informazione di una fonte infor­ma­tiva che ha anche una pro­pria ver­sione car­ta­cea è il «The Guar­dian» che ha il 5,6% del traf­fico da Face­book, seguito dal «The New York Times» con il 4,1%. Il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense, che ha circa 10 milioni di utenti unici men­sili in più rispetto a quello bri­tan­nico, ottiene il mag­gior volume di visi­ta­tori: 2,1 milioni di visite nel mese.

Traffico % Facebook

Osser­vando il numero di fans, di “mi piace” sulle pagine Face­book delle testate in que­stione non pare esservi una cor­re­la­zione tra traf­fico gene­rato e nume­ro­sità di fans. Al riguardo basti vedere la pagina di Buz­z­Feed e quella del NYTimes.

Resta dun­que da capire se, come par­rebbe, sia una que­stione di inte­ressi pre­va­lenti per coloro che sono iscritti al social net­work più dif­fuso al mondo, o se invece sia una que­stione di trat­ta­mento, di lin­guag­gio e rela­zione tra chi cura la pagina su Face­book e le per­sone che la popo­lano. Tema da appro­fon­dire con un’analisi ad hoc.

Qua­lun­que sia l’ipotesi quel che è certo è che Goo­gle resta di gran lunga il prin­ci­pale rife­ri­mento per gene­rare traf­fico ai siti delle testate d’informazione con un numero di utenti che per tutto il 2012 è sem­pre stato abbon­dan­te­mente supe­riore come mostra l’immagine sottostante.

Dati che, nella mia inter­pre­ta­zione, hanno una dop­pia valenza. Da un lato evi­den­ziano una bassa fedeltà alla testata. I let­tori, le per­sone, cer­cano la noti­zia e non la fonte spe­ci­fica. Dall’altro lato l’ennesimo ridi­men­sio­na­mento per le testate tra­di­zio­nali di quello che Fré­dé­ric Fil­loux sapien­te­mente aveva defi­nito“sha­ring mirage” frutto, su que­sto sì non ho dubbi, di un uti­lizzo dei social media come sem­plice ampli­fi­ca­tore, come mega­fono e non come mezzo di ascolto e di rela­zione con le persone.

Facebook-v.-Google

Accesso ai Mezzi Pubblicitari
Pubblicato il 3 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Indagine Conoscitiva sulla Raccolta Pubblicitaria

A fine novem­bre, il 29, l’Autorità per le garan­zie nelle comu­ni­ca­zioni ha pub­bli­cato il testo dell’indagine cono­sci­tiva sulla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Ana­lisi che for­ni­sce un qua­dro delle dina­mi­che di mer­cato e indaga il fun­zio­na­mento con­cor­ren­ziale del set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria con­sen­tendo a neo­fiti, penso a stu­denti e “curiosi”, di  appren­dere les­sico e mec­ca­ni­smi della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e di appro­fon­dire, volendo, gra­zie alla sostan­ziosa biblio­gra­fia, e per­mette ai pro­fes­sio­nal del set­tore di avere una foto­gra­fia sia dell’above the line che del below the line tanto det­ta­gliata quanto rilevante.

Il docu­mento, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si com­pone di 236 pagine, tutte da leg­gere ancora una volta.  Per quanto riguarda la pub­bli­cità sui mezzi di comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nali e inno­va­tivi [above the line], i mezzi pub­bli­ci­tari oggetto dell’indagine sono stati:

  •  tele­vi­sione [gene­ra­li­sta e specializzata]
  • radio
  • cinema
  • quo­ti­diani
  • perio­dici
  • annuari
  • affissioni/esterna
  • inter­net.

Men­tre, in rife­ri­mento alle atti­vità di mar­ke­ting di rela­zione [below the line], le cate­go­rie inte­res­sate dall’indagine sono state:

  • pro­mo­zioni
  • direct mar­ke­ting classico
  • web marketing/digital marketing
  • eventi
  • spon­so­riz­za­zioni
  • pub­bli­che relazioni.

L’indagine, effet­tuata da GFK Euri­sko per conto di AGCOM, si è com­po­sta di 84 domande mediante l’utilizzo di tre meto­do­lo­gie pro­po­ste in modo alter­na­tivo alle aziende: 1) un que­stio­na­rio tele­fo­nico effet­tuato da un ope­ra­tore [meto­do­lo­gia deno­mi­nata CATI – Com­pu­ter Assi­sted Tele­phone Inter­viewing]; 2) un que­stio­na­rio in for­mato elet­tro­nico auto­com­pi­lato [meto­do­lo­gia deno­mi­nata CAWI– Com­pu­ter Assi­sted Web Inter­viewing]; 3) un que­stio­na­rio car­ta­ceo auto com­pi­lato da inviare via email o fax. Nel com­plesso sono state rea­liz­zate un numero di inter­vi­ste pari a 1.518, svolte tra feb­braio e giu­gno 2012.

Mezzi di comunicazione_Due versanti

L’indagine cono­sci­tiva si arti­cola nel modo seguente:

Il capi­tolo 1 for­ni­sce l’inquadramento teo­rico e deli­nea il qua­dro d’insieme dell’indagine, sud­di­vi­dendo il set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in base alle tre com­po­nenti fon­da­men­tali [domanda, offerta e atti­vità di inter­me­dia­zione], non­ché nei due com­parti, above e below the line.

Il capi­tolo 2 offre uno stu­dio del fun­zio­na­mento del mer­cato dell’intermediazione pub­bli­ci­ta­ria descri­vendo il ruolo svolto dai cen­tri media nel sistema pub­bli­ci­ta­rio, le carat­te­ri­sti­che dei rap­porti giu­ri­dici ed eco­no­mici inter­cor­renti fra cen­tri media, inser­zio­ni­sti e con­ces­sio­na­rie di pub­bli­cità, con un appro­fon­di­mento sui ser­vizi di media audi­ting. Il capi­tolo offre, quindi, l’analisi con­cor­ren­ziale del mer­cato e dei fal­li­menti di mer­cato ove presenti.

Il capi­tolo 3 pre­senta una pano­ra­mica di tutto il set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria nazio­nale, con un’analisi della seg­men­ta­zione tra atti­vità above e below the line. Una volta accer­tata la distin­zione di tali due ambiti, viene ana­liz­zata la pub­bli­cità su tutti i mezzi di comu­ni­ca­zione nel loro com­plesso, riman­dando al capi­tolo 6 l’approfondimento sul mar­ke­ting di relazione.

Nel capi­tolo 4, lo stu­dio appro­fon­di­sce le rela­zioni di sosti­tui­bi­lità tra i vari mezzi di comu­ni­ca­zione, ana­liz­zando suc­ces­si­va­mente l’assetto con­cor­ren­ziale e gli even­tuali fal­li­menti dei sin­goli ambiti di mer­cato. In tal senso, ven­gono esa­mi­nati disgiun­ta­mente i mer­cati pub­bli­ci­tari della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria tele­vi­siva, radio­fo­nica, sui quo­ti­diani, sui perio­dici, sugli annuari, presso le sale cine­ma­to­gra­fi­che, non­ché quella esterna.

Il capi­tolo 5 esa­mina il mer­cato della pub­bli­cità su inter­net, che rap­pre­senta al momento ed in pro­spet­tiva l’ambito sicu­ra­mente più dina­mico. Ven­gono ana­liz­zate le prin­ci­pali carat­te­ri­sti­che del ver­sante degli utenti [con l’offerta di ser­vizi inter­net al pub­blico], per poi con­cen­trarsi sul ver­sante pub­bli­ci­ta­rio. Lo stu­dio inve­stiga inol­tre l’attuale strut­tura delle rela­zioni com­mer­ciali tra inser­zio­ni­sti e con­ces­sio­na­rie, anche qua­lora esse siano inter­me­diate. L’analisi dell’assetto com­pe­ti­tivo del mer­cato e dei vari seg­menti che lo com­pon­gono con la disa­mina delle attuali cri­ti­cità con­cor­ren­ziali con­clude il capitolo.

Nel capi­tolo 6 viene svolto l’approfondimento del com­parto delle ini­zia­tive di comu­ni­ca­zione del below the line, attra­verso, anche in que­sto caso, una disa­mina delle ten­denze in atto. Il capi­tolo si com­pone anche di una breve ana­lisi della strut­tura dell’offerta.

Sintesi ricavi pubblicitari per mezzo above & below

Alcune “pil­lole”, estratti dalle varie parti del rap­porto che mi sem­bra par­ti­co­lar­mente inte­res­sante segnalare.

For­tis­sima con­cen­tra­zione sul mer­cato dei cen­tri media con pochi players che si divi­dono la torta e, in par­ti­co­lare, pre­do­mi­nio asso­luto di WPP che da solo detiene una quota mai infe­riore al 40% del totale. Una delle tante ano­ma­lie del sistema pub­bli­ci­ta­rio nazio­nale rispetto alle altre nazioni con Fran­cia che ha un assett dell’intermediazione non con­cen­trato e, tra gli altri, Gran Bre­ta­gna e Stati Uniti che invece ne hanno uno mode­ra­ta­mente concentrato.

La quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari above the line ammi­ni­strata dai cen­tri media è del 76,4% per la tele­vi­sione, scende per quo­ti­diani e perio­dici, rispet­ti­va­mente al 53,3% e 41,2%, men­tre domina asso­lu­ta­mente Inter­net con una quota molto vicina al totale [95,8%].

Con­cen­tra­zione anche nel numero di imprese che inve­stono in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che sono di gran lunga infe­riori anche a nazioni quali la Spagna.

Come mostra la tavola di sin­tesi sotto ripor­tata, la comu­ni­ca­zione d’impresa in Ita­lia è un’affare per pochi. Se per mezzi quale la tele­vi­sione si tratta di una que­stione di soglia d’accesso al mezzo, in ter­mini di livello d’investimento, la bassa pene­tra­zione di altri media, Inter­net incluso, [di]mostra come il pro­blema sia fon­da­men­tal­mente cul­tu­rale, di approccio.

Accesso ai Mezzi Pubblicitari

La comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria nel nostro Paese ha un domi­na­tore asso­luto: Fivin­vest. L’impresa con­trol­lata dalla fami­glia Ber­lu­sconi ottiene il 36% di tutti gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari above the line in Ita­lia; per con­fronto RAI/Sipra, il secondo ope­ra­tore del mer­cato, ha una quota di un terzo [13,8%].

Quota che sale al 57,2% per quanto riguarda gli inve­sti­menti solo sulla tele­vi­sione [RAI 21,7%, SKY 6%, Telecom/La7 3,9%], enne­sima ano­ma­lia di que­sta nazione se si pensa che in Fran­cia e Regno Unito il primo ope­ra­tore si asse­sta al 43% e negli USA scende addi­rit­tura al 25%.

Distro­sione ancor più pesante poi­chè il gruppo Fini­vest, attra­verso la con­trol­lata Mon­da­dori, detiene anche la lea­der­ship della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nel seg­mento dei perio­dici con ricavi, nel 2011, per 181 milioni di euro pari al 13,8% del totale. Spiega l’Autorità per la garan­zie nelle comu­ni­ca­zioni nel rap­porto che “sif­fatto inef­fi­ciente assetto com­pe­ti­tivo rischia, infatti, di river­be­rarsi sull’intero sistema pub­bli­ci­ta­rio anche in con­si­de­ra­zione dei legami sus­si­stenti con i [mag­giori] cen­tri media. Altre pro­ble­ma­ti­che pre­senti nel mer­cato riguar­dano le stra­te­gie di ven­dita delle inser­zioni [sem­pre da parte di detti sog­getti] e la rile­va­zione delle audience”.

Gli indici di con­cen­tra­zione della tele­vi­sione, for­tu­na­ta­mente, non sono pre­senti negli altri mezzi ad ecce­zione dell’online, anch’esso estre­ma­mente con­cen­trato come vedremo di seguito.

L’assetto com­pe­ti­tivo del mer­cato della pub­bli­cità sui quo­ti­diani è deci­sa­mente più con­cor­ren­ziale con i primi quat­tro ope­ra­tori che deten­gono com­ples­si­va­mente oltre la metà [55%] delle risorse totali. Il prin­ci­pale ope­ra­tore è il Gruppo Edi­to­riale Espresso-Repubblica che rac­co­glie oltre il 20% delle risorse pub­bli­ci­ta­rie, seguono RCS Media­group con una quota di mer­cato supe­riore al 16%, il gruppo Cal­ta­gi­rone con il 10,8%, il Sole 24 Ore con il 7,4%.

Rile­vante la quota di pub­bli­cità locale che pesa quasi il 50% del totale.

Per quanto riguarda Inter­net e la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online il rap­porto, che vi dedica un intero capi­tolo ad hoc [capi­tolo 5], attinge ad infor­ma­zioni che vista la velo­cità, la dina­mi­cità del mezzo se non supe­rate sono deci­sa­mente datate. Ciò non­so­tante, vi sono alcuni aspetti che vale la pena di ripren­dere, di sottolineare.

Una par­ti­co­la­rità dell’Italia è che la frui­zione web si dimo­stra più news orien­ted di quella inter­na­zio­nale con un incre­mento della posi­zione di molti siti di quo­ti­diani ita­liani dal 2009 al 2011, e con un aumento degli indi­ca­tori di traf­fico, che si tra­duce in una cre­scita supe­riore al 40% negli utenti unici men­sili, pari ad un incre­mento di circa il 3% degli inter­nauti, e del 4% del con­sumo medio men­sile per utente [vd. tabella 5.2 a pag 194].

Ten­denza posi­tiva che era già emersa con chia­rezza nel rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani rea­liz­zato dalla FIEG ma che nell’ultimo periodo pare essere carat­te­riz­zato da un calo del numero pagine viste e da una cre­scita espo­nen­ziale del traf­fico video per i siti dei quo­ti­diani online.

I dati della tabella sot­to­ri­por­tata, pur scon­tando, come dicevo, lo scarso aggior­na­mento [incom­pren­si­bile per un rap­porto sti­lato dal giu­gno 2012 in poi che i dati si fer­mino al 2011] evi­den­zia come nelle prime posi­zioni per audience online in Ita­lia non vi siano siti dedi­cati all’informazione, alle noti­zie in senso stretto. Alla luce della recente acqui­si­zione di Vir­gi­lio da parte di Libero il gruppo neo-nato, nascente, sarebbe il primo nel nostro Paese per audience.

Prime 15 società nel web in Italia

Se pen­sando ad Inter­net l’immaginario col­let­tivo tende verso libertà e demo­cra­tiz­za­zione la realtà, almeno dal punto di vista dei ricavi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria rac­conta una sto­ria diversa.

Pur­troppo AGCOM per Goo­gle e Face­book non inse­ri­sce le cifre esatte dei ricavi [e nep­pure per Micro­soft], ma le per­cen­tuali non lasciano dubbi, con l’azienda di Moun­tain View che detiene tra il 40 ed il 60% del totale mer­cato, search + display ovvia­mente. Se Face­book è al secondo posto per audience non altret­tanto avviene per i ricavi che lo col­lo­cano all’ultimo posto tra i big players, dopo RCS Media­group, Espresso-Repubblica e Gruppo Sole24Ore per restare in ambito edi­to­riale [vd tabella 5.7 pag 213].

In con­clu­sione, si può rite­nere che il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio on line pre­senti carat­te­ri­sti­che di ele­vata con­cen­tra­zione e di cri­ti­cità con­cor­ren­ziale, anche alla luce delle nume­rose pra­ti­che adot­tate sul mer­cato dall’operatore lea­der, Goo­gle. Stroz­za­ture con­cor­ren­ziali nella rac­colta pub­bli­ci­ta­ria on line che ine­vi­ta­bil­mente deter­mi­nano effetti nega­tivi sia sulla natura stessa, aperta e com­pe­ti­tiva, di inter­net sia sulle infor­ma­zioni e noti­zie a dispo­si­zione di cit­ta­dini e utenti.

In con­clu­sione, il rap­porto, che torno ad invi­tarvi cal­da­mente a leg­gere inte­gral­mente, è la foto­gra­fia di un Paese, il nostro, [a]normale sia sotto il pro­filo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che della pro­pen­sione alla comu­ni­ca­zione da parte delle imprese. Istan­ta­nea che fa riflet­tere sulle impli­ca­zioni che ha il sistema a due ver­santi dei mezzi di comu­ni­ca­zione e sulla neces­sità di tro­vare nuove fonti di ricavo anche sotto que­sto profilo.

Customer Value Not Control
Pubblicato il 12 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

E’ il Web, Bellezza

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti. Si tratta di una vec­chia sto­ria tor­nata pre­po­ten­te­mente alla ribalta dalla seconda metà di otto­bre in poi.

In Bra­sile 150 gior­nali, che rap­pre­sen­tano circa il 90% del let­to­rato nazio­nale, hanno deciso di uscire da Goo­gle News dopo che il più impor­tante motore di ricerca si era rifiu­tato di dare loro una com­pen­sa­zione eco­no­mica per la pub­bli­ca­zione. Deci­sione che avrebbe avuto un impatto mode­sto, con un calo degli accessi alle edi­zioni online dei quo­ti­diani bra­si­liani di sol­tanto il 5% e che suc­ces­si­va­mente ha por­tato ad un accordo di natura spe­ri­men­tale per il quale durante i pros­simi sei mesi Goo­gle pub­bli­cherà sola­mente titolo dell’articolo e una sola riga di ante­prima invece delle tre che riporta usualmente.

Anche in Europa il fronte degli edi­tori ha deciso di [ri]aprire la par­tita con­tro l’azienda di Moun­tain View.

In Fran­cia il Pre­si­dente Hol­lande ha incon­trato Eric Sch­midt, Pre­si­dente di Goo­gle, “invi­tan­dolo” a tro­vare un accordo entro la fine di quest’anno con gli edi­tori tran­sal­pini pena una legge nazio­nale che san­ci­rebbe un fee, una royalty da ver­sare alle testate. Ipo­tesi rela­ti­va­mente alla quale la posi­zione di Goo­gle è chiara.

In Ger­ma­nia è in corso di appro­va­zione una legge che esten­de­rebbe il copy­right alla pub­bli­ca­zione di estratti di arti­coli nei risul­tati dei motori di ricerca impo­ne­nedo un canone agli aggre­ga­tori, come Goo­gle News, in una forma ana­loga a come opera attual­mente la SIAE nel nostro Paese per, ad esem­pio, la ripro­du­zione di brani musi­cali. Ipo­tesi che secondo molti, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, fini­rebbe per bene­fi­ciare esclu­si­va­mente i grandi edi­tori pena­liz­zando il diritto d’autore dei gior­na­li­sti favo­rendo la for­ma­zione di monopoli.

Le moti­va­zioni sono ben rias­sunte nell’articolo di ieri pub­bli­cato sul Cor­sera e redatto da Serena Danna: da un lato molti sosten­gono che — mostrando titoli e ante­prime degli arti­coli — Goo­gle riduca la pos­si­bi­lità per ogni pezzo di essere letto sul sito d’origine e dall’ altro lato si ritiene che il cele­bre motore di ricerca si arr­ric­chi­sca, con i pro­venti deri­vanti dall’ adver­ti­sing, gra­zie ai con­te­nuti che gli edi­tori. Da qui in buona sostanza la richie­sta di un esborso eco­no­mico, di una compensazione.

Per chi volesse com­pren­dere come fun­ziona l’algoritmo di Goo­gle News e quali siano i 10 fat­tori chiave nella scelta della rile­vanza attri­buita a cia­scuno arti­colo, a cia­scuna testata, esi­ste un’area dedi­cata allo scopo che, se posso, con­si­glio asso­lu­ta­mente di visitare.

Top 10 Most Impor­tant Goo­gle News Ran­king Factors

Al di là degli aspetti tec­no­lo­gici, quale sia la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie è ben spie­gato da Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. Ana­lisi [qui tra­dotta in ita­liano] secondo la quale il valore appor­tato dagli edi­tori sarebbe scarso o nullo.

Anche i timori che le ante­prime mostrate dall’aggregatore di noti­zie di Goo­gle limi­tino le visite ai siti web sem­brano asso­lu­ta­mente infon­dati. Secondo i dati pub­bli­cati da PEW Inter­net infatti media­mente circa il 30% delle visite arri­ve­rebbe pro­prio da Goo­gle. Una realtà della quale recen­te­mente sem­bra essersi accorto anche Rupert Mur­doch che per anni aveva com­bat­tuto un’aspra bat­ta­glia con­tro il motore di ricerca.

Le moti­va­zioni degli edi­tori sono pres­so­chè incon­si­stenti oltre­chè ana­cro­ni­sti­che.  Incon­si­stenti sotto il pro­filo del van­tag­gio eco­no­mico por­tato ed ana­cro­ni­sti­che sia poi­chè non ten­gono conto della cul­tura della cir­cu­la­tion, pro­cesso che i social media hanno reso inar­re­sta­bile, che per­chè, comun­que vada a finire la disputa con Goo­gle nelle diverse nazioni, quando e qua­lora riu­scis­sero ad otte­nere una com­pen­sa­zione eco­no­mica si inse­ri­reb­bero [ancora una volta?] in un seg­mento di mer­cato, per così dire, calante. Infatti, nono­stante le con­ti­nue miglio­rie, gli aggior­na­menti che Goo­gle pro­duce, anche, per Goo­gle News, il ruolo dell’aggregatore è desti­nato a calare sop­pian­tato sem­pre più da aggre­ga­tori sociali di seconda gene­ra­zione quali, per citarne alcuni, Zite, Fli­p­board e Pri­sma­tic oltre che da realtà edi­to­riali emer­genti, quali, uno per tutti Buzzfeed.

Come scri­ve­vano Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams già nel 2007 in “Wiki­no­mics” è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal eco­nomy. Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo preoccupante.

Que­sta non è la stampa, è il Web, bellezza!

Ad inte­gra­zione, sem­pre in tema ovvia­mente, si con­si­glia la let­tura di: We Can Save New­spa­pers by Destroy­ing The Web e Does Goo­gle Even Need New­spa­per Publishers?

Reddito Procapite e Indice Impatto Economico del Web
Pubblicato il 10 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Presente e Futuro Digitale dell’Italia

Di ritorno dall’Internet Festi­val della scorsa set­ti­mana, nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parla di pre­sente e futuro digi­tale del nostro Paese.

Un excur­sus sulla 4 giorni pisana dedi­cata alla Rete, il punto della situa­zione attuale, sin­te­tiz­zato dalle parole del Pre­si­dente di Goo­gle per l’area See­mea [Europa Sud e Est, Medio Oriente e Africa] al festi­val e i dati pub­bli­cati da «La Voce» sem­pre in que­sti giorni che trac­ciano per l’ennesima volta l’arretratezza ita­liana, ultima della fila in Europa, anche, su que­sto fronte.

Arre­tra­tezza che dovrebbe ini­ziare un per­corso di recu­pero gra­zie alle misure con­te­nute nel decreto svi­luppo varato la scorsa set­ti­mana che ha pre­vi­sto, tra le altre, misure per incen­ti­vare la costi­tu­zione e lo svi­luppo di nuove imprese inno­va­tive, la rea­liz­za­zione di infra­strut­ture, la ridu­zione del digi­tal divide, spe­rando che l’agenda digi­tale non resti nelle buone inten­zioni, come spesso avviene, dive­nendo un taccuino.

Buona let­tura.

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