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Traffico da Search News Italia
Posted on 11 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto Costa la Guerra tra FIEG e Google News

Torna incan­de­scente il dibat­tito sul dif­fi­cile rap­porto tra l’editoria nostrana ed il colosso di Moun­tain View.

Costa, neo pre­si­dente della FIEG, entra a gamba tesa con­tro Google a par­tire dal suo inter­vento alla pre­sen­ta­zione del  libro “Infor­ma­zione: istru­zioni per l’uso” di Ruben Raz­zante [vedi video sot­to­stante] per poi rad­driz­zare par­zial­mente il tiro con l’intervista a Il Sole24Ore di domenica.

Obie­zioni pron­ta­mente rispe­dite al mit­tente da Goo­gle che ha ricor­dato che “invia ogni mese 10 miliardi di clic agli edi­tori di tutto il mondo e che rice­viamo di gran lunga più richie­ste di essere inclusi in Goo­gle News che non di essere esclusi”. L’intervento di Mad­hav Chin­nappa, numero uno dell’International News Part­ner­ships di Goo­gle, durante il semi­nar dell’Accademia Ita­liana del Codice di Inter­net rias­sume la posi­zione uffi­ciale sulla questione.

In que­sti giorni, sulla que­stione sono emerse posi­zioni da parte di diversi auto­re­voli per­so­naggi della Rete che hanno sot­to­li­neato l’assurdità delle posi­zioni di Costa [che essendo Pre­si­dente di un’associazione non farà tutto pro­prio di testa sua, eh!]. Le più inte­res­santi, a mio avviso, sono quelle pub­bli­cate da due avvo­cati spe­cia­liz­zati in diritto appli­cato ad inter­net e alle nuove tec­no­lo­gie di comu­ni­ca­zione che in entrambi i casi denun­ciano l’insensatezza eco­no­mica delle riven­di­ca­zioni degli edi­tori.

Per entrare nel merito del dibat­tito, basan­domi sem­pre sul detto “in god we trust all others bring data”, fun­da­men­tal per Data­Me­dia­Hub, ho veri­fi­cato la quota di traf­fico da search, quindi essen­zial­mente da Goo­gle, negli ultimi tre mesi verso i prin­ci­pali siti d’informazione del nostro Paese.

Ne esce un pano­rama abba­stanza varie­gato con per­cen­tuali che oscil­lano da poco più del 6% fino al 78%. Media­mente comun­que si tratta di una quota di traf­fico con un peso tra un quinto ed un quarto del totale; un’incidenza sicu­ra­mente non tra­scu­ra­bile alla quale è dif­fi­cile imma­gi­nare che le diverse testate vogliano rinunciare.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è.

É pro­prio Ruben Raz­zante, pro­fes­sore di Diritto dell’informazione all’Università Cat­to­lica di Milano e alla Lumsa di Roma, a descri­vere con pun­tua­lità la situa­zione in un’intervista con­cessa qual­che giorno prima della pre­sen­ta­zione insieme a Costa del suo libro in cui afferma che:

Sem­pli­fi­cando al mas­simo, posso dire che assi­stiamo a tre feno­meni: il boom dei social net­work, la posi­zione domi­nante di Goo­gle e la man­canza di un modello di busi­ness per gli edi­tori online. Par­tendo da quest’ultimo punto rilevo che molti edi­tori, anzi­ché offrire ai cro­ni­sti degli stru­menti di inno­va­zione tec­no­lo­gica, in maniera miope hanno mar­gi­na­liz­zato il lavoro gior­na­li­stico facen­dolo svol­gere a figure che gior­na­li­sti­che non sono affatto e che si limi­tano a fare un pedis­se­quo copia/incolla di testi repe­riti qua e là senza un vaglio accurato.

Che le reda­zioni web dei gior­nali ita­liani siano ad oggi ancora un’appendice di quelle desti­nate alla carta, sot­to­po­ste spesso a ritmi lavo­ra­tivi che effet­ti­va­mente, al di là delle scelte edi­to­riali, rischiano di minare la qua­lità è un dato di fatto. É un dato di fatto, altret­tanto, che nei casi in cui edi­tori e Goo­gle si sono alleati [penso al caso de “La Stampa”] vi sia stato un bene­fi­cio reci­proco e che il colosso di Moun­tain View pos­segga un know how tec­no­lo­gico che sarebbe pre­zioso per le nostre redazioni.

Come scri­veva Her­man Hesse se temiamo qual­cuno, rico­no­sciamo a costui un potere su di noi. Il pro­blema non sono i con­te­nuti su Goo­gle News, che anzi apporta un bene­fi­cio in ter­mini di traf­fico agli edi­tori, ma il cre­scente imporsi del pro­gram­ma­tic adver­ti­sing le cui piat­ta­forme tagliano fuori gli edi­tori e le loro con­ces­sio­na­rie che in pro­spet­tiva vedono così ridursi ulte­rior­mente i già mode­sti ricavi pub­bli­ci­tari dall’online. Lo ha spie­gato con suf­fi­ciente chia­rezza il diret­tore gene­rale della Divi­sione Digi­tale del gruppo Espresso-Repubblica in una recente audi­zione alla Camera [dal minuto 23 del video]. 

Cam­biano, sem­pre più rapi­da­mente, gli sce­nari di rife­ri­mento ed i com­pe­ti­tor degli edi­tori. Non è facendo la santa cro­ciata con­tro Goo­gle News, come con­ferma anche il die­tro­front di Axel Sprin­ger, che si risol­vono i pro­blemi e nep­pure si miglio­rano le pro­spet­tive del com­parto editoriale. 

Efficienza

Chartbeat page-3-report
Posted on 16 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Valore degli Accessi Diretti al Sito Web di un Giornale

Char­beat  nell’arco di un mese ha esa­mi­nato 60 miliardi di pagine visua­liz­zate per i siti di noti­zie che uti­liz­zano Chart­beat per l’analisi in tempo reale degli accessi.

I let­tori che vanno diret­ta­mente all’home page di un sito di noti­zie sono i più pro­pensi a tor­nare. Lo stu­dio rileva infatti che circa l’80% di coloro che visi­tano un sito diret­ta­mente tor­nerà entro una set­ti­mana, rispetto a un tasso medio di circa il 30% complessivo.

Con­vin­cere le per­sone a visi­tare diret­ta­mente l’edizione online di un quo­ti­diano è un forte segno di con­te­nuti di suc­cesso del brand del gior­nale per­chè que­sto tipo di pub­blico non solo torna più spesso ma passa anche più tempo sul sito. Emerge infatti come chi visita diret­ta­mente un sito web media­mente spende dal 10 al 30% più tempo per ogni visita rispetto a coloro che arri­vano con altri mezzi, attra­verso diversi referrer.

Chartbeat page-3-report

A pro­po­sito di refer­rer, vista la pole­mica, anche nel nostro Paese, rela­ti­va­mente agli aggre­ga­tori di noti­zie, ed in par­ti­co­lare per quanto riguarda Goo­gle News, è inte­res­sante notare come sia pro­prio que­sto quello che, dopo gli accessi diretti, genera il mag­gior tempo di per­ma­nenza sul sito.

Face­book e Twit­ter, usati pre­va­len­te­mente come ampli­fi­ca­tore per atti­rare nuovo pub­blico verso il sito web della testata, danno risul­tati infe­riori con un tempo di per­ma­nenza sul sito rispet­ti­va­mente di 70 e 40 secondi, con­tro gli 80 di Goo­gle News, e un tasso di ritorno che è del 28% per Face­book e del 33% per Twit­ter.  Gli autori dello stu­dio giu­sta­mente sug­ge­ri­scono dun­que di creare con­te­nuti ad hoc per que­sto tipo di pub­blico; cosa che pra­ti­ca­mente nes­suno fa.

ChartBeat page-1-report

Google Monopoly
Posted on 6 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Game Over?

La que­stione, com­plice il caldo e le vacanze, è pas­sata rela­ti­va­mente sotto silen­zio da parte dei media nostrani, che pro­ba­bil­mente non hanno grande inte­resse a dif­fon­derla a pre­scin­dere da meteo e sta­gio­na­lità, ma il signi­fi­cato di quanto avve­nuto in que­sti giorni in Ger­ma­nia è invece, credo dav­vero, molto profondo.

Come molti ricor­de­ranno dopo la recente appro­va­zione della nuova legge sul copy­right a tutela delle ante­prime edi­to­riali, che sep­pure impre­cisa su quanto deb­bano essere lun­ghi gli estratti da un arti­colo per­ché la norma vada fatta rispet­tare, era evi­den­te­mente mirata a otte­nere un rico­no­sci­mento eco­no­mico per gli edi­tori da parte di Goo­gle News sulla scorta di quanto già avve­nuto in Bel­gio e Fran­cia, Goo­gle aveva comu­ni­cato che dal primo di ago­sto le testate tede­sche che aves­sero voluto essere pre­senti sul suo aggre­ga­tore di noti­zie avreb­bero dovuto spe­ci­fi­ca­ta­mente richie­derlo con­tra­ria­mente al passato.

Ebbene, secondo quanto riporta Asso­cia­ted Press, tutte le prin­ci­pali testate teu­to­ni­che, quali «Bild», «Die Welt», «Spie­gel Online» e «Zeit Online» hanno deciso di essere pre­senti, men­tre sola­mente il «Rhein-Zeitung» ha deciso di restarne fuori.

Anche se la scelta è stata pre­sen­tata come una deci­sione tem­po­ra­nea è chiaro che il timore di per­dere rea­der­ship, visite e let­tori, e dun­que ricavi pub­bli­ci­tari ha prevalso.

Goo­gle 1 — edi­tori 0. Game over?

Google Monopoly

Fonti notizie USA UK Germania
Posted on 2 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Tyrannosaurus Rex

Ieri, dopo tanta attesa, è stata appro­vata in Ger­ma­nia la legge sul copy­right sul Web  che in molti ave­vano ribat­tez­zato “legge anti-Google”.

Rispetto alle inten­zioni ini­ziali ed alle attese degli edi­tori tede­schi la legge è stata “annac­quata” e, come rife­ri­sce il «The Finan­cial Times», all’ultimo momento nella legge è stato inse­rito un para­grafo che con­sente ancora di pub­bli­care pic­coli por­zioni di testo, estratti, senza chie­dere per­messo e pagare una fee per farlo.

La defi­ni­zione di estratto e la sua quan­ti­fi­ca­zione in ter­mini di numero di parole darà pro­ba­bil­mente spa­zio ad una nego­zia­zione tra Goo­gle e gli edi­tori teu­to­nici per quanto riguarda Goo­gle News, così come già avve­nuto in Bel­gio ed in Fran­cia recen­te­mente, che non è dif­fi­cile pre­ve­dere si con­clu­derà con l’ennesima vit­to­ria di Pirro.

Fonti notizie USA UK Germania

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti anche in Ita­lia, con la FIEG schie­rata in prima fila nella “sacra bat­ta­glia”, e più in gene­rale nel resto d’ Europa.

Goo­gle News genera se miliardi di click verso i siti d’informazione ed i cri­teri dell’algoritmo ten­dono a favo­rire i media tra­di­zio­nali por­tando di fatto un van­tag­gio non indif­fe­rente agli stessi.

Clau­dio Giua, Diret­tore svi­luppo e inno­va­zione del Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, è inter­ve­nuto recen­te­mente sulla que­stione affer­mando che più che di Goo­gle News, che “non fa pub­bli­cità, quindi non sot­trae risorse agli edi­tori”, ma di Goo­gle in gene­rale e della sua straor­di­na­ria capa­cità di capa­cità di mone­tiz­za­zione di con­te­nuti altrui gra­zie alla “posi­zione di mono­po­li­sta della ricerca in rete e di semi-monopolista della pub­bli­cità sulla rete”.

Pec­cato che di fatto la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie sia scarso o nullo come ha ben spie­gato [qui tra­dotto in ita­liano] Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. 

La miglior sin­tesi su come affron­tare la que­stione è stata espressa da Louis Drey­fus, CEO di «Le Monde» dopo l’accordo rag­giunto in Fran­cia che spiega “…que­sto accordo non cam­bia il modello eco­no­mico della stampa e coloro che si basano sugli aiuti, siano essi il fondo di Goo­gle o i fondi sta­tali, per tirare avanti sba­gliano. I media pos­sono con­tare sola­mente su se stessi e sulla capa­cità di rin­no­vare la pro­pria offerta per uscire dalla crisi”.

Con­cetto che già nel 2007 Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams in “Wiki­no­mics” espri­me­vano ricor­dando un con­cetto, che volendo ben vedere dovrebbe essere basico, tra i fun­da­men­tals di qua­lun­que impresa, scri­vendo che è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal economy.

Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo pre­oc­cu­pante, indice di men­ta­lità da Tyran­no­sau­rus Rex che rischia di por­tarli all’estinzione come mostra il video sot­to­stante nella mera­vi­gliosa ani­ma­zione 3D.

Update: Il NYTi­mes spiega che la legge “anti Goo­gle” è pas­sata solo al Bun­de­stag, non al Bun­de­srat e quindi non è ancora rati­fi­cata. inol­tre al Bun­de­srat hanno la mag­gio­ranza i verdi ed i social­de­mo­cra­tici e quindi, per quanto “annac­quata”, non è detto che passi. Credo che, comun­que, il mio ragio­na­mento resti valido. Com­ment is free!

Customer Value Not Control
Posted on 12 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

E’ il Web, Bellezza

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti. Si tratta di una vec­chia sto­ria tor­nata pre­po­ten­te­mente alla ribalta dalla seconda metà di otto­bre in poi.

In Bra­sile 150 gior­nali, che rap­pre­sen­tano circa il 90% del let­to­rato nazio­nale, hanno deciso di uscire da Goo­gle News dopo che il più impor­tante motore di ricerca si era rifiu­tato di dare loro una com­pen­sa­zione eco­no­mica per la pub­bli­ca­zione. Deci­sione che avrebbe avuto un impatto mode­sto, con un calo degli accessi alle edi­zioni online dei quo­ti­diani bra­si­liani di sol­tanto il 5% e che suc­ces­si­va­mente ha por­tato ad un accordo di natura spe­ri­men­tale per il quale durante i pros­simi sei mesi Goo­gle pub­bli­cherà sola­mente titolo dell’articolo e una sola riga di ante­prima invece delle tre che riporta usualmente.

Anche in Europa il fronte degli edi­tori ha deciso di [ri]aprire la par­tita con­tro l’azienda di Moun­tain View.

In Fran­cia il Pre­si­dente Hol­lande ha incon­trato Eric Sch­midt, Pre­si­dente di Goo­gle, “invi­tan­dolo” a tro­vare un accordo entro la fine di quest’anno con gli edi­tori tran­sal­pini pena una legge nazio­nale che san­ci­rebbe un fee, una royalty da ver­sare alle testate. Ipo­tesi rela­ti­va­mente alla quale la posi­zione di Goo­gle è chiara.

In Ger­ma­nia è in corso di appro­va­zione una legge che esten­de­rebbe il copy­right alla pub­bli­ca­zione di estratti di arti­coli nei risul­tati dei motori di ricerca impo­ne­nedo un canone agli aggre­ga­tori, come Goo­gle News, in una forma ana­loga a come opera attual­mente la SIAE nel nostro Paese per, ad esem­pio, la ripro­du­zione di brani musi­cali. Ipo­tesi che secondo molti, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, fini­rebbe per bene­fi­ciare esclu­si­va­mente i grandi edi­tori pena­liz­zando il diritto d’autore dei gior­na­li­sti favo­rendo la for­ma­zione di monopoli.

Le moti­va­zioni sono ben rias­sunte nell’articolo di ieri pub­bli­cato sul Cor­sera e redatto da Serena Danna: da un lato molti sosten­gono che — mostrando titoli e ante­prime degli arti­coli — Goo­gle riduca la pos­si­bi­lità per ogni pezzo di essere letto sul sito d’origine e dall’ altro lato si ritiene che il cele­bre motore di ricerca si arr­ric­chi­sca, con i pro­venti deri­vanti dall’ adver­ti­sing, gra­zie ai con­te­nuti che gli edi­tori. Da qui in buona sostanza la richie­sta di un esborso eco­no­mico, di una compensazione.

Per chi volesse com­pren­dere come fun­ziona l’algoritmo di Goo­gle News e quali siano i 10 fat­tori chiave nella scelta della rile­vanza attri­buita a cia­scuno arti­colo, a cia­scuna testata, esi­ste un’area dedi­cata allo scopo che, se posso, con­si­glio asso­lu­ta­mente di visitare.

Top 10 Most Impor­tant Goo­gle News Ran­king Factors

Al di là degli aspetti tec­no­lo­gici, quale sia la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie è ben spie­gato da Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. Ana­lisi [qui tra­dotta in ita­liano] secondo la quale il valore appor­tato dagli edi­tori sarebbe scarso o nullo.

Anche i timori che le ante­prime mostrate dall’aggregatore di noti­zie di Goo­gle limi­tino le visite ai siti web sem­brano asso­lu­ta­mente infon­dati. Secondo i dati pub­bli­cati da PEW Inter­net infatti media­mente circa il 30% delle visite arri­ve­rebbe pro­prio da Goo­gle. Una realtà della quale recen­te­mente sem­bra essersi accorto anche Rupert Mur­doch che per anni aveva com­bat­tuto un’aspra bat­ta­glia con­tro il motore di ricerca.

Le moti­va­zioni degli edi­tori sono pres­so­chè incon­si­stenti oltre­chè ana­cro­ni­sti­che.  Incon­si­stenti sotto il pro­filo del van­tag­gio eco­no­mico por­tato ed ana­cro­ni­sti­che sia poi­chè non ten­gono conto della cul­tura della cir­cu­la­tion, pro­cesso che i social media hanno reso inar­re­sta­bile, che per­chè, comun­que vada a finire la disputa con Goo­gle nelle diverse nazioni, quando e qua­lora riu­scis­sero ad otte­nere una com­pen­sa­zione eco­no­mica si inse­ri­reb­bero [ancora una volta?] in un seg­mento di mer­cato, per così dire, calante. Infatti, nono­stante le con­ti­nue miglio­rie, gli aggior­na­menti che Goo­gle pro­duce, anche, per Goo­gle News, il ruolo dell’aggregatore è desti­nato a calare sop­pian­tato sem­pre più da aggre­ga­tori sociali di seconda gene­ra­zione quali, per citarne alcuni, Zite, Fli­p­board e Pri­sma­tic oltre che da realtà edi­to­riali emer­genti, quali, uno per tutti Buzzfeed.

Come scri­ve­vano Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams già nel 2007 in “Wiki­no­mics” è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal eco­nomy. Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo preoccupante.

Que­sta non è la stampa, è il Web, bellezza!

Ad inte­gra­zione, sem­pre in tema ovvia­mente, si con­si­glia la let­tura di: We Can Save New­spa­pers by Destroy­ing The Web e Does Goo­gle Even Need New­spa­per Publishers?

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