google news

Chartbeat page-3-report
Pubblicato il 16 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Valore degli Accessi Diretti al Sito Web di un Giornale

Char­beat  nell’arco di un mese ha esa­mi­nato 60 miliardi di pagine visua­liz­zate per i siti di noti­zie che uti­liz­zano Chart­beat per l’analisi in tempo reale degli accessi.

I let­tori che vanno diret­ta­mente all’home page di un sito di noti­zie sono i più pro­pensi a tor­nare. Lo stu­dio rileva infatti che circa l’80% di coloro che visi­tano un sito diret­ta­mente tor­nerà entro una set­ti­mana, rispetto a un tasso medio di circa il 30% complessivo.

Con­vin­cere le per­sone a visi­tare diret­ta­mente l’edizione online di un quo­ti­diano è un forte segno di con­te­nuti di suc­cesso del brand del gior­nale per­chè que­sto tipo di pub­blico non solo torna più spesso ma passa anche più tempo sul sito. Emerge infatti come chi visita diret­ta­mente un sito web media­mente spende dal 10 al 30% più tempo per ogni visita rispetto a coloro che arri­vano con altri mezzi, attra­verso diversi referrer.

Chartbeat page-3-report

A pro­po­sito di refer­rer, vista la pole­mica, anche nel nostro Paese, rela­ti­va­mente agli aggre­ga­tori di noti­zie, ed in par­ti­co­lare per quanto riguarda Goo­gle News, è inte­res­sante notare come sia pro­prio que­sto quello che, dopo gli accessi diretti, genera il mag­gior tempo di per­ma­nenza sul sito.

Face­book e Twit­ter, usati pre­va­len­te­mente come ampli­fi­ca­tore per atti­rare nuovo pub­blico verso il sito web della testata, danno risul­tati infe­riori con un tempo di per­ma­nenza sul sito rispet­ti­va­mente di 70 e 40 secondi, con­tro gli 80 di Goo­gle News, e un tasso di ritorno che è del 28% per Face­book e del 33% per Twit­ter.  Gli autori dello stu­dio giu­sta­mente sug­ge­ri­scono dun­que di creare con­te­nuti ad hoc per que­sto tipo di pub­blico; cosa che pra­ti­ca­mente nes­suno fa.

ChartBeat page-1-report

Google Monopoly
Pubblicato il 6 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Game Over?

La que­stione, com­plice il caldo e le vacanze, è pas­sata rela­ti­va­mente sotto silen­zio da parte dei media nostrani, che pro­ba­bil­mente non hanno grande inte­resse a dif­fon­derla a pre­scin­dere da meteo e sta­gio­na­lità, ma il signi­fi­cato di quanto avve­nuto in que­sti giorni in Ger­ma­nia è invece, credo dav­vero, molto profondo.

Come molti ricor­de­ranno dopo la recente appro­va­zione della nuova legge sul copy­right a tutela delle ante­prime edi­to­riali, che sep­pure impre­cisa su quanto deb­bano essere lun­ghi gli estratti da un arti­colo per­ché la norma vada fatta rispet­tare, era evi­den­te­mente mirata a otte­nere un rico­no­sci­mento eco­no­mico per gli edi­tori da parte di Goo­gle News sulla scorta di quanto già avve­nuto in Bel­gio e Fran­cia, Goo­gle aveva comu­ni­cato che dal primo di ago­sto le testate tede­sche che aves­sero voluto essere pre­senti sul suo aggre­ga­tore di noti­zie avreb­bero dovuto spe­ci­fi­ca­ta­mente richie­derlo con­tra­ria­mente al passato.

Ebbene, secondo quanto riporta Asso­cia­ted Press, tutte le prin­ci­pali testate teu­to­ni­che, quali «Bild», «Die Welt», «Spie­gel Online» e «Zeit Online» hanno deciso di essere pre­senti, men­tre sola­mente il «Rhein-Zeitung» ha deciso di restarne fuori.

Anche se la scelta è stata pre­sen­tata come una deci­sione tem­po­ra­nea è chiaro che il timore di per­dere rea­der­ship, visite e let­tori, e dun­que ricavi pub­bli­ci­tari ha prevalso.

Goo­gle 1 — edi­tori 0. Game over?

Google Monopoly

Fonti notizie USA UK Germania
Pubblicato il 2 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Tyrannosaurus Rex

Ieri, dopo tanta attesa, è stata appro­vata in Ger­ma­nia la legge sul copy­right sul Web  che in molti ave­vano ribat­tez­zato “legge anti-Google”.

Rispetto alle inten­zioni ini­ziali ed alle attese degli edi­tori tede­schi la legge è stata “annac­quata” e, come rife­ri­sce il «The Finan­cial Times», all’ultimo momento nella legge è stato inse­rito un para­grafo che con­sente ancora di pub­bli­care pic­coli por­zioni di testo, estratti, senza chie­dere per­messo e pagare una fee per farlo.

La defi­ni­zione di estratto e la sua quan­ti­fi­ca­zione in ter­mini di numero di parole darà pro­ba­bil­mente spa­zio ad una nego­zia­zione tra Goo­gle e gli edi­tori teu­to­nici per quanto riguarda Goo­gle News, così come già avve­nuto in Bel­gio ed in Fran­cia recen­te­mente, che non è dif­fi­cile pre­ve­dere si con­clu­derà con l’ennesima vit­to­ria di Pirro.

Fonti notizie USA UK Germania

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti anche in Ita­lia, con la FIEG schie­rata in prima fila nella “sacra bat­ta­glia”, e più in gene­rale nel resto d’ Europa.

Goo­gle News genera se miliardi di click verso i siti d’informazione ed i cri­teri dell’algoritmo ten­dono a favo­rire i media tra­di­zio­nali por­tando di fatto un van­tag­gio non indif­fe­rente agli stessi.

Clau­dio Giua, Diret­tore svi­luppo e inno­va­zione del Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, è inter­ve­nuto recen­te­mente sulla que­stione affer­mando che più che di Goo­gle News, che “non fa pub­bli­cità, quindi non sot­trae risorse agli edi­tori”, ma di Goo­gle in gene­rale e della sua straor­di­na­ria capa­cità di capa­cità di mone­tiz­za­zione di con­te­nuti altrui gra­zie alla “posi­zione di mono­po­li­sta della ricerca in rete e di semi-monopolista della pub­bli­cità sulla rete”.

Pec­cato che di fatto la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie sia scarso o nullo come ha ben spie­gato [qui tra­dotto in ita­liano] Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. 

La miglior sin­tesi su come affron­tare la que­stione è stata espressa da Louis Drey­fus, CEO di «Le Monde» dopo l’accordo rag­giunto in Fran­cia che spiega “…que­sto accordo non cam­bia il modello eco­no­mico della stampa e coloro che si basano sugli aiuti, siano essi il fondo di Goo­gle o i fondi sta­tali, per tirare avanti sba­gliano. I media pos­sono con­tare sola­mente su se stessi e sulla capa­cità di rin­no­vare la pro­pria offerta per uscire dalla crisi”.

Con­cetto che già nel 2007 Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams in “Wiki­no­mics” espri­me­vano ricor­dando un con­cetto, che volendo ben vedere dovrebbe essere basico, tra i fun­da­men­tals di qua­lun­que impresa, scri­vendo che è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal economy.

Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo pre­oc­cu­pante, indice di men­ta­lità da Tyran­no­sau­rus Rex che rischia di por­tarli all’estinzione come mostra il video sot­to­stante nella mera­vi­gliosa ani­ma­zione 3D.

Update: Il NYTi­mes spiega che la legge “anti Goo­gle” è pas­sata solo al Bun­de­stag, non al Bun­de­srat e quindi non è ancora rati­fi­cata. inol­tre al Bun­de­srat hanno la mag­gio­ranza i verdi ed i social­de­mo­cra­tici e quindi, per quanto “annac­quata”, non è detto che passi. Credo che, comun­que, il mio ragio­na­mento resti valido. Com­ment is free!

Customer Value Not Control
Pubblicato il 12 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

E’ il Web, Bellezza

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti. Si tratta di una vec­chia sto­ria tor­nata pre­po­ten­te­mente alla ribalta dalla seconda metà di otto­bre in poi.

In Bra­sile 150 gior­nali, che rap­pre­sen­tano circa il 90% del let­to­rato nazio­nale, hanno deciso di uscire da Goo­gle News dopo che il più impor­tante motore di ricerca si era rifiu­tato di dare loro una com­pen­sa­zione eco­no­mica per la pub­bli­ca­zione. Deci­sione che avrebbe avuto un impatto mode­sto, con un calo degli accessi alle edi­zioni online dei quo­ti­diani bra­si­liani di sol­tanto il 5% e che suc­ces­si­va­mente ha por­tato ad un accordo di natura spe­ri­men­tale per il quale durante i pros­simi sei mesi Goo­gle pub­bli­cherà sola­mente titolo dell’articolo e una sola riga di ante­prima invece delle tre che riporta usualmente.

Anche in Europa il fronte degli edi­tori ha deciso di [ri]aprire la par­tita con­tro l’azienda di Moun­tain View.

In Fran­cia il Pre­si­dente Hol­lande ha incon­trato Eric Sch­midt, Pre­si­dente di Goo­gle, “invi­tan­dolo” a tro­vare un accordo entro la fine di quest’anno con gli edi­tori tran­sal­pini pena una legge nazio­nale che san­ci­rebbe un fee, una royalty da ver­sare alle testate. Ipo­tesi rela­ti­va­mente alla quale la posi­zione di Goo­gle è chiara.

In Ger­ma­nia è in corso di appro­va­zione una legge che esten­de­rebbe il copy­right alla pub­bli­ca­zione di estratti di arti­coli nei risul­tati dei motori di ricerca impo­ne­nedo un canone agli aggre­ga­tori, come Goo­gle News, in una forma ana­loga a come opera attual­mente la SIAE nel nostro Paese per, ad esem­pio, la ripro­du­zione di brani musi­cali. Ipo­tesi che secondo molti, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, fini­rebbe per bene­fi­ciare esclu­si­va­mente i grandi edi­tori pena­liz­zando il diritto d’autore dei gior­na­li­sti favo­rendo la for­ma­zione di monopoli.

Le moti­va­zioni sono ben rias­sunte nell’articolo di ieri pub­bli­cato sul Cor­sera e redatto da Serena Danna: da un lato molti sosten­gono che — mostrando titoli e ante­prime degli arti­coli — Goo­gle riduca la pos­si­bi­lità per ogni pezzo di essere letto sul sito d’origine e dall’ altro lato si ritiene che il cele­bre motore di ricerca si arr­ric­chi­sca, con i pro­venti deri­vanti dall’ adver­ti­sing, gra­zie ai con­te­nuti che gli edi­tori. Da qui in buona sostanza la richie­sta di un esborso eco­no­mico, di una compensazione.

Per chi volesse com­pren­dere come fun­ziona l’algoritmo di Goo­gle News e quali siano i 10 fat­tori chiave nella scelta della rile­vanza attri­buita a cia­scuno arti­colo, a cia­scuna testata, esi­ste un’area dedi­cata allo scopo che, se posso, con­si­glio asso­lu­ta­mente di visitare.

Top 10 Most Impor­tant Goo­gle News Ran­king Factors

Al di là degli aspetti tec­no­lo­gici, quale sia la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie è ben spie­gato da Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. Ana­lisi [qui tra­dotta in ita­liano] secondo la quale il valore appor­tato dagli edi­tori sarebbe scarso o nullo.

Anche i timori che le ante­prime mostrate dall’aggregatore di noti­zie di Goo­gle limi­tino le visite ai siti web sem­brano asso­lu­ta­mente infon­dati. Secondo i dati pub­bli­cati da PEW Inter­net infatti media­mente circa il 30% delle visite arri­ve­rebbe pro­prio da Goo­gle. Una realtà della quale recen­te­mente sem­bra essersi accorto anche Rupert Mur­doch che per anni aveva com­bat­tuto un’aspra bat­ta­glia con­tro il motore di ricerca.

Le moti­va­zioni degli edi­tori sono pres­so­chè incon­si­stenti oltre­chè ana­cro­ni­sti­che.  Incon­si­stenti sotto il pro­filo del van­tag­gio eco­no­mico por­tato ed ana­cro­ni­sti­che sia poi­chè non ten­gono conto della cul­tura della cir­cu­la­tion, pro­cesso che i social media hanno reso inar­re­sta­bile, che per­chè, comun­que vada a finire la disputa con Goo­gle nelle diverse nazioni, quando e qua­lora riu­scis­sero ad otte­nere una com­pen­sa­zione eco­no­mica si inse­ri­reb­bero [ancora una volta?] in un seg­mento di mer­cato, per così dire, calante. Infatti, nono­stante le con­ti­nue miglio­rie, gli aggior­na­menti che Goo­gle pro­duce, anche, per Goo­gle News, il ruolo dell’aggregatore è desti­nato a calare sop­pian­tato sem­pre più da aggre­ga­tori sociali di seconda gene­ra­zione quali, per citarne alcuni, Zite, Fli­p­board e Pri­sma­tic oltre che da realtà edi­to­riali emer­genti, quali, uno per tutti Buzzfeed.

Come scri­ve­vano Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams già nel 2007 in “Wiki­no­mics” è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal eco­nomy. Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo preoccupante.

Que­sta non è la stampa, è il Web, bellezza!

Ad inte­gra­zione, sem­pre in tema ovvia­mente, si con­si­glia la let­tura di: We Can Save New­spa­pers by Destroy­ing The Web e Does Goo­gle Even Need New­spa­per Publishers?

Pubblicato il 16 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Google Games

E’ di ieri l’annuncio da parte di Goo­gle dell’introduzione di cri­teri di ricom­pensa per coloro che leg­ge­ranno e con­di­vi­de­ranno il mag­gior numero di arti­coli su Goo­gle News.

Basan­dosi fon­da­men­tal­mente sulle mede­sime dina­mi­che di four­square, atti­vando mec­ca­ni­smi tipici di poin­ti­fi­ca­tion, al let­tore sono offerti dei badge che pos­sono essere gua­da­gnati non solo in base alla fre­quenza di let­tura e con­di­vi­sione ma anche in fun­zione degli argo­menti. I badge di default sono pri­vati ma pos­sono essere a loro volta con­di­visi per favo­rire ulte­rior­mente per­so­na­liz­za­zione e dif­fu­sione. Evi­dente l’obiettivo di aumen­tare la per­ma­nenza pre­mian­dola con que­sta modalità.

Al tempo stesso una ricerca appro­fon­dita su Goo­gle+ ha sve­lato lo stato di avan­za­mento della pro­get­ta­zione di una piat­ta­forma di social gaming deno­mi­nata Goo­gle games. In base al codice ed alle API rive­late par­rebbe che  il pro­getto pre­veda la con­di­vi­sione e la pos­si­bi­lità di gio­care  con la pro­pria cer­chia di amici su Google+.

L’ennesimo segnale di prove tec­ni­che di dif­fu­sione di massa della gami­fi­ca­tion delle informazioni.

Pubblicato il 23 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

The Social Guardian

Dopo Goo­gle News è ora il Guar­dian ad acce­le­rare sulla socia­lità delle notizie.

Con The Social Guar­dian, il quo­ti­diano anglo­sas­sone spinge deci­sa­mente verso la con­di­vi­sione di noti­zie in tempo reale.

Dopo aver effet­tuato l’accesso con il pro­prio account Twit­ter ven­gono visua­liz­zati tutti gli arti­coli che gli altri utenti stanno leg­gendo con un aggior­na­mento in tempo reale.

Comin­ciando ad uti­liz­zare il sito web ven­gono for­niti sug­ge­ri­menti per­so­na­liz­zati su noti­zie che potreb­bero interessare.

Pur trat­tan­dosi di un pro­getto ancora in fase spe­ri­men­tale, mostra e dimo­stra come potreb­bero essere in futuro le edi­zioni on line dei quo­ti­diani ed il ruolo, la cen­tra­lità dell’utenza.

Pubblicato il 17 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Follow the News

Goo­gle News acce­lera sulla socia­lità delle notizie.

Da oggi, effet­tuando una ricerca all’interno del più famoso aggre­ga­tore di noti­zie al mondo, com­pare il bot­tone che con­sente di diven­tare “fol­lo­wer”, di seguire le infor­ma­zioni dif­fuse da quella per­sona, sito web o testata giornalistica.

Clic­cando sul bot­tone viene creato un col­le­ga­mento ed una sezione aggiun­tiva nella pro­pria pagina per­so­na­liz­zata che con­sente in que­sto modo di man­te­nere trac­cia e seguire quello che è di pro­prio interesse.

In caso di per­so­naggi cele­bri viene offerta anche una sezione dedi­cata alle loro frasi più note, più importanti.

Il ser­vi­zio è attual­mente dispo­ni­bile solo per la ver­sione sta­tu­ni­tense ma è ipo­tiz­za­bile che venga pre­sto esteso alle altre lingue/nazioni.

[Via]

Pubblicato il 28 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Scegli una Notizia

Press Index, impor­tante realtà inter­na­zio­nale, pre­sente anche in Ita­lia, attiva nel moni­to­rag­gio dell’informazione su stampa, web, radio e TV, dopo un periodo di incu­ba­zione in cui è stato acces­si­bile solo ai beta tester, a cui ho avuto pos­si­bi­lità di par­te­ci­pare gra­zie alla cor­te­sia dell’amica Cate­pol, ha lan­ciato pub­bli­ca­mente da due giorni Pick a News.

Il ser­vi­zio on line ha una spe­ci­fica loca­liz­za­zione, per­so­na­liz­za­zione, per il nostro paese.

Pick a News, sce­gli una noti­zia, si pro­pone, da un lato, come una sorta di chio­sco vir­tuale for­nendo la prima pagina dei prin­ci­pali quo­ti­diani fran­cesi, inglesi, spa­gnoli ed ita­liani. Sotto que­sto pro­filo il ser­vi­zio for­nito è deci­sa­mente infe­riore ad altri già dispo­ni­bili, che offrono mag­giore ampiezza e profondità.

E’ nel moni­to­rag­gio pun­tuale di un argo­mento, di una noti­zia, che invece si distin­gue posi­ti­va­mente il nuovo ser­vi­zio lan­ciato, con­sen­tendo di tro­vare l’argomento di pro­prio inte­resse tra oltre 50mila fonti diverse, che è pos­si­bile sele­zio­nare per ampiezza sce­gliendo l’opzione che com­prende tutti i media o, in alter­na­tiva, impo­stando la ricerca solo su uno di essi [gior­nali e rivi­ste, inter­net e blog, TV e radio]. Se si desi­dera effet­tuare un moni­to­rag­gio per­ma­nente è pos­si­bile, regi­stran­dosi, rice­vere una email alert ogni mat­tina sul tema, il per­so­nag­gio, l’azienda, prescelti.

A titolo esem­pli­fi­ca­tivo, la ricerca del ter­mine edi­cole, effet­tuata al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, for­ni­sce 1996 risul­tati in tutti i media, men­tre ricer­cando il ter­mine edi­to­ria si sale a 5714 risultati.

I risul­tati sono clas­si­fi­cati per nazione, tipo­lo­gia di media, nome della testate. Viene for­nito il col­le­ga­mento iper­te­stuale alla sin­gola testata d’interesse e per le prin­ci­pali l’interfaccia gra­fica for­ni­sce un’anteprima ed altre infor­ma­zioni sul tipo di fonte come illu­stra l’immagine sottostante.

La dimo­stra­zione con­creta che esi­stono ampi spazi per iden­ti­fi­care e pre­si­diare seg­menti spe­ci­fici di utenza, con­tra­ria­mente a chi si dedica alla massa come, in que­sto caso, il cele­ber­rimo Goo­gle News. Vale in ambito digi­tale e non.