Google Customer Surveys

Giraffa
Pubblicato il 10 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Nuove Fonti di Ricavo per l’Industria dell’informazione

Alan Rusbrid­ger, editor-in-chief del «The Guar­dian», durante l’open wee­kend pro­mosso dal quo­ti­diano anglo­sas­so­sone a marzo dell’anno scorso, chie­deva cosa le per­sone fos­sero dispo­ste a dare ai gior­nali in cam­bio delle noti­zie, elen­cando come scelte pos­si­bili: soldi, tempo e informazioni.

Dopo il lan­cio ad aprile di Goo­gle Custo­mer Sur­veys, solu­zione dispo­ni­bile anche in Ita­lia, solu­zione alter­na­tiva con­cet­tual­mente al pay­wall che pro­pone un breve que­stio­na­rio al quale il let­tore deve rispon­dere per poter avere accesso all’articolo com­pleto, come segna­lavo all’epoca dell’esordio, arri­vano ora altre pro­po­ste e solu­zioni in tal senso.

E’ infatti sem­pre sulla rac­colta di dati, di infor­ma­zioni, che si con­cen­tra la pro­po­sta di Enli­ken, dispo­ni­bile a breve, che pensa di uti­liz­zare le infor­ma­zioni richie­ste agli utenti per meglio pro­fi­lare la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online uti­liz­zando i loro dati come forma di micro paga­mento per avere accesso a con­te­nuti infor­ma­tivi pre­mium e/o per avere accesso a pro­mo­zioni particolari.

Ed è sem­pre di que­sti giorni l’annuncio del «The Washing­ton Post» che uffi­cia­lizza come il il gruppo di lavoro, lo staff interno al gior­nale, dedi­cato ai son­daggi che ora diventa un ser­vi­zio che sarà rea­liz­zato non solo ad uso e con­sumo del gior­nale ma verrà offerto ai pro­pri clienti, alle aziende, andando a costi­tuire un’unità di busi­ness indi­pen­dente, una nuova fonte di ricavo per la testata statunitense.

Prove tec­ni­che del pas­sag­gio dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

Giraffa

“Bonus track”: How publi­shers are fin­ding new ways to fea­ture old con­tent [QUI]

Social Media Potezialità ed Uso Effettivo bis
Pubblicato il 23 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Dicotomie in Salsa Social

Goo­gle ha com­mis­sio­nato a Mill­ward Brown una ricerca paneu­ro­pea sull’impiego nelle aziende di social media e, più in gene­rale, degli stru­menti social.

Lo stu­dio, effet­tuato nella prima metà di marzo di quest’anno, ha coin­volto un cam­pione di 2700 pro­fes­sio­nals dipen­denti in aziende, di 8 seg­menti di mer­cato diversi dai tra­sporti alle tele­co­mu­ni­ca­zioni pas­sando per beni di largo con­sumo e media/pubblicità, in Ita­lia, Gran Bre­ta­gna, Fran­cia, Ger­ma­nia, Olanda, Spa­gna e Sve­zia. Il peso di ogni nazione è stato attri­buito in base al PIL della stessa. I risul­tati sono stati pub­bli­cati il 15 mag­gio scorso.

L’indagine sfata il mito che i social media siano, nell’utilizzo da parte dei dipen­denti, ele­mento di distra­zione e di per­dita di tempo, come riten­gono molte imprese, che per­si­stono a bloc­carne inu­til­mente l’accesso che avviene ugual­mente attra­verso gli smart­pho­nes ormai dif­fu­sis­simi, iden­ti­fi­cando il poten­ziale di que­sti mezzi, di que­sti stru­menti di comu­ni­ca­zione sia interna che esterna per le imprese.

Ita­liani e spa­gnoli a pari merito gui­dano la clas­si­fica degli entu­sia­sti nell’utilizzo dei social media. Com­ples­si­va­mente sono i pro­fes­sio­nal di mag­gior senio­rity, di mag­gior anzia­nità a mostrare mag­gior inte­resse ad impie­gare que­sti mezzi, le aziende che hanno una por­tata inter­na­zio­nale e che appar­ten­gono alla distri­bu­zione [al com­mer­cio], al largo con­sumo ed a media/pubblicità.

Con accenti diversi si evi­den­zia una forte dico­to­mia tra le poten­zia­lità attri­buite e l’impiego che effet­ti­va­mente se ne fa all’interno delle imprese. Una con­trad­di­zione che, se da un lato lascia spe­rare ad un uti­lizzo mag­giore in futuro, dall’altro lato foto­grafa con pre­ci­sione la situa­zione attuale di ine­spe­rienza ed incer­tezza già testi­mo­niata dalla social media ina­bi­lity delle aziende del nostro Paese.

Un approc­cio poco strut­tu­rato alla mate­ria come evi­den­zia, anche, Michele Boroni che parla di con­ver­sa­zione inso­ste­ni­bile, citando i risul­tati di un altra ricerca in mate­ria, che si mani­fe­sta sia in chiave di comu­ni­ca­zione interna che per quanto riguarda l’utilizzo cor­po­rate dei social media come mezzo di comu­ni­ca­zione verso l’esterno dell’impresa.

Insomma, i social media sono apprez­zati ma sot­tou­ti­liz­zati. Dico­to­mie in salsa social che sta­bi­li­scono l’attuale distanza tra i com­pr­ta­menti delle per­sone e quelli di molte imprese.

Pubblicato il 3 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Business Model

Goo­gle cerca di scon­fig­gere la fama di paras­sita dell’industria dell’informazione, che tanti pro­blemi e con­flitti ha creato nel tempo tra l’impresa di Moun­tain View ed il com­parto edi­to­riale in tutto il mondo, e lan­cia un nuovo ser­vi­zio che dovrebbe aiu­tare gli edi­tori, le testate online a risol­vere l’insoluta, ad ora, que­stione di quale sia un modello di busi­ness soste­ni­bile, con un pro­dotto, a cavallo tra la pro­mo­zione, la brand aware­ness e la ricerca, il sondaggio.

L’idea ha buone poten­zia­lità e con­sente, per avere un ter­mine di para­gone, un CPM intorno ai 15$, un livello di ricavo supe­riore a quello attuale di molte testate. Resta solo una domanda, come mai gli edi­tori non ci hanno pen­sato auto­no­ma­mente e hanno avuto biso­gno di atten­dere la pro­po­sta fatta da terzi? Non è una per­ples­sità di poco conto, a mio avviso, e potrebbe aiu­tare a spie­gare su cosa si basa, quali siano le fon­da­menta dell’attuale crisi eco­no­mica che attra­versa l’industria dell’informazione.

Ne parlo, ini­ziando in que­sto modo un ciclo di almeno 5 appun­ta­menti su que­sto tema, nella mia colonna set­ti­ma­nale all’interno degli spazi dell’ Osser­va­to­rio Euro­peo di Giornalismo.