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Pubblicato il 28 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Passaggio dal Business Tradizionale a quello Digitale per l’ Industria dell’ Informazione

Nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo da uno stu­dio sul pas­sag­gio dal busi­ness tra­di­zio­nale a quello digi­tale per l’industria dell’Informazione pub­bli­cato da Boston Con­sul­ting Group, viene fatto il punto su come le imprese edi­to­riali che nascono dalla carta stam­pata pos­sano soprav­vi­vere alla tran­si­zione dando uno sguardo a quali siano i KPI, gli indi­ca­tori di pre­sta­zione, in  que­sto percorso.

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Sem­pre in tema, per gli amici di LSDI, la mia recen­sione di “News(paper) Revo­lu­tion” libro su ‘’l’ infor­ma­zione online al tempo dei social net­work’’, come recita il sot­to­ti­tolo, in ven­dita da pochi giorni. Sag­gio sulle moda­lità di approc­cio dei quo­ti­diani alla Rete, di cui ne riper­corre le evo­lu­zioni dalle pri­mis­sime spe­ri­men­ta­zioni degli anni novanta ad oggi, su alcuni dei tratti distin­tivi del Web, a comin­ciare ovvia­mente da mul­ti­me­dia­lità ed inte­rat­ti­vità, e sul modo con il quale ven­gono uti­liz­zati i social net­work da i feed RSS a Twit­ter e Face­book pas­sando per Insta­gram e Reddit.

Buona let­tura.

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Pubblicato il 14 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Anche per “La Repubblica” il Social Media Marketing Comincia dall’Interno

“Repor­ter”, ini­zia­tiva di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo lan­ciata da «La Repub­blica» ha sca­te­nato sin da subito un putiferio.

Non c’è rap­pre­sen­tanza dei gior­na­li­sti che non si sia schie­rata con­tro l’iniziativa. Il sin­da­cato dei gior­na­li­sti [FNSI] con­te­sta dura­mente l’iniziativa par­lando di nuove forme di sfrut­ta­mento e riman­dando il con­fronto al pros­simo Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia che si annun­cia dav­vero “caldo” anche sotto que­sto pro­filo. L’Asr e il Coor­di­na­mento lavoro auto­nomo ati­pico e pre­ca­rio dell’Associazione Stampa Romana, tra gli altri, insi­nuano il dub­bio che si tratti di un’operazione di mar­ke­ting da parte della testata, aspetto che comun­que non cam­bia l’orientamento nei con­fronti dell’iniziativa.

Se com­ples­si­va­mente con­di­vido la posi­zione espressa sul tema da Luca Conti è leg­gendo la posi­zione del cdr di «La Repub­blica» che si capi­sce la natura del pro­blema. Nel comu­ni­cato, pub­bli­cato a pagina 25 del gior­nale di ieri, infatti si legge:

Il Cdr prende atto della ret­ti­fica apparsa sul sito con­cer­nente gli aspetti retri­bu­tivi e delle scuse da parte di uno dei respon­sa­bili dell’iniziativa. Si augura che l’azienda com­pleti il per­corso di revi­sione cri­tica dell’iniziativa e richiama la stessa alla cor­ret­tezza nelle rela­zioni sin­da­cali, evi­tando in futuro di ripe­tere il lan­cio di simili ini­zia­tive (come la stessa “Blu” per il pub­blico di Face­book) senza la pre­via infor­ma­zione al Cdr stesso come pre­vi­sto dal Con­tratto nazio­nale di lavoro giornalistico.

Si tratta di un pas­sag­gio fon­da­men­tale poi­chè evi­den­zia la carenza di con­cer­ta­zione e l’accostamento con “Blu” altre ini­zia­tiva di social media mar­ke­ting lan­ciata in que­sti giorni dal quo­ti­diano. Evi­den­ziando di riflesso come ci sia stata una parte dell’organizzazione azien­dale che non si è rac­cor­data, non ha coin­volto, nè infor­mato, pare, altre aree azien­dali a comin­ciare dalla redazione.

Che si tratti di open jour­na­lism che impatta sulle rela­zioni interne da gestire con atten­zione in una fase deli­cata quale quella attuale, o che sia un’operazione di social media mar­ke­ting, per­so­nal­mente pro­pendo per la seconda ipo­tesi viste anche le dina­mi­che, l’armonizzazione, il coin­vol­gi­mento di tutte le diverse anime, i diversi com­parti dell’impresa resta fondamentale.

Dimen­ti­car­sene, o peg­gio rimuo­vere que­sto aspetto, non può che cau­sare una crisi di comu­ni­ca­zione. Repor­ter e din­torni ne sono, nella mia inter­pre­ta­zione, l’ennesima conferma.

Update: Da leg­gere anche la discus­sione sul tema su Facebook.

Pubblicato il 31 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Alla Fame per la Fama

Come molti ricor­de­ranno, dopo la ces­sione dell’«Huffington Post» ad AOL per la straor­di­na­ria cifra di 315 milioni di dol­lari, una parte dei blog­ger che scri­ve­vano gra­tui­ta­mente per la testata all digi­tal più famosa al mondo inten­ta­rono una class action pre­ten­dendo una parte dei ricavi otte­nuti dalla ces­sione d’azienda soste­nendo che aveva rag­giunto quel valore, anche, gra­zie al loro lavoro mai pagato, e recla­man­done un terzo.

Il «The New York Times» all’epoca aveva pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fi­cava con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’«Huffington Post». Nell’arti­colo, pro­dotto allora, viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari. Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di blog­ger che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste. Un  rap­porto deci­sa­mente infe­riore alla quota di reve­nues pre­tesa dalla class action.

A meno di un anno di distanza è arri­vata ieri la sen­tenza, favo­re­vole ad AOL.

Nelle moti­va­zioni il giu­dice afferma che nulla è dovuto poi­chè non è mai stato sti­pu­lato un con­tratto one­roso tra «Huf­fing­ton Post» ed i blog­ger che sin dall’inizio sape­vano che il loro lavoro non sarebbe stato remu­ne­rato ed avendo accet­tato ugual­mente nulla è loro dovuto. Il caso è stato licen­ziato con “pre­ju­dice”, dun­que non potrà essere impu­gnata la sen­tenza o ripro­po­sta la causa in altra forma.

Ovvia­mente posi­tiva la rea­zione della testata sta­tu­ni­tense che esprime sod­di­sfa­zione per la sen­tenza e rin­no­vato impe­gno nella col­la­bo­ra­zione futura con tutti i blogger.

Con lo sbarco in Europa, appog­gian­dosi ai quo­ti­diani nazio­nali, dell’HuffPo, già attiva, con buoni risul­tati, per quanto riguarda la Fran­cia, e attesa immi­nente per le ver­sioni spa­gnole, ini­zial­mente pre­vi­sto a marzo e poi riviato a giu­gno, ed ita­liane, per le quali sono già stati scelti i diret­tori, sarà inte­res­sante veri­fi­care il peso di blog e blog­ger nell’impostazione edi­to­riale. Se infatti, a parità di man­te­ni­mento della mede­sima gab­bia gra­fica in entrambe le ver­sioni euro­pee, nell’edizione bri­tan­nica si nota un largo impiego di blog­ger, men­tre in quella fran­cese pare di gran lunga infe­riore. Una dif­fe­renza pro­ba­bil­mente dovuta sia alla cul­tura, alla men­ta­lità delle per­sone che alle dif­fe­renze nella legi­sla­zione nazionale.

Con la legge sull’equo com­penso per i gior­na­li­sti in dirit­tura d’arrivo nel nostro Paese, la defi­ni­zione di blog­ger, altra “parola sca­to­lone” senza signi­fi­cato che, come noto, non apprezzo a pre­scin­dere dal caso spe­ci­fico,  potrebbe dive­nire sino­nimo di pro­dut­tore di con­te­nuti non pagato. Un bel tema da affron­tare insieme al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.

Pubblicato il 27 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Come Coinvolgere i Giornalisti Attraverso i Social Media

L’influenza dei social media e delle reti sociali non attiene solo a nuove forme di comu­ni­ca­zione e di rela­zione ma è ormai parte inte­grante dell’ecosistema dell’informazione. I Blog, Face­book e Twit­ter, per citare solo i più noti, sono mezzi di ampis­sima dif­fu­sione che sele­zio­nano, rie­la­bo­rano e aggre­gano noti­zie, infor­ma­zioni, costi­tuendo così ele­mento di inte­gra­zione ormai impre­scin­di­bile del sistema infor­ma­tivo pur con tutte le distor­sioni del caso. Dina­mica che vede i gior­na­li­sti nel com­plesso zig­za­gare tra divieti e socia­lità della notizia.

Cosa avviene invece quando si ribalta la pro­spet­tiva cer­cando di coin­vol­gere i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, sfrut­tando la loro pre­senza all’interno dei social media per fina­liz­zare azioni di comu­ni­ca­zione d’impresa tipi­che delle public relations?

E’ que­sta la domanda di fondo alla quale ha cer­cato di dare una rispo­sta la ricerca svi­lup­pata nel corso di que­sto mese da Text100, agen­zia inter­na­zio­nale di pub­bli­che rela­zioni, che ha inter­vi­stato 72 gior­na­li­sti inglesi con l’obiettivo di com­pren­dere appunto come e con quali mezzi sia pos­si­bile uti­liz­zare i social media in tal senso.

I risul­tati, pub­bli­cati ieri, evi­den­ziano la ten­denza a pri­vi­le­giare ancora oggi canali più tra­di­zio­nali con e-mail, comu­ni­cati stampa e con­sul­ta­zione del sito azien­dale in testa alle pre­fe­renze. Tra i social media i cor­po­rate blog sono il mezzo pre­fe­rito come fonte dalla quale attin­gere infor­ma­zioni, ele­mento che con­ferma la neces­sità di inve­stire nella prou­zione, rac­colta e siste­ma­tiz­za­zione di con­te­nuti anche sotto que­sto profilo.

Nono­stante tutti gli sforzi com­piuti nel tempo da Face­book resta a Twit­ter il pri­mato di gior­na­li­sti con un account atti­vato. E’ sem­pre Twit­ter, seguito da Lin­ke­din, il media attra­verso il quale si pre­fe­ri­sce essere con­tat­tati, con­fer­mando, pur con livelli diversi di matu­rità e con­sa­pe­vo­lezza, il ruolo prio­ri­ta­rio assunto dalla piat­ta­forma dei 140 carat­teri in ambito informativo.

Come scri­vono nelle con­clu­sioni gli autori della ricerca, il fatto che i gior­na­li­sti non rico­no­scano nei social media la stessa uti­lità attri­buita a comu­ni­cati stampa ed al sito azien­dale [che ovvia­mente dovrà avere un’area dedi­cata], sug­ge­ri­sce di veri­fi­care l’efficacia di uti­lizzo di tali mezzi da parte delle imprese che forse anche da que­sto punto di vista dimo­strano la loro social media ina­bi­lity.

Pubblicato il 5 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Giornalisti & Blogger

Il rap­porto tra gior­na­li­sti e blog­ger è segnato già dalla ter­mi­no­lo­gia che ne iden­ti­fica dif­fe­renze di status.

Si tratta una rela­zione che in più di un’occasione ho defi­nito di con­tro­di­pen­denza, ter­mine che sug­ge­ri­sce come vi sia dipen­denza gli uni dagli altri ma al tempo stesso conflittualità.

Con­flit­tua­lità che Paul Brad­shaw spiega, come illu­stra la gra­fica di sin­tesi sot­to­stante, in uno scon­tro di cul­ture, forse per­sino di ideo­lo­gie.  Una distin­zione di mezzi e fini che  fini­rebbe ine­vi­ta­bil­mente, pare, per gene­rare contrapposizione.

Il tema è ricor­rente da tempo, a ondate ritorna, così come l’ipotesi che i blog, al pari dei quo­ti­diani di carta, siano morti sepolti, tanto da spin­gere per­sino Jay Rosen ad occu­par­sene in occa­sione del recente SXSW 2011.

Se cer­ta­mente esi­tono delle distin­zioni, all’interno del “nuovo” eco­si­stema infor­ma­tivo i con­fini si assot­ti­gliano, si fanno sem­pre più labili, ren­dendo dav­vero dif­fi­cile trac­ciare una linea netta di demar­ca­zione tra cosa sia un post e cosa un arti­colo, tra cosa sia un blog e cosa un web maga­zine, un quo­ti­diano on line.

Se per­sino il NYT lascia ampi var­chi nei pro­pri recinti, rico­no­scendo impli­ci­ta­mente l’importanza dei “blog­ger”, e al tempo stesso  inau­gura, come molti altri quo­ti­diani, uno spa­zio su Tum­blr,  diviene impos­si­bile non cogliere i segnali ine­qui­vo­ca­bili di come nel tempo la con­ta­mi­na­zione abbia lavo­rato su entrambi i fronti, tra­sfe­rendo il valore dalla noti­zia al com­mento, all’analisi della stessa e ren­dendo com­ple­men­tari invece che alter­na­tivi e con­trap­po­sti que­sti due mezzi.

Il futuro dell’informazione si gioca, anche, sull’abbattimento delle bar­riere ormai insen­sate dei gior­na­li­sti con­tro i blogger.

Ben arri­vati nell’era dei gior­na­li­sti e dei blog­ger, anche se per­so­nal­mente non mi ritrovo in nes­suna delle due classificazioni.

Pubblicato il 25 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Eroi

Sospeso lo scio­pero della fame si affie­vo­li­sce l’eco della pro­te­sta di Paola Caruso, che con la sua ini­zia­tiva ha fatto emer­gere come il pre­ca­riato sia un feno­meno che coin­volge e col­pi­sce pro­fes­sioni tra­di­zio­nal­mente con­si­de­rate eli­ta­rie e sicure.

E’ un feno­meno tra­sver­sale a mol­tis­sime pro­fes­sioni, fatto di insi­cu­rezze, ricat­ta­bi­lità e com­pensi al ribasso, che con­ferma come la strut­tura sociale si sia evo­luta mutando da pira­mi­dale a cles­si­dra schiac­ciando pre­va­len­te­mente verso il basso quello che una volta veniva defi­nito il ceto medio.

A que­ste dina­mi­che è dedi­cata la gra­phic novel “The Adven­tu­res of  Unem­ployed Man” [Le Avven­ture di un Disoc­cu­pato] che descrive avven­ture e disav­ven­ture di milioni di nuovi eroi alle prese con la più grave reces­sione che si ricordi.

Con intel­li­genza ed umo­ri­smo gli autori trat­teg­giano le peri­pe­zie, la quo­ti­dia­nità di coloro che si tro­vano in que­sta con­di­zione, affian­cando al per­so­nag­gio prin­ci­pale, dise­gnato come un super man dei giorni nostri, tutta una serie di figure che descri­vono egre­gia­mente  il mondo del lavoro attuale e i suoi contorni.

Da “Won­der Mother”, la mas­saia che lotta per far qua­drare il bilan­cio fami­liare a “Master of Degrees”, stu­dente a vita per costri­zione, pas­sando per “The Firing Squad”, il team azien­dale dedi­cato ai licen­zia­menti, e “The Outsour­ce­rer”, mago azien­dale della ridu­zione di costi, la ric­chezza nar­ra­tiva è dav­vero tale.

La novella gra­fica se, da un lato, con­ferma il valore di que­sta forma di sto­ry­tel­ling, dall’altro, ripro­pone la neces­sità dif­fusa di forme di “flexi-sicurezza” ade­guate all’attuale scenario.

Pubblicato il 5 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Offerte di Lavoro

Men­tre la let­tera di De Bor­toli ha sca­te­nato un dibat­tito infuo­cato sulle ragioni dei gior­na­li­sti e quelle degli edi­tori, su Jour­na­li­sm­Jobs viene pub­bli­cata una ricerca di per­so­nale che, sotto un certo pro­filo, brilla per onestà.

Nell’annun­cio si legge: “How bad do you want to be a repor­ter? Bad enough to work nights and wee­kends? The poor glut­ton for punish­ment that’s cho­sen will cover city and county govern­ment. Sports and gene­ral inte­rest fea­ture sto­ries. In exchange for your long hours and tire­less efforts you will be rewar­ded with low pay and mar­gi­nal health insurance.”

La pro­po­sta di lavoro scade ad ini­zio novem­bre e dun­que, se foste inte­res­sati, vi con­viene affret­tarvi, in fondo sem­pre meglio delle offerte che per­lo­più girano dalle nostre parti.

Pubblicato il 27 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

L’Edicola del Futuro & Il Futuro delle Edicole

Nella crisi che sta attra­ver­sando l’editoria i diversi sog­getti coin­volti tro­vano tavoli a cui sedersi ed inter­lo­cu­tori con i quali trat­tare, nego­ziare pos­si­bili solu­zioni. Che si tratti di gior­na­li­sti o di edi­tori gli inte­ressi della cate­go­ria rap­pre­sen­tata sono por­tati avanti.

Nell’affannosa ricerca di un’ancora di sal­vezza si per­se­guono molto spesso inte­ressi che sono spe­ci­fici di que­sta o quella cate­go­ria senza che vi sia una visione d’assieme di impli­ca­zioni e solu­zioni orga­ni­che. Testi­mo­nianza con­creta di ciò è rap­pre­sen­tato dal sostan­ziale silen­zio, dopo ten­ta­tivi inqua­li­fi­ca­bili, sotto il quale sono pas­sate le rac­co­man­da­zioni emerse dal docu­mento redatto dall’antitrust quasi un anno fa e rima­sto, ad oggi, let­tera morta.

I gior­na­lai mal rap­pre­sen­tati, stretti nella morsa del “si salvi chi può”, sono in una con­di­zione di sof­fe­renza sia economico-finanziaria che psi­co­lo­gica. Con­di­zione che passa sotto il silen­zio gene­rale da tempo anche per l’incapacità [o peg­gio] degli orga­ni­smi dele­gati a rap­pre­sen­tarli la cui ina­de­gua­tezza ha dato vita a gruppi di pro­te­sta vir­tuale ed ora ad un nascente “sin­da­cato padano” con la Lega pronta a caval­care lo scon­tento che ser­peg­gia da lungo tempo.

In oltre venti anni di lavoro ho avuto l’opportunità di cono­scere molti set­tori e mer­cati ed ovvia­mente anche i rela­tivi canali di sbocco com­mer­ciale o distri­bu­tivo, quel che avviene nel canale edi­cole non ha uguali e non può con­ti­nuare oltre con le moda­lità pra­ti­cate sin ora, né per quella fran­gia qua­li­fi­cata dell’editoria né tanto meno per chi gesti­sce una riven­dita, un’edicola.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo una pro­po­sta, della quale avevo par­lato in que­sti spazi tempo fa, ha regi­strato 38 pre­fe­renze [“likes”] e ben 293 com­menti spin­gen­domi a ten­tare di dare orga­niz­za­zione e con­cre­tezza all’insieme di temi.

Nella mag­gior sin­tesi pos­si­bile, per punti, schematizzando.

1) Svi­luppo Aree & Logi­che di Busi­ness per il Canale Edi­cole:

  • Dif­fe­ren­zia­zione tra negozi “misti” [pro­mi­scui] che rap­pre­sen­tano già il 50% del totale ed esclu­sivi, in ter­mini di offerta, livelli com­penso, premi, assortimento.
  • Crea­zione di cir­cuiti di comu­ni­ca­zione nazio­nali, regio­nali e pro­vin­ciali che affit­tino spazi di comu­ni­ca­zione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Rine­go­zia­zione degli attuali mar­gini sui ser­vizi acces­sori offerti a par­tire dalle rica­ri­che tele­fo­ni­che i cui costi dell’abolizione del fee a carico del con­su­ma­tore sono stati ribal­tati esclu­si­va­mente sulle rivendite.
  • Qua­li­fi­ca­zione del canale attra­verso l’offerta esclu­siva di pro­dotti nell’ ambito edi­to­riale sep­pure in maniera allar­gata [libri, musica.…etc.]
  • Intro­du­zione di ser­vizi inte­gra­tivi esclu­sivi coe­renti con la mis­sion di ser­vi­zio pub­blico del canale [bigliet­te­rie treni, con­certi, bus lunga percorrenza…etc.Introduzione di ser­vizi coe­renti con la mis­sion isti­tu­zio­nale del canale quali quelli di “print on demand” con arti­co­la­zione dell’offerta dalla stampa del quo­ti­diano per­so­na­liz­zato a altri col­la­te­rali legati alla carta stam­pata nel suo complesso.

2) Svi­luppo di Canale & Comu­ni­ca­zione della Filiera Edi­to­riale:

  • Con­tri­buti sino ad un mas­si­male di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edi­cole. Con­tri­buto sta­tale del 70% a fondo per­duto e dal 10 al 15% a carico degli edi­tori in ragione del volume d’affari del sin­golo punto vendita.
  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esigenze.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.
  • Crea­zione di cam­pa­gne di comu­ni­ca­zione promo pub­bli­ci­ta­ria che abbiano l’obiettivo di valo­riz­zare la fun­zione delle edi­cole in virtù della loro con­si­de­ra­zione di ser­vi­zio pub­blico, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura spesso vicini alle 24h/die.

3) Le Regole del Gioco:

  • Abro­ga­zione della parità di trat­ta­mento ed intro­du­zione di un fee [quo­ti­diani esclusi] per l’introduzione di nuovi pro­dotti edi­to­riali nel canale edicole.
  • Tagli prezzo a carico dell’editore e non del canale di ven­dita con rico­no­sci­mento di una com­pen­sa­zione rispetto al mar­gine in valore asso­luto con­sueto in caso di ope­ra­zione di cut price o abbi­na­mento rivi­ste [banded].
  • Penali in caso di inse­ri­mento cou­pon per abbo­na­menti nei quali lo sconto offerto superi il valore rico­no­sciuto al trade [distributori+edicole]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per inse­ri­mento cam­pioni di pro­dotto nelle rivi­ste set­ti­ma­nali e mensili.
  • Revi­sione dei cri­teri di defi­ni­zione di cosa sia pro­dotto edi­to­riale e rela­tive autorizzazioni.
  • Ripri­stino del con­tratto esti­ma­to­rio tra edi­co­lanti ed editori
  • Penali ai distri­bu­tori locali, che gesti­scono le zone di com­pe­tenza come feudi baroc­chi, che non effet­tuino for­ni­ture ade­guate sulla base dello sto­rico delle ven­dite del sin­golo cliente [edicola]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per il lavoro di inse­ri­mento di alle­gati svolto dall’edicolante

Diceva l’indimenticabile De Cur­tis in una delle sue cele­bri bat­tute “dove dob­biamo andare per dove dob­biamo andare?” Ho cer­cato di osser­vare la situa­zione da più di una pro­spet­tiva ten­tando di com­pren­dere nei temi pro­po­sti una visione che sia fun­zio­nale ed inte­res­sante non solo per que­sta o quella cate­go­ria, con­vinto che un sistema si [ri]costruisca solo facendo sistema, inclu­dendo e con­si­de­rando inte­ressi di tutti gli attori coinvolti.

Credo che sia impor­tante disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiun­gere. Anche per riu­scire ad otte­nere il giu­sto risalto media­tico credo sia impor­tante san­cire un primo momento del per­corso in cui ritro­varsi, discu­tere, pro­gram­mare e ripar­tire le atti­vità nate dalle pro­po­ste con­di­vise. Con que­sto obiet­tivo, vor­rei orga­niz­zare un bar­camp, in con­co­mi­tanza con eventi legati al mondo dell’informazione quale [per citare il più vicino tem­po­ral­mente] il Festi­val Inter­na­zio­nale di ini­zio ottobre.

Chi vuole col­la­vo­rare e col­la­bo­rare a que­sta ipo­tesi metta, cor­te­se­mente, “un dito qui sotto” nei com­menti. Grazie.

Pubblicato il 17 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Modelli d’Informazione Giornalistica

Il mer­cato mon­diale dei gior­nali online e offline nel 2009 ha avuto ricavi di ven­dite e pub­bli­cità per 164 miliardi di dol­lari, secondo le stime di PwC. E’ stato un giro d’affari supe­riore a quelli dei libri per un terzo, dei film per il dop­pio, dei video­game per due terzi e delle regi­stra­zioni musi­cali addi­rit­tura per otto volte tanto.

Ma è un mer­cato in declino. Nel trien­nio 2007–2009 si è ridotto del 50% negli USA, del 21% nel Regno Unito, del 18% in Ita­lia e di valori supe­riori al 10% in dodici dei 30 paesi OECD.

Il rap­porto di ricerca dell’OECD «The evo­lu­tion of news and the Inter­net» ha rile­vato le tra­sfor­ma­zioni dell’industria gior­na­li­stica, l’impatto di Inter­net sulla catena del valore, i nuovi modelli di busi­ness e di attori che vanno emer­gendo in que­sto settore.

L’editoria gior­na­li­stica non è sol­tanto un impor­tante fat­tore di cono­scenza e di demo­cra­zia, attra­verso la for­ma­zione dell’opinione pub­blica, è anche un impor­tante attore eco­no­mico, che fa da traino sul mer­cato dei con­sumi e pro­duce occu­pa­zione. La chiu­sura di molti gior­nali in paesi avan­zati, come quelli ricor­dati, ha pro­vo­cato uno spo­sta­mento delle per­sone impie­gate nelle pro­fes­sioni gior­na­li­sti­che o ammi­ni­stra­tive verso la pro­du­zione digi­tale di noti­zie e fuori dell’informazione.

Nel 2008, secondo gli ultimi dati WAN, in 18 paesi OECD eser­ci­ta­vano la pro­fes­sione gior­na­li­stica oltre 120 mila per­sone e lavori col­le­gati altre 750 mila circa.

Il rap­porto di ricerca con­stata che nel trien­nio 2007–2009 non è dimi­nuito il numero dei let­tori di gior­nali. Anzi, si sono veri­fi­cati feno­meni di sosti­tu­zione dell’acquisto: dalla free press, la nuova forma di dif­fu­sione delle noti­zie che adotta il più tra­di­zio­nale sup­porto car­ta­ceo, alle alter­na­tive dei siti online, spesso adot­tati dagli stessi quo­ti­diani su carta, all’esplosione di sup­porti digi­tali, che hanno i van­taggi della velo­cità di cir­co­la­zione e della faci­lità d’accesso e di costru­zione par­te­ci­pata della conoscenza.

Con le nuove tec­no­lo­gie è aumen­tato a dismi­sura il numero dei pro­dut­tori d’informazione e comu­ni­ca­zione in dif­fe­renti formati.

Delle faci­li­ta­zioni tec­no­lo­gi­che ha sof­ferto par­ti­co­lar­mente la stampa locale, sca­val­cata da «buz­z­ma­ga­zine», più infor­mati, primi a dare le noti­zie e molto più numerosi.

La pub­bli­cità ha dirot­tato le sue inser­zioni su altri media più pene­tranti e a minor costo. E’ dovuto cam­biare il modo d’informare, per­chè il con­fronto con la cono­scenza par­te­ci­pata e senza fron­zoli, imme­diata, dell’offerta ondine ha influen­zato la distin­ti­vità, la qua­lità e il costo dell’offerta dei gior­nali su carta, che non si giu­sti­fi­cano se non con mag­giori, diverse e più accat­ti­vanti pro­po­ste, stretti come sono tra la TV, la radio e i nuovi media.

E’ cam­biata la catena del valore al let­tore, da quando il gior­na­li­sta è venuto allo sco­perto o per la com­pe­tenza tec­nica, infe­riore alle attese o per la capa­cità di scrit­tura, che non cor­ri­sponde alla velo­cità di let­tura di chi vuole arri­vare subito al dun­que ed è por­tato a sele­zio­nare secondo mar­ca­tori di sin­tesi e inter­pre­ta­zione dei fatti.

Il sistema gior­na­li­stico nuovo pri­vi­le­gia una gestione dei con­te­nuti in pro­du­zione diretta continua.

Quando si parla di «morte del gior­nale» non si tiene conto però della capa­cità di adat­ta­mento e tra­sfor­ma­zione che stanno avendo certi quo­ti­diani, apparsi e spe­ri­men­tati in Rete e con­ver­titi su carta, come com­ple­mento delle noti­zie veloci e come ripresa dei dibat­titi e delle tema­tiz­za­zioni esplose online.

Il rap­porto pro­pone di dare un ruolo cen­trale alle noti­zie, che sono al cen­tro dell’interesse pub­blico, di col­le­garle online e offline siner­gi­ca­mente e di non gestirle come entità sepa­rate, di dare spa­zio alla par­te­ci­pa­zione e all’intervento del let­tore, non più dispo­sto al vec­chio ruolo pas­sivo di una volta, di ricon­si­de­rare i con­cetti della libertà di stampa, della qua­lità e della gover­nance delle noti­zie, di pun­tare su una diver­si­fi­ca­zione e com­pe­ti­zione dei media a bene­fi­cio della par­te­ci­pa­zione e sod­di­sfa­zione del lettore.

Se que­sta è rag­giunta secondo le regole del mar­ke­ting diretto, della pro­prietà intel­let­tuale e degli stan­dard tec­nici, è facile che il gior­nale si avvii a caval­care con effi­ca­cia le esi­genze rive­late da Internet.

Estratto da: Irio­spark

Pubblicato il 23 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Twitter press release

Nell’era del twitter-giornalismo non poteva man­care il comu­ni­cato stampa via twitter.

Il ser­vi­zio è stato lan­ciato in que­sti giorni dalla agen­zia sta­tu­ni­tense Muck Rack e viene pro­po­sto ad un costo di 1 $ per carat­tere con una tarif­fa­zione minima di 50 $.

Secondo l’agenzia che pro­pone il ser­vi­zio essendo i gior­na­li­sti estre­ma­mente indaf­fa­rati la bre­vità del mes­sag­gio sarebbe par­ti­co­lar­mente apprez­zata. E’ pos­si­bile effet­tuare il paga­mento attra­verso Pay Pal ed ovvia­mente inse­rire un link al comu­ni­cato stampa com­pleto avendo in que­sto modo la pos­si­bi­lità di valu­tare la redemp­tion con­teg­giando i click rice­vuti all’indirizzo web segna­lato nel “twit­ter press release”. Pepsi Cola e Die­sel hanno già ade­rito al momento della reda­zione di que­sto articolo.

L’inserimento del mini comu­ni­cato stampa è sem­plice e veloce [vd. imma­gine form sot­to­stante] ed in un bat­tito di ciglia viene pub­bli­cato sul sito dell’agenzia e vei­co­lato attra­verso l’account twit­ter della stessa che, nel momento in cui scrivo, ha 3491 followers.

Comunicato Stampa Twitter

Se l’azienda sta già con­ver­sando con i distinti pub­blici di rife­ri­mento, gior­na­li­sti com­presi, attra­verso un pro­prio account di twit­ter di suc­cesso, non mi pare asso­lu­ta­mente sen­sata la pro­po­sta che, invece, potrebbe essere uti­liz­zata per testare le ini­zia­tive da parte di coloro che sono ancora per­plessi sull’utilizzo cor­po­rate di twitter.

Mi sono già iscritto all’account twit­ter della pre­ci­tata agen­zia di PR e sono pro­prio curioso di seguire la vicenda per veri­fi­carne l’applicazione e gli esiti non­ché gli even­tuali effetti col­la­te­rali

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